Incesto imprevisto

di
genere
gay

I miei genitori si erano separati quando ero in prima elementare, due anni dopo avevano divorziato, da quel momento avevo sempre vissuto con mia mamma, anche se vedevo regolarmente mio padre, una volta alla settimana, di solito durante il weekend. Appena compiuto diciotto anni, però, avevo deciso di cambiare la mia situazione. Mia madre si era da poco risposata, il suo secondo marito era un tipo insopportabile, presuntuoso e ficcanaso, si intrometteva nelle mie cose, mi dava consigli non richiesti, mi giudicava severamente nel vestire, nei miei interessi, nelle mie amicizie. Si atteggiava a maestro di pensiero e filosofo, suscitando l’ammirazione incondizionata di mia madre e la mia insopprimibile irritazione. Quando stavano assieme, lui e lei erano patetici, si chiamavano con nomignoli affettuosi degni di ragazzetti delle medie, si davano ragione su tutto, non tenevano in minima considerazione le mie esigenze e i miei punti di vista. Così decisi di darci un taglio e chiesi a papà se potevo andare a stare da lui, ora che ero grande e autonomo. Casa sua, oltretutto, era più vicina al mio liceo, avrei guadagnato ore di sonno e tranquillità, indispensabili per finire il quinto anno e prepararmi all’università. Essendo maggiorenne, non avevo più bisogno del consenso della mamma per vederlo e frequentarlo, potevo disporre liberamente di me e dei miei affari. Papà era un po’ esitante, ma alla fine accettò, aveva già una stanza per me, dove trascorrevo il tempo quando lo andavo a trovare, non serviva che rivoluzionasse la sua routine, bastava aggiungere un letto. Lui non si era risposato, né era fidanzato, non mi aveva mai parlato di relazioni che avesse con altre donne. Quindi era una situazione molto migliore di quella che vivevo in casa di mia madre. Quanto a lei, inizialmente non la prese benissimo, ma poi suo marito la convinse che era una decisione comprensibile la mia, avevo bisogno di riallacciare i rapporti con mio padre, e poi ormai ero grande, potevo decidere. Capivo che lui non vedeva l’ora di liberarsi di me, di togliermi di torno, ma per una volta la sua meschinità faceva gioco a mio favore. Alla fine, mia mamma ne fu talmente persuasa che il giorno fissato per il mio trasloco era addirittura felice e aveva celebrato il fatto con un appuntamento extra dal parrucchiere. Da papà mi trovai subito bene, era un tipo tranquillo e riservato, di poche parole, a volte un po’ sbrigativo, ma mai troppo severo né burbero. Di giorno era per lo più al lavoro, la sera tornava dopo aver fatto la spesa o aver comprato qualcosa di pronto da mangiare, per cui mi limitavo a fargli trovare la tavola apparecchiata e la lavastoviglie svuotata. Dopo cena, a volte, guardavamo la televisione assieme, più spesso io andavo in camera mia a giocare con PC o spararmi qualche serie americana, lui rimaneva alzato anche fino a tardi a godersi uno dei film che piacevano a lui. Non parlavamo molto, il dialogo tra noi era asciutto ed essenziale, ma era probabilmente quello di cui entrambi avevamo bisogno: io per disintossicarmi dalla petulanza di mia madre e dall’invadenza di suo marito, lui per continuare la vita tranquilla che aveva condotto negli ultimi anni. Papà non faceva troppe domande e si accontentava quasi sempre di quello che gli raccontavo spontaneamente. Non mi aveva mai chiesto delle ragazze, né del perché invitassi spesso a casa nostra, soprattutto quando lui non c’era, il mio amico Roberto, un ex compagno delle medie con cui avevo mantenuto rapporti amichevoli. Non gli avevo mai detto che io e Roberto eravamo scopamici, che ci divertivamo a succhiarci gli uccelli e a segarci assieme e, francamente, non so se nemmeno lo sospettasse. Di certo non poteva non aver notato l’ammirazione con cui guardavo il mio amico, più alto di me, più sviluppato, con già una folta barba scura e due occhi azzurri di ghiaccio che mi facevano sciogliere. So che si vedevano in palestra, entrambi si allenavano il martedì sera, ma poi papà ci andava anche il venerdì, mentre Roberto preferiva il giovedì. La palestra aveva fatto sviluppare le braccia e le spalle di Roby, e mi piaceva accarezzargliele, quando eravamo soli. Anche papà, per la sua età, aveva un bel fisico, sportivo e ben proporzionato, e Roberto mi aveva confermato che lavorava sodo in palestra per tenersi in quella forma. Trovava che mio papà fosse un bel tipo, che mi assomigliasse perfino, anche se io tutta questa somiglianza non la vedevo affatto. Un venerdì sera, approfittando della palestra di papà, Roberto era venuto a casa nostra, avevamo giocato un po’ assieme, poi avevamo fatto partire un porno per eccitarci. Eravamo nudi sul divano, con i rispettivi uccelli in mano, quando papà era entrato inaspettatamente, e ora ci guardava con un’aria difficilmente decifrabile, un misto di sorpresa, divertimento e interrogazione. Noi avevamo farfugliato qualcosa per giustificarci, immobili, quasi pietrificati, ma lui aveva ostentato nonchalance, aveva detto che la palestra era chiusa per un problema all’impianto di climatizzazione, così era dovuto tornare a casa senza potersi allenare. Roberto lo fissava imbarazzatissimo, nudo, stravaccato sul divano, con le gambe larghe e l’uccello ancora duro nella mia mano. Anche papà lo guardava, e infatti, per rompere il silenzio, aveva detto: “Si vede che anche tu ti alleni bene in palestra. Hai un bel fisico, molto più muscoloso di quello di Alessio, guarda qui che belle spalle” e gli tastò un braccio per trovare conferma alle sue affermazioni. Io sentii il cazzo di Roberto, che aveva iniziato a sgonfiarsi, tornare turgido e irrigidirsi come prima. Dovette notarlo anche mio padre perché, anziché andarsene in camera sua, si sedette sul divano con noi e iniziò a guardare il porno gay che avevamo scelto per eccitarci. Io e Roberto eravamo alquanto perplessi, non sapevamo bene come comportarci in quella situazione un po’ surreale, ma visto che papà non sembrava darci peso e, anzi, pareva assecondarci, continuammo a guardare il porno e a segarci, con l’unica differenza che ora ciascuno si smanettava il proprio uccello. Dopo un po’ anche papà iniziò a toccarsi tra le gambe, strofinarsi il pacco con energia, fino a che si decise ad aprire i pantaloni, e senza dire una parola tirò fuori il suo cazzo eretto, che era decisamente più grosso e peloso dei nostri. Roberto lo guardava perplesso ma anche visibilmente eccitato: papà era un bell’uomo, fisico curato, capelli e pelo castani, e poi quel cazzone venoso e paonazzo non passava davvero inosservato. Anche mio padre si accorse di come Roberto lo fissava, tanto che ad un certo punto gli prese la mano, se la portò al suo membro eretto e se lo fece masturbare dal mio amico. Roberto era davvero eccitatissimo, a tal segno che, ad un certo punto, si abbassò verso papà, avvicinò la testa al suo ventre e gli prese in bocca l’uccello. Papà lo lasciava fare con naturalezza, come fosse la cosa più normale e ovvia in quella situazione, e iniziò ad accarezzargli la testa dolcemente, spingendola verso di sé affinché il suo intero cazzo venisse inghiottito dalla sua bocca. Roberto continuava a succhiarlo e io non potevo non eccitarmi ancora nel vedere il mio amico tenere fra le labbra l’uccello a mio padre mentre un video gay continuava a scorrere sul televisore. Papà ad un certo punto prese a guardarmi, ma con occhi diversi dal solito, pieni di eccitazione ma anche di sfida, come volesse provocarmi o spingermi all’azione. Io un po’ guardavo loro due intenti in quel lavoretto di bocca, un po’ guardavo il mio cazzo, che sbavava precum e si induriva sempre più, un po’ guardavo il porno che continuava a scorrere tra gemiti e inculate degli attori. A un certo punto mio padre fece alzare Roberto, lo fece girare, piegare in avanti e iniziò a leccargli il buco del culo. Il mio amico lo lasciava fare, gemeva e si allargava i glutei con le mani, come mio padre gli aveva detto di fare. Poi questi gli infilò dentro un dito, facendo sussultare Roberto che iniziò a gemere di fastidio e di piacere. Per qualche tempo papà gli lavorò il buco, girando e rigirando il dito dentro di lui, dopo un po’ però si alzò, lo mise a novanta sul divano, gli puntò il suo cazzo sul buco e piano piano lo spinse dentro. Roberto gemeva e si lamentava che il cazzo era grosso e gli faceva male, ma lo invitava a continuare, lo voleva tutto in culo, e in effetti il suo cazzo era eretto e colava precum, segno che quel trattamento lo eccitava parecchio. Ora papà lo scopava con decisione, i pantaloni gli erano scivolati giù, guardavo quelle gambe muscolose e virili spingersi verso il mio amico, dargli dei forti colpi che lo squassavano e gli facevano dondolare il cazzo indurito dall’erezione. Non potevo credere ai miei occhi, Roberto si faceva inculare da mio padre, che lo scopava con passione e con una certa sicurezza, segno che non era la prima volta che sodomizzava un ragazzo. Probabilmente la sua vita riservata nascondeva una inclinazione per i maschi, che aveva sempre taciuto, ameno a noi familiari. A un certo punto papà si sfilò dal buco di Roberto, che rimase per un po’ aperto a causa del volume di quel membro, fece sedere il mio amico e mi disse di succhiargli il cazzo. Io obbedii, non avendo ben compreso cosa intendeva fare. Mi piegai in avanti, presi l’uccello di Roberto in bocca e iniziai a succhiarlo, ma poi sentii qualcosa di bagnato sul mio buco, lasciai per un attimo il cazzo del mio amico e mi voltai: papà mi stava leccando il culo, non ci potevo credere. La sensazione era così piacevole, così intensa che lo lasciai fare, e continuai col pompino. Avevo il cazzo che mi colava e anche quello di Roberto, che avevo in bocca, me la stava rivestendo di precum, segno che pure lui da quella situazione era molto eccitato. A un tratto sentii un dito premere sul buco, forzarlo ed entrare dentro. Il pensiero che qualcuno mi stesse ispezionando il buco, e che per giunta quel qualcuno fosse mio padre, mi eccitò a tal punto che ebbi una vertigine ed emisi un gemito. “Ti piace vedo, Alessio, ne ero sicuro” disse papà in tono calmo ma appassionato. “Vediamo se ti piace anche questo”, disse; sfilò il dito, lo sentii sputare, poi qualcosa di grosso si appoggiò al mio buco del culo e lo sentii spingere. Dopo una forte pressione avvertii una leggera fitta all’ano e qualcosa di grosso entrarmi dentro. Papà mi aveva penetrato e sentivo la sua grossa mascolinità dilatarmi il buco, ma non la spinse subito dentro, attese che lo sfintere si rilassasse, il dolore si attenuasse e si trasformasse in una sensazione di pienezza ed eccitazione, per poi, con una leggera pressione, farle risalire tutto il retto e fermarsi quando le sue palle toccarono il mio sedere. Mi era entrato tutto in pancia, mi sentivo pieno, aperto, eccitato, una sensazione mai provata prima, che sfogavo succhiando avidamente il cazzo di Roberto. Papà, quando fu sicuro che il dolore era meno intenso del piacere, iniziò ad andare su e giù col suo cazzone nel mio culo, e a mano a mano che accelerava col ritmo e i colpi diventavano più forti e decisi, sentivo il buco dilatarsi, il dolore diminuire e il piacere farsi più acuto. Pur con il cazzo di Roberto in bocca, non potevo fare a meno di gemere e sospirare per quei colpi di uccello che mi squassavano l’intestino e i sfondavano il buco, facendomi dondolare il cazzo in erezione come il pendolo di un orologio da muro. Dopo un po’ di quella posizione, papà disse a Roberto: “Vieni, prova anche tu a montare mio figlio, sono sicuro che da un po’ lo volevi fare, vero?” Il mio amico annuì, papà si sedette e mi mise il suo cazzo in bocca, Roberto prese il suo posto e iniziò a scoparmi selvaggiamente il culo, dicendomi che ero la sua troia e era proprio vero che da tempo voleva sfondarmi. Era più concitato di papà, scopava con più forza e veemenza, ma con meno sicurezza e controllo. Il cazzo di papà in bocca era enorme, in più spurgava più precum di quello di Roberto, per cui avevo gola e lingua impastate del suo umore. Papà si alzò, mi si mise dietro accanto a Roberto, tenendo me nella stessa posizione, gambe divaricate, busto piegato in avanti, e iniziarono a scoparmi assieme, alternandosi dentro il mio buco. Un cazzo non faceva a tempo ad uscire dal mio retto, che già l’altro aveva occupato il posto che il primo aveva lasciato libero. Roberto non resistette ancora a lungo, lo sentii irrigidirsi, i colpi farsi più ravvicinati, poi ruggì e capii che mi stava sborrando in culo. “Bravo, ben fatto” gli disse papà, come se parlasse di un esercizio da allenamento in palestra eseguito con cura. Allora mi fece girare e sdraiare su un bracciolo del divano a pancia in su, mi si inginocchiò tra le gambe ben divaricate, e iniziò a leccarmi il buco semiaperto dal quale colava lo sperma di Roberto. “Ottimo sapore, Roberto, si sente che curi bene l’alimentazione” disse papà soddisfatto. Roberto arrossì leggermente, almeno così mi parve, o magari era ancora rosso per la foga dell’orgasmo. Poi si alzò, disse a Roberto di mettermi il suo cazzo in bocca, perché assaggiassi anch’io com’era buono il suo seme, mentre lui mi infilò il cazzo tra le gambe e iniziò a scoparmi con ardore. In effetti la sborra che colava ancora dal cazzo di Roberto aveva un sapore intenso ma piacevole, mentre mio padre usava quella schizzata nel mio buco come lubrificante e mi pompava senza ritegno il suo enorme membro in pancia. Io ero in estasi, con il cazzo di mio padre che mi apriva il culo alla missionaria, come se fossi una femmina, e quello di Roberto, ancora mezzo duro, che mi colava in bocca, ma ero troppo agitato per venire. Venne invece mio padre, con un grugnito forte e intenso e una spinta talmente forte che per poco non caddi dal divano. Papà, dopo l’orgasmo, mi si sdraiò sopra, sentivo il suo corpo pesante e sudato, il suo cazzo ancora dentro che pulsava, quando lui mi baciò in bocca, infilandomi la lingua e premendo la sua faccia contro la mia con passione e trasporto. Non ricordavo di aver mai ricevuto un bacio da lui, ora mi limonava forte, cercando la mia lingua con la sua, e col suo grosso pene ancora in erezione dentro di me. Fu un piacere intenso, ma non quanto l’orgasmo che ebbi di lì a poco. Accortisi che non ero ancora venuto, papà e Roberto si allearono per farmi sborrare. Mi fecero sedere sul divano, papà mi divaricò bene le cosce e disse al mio amico di iniziare a segarmi il cazzo, mentre lui infilò due dita nel mio buco bagnato e spanato e iniziò a masturbarmi analmente. Entrambi accelerarono il ritmo, sentivo le dita di papà stimolarmi la prostata entrando e uscendo dal mio retto a ritmo sostenuto, mentre Roberto mi segava l’uccello come aveva fatto molte volte. Non resistetti a lungo, sborrai con tanta intensità che due o tre getti di sperma colpirono la faccia di Roberto che si mise a ridere. Papà si avvicinò a lui, gli leccò la sborra dalla faccia, poi leccò tutta quella che trovò su di me e sul divano e infine mi succhiò il cazzo, che stava ancora colando leggermente. Per un po’ ci lasciò soli e sentimmo la doccia che andava, io e Roby ci guardammo, ancora increduli ma soddisfatti. In fondo era stato bello ed eccitante, ancora più eccitante per il fatto che avevamo fatto sesso con mio padre. Quando uscì dal bagno, nudo, con i capelli e il pelo ancora umidi, la faccia virile con la solita espressione calma e autorevole, ma con una nota di selvaggia e potente libidine nello sguardo, pensai che quella non sarebbe stata l’unica volta che avevo fatto sesso con mio padre, e che davvero una nuova vita era iniziata per me.
scritto il
2026-01-01
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