L'alveare 8

di
genere
dominazione

La mattina a scuola fu un lungo, asfissiante preludio di pura agonia. Michela camminava come se avesse le ossa fatte di vetro, incapace di sostenere lo sguardo di chiunque, men che meno quello di Sara. Sapeva che Sara, la sua sorella schiava, portava con sé il "regalo" di Ares, un feticcio di sottomissione. Ogni volta che i loro sguardi si incrociavano nei corridoi, Sara le scoccava un sorriso malizioso e perverso.
Negli spogliatoi, al termine dell'ultima ora, il silenzio divenne pesante come piombo. Sara attese con sadica pazienza che le altre ragazze, con le loro chiacchiere inutili sulla vita normale, uscissero. Rimaste sole, lanciò un piccolo pacchetto avvolto in carta velina nera sulla panca, proprio davanti a Michela.
"Il Padrone dice che è ora di smetterla di giocare a fare la timida. Dice che sei pronta per essere riempita della sua volontà," disse Sara, con una calma glaciale mentre si passava il rossetto, osservando Michela riflessa nello specchio con odio puro. "Non deluderlo, troietta. Ares non sopporta la debolezza, e io inizio a stancarmi di dover fare da balia a una dilettante patetica che trema per un nastro di raso. Fatti valere, o lui ti getterà via come spazzatura."
Michela strinse il pacchetto, sentendo il calore delle mani sudate bagnare la carta. Non osò aprirlo lì, terrorizzata che l'odore o la vista dell'oggetto potesse contaminare l'aria. Corse a casa come se fosse inseguita, si barricò in camera e girò la chiave tre volte. Con il respiro rotto da singhiozzi di eccitazione e terrore, scartò l'involucro.
All'interno giaceva un vibratore in silicone nero, pesante, lucido e osceno nella sua forma invasiva. Insieme all'oggetto, un biglietto con la calligrafia elegante e affilata di Ares: “Proprietà di Ares. Questo è il mio marchio interno. Non uscirà da te finché non sarò io a deciderlo. Sei mia, in ogni tua fibra.”
Il telefono sulla scrivania vibrò, un suono che ormai era il comando di un dio crudele.
[Ares]: Lo hai tra le mani, vero? Senti quanto è freddo? Presto sarà bollente, riscaldato dal tuo corpo ubbidiente. Indossalo ora, senza esitazioni. Voglio la prova video integrale del momento in cui accetti la mia invasione. Voglio vedere il tuo viso, Michela. Voglio guardarti negli occhi mentre perdi l'ultima briciola di dignità. Voglio vedere le tue labbra tremare mentre capisci che non avrai mai più una via d'uscita.
Michela posizionò il telefono con gesti da automa. La luce del pomeriggio filtrava dalle tende, illuminando la sua pelle nuda, ancora segnata dai solchi rossi dei nastri e dei colpi che si era inflitta la sera prima. Eseguì l'ordine, gemendo di dolore e piacere distorto per l'occupazione fisica che quel dispositivo rappresentava. Era il sigillo definitivo: ora Ares non era solo nella sua testa o sul suo telefono, era dentro di lei.
[Ares]: Bene. Ora ascoltami bene, cagnetta. Da questo istante, quel vibratore è parte del tuo essere. Lo terrai stasera, durante la cena con i tuoi genitori, e lo terrai domani per tutto il tempo in cui striscerai tra i banchi di scuola. Ogni volta che sentirai una vibrazione, saprai che sono io che ti possiedo a distanza, che scuoto le tue viscere mentre tu cerchi di non urlare. E ogni volta che accadrà in classe, dovrai scattarti una foto oscena sotto il banco, mostrandomi come la tua carne reagisce al mio comando.
[Miele]: Padrone... ti supplico... a cena con loro... se mi vedono star male... se i professori sentono il rumore... è un rischio che mi ucciderà...
[Ares]: Il rischio è l'unica cosa che ti fa sentire viva, troietta. È ciò che ti rende degna di me. Sara lo indossa da mesi, h24, e nessuno se n'è mai accorto. Lei è una professionista della degradazione, sa sorridere mentre il mio giocattolo la fa impazzire. Tu sei solo all'inizio del tuo sporco cammino. Sappi che in questo momento lei è fuori con le amiche, ride e beve, mentre io mi diverto a scuoterle il corpo a tradimento. Domani a scuola farete una gara di resistenza. Chi di voi due mostrerà un solo segno di cedimento, chi oserà chiudere le gambe o gemere mentre aumento l'intensità al massimo, riceverà una punizione che le farà desiderare di non essere mai nata. Vi trasformerò in due macchine da piacere pubblico.
Michela fissò lo schermo, il corpo scosso da brividi incontrollabili. L'idea di quella competizione perversa con Sara, sotto gli occhi ignari delle compagne e degli insegnanti, le provocava una vertigine di terrore puro. Faceva parte di un harem invisibile, un alveare di carne dove l'unica legge era il sadismo di un uomo che le manovrava come burattini.
[Ares]: Ora scendi a cena. Siediti composta. Tieni la cam dello smartphone accesa. Guarda tuo padre negli occhi e sorridigli come la brava figlia che fingi di essere. Ma ricorda: io ho il telecomando in mano. Se ti vedo distratta o se oserai non finire il pasto, ti farò saltare sulla sedia davanti a loro finché non sarai costretta a inventare una scusa ridicola.
Michela scese in cucina, sentendo il dispositivo dentro di lei, freddo e prepotente a ogni gradino. Il cuore le batteva così forte che temeva che le vene del collo potessero esplodere. Si sedette a tavola, e proprio mentre suo padre iniziava a raccontare della sua giornata, Michela sentì la prima, violenta e ronzante vibrazione scuoterle il bacino, un assalto improvviso che le tolse il fiato.
Strinse le posate con una forza tale da farsi uscire il sangue dalle nocche, ricacciando un grido di pura agonia erotica in fondo alla gola. Guardò il telefono appoggiato accanto al piatto. Un messaggio flash apparve sullo schermo:
"Mangia, schiava. Sorridi. E non osare abbassare lo sguardo, o aumenterò la potenza finché non ti bagnerai sulla sedia."
Michela sollevò lo sguardo verso suo padre, con le pupille dilatate e il volto in fiamme, sapendo che l'inferno era appena iniziato.
di
scritto il
2026-03-12
1 2 1
visite
1
voti
valutazione
8
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

L'alveare 7

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.