Il film porno, parte I: il provino

di
genere
gay

Il porno mi aveva sempre attratto e affascinato, guardavo una gran quantità di video o film immaginandomi in quelle situazioni, masturbandomi da solo o con gli amici di fronte a quelle scene di sesso. L’idea che quei modelli scopassero e si facessero scopare davanti ad una videocamera, con una troupe che li guardava e riprendeva mi eccitava molto e stuzzicava il mio lato esibizionista. Chissà come doveva essere partecipare ad uno di quei film? Sapevo che c’era un certo margine di finzione, ma era evidente che ci fossero anche cazzi duri, inculate e sborrate esibite, senza troppo pudore o vergogna, davanti al piccolo pubblico degli addetti alle riprese, per poi essere fruite da un grande pubblico di erotomani. Così, quando vidi in un sito gay per adulti che uno studio americano cercava modelli per film porno anche in Italia, decisi che avrei quantomeno provato. Tutti dicevano che ero un bel ragazzo: magro, atletico, faccia carina e fresca, forse potevo interessare a qualche regista. Scaricai il modulo, allegai due foto di me nudo, risposi ad un questionario su gusti e limiti e inviai il tutto all’agenzia di casting. Fatto questo, mi misi in attesa, ma non fu lunga, dopo pochi giorni; infatti, mi arrivò una mail di convocazione per un provino, con tanto di indirizzo a cui presentarmi e orario. Si raccomandavano di arrivare pulito e munito di documenti. Il giorno prima andai in un centro estetico, mi feci fare una depilazione completa, gambe, inguine, glutei, tutto liscio e glabro, e devo dire che il mio fisico asciutto e snello ne guadagnava. Non sapendo cosa mi attendeva nello specifico, il giorno stesso, prima di partire, mi feci un clistere e una bella doccia: meglio essere pulito dentro e fuori in queste occasioni. Arrivai all’appuntamento con un leggero anticipo, ma attesi poco. Venni fatto accomodare in una stanza, con un tavolo, un divano e tre telecamere puntate sul divano. Tre uomini mi salutarono gentilmente, e il più anziano, mi disse di sedermi un attimo. Si presentò come Alberto e mi spiegò che lui era il responsabile italiano del casting, mentre gli altri due erano americani, uno era l’agente dello studio, Neil, l’altro era il loro cameraman di fiducia, Bob. Come richiestomi, gli presentai i documenti di identità, si fecero una copia e mi fecero firmare una dichiarazione in cui accettavo di essere filmato anche in situazioni sessualmente esplicite. Seguiva poi un elenco di cose che li autorizzavo a fare, come toccarmi, penetrarmi con oggetti vari o direttamente con rapporto sessuale ecc.
“Ho letto nel form che ci ha inviato che sei disponibile per rapporti non protetti”, mi disse il responsabile.
“Sì” confermai. “Sono sotto terapia Prep già da qualche mese, quindi faccio sesso a pelle senza problemi”. Lo vidi annuire soddisfatto e tradurre un po’ stentatamente quello che avevo detto ai due americani, che fecero anche loro un cenno di approvazione.
“Bene Alessio. Ho letto anche che l’unica cosa che non ti va di fare è lo scat, per il resto sei disponibile per molti generi: BDSM, pissing, gang bangs, dp… anche fisting, leggo, giusto?”. Annuii io stavolta.
“Lo fai spesso?” mi chiese.
“Il fisting? No, solo ogni tanto, con qualche amico che ci sa fare, ma mi piace”.
“Ottimo, direi che possiamo cominciare il provino, per vedere se sei fotogenico. Siediti sul divano, al centro. Ecco bravo, molto bene. Ora spogliati nudo”. Obbedii, mi piaceva eseguire i suoi ordini davanti agli altri due che mi guardavano interessati. Il cameraman si spostava da un apparecchio all’altro per controllare le riprese, mentre l’altro americano, Neil, mi osservava compiaciuto. L’italiano mi si avvicinò e cominciò ad accarezzarmi il petto e gli addominali.
“Hai un bel fisico Alessio, poi così tutto depilato sei davvero sexy.” Disse Alberto. Lo ringraziai e gli spiegai che quel fisico mi era costato vasche e vasche in piscina. Lui rise e poi scese lungo gli addominali e mi prese il cazzo in mano e iniziò a segarlo un po’ “Anche qui sotto sei messo bene, ma tu dichiari di essere passivo, giusto?” Annuii, e gli dissi che mai avevo avuto rapporti da attivo. “Bene, non è un problema, c’è sempre posto per un passivo che si fa scopare a pelle,” disse incoraggiante. “Fammi vedere com’è quando è del tutto duro”. Iniziai a segarlo, e il tizio, per aiutarmi ad eccitarmi, prese del lubrificante, se lo spalmò sul dito e me lo infilò nel buco. Sentendo il suo indice entrarmi dentro, il cazzo istantaneamente mi divenne di marmo.
“Molto bene, sei davvero sensibile di culo, questo è positivo” disse e tradusse per gli americani. Mentre mi segavo e lui mi masturbava la fichetta anale, il cameraman si era avvicinato a pochi centimetri dal mio sesso e dal buco, e annuiva soddisfatto. Probabilmente quello che vedeva gli piaceva.
“Dovresti farmi vedere come lo succhi, se sei d’accordo Alessio” mi disse Alberto.
“Certo, nessun problema”, feci io. “Qualcuno mi presta il cazzo o devo usare un dildo?” Alberto rise e tradusse anche stavolta.
“Succhierai Neil, così io controllo come viene in cam assieme a Bob”. L’americano si fece avanti, sbottonò i pantaloni e tirò giù le mutande e mi offrì un cazzo barzotto di notevoli dimensioni. Iniziai a leccargli le palle e succhiare il glande, poi lo presi tutto in bocca e lo pompai con energia. Neil gradiva e continuava a gemere e dire “He’s good, he can suck it very well”, è bravo, lo succhia bene.
“Ora vorremmo vedere come lo prendi” disse Alberto “se sei d’accordo”. Risposi anche stavolta che non c’erano problemi, che ero lì per quello. Decisero che l’avrebbe fatto Neil, dal momento che aveva già l’uccello di fuori, bagnato e bello duro. Mi feci dare del lubrificante, bagnai bene il buco, poi Neil mi si mise tra le gambe, punto il cazzone davvero notevole e mi entrò dentro piano. All’inizio il dolore fu intenso, poi però si alleviò velocemente, e prese ad andare avanti e indietro. Il cameraman riprendeva tutto, e ogni tanto diceva “nice, so cool”, bello, forte. Neil aveva accelerato il ritmo e il mio buco si era ben dilatato, sicché il suo uccello mi entrava tutto dentro senza troppa difficoltà.
“He has a nice hole”, ha un bel buco, diceva, e continuava a spingermi l’uccello in pancia fino alle palle.
“Hai detto che faresti anche la doppia penetrazione, vero?” chiese Alberto.
“Si certo, l’ho già fatta” risposi.
“Vogliamo provare?” rilanciò lui. Accettai. L’avevo fatto solo una volta, ma non volevo fare la figura di quello che le spara grosse e poi ritira quanto detto, quindi ostentai calma e sicurezza. Neil si stese e mi fece salire sopra, poi mi piegò in avanti verso di lui, a quel punto Alberto si aprì i pantaloni e tirò fuori il suo cazzo. Era più piccolo di quello dell’americano, ma altrettanto grosso se non di più. Ebbi un attimo di esitazione: dovevo rinunciare? Decisi che avrei provato. Mi puntò il cazzo sul buco già pieno e cominciò a spingere. All’inizio fece fatica, poi ebbi una fitta al culo e lo sentii entrarmi dentro. Mi sfuggì un gridolino, Alberto si bloccò e aspettò, poi riprese a spingere. Il cameraman era vicinissimo a noi tre, per riprendere tutti i dettagli della scena. Io ero davvero eccitato e mi sentivo pieno e molto, molto aperto. Più mi stavano dentro, più il buco cedeva e più il piacere aumentava, facendo parimenti diminuire il dolore. I due dopo un po’ si sfilarono, mi fecero aprire bene le gambe e mi ripresero il buco, dicendomi di spingere più che potevo per dilatarlo. Sentivo il buco che si apriva come per espellere qualcosa, e vidi le loro facce soddisfatte.
“Look at that little rosebud” guarda quel piccolo bocciolo di rosa. Probabilmente i due grossi cazzi mi avevano a tal punto aperto il culo da far vedere un tratto di retto. Alberto si avvicinò e mi infilò tre dita, che entrarono quasi senza che io le sentissi. Infilò la quarta e cominciò a lavorarmi il buco, mentre Bob approvava con cenni del capo e riprendeva tutto.
“Sei bello aperto, Alessio, ti va se proviamo con tutta la mano?”. Anche stavolta accettai. Alberto si lubrificò bene le dita, il palmo e il polso, poi iniziò a spingerla dentro. Sentivo il buco tendersi e aprirsi, io spingevo più che potevo per dilatarlo. Il mio cazzo era mollo ma ero eccitatissimo e mi sbavava abbondante precum sulla pancia. A un certo punto sentii la pressione della mano di Alberto aumentare, una fitta intensa quasi mi tolse il fiato, sentii il buco tendersi allo stremo, poi si restrinse e la pancia si riempì.
“Wow, he did it, he took your hand inside. Well done boy.”, ce l’ha fatta, ha preso la tua mano dentro, ben fatto ragazzo, disse l’americano. Avevo la mano di Alberto in culo, la muoveva lentamente, io cercavo di spingere sul buco per dilatarlo e fare spazio. Tanto spinsi che, ad un tratto, tra la pressione della mano e la mia spinta, mi sfuggì una pisciatina. Arrossii un po’ imbarazzato e mi scusai, ma Alberto era piuttosto divertito, diceva: “La troietta ha squirtato” e lo traduceva agli americani che ridevano. “Va tutto bene, tesoro” aggiunse poi “sei bravissimo, hai un culetto fantastico e molto fotogenico. E poi questa fichetta è davvero affamatissima: prima due cazzi, ora la mia mano, ha un futuro nel porno”. Quando dopo un po’ Alberto sfilò la mano, mi chiesero di spingere più che potevo per vedere se spuntava un bocciolo di rosa più grande del primo, cosa che in effetti successe. Decisero che mi sarebbero venuti in bocca, tutti e tre, per vedere come prendevo la sborra in faccia. Cominciò Neil, che si sedette sul divano, mi fece inginocchiare davanti alle sue gambe aperte, mi mise il cazzo in bocca e mi disse: “Suck me dry, little bitch”, prosciugami puttanella. Col buco che ancora mi pulsava per la mano presa, inizia a succhiarlo come un vitello affamato, lui braccia alzate, occhi chiusi, si godeva il calore e l’umido della bocca. Iniziò a gemere, si muoveva tutto, lo vidi irrigidirsi, sfilò veloce il cazzo dalla mia bocca e mi sborrò in faccia. Subito si avvicinò il cameraman per farmi un primo piano, mentre Alberto prendeva lo sperma dal mio viso e me lo faceva leccare. Toccò a lui: rimase in piedi, mi scopò la bocca e mi sborrò sulla lingua. Il suo sperma aveva un sapore più dolce di quello dell’americano. Per ultimo Bob, piazzò bene le telecamere, si calò i pantaloni e mi fece assaggiare il suo cazzo sudato e profumato di piscio. Lo succhiai a lungo prima di riuscire a farlo venire. Mi schizzò in faccia, sui capelli e sul petto. Alberto disse che anch’io dovevo venire, allora mi fece sedere sul divano, mi divaricò le gambe, e iniziò a masturbarmi il culo con due dita. È una cosa a cui non resisto, il cazzo mi diventò subito durissimo, e più lo sentivo andare a fondo più mi eccitavo.
“Non ti segare, vediamo se riesco a farti venire di culo” mi disse. Io staccai le mani dal mio uccello, e mi concentrai sull’intenso piacere che mi veniva dalla masturbazione del buco. Dopo un po’ Alberto, che si era eccitato di nuovo, sfilò le dita, infilò il suo cazzone grosso e mi scopò violentemente, fino a che un colpo più deciso mi fece schizzare come una fontana. Anche Alberto sborrò, ma non fece in tempo a sfilare il cazzo, per cui mi riempì il buco con due o tre getti di sperma caldo. Bob mi chiese di rimanere in quella posizione sul divano per qualche minuto, mi riprese dalla testa ai piedi da vicino, soffermandosi sul buco spanato dal fisting da cui colava abbondante sperma. Poi mi dissero che mi potevo ripulire e rivestire.
Quando mi fui dato una sistemata, mi comunicarono che il provino era andato bene, che gli piacevo ed erano interessati a me. Tra due settimane avrebbero iniziato le riprese di alcuni video e mi proponevano di far parte del cast. Si sarebbe girato a Berlino, avrebbero pagato loro vitto e alloggio, più ovviamente la mia prestazione. Accettai, non sapevo che genere di film avrebbero fatto, ma ero curioso di provare a fare sesso con degli attori professionisti. Avevo le palle vuote, il culo sfondato e il cazzo ancora bagnato di piscio, ma il provino mi era piaciuto, e speravo che le riprese vere e proprie sarebbero state ancora più eccitanti.
scritto il
2026-01-22
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