Dominato da mia moglie. La storia di Karen e Mike Diciannovesimo episodio

di
genere
dominazione

Rientrammo finalmente in casa, e Karen si sedette sulla sua poltrona preferita, mentre io, per prima cosa, mi spogliai. La regola che dovessi essere sempre nudo al suo cospetto rimaneva intatta, e ormai per me era diventata una consuetudine che non mi dava più alcun fastidio. Anzi, siccome avevo quasi sempre l’eccitazione alle stelle, Karen poteva constatare di persona il potere sessuale che aveva nei miei confronti. Lo percepivo quando le vedevo brillare gli occhi mentre osservava il mio cazzo quasi perennemente sull’attenti, capace di resistere una notte intera con un’erezione, cosa che, a distanza di diversi giorni, mi rendeva ancora molto orgoglioso. Mi misi quindi in ginocchio di fronte a lei che ancora sorrideva sorniona. Era evidente come fosse particolarmente su di giri per ciò che era successo. Cosa pensava esattamente? Il mio timore era che lei pensasse di aver sposato un buono a nulla, un uomo che si faceva mantenere dalla propria moglie, mentre la speranza era l’esatto opposto, ovvero che lei fosse particolarmente felice di questo. Quella sera compresi definitivamente che mia moglie adorava talmente tanto il potere che aveva su di me da pretendere il completo controllo.
“Sai, stavo pensando a una cosa”, mi disse infatti.
“Che cosa, Karen?”
“Stavo riflettendo sul tuo ruolo. Devo dire che sei andato ben oltre le mie previsioni.”
“Sono felice di sapere che sei soddisfatta di me,” risposi “Io… Karen, per me è veramente importante che tu lo sia.” Era assolutamente vero. Ogni volta che la vedevo contenta di me, quando mi faceva i complimenti per qualcosa, per qualunque cosa, io ero felice.
“Finora, sì. Ma questo mio avanzamento di carriera mi porta a dover prendere delle decisioni che ti riguardano.”
Cominciavo a stare in apprensione. Dove voleva arrivare? “Che riguardano me? In che senso?” le chiesi sperando che, qualunque fossero quelle decisioni, la nostra vita non avrebbe subito ulteriori trasformazioni. Per me andava benissimo ciò che facevamo. Era assurdamente eccitante stare agli ordini di una donna speciale come mia moglie. E ancora più eccitante era diventato il sesso. Karen lo pretendeva sempre più spesso, con mio grande piacere. Era però cambiato il mio approccio psicologico. Non era più una scopata, ma era il mezzo che avevo per soddisfare la mia adorata e fortissima moglie. Era lei che conduceva i giochi, che si metteva sopra di me, che si muoveva e che decideva se, come e quando io potevo avere l'onore del godimento. Tuttavia, temevo che la sua trasformazione non fosse ancora completata.
Lei intanto mi osservava, forse percependo i miei timori e abbozzò un sorriso. “Nel senso che adesso non c’è più bisogno che tu faccia le ripetizioni a quei tre ignorantelli che non sanno distinguere Pascoli da Leopardi. Guadagnerò abbastanza da poter fare a meno tranquillamente di quei quattro soldi che guadagni.”
La guardai sgranando gli occhi. Quello proprio non me l’aspettavo. “Ma… Ma…” balbettai miseramente.
“Nessun ma. Ho deciso. Così avrai più tempo da dedicare alla casa e, di, conseguenza a me.”
“Io… Karen, non credi che sia esagerato? Sono quattro soldi, su questo hai ragione, ma a me fanno comodo.” Non ero d’accordo, ma non potevo dirglielo chiaramente. E stavo attento a non urtare la sua suscettibilità misurando bene le parole, e usando un tono lieve, un tono che non la portasse a picchiarmi.
“Ormai ho deciso. Mike, non credo che tu abbia voglia di farmi arrabbiare. Quei soldi non ci servono più e, per qualunque cosa, io non ti farò mancare niente.” Parlava in modo calmo, ma io sapevo che c’era poco da scherzare. Stava comunque ribadendo il suo potere assoluto. Provai però a farle cambiare idea sempre usando accortezza. Non era mia intenzione farmi mettere le mani addosso. Sapevo ormai quanto fosse più forte di me e quanto mi facesse male.
“Sì, Karen, lo so che per me non cambierebbe nulla, ma sarebbe soltanto per non dover chiedere a te ogni cosa, persino i soldi per le sigarette.”
Mia moglie sembrò rifletterci. Poi fece un sorriso che non mi piacque per niente. E avevo ragione.
“Bene! Abbiamo risolto la situazione. Non fumerai più.”
“Co… Cosa?” Ero sconvolto. Non poteva pretendere questo.
“Hai capito perfettamente, ciccio. Da adesso in poi ti vieterò di fumare.”
Scossi ripetutamente la testa quasi in preda a un raptus. "No, ti prego, non puoi.”
La vidi alzarsi. Io ero ancora in ginocchio e mi afferrò per un braccio facendomi rialzare. “Cosa non posso? Io posso tutto. Comincia col darmi il pacchetto.”
“Ma perché? Sto facendo tutto quello che vuoi, ma non puoi impedirmi di fumare”, mi lamentai.
“Oh, si che posso,” Mi spinse sempre tenendomi per un braccio. “Adesso dammi il pacchetto. Non te lo ripeterò un’altra volta.”
Non volevo. Non potevo smettere di fumare all’improvviso. Avevo quel maledetto vizio da quando ero poco più che adolescente. Feci resistenza, ma la forza di Karen era troppo superiore alla mia. Mi girò il braccio e mi presi due schiaffi tremendi. Ero come al solito in balia della sua netta superiorità fisica. Non doveva nemmeno impegnarsi e mi teneva bloccato. Con il braccio libero mi prese poi per il collo, e se volevo avere un’ulteriore dimostrazione di ciò che poteva farmi, la ebbi. Mi sentii mancare il respiro.
“Karen, ti prego, mi strozzi.”
“Non morirai soffocato, stai tranquillo, Ma tu hai bisogno di una bella lezione. Se tu pensavi che la mia dominazione servisse soltanto per avere piacere sessuale, hai fatto male i tuoi conti. Tu devi fare quello che ti ordino, che ti piaccia o no,” Continuava ad essere calmissima, mentre io mi agitavo come un ossesso senza ottenere nulla. “Ciccio, ascoltami bene. Così renderai le cose più complicate. Potrei incazzarmi sul serio, e per te potrebbe essere pericoloso. Quindi, obbedisci. Appena mi dirai che sei disposto, io ti lascerò”
La sentii stringere ancora un po’ di più. Cercai di togliere quel braccio dal mio collo e toccandolo sentii i suoi muscoli di ferro. Non avrei potuto fare niente contro quei muscoli. Ciononostante, provai a togliermi da quella situazione col risultato di farla scoppiare a ridere “E’ inutile che ti agiti, ciccio, Sono troppo forte per te. E non solo per te, ad essere sincera.”
Era inutile, non riuscivo a muovermi e l’aria entrava sempre con maggiore difficoltà nei miei polmoni. “Lo faccio. Ti prego, lasciami”, la implorai scoppiando, come al solito, a piangere. Non per il dolore che non era insopportabile, ma per il fatto che ero incapace di reagire.
Lasciò la sua presa sul collo, ma non quella sul braccio che le consentiva comunque di tenermi in suo potere. E mi arrivarono altri schiaffi. L’ultimo fu talmente potente che quasi mi sentii sollevare da terra, andando a sbattere contro il muro per scivolare poi a terra.
“Questi sono per non avermi obbedito immediatamente. Vuoi che continui?”
Ero letteralmente terrorizzato. “No, ti prego. Basta.” la supplicai mentre il pianto si era fatto disperato per l’umiliazione ricevuta. L’ennesima della mia vita di marito sottomesso.
“E allora vai a prendere il pacchetto di sigarette e portamelo.” A testa china, mi rialzai a fatica e le obbedii. Avevo la testa che mi girava, e sarei caduto a terra se non avessi appoggiato le mani sul muro per sorreggermi. Quegli sganassoni erano stati violentissimi, i più violenti che mi avesse mai inferto. Mi osservai allo specchio. Avevo il labbro di nuovo rotto e un occhio tumefatto. C’era andata giù pesante, e questo significava che l’avevo fatta arrabbiare sul serio. Presi comunque le mie sigarette e il mio accendino e li portai a Karen che, in tutta tranquillità, ne prese una e se l’accese. “Lo so che stai pensando. Io posso fumare e tu no. Io posso dirti che sei uno stronzo e tu non puoi nemmeno azzardarti a pensarlo, io posso fare qualunque cosa mi passi per la testa e tu devi obbedirmi. Cosa vuoi che ti dica? Che è giusto? In un qualunque altro rapporto non lo sarebbe, ma tra noi comando io e tutto ciò che decido io è giusto. Non credi Mike?”
Annuii. “Si, Karen”, risposi continuando a piangere sommessamente. Qualunque altra cosa avessi detto in quel momento, sarebbe stato un suicidio.
Lei mi afferrò per il mento, aspirò una boccata della sigaretta e mi gettò il fumo addosso. “Dillo per bene. Perché è giusto?”
“Perché comandi tu e tutto quello che decidi è giusto.”
La vidi sorridere soddisfatta. “Molto bene. Dunque, siccome sono io a comandare, e a me piace, proseguirò imperterrita perché sento che non ne posso fare a meno e, in fondo, piace anche a te. Hai dei problemi ogni volta che si prospetta una situazione nuova, ma dopo un paio di sganassoni alla fine sei costretto ad accettare. E dopo qualche giorno metabolizzi il tutto trovandoci un piacere che in questo momento senti di non avere, e di essere invece in balia di una moglie sadica che si approfitta della sua superiorità.” Fece uscire di nuovo il fumo della sigaretta dalla sua splendida bocca disegnata di rosso. Eravamo l’uno di fronte all’altra e la sua statuaria figura mi obbligava ad alzare gli occhi per guardarla.
"Posso… Posso dire una cosa?”
Mi osservò incuriosita. “Avanti, dilla”
“Perché? Cosa ti costa se io continuo a fumare?”
Lei mi sorrise mettendomi un dito sotto il mento. “Andiamo, Mike, non sei uno stupido. Lo sai perfettamente perché ti sto obbligando.”
Deglutii nervosamente. “Perché aumenti il tuo potere nei miei confronti?”,
“Ovvio. Non è complicato.”
“Fino a dove ti spingerai?”
Alzò le spalle. "Non lo so. Sto studiando, ciccio. Sto studiando da dominatrice. Molte cose sinceramente non sono nelle mie corde, ma sto valutando qualcosa che potrebbe farci divertire molto. Ascoltami, Mike, mi piace troppo dominarti, mi piace troppo imporre la mia volontà, e non ne potrei più farne a meno. E tu non puoi fare nulla per impedirmi di mettere in atto ogni mio desiderio. A meno che tu non intenda farmi incazzare. E sai quali sarebbero le conseguenze?”
“Mi picchieresti.”
“Sai benissimo che lo farei. E tu sei troppo intelligente per non comprendere che non lo farei perché amo la violenza, bensì per ribadire il mio potere. Ormai il nostro rapporto è questo e ha preso una direzione ben precisa che però piace ad entrambi. Vuoi negarlo?”
Scossi la testa. Non potevo negare ciò che era evidente. “No, non posso negarlo," risposi infine, "E’ tremendamente eccitante. Ma… Ma forse potresti non esagerare.”
Fu lei a scuotere la testa. “Il bello di questo nostro nuovo rapporto è proprio il fatto che non c’è accordo tra noi. Se tu… “ Si bloccò per un attimo e la voce, che fino a quel momento era stata imperiosa, cambiò di tono diventando più dolce, come quella di una madre che spiega al figlio il motivo della punizione che gli ha inflitto “Vedi, Mike, se tu mi dicessi di voler fare determinate cose, parlo di cose inerenti alla dominazione come ad esempio frustarti, come avviene ad esempio quando uno va da una dominatrice di professione, o anche picchiarti, probabilmente non avresti quest’eccitazione fisica e psicologica che ti accompagna in ogni momento. In questo modo, tu sei veramente sottomesso a me. Non c’è finzione, non c’è una messa in scena. Rimanendo accanto a me e accettando la mia dominazione, tu hai dimostrato di avere fiducia in me, e io ne sono felicissima. Veramente, Mike. Per me è stato importante. Tu sai che al massimo te la caverai con un po’ di botte, ma senza grossi danni, e ti sei donato completamente a me. Ma questo tipo di dominazione, vera, reale, autentica, e pertanto mille volte più eccitante di quanto potrebbe esserlo se io e te decidessimo a tavolino le pratiche da effettuare, ha il rovescio della medaglia per te. Perché non ti farò sconti e ti obbligherò a fare quello che voglio. Ma sono sicura che accetterai e poi mi ringrazierai. Perché ormai anche tu non puoi fare a meno di questo stile di vita.”
L’avevo ascoltata in silenzio e sapevo che aveva ragione su tanti punti. Era proprio quell’imprevedibilità a rendere tutto estremamente eccitante. Ma forse c’era qualcosa di inesatto. “Io… Credo che tu abbia ragione su tutto. Sì, è vero, mi piace molto, ma mi piace perché sei tu ad essere la dominatrice. Tu sei realmente superiore, e questo rende la situazione reale. Questo stile di vita però non lo potrei accettare da un’altra donna, con una che non abbia le tue qualità. Con te… Con te è diverso.”
“Sì, direi che hai centrato il punto, Mike. Tu ami la mia dominazione, ti eccita come niente altro potrebbe farlo, e l’accetti perché è reale. E’ questo il segreto del nostro rapporto e della nostra intesa sessuale. Ma una situazione vera necessita di ordini veri che possono riguardare anche cose sulle quali non sei d’accordo.”
Annuii. “Sì, è così, non posso negarlo.”
“Non puoi negarlo perché mi basta guardarti e vedere la tua perenne erezione per comprenderlo. Ti ho voluto sempre nudo proprio per rendermi conto di ciò che provavi, Mike. E la visione del tuo pene perennemente sull'attenti, mi dà la dimostrazione del piacere che provi. Pertanto?? Cosa devi fare, Mike?”
“Io... Non posso che obbedirti”, risposi. Era la mia resa definitiva, ma era una resa più dolce, quasi un atto d’amore.
Lei sorrise soddisfatta. Diede un’altra boccata alla sigaretta e poi mi consegnò la cicca “Vai a gettarla e poi torna qui.”
“Si, Karen.” Obbedii al suo comando e poi tornai di nuovo di fronte a lei.
Aprì il pacchetto di sigarette che mi aveva obbligato a consegnarle, e me ne porse due. “Smettere tutto d’un tratto sarà complicato. Per qualche mese ti concedo due sigarette al giorno. Ma non potrai fumarle di fronte a me. In casa solo io potrò fumare. Dopodiché, smetterai completamente.”
Le afferrai senza dire nulla e sentii la sua mano sul mio volto. Avevo paura. Una paura fottuta. Cosa voleva farmi? Eppure, nonostante quella paura, ero eccitato come al solito. Mi piaceva. Anzi, adoravo essere nelle mani di mia moglie. “Grazie, Karen” balbettai infine impaurito.
Sentii la sua mano stringersi ancora di più. “Quando si ringrazia la padrona per una concessione, ci si mette in ginocchio. Questo è un avvertimento e non ce ne sarà un secondo. La prossima volta, se non dovessi farlo, passerò subito alle maniere forti.”
Mi inginocchiai immediatamente ai suoi piedi. “Grazie, Karen.”
Lei mi accarezzò i capelli. Ancora una volta mi aveva fatto fare ciò che voleva. Ma cominciavo a vedere quegli obblighi in modo diverso. Era inutile girarci intorno. Mi piacevano e mi eccitavano. Anche se avevo ancora qualche dubbio e un’infinità di timori. Ma dovevo fidarmi di lei che intanto iniziò a spogliarsi e a togliersi quell’abitino che aveva deliziato gli occhi di tutti i commensali di sesso maschile al ristorante. Poi fece scivolare il suo perizoma, e infine volse lo sguardo verso di me.
“Sdraiato!” Sentivo il pavimento gelido, ma non osai dire nulla, mentre mia moglie si sedette sulla mia faccia. Sapevo cosa dovevo fare e feci entrare la mia lingua all’interno del suo buchetto. Non era più un'umiliazione, era diventato un piacere. Il meraviglioso culo di mia moglie metitava la mia adorazione. Il mio cazzo sempre più duro lo testimoniava ampiamente. Forse, se mi fossi comportato bene, mi avrebbe permesso di godere. Dovevo dimostrarle la mia totale accettazione, a cominciare dal soddisfacimento dei suoi desideri. Era quello il mio compito e, in fondo, non mi dispiaceva. Non con una donna del genere, una donna che amavo sempre di più, a dispetto di ciò che mi faceva. O forse, l'amavo in modo spropositato proprio per quello.


scritto il
2026-02-21
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