Dominato da mia moglie. La storia di Karen e Mike Undicesimo episodio

di
genere
dominazione

Quando mi svegliai, mi resi conto che la porta della cucina era spalancata, segno che Karen si era svegliata prima di me, e aveva ritenuto che potevo uscire dalla mia prigione. Al contrario delle altre volte, mi ero addormentato sul pavimento tutto rannicchiato e, tutto sommato, potevo dire di avere avuto un riposo nettamente migliore delle altre volte, malgrado avessi dormito per terra. Uscii dalla cucina, e mi accorsi che Karen non era in casa, ma la cosa mi meravigliò ben poco. Era sabato, e lei tutti i sabati andava a correre. Notai anche che la chiave dell’armadio era al suo posto. Pensai che mia moglie volesse farmi intendere che avrei potuto vestirmi. Prima però mi feci una rapida doccia, e poi mi infilai una t-shirt colorata sopra un paio di pantaloni corti verde militare. Tornai in cucina, e iniziai a prepararmi la colazione. Avevo una fame pazzesca visto che la sera precedente non avevo messo niente in bocca. Proprio quando stavo per bere il mio solito caffè mattutino, sentii la porta aprirsi, e pochi secondi dopo Karen si materializzò davanti a me. Indossava solamente un paio di microscopici mini short e un toppino corto e aderentissimo, che le modellava perfettamente le tette, lasciando scoperti gli addominali che sembravano scolpiti da Michelangelo per quanto erano perfetti. Anche lei mi guardò. Temevo che fosse per il fatto che mi fossi vestito ed ebbi timore di una sua reazione.
“Ho… Ho visto che mi avevi lasciato aperta la porta e che le chiavi dell’armadio erano di nuovo al loro posto, e ho pensato…”
Lei mi guardò fisso. Non riuscivo a decifrare quello sguardo ma non ero del tutto tranquillo. Avevo una paura folle di mia moglie.
“Cosa hai pensato Mike?” mi chiese abbozzando un sorriso. Era calma, sicura, mentre io quasi me la stavo facendo nelle mutande.
“Beh, ecco, ho pensato che avrei potuto vestirmi”, le risposi infine.
Mi venne vicino. Quel sorriso sicuro e sfrontato sfoggiato negli ultimi tempi non l’abbandonava più, ormai.
“Paura, eh!”
“Non avevo voglia di discutere.”
“Le nostre non sono discussioni. I miei sono ordini. Sono più forte di te, te l'ho dimostrato più volte, e tu fai quello che io decido. L'alternativa è farmi incazzare, la conseguenza sarebbe quella di prendere un sacco di botte."
Deglutii nervosamente. Aveva ragione. Se le avessi disobbedito, poer me si sarebbe messa male. "Io... non credo di averti disobbedito", dissi balbettando miseramente.
Lei si avvicinò a me e mi mise un dito sotto il mento per costringermi a guardarla in faccia, visto che avevo chinato la testa. "Comunque, per stavolta non intendo farti nulla. Ti ho lasciata aperta la porta della cucina proprio per darti modo di andare al bagno e di vestirti.” Passò dinanzi a me e, come se nulla fosse, si impadronì del mio caffè e del resto della colazione, mettendosi poi seduta. “Avevo proprio voglia di un’abbondante colazione.”
Non le feci neanche presente che l’avevo preparata per me, e ricominciai a prepararmi la colazione, sperando che Karen non volesse fare il bis, impadronendosi anche di quella.
“Hai fatto una bella corsetta?” le chiesi, tanto per cercare un discorso neutro.
“Direi perfetta. Ho addirittura raddoppiato i chilometri che facevo un mese fa. Direi che sono in perfetta forma, e tu lo hai potuto constatare, non è vero ciccio?”
Deglutii nervosamente. Certo che me ne ero accorto. Così come mi stavo accorgendo del suo corpo che aveva sicuramente acquistato numerosi punti. Ero sempre stato dell’idea che mia moglie possedesse un gran bel corpo, ma le sensazioni che avevo in quel momento mi portavano a pensare che fosse perfetta. Notai che lei cercava con nonchalance di gonfiare i suoi bicipiti per impressionarmi, e dovetti ammettere con me stesso che ci stava riuscendo in pieno. La cosa particolare era che non aveva un ammasso di muscoli, ma riusciva a tirarli fuori soltanto quando fletteva le sue braccia. La sera precedente, quando l’avevo toccata, mi ero reso anche conto della loro estrema durezza. Ma non potei fare a meno di guardare e ammirare le sue lunghissime gambe, per notare poi che non portava le mutandine sotto lo short. Naturalmente, Karen si accorse del mio sguardo insistente.
“Sembra che tu non possa fare a meno di ammirarmi. Ti piace così tanto quello che vedi?” Credo che in quel momento diventai rosso. Mi sentivo come uno scolaretto colto in flagrante a copiare il compito dal suo compagno di banco.
“Certo che mi piace. Mi è sempre piaciuto”, ammisi “Ma… Non so, adesso tutto mi sembra differente.”
“Sì, è differente. Adesso è cambiato tutto”, mi rispose alzandosi e venendo verso di me.
Ebbi un fremito di paura. Voleva picchiarmi? Indietreggiai timoroso fino a rinchiudermi all’angolo della cucina, facendola sorridere, e aumentando, probabilmente, la sua autostima che ormai era a livelli siderali. Karen mi puntò il suo dito sul mio stomaco poi alzò l’altra mano. Temevo che stesse per darmi un altro di quei fortissimi ceffoni che mi intontivano completamente, ma la feci scoppiare a ridere.
“Tranquillo, Mike. Non ho intenzione di metterti le mani addosso, per il momento. Voglio solo che tu mi ammiri più da vicino.” Appoggiò il braccio sulla mia spalla e mi tirò a sé.
“Sei bellissima”, riuscii a dire.
“Non sono molto cambiata da quando abbiamo fatto la prima lotta.”
“Non so, forse è che adesso ti vedo in maniera diversa.”
Mi guardò fisso negli occhi, facendomi abbassare lo sguardo. Non riuscivo a sostenere il suo, ed era assurdo considerato che eravamo sposati già da alcuni anni.
“Ti piacerebbe toccarmi mentre faccio il muscolo?”
Deglutii nervosamente. “Moltissimo”, ammisi.
Piegò il suo braccio destro, e quello che uscì non era un muscolo enorme, ma era comunque superiore al mio. Quando lo toccai, mi resi conto di quanto fosse duro. Provai a spremerlo con tutte e due le mani, ma il muscolo rimase gonfio. Era impressionante. “Sembra d’acciaio ricoperto da pelle umana”, le dissi quasi in estasi.
“Adesso ti faccio sentire le mie cosce. Mettiti in ginocchio.”
Non me lo feci ripetere. Mi inginocchiai, e Karen appoggiò la sua gamba destra sulla mia spalla. Abbracciai quella coscia, e compresi come ieri avrebbe potuto stritolarmi, se le avesse strette con tutta la sua forza.
“Dio santo! E’ questo che fai in palestra?”
Lei sorrise e scosse la testa. “No, ciccio. Questo è solo una parte. Sono cintura nera di karate da quando avevo 14 anni, e da circa otto anni pratico anche arti marziali miste.”
“Dio santo! Non sapevo di avere una moglie campionessa”, dissi allargando le braccia facendola ridere di gusto.
“Avrei potuto diventare una vera campionessa, se mi fossi dedicata all’agonismo. Ma non faccio solo arti marziali. Come hai potuto constatare dai miei muscoli, passo anche molto tempo facendo power lifting. E posso garantirti che gli uomini vanno in depressione quando vedono ciò che sono in grado di sollevare. Pertanto, posso lottare con te o con qualunque altro uomo, e vincere con una mano sola mentre con l’altra mi osservo le unghie.”
“Perché non me lo hai mai detto?”
Alzò le spalle. “Vedevo che non ti interessava. Inoltre, non volevo metterti in difficoltà. Avrei dovuto dirti che ero in grado di picchiarti come e quando avrei voluto. Poi però le cose sono cambiate, e ho scoperto che mi eccita farti sentire inferiore a me. Adesso comprendi come sono riuscita a farti quello che ti ho fatto ieri sera?”
“Lo vedo e lo sento”, risposi. “Solo che non riesco a capire perché hai deciso di cambiare e, da ragazza dolcissima, sei diventata ciò che sei adesso. E come pensi che io mi senta, sapendo che mia moglie è molto più forte, e che può fare qualsiasi cosa con me?”
“Ho deciso di cambiare perché ho scoperto che mi piace avere un marito che trema di paura e che mi obbedisce. Sai, sono sensazioni particolari per una donna. Forse per voi uomini è la normalità, ma per noi è come un turbinio di emozioni che… Difficile da spiegare. Mi avvolgono tutta, mi eccitano come non mi era mai accaduto in vita mia. Sì, Mike, non era preventivato, ma ho scoperto che è troppo bello dominarti, e non ho nessuna intenzione di rinunciarci. Pertanto, non me ne importa niente di come tu ti possa sentire. Anzi, mi eccita sapere che tu ti senta così. Quindi, tu farai ciò che io ti ordino. Con le buone o con le cattive.”
La osservai. Non sapevo bene nemmeno io cosa mi passasse per la testa. “Ma... Karen, come puoi pensare che io accetti una situazione del genere? Voglio dire... Tu mi hai fatto male davvero. Mi rendo conto di quanto tu sia forte, ma questo non giustifica il tuo modo di comportarti con me.” Avevo usato un tono appena accennato. Sapevo di dover stare attento anche nel linguaggio e nel tono di voce.
“Lo accetterai in silenzio. Mi dovrai servire e dovrai fare qualsiasi cosa io voglia. Altrimenti… La porta è quella, Mike.”
“Mi manderesti via?” le chiesi sconvolto.
“Non ne sarei contenta. La mia intenzione è quella di rimanere con te. Ascoltami, Mike, quello che ti ho fatto non c’entra niente coi sentimenti che provo nei tuoi confronti, ma non ho intenzione di rinunciare a quello che ho scoperto. Io sarò una padrona. Con te o con un altro, perché non ci posso più rinunciare. Ma, sinceramente, ti dico che preferirei che fosse con te. Vorrei continuare ad essere tua moglie. Ma voglio essere una moglie dominante. Pertanto, fino a che resterai in questa casa, la dominazione la effettuerò su di te.”
“Io… Io non so…” Cercavo le parole giuste ma non mi uscivano.
Karen continuava a guardarmi dall’alto in basso, visto che ero ancora in ginocchio dopo aver sentito con le mie mani la potenza delle sue cosce.
“Ascolta, Mike, so che è difficile per te, ma devi prendere la situazione dal verso giusto. Io vorrei restare con te, come ti ho detto prima, e ormai ho la consapevolezza che anche tu potrai trovare delle grosse soddisfazioni nella nuova vita che andremo a percorrere insieme.” Aveva usato un tono dolce, quasi materno, ma poi quel tono divenne di nuovo duro. “Bene, adesso alzati.”
Le obbedii. Pregavo Dio che mi desse la forza di decidere, e poi mi ricordai delle parole di Andrea, che mi aveva consigliato di capire quali potessero essere i miei limiti. Forse quella era la soluzione migliore perché non volevo andarmene. Io l’amavo pazzamente e, adesso che avevo scoperto le sue enormi potenzialità, mi rendevo anche conto che, in un certo senso, ne ero orgoglioso. Sì, ero orgoglioso che quella meravigliosa femmina fosse mia moglie. Certo, rimaneva il problema che non sapevo fin dove Karen avrebbe potuto spingersi, e non era un problema da poco. Ma i miei limiti non erano stati superati. Questa era l’unica cosa di cui ero sicuro. Vidi Karen rimettersi seduta e finire la colazione che mi ero preparato per me. Anche io potei finalmente assaporare il mio primo caffè quotidiano, e mettere poi qualcosa di solido in bocca. Le avrei dovuto quindi obbedire, e questo era già nell’aria. Anzi, le obbedivo già da alcuni giorni, dopo la seconda volta che avevamo fatto la lotta. Ma la cosa più strana era quell’erezione quasi continua che avevo ogni volta che lei stava vicino a me. Come se davvero mi intrigasse tutta quella situazione. E il mio pantaloncino non riuscì a nasconderla, tanto che Karen mi venne di fronte e mi sorrise.
“Non mi sbagliavo. Vedo che tutto questo sta piacendo molto anche a te. In queste situazioni voi uomini non potete mentire.”
“Ma è ovvio che io sia eccitato. Sei mezza nuda. Io… Insomma, Karen, cerca di capirmi. Ho paura. Io vorrei sapere cosa vuoi farmi esattamente.”
“Tu non devi capire. Devi obbedirmi e basta. Lo scoprirai pian piano.”
“Non è normale tutto questo.”
“E chi lo decide cosa deve essere normale o no? Ascolta, Mike, lo so che tu adesso ti senti confuso, ma non puoi negare a te stesso che quello che ti ho fatto ti sia piaciuto. Forse nemmeno te ne rendi conto completamente, ma ti è piaciuto tanto. Ieri, quando abbiamo scopato, ce l’avevi duro come non l’ho mai sentito prima. E, quando te ne sei venuto, sei letteralmente esploso. Te l’ho detto prima. Voi uomini siete libri aperti su questo. Non potete nascondere le vostre sensazioni. Inoltre, hai un’erezione quasi perenne anche in altre situazioni, cosa che prima non avevi. E questo vuol dire molto. Io sono sicura che tu trovi qualcosa nella mia dominazione che ti attrae. Dovrai accettarla e, alla fine, sono sicura che mi ringrazierai per aver voluto questa svolta nella nostra vita. Anche perché l’unica altra soluzione sarebbe quella di andartene, e nessuno dei due vuole questo.”
“Karen, ho capito benissimo, ma ci saranno cose che non mi sentirò di farmi fare. Ci saranno ordini ai quali non avrò voglia di obbedire. Capisco che il sesso possa essere più eccitante con l’aggiunta di un pizzico di peperoncino, ma io non so se potrei farcela”, replicai, e vidi che mia moglie non aggiunse altro. Era ovvio che cercasse di comprendere bene la situazione che, anche per lei, era una novità assoluta.
“Va bene”,disse dopo alcuni secondi in cui mi era parsa pensierosa. “Adesso basta chiacchiere. Portalo via e poi pulisci tutto”, mi ordinò indicando il suo piatto vuoto.
“Non dovremmo farlo insieme? E’ così che abbiamo sempre fatto”, obiettai. Il suo viso divenne serio e la vidi avvicinarsi a me. Avevo fatto un grosso errore. E sapevo che me ne sarei pentito amaramente.

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davidmuscolo@tiscali.it
scritto il
2026-01-20
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