Inaspettata (proposta)
di
Stemmy
genere
etero
È il mio compleanno. Abbiamo spento le candeline da poco, in salotto, solo noi due, con una bottiglia di prosecco mezzo vuota sul tavolino e le luci basse che rendono tutto più morbido, più intimo. Lara è seduta sul divano accanto a me, le gambe piegate sotto di sé, i capelli castani che le cadono su una spalla in quel modo disordinato che adoro. Indossa una delle mie magliette oversize, niente sotto, e ogni tanto quando si muove sento il tessuto sfregare sulla sua pelle nuda. Dopo l’autostrada, tra noi è cambiato qualcosa: c’è una confidenza nuova, più cruda, più libera. Sappiamo entrambi che possiamo spingerci oltre, che l’altro non scapperà.
Lei mi guarda con quel sorriso complice, un po’ assonnato dal vino, e mi chiede la domanda che fa ogni anno:
"Allora, Max… cosa ti piacerebbe di regalo quest’anno? Dimmi la verità, eh. Niente stronzate tipo “niente, basta che ci sei tu”. Voglio regalarti qualcosa di speciale."
Il cuore mi batte più forte. Ho pensato a questo momento per mesi. È un sogno che tengo chiuso in un cassetto della testa, uno di quelli che mi eccitano da morire ma che mi fanno anche paura, perché coinvolgono lei in un modo che non so se accetterebbe mai. Ho sempre avuto terrore di rovinare tutto dicendolo ad alta voce. Ma dopo quella mezz’ora sull’autostrada, dopo averla vista cedere completamente, tremare e venire mentre guidava… sento che forse è il momento. Che se c’è qualcuno al mondo con cui posso essere brutale onesto, è lei.
Prendo un respiro profondo, poso il bicchiere sul tavolino e la guardo negli occhi.
"Lara… c’è una cosa che sogno da tanto tempo. Tantissimo tempo. Ma non te l’ho mai detto perché… non so, ho sempre avuto paura che ti sembrasse troppo, che ti facesse strano, o peggio che ti facesse sentire obbligata. E l’ultima cosa che voglio è farti sentire obbligata."
Lei inclina la testa, incuriosita, il sorriso che si spegne un po’ per lasciare spazio a una curiosità seria.
"Dimmi. Qualunque cosa sia, te lo prometto: ti ascolto senza giudicare."
Le parole mi escono piano, quasi sussurrate, come se pronunciarle troppo forte potesse farle esplodere.
"Mi piacerebbe… vederti in un gioco BDSM. Non con me. Con una o due Mistress. Donne esperte, dominanti, che ti legano, ti usano, ti fanno cose… mentre io guardo. Solo guardo. Vorrei vedere quanto sei bella quando ti lasci andare completamente, quando qualcuno ti porta al limite e tu non puoi fare altro che arrenderti. Vorrei vederti implorare, tremare, venire per loro… e sapere che lo fai anche per me, perché questo mi eccita."
Silenzio. Un silenzio lunghissimo. Lei sbatte le palpebre un paio di volte, come se stesse rielaborando. Le guance le si tingono di rosso, ma non è imbarazzo puro, c’è sorpresa, e forse un lampo di qualcos’altro che non riesco a decifrare subito.
"Cazzo, Max…" mormora alla fine, abbassando lo sguardo sul bicchiere che tiene tra le mani. "Non me l’aspettavo. Proprio per niente."
Mi sento morire un po’.
"Lo so. È… è solo un sogno. Un fantasma che mi gira in testa da tempo. Non devi fare niente, davvero. Non cambia niente tra noi se dici di no. Ti amo lo stesso, ti voglio lo stesso. Era solo… il mio desiderio più nascosto. E siccome mi hai chiesto la verità per il compleanno…"
Alza una mano per fermarmi.
"Aspetta. Non ho detto di no."
Il cuore mi salta in gola.
Lei posa il bicchiere, si gira completamente verso di me, mi prende le mani tra le sue. Le sue dita sono calde, un po’ tremanti.
"Mi hai spiazzata, sì. È una cosa grossa. Molto grossa. Ma… mi rendo conto che con te non ho paura di niente. Nemmeno di questo."
Fa una pausa, deglutisce.
"Ci devo pensare. Non ti dico sì subito, perché voglio essere sicura al cento per cento. Ma… non ti sto dicendo no. Voglio pensarci bene, informarmi, capire cosa comporta davvero. E se decido di farlo, lo farò perché lo voglio anch’io. Non per farti un regalo. Perché mi eccita l’idea di spingermi così oltre… e di farlo sapendo che tu sarai lì a guardarmi, a volermi più di prima."
Mi guarda dritto negli occhi, seria ma con un sorriso piccolo che le incurva le labbra.
"Quindi… dammi un po’ di tempo. Ok? Ma sappi che il tuo sogno non mi ha spaventata. Mi ha solo… accesa. In un modo che non mi aspettavo."
Mi chino verso di lei, le bacio la fronte, poi le labbra, piano.
"Grazie per non essere scappata. Grazie per ascoltarmi."
Lei ride piano contro la mia bocca.
"Scappare da te? Mai. Lo sai."
La sua risposta mi eccita da morire. Quelle parole: "non ti sto dicendo no, mi ha solo… accesa" – mi entrano dentro come una scarica elettrica. Sento il sangue affluire tutto in basso, il cazzo che si gonfia rapido nei jeans, premendo contro la stoffa in modo quasi doloroso. È un’erezione improvvisa, violenta, di quelle che non lasciano spazio a pensieri razionali.
Mi alzo dal divano per prendere un altro sorso di prosecco, più che altro per muovermi e scaricare un po’ di tensione, ma quando mi giro lei lo vede subito. Gli occhi le scendono lì, sul rigonfiamento evidente, e un sorriso malizioso le incurva le labbra. Non dice niente, ma quel suo sguardo dice tutto: sa esattamente cosa le sue parole mi hanno fatto, e le piace da morire averlo provocato.
Non resisto più.
Torno da lei in due passi, la afferro per i fianchi e la stendo sul divano con un movimento deciso ma non brutale. Lei ride piano, un suono basso e complice, mentre si lascia andare all’indietro, le braccia sopra la testa, la maglietta che le sale fino all’ombelico lasciando scoperta la pancia liscia. Sotto non ha niente, solo un paio di mutandine nere di pizzo, già un po’ umide al centro, lo vedo, lo sento dall’odore dolce che sale piano.
Le afferro entrambe le gambe dietro le ginocchia, le apro con calma, le sollevo quel tanto che basta per farle appoggiare i talloni sul bordo del divano. È esposta, completamente alla mia mercé, ma i suoi occhi brillano di eccitazione, non di paura. Mi inginocchio tra le sue cosce, il viso a pochi centimetri dalle sue parti intime. Sento il calore che emana, vedo il tessuto delle mutandine segnato da una macchia scura che si allarga piano.
Inizio lentissimo.
Prima le bacio l’interno delle cosce, sfiorandole con le labbra appena, lasciando che il mio respiro caldo le accarezzi la pelle. Lei sospira, un suono morbido che si trasforma in un piccolo gemito quando arrivo più in alto. Lecco la piega dove la coscia incontra l’inguine, prima da una parte, poi dall’altra, evitando apposta il centro. Le mutandine sono già impregnate, il pizzo aderisce alle labbra gonfie, delineandole perfettamente.
Con la punta della lingua traccio la linea del tessuto, dal basso verso l’alto, premendo appena abbastanza da farle sentire la pressione attraverso la stoffa. Lei inarca la schiena, le mani che afferrano il cuscino sopra la testa.
"Max…" sussurra, la voce già rotta.
Non rispondo. Sposto il pizzo di lato con due dita, piano, scoprendo la sua fica bagnata, rosa, lucida. È bellissima. Sempre. Ma in questo momento, dopo quello che mi ha appena detto, mi sembra ancora più irresistibile.
Appoggio la lingua piatta alla base, lecco in su lentissimo, raccogliendo tutto il suo sapore dolce-salato. Un gemito lungo le esce dalla gola, le cosce tremano intorno alla mia testa. Ripeto il movimento, ancora più lento, fermandomi proprio sotto il clitoride senza toccarlo. Lei si contorce, cerca di spingersi verso la mia bocca, ma io le tengo ferme le gambe con le mani, controllando il ritmo.
"Ti prego…" ansima.
Le sorrido contro la sua pelle, poi finalmente la prendo: la punta della lingua che gira intorno al clitoride in cerchi minuscoli, leggerissimi all’inizio, poi un po’ più decisi. Ogni tanto succhio piano il piccolo bottone gonfio, lo lascio andare con un pop umido, poi torno a leccare in linee lunghe e lente che la fanno tremare tutta.
Le infilo due dita dentro mentre continuo con la lingua, curvandole verso l’alto per trovare quel punto che la fa impazzire. È stretta, calda, bagnatissima; le pareti interne si contraggono subito intorno alle dita, come se volessero trattenermi lì per sempre.
Lei geme più forte ora, i fianchi che si muovono a scatti, cercando di cavalcare la mia bocca e le mie dita insieme. Le mutandine sono spostate di lato, bagnate fradice, inutili. Il suo sapore mi riempie la bocca, il suo odore mi manda in tilt.
"Cazzo… Max… sto… sto per venire…" balbetta, la voce alta, spezzata.
Non rallento. Accelero appena con la lingua, cerchi più veloci, più forti, mentre le dita pompano dentro di lei con un ritmo costante. Sento i muscoli contrarsi violentemente, il clitoride pulsare sotto la mia lingua, il suo respiro che diventa un susseguirsi di ansiti corti e disperati.
Viene forte, inarcandosi tutta, le cosce che mi stringono la testa come una morsa, un gemito lungo e roco che riempie la stanza. Sento il suo piacere pulsare intorno alle dita, un fiotto caldo che mi bagna la mano, la bocca. La accompagno piano, leccando più leggero ora, sfiorandola con la lingua per far durare le ondate il più possibile.
Quando finalmente si rilascia, tremante, ansimante, le lascio andare le gambe e mi tiro su per guardarla. Ha gli occhi chiusi, le guance rosse, le labbra socchiuse, un sorriso stordito e soddisfatto.
Mi chino su di lei, le bacio la bocca piano, facendole assaggiare se stessa sulle mie labbra.
"Ti amo" le sussurro.
Lei apre gli occhi, ancora velati di piacere, e mi guarda con quell’espressione che mi fa sciogliere.
"Anch’io… e credo proprio che il tuo sogno si realizzerà presto."
Il mio cazzo è durissimo, dolorosamente teso contro i jeans dopo averla fatta venire con la bocca, dopo aver sentito il suo sapore riempirmi la lingua e le sue cosce tremare intorno alla mia testa. Non ce la faccio più a resistere. Mi alzo appena, le mani che le stringono i fianchi, e mi calo i pantaloni e i boxer in un unico movimento rapido. Il membro schizza fuori, gonfio, venoso, la cappella già lucida.
Lara mi guarda con quegli occhi ancora velati di piacere, le labbra socchiuse, il respiro corto. Non dice niente, ma allunga una mano e lo afferra alla base, calda, decisa. Le sue dita si chiudono intorno, pompano una volta sola, lenta, facendomi sfuggire un gemito basso dalla gola. Poi lo guida lei stessa, lo sfiora tra le sue grandi labbra bagnate, ancora gonfie e sensibili dall’orgasmo di poco prima.
Sento la cappella scivolare tra le pieghe umide, calde, accoglienti. Spingo piano, e subito sono dentro. Entro fino in fondo con un unico movimento fluido, lento ma inesorabile. Le pareti della sua figa mi avvolgono strette, pulsanti, ancora contratte dagli spasmi residui. Mi fermo lì, completamente sepolto in lei, la cappella che batte forte contro il fondo, premendo contro quel punto che la fa sussultare. Sento ogni millimetro: il calore bagnato che mi stringe, le piccole contrazioni involontarie che mi massaggiano l’asta come se volesse trattenermi per sempre.
"Cazzo… Lara…" ansimo contro la sua bocca.
La bacio profondo, la lingua che si intreccia alla sua, mentre resto immobile dentro di lei, godendomi la sensazione di essere completamente avvolto, di riempirla tutta. Lei geme nel bacio, le mani che mi afferrano i glutei, le unghie che affondano appena, spingendomi ancora di più.
Poi inizio a muovermi.
Prima lento, ritmico: esco quasi del tutto, lasciando solo la cappella dentro, poi rientro piano fino in fondo, sentendo ogni centimetro scivolare tra le sue pareti bagnate. Ogni spinta le strappa un piccolo gemito strozzato. Alterno i baci in bocca, profondi, umidi, disperati a scendere con le labbra sul suo collo, poi sul seno. Le tiro su la maglietta fino al collo, liberandole i seni. Prendo un capezzolo in bocca, lo succhio piano, lo mordo delicatamente, lo lecco con la lingua piatta mentre continuo a scoparla con spinte sempre più decise.
Lei inarca la schiena, le gambe che si avvolgono intorno ai miei fianchi, i talloni che premono sui miei glutei per tenermi più profondo.
"Più forte… Max… ti prego…" sussurra tra un gemito e l’altro.
Accelero. Le spinte diventano più forti, più veloci, il suono umido dei nostri corpi che si incontrano riempie la stanza insieme ai nostri respiri spezzati. Sento il suo clitoride sfregare contro il mio pube a ogni affondo, la sento contrarsi intorno a me, stringermi come una morsa ogni volta che le succhio il capezzolo o le mordo piano il collo.
Non resisto più. Il piacere sale rapido, incontrollabile. Le pareti della sua figa pulsano forte, mi massaggiano il cazzo mentre continuo a pompare dentro di lei.
"Sto… sto per venire…" le dico rauco, la voce spezzata.
"Dentro… vieni dentro… riempimi…" ansima lei, stringendomi più forte con le gambe, le mani che mi graffiano la schiena.
Spingo un’ultima volta, profondo, fino in fondo, e mi svuoto completamente. L’orgasmo mi travolge come un’onda violenta: sento il cazzo pulsare forte, schizzare dentro di lei getto dopo getto, caldo, abbondante. Ogni contrazione mi fa gemere contro il suo collo, il corpo che trema mentre mi svuoto tutto, riempiendola fino all’orlo.
Restiamo così per un lungo momento, immobili, ansimanti. Io ancora dentro di lei, il membro che si ammorbidisce piano piano ma non esce. Le bacio le labbra piano, il sudore che ci incolla la pelle, i cuori che battono all’unisono.
"Ti amo" le sussurro, la fronte contro la sua.
Lei sorride, stanca e felice, le dita che mi accarezzano i capelli umidi sulla nuca.
"Anch’io… e non vedo l’ora di scoprire cos’altro possiamo fare insieme."
Restiamo abbracciati sul divano, il suo calore che mi avvolge ancora, il mio seme che piano piano inizia a colare fuori da lei, mentre il mondo fuori dalla finestra continua a girare indifferente.
Ma per noi, in questo momento, esiste solo questo: noi due, nudi, appagati, pronti a tutto.
stemmy75@gmail.com
Lei mi guarda con quel sorriso complice, un po’ assonnato dal vino, e mi chiede la domanda che fa ogni anno:
"Allora, Max… cosa ti piacerebbe di regalo quest’anno? Dimmi la verità, eh. Niente stronzate tipo “niente, basta che ci sei tu”. Voglio regalarti qualcosa di speciale."
Il cuore mi batte più forte. Ho pensato a questo momento per mesi. È un sogno che tengo chiuso in un cassetto della testa, uno di quelli che mi eccitano da morire ma che mi fanno anche paura, perché coinvolgono lei in un modo che non so se accetterebbe mai. Ho sempre avuto terrore di rovinare tutto dicendolo ad alta voce. Ma dopo quella mezz’ora sull’autostrada, dopo averla vista cedere completamente, tremare e venire mentre guidava… sento che forse è il momento. Che se c’è qualcuno al mondo con cui posso essere brutale onesto, è lei.
Prendo un respiro profondo, poso il bicchiere sul tavolino e la guardo negli occhi.
"Lara… c’è una cosa che sogno da tanto tempo. Tantissimo tempo. Ma non te l’ho mai detto perché… non so, ho sempre avuto paura che ti sembrasse troppo, che ti facesse strano, o peggio che ti facesse sentire obbligata. E l’ultima cosa che voglio è farti sentire obbligata."
Lei inclina la testa, incuriosita, il sorriso che si spegne un po’ per lasciare spazio a una curiosità seria.
"Dimmi. Qualunque cosa sia, te lo prometto: ti ascolto senza giudicare."
Le parole mi escono piano, quasi sussurrate, come se pronunciarle troppo forte potesse farle esplodere.
"Mi piacerebbe… vederti in un gioco BDSM. Non con me. Con una o due Mistress. Donne esperte, dominanti, che ti legano, ti usano, ti fanno cose… mentre io guardo. Solo guardo. Vorrei vedere quanto sei bella quando ti lasci andare completamente, quando qualcuno ti porta al limite e tu non puoi fare altro che arrenderti. Vorrei vederti implorare, tremare, venire per loro… e sapere che lo fai anche per me, perché questo mi eccita."
Silenzio. Un silenzio lunghissimo. Lei sbatte le palpebre un paio di volte, come se stesse rielaborando. Le guance le si tingono di rosso, ma non è imbarazzo puro, c’è sorpresa, e forse un lampo di qualcos’altro che non riesco a decifrare subito.
"Cazzo, Max…" mormora alla fine, abbassando lo sguardo sul bicchiere che tiene tra le mani. "Non me l’aspettavo. Proprio per niente."
Mi sento morire un po’.
"Lo so. È… è solo un sogno. Un fantasma che mi gira in testa da tempo. Non devi fare niente, davvero. Non cambia niente tra noi se dici di no. Ti amo lo stesso, ti voglio lo stesso. Era solo… il mio desiderio più nascosto. E siccome mi hai chiesto la verità per il compleanno…"
Alza una mano per fermarmi.
"Aspetta. Non ho detto di no."
Il cuore mi salta in gola.
Lei posa il bicchiere, si gira completamente verso di me, mi prende le mani tra le sue. Le sue dita sono calde, un po’ tremanti.
"Mi hai spiazzata, sì. È una cosa grossa. Molto grossa. Ma… mi rendo conto che con te non ho paura di niente. Nemmeno di questo."
Fa una pausa, deglutisce.
"Ci devo pensare. Non ti dico sì subito, perché voglio essere sicura al cento per cento. Ma… non ti sto dicendo no. Voglio pensarci bene, informarmi, capire cosa comporta davvero. E se decido di farlo, lo farò perché lo voglio anch’io. Non per farti un regalo. Perché mi eccita l’idea di spingermi così oltre… e di farlo sapendo che tu sarai lì a guardarmi, a volermi più di prima."
Mi guarda dritto negli occhi, seria ma con un sorriso piccolo che le incurva le labbra.
"Quindi… dammi un po’ di tempo. Ok? Ma sappi che il tuo sogno non mi ha spaventata. Mi ha solo… accesa. In un modo che non mi aspettavo."
Mi chino verso di lei, le bacio la fronte, poi le labbra, piano.
"Grazie per non essere scappata. Grazie per ascoltarmi."
Lei ride piano contro la mia bocca.
"Scappare da te? Mai. Lo sai."
La sua risposta mi eccita da morire. Quelle parole: "non ti sto dicendo no, mi ha solo… accesa" – mi entrano dentro come una scarica elettrica. Sento il sangue affluire tutto in basso, il cazzo che si gonfia rapido nei jeans, premendo contro la stoffa in modo quasi doloroso. È un’erezione improvvisa, violenta, di quelle che non lasciano spazio a pensieri razionali.
Mi alzo dal divano per prendere un altro sorso di prosecco, più che altro per muovermi e scaricare un po’ di tensione, ma quando mi giro lei lo vede subito. Gli occhi le scendono lì, sul rigonfiamento evidente, e un sorriso malizioso le incurva le labbra. Non dice niente, ma quel suo sguardo dice tutto: sa esattamente cosa le sue parole mi hanno fatto, e le piace da morire averlo provocato.
Non resisto più.
Torno da lei in due passi, la afferro per i fianchi e la stendo sul divano con un movimento deciso ma non brutale. Lei ride piano, un suono basso e complice, mentre si lascia andare all’indietro, le braccia sopra la testa, la maglietta che le sale fino all’ombelico lasciando scoperta la pancia liscia. Sotto non ha niente, solo un paio di mutandine nere di pizzo, già un po’ umide al centro, lo vedo, lo sento dall’odore dolce che sale piano.
Le afferro entrambe le gambe dietro le ginocchia, le apro con calma, le sollevo quel tanto che basta per farle appoggiare i talloni sul bordo del divano. È esposta, completamente alla mia mercé, ma i suoi occhi brillano di eccitazione, non di paura. Mi inginocchio tra le sue cosce, il viso a pochi centimetri dalle sue parti intime. Sento il calore che emana, vedo il tessuto delle mutandine segnato da una macchia scura che si allarga piano.
Inizio lentissimo.
Prima le bacio l’interno delle cosce, sfiorandole con le labbra appena, lasciando che il mio respiro caldo le accarezzi la pelle. Lei sospira, un suono morbido che si trasforma in un piccolo gemito quando arrivo più in alto. Lecco la piega dove la coscia incontra l’inguine, prima da una parte, poi dall’altra, evitando apposta il centro. Le mutandine sono già impregnate, il pizzo aderisce alle labbra gonfie, delineandole perfettamente.
Con la punta della lingua traccio la linea del tessuto, dal basso verso l’alto, premendo appena abbastanza da farle sentire la pressione attraverso la stoffa. Lei inarca la schiena, le mani che afferrano il cuscino sopra la testa.
"Max…" sussurra, la voce già rotta.
Non rispondo. Sposto il pizzo di lato con due dita, piano, scoprendo la sua fica bagnata, rosa, lucida. È bellissima. Sempre. Ma in questo momento, dopo quello che mi ha appena detto, mi sembra ancora più irresistibile.
Appoggio la lingua piatta alla base, lecco in su lentissimo, raccogliendo tutto il suo sapore dolce-salato. Un gemito lungo le esce dalla gola, le cosce tremano intorno alla mia testa. Ripeto il movimento, ancora più lento, fermandomi proprio sotto il clitoride senza toccarlo. Lei si contorce, cerca di spingersi verso la mia bocca, ma io le tengo ferme le gambe con le mani, controllando il ritmo.
"Ti prego…" ansima.
Le sorrido contro la sua pelle, poi finalmente la prendo: la punta della lingua che gira intorno al clitoride in cerchi minuscoli, leggerissimi all’inizio, poi un po’ più decisi. Ogni tanto succhio piano il piccolo bottone gonfio, lo lascio andare con un pop umido, poi torno a leccare in linee lunghe e lente che la fanno tremare tutta.
Le infilo due dita dentro mentre continuo con la lingua, curvandole verso l’alto per trovare quel punto che la fa impazzire. È stretta, calda, bagnatissima; le pareti interne si contraggono subito intorno alle dita, come se volessero trattenermi lì per sempre.
Lei geme più forte ora, i fianchi che si muovono a scatti, cercando di cavalcare la mia bocca e le mie dita insieme. Le mutandine sono spostate di lato, bagnate fradice, inutili. Il suo sapore mi riempie la bocca, il suo odore mi manda in tilt.
"Cazzo… Max… sto… sto per venire…" balbetta, la voce alta, spezzata.
Non rallento. Accelero appena con la lingua, cerchi più veloci, più forti, mentre le dita pompano dentro di lei con un ritmo costante. Sento i muscoli contrarsi violentemente, il clitoride pulsare sotto la mia lingua, il suo respiro che diventa un susseguirsi di ansiti corti e disperati.
Viene forte, inarcandosi tutta, le cosce che mi stringono la testa come una morsa, un gemito lungo e roco che riempie la stanza. Sento il suo piacere pulsare intorno alle dita, un fiotto caldo che mi bagna la mano, la bocca. La accompagno piano, leccando più leggero ora, sfiorandola con la lingua per far durare le ondate il più possibile.
Quando finalmente si rilascia, tremante, ansimante, le lascio andare le gambe e mi tiro su per guardarla. Ha gli occhi chiusi, le guance rosse, le labbra socchiuse, un sorriso stordito e soddisfatto.
Mi chino su di lei, le bacio la bocca piano, facendole assaggiare se stessa sulle mie labbra.
"Ti amo" le sussurro.
Lei apre gli occhi, ancora velati di piacere, e mi guarda con quell’espressione che mi fa sciogliere.
"Anch’io… e credo proprio che il tuo sogno si realizzerà presto."
Il mio cazzo è durissimo, dolorosamente teso contro i jeans dopo averla fatta venire con la bocca, dopo aver sentito il suo sapore riempirmi la lingua e le sue cosce tremare intorno alla mia testa. Non ce la faccio più a resistere. Mi alzo appena, le mani che le stringono i fianchi, e mi calo i pantaloni e i boxer in un unico movimento rapido. Il membro schizza fuori, gonfio, venoso, la cappella già lucida.
Lara mi guarda con quegli occhi ancora velati di piacere, le labbra socchiuse, il respiro corto. Non dice niente, ma allunga una mano e lo afferra alla base, calda, decisa. Le sue dita si chiudono intorno, pompano una volta sola, lenta, facendomi sfuggire un gemito basso dalla gola. Poi lo guida lei stessa, lo sfiora tra le sue grandi labbra bagnate, ancora gonfie e sensibili dall’orgasmo di poco prima.
Sento la cappella scivolare tra le pieghe umide, calde, accoglienti. Spingo piano, e subito sono dentro. Entro fino in fondo con un unico movimento fluido, lento ma inesorabile. Le pareti della sua figa mi avvolgono strette, pulsanti, ancora contratte dagli spasmi residui. Mi fermo lì, completamente sepolto in lei, la cappella che batte forte contro il fondo, premendo contro quel punto che la fa sussultare. Sento ogni millimetro: il calore bagnato che mi stringe, le piccole contrazioni involontarie che mi massaggiano l’asta come se volesse trattenermi per sempre.
"Cazzo… Lara…" ansimo contro la sua bocca.
La bacio profondo, la lingua che si intreccia alla sua, mentre resto immobile dentro di lei, godendomi la sensazione di essere completamente avvolto, di riempirla tutta. Lei geme nel bacio, le mani che mi afferrano i glutei, le unghie che affondano appena, spingendomi ancora di più.
Poi inizio a muovermi.
Prima lento, ritmico: esco quasi del tutto, lasciando solo la cappella dentro, poi rientro piano fino in fondo, sentendo ogni centimetro scivolare tra le sue pareti bagnate. Ogni spinta le strappa un piccolo gemito strozzato. Alterno i baci in bocca, profondi, umidi, disperati a scendere con le labbra sul suo collo, poi sul seno. Le tiro su la maglietta fino al collo, liberandole i seni. Prendo un capezzolo in bocca, lo succhio piano, lo mordo delicatamente, lo lecco con la lingua piatta mentre continuo a scoparla con spinte sempre più decise.
Lei inarca la schiena, le gambe che si avvolgono intorno ai miei fianchi, i talloni che premono sui miei glutei per tenermi più profondo.
"Più forte… Max… ti prego…" sussurra tra un gemito e l’altro.
Accelero. Le spinte diventano più forti, più veloci, il suono umido dei nostri corpi che si incontrano riempie la stanza insieme ai nostri respiri spezzati. Sento il suo clitoride sfregare contro il mio pube a ogni affondo, la sento contrarsi intorno a me, stringermi come una morsa ogni volta che le succhio il capezzolo o le mordo piano il collo.
Non resisto più. Il piacere sale rapido, incontrollabile. Le pareti della sua figa pulsano forte, mi massaggiano il cazzo mentre continuo a pompare dentro di lei.
"Sto… sto per venire…" le dico rauco, la voce spezzata.
"Dentro… vieni dentro… riempimi…" ansima lei, stringendomi più forte con le gambe, le mani che mi graffiano la schiena.
Spingo un’ultima volta, profondo, fino in fondo, e mi svuoto completamente. L’orgasmo mi travolge come un’onda violenta: sento il cazzo pulsare forte, schizzare dentro di lei getto dopo getto, caldo, abbondante. Ogni contrazione mi fa gemere contro il suo collo, il corpo che trema mentre mi svuoto tutto, riempiendola fino all’orlo.
Restiamo così per un lungo momento, immobili, ansimanti. Io ancora dentro di lei, il membro che si ammorbidisce piano piano ma non esce. Le bacio le labbra piano, il sudore che ci incolla la pelle, i cuori che battono all’unisono.
"Ti amo" le sussurro, la fronte contro la sua.
Lei sorride, stanca e felice, le dita che mi accarezzano i capelli umidi sulla nuca.
"Anch’io… e non vedo l’ora di scoprire cos’altro possiamo fare insieme."
Restiamo abbracciati sul divano, il suo calore che mi avvolge ancora, il mio seme che piano piano inizia a colare fuori da lei, mentre il mondo fuori dalla finestra continua a girare indifferente.
Ma per noi, in questo momento, esiste solo questo: noi due, nudi, appagati, pronti a tutto.
stemmy75@gmail.com
1
voti
voti
valutazione
10
10
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Inaspettatoracconto sucessivo
Inaspettate
Commenti dei lettori al racconto erotico