Un Anno di Noi – Nel Cuore del Bosco

di
genere
etero

Benedetta si svegliò quella mattina con un brivido di eccitazione che le correva lungo la schiena. Era il giorno del loro anniversario: un anno esatto da quando aveva incontrato Michele in quel caffè affollato, e ora stavano per partire per un weekend romantico in una casetta sull'albero, immersa nel bosco montano. Aveva organizzato tutto da un mese, scegliendo quel posto classico da film, con strutture sospese tra i rami, privacy assoluta e vista sulla natura. A 19 anni, Benedetta sentiva il cuore batterle forte per l'anticipazione: non solo per stare insieme, ma per un'intimità totale, senza paura di interruzioni. Si era preparata con cura: in bagno, si era depilata completamente, ogni centimetro di pelle liscia come seta. Le ascelle, le gambe slanciate, l'inguine – la sua patata ora era nuda, labbra grandi e morbide esposte, pronte per essere toccate, leccate, penetrate senza barriere. Si era sfiorata piano allo specchio, immaginando le mani di Michele su di lei, e aveva sentito un calore umido tra le cosce.

Michele, dal canto suo, aveva 25 anni e un fisico atletico, con muscoli definiti sotto la pelle olivastra. Anche lui si era depilato quella mattina: il pube rasato alla perfezione, le palle lisce, l'asta del cazzo depilata fino alla base, lasciando solo una leggera ombra di ricrescita. Si era eccitato sotto la doccia, toccandosi piano mentre pensava a Benedetta, ma si era fermato – voleva risparmiare ogni goccia per lei.

Partirono da casa verso le quattro del pomeriggio, la macchina carica di valigie leggere e un'aria elettrica nell'abitacolo. Benedetta indossava una gonna leggera per il viaggio, sapendo che Michele amava sfiorarle le cosce mentre guidava.

"Non vedo l'ora di arrivare," disse lei, posandogli una mano sul ginocchio. "Un anno insieme... e ora soli nel bosco, senza nessuno a interromperci."

Michele sorrise, gli occhi fissi sulla strada, ma la mano destra scivolò sulla sua gamba, salendo piano. "Sai cosa mi eccita di più? L'idea di scoparti ovunque, senza freni. Hai idea di quante volte ti prenderò questo weekend?"

Benedetta arrossì, ma aprì leggermente le gambe, lasciando che le dita di lui sfiorassero il bordo delle mutandine. "Michele... sei sempre così diretto. Ma sì, lo ammetto, ci penso da giorni. Mi sono depilata ovunque per te. Liscia, pronta per la tua bocca, le tue mani... il tuo cazzo."

Lui gemette piano, premendo il palmo contro la sua figa attraverso il tessuto. "Cazzo, Bene... anch'io mi sono rasato. Voglio che tu senta ogni vena, ogni pulsazione senza peli in mezzo. Immagina la mia cappella liscia che entra nella tua patata depilata... ti aprirò piano, poi ti riempirò forte."

Lei sospirò, già bagnata. "Guidi piano, eh? Non voglio arrivare eccitata come una troia prima ancora di cena."

Arrivarono al resort verso le sei, il sole che tramontava tra i pini alti, tingendo il bosco di arancione. Parcheggiarono e andarono all'infopoint, dove un ragazzo giovane con la divisa verde li accolse con un sorriso professionale.

"Benvenuti al Treehouse Retreat. Siete Benedetta e Michele? Vi accompagno alla vostra casetta numero 7."

Salirono su un piccolo veicolo elettrico che li portò lungo un sentiero sterrato, immerso nel verde. La casetta era un sogno: sospesa a cinque metri da terra, con una scaletta di corda che si tirava su una volta saliti, per garantire privacy totale. Il ragazzo del personale, di nome Luca, salì con loro per mostrare l'interno.

"Ecco qui," disse Luca, aprendo la porta di legno. "Bagno con doccia calda, saponi naturali. Poi la stanza principale: letto matrimoniale king size, morbido e accogliente. Davanti, la grande vetrata per ammirare il bosco – non vi vede nessuno da fuori, è un vetro speciale a senso unico. E sopra, il lucernario per le stelle di notte. Perfetto per un weekend romantico."

Benedetta e Michele si guardarono, gli occhi pieni di promesse. "Grazie mille," disse Michele, stringendogli la mano. "Ci vediamo per cena al ristorante?"

"Certo, vi aspettiamo tra un'ora. Buon soggiorno!" Luca se ne andò, lasciando la scaletta abbassata per loro.

Una volta soli, Michele chiuse la porta e si avvicinò a Benedetta, abbracciandola da dietro, le mani che le sfioravano i seni attraverso la maglia.

"Sai che cosa particolare sarà stare nudi a fare l'amore insieme senza coprire le vetrate con le tende?" sussurrò lui all'orecchio, mordicchiandole il lobo.

Benedetta rabbrividì, premendo il culo contro di lui. "Michele... poi vediamo se le terremo aperte," rispose maliziosa, anche se in cuor suo non aveva intenzione di lasciarle spalancate – troppo esposto, anche se nessuno poteva vederli.

Lui rise piano, una mano che scendeva sul suo ventre. "Dai, immagina: tu a pecora contro la vetrata, io che ti prendo da dietro, con il bosco come sfondo. Ti farei urlare tra gli alberi."

Lei si girò, baciandolo piano. "Sei un porco... ma mi ecciti. Andiamo a cenare prima, o non resisto."

Si cambiarono per la cena: scarponcini comodi da montagna, calzettoni spessi, pantaloni impermeabili per il fresco serale, maglioncini sotto le giacche termiche. Il posto era in alta montagna, tra boschi fitti, e a 100 metri dall'infopoint c'era il ristorante rustico.

Camminarono mano nella mano, l'aria frizzante che profumava di resina. Al ristorante, notarono altre tre coppie: tutte sorridenti, con lo stesso look da escursione, chiaramente lì per lo stesso motivo – weekend romantici tra gli alberi.

Ordinarono: Benedetta un filetto di salmone grigliato con insalata fresca, Michele un carpaccio di tonno crudo con olive e limone. Accompagnarono con un calice di vino rosso ciascuno, un Merlot robusto che scaldava le guance.

Durante la cena, i loro sguardi si intrecciavano maliziosi, le mani che si sfioravano sotto il tavolo.

"Chi sa se stasera nella foresta si sentono varie persone senza freni inibitori fare l'amore come lo faremo noi," disse Michele, la voce bassa, un piede che sfiorava la gamba di lei.

Benedetta arrossì, ma rise. "Dai, smettila... pensa che imbarazzo farsi sentire."

Lui si sporse, sussurrando: "Dai, non c'è nulla di male. Siamo qua tutti per passare un weekend romantico facendo l'amore. Immagina: io che ti lecco la patata depilata fino a farti bagnare il letto, e tu che gemi forte senza trattenerti."

Lei gli diede un calcio leggero sotto il tavolo. "Michele! Pensa che imbarazzo... si peccato che l'amore sarà meno presente del sesso, perché cominci piano dolcemente ma poi va a finire che mi prendi con forza."

Lui sorrise, gli occhi famelici. "Be', ora non dire che non ti piaccia essere presa così. Ti ricordo quella volta sul divano: ti ho scopata da dietro, forte, e sei venuta urlando il mio nome."

Benedetta sentì un calore tra le gambe, il vino che le scioglieva le inibizioni. "Sì, mi piace... hai ragione. Ma prendimi un po' di più lentamente oggi. Voglio fare l'amore, non solo scopare."

Michele annuì, ma il suo sguardo diceva altro. "Va bene, amore. Ti bacerò piano, ti leccherò ovunque... ma se ti bagni troppo, non resisto."

Continuarono i discorsi maliziosi ed erotici, sussurrando per non farsi sentire dagli altri tavoli distanziati. "Pensa a stasera," disse lui. "Ti spoglierò lenta, assaggerò la tua patata liscia... ti farò venire con la lingua prima di entrarti dentro."

Lei gemette piano. "Michele... sto già bagnando le mutandine."

Furono l'ultima coppia a uscire dal ristorante, le altre già dirette alle casette. Fuori era buio, l'aria fresca della montagna, e cominciava a piovigginare leggermente – quella pioggia fine che non dava fastidio, ma rendeva tutto più intimo. Usarono le torce dei telefoni per seguire il sentiero, ridendo piano.

Passarono guarda caso sotto la casetta di una coppia: gemiti sommessi filtravano dal legno, un "sì, così... più forte" femminile che echeggiava tra gli alberi.

Benedetta e Michele si guardarono, ridendo sottovoce. "Visto? Te l'avevo detto," sussurrò lui.

Lei lo baciò d'impulso, le labbra morbide contro le sue. Michele spense la torcia del telefono, avvolgendola nell'oscurità piovosa. Il bacio divenne passionale, le lingue che danzavano, le mani di lui che le afferravano il culo attraverso i pantaloni impermeabili, palpandola avidamente.

"Bene... sei già duro,” mormorò lei contro la sua bocca, sentendo l'erezione premere.

Lui non rispose: la fece girare senza dire nulla, spingendola contro un albero ruvido.

"Ma cosa fai?" chiese Benedetta, la voce tremante di eccitazione.

"Lasciami fare," rispose lui, rauco. Le slacciò il pantalone, abbassandolo quel tanto che bastava per esporre il tanga rosso che aveva scelto apposta – sexy, sottile, facile da spostare. Spostò il tanga di lato, esponendo la patata depilata, già bagnata dalla cena e dai pensieri.

Si sputò sulla mano, bagnando la cappella liscia del suo cazzo – non lunghissimo, ma di circonferenza grossa, venoso e pulsante. Lubrificò la figa di lei con la saliva, penetrandola con due dita, sentendola stringere calda e umida.

"Ah... Michele," gemette lei, spingendo il culo indietro.

Il suo cazzo era pronto: con un colpo solo la penetrò completamente, la grossa circonferenza che la apriva, riempiendola fino in fondo. Benedetta cacciò un piccolo gemito di piacere misto dolore, le pareti della figa che si tendevano intorno a lui.

Michele cominciò a scoparla forte, non piano come aveva promesso – in quel momento voleva possederla, sentire i gemiti della coppia sopra di loro mescolarsi ai loro. Con una mano le teneva la coda dei capelli, tirando piano per arcuarle la schiena, con l'altra afferrava il fianco, mollando ogni tanto un grande schiaffo sul culo – lo schiocco rimbombava tra gli alberi umidi.

"Sì, così... sei una troia, Benedetta. Ti piace prenderlo forte, eh? Dillo, ammettilo: hai voglia di cazzo," ringhiò lui, pompando profondo.

Benedetta ansimava, le unghie conficcate nella corteccia. "Sì... ho voglia di cazzo. Scopami, Michele... fammi tua."

Un altro schiaffo, il culo che arrossava sotto la pioggia fine. "Brava, la mia maiala. Senti come sei bagnata? La tua patata mi stringe... ti farò venire urlando."

La scopata durò un po', i colpi ritmici che facevano sbattere i corpi bagnati. Benedetta venne la prima volta con un gemito strozzato, le pareti che pulsavano intorno al cazzo grosso. Poi una seconda, più forte, il corpo che tremava.

Sentirono dei rumori – rami che scricchiolavano – e si fermarono un attimo, ansimanti. Falso allarme: un animale nel bosco. Michele era ancora dentro di lei, duro come pietra. La fece ripiegare bene, afferrando di nuovo i capelli, e la possedette ancora, colpi profondi e veloci.

"Prendilo tutto, troia... senti come ti apro?" disse lui, una mano che scivolava sul clitoride, strofinandolo.

Benedetta venne una terza volta, un gemito forte che echeggiò – difficile trattenersi con lui che la scopava così forte. Michele si fermò prima di venire, tirando fuori il cazzo lucido dei suoi succhi.

Alzò il pantalone a Benedetta, rimise il suo nei pantaloni, e la baciò piano. Lei era esausta, sudata, i capelli scompigliati dall'atto, le gambe deboli.

"Torniamo in casetta," mormorò lui, prendendola per mano.

Tirarono su la scala con la corda, isolandosi dal mondo. Benedetta si spogliò subito, rimanendo nuda: la patata gonfia e rossa dall'uso, i seni piccoli con capezzoli duri. Pensava di dormire accoccolati, ma Michele aveva altri piani.

Si spogliò anche lui, il cazzo ancora semi-duro, liscio e venoso. Andò verso la vetrata e aprì completamente le tende, rivelando il bosco buio e piovoso.

Poi si avvicinò a Benedetta, che era sdraiata a pancia in giù dandogli le spalle. Si mise sopra di lei, riempiendola di baci sul collo, il cazzo che cercava spazio tra le sue cosce.

"Michele... di nuovo?" gemette lei, ma aprì le gambe.

Si lubrificò con saliva e la penetrò da dietro, piano ma profondo, sentendola stringere.

"Ahh... sì," sospirò lei.

La pompò forte di nuovo, dicendole porcate: "Senti come entra facile ora? La tua patata è fradicia per me, troia."

Poi la fece mettere a pecora, il volto rivolto alla vetrata. Lei notò le tende spalancate.

"Ma cosa fai? Sono aperte!"

"Non ci vedrà nessuno," rispose lui, penetrandola con prepotenza.

Benedetta si stava per alzare, ma appena si mosse, Michele la prese con forza, colpi potenti che la facevano gemere. Si abbandonò in quella posizione, facendosi penetrare.

"Mi tratti come una troia," ansimò lei.

"Sei la mia maiala," rispose lui, schiaffeggiandole il culo.

"Sì... hai ragione."

Benedetta venne ancora, il corpo che si inarcava. Michele uscì, la fece mettere a pancia in su e le aprì le gambe.

"Ti prego, non ce la faccio più... penso che ci siamo divertiti abbastanza," disse lei affannata.

"Amore, adesso rilassati. Faccio tutto io... facciamo l'amore."

Entrò dentro di lei dolcemente, affondi lenti e tenuti, baciandole il collo, i seni.

Benedetta lo abbracciò al collo con le braccia, alle vita con le gambe, mentre la penetrava. Cominciò a lacrimare dal piacere – fare l'amore le piaceva, quel ritmo gentile che la faceva sentire amata.

Venne di nuovo, stringendolo forte, un orgasmo dolce e sensuale, la bocca sull'orecchio di lui che sussurrava il suo nome.

Michele uscì, stendendosi a pancia in su. Benedetta vide il cazzo eretto, ancora non venuto. Si fiondò a succhiarlo – non le piaceva di solito, ma in quell'occasione lo fece volentieri, prendendolo in bocca fino in gola, la lingua che girava intorno alla cappella liscia.

"Sì, Bene... succhiami," gemette lui.

Lo portò all'orgasmo, venendole in bocca: sperma caldo, dolce con un retrogusto leggermente amaro. Lei ingoiò tutto, stupendo disse Michele – di solito non lo faceva.

"Era buono," disse lei, baciandolo.

Si accoccolarono nudi sotto le coperte, le stelle visibili dal lucernario, la pioggia che tamburellava sul tetto. "Buon anniversario, amore," sussurrò lui.

"Anche a te... non vedo l'ora di domani," rispose lei, già eccitata per il prossimo round.

Ringrazio tutti i lettori che continuano a scriverci, facendoci complimenti e critiche costruttive sui nostri racconti.
Scusate se rispondo lentamente alle e-mail, ma solo oggi ne sono arrivate tantissime : tra saluti, racconti delle vostre esperienze e richieste di pubblicarle qui.
Vi ringrazio davvero tanto per chi voglia scrivermi: lascio qui la mia e-mail.
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2026-03-10
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