Inaspettate
di
Stemmy
genere
dominazione
Il giorno dopo, sono ancora carico come una molla. Le parole di Lara mi riecheggiano in testa da quando ci siamo addormentati abbracciati sul divano: quel “non ti sto dicendo no”, quel sorriso malizioso misto a eccitazione vera. Non ho dormito granché, il pensiero di vederla davvero in quel modo – legata, sottomessa, usata da mani esperte mentre io guardo, mi tiene sveglio e duro per ore. Decido di non perdere tempo.
Apro il telefono e contatto Mistress Valeria, una delle più note nell’ambiente italiano. Le scrivo un messaggio diretto, educato ma chiaro: le spiego la situazione, il mio desiderio, il fatto che Lara è principiante assoluta, nessuna esperienza BDSM né con donne. Voglio che sia lei a guidarla, magari con un’assistente, e che io possa solo assistere, senza intervenire in nessun modo. Mi risponde entro un’ora: professionale, rassicurante, con un tono che trasuda controllo. Ci accordiamo per il venerdì successivo, nel suo dungeon privato in una villa isolata fuori città. Regole chiare: safeword condiviso (rosso/giallo/verde), consenso continuo, niente penetrazione con me, niente marchi permanenti, niente sangue. Io sarò legato a una sedia in un angolo della stanza, mani dietro la schiena, solo occhi e mente per godere.
Arriviamo puntuali. Lara è nervosa da morire durante il viaggio: si morde l’interno della guancia, cambia continuamente posizione sul sedile, mi stringe la mano così forte che mi fa male. Quando entriamo nella villa, l’atmosfera cambia. Luci basse, odore di cuoio e cera, un silenzio rotto solo dal ticchettio dei tacchi di Valeria che ci accoglie. È alta, capelli neri raccolti, corsetto di pelle lucida, sguardo che ti trapassa. La sua assistente, una mora più giovane di nome Elena, è vestita in latex nero aderente, tacchi altissimi, un sorriso gentile ma predatorio.
Mi portano in una stanza ampia separandomi da Lara che aspetterà all’ingresso. Pareti di mattoni a vista, pavimento di cemento lucidato, attrezzi appesi con cura: croci di Sant’Andrea, panche da spanking, catene che pendono dal soffitto. Al centro c’è una sedia robusta per me, con cinghie di cuoio. Mi fanno sedere, mi legano polsi e caviglie con movimenti rapidi ed esperti. Non posso muovermi, non posso toccarmi, non posso intervenire. Solo guardare. Il cazzo mi si indurisce all’istante nei pantaloni solo al pensiero di quello che sta per succedere. E poi loro sono bellissime.
Poi entra Lara.
Lara è lì, al centro della stanza, illuminata da quella luce calda e bassa che fa risaltare ogni curva del suo corpo contro i mattoni grezzi alle pareti. Indossa ancora la mini gonna di jeans che aveva scelto per venire qui, corta, aderente, con l’orlo sfrangiato che le arriva a metà coscia e la maglietta bianca semplice, un po’ larga, che ora è stata tirata verso il basso, scoprendo la scollatura profonda. Il tessuto si tende sul seno, i capezzoli già visibili sotto la stoffa sottile, duri per l’eccitazione e per l’aria fresca del dungeon.
Elena, l’assistente di Valeria, è dietro di lei. Le sue braccia la cingono da dietro in una presa ferma ma non brutale: una mano le blocca entrambi i polsi dietro la schiena, stringendoli con decisione, mentre l’altra le avvolge il torace, premendo il palmo aperto contro lo sterno per tenerla immobile, per farle sentire il controllo totale. Il corpo di Elena aderisce al suo da dietro, il latex nero che sfiora la schiena nuda di Lara sotto la maglietta sollevata. Si vede il contrasto: la pelle chiara e calda di Lara contro il nero lucido e freddo del guanto che le sfiora il collo, poi scende piano lungo la clavicola.
Davanti a lei c’è Valeria. Alta, composta, con quel sorriso calmo e predatorio che non arriva mai agli occhi. Indossa il corsetto nero e la gonna di pelle, ma è il suo braccio destro teso in avanti a catturare l’attenzione: la mano guantata di pelle nera è infilata dentro la scollatura della maglietta di Lara, le dita che spingono il tessuto di lato per scoprire completamente il seno sinistro. Il tocco è leggero, intimo, quasi carezzevole: il pollice sfiora il capezzolo in cerchi lenti, lo pizzica appena con la punta dell’unghia, lo tira delicatamente verso l’esterno prima di lasciarlo andare. Lara sussulta a ogni movimento, il petto che si alza e si abbassa rapido, il respiro che le esce a piccoli ansiti spezzati.
La testa di Lara è leggermente inclinata all’indietro, i capelli castani con la frangia che le cadono sul viso, qualche ciocca appiccicata alla fronte per il sottile velo di sudore. Gli occhi sono socchiusi, le palpebre pesanti, le labbra socchiuse in un’espressione che è un misto perfetto di smarrimento, vergogna e desiderio puro. Si morde piano il labbro inferiore, quel gesto che fa sempre quando è al limite e ogni tanto i suoi occhi guizzano verso di me, legati alla sedia nell’angolo, come a cercare un appiglio, una conferma che sto vedendo tutto, che sto godendo di ogni secondo del suo abbandono.
Io non posso muovermi. Le cinghie mi tengono fermo, il cazzo duro da far male nei pantaloni, il cuore che martella nel petto. Vedo tutto: il modo in cui il seno di Lara si solleva verso la mano di Valeria, il modo in cui le sue cosce si stringono involontariamente sotto la mini gonna, il modo in cui il suo corpo tradisce ogni protesta mentale arrendendosi al tocco leggero ma implacabile delle due donne.
Valeria si china appena verso l’orecchio di Lara, le sussurra qualcosa che non sento, ma che la fa rabbrividire tutta. Elena stringe un po’ di più la presa sui polsi, le spinge il petto in avanti offrendolo ancora di più alla Mistress.
Lara emette un gemito basso, roco, che riempie la stanza.
Il tocco è ancora leggero, ancora intimo. Ma è solo l’inizio.
Lara è completamente esposta ora, il corpo teso e tremante tra le due donne che la controllano con una precisione quasi chirurgica. La mini gonna di jeans le è rimasta addosso, ma è salita fin quasi sui fianchi per i movimenti, scoprendo le mutandine nere di pizzo che aderiscono bagnate alla pelle. La maglietta bianca è stata tirata verso il basso e aperta completamente sul davanti: i lembi pendono ai lati, lasciando i seni nudi e arrossati all’aria del dungeon. I capezzoli sono gonfi, eretti, lucidi di saliva o di sudore, non riesco a distinguere da dove mi hanno legato.
Elena è ancora dietro di lei, il corpo premuto contro la schiena di Lara come un’ombra viva. Le braccia la cingono strette: una mano le blocca entrambi i polsi dietro la schiena, l’altra è scesa più in basso, stringendo la vita di Lara per tenerla inarcata all’indietro, offrendola completamente. Il viso di Elena è vicino al collo di Lara, le labbra sfiorano la pelle appena sotto l’orecchio, un sorriso soddisfatto che le incurva la bocca mentre osserva ogni reazione.
Davanti a Lara c’è Valeria, vicinissima, il viso a pochi centimetri dal suo. È china in avanti, il corsetto nero che le stringe il busto, la gonna di pelle che fruscia piano a ogni movimento. Una mano guantata le regge la nuca, le dita affondate nei capelli castani di Lara per tenerle la testa inclinata all’indietro, esponendo la gola. L’altra mano è sul seno destro di Lara: il palmo aperto copre quasi tutto il globo, le dita stringono con decisione ma senza brutalità, il pollice che preme sul capezzolo e lo ruota lentamente, tirandolo verso l’alto in un gesto che fa inarcare Lara ancora di più.
Le loro bocche sono vicinissime. Lara ha la testa gettata all’indietro, gli occhi socchiusi e vitrei, le labbra socchiuse in un gemito silenzioso che si trasforma in un ansito roco ogni volta che Valeria stringe un po’ di più. Il mento le trema, le guance sono arrossate, un velo di sudore le imperla la fronte e le tempie. Valeria la guarda dritto negli occhi, il suo sguardo penetrante e calmo, quasi ipnotico. Le loro labbra si sfiorano appena – non un bacio vero e proprio, ma un contatto leggero, intimo, carico di tensione: il respiro di Valeria che entra nella bocca di Lara, il labbro inferiore di Lara che trema contro quello superiore della Mistress.
Elena sussurra qualcosa all’orecchio di Lara da dietro, non sento le parole, ma vedo le labbra muoversi, vedo Lara rabbrividire tutta, le cosce che si stringono involontariamente sotto la gonna. Valeria approfitta di quel momento di cedimento: stringe il seno più forte, tira il capezzolo con decisione, e allo stesso tempo avvicina la bocca alla sua, sfiorandole le labbra con la lingua in un contatto umido, possessivo.
Lara emette un gemito profondo, gutturale, che riecheggia contro le pareti di mattoni. Il corpo le si inarca verso Valeria come se non potesse farne a meno, i fianchi che spingono in avanti in un movimento disperato, le mutandine ormai fradice che segnano chiaramente l’eccitazione tra le gambe.
Io sono lì, legato alla sedia, il cazzo che pulsa dolorosamente nei pantaloni, il respiro corto. Vedo ogni dettaglio: il modo in cui il seno di Lara si solleva verso la mano di Valeria, il modo in cui la sua gola si contrae quando deglutisce, il modo in cui i suoi occhi, lucidi e persi, guizzano per un istante verso di me, come a implorare “guardami, Max, sto crollando per te”.
Valeria stacca appena le labbra dalle sue, solo per sussurrarle qualcosa di basso e autoritario. Lara annuisce debolmente, le palpebre che tremano. Poi la Mistress torna a baciarla, stavolta più profondo, la lingua che entra nella bocca di Lara, reclamandola.
L’azione si sta facendo intensa. Il gioco è appena entrato in una fase nuova, più cruda, più possessiva. E Lara, la mia Lara, si sta arrendendo completamente.
La tensione nella stanza è palpabile, l’aria densa di respiri accelerati e del leggero tintinnio delle catene che pendono dal soffitto. Lara è trascinata a terra sul freddo pavimento di cemento lucidato, le mani ancora bloccate dietro la schiena da Elena che la tiene per i polsi con una presa ferrea.
Elena è accovacciata dietro di lei, le cosce fasciate nel latex nero che premono contro i fianchi di Lara, tenendola incastrata tra le sue gambe aperte. Una mano le cinge il collo da dietro, dita guantate che stringono delicatamente ma con autorità la gola, costringendola a tenere la testa inclinata all’indietro, esposta. L’altra mano le afferra i capelli castani alla radice, tirandoli piano per mantenere il controllo totale del suo viso. Il corpo di Elena aderisce completamente alla schiena di Lara, il calore del latex contro la pelle nuda sotto la maglietta ormai aperta e appallottolata ai lati.
Davanti a lei, Valeria è accovacciata a sua volta, le ginocchia divaricate sul pavimento, la gonna di pelle tesa sulle cosce. Il suo viso è vicinissimo a quello di Lara: gli occhi fissi nei suoi, un sorriso lento e crudele sulle labbra mentre la osserva cedere. Con entrambe le mani guantate afferra i seni nudi di Lara, stringendoli con forza controllata. Le dita affondano nella carne morbida, i pollici premono sui capezzoli gonfi e li torcono leggermente, tirandoli verso l’esterno in un gesto che fa inarcare la schiena di Lara in un riflesso involontario. Il seno di Lara è arrossato, segnato dalle impronte chiare delle dita di Valeria, i capezzoli duri e lucidi, sensibilissimi a ogni minimo movimento.
Lara è in ginocchio, il busto proteso in avanti, la maglietta bianca spalancata che le pende inutile dalle spalle, la mini gonna di jeans risalita fino ai fianchi e le mutandine nere fradice che aderiscono alle grandi labbra gonfie. La testa è gettata all’indietro contro la spalla di Elena, la gola esposta, la bocca spalancata in un gemito continuo, roco, che le esce a ondate. Gli occhi sono semichiusi, le pupille dilatate, le guance in fiamme, un filo di saliva che le cola dall’angolo della bocca mentre ansima. Ogni tanto le labbra si muovono senza suono, come se volesse implorare qualcosa, forse pietà, forse di più, ma le parole non escono.
Valeria si china ancora di più, il viso a un soffio dal suo. Le sussurra qualcosa di basso, di possessivo, mentre le torce di nuovo i capezzoli con decisione. Lara sussulta violentemente, le cosce che tremano, i fianchi che spingono in avanti in un movimento disperato, come se cercasse un contatto che non arriva ancora.
Io sono legato alla sedia a pochi metri di distanza, il cazzo che pulsa dolorosamente nei pantaloni, il respiro corto e irregolare. Vedo ogni dettaglio: il modo in cui il corpo di Lara si arrende completamente, il contrasto tra la sua pelle chiara e arrossata e i guanti neri delle due donne, il modo in cui i suoi seni vengono manipolati senza pietà ma con una precisione che la fa tremare di piacere invece che di dolore. I suoi occhi guizzano per un istante verso di me, lucidi, imploranti, persi, e in quel breve contatto visivo leggo tutto: la paura, l’eccitazione, la resa totale.
Elena stringe un po’ di più la presa sulla gola, non abbastanza da far male, ma abbastanza da farle sentire il controllo. Valeria le torce di nuovo i capezzoli, stavolta più forte, e Lara emette un grido strozzato che si trasforma in un gemito profondo, il corpo che si inarca tra le due donne come se volesse offrirsi ancora di più.
La scena è cruda, intensa, bellissima. Lara è a terra, trascinata nel suo abbandono, e il gioco sta diventando sempre più profondo.
Lara è ancora in ginocchio sul pavimento freddo, il corpo tremante e lucido di sudore, intrappolata tra le due donne che ora hanno abbandonato ogni velo di gentilezza iniziale. Elena, da dietro, le ha afferrato i capelli alla radice con una mano guantata, tirandole la testa all’indietro in un angolo brutale, costringendola a esporre completamente la gola. L’altra mano le stringe il mento da sotto, premendo le dita ai lati della mandibola per tenerle la bocca spalancata, forzandola a restare aperta come un invito osceno.
Valeria è accovacciata di fronte a lei, vicinissima, il viso a pochi centimetri dal suo. Con due dita guantate le afferra la lingua, la tira fuori piano ma con decisione, la tiene esposta mentre la osserva con uno sguardo freddo e divertito.
“Brava bambina… apri di più” le sussurra, la voce bassa e vellutata ma carica di crudeltà.
Lara ansima forte, il respiro che esce a rantoli spezzati. Gli occhi sono spalancati, lucidi di lacrime che le rigano le guance arrossate, le palpebre che tremano mentre cerca di non soffocare. Il bel viso, quello che amo tanto, con la frangia castana appiccicata alla fronte sudata, è contratto in una smorfia di tensione pura: le sopracciglia aggrottate, la fronte corrugata, le labbra gonfie e tremanti intorno alle dita che la invadono.
Valeria spinge le dita più in fondo, oltre la lingua, verso la gola. Lara gorgoglia, un suono umido e strozzato che le sale dal petto. Il corpo le si contrae violentemente, i muscoli del collo che si tendono, il petto che si solleva in un conato improvviso. Elena stringe di più i capelli, le tira la testa indietro ancora di più, impedendole di ritrarsi.
“Non vomitare ancora, piccola… resisti per noi” dice Elena con un sorriso crudele, premendo il palmo contro la gola di Lara per farle sentire la pressione esterna mentre Valeria spinge dentro.
Lara emette un suono disperato, un misto tra gemito e singhiozzo soffocato. La saliva le cola copiosa dagli angoli della bocca, scivola sul mento, gocciola sul seno nudo e arrossato. Il corpo le trema tutto, le cosce che si stringono e si aprono involontariamente sotto la mini gonna ormai inutilmente sollevata, le mutandine fradice che segnano ogni contrazione del suo basso ventre.
Valeria ritira le dita per un secondo, solo per farle riprendere fiato, poi le infila di nuovo, stavolta con tre dita, spingendo più a fondo, toccando il fondo della gola. Lara ha un conato forte, il corpo che si inarca in avanti come per vomitare, ma Elena la tiene ferma, la gola bloccata dalla mano che le stringe il collo. Le lacrime le scorrono abbondanti ora, il mascara che cola in rivoli neri sulle guance, ma gli occhi, quegli occhi castani che conosco così bene, sono ancora lucidi di un’eccitazione oscura, mista al terrore e alla resa totale.
Io sono legato alla sedia, incapace di muovermi, incapace di toccarmi. Il cazzo mi pulsa da morire nei pantaloni, gonfio fino al limite, la cappella che batte contro la stoffa umida. Vedo tutto: il modo in cui la gola di Lara si contrae intorno alle dita di Valeria, il modo in cui il suo corpo lotta e si arrende allo stesso tempo, il viso contratto in quella smorfia bellissima e devastata. È troppo. Troppo intenso, troppo perfetto.
Sento il piacere montare improvviso, incontrollabile. Non resisto più.
Un ultimo spasmo, e vengo nelle mutande.
Getti caldi, violenti, che mi bagnano i boxer, il jeans, mentre il corpo mi trema sulla sedia. Non posso gemere forte, ma un suono rauco mi sfugge dalla gola, gli occhi fissi su di lei, su Lara che sta subendo tutto questo per me, per noi.
Valeria ritira le dita lentamente, lasciando Lara ansimante, la bocca spalancata, la saliva che le cola sul mento. Le accarezza la guancia con il dorso della mano guantata, quasi teneramente ora.
“Brava… hai resistito bene. Ma non abbiamo finito.”
Lara deglutisce a fatica, gli occhi che guizzano verso di me per un istante – lucidi, distrutti, ma con un lampo di orgoglio perverso. Sa che ho goduto. Sa che sto venendo per lei in questo momento.
Il gioco continua, e io, legato e svuotato ma già eccitato di nuovo, non vedo l’ora di vedere quanto più in profondità la porteranno.
Lara è a terra ora, appoggiata sulla schiena sul cemento freddo e ruvido del dungeon, le gambe divaricate e piegate, le ginocchia sollevate in un angolo vulnerabile. La mini gonna di jeans è stata spinta su fino alla vita, arrotolata intorno ai fianchi come un inutile straccio, lasciando completamente esposta la parte inferiore del suo corpo. Le mutandine nere di pizzo sono state spostate di lato con brutalità, il tessuto bagnato e appiccicato alla coscia destra, mentre le grandi labbra gonfie e lucide di eccitazione sono aperte alla vista di tutti.
Elena è inginocchiata alla sua sinistra, il corpo inclinato in avanti, una gamba piegata sotto di sé e l’altra tesa all’indietro per mantenere l’equilibrio. Il latex nero le fascia le cosce, i tacchi alti piantati nel pavimento come pugnali. Con una mano le tiene fermo il ginocchio sinistro, spalancandolo ancora di più, le dita guantate che affondano nella carne morbida della coscia per impedirle di chiudere le gambe. L’altra mano è scesa tra le sue gambe: le dita dentro di lei, pompano con un ritmo lento ma profondo, curvandosi verso l’alto per premere contro quel punto interno che la fa sussultare violentemente. Il pollice di Elena sfrega il clitoride gonfio in cerchi stretti e insistenti, senza pietà, facendola contrarre e tremare a ogni passaggio.
Valeria è accovacciata tra le sue gambe aperte, il viso a pochi centimetri dal sesso di Lara. Il corsetto nero le stringe il busto, la gonna di pelle tesa sulle cosce mentre si china in avanti. Una mano le regge il fianco destro, le dita che affondano nella carne per tenerla ferma, mentre l’altra è tra le sue cosce: due dita guantate entrano ed escono dalla figa bagnatissima di Lara, accompagnando il movimento di Elena in un ritmo sincronizzato, crudele. Il pollice di Valeria preme sul clitoride dall’alto, schiacciandolo contro l’osso pubico, mentre le altre dita si aprono e si chiudono dentro di lei, stirandola, riempiendola, facendola gorgogliare di suoni umidi e disperati.
Lara è sdraiata con la schiena inarcata, le braccia abbandonate sopra la testa, i polsi ancora legati insieme con una corda morbida che Elena ha fissato a un anello sul pavimento. Il seno nudo sale e scende rapido, i capezzoli duri e arrossati che puntano verso il soffitto, segnati dalle impronte precedenti. La maglietta bianca è aperta e appallottolata sotto le ascelle, inutile. I capelli castani con la frangia sono sparsi sul pavimento, qualche ciocca appiccicata alla fronte sudata e alle guance in fiamme. La bocca è spalancata in un gemito continuo, roco, interrotto solo dai conati residui di poco prima; le labbra gonfie tremano, un filo di saliva le cola dall’angolo della bocca fino al mento.
Il suo viso è una maschera di estasi tormentata: gli occhi semichiusi e vitrei, le pupille dilatate, le sopracciglia aggrottate in una smorfia di piacere-dolore. Ogni tanto la testa si scuote di lato, come se volesse negare quello che il corpo sta implorando. Le cosce tremano incontrollabilmente, i muscoli che si contraggono intorno alle dita delle due donne, il bacino che si solleva dal pavimento in scatti disperati per inseguire il piacere, per sfuggirgli, per entrambe le cose.
Elena si china di più, le labbra sfiorano l’orecchio di Lara mentre le sussurra qualcosa di basso e sporco. Valeria alza lo sguardo verso di me per un istante – un sorriso freddo, trionfante – prima di chinarsi di nuovo e leccare una linea lenta e possessiva lungo l’interno della coscia di Lara, fino a sfiorare il clitoride con la punta della lingua, mentre le dita continuano a pompare dentro di lei.
Lara emette un urlo strozzato, il corpo che si inarca tutto, le mani che stringono la corda sopra la testa, le unghie che graffiano l’aria. Sta venendo vicina, vicinissima, il respiro ridotto a rantoli spezzati, il sesso che pulsa visibilmente intorno alle dita che la invadono senza tregua.
Io sono ancora legato alla sedia, il seme che mi bagna i pantaloni da prima, il cazzo già di nuovo duro e dolorante mentre guardo la mia ragazza, la mia Lara, essere usata, aperta, portata al limite da due donne che sanno esattamente come farla crollare.
Non c’è tregua. Non c’è pietà. Solo il suono umido delle dita che la scopano, i gemiti di Lara che riempiono la stanza, e il mio cuore che batte all’impazzata sapendo che questo è esattamente ciò che abbiamo voluto entrambi.
Mentre guardo Lara lì, sdraiata sul pavimento freddo del dungeon, le gambe spalancate e tremanti, le dita di Elena e Valeria che entrano ed escono da lei con un ritmo implacabile, il clitoride gonfio schiacciato sotto i pollici guantati, mi colpisce un pensiero che mi stringe il petto in un misto di amore feroce e eccitazione quasi dolorosa.
Lara non è mai stata toccata da una donna prima d’oggi.
Mai un bacio femminile, mai una carezza estranea che non fosse la mia, mai un dito che non fosse il mio a sfiorarle le labbra intime, a entrare dentro di lei, a farla gemere in quel modo. È sempre stata solo mia, in quel senso: il suo corpo ha conosciuto solo mani maschili, solo il mio sguardo, solo il mio desiderio. E ora eccola qui, nuda e aperta, la figa bagnata e pulsante che si contrae intorno a dita sconosciute, guantate di pelle nera, dita che appartengono a due donne che la dominano con una sicurezza che io non potrei mai avere.
Lo fa per me.
Non è solo sottomissione alle Mistress. È sottomissione a me, al mio sogno più nascosto, a quella fantasia che le ho confessato la notte del mio compleanno con il cuore in gola. Ha accettato di lasciarsi legare, toccare, invadere, umiliare da mani femminili, proprio quelle che la spaventavano di più, perché rappresentavano un territorio completamente ignoto, solo perché sa quanto mi eccita vederla cedere così.
Ogni volta che Elena le torce il clitoride facendola inarcare con un gemito strozzato, ogni volta che Valeria le infila tre dita fino in fondo e le fa sentire quanto è bagnata, quanto è pronta a venire per loro, io so che Lara sta pensando a me. Sta pensando: “Max sta guardando. Max vuole questo. Max mi ama così tanto da volermi vedere distrutta da altre donne”. E quel pensiero la fa bagnare ancora di più, la fa tremare più forte, la fa implorare con gli occhi socchiusi e le lacrime che le rigano il viso.
È la cosa più intima che abbia mai fatto per me. Più intima del sesso in autostrada, più intima di qualsiasi confessione sussurrata al buio. Si sta lasciando dominare da chi non ha mai voluto, da chi non ha mai desiderato, solo per regalarmi l’immagine perfetta della sua resa totale. Il suo corpo, che ha sempre risposto solo a me, ora risponde a loro, e lo fa con una intensità che mi fa quasi male al petto, perché è la prova vivente di quanto mi ami.
Le sue cosce tremano, il bacino si solleva dal pavimento in scatti disperati mentre le due Mistress la portano al limite senza tregua. Lara geme forte, un suono crudo e liberatorio, e per un istante i suoi occhi trovano i miei attraverso la stanza. Sono lucidi, persi, ma c’è un lampo lì dentro: orgoglio, amore, una specie di “guarda cosa faccio per te”.
E io, legato a questa sedia con il seme ancora caldo nei pantaloni e il cazzo di nuovo duro, sento che non l’ho mai amata così tanto come in questo momento.
Perché Lara, la mia Lara, quella che arrossiva solo a parlarne, ora si sta lasciando scopare da due donne sadiche e bellissime, solo per farmi vedere quanto è disposta a spingersi oltre per me.
E questo, più di qualsiasi orgasmo, è il regalo più grande che mi abbia mai fatto.
stemmy75@gmail.com
Apro il telefono e contatto Mistress Valeria, una delle più note nell’ambiente italiano. Le scrivo un messaggio diretto, educato ma chiaro: le spiego la situazione, il mio desiderio, il fatto che Lara è principiante assoluta, nessuna esperienza BDSM né con donne. Voglio che sia lei a guidarla, magari con un’assistente, e che io possa solo assistere, senza intervenire in nessun modo. Mi risponde entro un’ora: professionale, rassicurante, con un tono che trasuda controllo. Ci accordiamo per il venerdì successivo, nel suo dungeon privato in una villa isolata fuori città. Regole chiare: safeword condiviso (rosso/giallo/verde), consenso continuo, niente penetrazione con me, niente marchi permanenti, niente sangue. Io sarò legato a una sedia in un angolo della stanza, mani dietro la schiena, solo occhi e mente per godere.
Arriviamo puntuali. Lara è nervosa da morire durante il viaggio: si morde l’interno della guancia, cambia continuamente posizione sul sedile, mi stringe la mano così forte che mi fa male. Quando entriamo nella villa, l’atmosfera cambia. Luci basse, odore di cuoio e cera, un silenzio rotto solo dal ticchettio dei tacchi di Valeria che ci accoglie. È alta, capelli neri raccolti, corsetto di pelle lucida, sguardo che ti trapassa. La sua assistente, una mora più giovane di nome Elena, è vestita in latex nero aderente, tacchi altissimi, un sorriso gentile ma predatorio.
Mi portano in una stanza ampia separandomi da Lara che aspetterà all’ingresso. Pareti di mattoni a vista, pavimento di cemento lucidato, attrezzi appesi con cura: croci di Sant’Andrea, panche da spanking, catene che pendono dal soffitto. Al centro c’è una sedia robusta per me, con cinghie di cuoio. Mi fanno sedere, mi legano polsi e caviglie con movimenti rapidi ed esperti. Non posso muovermi, non posso toccarmi, non posso intervenire. Solo guardare. Il cazzo mi si indurisce all’istante nei pantaloni solo al pensiero di quello che sta per succedere. E poi loro sono bellissime.
Poi entra Lara.
Lara è lì, al centro della stanza, illuminata da quella luce calda e bassa che fa risaltare ogni curva del suo corpo contro i mattoni grezzi alle pareti. Indossa ancora la mini gonna di jeans che aveva scelto per venire qui, corta, aderente, con l’orlo sfrangiato che le arriva a metà coscia e la maglietta bianca semplice, un po’ larga, che ora è stata tirata verso il basso, scoprendo la scollatura profonda. Il tessuto si tende sul seno, i capezzoli già visibili sotto la stoffa sottile, duri per l’eccitazione e per l’aria fresca del dungeon.
Elena, l’assistente di Valeria, è dietro di lei. Le sue braccia la cingono da dietro in una presa ferma ma non brutale: una mano le blocca entrambi i polsi dietro la schiena, stringendoli con decisione, mentre l’altra le avvolge il torace, premendo il palmo aperto contro lo sterno per tenerla immobile, per farle sentire il controllo totale. Il corpo di Elena aderisce al suo da dietro, il latex nero che sfiora la schiena nuda di Lara sotto la maglietta sollevata. Si vede il contrasto: la pelle chiara e calda di Lara contro il nero lucido e freddo del guanto che le sfiora il collo, poi scende piano lungo la clavicola.
Davanti a lei c’è Valeria. Alta, composta, con quel sorriso calmo e predatorio che non arriva mai agli occhi. Indossa il corsetto nero e la gonna di pelle, ma è il suo braccio destro teso in avanti a catturare l’attenzione: la mano guantata di pelle nera è infilata dentro la scollatura della maglietta di Lara, le dita che spingono il tessuto di lato per scoprire completamente il seno sinistro. Il tocco è leggero, intimo, quasi carezzevole: il pollice sfiora il capezzolo in cerchi lenti, lo pizzica appena con la punta dell’unghia, lo tira delicatamente verso l’esterno prima di lasciarlo andare. Lara sussulta a ogni movimento, il petto che si alza e si abbassa rapido, il respiro che le esce a piccoli ansiti spezzati.
La testa di Lara è leggermente inclinata all’indietro, i capelli castani con la frangia che le cadono sul viso, qualche ciocca appiccicata alla fronte per il sottile velo di sudore. Gli occhi sono socchiusi, le palpebre pesanti, le labbra socchiuse in un’espressione che è un misto perfetto di smarrimento, vergogna e desiderio puro. Si morde piano il labbro inferiore, quel gesto che fa sempre quando è al limite e ogni tanto i suoi occhi guizzano verso di me, legati alla sedia nell’angolo, come a cercare un appiglio, una conferma che sto vedendo tutto, che sto godendo di ogni secondo del suo abbandono.
Io non posso muovermi. Le cinghie mi tengono fermo, il cazzo duro da far male nei pantaloni, il cuore che martella nel petto. Vedo tutto: il modo in cui il seno di Lara si solleva verso la mano di Valeria, il modo in cui le sue cosce si stringono involontariamente sotto la mini gonna, il modo in cui il suo corpo tradisce ogni protesta mentale arrendendosi al tocco leggero ma implacabile delle due donne.
Valeria si china appena verso l’orecchio di Lara, le sussurra qualcosa che non sento, ma che la fa rabbrividire tutta. Elena stringe un po’ di più la presa sui polsi, le spinge il petto in avanti offrendolo ancora di più alla Mistress.
Lara emette un gemito basso, roco, che riempie la stanza.
Il tocco è ancora leggero, ancora intimo. Ma è solo l’inizio.
Lara è completamente esposta ora, il corpo teso e tremante tra le due donne che la controllano con una precisione quasi chirurgica. La mini gonna di jeans le è rimasta addosso, ma è salita fin quasi sui fianchi per i movimenti, scoprendo le mutandine nere di pizzo che aderiscono bagnate alla pelle. La maglietta bianca è stata tirata verso il basso e aperta completamente sul davanti: i lembi pendono ai lati, lasciando i seni nudi e arrossati all’aria del dungeon. I capezzoli sono gonfi, eretti, lucidi di saliva o di sudore, non riesco a distinguere da dove mi hanno legato.
Elena è ancora dietro di lei, il corpo premuto contro la schiena di Lara come un’ombra viva. Le braccia la cingono strette: una mano le blocca entrambi i polsi dietro la schiena, l’altra è scesa più in basso, stringendo la vita di Lara per tenerla inarcata all’indietro, offrendola completamente. Il viso di Elena è vicino al collo di Lara, le labbra sfiorano la pelle appena sotto l’orecchio, un sorriso soddisfatto che le incurva la bocca mentre osserva ogni reazione.
Davanti a Lara c’è Valeria, vicinissima, il viso a pochi centimetri dal suo. È china in avanti, il corsetto nero che le stringe il busto, la gonna di pelle che fruscia piano a ogni movimento. Una mano guantata le regge la nuca, le dita affondate nei capelli castani di Lara per tenerle la testa inclinata all’indietro, esponendo la gola. L’altra mano è sul seno destro di Lara: il palmo aperto copre quasi tutto il globo, le dita stringono con decisione ma senza brutalità, il pollice che preme sul capezzolo e lo ruota lentamente, tirandolo verso l’alto in un gesto che fa inarcare Lara ancora di più.
Le loro bocche sono vicinissime. Lara ha la testa gettata all’indietro, gli occhi socchiusi e vitrei, le labbra socchiuse in un gemito silenzioso che si trasforma in un ansito roco ogni volta che Valeria stringe un po’ di più. Il mento le trema, le guance sono arrossate, un velo di sudore le imperla la fronte e le tempie. Valeria la guarda dritto negli occhi, il suo sguardo penetrante e calmo, quasi ipnotico. Le loro labbra si sfiorano appena – non un bacio vero e proprio, ma un contatto leggero, intimo, carico di tensione: il respiro di Valeria che entra nella bocca di Lara, il labbro inferiore di Lara che trema contro quello superiore della Mistress.
Elena sussurra qualcosa all’orecchio di Lara da dietro, non sento le parole, ma vedo le labbra muoversi, vedo Lara rabbrividire tutta, le cosce che si stringono involontariamente sotto la gonna. Valeria approfitta di quel momento di cedimento: stringe il seno più forte, tira il capezzolo con decisione, e allo stesso tempo avvicina la bocca alla sua, sfiorandole le labbra con la lingua in un contatto umido, possessivo.
Lara emette un gemito profondo, gutturale, che riecheggia contro le pareti di mattoni. Il corpo le si inarca verso Valeria come se non potesse farne a meno, i fianchi che spingono in avanti in un movimento disperato, le mutandine ormai fradice che segnano chiaramente l’eccitazione tra le gambe.
Io sono lì, legato alla sedia, il cazzo che pulsa dolorosamente nei pantaloni, il respiro corto. Vedo ogni dettaglio: il modo in cui il seno di Lara si solleva verso la mano di Valeria, il modo in cui la sua gola si contrae quando deglutisce, il modo in cui i suoi occhi, lucidi e persi, guizzano per un istante verso di me, come a implorare “guardami, Max, sto crollando per te”.
Valeria stacca appena le labbra dalle sue, solo per sussurrarle qualcosa di basso e autoritario. Lara annuisce debolmente, le palpebre che tremano. Poi la Mistress torna a baciarla, stavolta più profondo, la lingua che entra nella bocca di Lara, reclamandola.
L’azione si sta facendo intensa. Il gioco è appena entrato in una fase nuova, più cruda, più possessiva. E Lara, la mia Lara, si sta arrendendo completamente.
La tensione nella stanza è palpabile, l’aria densa di respiri accelerati e del leggero tintinnio delle catene che pendono dal soffitto. Lara è trascinata a terra sul freddo pavimento di cemento lucidato, le mani ancora bloccate dietro la schiena da Elena che la tiene per i polsi con una presa ferrea.
Elena è accovacciata dietro di lei, le cosce fasciate nel latex nero che premono contro i fianchi di Lara, tenendola incastrata tra le sue gambe aperte. Una mano le cinge il collo da dietro, dita guantate che stringono delicatamente ma con autorità la gola, costringendola a tenere la testa inclinata all’indietro, esposta. L’altra mano le afferra i capelli castani alla radice, tirandoli piano per mantenere il controllo totale del suo viso. Il corpo di Elena aderisce completamente alla schiena di Lara, il calore del latex contro la pelle nuda sotto la maglietta ormai aperta e appallottolata ai lati.
Davanti a lei, Valeria è accovacciata a sua volta, le ginocchia divaricate sul pavimento, la gonna di pelle tesa sulle cosce. Il suo viso è vicinissimo a quello di Lara: gli occhi fissi nei suoi, un sorriso lento e crudele sulle labbra mentre la osserva cedere. Con entrambe le mani guantate afferra i seni nudi di Lara, stringendoli con forza controllata. Le dita affondano nella carne morbida, i pollici premono sui capezzoli gonfi e li torcono leggermente, tirandoli verso l’esterno in un gesto che fa inarcare la schiena di Lara in un riflesso involontario. Il seno di Lara è arrossato, segnato dalle impronte chiare delle dita di Valeria, i capezzoli duri e lucidi, sensibilissimi a ogni minimo movimento.
Lara è in ginocchio, il busto proteso in avanti, la maglietta bianca spalancata che le pende inutile dalle spalle, la mini gonna di jeans risalita fino ai fianchi e le mutandine nere fradice che aderiscono alle grandi labbra gonfie. La testa è gettata all’indietro contro la spalla di Elena, la gola esposta, la bocca spalancata in un gemito continuo, roco, che le esce a ondate. Gli occhi sono semichiusi, le pupille dilatate, le guance in fiamme, un filo di saliva che le cola dall’angolo della bocca mentre ansima. Ogni tanto le labbra si muovono senza suono, come se volesse implorare qualcosa, forse pietà, forse di più, ma le parole non escono.
Valeria si china ancora di più, il viso a un soffio dal suo. Le sussurra qualcosa di basso, di possessivo, mentre le torce di nuovo i capezzoli con decisione. Lara sussulta violentemente, le cosce che tremano, i fianchi che spingono in avanti in un movimento disperato, come se cercasse un contatto che non arriva ancora.
Io sono legato alla sedia a pochi metri di distanza, il cazzo che pulsa dolorosamente nei pantaloni, il respiro corto e irregolare. Vedo ogni dettaglio: il modo in cui il corpo di Lara si arrende completamente, il contrasto tra la sua pelle chiara e arrossata e i guanti neri delle due donne, il modo in cui i suoi seni vengono manipolati senza pietà ma con una precisione che la fa tremare di piacere invece che di dolore. I suoi occhi guizzano per un istante verso di me, lucidi, imploranti, persi, e in quel breve contatto visivo leggo tutto: la paura, l’eccitazione, la resa totale.
Elena stringe un po’ di più la presa sulla gola, non abbastanza da far male, ma abbastanza da farle sentire il controllo. Valeria le torce di nuovo i capezzoli, stavolta più forte, e Lara emette un grido strozzato che si trasforma in un gemito profondo, il corpo che si inarca tra le due donne come se volesse offrirsi ancora di più.
La scena è cruda, intensa, bellissima. Lara è a terra, trascinata nel suo abbandono, e il gioco sta diventando sempre più profondo.
Lara è ancora in ginocchio sul pavimento freddo, il corpo tremante e lucido di sudore, intrappolata tra le due donne che ora hanno abbandonato ogni velo di gentilezza iniziale. Elena, da dietro, le ha afferrato i capelli alla radice con una mano guantata, tirandole la testa all’indietro in un angolo brutale, costringendola a esporre completamente la gola. L’altra mano le stringe il mento da sotto, premendo le dita ai lati della mandibola per tenerle la bocca spalancata, forzandola a restare aperta come un invito osceno.
Valeria è accovacciata di fronte a lei, vicinissima, il viso a pochi centimetri dal suo. Con due dita guantate le afferra la lingua, la tira fuori piano ma con decisione, la tiene esposta mentre la osserva con uno sguardo freddo e divertito.
“Brava bambina… apri di più” le sussurra, la voce bassa e vellutata ma carica di crudeltà.
Lara ansima forte, il respiro che esce a rantoli spezzati. Gli occhi sono spalancati, lucidi di lacrime che le rigano le guance arrossate, le palpebre che tremano mentre cerca di non soffocare. Il bel viso, quello che amo tanto, con la frangia castana appiccicata alla fronte sudata, è contratto in una smorfia di tensione pura: le sopracciglia aggrottate, la fronte corrugata, le labbra gonfie e tremanti intorno alle dita che la invadono.
Valeria spinge le dita più in fondo, oltre la lingua, verso la gola. Lara gorgoglia, un suono umido e strozzato che le sale dal petto. Il corpo le si contrae violentemente, i muscoli del collo che si tendono, il petto che si solleva in un conato improvviso. Elena stringe di più i capelli, le tira la testa indietro ancora di più, impedendole di ritrarsi.
“Non vomitare ancora, piccola… resisti per noi” dice Elena con un sorriso crudele, premendo il palmo contro la gola di Lara per farle sentire la pressione esterna mentre Valeria spinge dentro.
Lara emette un suono disperato, un misto tra gemito e singhiozzo soffocato. La saliva le cola copiosa dagli angoli della bocca, scivola sul mento, gocciola sul seno nudo e arrossato. Il corpo le trema tutto, le cosce che si stringono e si aprono involontariamente sotto la mini gonna ormai inutilmente sollevata, le mutandine fradice che segnano ogni contrazione del suo basso ventre.
Valeria ritira le dita per un secondo, solo per farle riprendere fiato, poi le infila di nuovo, stavolta con tre dita, spingendo più a fondo, toccando il fondo della gola. Lara ha un conato forte, il corpo che si inarca in avanti come per vomitare, ma Elena la tiene ferma, la gola bloccata dalla mano che le stringe il collo. Le lacrime le scorrono abbondanti ora, il mascara che cola in rivoli neri sulle guance, ma gli occhi, quegli occhi castani che conosco così bene, sono ancora lucidi di un’eccitazione oscura, mista al terrore e alla resa totale.
Io sono legato alla sedia, incapace di muovermi, incapace di toccarmi. Il cazzo mi pulsa da morire nei pantaloni, gonfio fino al limite, la cappella che batte contro la stoffa umida. Vedo tutto: il modo in cui la gola di Lara si contrae intorno alle dita di Valeria, il modo in cui il suo corpo lotta e si arrende allo stesso tempo, il viso contratto in quella smorfia bellissima e devastata. È troppo. Troppo intenso, troppo perfetto.
Sento il piacere montare improvviso, incontrollabile. Non resisto più.
Un ultimo spasmo, e vengo nelle mutande.
Getti caldi, violenti, che mi bagnano i boxer, il jeans, mentre il corpo mi trema sulla sedia. Non posso gemere forte, ma un suono rauco mi sfugge dalla gola, gli occhi fissi su di lei, su Lara che sta subendo tutto questo per me, per noi.
Valeria ritira le dita lentamente, lasciando Lara ansimante, la bocca spalancata, la saliva che le cola sul mento. Le accarezza la guancia con il dorso della mano guantata, quasi teneramente ora.
“Brava… hai resistito bene. Ma non abbiamo finito.”
Lara deglutisce a fatica, gli occhi che guizzano verso di me per un istante – lucidi, distrutti, ma con un lampo di orgoglio perverso. Sa che ho goduto. Sa che sto venendo per lei in questo momento.
Il gioco continua, e io, legato e svuotato ma già eccitato di nuovo, non vedo l’ora di vedere quanto più in profondità la porteranno.
Lara è a terra ora, appoggiata sulla schiena sul cemento freddo e ruvido del dungeon, le gambe divaricate e piegate, le ginocchia sollevate in un angolo vulnerabile. La mini gonna di jeans è stata spinta su fino alla vita, arrotolata intorno ai fianchi come un inutile straccio, lasciando completamente esposta la parte inferiore del suo corpo. Le mutandine nere di pizzo sono state spostate di lato con brutalità, il tessuto bagnato e appiccicato alla coscia destra, mentre le grandi labbra gonfie e lucide di eccitazione sono aperte alla vista di tutti.
Elena è inginocchiata alla sua sinistra, il corpo inclinato in avanti, una gamba piegata sotto di sé e l’altra tesa all’indietro per mantenere l’equilibrio. Il latex nero le fascia le cosce, i tacchi alti piantati nel pavimento come pugnali. Con una mano le tiene fermo il ginocchio sinistro, spalancandolo ancora di più, le dita guantate che affondano nella carne morbida della coscia per impedirle di chiudere le gambe. L’altra mano è scesa tra le sue gambe: le dita dentro di lei, pompano con un ritmo lento ma profondo, curvandosi verso l’alto per premere contro quel punto interno che la fa sussultare violentemente. Il pollice di Elena sfrega il clitoride gonfio in cerchi stretti e insistenti, senza pietà, facendola contrarre e tremare a ogni passaggio.
Valeria è accovacciata tra le sue gambe aperte, il viso a pochi centimetri dal sesso di Lara. Il corsetto nero le stringe il busto, la gonna di pelle tesa sulle cosce mentre si china in avanti. Una mano le regge il fianco destro, le dita che affondano nella carne per tenerla ferma, mentre l’altra è tra le sue cosce: due dita guantate entrano ed escono dalla figa bagnatissima di Lara, accompagnando il movimento di Elena in un ritmo sincronizzato, crudele. Il pollice di Valeria preme sul clitoride dall’alto, schiacciandolo contro l’osso pubico, mentre le altre dita si aprono e si chiudono dentro di lei, stirandola, riempiendola, facendola gorgogliare di suoni umidi e disperati.
Lara è sdraiata con la schiena inarcata, le braccia abbandonate sopra la testa, i polsi ancora legati insieme con una corda morbida che Elena ha fissato a un anello sul pavimento. Il seno nudo sale e scende rapido, i capezzoli duri e arrossati che puntano verso il soffitto, segnati dalle impronte precedenti. La maglietta bianca è aperta e appallottolata sotto le ascelle, inutile. I capelli castani con la frangia sono sparsi sul pavimento, qualche ciocca appiccicata alla fronte sudata e alle guance in fiamme. La bocca è spalancata in un gemito continuo, roco, interrotto solo dai conati residui di poco prima; le labbra gonfie tremano, un filo di saliva le cola dall’angolo della bocca fino al mento.
Il suo viso è una maschera di estasi tormentata: gli occhi semichiusi e vitrei, le pupille dilatate, le sopracciglia aggrottate in una smorfia di piacere-dolore. Ogni tanto la testa si scuote di lato, come se volesse negare quello che il corpo sta implorando. Le cosce tremano incontrollabilmente, i muscoli che si contraggono intorno alle dita delle due donne, il bacino che si solleva dal pavimento in scatti disperati per inseguire il piacere, per sfuggirgli, per entrambe le cose.
Elena si china di più, le labbra sfiorano l’orecchio di Lara mentre le sussurra qualcosa di basso e sporco. Valeria alza lo sguardo verso di me per un istante – un sorriso freddo, trionfante – prima di chinarsi di nuovo e leccare una linea lenta e possessiva lungo l’interno della coscia di Lara, fino a sfiorare il clitoride con la punta della lingua, mentre le dita continuano a pompare dentro di lei.
Lara emette un urlo strozzato, il corpo che si inarca tutto, le mani che stringono la corda sopra la testa, le unghie che graffiano l’aria. Sta venendo vicina, vicinissima, il respiro ridotto a rantoli spezzati, il sesso che pulsa visibilmente intorno alle dita che la invadono senza tregua.
Io sono ancora legato alla sedia, il seme che mi bagna i pantaloni da prima, il cazzo già di nuovo duro e dolorante mentre guardo la mia ragazza, la mia Lara, essere usata, aperta, portata al limite da due donne che sanno esattamente come farla crollare.
Non c’è tregua. Non c’è pietà. Solo il suono umido delle dita che la scopano, i gemiti di Lara che riempiono la stanza, e il mio cuore che batte all’impazzata sapendo che questo è esattamente ciò che abbiamo voluto entrambi.
Mentre guardo Lara lì, sdraiata sul pavimento freddo del dungeon, le gambe spalancate e tremanti, le dita di Elena e Valeria che entrano ed escono da lei con un ritmo implacabile, il clitoride gonfio schiacciato sotto i pollici guantati, mi colpisce un pensiero che mi stringe il petto in un misto di amore feroce e eccitazione quasi dolorosa.
Lara non è mai stata toccata da una donna prima d’oggi.
Mai un bacio femminile, mai una carezza estranea che non fosse la mia, mai un dito che non fosse il mio a sfiorarle le labbra intime, a entrare dentro di lei, a farla gemere in quel modo. È sempre stata solo mia, in quel senso: il suo corpo ha conosciuto solo mani maschili, solo il mio sguardo, solo il mio desiderio. E ora eccola qui, nuda e aperta, la figa bagnata e pulsante che si contrae intorno a dita sconosciute, guantate di pelle nera, dita che appartengono a due donne che la dominano con una sicurezza che io non potrei mai avere.
Lo fa per me.
Non è solo sottomissione alle Mistress. È sottomissione a me, al mio sogno più nascosto, a quella fantasia che le ho confessato la notte del mio compleanno con il cuore in gola. Ha accettato di lasciarsi legare, toccare, invadere, umiliare da mani femminili, proprio quelle che la spaventavano di più, perché rappresentavano un territorio completamente ignoto, solo perché sa quanto mi eccita vederla cedere così.
Ogni volta che Elena le torce il clitoride facendola inarcare con un gemito strozzato, ogni volta che Valeria le infila tre dita fino in fondo e le fa sentire quanto è bagnata, quanto è pronta a venire per loro, io so che Lara sta pensando a me. Sta pensando: “Max sta guardando. Max vuole questo. Max mi ama così tanto da volermi vedere distrutta da altre donne”. E quel pensiero la fa bagnare ancora di più, la fa tremare più forte, la fa implorare con gli occhi socchiusi e le lacrime che le rigano il viso.
È la cosa più intima che abbia mai fatto per me. Più intima del sesso in autostrada, più intima di qualsiasi confessione sussurrata al buio. Si sta lasciando dominare da chi non ha mai voluto, da chi non ha mai desiderato, solo per regalarmi l’immagine perfetta della sua resa totale. Il suo corpo, che ha sempre risposto solo a me, ora risponde a loro, e lo fa con una intensità che mi fa quasi male al petto, perché è la prova vivente di quanto mi ami.
Le sue cosce tremano, il bacino si solleva dal pavimento in scatti disperati mentre le due Mistress la portano al limite senza tregua. Lara geme forte, un suono crudo e liberatorio, e per un istante i suoi occhi trovano i miei attraverso la stanza. Sono lucidi, persi, ma c’è un lampo lì dentro: orgoglio, amore, una specie di “guarda cosa faccio per te”.
E io, legato a questa sedia con il seme ancora caldo nei pantaloni e il cazzo di nuovo duro, sento che non l’ho mai amata così tanto come in questo momento.
Perché Lara, la mia Lara, quella che arrossiva solo a parlarne, ora si sta lasciando scopare da due donne sadiche e bellissime, solo per farmi vedere quanto è disposta a spingersi oltre per me.
E questo, più di qualsiasi orgasmo, è il regalo più grande che mi abbia mai fatto.
stemmy75@gmail.com
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