Vacanza premio in Grecia, parte I.

di
genere
gay

Avevo sempre avuto un debole per mio nipote Alessio. Era un ragazzo simpatico di diciannove anni, intelligente, sportivo ed era molto affezionato a me, il suo zio preferito, come diceva lui. Così, gli avevo promesso che, finito il liceo, dopo il diploma come premio, avremmo fatto un viaggio assieme. Lui poteva scegliere la meta, io avrei pagato tutte le spese. Una settimana assieme, in un luogo a sua scelta. Aveva optato per la Grecia, un po’ perché gli piaceva la cultura classica, un po’ perché da nuotatore amava il mare e voleva andare in una località balneare. Così prenotai in un villaggio in un’isola dell’Egeo, dove c’erano interessanti siti archeologici, bel mare e divertimento assicurato. Gli avevo proposto una sistemazione in due stanze singole, ma lui aveva insistito per prendere una doppia spaziosa, avremmo risparmiato un po’ e ci saremmo divertiti ugualmente. “Guarda Alessio che per me non è un problema spendere un po’ di più per una sistemazione in due singole. Magari preferisci avere un po’ più di privacy, lo capisco”. “Ma no, zio, una doppia grande e comoda va benissimo e costa di meno. Così possiamo chiacchierare di più e trascorrere più tempo assieme. Non riusciamo mai a dirci tutto quello che vorremmo quando ci incontriamo”. Questa prospettiva non mi dispiacque, così prenotai una suite con due letti separati, comoda e ampia. Il viaggio in aereo fu dei più tranquilli e arrivammo al resort non troppo stanchi. Purtroppo all’arrivo scoprii che al villaggio turistico avevano sbagliato la prenotazione e invece di una stanza con due letti separati ci avevano riservato una con letto matrimoniale. Non volevo accettare questa sistemazione e chiesi irritato di parlare col direttore. Alessio mi diceva che non faceva nulla, ci saremmo adattati, ma non volevo sentire storie. Purtroppo il direttore ammise l’errore, ma mi disse che non poteva rimediare, perché erano al completo e una doppia con letti separati non si sarebbe liberata prima di una settimana, quando il nostro soggiorno sarebbe comunque volto al termine. Mi offrì uno sconto, facendomi pagare la doppia come una singola. Vista l’insistenza di Alessio, non volendo rovinare la vacanza, accettai la soluzione di ripiego. Ci sistemammo nella nostra suite, che era davvero confortevole e con una bellissima vista. Alessio era entusiasta, e non finiva di ringraziarmi per quella fantastica vacanza che gli avevo offerto. Gli dissi di prepararsi che saremmo usciti a fare una passeggiata in paese. Fu contento della proposta, si spogliò velocemente e andò a darsi una rinfrescata in doccia. Lo vidi dirigersi nudo verso il bagno, con il suo fisico asciutto, muscoloso ma ancora un po’ acerbo, che mi fece subito avere un’erezione. Era proprio un bel ragazzo, in più era intelligente e molto affettuoso con il suo zio. Uscì, si asciugò in fretta, poi mi lavai io e uscimmo. Il paesino era davvero pittoresco, con le sue case bianche e le stradine strette e lastricate di pietra grigia, con scalette, vetrine colorate e bar pieni di turisti. Rientrammo verso sera, e dopo mangiato ci ritirammo in camera. Alessio si fece un’altra doccia, e subito dopo fu il mio turno. Quando uscii mi aspettavo di trovarlo in pigiama, o in mutande e maglietta. Invece era completamente nudo, sdraiato sul letto che si rilassava ascoltando musica con gli auricolari. Non potevo staccare gli occhi da quel corpo perfetto, con una lieve peluria biondiccia sulle gambe e sul sedere, i glutei sodi e freschi come pesche appena colte, e una schiena tesa e muscolosa, eppure piena di grazia. Si accorse che lo stavo fissando e sorrise. “Scusa zio, dovrei mettermi addosso qualcosa, lo so, è che mi sono impigrito e poi si sta così bene nudi con questo caldo; il corpo respira.” “Ma certo Alessio, sta pure comodo”, gli risposi. “Non mi dà fastidio affatto, sei davvero diventato un bellissimo ragazzo”, e gli accarezzai la schiena. Vidi la pelle d’oca sulle sue spalle, sulle braccia e sorrisi. “Anche tu zio puoi metterti comodo se vuoi, nudi dopo la doccia si sta benissimo.” Accettai l’offerta, mi tolsi l’accappatoio e mi stesi accanto a lui. Sentivo il profumo della sua pelle fresca e il suo respiro calmo e regolare e mi eccitai come non avrei voluto. Il cazzo mi diventò di marmo e dovetti girarmi a pancia sotto, come era Alessio, affinché non se ne accorgesse. Troppo tardi, mio nipote aveva notato la mia erezione e me lo fece capire. “Zietto, cosa succede?” disse malizioso. “Nulla Alessio, mi è venuta in mente una cosa… ora mi passa” dissi imbarazzato. “Lo so zietto che ti piaccio… e anche tu mi piaci. Mi sei sempre piaciuto. Sei così simpatico, gentile, e poi sei sexy… li porti bene gli anni, sei proprio un bell’uomo” e mi accarezzò la schiena come avevo fatto con lui. “Ti prego Alessio, se fai così fai peggio, non mi passa”. “Ma io non voglio che ti passi!” mi rispose. “Cosa vuoi dire?” gli chiesi. “Come ti ho detto, mi sei sempre piaciuto zio e molto. Ormai ho diciannove anni, e so cosa voglio e posso decidere. E ti voglio” e dicendo così mi baciò sulla bocca. Sentivo la sua lingua morbida, vellutata, fresca, sulla mia, il sapore delle sue labbra, della sua saliva, il profumo della sua eccitazione, che si respirava nell’aria, tipico di un giovane uomo pieno di desiderio. Decisi di accontentarlo, d’altra parte ormai era adulto, poteva decidere, così lo baciai con passione. Non mi pareva vero che stesse succedendo, mentre lo baciavo lasciavo che la mia mano scorresse sulla sua schiena liscia che si stava imperlando di sudore per l’eccitazione, scese alle natiche, insinuai un dito tra di esse e lo premetti sul suo ano liscio e leggermente contornato di peluria bionda. Lo sentii gemere leggermente nella mia bocca, poi spinsi un po’ di più e lo feci entrare. Il buchetto era caldo, avvolgente, pulsava di piacere e forse di leggero dolore ad ogni movimento. “Ti piace, tesoro?” “Si zio, tanto” “Allora girati, e apri bene le gambe”. Obbedì ed era uno spettacolo: tutto nudo, con le gambe aperte che lasciavano completamente esposto il buco e il cazzo circondato da una bionda e fitta peluria, già bello eretto, addominali contratti, capezzoli freschi e rossi come quelli di una ragazza. Mi tuffai avidamente con la testa tra le sue gambe e iniziai a leccargli il buco, che sapeva di fresco e pulito ma anche da sudore pieno di ormoni di un giovane maschio che ha voglia di sesso. E io volevo darglielo, quel sesso. Leccavo con avidità quel buco, spingevo la punta della lingua dentro, poi lo aprivo un po’ con un dito, infilandolo tutto dentro quella porta stretta che stavo per aprire. Lui gemeva e mi diceva di non smettere, di continuare. Ma continuare era impossibile, ero troppo eccitato, volevo entrargli dentro. Così mi alzai, spalmai bene la punta del cazzo di precum e ci sputai sopra, la appoggiai al buchetto di Alessio, che mi guardava con occhi brucianti di voglia e viso arrossato, sempre con le gambe spalancate, in attesa, così spinsi un po’ e feci entrare la cappella in quell’ano che iniziò a dilatarsi. Sentivo il mio cazzo avvolto da quel buco caldo, morbido e voglioso, che pulsava attorno alla mia mascolinità dura ed eccitata. “Oh zio, è enorme”. “Lo so, tesoro, dimmi se ti faccio male”. Ma intanto lo spingevo con sempre maggior vigore nella sua fichetta, che sentivo cedere e diventare sempre più larga e allentata. “Non sapevo fossi un frocetto così in calore, nipotino. O meglio, lo sospettavo, perché non ti ho visto mai bazzicare ragazze, e poi da come ti muovevi e ti comportavi. Ma non ti sapevo così voglioso e affamato di cazzo”. Lui sorrise. “Anch’io sospettavo di te ma non ero sicuro zio. Per questo non vedevo l’ora di passare del tempo con te, in vacanza, da soli”. Apriva le gambe con avidità per ricevere in pancia il mio grosso cazzo, venoso e peloso, e ad ogni colpo che davo al suo culetto da puttanella, il cazzo in tiro gli ballava e sbavava precum sui suoi addominali tesissimi. Lo adoravo in quella posizione, con i muscoli lucidi di sudore, le cosce oscenamente spalancate, il buco roseo che non si richiudeva ma rimaneva aperto quando estraevo del tutto il cazzo, le guance rosse dall’eccitazione, gli occhi liquidi e languidi, la voce che usciva morbida e sensuale in gemiti prolungati dalla sua boccuccia di rosa. Adoravo stargli dentro, gli accarezzavo la faccia, le sue guance appena ispide di una leggera barbetta, gli infilavo un dito in bocca che lui succhiava guardandomi malizioso come se fosse il mio cazzo da spompinare. Era un ragazzo delizioso, bello, sensuale e ora era la mia puttanella in calore, che si faceva scopare senza ritegno dallo zio. Io lo scopavo sempre più forte, con colpi sempre più violenti e concitati, ma lui gemeva di piacere, non di dolore, ormai la fichetta era spanata e dilatata, non provava più male. “Come ti senti, amore?” gli chiesi. “Aperto e pienissimo, zio. Non pensavo fosse così bello ed eccitante con te. Voglio essere la tua troia”. “Lo sei Alessio, ti assicuro che lo sei, la troia più bella che io abbia mai scopata”. Continuavo a fotterlo alla missionaria, ormai squittiva di piacere come una cagnetta in calore, la sborra e lo sputo, con cui lubrificavo quella fichetta, la facevano gorgogliare come una fregna bagnata di una puttana, non si era mai toccato il cazzo, segno che era femmina dentro e godeva di culo, ma ce l’aveva durissimo e grondante precum che ogni tanto recuperavo e mi spalmavo sul cazzo per scopargli il buco. Ormai Alessio era sull’orlo dell’estasi, lo vedevo da come si dimenava con le gambe spalancate, come una ragazzetta in calore, mentre il mio cazzone gli apriva sempre di più il buco e gli entrava sempre più a fondo in pancia, da come gemeva, da come girava gli occhi all’indietro. Improvvisamente lo sentii gridare, gemere, singhiozzare e, senza che neppure lo sfiorasse, dal cazzo eretto cominciarono a schizzare getti di sborra densa e profumata. Ad ogni lancio di sperma, sentivo il suo buco che si contraeva attorno al mio cazzo che non si stancava di scoparlo. Mi chinai un attimo e leccai tutto quello sperma giovanile che gli era finito sul petto e sull’addome. Quel sapore un po’ acre e un po’ amaro del suo seme mi eccitò in modo indicibile, cominciai a pompare nel suo intestino il mio uccello durissimo fino a che quasi non svenni di piacere, riempiendogli il culo con una sborrata straordinariamente abbondante. Non potevo ancora crederci: ero venuto nel buco del mio nipote prediletto, bello, intelligente, sensibile e adesso mio, tutto mio, pieno del mio seme. Mi chinai su di lui, presi il mento ispido di barbetta con la mano e lo baciai appassionatamente. “Oh Alessio, sei stato fantastico”. Lui annuì ma non parlava, non si era ancora ripreso dall’intensità dell’orgasmo. Quando lo fece fu per dirmi: “Grazie zio. Non credevo potesse essere così bello”. Lo baciai, poi mi sfilai. Istintivamente si portò una mano al buco e disse con sorpresa: “Sono apertissimo e bagnatissimo zio, guarda, entrano senza sforzo tre dita”, e così dicendo le infilò tutte dentro, facendole sparire nell’orifizio del suo ano. Gli tolsi la mano, mi misi tra le sue cosce e iniziai a leccargli la fregna, constatando che in effetti la lingua entrava facilmente in quel buco un po’ allentato dalla scopata. “Ti va di fare la doccia assieme, tesoro mio?” “Si certo zio. Andammo in doccia, lo insaponai tutto, ne approfittai per giocare un po’ col suo buchetto spanato, che era per me irresistibile. Lo vidi dimenarsi di piacere e vidi anche il suo cazzo tornare duro. Non indugiai, gli allargai le gambe, puntai il mio cazzo bello duro e lo montai da dietro, come un toro imbufalito. Lui gemeva e godeva, io spingevo e lo aprivo come se fosse una vacca in calore. Sborrammo praticamente assieme, io ancora una volta dentro quel bel culetto, lui addosso al muro della doccia. Dopo esserci asciugati, ci buttammo a letto, nudi, felici e svuotati. Alessio mi venne vicino, mi mise la testa sul petto e iniziò ad accarezzarmi l’addome e il ciuffo di peli del pube. Io chiusi gli occhi godendomi quegli istanti di paradiso. Così ci addormentammo, ma non fu l’unica volta che scopammo in quella vacanza premio.

scritto il
2026-02-09
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