La puttana
di
Antinoo25
genere
gay
Sapevo che sotto il cavalcavia, vicino alla stazione, la sera i prostituti facevano marchette, e talvolta mi ero fermato a guardarli, con un misto di curiosità e invidia. Avrei voluto anch’io provare a vendermi e farmi scopare da sconosciuti a pagamento. Non avevo bisogno di denaro, ma l’idea di vendere il culo mi eccitava moltissimo. Così una sera decisi di provare. Sapevo che era rischioso, ma volevo provare l’eccitazione di essere scelto, scopato e pagato. Mi preparai accuratamente: mi lavai, mi depilai tutto, indossai un paio di pantaloni a vita molto bassa che lasciavano scoperto mezzo culo, senza biancheria sotto, e una canottiera crop top di rete che usavo in discoteca. Pettinato, sbarbato, depilato, dimostravo anche meno dei miei ventisei anni, avrei rimorchiato di sicuro qualcuno. Presi del lubrificante e dei preservativi, anche se da tempo assumevo la terapia per fare sesso bareback. Uscii di casa sulle 10 di sera, parcheggiai la mia macchina poco lontano dal posto del rimorchio e mi misi in attesa. Dopo poco che ero lì, si fermò un tipo sulla cinquantina alla guida di un camion. “Quanto vuoi?” mi chiese sbrigativo. “Duecento” sparai io. Lui mi guardò un po’ scettico. “Sei un po’ cara, ma mi piaci. Vediamo se li vali”. Mi fece salire, mi diede duecento euro, guidò fino ad una piazzola e parcheggiò. Si calò braghe e pantaloni, si infilò un preservativo, mi spinse sulla cuccetta dietro la postazione di guida, mi sfilò i pantaloni e me lo piantò tutto in culo da dietro. Lanciai un grido: non ce l’aveva grosso, ma non aveva quasi lubrificato il buco, aveva solo sputato sul cazzo prima di penetrarmi. “Sei bella stretta, puttana, dev’essere una settimana che non batti”, disse mentre mi scopava il culo senza pietà. Io non avevo quasi fiato per rispondergli e mi limitai ad annuire. Pompò per una ventina di minuti il suo cazzo nel mio culo che cominciava a spanarsi, poi con un grido forte e improvviso sborrò. Lo lasciò per un po’ dentro, poi si ritrasse, sfilò il preservativo, lo buttò dal finestrino e si rivestì. Mi rimisi anch’io i pantaloni, e gli chiesi di riportarmi dove mi aveva trovato. Accennò un sorrisetto, accese il camion e dopo poco fummo di nuovo sotto il cavalcavia. Mi salutò in fretta e ripartì. Avevo il culo dolorante, e non sapevo se rimanere o tornarmene a casa, quando si fermò un’auto con una coppia di uomini sulla sessantina. Abbassato il finestrino, quello del lato passeggero mi chiese: “Ti va di farlo in tre?” Io, seppure esitante risposi: “Sì, ma tariffa doppia”. “Quanto sarebbe?” “Quattrocento”. Vidi che parlottavano. “Te ne diamo trecento, se ti va”. Accettai, mi fecero salire sul sedile di dietro e mi portarono a casa loro. Abitavano in uno spazioso appartamento non lontano dal centro. Mi fecero spogliare, poi mentre uno mi teneva le gambe spalancate, l’altro si mise un preservativo, lubrificò bene l’uccello e mi entrò dentro. Aveva una pancia pelosa e prominente, e un cazzo corto ma molto grosso. Mi dava dei colpi forti dicendomi: “Ti apro in due, puttana!”, mentre il suo amico mi teneva le gambe spalancate. “Ti scopiamo come una femmina, checca che non sei altro”. Poi si diedero il cambio, solo che mentre uno mi scopava il culo, l’altro mi scopava la bocca. Tuttavia, non resistette a lungo e mi venne in gola, il suo sperma aveva un sapore acre e intenso. “Brava troia, manda giù tutto”. L’altro, a quella scena, si eccitò a tal punto che mi venne dentro, nel preservativo. Andai in bagno, mi feci un bidet e chiesi che mi riaccompagnassero al cavalcavia. Ero deciso a rientrare a casa, quando si fermò un ragazzo bellissimo, sui vent’anni, capelli biondi, occhi verdi, sguardo timido ma eccitato. “Ciao!” mi disse. “Ciao,” risposi. Mi fissava senza parlare, evidentemente imbarazzato. “Vuoi scoparmi?” gli dissi io per fargli coraggio. Annuì. “Sono duecento euro” gli risposi. “Scusa, allora niente..” e fece per allontanarsi. “Aspetta. Quanto hai?”. “Cinquanta euro soltanto”. “Vanno bene”, dissi. “Sul serio?” fece incredulo. “Sì, hai un posto?” “I miei sono in vacanza, andiamo a casa mia, abito a pochi minuti da qui”. Entrammo nel suo appartamento al terzo piano di un condominio popolare, mi spogliai subito nudo. Lui non mi staccava gli occhi di dosso. Gli andai vicino, gli aprii i pantaloni, e gli feci un pompino. Aveva un cazzo stupendo, lungo e grosso, con una nuvola di peli fitti e biondi attorno. Mi portò in camera da letto, mise un preservativo e mi penetrò da davanti, fissandomi negli occhi. Iniziò a scoparmi prima lentamente, poi sempre più rapido. Era un ragazzo attraente, dolce e focoso allo stesso tempo. Il suo cazzo duro mi apriva e mi riempiva il buco in un modo davvero eccitante. Lo vidi accelerare i colpi e il respiro, dal che capii che stava per venire. Lo bloccai. Rimase un po’ interdetto. Tirai fuori il suo cazzo dal mio buco e gli sfilai il preservativo, poi gli dissi: “Vienimi dentro”. Lo vidi sconvolto ed eccitatissimo. “Posso?” “Devi!” Mi penetrò a pelle, cominciò a scoparmi selvaggiamente e dopo poco mi inondò il buco di sperma caldo e cremoso. Mi crollò sopra, col suo cazzo che ancora mi pulsava dentro e la pelle che sapeva di sudore e sesso. Mi feci riaccompagnare al cavalcavia. “Posso rivederti?” mi chiese. “Sì, certo, ma non mi trovi qui”. “Perché?” “Quest’oggi era un esperimento, non batto, non sono una puttana” “Posso avere il tuo numero allora?”. “Certo, te lo detto… a proposito. Mi devi cinquanta euro”. Scoppiammo a ridere. Diventammo amanti.
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