Io maschio alpha viene dentro
di
Antinoo25
genere
gay
Oggi l’autobus è molto affollato, sono riuscito a prenderlo per un pelo, ma ora che ci sono dentro sono quasi pentito di aver fatto una corsa per pigliarlo al volo: non ci sono posti a sedere, sono in piedi, che mi reggo per miracolo a un corrimano, con gente che mi preme da ogni lato. Fa caldo e non vedo l’ora di scendere, ma manca ancora un po’ alla mia fermata. Dietro c’è qualcuno che mi spinge a ogni curva, giro un po’ la testa indispettito e con la coda dell’occhio scorgo un braccio ben tornito che si diparte da un’ascella muscolosa con un ciuffo di peli castani al centro. Emana uno speziato profumo di deodorante misto all’odore di maschio leggermente accaldato. Subito il dispetto si trasforma in eccitazione, ma non voglio irritare quel bell’esemplare di maschio, dico “bello” perché immagino il resto attraente anche solo la metà di quel braccio alzato che si regge al corrimano. Mi scanso leggermente per fargli posto ed evitare che finisca sempre addosso alla mia schiena, ma non c’è verso, a ogni lieve curva me lo ritrovo addosso, anche peggio di prima. Stavolta mi giro lentamente ma deciso a vedere com’è il mio persecutore: è un uomo sui trentacinque anni, faccia maschile, un filo di barba, occhi scuri e sopracciglia folte, un collo largo che emerge da una canottiera sportiva attillata, che lascia intuire bei pettorali e corpo robusto e muscoloso. Il braccio è spettacolare, l’ascella da infarto, il resto non si vede, pressati come siamo tra gli altri passeggeri del bus. Si accorge che lo guardo e mi dice: “Scusa”, ma non sembra pentito o contrito, mi fissa negli occhi senza timidezza. Alzo leggermente le spalle come a dire “non fa nulla”, ma lo sento sempre addosso a me, adesso mi sembra premere con decisione sul mio culo, con cosa non so, magari una mano, una borsa o altro. Fa niente, tanto tra poco scendo e poi quel tipo è davvero sexy, sprizza virilità da tutti i pori, un vero maschio alpha, almeno a giudicare dall’aspetto, e non fa nulla per nasconderlo, anzi, va in giro con la canotta un po’ tamarra proprio per ostentare il suo fisico prestante, penso io. Finalmente scendo e respiro un po’ di aria più fresca: è estate, ma, in confronto alla canicola dell’autobus, sembra una mite giornata di primavera.
Mi avvio verso casa, che è a due isolati circa dalla fermata. Non sono l’unico ad essere sceso dal pullman, sento alle mie spalle i passi di altri che, come me, devono essere arrivati a destinazione, istintivamente mi giro, per pura curiosità, e vedo che, porco distante da me, nella mia stessa direzione, cammina il bono del bus che mi spingeva. Ora che lo vedo a figura intera devo riconoscere che è davvero sexy: il busto è muscoloso, ma questo l’avevo già ammirato, ma anche le gambe, fasciate in jeans attillati, risaltano per sodezza e belle proporzioni. Deve fare molta palestra o molto sport, per avere quel fisico, penso, o magari entrambi. Cammino non troppo veloce, nella speranza che mi superi così da poterlo ammirare da dietro, per osservagli il culo e le spalle, ma non lo vedo mai passarmi avanti, mentre sento costantemente i suoi passi dietro a miei, segno che procede nella mia stessa direzione a ad una andatura simile alla mia. Arrivato al portone di casa, mi fermo e mi giro. Anche lui si è fermato e mi guarda con aria interessata, tanto che non posso fingere di non essermene accorto. Decido di difendermi attaccando. “Mi stai seguendo, amico?”, gli chiedo tranquillo ma con tono fermo. “Sì”, mi risponde il bono, con una tranquillità e una fermezza maggiori dele mie. Non so cosa dire, sorrido e gli chiedo “E perché?” Lui mi fissa e senza battere ciglio dice diretto: “Perché mi piaci”. Mi stupisco della sua riposta, poi penso che un così, attraente e deciso, probabilmente è abituato ad ottenere tutto ciò che vuole. Sarei tentato di dargli una lezione di modestia e umiltà, ma mi ricordo quell’ascella in bus, muscolosa, venosa, pelosa e decido di dargli una chance. “Io sono arrivato, se vuoi salire un attimo ti offro qualcosa da bere e ci presentiamo”, gli dico nel tono più neutro possibile. Non sembra sorpreso, ma appare visibilmente soddisfatto, come chi abbia ricevuto la conferma ad una sua teoria. “Grazie, accetto volentieri”, mi dice subito. Qualcosa di me deve averlo colpito, in effetti non sono male, ho un fisico più minuto del suo ma atletico, allenato in piscina con molte vasche settimanali; ho un’aria sbarazzina, i capelli biondo scuro volutamente spettinati e degli occhi chiari che ricevono spesso compimenti per il loro colore grigio- verde. Saliamo da me, lo faccio entrare, gli chiedo se beve qualcosa. Lui si avvicina a me e mi bacia sulla bocca. Sento il suo fiato maschio che si mescola al mio, la sua barba che mi punge il mento, la sua lingua che cerca la mia. Non ha perso tempo, moriva dalla voglia di baciarmi, evidentemente. Sento la sua mano che mi palpa il culo attraverso i miei pantaloncini estivi, poi entra dall’alto nelle mutande e inizia a stuzzicarmi il buco. “Se mi dai cinque minuti mi faccio una doccia veloce, amico…”, gli dico in una pausa di quell’appassionato limonare. “Non importa, ti voglio così”, mi sussurra con voce arrochita dal desiderio. Detto questo mi gira d’un tratto e mi cala bruscamente pantaloni e mutande, mi piega a novanta contro il muro e si mette a leccarmi il buco. Sento la sua lingua vogliosa sulla mia fica anale, sento che spinge per farla entrare un po’, dev’essere esperto di questi giochetti. Non oppongo resistenza, sono eccitato e il mio cazzo è duro e cola precum. Lui ne approfitta per prenderne un po’ su un dito e infilarmelo in culo. “Sei caldissima qua dentro, puttanella!” Annuisco e gemo come una cagnetta in calore, ma non posso resistere al piacere di sentire il suo dito che si muove dentro. Sento che anche lui si sta abbassando i pantaloni adesso, mi gira, mi mette in ginocchio e mi sussurra: “Succhia, puttana”. Io non me lo faccio ripetere due volte: ha un cazzo grosso e paonazzo, che spunta lungo ed eccitante da una nuvola di pelo scuro, che poi gli sale a punta verso l’ombelico. La cappella violacea è già mezza scoperta e ha la punta lucida di precum. Quel membro eretto emana un forte odore di maschio, non resisto più e inizio a leccarlo. Poi mi passo il precum come fosse un lucidalabbra e mi faccio una bocca lucida di sborra come una troia. Infine, me lo sbatto tutto in gola, sbavando come una cagna e respirando a fatica. Lo vedo che si dimena e si agita, il pompino gli piace ma vuole di più. Mi fa alzare velocemente, mi spinge sul divano a pancia in su, in un attimo mi è sopra e in un attimo ancora più breve mi entra dentro col suo bell’uccellone duro con un colpo secco. Urlo come una femminuccia, ma poi il piacere ha il sopravvento sul dolore, sento il buco cedere e riempirsi con quel palo di care dentro. Ora mi pompa violentemente quel bell’arenese, lo sento davvero eccitato, grugnisce, mi sculaccia, minaccia di sfondarmi il culo. Io gli dico di non fermarsi, di sborrarmi dentro. Lui mi fa girare, mi spalanca le gambe e mi entra dentro come se fossi una femmina in calore. Lo guardo scoparmi. Si è tolta la canottiera e mostra un torso davvero possente, con un bel pelo scuro che lo ricopre e pettorali sodi come tamburi tesi. Apro le gambe più che posso, come una puttana, lo guardo eccitarsi sempre di più, gli accarezzo il petto e sento il suo cazzo inturgidirsi ancora di più dentro di me. Evidentemente questo trattamento gli piace, mi monta violentemente come un toro, mi sconquassa, fa oscillare oscenamente il mio cazzo duro che sbava precum dappertutto. Aumenta i colpi, sento il cazzo entrarmi dentro fino alle palle, e il suo respiro farsi affannato e concitato, sento che sta per arrendersi. Ruggisce come un leone inferocito, lo vedo irrigidirsi, la faccia si contrae in una smorfia di piacere e sento caldo e bagnato nel buco. Quattro, cinque fiotti di sborra calda mi riempiono il retto e mi mandano in estasi. Vengo anch’io, sotto il ritmo incessante di quel martello a forma di cazzo che mi sfonda lo sfintere e mi devasta l’intestino. Schizzo sperma dappertutto, divano compreso, Alla fine siamo esausti, lui mi è sopra col cazzo ancora dentro di me, io gli accarezzo la nuca. Mi guarda felice. “Non mi hai detto come ti chiami, principessa”, mi fa lui. “Alessio” gli dico io, mentre sento ancora il suo cazzo muoversi nel mio buco. “E tu?” gli chiedo. “Io Michele”, mi risponde, mentre sfila il suo cazzo lentamente dal buco che rimane socchiuso e dal quale cola abbondante il suo sperma. “Piacere di conoscerti, Michele!” “Piacere mio, Alessio”.
Mi avvio verso casa, che è a due isolati circa dalla fermata. Non sono l’unico ad essere sceso dal pullman, sento alle mie spalle i passi di altri che, come me, devono essere arrivati a destinazione, istintivamente mi giro, per pura curiosità, e vedo che, porco distante da me, nella mia stessa direzione, cammina il bono del bus che mi spingeva. Ora che lo vedo a figura intera devo riconoscere che è davvero sexy: il busto è muscoloso, ma questo l’avevo già ammirato, ma anche le gambe, fasciate in jeans attillati, risaltano per sodezza e belle proporzioni. Deve fare molta palestra o molto sport, per avere quel fisico, penso, o magari entrambi. Cammino non troppo veloce, nella speranza che mi superi così da poterlo ammirare da dietro, per osservagli il culo e le spalle, ma non lo vedo mai passarmi avanti, mentre sento costantemente i suoi passi dietro a miei, segno che procede nella mia stessa direzione a ad una andatura simile alla mia. Arrivato al portone di casa, mi fermo e mi giro. Anche lui si è fermato e mi guarda con aria interessata, tanto che non posso fingere di non essermene accorto. Decido di difendermi attaccando. “Mi stai seguendo, amico?”, gli chiedo tranquillo ma con tono fermo. “Sì”, mi risponde il bono, con una tranquillità e una fermezza maggiori dele mie. Non so cosa dire, sorrido e gli chiedo “E perché?” Lui mi fissa e senza battere ciglio dice diretto: “Perché mi piaci”. Mi stupisco della sua riposta, poi penso che un così, attraente e deciso, probabilmente è abituato ad ottenere tutto ciò che vuole. Sarei tentato di dargli una lezione di modestia e umiltà, ma mi ricordo quell’ascella in bus, muscolosa, venosa, pelosa e decido di dargli una chance. “Io sono arrivato, se vuoi salire un attimo ti offro qualcosa da bere e ci presentiamo”, gli dico nel tono più neutro possibile. Non sembra sorpreso, ma appare visibilmente soddisfatto, come chi abbia ricevuto la conferma ad una sua teoria. “Grazie, accetto volentieri”, mi dice subito. Qualcosa di me deve averlo colpito, in effetti non sono male, ho un fisico più minuto del suo ma atletico, allenato in piscina con molte vasche settimanali; ho un’aria sbarazzina, i capelli biondo scuro volutamente spettinati e degli occhi chiari che ricevono spesso compimenti per il loro colore grigio- verde. Saliamo da me, lo faccio entrare, gli chiedo se beve qualcosa. Lui si avvicina a me e mi bacia sulla bocca. Sento il suo fiato maschio che si mescola al mio, la sua barba che mi punge il mento, la sua lingua che cerca la mia. Non ha perso tempo, moriva dalla voglia di baciarmi, evidentemente. Sento la sua mano che mi palpa il culo attraverso i miei pantaloncini estivi, poi entra dall’alto nelle mutande e inizia a stuzzicarmi il buco. “Se mi dai cinque minuti mi faccio una doccia veloce, amico…”, gli dico in una pausa di quell’appassionato limonare. “Non importa, ti voglio così”, mi sussurra con voce arrochita dal desiderio. Detto questo mi gira d’un tratto e mi cala bruscamente pantaloni e mutande, mi piega a novanta contro il muro e si mette a leccarmi il buco. Sento la sua lingua vogliosa sulla mia fica anale, sento che spinge per farla entrare un po’, dev’essere esperto di questi giochetti. Non oppongo resistenza, sono eccitato e il mio cazzo è duro e cola precum. Lui ne approfitta per prenderne un po’ su un dito e infilarmelo in culo. “Sei caldissima qua dentro, puttanella!” Annuisco e gemo come una cagnetta in calore, ma non posso resistere al piacere di sentire il suo dito che si muove dentro. Sento che anche lui si sta abbassando i pantaloni adesso, mi gira, mi mette in ginocchio e mi sussurra: “Succhia, puttana”. Io non me lo faccio ripetere due volte: ha un cazzo grosso e paonazzo, che spunta lungo ed eccitante da una nuvola di pelo scuro, che poi gli sale a punta verso l’ombelico. La cappella violacea è già mezza scoperta e ha la punta lucida di precum. Quel membro eretto emana un forte odore di maschio, non resisto più e inizio a leccarlo. Poi mi passo il precum come fosse un lucidalabbra e mi faccio una bocca lucida di sborra come una troia. Infine, me lo sbatto tutto in gola, sbavando come una cagna e respirando a fatica. Lo vedo che si dimena e si agita, il pompino gli piace ma vuole di più. Mi fa alzare velocemente, mi spinge sul divano a pancia in su, in un attimo mi è sopra e in un attimo ancora più breve mi entra dentro col suo bell’uccellone duro con un colpo secco. Urlo come una femminuccia, ma poi il piacere ha il sopravvento sul dolore, sento il buco cedere e riempirsi con quel palo di care dentro. Ora mi pompa violentemente quel bell’arenese, lo sento davvero eccitato, grugnisce, mi sculaccia, minaccia di sfondarmi il culo. Io gli dico di non fermarsi, di sborrarmi dentro. Lui mi fa girare, mi spalanca le gambe e mi entra dentro come se fossi una femmina in calore. Lo guardo scoparmi. Si è tolta la canottiera e mostra un torso davvero possente, con un bel pelo scuro che lo ricopre e pettorali sodi come tamburi tesi. Apro le gambe più che posso, come una puttana, lo guardo eccitarsi sempre di più, gli accarezzo il petto e sento il suo cazzo inturgidirsi ancora di più dentro di me. Evidentemente questo trattamento gli piace, mi monta violentemente come un toro, mi sconquassa, fa oscillare oscenamente il mio cazzo duro che sbava precum dappertutto. Aumenta i colpi, sento il cazzo entrarmi dentro fino alle palle, e il suo respiro farsi affannato e concitato, sento che sta per arrendersi. Ruggisce come un leone inferocito, lo vedo irrigidirsi, la faccia si contrae in una smorfia di piacere e sento caldo e bagnato nel buco. Quattro, cinque fiotti di sborra calda mi riempiono il retto e mi mandano in estasi. Vengo anch’io, sotto il ritmo incessante di quel martello a forma di cazzo che mi sfonda lo sfintere e mi devasta l’intestino. Schizzo sperma dappertutto, divano compreso, Alla fine siamo esausti, lui mi è sopra col cazzo ancora dentro di me, io gli accarezzo la nuca. Mi guarda felice. “Non mi hai detto come ti chiami, principessa”, mi fa lui. “Alessio” gli dico io, mentre sento ancora il suo cazzo muoversi nel mio buco. “E tu?” gli chiedo. “Io Michele”, mi risponde, mentre sfila il suo cazzo lentamente dal buco che rimane socchiuso e dal quale cola abbondante il suo sperma. “Piacere di conoscerti, Michele!” “Piacere mio, Alessio”.
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