Dominato da mia moglie. La storia di Karen e Mike Tredicesimo episodio
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
Non preparai un pasto luculliano. Un po’ perché non ero in grado di preparare cibi troppo complicati, e un po’ perché eravamo abituati soprattutto al pasto serale. A pranzo, io e Karen ci arrangiavamo. Io mi preparavo un piatto di pasta e poco altro, mentre sapevo che mia moglie si prendeva qualcosa al bar sotto il suo ufficio, ma poi a cena era davvero una buona forchetta, come aveva dimostrato l’ultima volta che eravamo andati a cena, ovvero la sera della nostra prima lotta. E, in più, mi aveva ordinato un pranzo leggero perché aveva voglia di farsi qualche chilometro in bici. Comunque, e questa fu la cosa più importante, non ebbe niente da ridire. Ma, di certo, avrei dovuto diventare un cuoco migliore se volevo accontentarla anche in seguito e, con piacere, mi accorsi che internet era prodigo di consigli su come cucinare. Addirittura, c’erano siti che consigliavano cosa preparare per cena per sedurre una donna. Pensai che non sarebbe stato sbagliato dare un’occhiata a quei siti, in seguito. Portai comunque il caffè a Karen che era seduta sul divano, e notai che non mi disse niente. E io non dissi nulla a lei, posticipando a quella sera quel discorso che mi stava a cuore. Una mezz’ora dopo aver terminato di pranzare, la vidi andarsene in camera per ritornare vestita come una vera ciclista. Pantaloncino nero corto in spandex, magliettina a mezze maniche che faceva il verso alla maglia rosa simbolo del giro d’Italia, caschetto d’ordinanza, e occhiali. Afferrò la sua bici e uscì da casa non prima di avermi schioccato un sonoro bacio sulla bocca. Visto che ero rimasto da solo, ne approfittai per darmi da fare nel pulire casa, anche per vedere quale sarebbe stata la mia reazione. Era importante per me comprendere se quel lavoro mi sarebbe pesato troppo, oppure se lo avrei potuto compiere con relativa semplicità, ad esempio. Dovetti riconoscere che non era uno scherzo. Le cose da fare erano tantissime, e c’erano alcune faccende che erano sempre state a completo appannaggio di Karen, come ad esempio fare la lavatrice o stirare. Ero così preso dalle mie nuove occupazioni domestiche, che mi dimenticai persino che, quando stavo solo in casa, avrei anche potuto indossare qualcosa, rimanendo così completamente nudo anche in quei momenti. Dopo un paio d’ore di lavori continui, decisi di riposarmi un po’, anche per cercare di riflettere. Era stato pesante ma non pesantissimo. Calcolai che quello che avevo fatto in due ore, avrei potuto farlo, con l’acquisizione di una certa pratica, anche nella metà del tempo. Ma quello su cui dovevo riflettere era soprattutto un altro punto. Sarei stato in grado di fare il domestico tutti i giorni? Anche in quella scelta, mi presi un po’ di giorni prima di prendere una decisione che, se fosse stata negativa, sarebbe stata definitiva. Avevo però bisogno di parlare di nuovo con Andrea. La sua visione della situazione si era rivelata impeccabile, e avevo di nuovo bisogno dei suoi consigli. Per fortuna, pur essendo sabato pomeriggio, riuscii a contattarlo e a prendere un nuovo appuntamento per il lunedì, alla stessa ora della volta scorsa.
Verso le 18 mia moglie fece ritorno. Mi disse che in due ore si era fatta una sessantina di chilometri ad andatura leggera. Era incredibile. Non riusciva a stare ferma un secondo. La guardai con ammirazione. Aveva solo 27 anni, un’età in cui molte ragazze sono ancora a casa dei genitori con la paghetta di papà, mentre lei era già sposata da due anni col sottoscritto, si era laureata col massimo dei voti, e provvedeva quasi interamente al fabbisogno familiare con il suo lavoro, cosa che ci aveva permesso di dare un acconto per una casa e di pagare regolarmente il mutuo. Ed era un’atleta di gran talento, capace di ridurre ai minimi termini un uomo come me, che non sarà stato uno sportivo nato, ma che comunque pesava una ventina di chili più di lei. Se non di più. E se già tutti quei pregi non fossero abbastanza, era di una bellezza davvero unica. Pensai davvero che fosse di un altro pianeta rispetto a me. Dovette sentire il mio sguardo perché mi riguardò a sua volta
“Cosa c’è? Perché quello sguardo?”
Alzai le spalle. “Sei una ragazza davvero incredibile.”
“Mi fa piacere che tu te ne renda conto. Ti renderà più semplice la tua sottomissione”, mi rispose abbozzando un sorriso.
“Ho alcune richieste da farti, Karen.”
“Sentiamo.”
“Io ci proverò, Karen. Ci proverò ad obbedirti perché… Perché insomma, c’è qualcosa che mi piace in tutto questo, e non posso nasconderlo, ma non so fino a che punto potrò arrivare.”
“Se questa è una scusa per non compiere qualcosa, toglitelo dalla testa. Se non fai quello che ti ordino, per te sono botte. Questo sarà il mio modo di dominare e non c'è niente che mi possa far cambiare idea. Sono molto più forte di te, Mike. Quello che hai visto finora è niente considerando le mie qualità. Pertanto, zitto e obbedisci. Altrimenti la porta è quella.” Era stata dura, decisa e, forse proprio per questo, la ammiravo. Malgrado ciò che mi stava facendo.
“Lo so, l’ho capito. Ascolta, Karen, non mi riferivo a quello. Io non me ne intendo molto di dominazione ma… Insomma, mi conosco e so che certe cose non potrei mai farle. Sono molto sensibile di stomaco, e se tu, ad esempio, volessi farmi ingoiare… Non so, delle cose schifose, io rigetterei tutto. Capisci cosa intendo?”
Vidi mia moglie annuire. “Mi sembra una richiesta plausibile. Va bene, Mike, non ti farò ingoiare schifezze. C’è altro?”
“Io non so cosa tu abbia intenzione di farmi nel prosieguo del nostro rapporto, ma volevo dirti che ci sono cose che potrei non fare. Non per disobbedienza, ma perché non rientrano in ciò che potrei sopportare.”
“Sarà una cosa da valutare volta per volta. Deciderò io ma starò attenta. Malgrado quello che tu possa pensare, non sono una pazza esaltata.”
“Grazie, Karen, ma c’è una cosa ancora più importante. Io non ho idea di come tu adesso mi veda. Stamattina mi hai fatto piangere come un bambino, e non sarei riuscito a smettere se tu non mi avessi tranquillizzato come fa una mamma con suo figlio. Ecco, ho paura che tu non mi veda più come l’uomo che ti ha fatta innamorare, e che il tuo amore scemerà del tutto, fino a non aver più bisogno di me come uomo, ma solo come schiavo. Karen, io ti sto dimostrando tutto il mio amore. Non potrei sopportare tutto questo da un’altra donna, ma solo da te. Tu hai le doti fisiche, ma anche intellettive, tali da poter pretendere una mia sottomissione.”
“Come avevi detto in quel discorso. Chi è più forte dei due ha in mano il potere. Beh, almeno stai dimostrando di essere coerente.”
“In un certo senso, sì. Tu hai dimostrato di avere il diritto di avere quel potere, anche se non mi immaginavo una cosa del genere, ma qualcosa di più soft. Ad ogni modo, io potrei tollerare tutto questo soltanto da mia moglie, dalla donna che amo.”
“Ho capito, Mike. Ti stai ripetendo. Io sono tua moglie, e quindi il problema non sussiste.”
“Lo so che sei mia moglie, e ne sono fiero. Ma deve rimanere una cosa a due. Capito, Karen?”
Mi guardò prima stupefatta, poi capì a cosa mi riferissi. “Non è un problema, Mike. Non è mia intenzione approfittarmi del mio potere per andare con altri. Se dovessi desiderare un altro uomo, te lo direi in faccia. Non sono il tipo di donna che fa le cose di nascosto. Soprattutto in questa situazione.”
“Cosa intendi?”
“Intendo dire che ho preso il comando della nostra relazione e, se mi facessi l’amante di nascosto, tornerei ad essere una moglie normale, una donna che deve nascondere una relazione per paura del proprio marito. Pertanto, se deciderò di andare con un altro uomo, non te lo nasconderò.”
Deglutii nervosamente. “Io comunque non parlavo solo di fare le cose di nascosto. Capisci a cosa alludo.”
“Non proprio. Spiegati meglio.”
“Io parlavo dell’esatto contrario, ovvero che tu, approfittandoti della tua superiorità, potresti portare un umo a casa e farci sesso. E magari obbligandomi a guardare, picchiandomi se mi dovessi rifiutare. Pertanto, tra le cose che potresti obbligarmi a fare, non deve esserci il fatto di osservare. So che molto spesso la dominazione della moglie sul marito coincide con questa cosa, ma io non lo potrei tollerare. Puoi picchiarmi, ammazzare di botte, ma quello no”
Scoppiò a ridere. “Si chiamano cuckold, Mike. Ho ricevuto il messaggio. Quindi, non potrò obbligarti a vedermi mentre scopo con un altro?”
Le andai vicino e le afferrai le mani. “Comandi te, ho accettato la situazione ma, ti prego, non farmi nemmeno pensare a una simile eventualità. Quella non potrei accettarla mai, anche a costo di farmi mandare all’ospedale con tutte le ossa rotte.”
Mi avvicinò a sé per baciarmi con passione. “Sei diventato geloso, ciccio?”
“Sei troppo bella per non essere geloso.”
Sorrise e mi accarezzò dolcemente il viso. Poi il suo sguardo divenne serio. “Non posso ipotizzare ciò che accadrà in seguito. E non voglio quindi farti promesse che potrei non mantenere. Al momento, non ho intenzione di andare con altri uomini. E, ripeto, al momento. Il nostro rapporto è in evoluzione, ed è meglio non fare ipotesi su ciò che accadrà in futuro. Quello che adesso per te sembra impossibile da accettare, potrebbe essere invece accettabile fra sei mesi o un anno. Pertanto, è meglio evitare che tu pensi a un mio eventuale tradimento. Ti rovineresti la vita e niente altro.”
“Quindi vuoi dire che in futuro tu…”
“Il futuro non lo conosciamo. Ma la mia onestà mi impone di dirti che non lo posso escludere. Ma credo che nessun essere umano possa escludere un eventuale futuro tradimento. Quello di cui sono certa è che tu farai sempre tutto ciò che ti ordinerò. E se ti ordinerò di accettare un mio tradimento, tu dovrai farlo.”
Scossi la testa. “Non ce la farei a sopportarlo.”
Lei mi prese le mani con dolcezza. “Te lo ripeto, non possiamo ipotizzare il futuro. Un mese fa, se qualcuno ti avesse detto che saresti stato ai miei ordini completamente nudo, tremando come una foglia dopo aver pianto come un bambino, l’avresti preso per pazzo. Eppure, eccoci qui, e sei stato tu a dirmi che trovi la cosa molto eccitante, cosa di cui, del resto, io mi ero accorta subito. Quindi, non ci pensare. Se e quando dovesse avvenire un tradimento, tu potresti essere un uomo completamente diverso da quello di adesso.”
“Ma…”
“Nessun ma. L’unica cosa certa è che tu dovrai obbedire a ogni mio ordine”, mi disse con un tono di voce fattosi improvvisamente più duro. “Sono stata chiara Mike?”
“Sì, Karen”, risposi piegando la testa. Aveva ragione lei. Era meglio non pensare a un eventuale tradimento perché ne avrei sofferto troppo. Lei si accorse del mio stato d’animo e mi regalò una dolce carezza.
“Sei adorabile con quel broncio da cane bastonato. Dai, fammi andare a fare la doccia altrimenti facciamo tardi. Ho prenotato il ristorante alle 20. Mettiti in giacca e cravatta. Stasera ti voglio carino al mio fianco.”
Mi veniva in mente la prima ragazza con la quale avevo preso un appuntamento. Potevo avere non più di 15 anni, e lei forse uno in meno. Dovevamo vederci davanti a un noto bar, e mi ricordavo esattamente le sensazioni provate quando la vidi. Mi sembrava che il sole illuminasse soltanto il suo volto, bellissimo ai miei occhi. La mia salivazione era praticamente azzerata, e il cuore faceva i capricci. Non riuscivo a fare un respiro profondo e non avrei mai voluto staccare il mio sguardo che era fisso su di lei. Lei sorrideva, probabilmente altrettanto nervosa, ma io badavo solo al mio nervosismo. Più la guardavo e più mi dicevo che era perfetta, una creatura angelica venuta sulla Terra per rallegrare la vista a un povero ragazzo mortale come me. Ecco, le stesse sensazioni, la salivazione quasi inesistente, i battiti accelerati e la certezza di trovarmi di fronte a una dea, la ebbi quando Karen uscì dalla camera da letto. Bella da mozzare il fiato, con un abitino color celeste polvere piuttosto corto che esaltava le sue gambe lunghissime, i capelli raccolti in modo da lasciar libero il collo e le orecchie dove risaltavano due orecchini pendenti, uno dei pochi regali che, da perenne squattrinato, ero riuscito a farle, e un trucco adeguato. Più intenso rispetto a quello che lei aveva quando l’avevo conosciuta, ma in linea con la nuova Karen che era uscita fuori dopo che lei aveva preso il potere, compreso un bel rossetto. Riprovavo quindi quelle stesse sensazioni. Ma lei era mia moglie, non un primo appuntamento fatto da ragazzino. Mi sentivo in difficoltà, conscio di non essere alla sua altezza, e non soltanto in senso metaforico, considerando le scarpe col tacco alto che la facevano svettare nettamente sopra di me. Ecco, quello che Karen era riuscita a instaurare dentro di me, aveva una parola precisa: inadeguatezza.
Anche se non fece nulla di eclatante, fu un’uscita strana. A cominciare dalla macchina. Ne avevamo due, una più piccola che era quasi sempre guidata da mia moglie, e una più grande che spesso guidavo io. Non erano la mia macchina e quella di Karen, ma erano le nostre vetture. Anche perché era complicato poter considerare un qualunque oggetto ed etichettarlo come mia proprietà, visto che era lei che comprava tutto. Malgrado questo, in una sorta di tacito assenso, io avevo sempre usato la macchina più grande e, se la prendevamo insieme, ero io che la guidavo. Quella volta non fu così. Era lei la persona dominante, e fu lei a guidare la macchina. E fu lei naturalmente a pagare il conto del ristorante. Del resto, mi aveva detto che mi avrebbe portato a cena, frase che di solito appartiene al repertorio maschile, ma che era molto significativa sul tipo di rapporto che avrebbe voluto instaurare. O, per meglio dire, che aveva ormai instaurato. Tornammo a casa e l’aiutai a togliersi il vestito e poi mi denudai completamente, ottemperando così all’ordine impartitomi quella mattina. Attendevo con pazienza che lei mi dicesse dove avrei dovuto dormire, se di nuovo in cucina, oppure in camera accanto a lei, e ancora una volta mi accorsi di avere il membro, se non proprio eretto, di sicuro piuttosto in tiro. Ormai non ci potevano essere dubbi. Qualcosa scattava dentro di me quando avvertivo la dominazione di Karen. Non era tanto ciò che mi faceva. Potevano essere percosse, un semplice ordine o, come in quel caso, l’attesa di una sua decisione. Qualunque cosa fosse, io mi eccitavo. E, quando mi venne vicino per accarezzarmi, capii immediatamente che avrei avuto di nuovo l’onore di starle accanto. Non potevo dire però di stare a mio agio con la mia nudità e Karen se ne accorse.
“Puoi metterti qualcosa se vuoi. Domani mattina però, ti voglio rivedere di nuovo nudo. Ma a letto ti do il permesso e indossare almeno i boxer.”
“Grazie, Karen.” Mi misi a letto dopo aver messo una magliettina e i boxer. Il mio letto, il nostro letto, e quasi non mi sembrava vero. Attesi il ritorno di mia moglie che era andata in bagno a struccarsi e, quando la vid,i mi sembrò di vedere di nuovo la ragazza acqua e sapone che avevo sposato. Ma sapevo che, se al di fuori ogni tanto avrebbe ripreso quell’aspetto, dentro non sarebbe cambiata più. Si sdraiò accanto a me e mi sorrise.
“Da quanto tempo era che non dormivamo insieme?”
“Da troppo tempo”, ammisi. Per oltre venti giorni avevo dormito in camera degli ospiti e poi la situazione era precipitata. O meglio, era cambiata drasticamente. Se lei era ormai una donna diversa, anche io ero un uomo totalmente differente. Mi avvicinai a lei, quasi per sentire il suo odore, quell’odore che ormai conoscevo perfettamente, avendo dormito coi suoi umori sulla mia faccia per diverse volte. Toccai le sue cosce che avevo scoperto avere una forza spaventosa, poi quasi distrattamente scesi sulle gambe, morbide, estremamente femminili, per mettermi poi proprio in mezzo a quelle gambe. Vedevo le sue minuscole mutandine e il cazzo mi divenne di marmo. Non diceva nulla, osservandomi quasi incuriosita di capire quali intenzioni avessi.
“Grazie di avermi portato a cena fuori”, le dissi, quasi a voler rimarcare il fatto che era lei a portare i pantaloni. La vidi sorridere, ma rimase ancora in silenzio, e io mi feci coraggio. “Devo… Devo soddisfarti come ogni sera?”
“Dovrai farlo tutte le sere, a meno che io non ti dica il contrario.”
“Si, Karen, come vuoi tu.” Tolsi le sue mutandine, aiutato da mia moglie che inarcò la schiena, e le feci scivolare fino ai piedi. Dopodiché allargai dolcemente le sue gambe, fino a giungere con il viso nei pressi della sua passerina. Poi feci scattare la lingua. E non c’era nessuna costrizione. Lo facevo perché dovevo farlo, perché lei meritava la mia adorazione, e accolsi con piacere la fuoriuscita dei suoi umori mentre lanciava gridolini di piacere. Ero felice che lei avesse avuto l’orgasmo, e mi accorsi che, per la prima volta in vita mia, mi preoccupavo soltanto per lei, del suo piacere. Il mio non contava più. Mi mise la sua mano sulla testa per non farmi alzare. Voleva di nuovo provare piacere. Spostai la mia lingua sul suo clitoride che era uscito completamente. Karen diceva poarole smozzicate mentre la sua mano mi teneva giù la testa, ancorata al suo sesso. Pensai che fosse un grande onore quello di soddisfare una ragazza del genere. Leccai sempre più voracemente, ingurgitando i suoi umori come fosse una bevanda prelibata. Finalmente, la sentii susuktare di nuovo, e la sentii dire "Basta."
Ero felice di averle procurato quel piacere. Lei aveva tolto la sua mano dalla testa e mi tirai su, andando a sdraiarmi di nuovo accanto a lei, poggiando la mia testa sulla sua spalla. Un gesto simbolico che però, nei miei pensieri, doveva dimostrarle la mia totale accettazione.
Lei mi girò dolcemente il viso per guardarmi e mi sorrise. “Bravo, Mike. Stai cominciando ad essere davvero capace. E anche molto obbediente. Ma siamo solo all’inizio e pretenderò sempre di più, molto di più.”
Annuii senza rispondere. Sapevo soltanto che stavo scoprendo nuove sensazioni che non mi dispiacevano affatto. Anzi, mi facevano provare una felicità che non avevo mai provato prima. Era assurdo, ma la realtà diceva che era fantastico essere sottomessi a una giovane e bellissima donna come mia moglie Karen. E sapevo che non sarebbe stato più possibile tornare indietro.
Per commentare questo racconto, potete scrivere a
davidmuscolo@tiscali.it
Verso le 18 mia moglie fece ritorno. Mi disse che in due ore si era fatta una sessantina di chilometri ad andatura leggera. Era incredibile. Non riusciva a stare ferma un secondo. La guardai con ammirazione. Aveva solo 27 anni, un’età in cui molte ragazze sono ancora a casa dei genitori con la paghetta di papà, mentre lei era già sposata da due anni col sottoscritto, si era laureata col massimo dei voti, e provvedeva quasi interamente al fabbisogno familiare con il suo lavoro, cosa che ci aveva permesso di dare un acconto per una casa e di pagare regolarmente il mutuo. Ed era un’atleta di gran talento, capace di ridurre ai minimi termini un uomo come me, che non sarà stato uno sportivo nato, ma che comunque pesava una ventina di chili più di lei. Se non di più. E se già tutti quei pregi non fossero abbastanza, era di una bellezza davvero unica. Pensai davvero che fosse di un altro pianeta rispetto a me. Dovette sentire il mio sguardo perché mi riguardò a sua volta
“Cosa c’è? Perché quello sguardo?”
Alzai le spalle. “Sei una ragazza davvero incredibile.”
“Mi fa piacere che tu te ne renda conto. Ti renderà più semplice la tua sottomissione”, mi rispose abbozzando un sorriso.
“Ho alcune richieste da farti, Karen.”
“Sentiamo.”
“Io ci proverò, Karen. Ci proverò ad obbedirti perché… Perché insomma, c’è qualcosa che mi piace in tutto questo, e non posso nasconderlo, ma non so fino a che punto potrò arrivare.”
“Se questa è una scusa per non compiere qualcosa, toglitelo dalla testa. Se non fai quello che ti ordino, per te sono botte. Questo sarà il mio modo di dominare e non c'è niente che mi possa far cambiare idea. Sono molto più forte di te, Mike. Quello che hai visto finora è niente considerando le mie qualità. Pertanto, zitto e obbedisci. Altrimenti la porta è quella.” Era stata dura, decisa e, forse proprio per questo, la ammiravo. Malgrado ciò che mi stava facendo.
“Lo so, l’ho capito. Ascolta, Karen, non mi riferivo a quello. Io non me ne intendo molto di dominazione ma… Insomma, mi conosco e so che certe cose non potrei mai farle. Sono molto sensibile di stomaco, e se tu, ad esempio, volessi farmi ingoiare… Non so, delle cose schifose, io rigetterei tutto. Capisci cosa intendo?”
Vidi mia moglie annuire. “Mi sembra una richiesta plausibile. Va bene, Mike, non ti farò ingoiare schifezze. C’è altro?”
“Io non so cosa tu abbia intenzione di farmi nel prosieguo del nostro rapporto, ma volevo dirti che ci sono cose che potrei non fare. Non per disobbedienza, ma perché non rientrano in ciò che potrei sopportare.”
“Sarà una cosa da valutare volta per volta. Deciderò io ma starò attenta. Malgrado quello che tu possa pensare, non sono una pazza esaltata.”
“Grazie, Karen, ma c’è una cosa ancora più importante. Io non ho idea di come tu adesso mi veda. Stamattina mi hai fatto piangere come un bambino, e non sarei riuscito a smettere se tu non mi avessi tranquillizzato come fa una mamma con suo figlio. Ecco, ho paura che tu non mi veda più come l’uomo che ti ha fatta innamorare, e che il tuo amore scemerà del tutto, fino a non aver più bisogno di me come uomo, ma solo come schiavo. Karen, io ti sto dimostrando tutto il mio amore. Non potrei sopportare tutto questo da un’altra donna, ma solo da te. Tu hai le doti fisiche, ma anche intellettive, tali da poter pretendere una mia sottomissione.”
“Come avevi detto in quel discorso. Chi è più forte dei due ha in mano il potere. Beh, almeno stai dimostrando di essere coerente.”
“In un certo senso, sì. Tu hai dimostrato di avere il diritto di avere quel potere, anche se non mi immaginavo una cosa del genere, ma qualcosa di più soft. Ad ogni modo, io potrei tollerare tutto questo soltanto da mia moglie, dalla donna che amo.”
“Ho capito, Mike. Ti stai ripetendo. Io sono tua moglie, e quindi il problema non sussiste.”
“Lo so che sei mia moglie, e ne sono fiero. Ma deve rimanere una cosa a due. Capito, Karen?”
Mi guardò prima stupefatta, poi capì a cosa mi riferissi. “Non è un problema, Mike. Non è mia intenzione approfittarmi del mio potere per andare con altri. Se dovessi desiderare un altro uomo, te lo direi in faccia. Non sono il tipo di donna che fa le cose di nascosto. Soprattutto in questa situazione.”
“Cosa intendi?”
“Intendo dire che ho preso il comando della nostra relazione e, se mi facessi l’amante di nascosto, tornerei ad essere una moglie normale, una donna che deve nascondere una relazione per paura del proprio marito. Pertanto, se deciderò di andare con un altro uomo, non te lo nasconderò.”
Deglutii nervosamente. “Io comunque non parlavo solo di fare le cose di nascosto. Capisci a cosa alludo.”
“Non proprio. Spiegati meglio.”
“Io parlavo dell’esatto contrario, ovvero che tu, approfittandoti della tua superiorità, potresti portare un umo a casa e farci sesso. E magari obbligandomi a guardare, picchiandomi se mi dovessi rifiutare. Pertanto, tra le cose che potresti obbligarmi a fare, non deve esserci il fatto di osservare. So che molto spesso la dominazione della moglie sul marito coincide con questa cosa, ma io non lo potrei tollerare. Puoi picchiarmi, ammazzare di botte, ma quello no”
Scoppiò a ridere. “Si chiamano cuckold, Mike. Ho ricevuto il messaggio. Quindi, non potrò obbligarti a vedermi mentre scopo con un altro?”
Le andai vicino e le afferrai le mani. “Comandi te, ho accettato la situazione ma, ti prego, non farmi nemmeno pensare a una simile eventualità. Quella non potrei accettarla mai, anche a costo di farmi mandare all’ospedale con tutte le ossa rotte.”
Mi avvicinò a sé per baciarmi con passione. “Sei diventato geloso, ciccio?”
“Sei troppo bella per non essere geloso.”
Sorrise e mi accarezzò dolcemente il viso. Poi il suo sguardo divenne serio. “Non posso ipotizzare ciò che accadrà in seguito. E non voglio quindi farti promesse che potrei non mantenere. Al momento, non ho intenzione di andare con altri uomini. E, ripeto, al momento. Il nostro rapporto è in evoluzione, ed è meglio non fare ipotesi su ciò che accadrà in futuro. Quello che adesso per te sembra impossibile da accettare, potrebbe essere invece accettabile fra sei mesi o un anno. Pertanto, è meglio evitare che tu pensi a un mio eventuale tradimento. Ti rovineresti la vita e niente altro.”
“Quindi vuoi dire che in futuro tu…”
“Il futuro non lo conosciamo. Ma la mia onestà mi impone di dirti che non lo posso escludere. Ma credo che nessun essere umano possa escludere un eventuale futuro tradimento. Quello di cui sono certa è che tu farai sempre tutto ciò che ti ordinerò. E se ti ordinerò di accettare un mio tradimento, tu dovrai farlo.”
Scossi la testa. “Non ce la farei a sopportarlo.”
Lei mi prese le mani con dolcezza. “Te lo ripeto, non possiamo ipotizzare il futuro. Un mese fa, se qualcuno ti avesse detto che saresti stato ai miei ordini completamente nudo, tremando come una foglia dopo aver pianto come un bambino, l’avresti preso per pazzo. Eppure, eccoci qui, e sei stato tu a dirmi che trovi la cosa molto eccitante, cosa di cui, del resto, io mi ero accorta subito. Quindi, non ci pensare. Se e quando dovesse avvenire un tradimento, tu potresti essere un uomo completamente diverso da quello di adesso.”
“Ma…”
“Nessun ma. L’unica cosa certa è che tu dovrai obbedire a ogni mio ordine”, mi disse con un tono di voce fattosi improvvisamente più duro. “Sono stata chiara Mike?”
“Sì, Karen”, risposi piegando la testa. Aveva ragione lei. Era meglio non pensare a un eventuale tradimento perché ne avrei sofferto troppo. Lei si accorse del mio stato d’animo e mi regalò una dolce carezza.
“Sei adorabile con quel broncio da cane bastonato. Dai, fammi andare a fare la doccia altrimenti facciamo tardi. Ho prenotato il ristorante alle 20. Mettiti in giacca e cravatta. Stasera ti voglio carino al mio fianco.”
Mi veniva in mente la prima ragazza con la quale avevo preso un appuntamento. Potevo avere non più di 15 anni, e lei forse uno in meno. Dovevamo vederci davanti a un noto bar, e mi ricordavo esattamente le sensazioni provate quando la vidi. Mi sembrava che il sole illuminasse soltanto il suo volto, bellissimo ai miei occhi. La mia salivazione era praticamente azzerata, e il cuore faceva i capricci. Non riuscivo a fare un respiro profondo e non avrei mai voluto staccare il mio sguardo che era fisso su di lei. Lei sorrideva, probabilmente altrettanto nervosa, ma io badavo solo al mio nervosismo. Più la guardavo e più mi dicevo che era perfetta, una creatura angelica venuta sulla Terra per rallegrare la vista a un povero ragazzo mortale come me. Ecco, le stesse sensazioni, la salivazione quasi inesistente, i battiti accelerati e la certezza di trovarmi di fronte a una dea, la ebbi quando Karen uscì dalla camera da letto. Bella da mozzare il fiato, con un abitino color celeste polvere piuttosto corto che esaltava le sue gambe lunghissime, i capelli raccolti in modo da lasciar libero il collo e le orecchie dove risaltavano due orecchini pendenti, uno dei pochi regali che, da perenne squattrinato, ero riuscito a farle, e un trucco adeguato. Più intenso rispetto a quello che lei aveva quando l’avevo conosciuta, ma in linea con la nuova Karen che era uscita fuori dopo che lei aveva preso il potere, compreso un bel rossetto. Riprovavo quindi quelle stesse sensazioni. Ma lei era mia moglie, non un primo appuntamento fatto da ragazzino. Mi sentivo in difficoltà, conscio di non essere alla sua altezza, e non soltanto in senso metaforico, considerando le scarpe col tacco alto che la facevano svettare nettamente sopra di me. Ecco, quello che Karen era riuscita a instaurare dentro di me, aveva una parola precisa: inadeguatezza.
Anche se non fece nulla di eclatante, fu un’uscita strana. A cominciare dalla macchina. Ne avevamo due, una più piccola che era quasi sempre guidata da mia moglie, e una più grande che spesso guidavo io. Non erano la mia macchina e quella di Karen, ma erano le nostre vetture. Anche perché era complicato poter considerare un qualunque oggetto ed etichettarlo come mia proprietà, visto che era lei che comprava tutto. Malgrado questo, in una sorta di tacito assenso, io avevo sempre usato la macchina più grande e, se la prendevamo insieme, ero io che la guidavo. Quella volta non fu così. Era lei la persona dominante, e fu lei a guidare la macchina. E fu lei naturalmente a pagare il conto del ristorante. Del resto, mi aveva detto che mi avrebbe portato a cena, frase che di solito appartiene al repertorio maschile, ma che era molto significativa sul tipo di rapporto che avrebbe voluto instaurare. O, per meglio dire, che aveva ormai instaurato. Tornammo a casa e l’aiutai a togliersi il vestito e poi mi denudai completamente, ottemperando così all’ordine impartitomi quella mattina. Attendevo con pazienza che lei mi dicesse dove avrei dovuto dormire, se di nuovo in cucina, oppure in camera accanto a lei, e ancora una volta mi accorsi di avere il membro, se non proprio eretto, di sicuro piuttosto in tiro. Ormai non ci potevano essere dubbi. Qualcosa scattava dentro di me quando avvertivo la dominazione di Karen. Non era tanto ciò che mi faceva. Potevano essere percosse, un semplice ordine o, come in quel caso, l’attesa di una sua decisione. Qualunque cosa fosse, io mi eccitavo. E, quando mi venne vicino per accarezzarmi, capii immediatamente che avrei avuto di nuovo l’onore di starle accanto. Non potevo dire però di stare a mio agio con la mia nudità e Karen se ne accorse.
“Puoi metterti qualcosa se vuoi. Domani mattina però, ti voglio rivedere di nuovo nudo. Ma a letto ti do il permesso e indossare almeno i boxer.”
“Grazie, Karen.” Mi misi a letto dopo aver messo una magliettina e i boxer. Il mio letto, il nostro letto, e quasi non mi sembrava vero. Attesi il ritorno di mia moglie che era andata in bagno a struccarsi e, quando la vid,i mi sembrò di vedere di nuovo la ragazza acqua e sapone che avevo sposato. Ma sapevo che, se al di fuori ogni tanto avrebbe ripreso quell’aspetto, dentro non sarebbe cambiata più. Si sdraiò accanto a me e mi sorrise.
“Da quanto tempo era che non dormivamo insieme?”
“Da troppo tempo”, ammisi. Per oltre venti giorni avevo dormito in camera degli ospiti e poi la situazione era precipitata. O meglio, era cambiata drasticamente. Se lei era ormai una donna diversa, anche io ero un uomo totalmente differente. Mi avvicinai a lei, quasi per sentire il suo odore, quell’odore che ormai conoscevo perfettamente, avendo dormito coi suoi umori sulla mia faccia per diverse volte. Toccai le sue cosce che avevo scoperto avere una forza spaventosa, poi quasi distrattamente scesi sulle gambe, morbide, estremamente femminili, per mettermi poi proprio in mezzo a quelle gambe. Vedevo le sue minuscole mutandine e il cazzo mi divenne di marmo. Non diceva nulla, osservandomi quasi incuriosita di capire quali intenzioni avessi.
“Grazie di avermi portato a cena fuori”, le dissi, quasi a voler rimarcare il fatto che era lei a portare i pantaloni. La vidi sorridere, ma rimase ancora in silenzio, e io mi feci coraggio. “Devo… Devo soddisfarti come ogni sera?”
“Dovrai farlo tutte le sere, a meno che io non ti dica il contrario.”
“Si, Karen, come vuoi tu.” Tolsi le sue mutandine, aiutato da mia moglie che inarcò la schiena, e le feci scivolare fino ai piedi. Dopodiché allargai dolcemente le sue gambe, fino a giungere con il viso nei pressi della sua passerina. Poi feci scattare la lingua. E non c’era nessuna costrizione. Lo facevo perché dovevo farlo, perché lei meritava la mia adorazione, e accolsi con piacere la fuoriuscita dei suoi umori mentre lanciava gridolini di piacere. Ero felice che lei avesse avuto l’orgasmo, e mi accorsi che, per la prima volta in vita mia, mi preoccupavo soltanto per lei, del suo piacere. Il mio non contava più. Mi mise la sua mano sulla testa per non farmi alzare. Voleva di nuovo provare piacere. Spostai la mia lingua sul suo clitoride che era uscito completamente. Karen diceva poarole smozzicate mentre la sua mano mi teneva giù la testa, ancorata al suo sesso. Pensai che fosse un grande onore quello di soddisfare una ragazza del genere. Leccai sempre più voracemente, ingurgitando i suoi umori come fosse una bevanda prelibata. Finalmente, la sentii susuktare di nuovo, e la sentii dire "Basta."
Ero felice di averle procurato quel piacere. Lei aveva tolto la sua mano dalla testa e mi tirai su, andando a sdraiarmi di nuovo accanto a lei, poggiando la mia testa sulla sua spalla. Un gesto simbolico che però, nei miei pensieri, doveva dimostrarle la mia totale accettazione.
Lei mi girò dolcemente il viso per guardarmi e mi sorrise. “Bravo, Mike. Stai cominciando ad essere davvero capace. E anche molto obbediente. Ma siamo solo all’inizio e pretenderò sempre di più, molto di più.”
Annuii senza rispondere. Sapevo soltanto che stavo scoprendo nuove sensazioni che non mi dispiacevano affatto. Anzi, mi facevano provare una felicità che non avevo mai provato prima. Era assurdo, ma la realtà diceva che era fantastico essere sottomessi a una giovane e bellissima donna come mia moglie Karen. E sapevo che non sarebbe stato più possibile tornare indietro.
Per commentare questo racconto, potete scrivere a
davidmuscolo@tiscali.it
1
voti
voti
valutazione
1
1
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Dominato da mia moglie La storia di Karen e Mike Dodicesimo episodio
Commenti dei lettori al racconto erotico