Dominato da mia moglie La storia di Karen e Mike Dodicesimo episodio

di
genere
dominazione

Indietreggiai impaurito. Ma cosa mi aspettavo? Mi aveva appena detto che le avrei dovuto obbedire, e avrei dovuto aver compreso che non scherzava. Mi aveva anche detto che l’avrei dovuta servire, ma non mi immaginavo che avrei dovuto pulire da solo. Pensavo che le faccende domestiche sarebbero rimaste come erano state fino a quel momento, ovvero in condivisione, e che, in alcuni casi, probabilmente prima del sesso, lei mi avrebbe ordinato di farle da solo. Ebbi un attimo di indecisione. Sapevo che mia moglie mi avrebbe obbligato a farlo, e quindi avrei dovuto accettare subito la sua imposizione, o dare ascolto a quel poco di orgoglio maschile che mi era rimasto, e dirle che non avrei mai accettato di farle da servetto. Ma fu soltanto un attimo. Sarei andato incontro a una dura lezione, ne ero certo. E Karen sembrava proprio arrabbiata.
“Ripeti quello che hai detto, stronzetto.”
“Fermati, Karen, cosa vuoi farmi? Slogarmi di nuovo la spalla?”
“No, quella volta è stato un caso fortuito. Stavolta ti faccio passare la voglia di non obbedirmi subito.”
"Ok, come vuoi. Faccio io le pulizie." Al diavolo l'orgoglio. Avevo troppa paura di mia moglie.
Ma, se credevo di aver evitato le botte, mi sbagliavo di grosso.
"Ci puoi scommettere che le pulizie le farai tu. Ma hai ugualmente bisogno di una lezione. Così comprenderai che quando ti do un ordine, tu devi scattare subito."
Si stava mettendo male. Provai a scappare. ma mi afferrò per un braccio mentre l’altro me lo avvolse intorno al collo. Capii immediatamente che per me era finita perché provai a togliere quel braccio senza riuscire a intaccare minimamente quella presa. I muscoli di mia moglie non erano solo bellissimi ornamenti, ma anche un mezzo di persuasione perfetto. Mi mancava l’aria mentre mi trascinava, apparentemente senza il minimo sforzo, di nuovo al centro della cucina.
“Basta, Karen, ti prego. Lo faccio. Faccio quello che vuoi”,piagnucolai, sperando che Karen non proseguisse.
“No, non basta. Che tu alla fine mi obbedissi, era scontato. Stamattina ti faccio comprendere definitivamente chi comanda.”
Mi lasciò il collo, ma mi afferrò i polsi. Provai a contrastarla ma era inutile. Mi fece la sua solita torsione poi con l’altra mano iniziò a schiaffeggiarmi usando la mia stessa mano. Non potevo fare niente, non riuscivo ad opporre resistenza. Mettevo tutta la mia forza per contrastarla, ma non serviva a niente. Si stava dimostrando troppo più forte di me, giocando con me come con un bambino. Scoppiai a piangere per l’ennesima volta.
"Mi fai male. Per favore, Karen."
Lei mi guardò sorridendo. “Allora, chi deve pulire la cucina?”
“Lo devo fare io, ma ti prego, basta, non ce la faccio più”, la implorai tra i singhiozzi. Non tanto per il dolore, che comunque era piuttosto forte, ma per l’ennesima umiliazione che mi stava propinando.
“Obietterai più?”
“No, Karen.” Non era più solo una questione di abilità, di mosse, di bravura, di capacità ginniche. Mia moglie era nettamente più forte di me. Sentivo la guancia andarmi a fuoco ma lei proseguiva imperterrita.
“Farai sempre quello che ti ordino?”
“Si, Karen.”
“Ficcati bene in testa che, da adesso, tutte le faccende di casa toccheranno a te. Se vuoi un consiglio, ti conviene accettare e stare zitto.”
Annui ma, ciononostante, mi arrivarono altri schiaffi. Ne avevo subiti una quindicina, tutti molto dolorosi, ma finalmente mi lasciò. Mi rannicchiai in un angolo, continuando a piangere e lei mi venne di nuovo di fronte. Mi inginocchiai “Basta, ti prego”, le dissi supplicandola, ormai privo del minimo decoro.
“Chiedi scusa.”
“Scusami,Karen.”
“Bacia i miei piedi!”
“Si, Karen”, le dissi, posando poi le mie labbra sui suoi piedi per baciarglieli più volte.
“Adesso alzati!” mi ordinò.
Obbedii immediatamente, ma stavolta la sua mano la usò per accarezzarmi. “Lo so cosa stai pensando. Stai pensando che non è giusto, che una moglie non dovrebbe comportarsi così, ma ho deciso che, da adesso in poi, tra me e te deve funzionare in questo modo. Mi piace vederti come un cagnolino docile e ubbidiente, mi piace importi le cose con la forza, sapendo che tu non sei in grado di contrastarmi. Tu, con quel discorso del cazzo, hai fatto uscire un lato del mio carattere nascosto, oscuro, qualcosa che ormai ha preso il sopravvento sulla dolce Karen che hai conosciuto. Non ho però perso la visione della realtà. Se avessi voluto, ti avrei riempito di botte nel vero senso della parola, ma mi sono limitata a giocare con te. Potrei mandarti all’ospedale con tutte le ossa rotte o... peggio ancora. Quindi, adesso smettila di piangere. Devi fare solo quello che ti dico e piangere non serve a niente.”
Cercai di calmarmi, ma ogni tanto i singhiozzi continuavano a far compagnia al mio respiro affannato. Mi diressi verso il lavabo per pulire la cucina, ma lei mi fermò.
“C’è un’altra cosa che voglio da te.”
“Cosa?” mugolai di nuovo preoccupato.
“Voglio che tu pulisca tutto rimanendo completamente nudo. E questa sarà la tua divisa d’ordinanza in mia presenza.”
“Vuoi dire che… Quando tu sei in casa, io dovrò stare sempre nudo?”
“Esatto, ciccio. Con il termostato potrai regolare la temperatura dell’ambiente, e quindi non morirai di freddo d’inverno. Questo è quanto. Ti conviene stare zitto e farmi vedere il tuo bel pisello che ti va a destra e sinistra mentre cammini. Peccato per quei cuscinetti che hai sui fianchi, altrimenti avrei potuto definirla una scena altamente erotica.”
Quella volta non mi azzardai nemmeno a replicare. Mi tolsi tutto quello che avevo indosso, e iniziai a pulire la cucina mentre Karen si sedette ad osservare il mio operato mentre fumava tranquillamente una sigaretta.
“Dopo controllerò che sia tutto davvero pulito, e quindi ti consiglio di fare le cose per bene. Non vorrei essere costretta a picchiarti di nuovo. E puoi scommetterci che lo farò, se dovessi vedere qualcosa che non è pulita perfettamente”, aggiunse dopo qualche minuto.
Quella minaccia fece sì che la mia accuratezza nel pulire si triplicò. Le davo le spalle mentre proseguivo a pulire, ma la cosa che più mi sconvolse fu nel constatare che avevo il cazzo dritto. Senza nessun pensiero erotico, senza essere toccato, io ero eccitato. E lo ero in maniera abbastanza vistosa. Naturalmente, mia moglie se ne accorse appena mi voltai. Si alzò e sgranò gli occhi.
“Impressionante”, mi disse. "Avevo la certezza, e te l’ho detto prima, che anche a te piacesse tutto questo, ma adesso ne ho la conferma”.
Allargai le braccia. Il mio cazzo aveva capito tutto ben prima del mio cervello. “Non posso negarlo”, confermai.
Era inutile mentire a me stesso. La dominazione di Karen mi eccitava. Forse il fatto di sapere che non si trattava di un giochetto per ravvivare il sesso, ma di una vera imposizione fatta da una donna nettamente superiore a me in tutto, rendeva la situazione vera, autentica e, di conseguenza, mi aiutava ad accettare il fatto che io dovessi obbedirle in tutto. Qualunque cosa fosse, mi piaceva. Era assurdo, ma trovavo le imposizioni di Karen altamente erotiche, Mia moglie intanto spostò lo sguardo dal mio membro. Si stava grattando il mento come per ragionare su cosa volesse fare, e poi vidi il suo viso illuminarsi.
“Prendi un bicchiere, svelto”, mi ordinò e, naturalmente, pochi secondi dopo ero di fronte a lei con un bicchiere vuoto. Avanzò di qualche passo venendomi vicina. “Adesso voglio che tu ti masturbi ed eiaculi dentro il bicchiere.”
La guardai senza credere a ciò che avevo sentito.“ Stai dicendo davvero?” le chiesi completamente incredulo.
“Ti ho già detto che non devi obiettare, e quando ti ordino una cosa tu la devi fare immediatamente. Fai quello che ti ho detto”, mi disse con tono duro, freddo, senza però alzare la voce. Iniziai a toccarmi il cazzo. L’erezione era già massima e non dovetti faticare molto. Mi bastò osservare il corpo esplosivo di mia moglie mezza nuda e, dopo pochi secondi, eiaculai prepotentemente all’interno del bicchiere. Cercai di non sprecare nemmeno una goccia e, alla fine, mi resi conto che mi era uscita una quantità di sperma davvero molto elevata. Ero persino fiero di me stesso.
“Che te ne pare?” chiesi infatti a mia moglie, mostrandogli ciò che ero stato capace di fare.
“Bravo, Mike. Davvero un ottimo risultato.” Mi afferrò il braccio sinistro, quello con cui tenevo il bicchiere. Ebbi un attimo di paura, ma poi mi resi conto che la sua stretta era leggera. “Adesso bevi tutto”, aggiunse dopo qualche istante. Guardai quel bicchiere e poi osservai mia moglie. Mi aveva già fatto leccare lo sperma quando mi fece venire col suo piede, e me lo avrebbe fatto bere con le cattive, usando la sua forza nettamente superiore alla mia.
“Perché?” le domandai semplicemente ma, per tutta risposta, mi arrivò l’ennesimo ceffone. Erano schiaffi violenti e la cosa che potei notare fu che era velocissima nel darmeli, talmente veloce che non avevo nemmeno il tempo di abbozzare una difesa. E facevano un male boia. Ma non era tanto il dolore fisico che era, tutto sommato, sopportabile a destabilizzarmi, ma lo era l’assoluta superiorità di Karen, il fatto che lei potesse farmi ciò che voleva senza che io potessi opporre resistenza. Mi afferrò per il mento obbligandomi a fare alcuni passi indietro fino a sbattere contro il muro.
“No, no, ferma, ti prego” la implorai.
“Vedo che ancora non hai capito come funziona tra noi. Non devi chiederti il perché, ma obbedire in silenzio. Quello che voglio io è legge in questa casa, e adesso voglio che tu beva quello che c’è dentro al bicchiere.”
Spinse in alto il mio braccio per far congiungere il bicchiere con la mia bocca. Non stava usando la sua potenza, ma lo faceva lievemente, segno che non aveva intenzione di picchiarmi ancora, ma comunque decisi di non opporre la minima resistenza. Sarebbe stato inutile. Mi avrebbe costretto con la forza e mi avrebbe picchiato. Bevvi quindi il mio sperma fino all’ultima goccia osservando il sorriso di compiacimento di Karen.
“Adesso controllo se hai pulito perfettamente. Se trovo un bicchiere sporco ti faccio passare altri momenti molto dolorosi.”
Vidi che controllava la pulizia dei piatti e dei bicchieri, e stavo pregando Dio che avessi svolto perfettamente il compito che mia moglie mi aveva assegnato. E stavo tremando di paura.
“Ho...ho pulito bene, vero?” le chiesi quasi balbettando, facendola ridere di gusto
“Bravo, Mike. Hai fatto un buon lavoro e non ti punirò. Adesso vado a farmi una doccia. Alle 13 in punto voglio mangiare, e ti conviene tirar fuori le tue abilità culinarie, perché se non sarò soddisfatta saranno cazzi tuoi. Per stasera però non dovrai preoccuparti. Ho deciso di portarti fuori a cena.”
La vidi allontanarsi in direzione della camera da letto. Come si sarebbe evoluto il nostro rapporto? Ormai, potevo considerarmi a pieno titolo lo schiavo di mia moglie. E questa consapevolezza non mi faceva star male. Tutt’altro. Mi faceva stare in tensione, quello sì. Ma non la consideravo una cosa completamente negativa. Insomma, cercavo di valutare la situazione senza farmi prendere dallo sconforto, ma cercando di cogliere i lati positivi di una situazione anomala che avrebbe cambiato la mia vita. Ancora non ero del tutto convinto però. Il mio timore era che Karen avrebbe finito per approfittarsi del suo potere. In primis da un punto di vista della sua fedeltà. Avrei dovuto farle capire che certe cose le potevo tollerare con la donna della mia vita, e non con una che non mi amava più e che mi teneva per soddisfare la sua indole dominante per poi tradirmi con uomini più aitanti di me. Insomma, sottomesso sì, cornuto no. E questo lei avrebbe dovuto comprenderlo subito. L’altra cosa di cui avevo timore era il suo tipo di dominazione. Mi aveva rassicurato dicendomi chiaramente che, se avesse voluto, avrebbe potuto ammazzarmi di botte. Questo significava che non aveva perso di vista la realtà, e credevo in ciò che mi aveva detto. La spalla slogata era stata una casualità, ma poi, pur facendomi male, non mi aveva causato grossi danni. Alla fine delle lotte che avevamo fatto, ero molto indolenzito, mi aveva rotto un labbro con i suoi schiaffoni ma, per il resto, ero tutto integro. Sapevo però che ci sarebbero state altre percosse anche se confidavo sul fatto che mia moglie volesse dominarmi più che massacrarmi di botte. Insomma, se io le avessi obbedito, ero convinto che lei non mi avrebbe nemmeno messo le mani addosso. E forse la cosa avrebbe potuto rivelarsi meno traumatico di quanto avrei immaginato soltanto alcuni giorni prima. Ma era meglio iniziare a mettermi al lavoro. E dovevo farlo sempre rimanendo interamente nudo. Ero però convinto che, ben presto, mi sarei abituato al mio costume adamitico. A tutto si fa l’abitudine, e sperai di poter convivere serenamente e addirittura sempre con maggiore eccitazione fisica e psicologica anche con tutto il resto che mi attendeva. E qualcosa mi diceva che non mi sarei pentito nell’essere agli ordini di mia moglie.

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davidmuscolo@tiscali.it
scritto il
2026-01-24
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