Dominato da mia moglie La storia di Karen e Mike Diciassettesimo episodio
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
La cosa incredibile di quella situazione che si era creata tra me e Karen, era che c’erano anche molti momenti teneri. Avevo sempre immaginato la dominazione come un insieme di pratiche che servivano solo per far provare dolore allo schiavo mentre la padrona godeva sadicamente, e invece la nostra relazione era completamente diversa, e si basava quasi esclusivamente sui suoi ordini e sulla mia obbedienza. Se facevo una cosa sbagliata, Karen mi puniva con sonori ceffoni mentre, se la facevo giusta, ed era la maggior parte delle volte, mi accarezzava e mi lodava. Andrea mi aveva detto che la tattica del bastone e della carota aumentava sia il suo potere che la mia sottomissione, e dovetti convenire, per l’ennesima volta, che il mio amico aveva capito perfettamente la mia psicologia e quella di mia moglie. Karen immetteva in me la paura ma, nello stesso tempo, la devozione. Infatti, io anelavo quei momenti di tenerezza che erano estremamente intensi nei momenti delle mie crisi di pianto, quando mi abbracciava e mi rassicurava, e dopo il sesso quando mi dava la mano e me la stringeva. Ero suo ed ero felice. Tutto il resto non contava.
Ma, come aveva sospettato Andrea, l’evoluzione di Karen era ancora in corso.
Una sera infatti, lei mi spinse sul letto. Immaginavo che volesse fare sesso e invece si sedette sulla mia pancia
“Allora, ciccio? Ti piace la nuova vita matrimoniale?”
La guardai pieno d’amore. “Non lo avrei mai immaginato. Sì, Karen, mi piace molto”, ammisi, mentre accarezzavo quelle cosce che avrebbero potuto stritolarmi.
“Sei orgoglioso di come sono diventata?”
“Sono sempre stato orgoglioso di te, ma adesso ti vedo in modo diverso. Sapere che tu sei così forte e che potresti farmi qualunque cosa, ha cambiato tutte le mie percezioni su di te.”
La vidi sorridere compiaciuta mentre l’ennesima erezione premeva sulle sue chiappe. “Mi fa piacere perché ho voglia di fare qualcosa di nuovo.”
“Che cosa?” chiesi timidamente, mentre la preoccupazione cominciava a crescere. Era nell’aria qualche novità, e Andrea me lo aveva avvertito più volte.
“Ho voglia di legarti”, mi rispose candidamente.
“Perché?”
“Perché voglio divertirmi con te e tu sei il mio giocattolino”, mi rispose sorridendo.
“Io…Karen, so che rifiutare non avrebbe senso. E so che tu mi legheresti ugualmente, ma io credo che ci stiamo già divertendo abbastanza, non credi?” Cercavo delle parole e un tono che mi permettessero di dire la mia senza farla arrabbiare.
“Hai detto bene, ciccio. Rifiutare non avrebbe senso e ti costringerei con la forza.”
“E poi? Cosa mi farai poi? Ti presenterai con un corsetto di pelle, tacchi a spillo e una frusta in mano?”
“Potrebbe essere una buona idea. Il corsetto in pelle ancora mi manca, ma non escludo di presentarmi dinanzi a te vestita in lattice. Penso che sarei molto sexy. In compenso, di tacchi a spillo ne ho a volontà. E non nascondo che potrebbe essere piacevole frustarti su quel tuo culone. O darti una buona dose di sculacciate che non ti facciano sedere per una settimana. Di sicuro, ci arriveremo, ma voglio andare per gradi. E oggi ho deciso di legarti”, mi rispose, prendendo da sotto il suo cuscino un paio di foulard, segno che aveva pianificato tutto. Mi afferrò il braccio destro e, involontariamente, feci un po’ di resistenza. Malgrado io facessi forza con il mio braccio forte e lei col sinistro, quello in teoria più debole, si dimostrò nettamente superiore a me, tanto che lei scoppiò a ridere. “Mio Dio. quanto sei debole! E’ inutile che tu provi a fare resistenza. Sappiamo entrambi che posso costringerti a fare ciò che voglio. Devi obbedire in silenzio o per te saranno guai.” La sua voce era calmissima. Era conscia della sua netta superiorità, e io non potei fare altro che abbandonarmi per l’ennesima volta all’ineluttabile. Karen mi legò i polsi con quei foulard alla sbarra del letto. Li legò forte, con diverse girate, per poi alzarsi e rovistare nel cassetto dove tenevo le mie cravatte. Ne prese un paio e mi legò le caviglie alla sponda. La guardai con un misto di preoccupazione e di ammirazione. Era completamente padrona della situazione.
“Ho un po’ di paura”, le confessai.
“Se ti comporterai come io desidero, non ti accadrà niente. Adesso ti spiego le mie regole sul bondage. Tu sei il mio oggetto sessuale e quindi dovrai avercelo duro per tutto il tempo che ti terrò legato”, mi disse accarezzando la mia asta già turgida.
“Come hai fatto a diventare così perversa?” le chiesi, dimenticando per un attimo il rispetto che lei pretendeva da me ma, per mia fortuna, non sembrò farci caso.
“Questa mia perversione piace anche a te, è inutile che tu continui a negarlo. Mi ero stancata di fare la brava bambina, ed è molto più divertente così. Ora stai zitto che devo usarti per il mio piacimento.”
Tacqui mentre lei, che nel frattempo si era posizionata di nuovo sulla mia pancia, si spostò di poco per farsi impalare dal mio membro che era al massimo dell’eccitazione. In quei momenti, ero il suo sex toy. Mi manovrava per il suo esclusivo piacere. Mi stava cavalcando come una provetta amazzone, imponendomi il giusto ritmo per arrivare al piacere. Vidi che la sua eccitazione stava raggiungendo il culmine, e iniziò a massaggiarsi quel corpo meraviglioso, così femminile, con quei muscoli non eccezionali come dimensione, ma che lo erano come durezza e come potenza. Avrei voluto massaggiarla io stesso, ma i miei polsi erano fermamente legati alla spalliera. Dovevo accontentarmi di ammirarla, osservando quei seni che erano diventati durissimi, segno che aveva aumentato ancor di più i suoi allenamenti. O forse, li aveva addirittura mirati per raggiungere quell’obiettivo. Se li stava toccando, soffermandosi prima sulle areole per poi pizzicarsi i capezzoli diventati turgidissimi. La vidi infine sobbalzare sopra di me. Aveva raggiunto l’orgasmo e si acquietò per qualche istante. Ma non aveva nessuna intenzione di smettere. Era diventata quasi insaziabile nel sesso, ed era solita venire diverse volte al giorno, sia attraverso la penetrazione che per mezzo della mia lingua, e riprese a muoversi di nuovo. Anch’io però non potevo fare a meno di provare un piacere immenso. Lei, bellissima e dominante sopra di me, era un concentrato di sensualità trasgressiva alla quale era impossibile resistere. Vibravo e ansimavo sotto di lei e Karen se ne accorse.
“Ascoltami bene. Tu non puoi venirtene senza il mio consenso. Prima voglio avere un altro orgasmo. Se farai bene il tuo compito, io ti slegherò, altrimenti ti lascio qui legato. E’ chiaro?”
“Non ce la faccio più, Karen”, mugolai. Per tutta risposta mi arrivò uno schiaffo.
“Non me ne frega un cazzo. Resisti come ti ho ordinato e te la caverai senza grossi danni.” Ci provai. Non era la prima volta che mi ordinava di non venirmene, e ci ero abituato. Sapevo come fare per evitare un’eiaculazione, e stavo diventando sempre più bravo in quello, ma quella volta non andò come le altre. Sentivo il piacere salire sempre di più e capii che non ce l’avrei fatta se lei non avesse diminuito il ritmo delle sue spinte. Nemmeno la paura che nutrivo nei suoi confronti fece il miracolo. Anzi, forse proprio quella sua dominanza, quella sua superiorità assoluta, quel poter disporre di me in ogni circostanza, aumentarono la mia eccitazione. Per di più, invece di rallentare, aumentò il ritmo con spinte sempre più forti.
“Ti prego, Karen, dammi il permesso”, la supplicai.
“Ancora qualche secondo. Sto per avere l’orgasmo”, mi disse con la voce diventata estremamente roca. Ma io ormai non ce la facevo più. Sentii il mio membro gonfiarsi ancora di più e poi esplodere dentro di lei. Avevo avuto un’eiaculazione pazzesca. Il piacere aveva pervaso tutto il mio corpo, e avevo avuto movimenti involontari ma estremamente forti, tanto che quasi stavo per rompere il foulard col quale ero legato. Mi ripresi da quel piacere immenso e guardai mia moglie. Fino a quel momento, era stata allegra, vogliosa, ma il suo volto meraviglioso aveva cambiato espressione.
“Mi dispiace, Karen, sono addolorato, veramente. Avrei voluto fare ciò che mi dicevi, ma non ci sono riuscito. Ti chiedo scusa.”
“Con le tue scuse non ci faccio un cazzo. Ti avevo dato un ordine preciso, e adesso sono cazzi tuoi.” Era diventata spesso sboccata, cosa che non era mai appartenuto al suo modo di esprimersi, sempre misurato e attento, e quello era un altro dei cambiamenti che aveva effettuato. La vidi alzarsi dalla mia pancia e dirigersi verso l’uscita della stanza
“Aspetta, Karen, non stavi dicendo sul serio vero? Non puoi lasciarmi qui legato.”
Si voltò, mi sorrise e poi, come se niente fosse, uscì. Era stata di parola. Mi maledissi. Accidenti a me e al mio desiderio incontrollabile. Ci avevo provato, volevo che mia moglie fosse soddisfatta di me, ma era impossibile resistere. Troppo bella lei e troppo eccitante la situazione. Attesi sperando che prima o poi venisse a slegarmi, ma lei non si vedeva. Sentivo la televisione accesa nel salone e io iniziavo a non farcela più. Mi prudeva tutto il corpo e non potevo grattarmi. Era una tortura. Iniziai a gridare il suo nome. Ero allo stremo. Sentii finalmente i suoi passi sul pavimento e quindi la vidi entrare.
“Che cazzo hai da strillare, stronzo.”
“Ti prego, ti supplico, slegami”, la implorai. Mi arrivò l’ennesimo sganassone sulla faccia.
“Questo è per non avermi obbedito.” solo allora mi accorsi che in mano teneva del nastro adesivo. Vidi mentre raccoglieva per terra le sue mutandine, quelle che aveva portato per tutto il giorno, e provò a mettermele in bocca. L’istinto mi portò a spostare la faccia, ma Karen mi afferrò per il mento fino a che si aprì un pertugio nella mia bocca. Ci infilò le sue mutandine per poi inserire il nastro adesivo sulla mia bocca. Scuotevo la testa e, ancora una volta, come era accaduto spesso negli ultimi tempi, scoppiai in lacrime. Ma stavolta mia moglie non si scompose e, tanto meno, si lasciò trasportare dalla tenerezza. “Ecco, bravo, mettiti a piangere. Così la prossima volta che ti legherò e che ti userò come giocattolo erotico, ci penserai mille volte prima di venirtene senza il mio permesso.”
Avrei voluto dirle che non lo avevo fatto apposta, ma dalla mia bocca uscirono soltanto mugolii. In quel momento era in piedi accanto a me e alzò una gamba per metterla sopra di me, prima sulla pancia e poi sul pene. Malgrado avessi già avuto un’eiaculazione, il membro si irrigidì al contatto del piede di mia moglie.
“Bravo, Mike, vedo che riesci sempre a rispondere ottimamente a ogni mio contatto. Bene! Soprattutto per te perché adesso vado a dormire, ma metterò la sveglia ogni due ore e verrò a controllarti. E non dimenticarti della prima regola. Se ti vedo con il cazzo moscio ti lascerò legato per tanto tempo ancora.”
Non potevo crederci. Continuavo a piangere, ma poi cercai di calmarmi. Karen non scherzava e avrei dovuto fare in modo di mantenere l’erezione per tutta la notte. Mi sembrava un’impresa al limite dell’impossibile. Potevo anche respirare poco e gli odori di mia moglie che respiravo attraverso le sue mutandine, erano l’unica cosa che mi faceva compagnia. Ma forse furono proprio quegli odori a stimolarmi. Riuscivo a mantenerlo dritto malgrado la paura che mi attanagliava e, ancora una volta, Andrea aveva visto giusto. Il binomio paura/eccitazione sembrava funzionare perfettamente. Per tutta la notte i miei pensieri rimasero fissi su mia moglie, sul suo corpo perfetto, sui suoi muscoli d’acciaio, e ogni volta che Karen entrava per assicurarsi che avessi ancora l’erezione, sgranava gli occhi per la sorpresa. Nemmeno lei pensava che ci sarei riuscito. Invece ce la feci. Era l’alba quando fece un nuovo ingresso in camera. Avevo tenuto duro. E non era solo un modo di dire. Ce l’avevo ancora come un bastone.
“Incredibile!” si limitò a dire, per poi sedersi su di me. Le bastò toccare il mio cazzo per farmi esplodere. Ero riuscito a tenerlo dritto per sei ore e, se non si trattava di un record da inserire nel Guinness dei primati, poco ci mancava. Mi slegò completamente, mi tolse le sue mutandine dalla bocca e mi abbracciò mentre io scoppiai a piangere per l’ennesima volta. La tensione era stata enorme e avevo bisogno di sfogarmi, ma quella volta mi abbracciò teneramente “Bravo, Mike, mi compiaccio con te. E’ stata dura, vero?”
“Ho pensato sempre a te. Alla donna più bella e più forte del mondo, alla donna che amo più della mia vita.”
Strinse ancora più forte il suo abbraccio. Mi sentivo protetto e sicuro, come un bimbo in braccio alla sua mamma. Rimanemmo in quella posizione per diversi secondi mentre mi accarezzava la nuca. Poi mi baciò intensamente. Tolse però la sua bocca dalla mia e mi guardò soddisfatta.
“Stiamo procedendo benissimo, Mike. Ma i prossimi esami saranno ancora più duri.”
Annuii. Lo sapevo ma mi dicevo che ce l’avrei fatta. Lei mi voleva completamente sottomesso, e io ero felice soltanto quando mi accorgevo di riuscire a soddisfarla. Ero convinto che niente avrebbe potuto più farmi paura. Ma mi sbagliavo. Mi sbagliavo di grosso.
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davidmuscolo@tiscali.it
Ma, come aveva sospettato Andrea, l’evoluzione di Karen era ancora in corso.
Una sera infatti, lei mi spinse sul letto. Immaginavo che volesse fare sesso e invece si sedette sulla mia pancia
“Allora, ciccio? Ti piace la nuova vita matrimoniale?”
La guardai pieno d’amore. “Non lo avrei mai immaginato. Sì, Karen, mi piace molto”, ammisi, mentre accarezzavo quelle cosce che avrebbero potuto stritolarmi.
“Sei orgoglioso di come sono diventata?”
“Sono sempre stato orgoglioso di te, ma adesso ti vedo in modo diverso. Sapere che tu sei così forte e che potresti farmi qualunque cosa, ha cambiato tutte le mie percezioni su di te.”
La vidi sorridere compiaciuta mentre l’ennesima erezione premeva sulle sue chiappe. “Mi fa piacere perché ho voglia di fare qualcosa di nuovo.”
“Che cosa?” chiesi timidamente, mentre la preoccupazione cominciava a crescere. Era nell’aria qualche novità, e Andrea me lo aveva avvertito più volte.
“Ho voglia di legarti”, mi rispose candidamente.
“Perché?”
“Perché voglio divertirmi con te e tu sei il mio giocattolino”, mi rispose sorridendo.
“Io…Karen, so che rifiutare non avrebbe senso. E so che tu mi legheresti ugualmente, ma io credo che ci stiamo già divertendo abbastanza, non credi?” Cercavo delle parole e un tono che mi permettessero di dire la mia senza farla arrabbiare.
“Hai detto bene, ciccio. Rifiutare non avrebbe senso e ti costringerei con la forza.”
“E poi? Cosa mi farai poi? Ti presenterai con un corsetto di pelle, tacchi a spillo e una frusta in mano?”
“Potrebbe essere una buona idea. Il corsetto in pelle ancora mi manca, ma non escludo di presentarmi dinanzi a te vestita in lattice. Penso che sarei molto sexy. In compenso, di tacchi a spillo ne ho a volontà. E non nascondo che potrebbe essere piacevole frustarti su quel tuo culone. O darti una buona dose di sculacciate che non ti facciano sedere per una settimana. Di sicuro, ci arriveremo, ma voglio andare per gradi. E oggi ho deciso di legarti”, mi rispose, prendendo da sotto il suo cuscino un paio di foulard, segno che aveva pianificato tutto. Mi afferrò il braccio destro e, involontariamente, feci un po’ di resistenza. Malgrado io facessi forza con il mio braccio forte e lei col sinistro, quello in teoria più debole, si dimostrò nettamente superiore a me, tanto che lei scoppiò a ridere. “Mio Dio. quanto sei debole! E’ inutile che tu provi a fare resistenza. Sappiamo entrambi che posso costringerti a fare ciò che voglio. Devi obbedire in silenzio o per te saranno guai.” La sua voce era calmissima. Era conscia della sua netta superiorità, e io non potei fare altro che abbandonarmi per l’ennesima volta all’ineluttabile. Karen mi legò i polsi con quei foulard alla sbarra del letto. Li legò forte, con diverse girate, per poi alzarsi e rovistare nel cassetto dove tenevo le mie cravatte. Ne prese un paio e mi legò le caviglie alla sponda. La guardai con un misto di preoccupazione e di ammirazione. Era completamente padrona della situazione.
“Ho un po’ di paura”, le confessai.
“Se ti comporterai come io desidero, non ti accadrà niente. Adesso ti spiego le mie regole sul bondage. Tu sei il mio oggetto sessuale e quindi dovrai avercelo duro per tutto il tempo che ti terrò legato”, mi disse accarezzando la mia asta già turgida.
“Come hai fatto a diventare così perversa?” le chiesi, dimenticando per un attimo il rispetto che lei pretendeva da me ma, per mia fortuna, non sembrò farci caso.
“Questa mia perversione piace anche a te, è inutile che tu continui a negarlo. Mi ero stancata di fare la brava bambina, ed è molto più divertente così. Ora stai zitto che devo usarti per il mio piacimento.”
Tacqui mentre lei, che nel frattempo si era posizionata di nuovo sulla mia pancia, si spostò di poco per farsi impalare dal mio membro che era al massimo dell’eccitazione. In quei momenti, ero il suo sex toy. Mi manovrava per il suo esclusivo piacere. Mi stava cavalcando come una provetta amazzone, imponendomi il giusto ritmo per arrivare al piacere. Vidi che la sua eccitazione stava raggiungendo il culmine, e iniziò a massaggiarsi quel corpo meraviglioso, così femminile, con quei muscoli non eccezionali come dimensione, ma che lo erano come durezza e come potenza. Avrei voluto massaggiarla io stesso, ma i miei polsi erano fermamente legati alla spalliera. Dovevo accontentarmi di ammirarla, osservando quei seni che erano diventati durissimi, segno che aveva aumentato ancor di più i suoi allenamenti. O forse, li aveva addirittura mirati per raggiungere quell’obiettivo. Se li stava toccando, soffermandosi prima sulle areole per poi pizzicarsi i capezzoli diventati turgidissimi. La vidi infine sobbalzare sopra di me. Aveva raggiunto l’orgasmo e si acquietò per qualche istante. Ma non aveva nessuna intenzione di smettere. Era diventata quasi insaziabile nel sesso, ed era solita venire diverse volte al giorno, sia attraverso la penetrazione che per mezzo della mia lingua, e riprese a muoversi di nuovo. Anch’io però non potevo fare a meno di provare un piacere immenso. Lei, bellissima e dominante sopra di me, era un concentrato di sensualità trasgressiva alla quale era impossibile resistere. Vibravo e ansimavo sotto di lei e Karen se ne accorse.
“Ascoltami bene. Tu non puoi venirtene senza il mio consenso. Prima voglio avere un altro orgasmo. Se farai bene il tuo compito, io ti slegherò, altrimenti ti lascio qui legato. E’ chiaro?”
“Non ce la faccio più, Karen”, mugolai. Per tutta risposta mi arrivò uno schiaffo.
“Non me ne frega un cazzo. Resisti come ti ho ordinato e te la caverai senza grossi danni.” Ci provai. Non era la prima volta che mi ordinava di non venirmene, e ci ero abituato. Sapevo come fare per evitare un’eiaculazione, e stavo diventando sempre più bravo in quello, ma quella volta non andò come le altre. Sentivo il piacere salire sempre di più e capii che non ce l’avrei fatta se lei non avesse diminuito il ritmo delle sue spinte. Nemmeno la paura che nutrivo nei suoi confronti fece il miracolo. Anzi, forse proprio quella sua dominanza, quella sua superiorità assoluta, quel poter disporre di me in ogni circostanza, aumentarono la mia eccitazione. Per di più, invece di rallentare, aumentò il ritmo con spinte sempre più forti.
“Ti prego, Karen, dammi il permesso”, la supplicai.
“Ancora qualche secondo. Sto per avere l’orgasmo”, mi disse con la voce diventata estremamente roca. Ma io ormai non ce la facevo più. Sentii il mio membro gonfiarsi ancora di più e poi esplodere dentro di lei. Avevo avuto un’eiaculazione pazzesca. Il piacere aveva pervaso tutto il mio corpo, e avevo avuto movimenti involontari ma estremamente forti, tanto che quasi stavo per rompere il foulard col quale ero legato. Mi ripresi da quel piacere immenso e guardai mia moglie. Fino a quel momento, era stata allegra, vogliosa, ma il suo volto meraviglioso aveva cambiato espressione.
“Mi dispiace, Karen, sono addolorato, veramente. Avrei voluto fare ciò che mi dicevi, ma non ci sono riuscito. Ti chiedo scusa.”
“Con le tue scuse non ci faccio un cazzo. Ti avevo dato un ordine preciso, e adesso sono cazzi tuoi.” Era diventata spesso sboccata, cosa che non era mai appartenuto al suo modo di esprimersi, sempre misurato e attento, e quello era un altro dei cambiamenti che aveva effettuato. La vidi alzarsi dalla mia pancia e dirigersi verso l’uscita della stanza
“Aspetta, Karen, non stavi dicendo sul serio vero? Non puoi lasciarmi qui legato.”
Si voltò, mi sorrise e poi, come se niente fosse, uscì. Era stata di parola. Mi maledissi. Accidenti a me e al mio desiderio incontrollabile. Ci avevo provato, volevo che mia moglie fosse soddisfatta di me, ma era impossibile resistere. Troppo bella lei e troppo eccitante la situazione. Attesi sperando che prima o poi venisse a slegarmi, ma lei non si vedeva. Sentivo la televisione accesa nel salone e io iniziavo a non farcela più. Mi prudeva tutto il corpo e non potevo grattarmi. Era una tortura. Iniziai a gridare il suo nome. Ero allo stremo. Sentii finalmente i suoi passi sul pavimento e quindi la vidi entrare.
“Che cazzo hai da strillare, stronzo.”
“Ti prego, ti supplico, slegami”, la implorai. Mi arrivò l’ennesimo sganassone sulla faccia.
“Questo è per non avermi obbedito.” solo allora mi accorsi che in mano teneva del nastro adesivo. Vidi mentre raccoglieva per terra le sue mutandine, quelle che aveva portato per tutto il giorno, e provò a mettermele in bocca. L’istinto mi portò a spostare la faccia, ma Karen mi afferrò per il mento fino a che si aprì un pertugio nella mia bocca. Ci infilò le sue mutandine per poi inserire il nastro adesivo sulla mia bocca. Scuotevo la testa e, ancora una volta, come era accaduto spesso negli ultimi tempi, scoppiai in lacrime. Ma stavolta mia moglie non si scompose e, tanto meno, si lasciò trasportare dalla tenerezza. “Ecco, bravo, mettiti a piangere. Così la prossima volta che ti legherò e che ti userò come giocattolo erotico, ci penserai mille volte prima di venirtene senza il mio permesso.”
Avrei voluto dirle che non lo avevo fatto apposta, ma dalla mia bocca uscirono soltanto mugolii. In quel momento era in piedi accanto a me e alzò una gamba per metterla sopra di me, prima sulla pancia e poi sul pene. Malgrado avessi già avuto un’eiaculazione, il membro si irrigidì al contatto del piede di mia moglie.
“Bravo, Mike, vedo che riesci sempre a rispondere ottimamente a ogni mio contatto. Bene! Soprattutto per te perché adesso vado a dormire, ma metterò la sveglia ogni due ore e verrò a controllarti. E non dimenticarti della prima regola. Se ti vedo con il cazzo moscio ti lascerò legato per tanto tempo ancora.”
Non potevo crederci. Continuavo a piangere, ma poi cercai di calmarmi. Karen non scherzava e avrei dovuto fare in modo di mantenere l’erezione per tutta la notte. Mi sembrava un’impresa al limite dell’impossibile. Potevo anche respirare poco e gli odori di mia moglie che respiravo attraverso le sue mutandine, erano l’unica cosa che mi faceva compagnia. Ma forse furono proprio quegli odori a stimolarmi. Riuscivo a mantenerlo dritto malgrado la paura che mi attanagliava e, ancora una volta, Andrea aveva visto giusto. Il binomio paura/eccitazione sembrava funzionare perfettamente. Per tutta la notte i miei pensieri rimasero fissi su mia moglie, sul suo corpo perfetto, sui suoi muscoli d’acciaio, e ogni volta che Karen entrava per assicurarsi che avessi ancora l’erezione, sgranava gli occhi per la sorpresa. Nemmeno lei pensava che ci sarei riuscito. Invece ce la feci. Era l’alba quando fece un nuovo ingresso in camera. Avevo tenuto duro. E non era solo un modo di dire. Ce l’avevo ancora come un bastone.
“Incredibile!” si limitò a dire, per poi sedersi su di me. Le bastò toccare il mio cazzo per farmi esplodere. Ero riuscito a tenerlo dritto per sei ore e, se non si trattava di un record da inserire nel Guinness dei primati, poco ci mancava. Mi slegò completamente, mi tolse le sue mutandine dalla bocca e mi abbracciò mentre io scoppiai a piangere per l’ennesima volta. La tensione era stata enorme e avevo bisogno di sfogarmi, ma quella volta mi abbracciò teneramente “Bravo, Mike, mi compiaccio con te. E’ stata dura, vero?”
“Ho pensato sempre a te. Alla donna più bella e più forte del mondo, alla donna che amo più della mia vita.”
Strinse ancora più forte il suo abbraccio. Mi sentivo protetto e sicuro, come un bimbo in braccio alla sua mamma. Rimanemmo in quella posizione per diversi secondi mentre mi accarezzava la nuca. Poi mi baciò intensamente. Tolse però la sua bocca dalla mia e mi guardò soddisfatta.
“Stiamo procedendo benissimo, Mike. Ma i prossimi esami saranno ancora più duri.”
Annuii. Lo sapevo ma mi dicevo che ce l’avrei fatta. Lei mi voleva completamente sottomesso, e io ero felice soltanto quando mi accorgevo di riuscire a soddisfarla. Ero convinto che niente avrebbe potuto più farmi paura. Ma mi sbagliavo. Mi sbagliavo di grosso.
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