Dominato da mia moglie. La storia di Karen e Mike Sedicesimo episodio

di
genere
dominazione

Per circa un mese, le cose cambiarono relativamente. Io mi dedicavo a tutte le faccende domestiche, e attendevo con impazienza che mia moglie tornasse a casa. Non vedevo l’ora di vederla, anche se lei non era tenera con me. Come aveva previsto Andrea, Karen non ci teneva a picchiarmi, e si limitava a darmi sonori sganassoni che bastavano per ricordarmi, semmai ce ne fosse bisogno, che era lei a comandare. Più che altro, Karen amava dimostrarmi quanto fosse più forte di me, e lo faceva afferrandomi le mani per ridurmi all’impotenza, ma lo faceva quasi come se fosse un gioco. Ma un gioco non lo era certo per me, che scoprivo, giorno dopo giorno, cosa fosse in grado di fare. E, come avevo detto al mio amico psicologo, mi eccitavo per quelle dimostrazioni e, allo stesso tempo,ne avevo paura. Nel frattempo, avevo imparato a destreggiarmi bene tra i fornelli e nelle pulizie, ed ero fiero di me stesso quando mi faceva i complimenti per l’ottimo lavoro svolto. Ma non mancavano le punizioni. Ogni tanto mi chiamava e mi obbligava a dirle quanto fosse bella, forte, e di quanto io fossi impotente e inadeguato al suo confronto. E dovevo dirlo senza sbagliare una virgola, altrimenti mi beccavo i suoi schiaffi che mi facevano un male tremendo. Il motivo per cui lei voleva una cosa del genere, me la spiegò Andrea. Lui riteneva che quella cantilena che dovevo ripetere quasi ossessivamente appena lei rientrava in casa, fosse semplicemente un sistema che lei, molto intelligente, aveva creato per inculcare dentro di me ulteriore terrore, e per ergersi definitivamente sopra di me. Come se si trattasse di una preghiera nei confronti di una divinità. Inoltre, aveva lo scopo di permetterle di premiarmi nel caso io l’avessi detta giusta, facendomi quindi desiderare la sua magnanimità. Ma non fu facile impararla e una volta, forse preso dal nervosismo, quasi mi bloccai. Era forse la seconda volta e Karen era appena rientrata dal lavoro. Avevo l’obbligo di inginocchiarmi al suo cospetto e ripetere quella frase.
“Bentornata a casa. Bentornata alla moglie più bella del mondo, alla donna più forte dell’universo, alla signora alla quale tutto è concesso. Bentornata da parte del tuo umile schiavo, da parte dell’uomo più fortunato del mondo che, benché non all’altezza di una donna così perfetta, ha l’onore di essere suo marito, malgrado la sua inadeguatezza. Bentornata alla signora di fronte alla quale io sono completamente impotente. Grazie per tutto ciò che mi concedi.”
Era questo il ritornello incriminato, parole che dovevo ripetere a menadito, senza pause, una frase un po’ complicata che però, alla fin fine, era come una poesia, una filastrocca. Ma quella volta, forse in preda al nervosismo, m’impappinai in modo ridicolo. Al primo errore mi arrivò uno schiaffo tremendo, al secondo me ne arrivarono due, al terzo tre, fino ad arrivare a otto. Proprio non riuscivo a dirla in modo corretto. Avevo la faccia rossa e scoppiai a piangere miseramente.
“Non ci riesco, ti prego, Karen basta, non ce la faccio più.”
Lei mi mise un piede in testa. “Gli errori si pagano. Avresti dovuto studiare meglio. Per punizione mangerai per terra e dormirai in bagno. Obiezioni?”
Scossi la testa. Mi dissi che meritavo quella punizione perché non avevo omaggiato la mia bellissima moglie come avrei dovuto. Piansi per quasi tutta la serata. Un po’ per la mia inettitudine ma, soprattutto, per quel senso di impotenza che mi attanagliava in quelle situazioni. Anche in questo Andrea ci aveva visto lungo. La mia sensibilità era diventata molto più sviluppata.
E, a proposito di Andrea, poterlo rivedere una volta a settimana grazie alla concessione di mia moglie, mi faceva veramente bene. Attendevo quel giorno con impazienza, e poi lo mettevo al corrente delle novità nel rapporto tra me e Karen. Quella volta rimase veramente colpito quando gli raccontai della dura punizione ricevuta per non aver detto la filastrocca nel modo giusto.
“Mike, tua moglie non scherza. Avresti dovuto studiare meglio quelle frasi. La sua evoluzione ancora non è completa e, se tu vuoi davvero rimanere con lei, devi adattarti alle sue esigenze. Cosa hai capito di Karen?
“Ho capito che lei vuole un marito schiavo”, risposi senza comprendere dove volesse andare a parare.
“Banale! Che altro hai capito?”
“Non capisco Andrea. Cos’altro avrei dovuto capire?”
“Avresti dovuto comprendere che lei ti sta educando, ti sta modellando per capire se tu puoi essere ancora suo marito. Abbiamo capito che il suo amore nei tuoi confronti è cambiato, ma non sappiamo quali saranno le sue sensazioni nei tuoi confronti se tu non dovessi diventare completamente quello che lei vuole.”
“Vorresti dirmi che potrebbe lasciarmi?”
Vidi Andrea allargare le braccia. “E chi può saperlo? Per il momento mi sento di escludere questa possibilità, ma è chiaro, e l’abbiamo detto anche le volte scorse, che Karen sta studiando, sta scoprendo questo mondo che la soddisfa pienamente, e potrebbe avere colloqui, chat, telefonate con altre padrone e altri schiavi che potrebbero fare più al caso suo.”
Scossi la testa quasi in preda all’isterismo. “No, no, non posso pensare a una vita senza di lei.”
“Questo lo abbiamo appurato. E dobbiamo quindi fare in modo che lei sia soddisfatta di te. Vedi, secondo me lei può anche comprendere alcuni errori da parte tua. Probabilmente, potrà anche comprendere eventuali timori se e quando ti proporrà qualcosa di nuovo. Anzi, più tu nicchierai e più lei si divertirà. Ti picchierà e dopo farai ciò che ti ha detto di fare. In questo modo, accrescerà la sua autostima, farà diminuire la tua, e accrescerà il suo potere per renderti completamente dipendente da lei. Quindi, imparare quella stupida cantilena è per lei la dimostrazione della tua devozione. Perché cose del genere si insegnano in seconda elementare, e non ci sono paure o difficoltà enormi da superare. E se non le dimostri devozione… “
“Potrebbe lasciarmi?”
“Potrebbe. Non adesso, ma in futuro potrebbe pretendere altre forme di adorazione nei suoi confronti, e la tua accettazione sarà per lei la prova che è riuscita a plasmarti. E che quindi non ha bisogno di cercare altrove perché ha ciò che vuole dentro casa.”
Rimasi in silenzio preoccupato. Molto preoccupato. Poi sospirai nervosamente. “Pertanto, se io diventerò ciò che lei vuole non mi lascerà? Non andrà con altri uomini?"
Il mio amico scosse la testa. “Le due cose non debbono essere per forza unite. Potrà decidere di restare con te ma, nello stesso tempo, desiderare anche altri uomini. Senza alcun tipo di coinvolgimento sentimentale. Parliamoci chiaro, Andrea. Cosa abbiamo appurato in tutte queste volte?”
“Non lo so, abbiamo messo tanta carne al fuoco.”
“Sì ma il punto cruciale è stato che Karen ha ribaltato completamente i ruoli. E lo ha fatto in modo clamoroso, in modo che attualmente è fuori da ogni immaginazione. Ce ne sono tante di coppie che praticano questo tipo di vita, ma sono sicuro che nessuna coppia è come voi due.”
“Cosa vuoi intendere?”
“Mi spiego meglio. Lei fa il maschio e tu la femmina, ma non del ventunesimo secolo dove i ruoli sono ormai quasi paritari, ma di due secoli orsono o del secolo scorso. Praticamente, Karen si comporta come un uomo dell’ottocento o di inizio del novecento. Quegli uomini, i nostri nonni, i nostri bisnonni, mettevano paura alle proprie mogli anche solo con lo sguardo, e le donne li trattavano con rispetto malgrado ogni tanto gli uomini facevano volare qualche schiaffo. Quegli uomini non si facevano scrupolo di tradire le proprie mogli, ma non le lasciavano. Loro erano liberi di fare ciò che volevano e, al ritorno a casa, c’era una moglie obbediente che li attendeva. Mi capisci, Mike?”
Annuii. Sì, era tutto chiaro dentro di me. Karen probabilmente non mi avrebbe lasciato se io fossi diventato il marito che lei desiderava, ma si sarebbe potuta prendere la sua libertà per poi tornare dal suo marito sottomesso che l’attendeva docilmente a casa. E io avrei potuto accettare una situazione del genere? Era inutile pensarci in quel momento. Di sicuro, Karen non me lo avrebbe nascosto e quindi, fino ad allora, non era accaduto niente, Ci salutammo e tornai a casa. Ormai uscivo soltanto per andare da Andrea e per fare la spesa, ma non mi pesava più di tanto. Anzi, a casa trovavo la mia dimensione ideale.
Dicevo comunque che durante il mese che era seguito all’accettazione del mio nuovo ruolo, la situazione sembrava essersi stabilizzata con qualche logica differenza. Per ogni cosa, per ogni concessione, anche la più piccola, avevo l’obbligo di inginocchiarmi ai suoi piedi, baciarglieli e attendere che lei mi desse il permesso di rialzarmi. A tavola dovevo ovviamente servirla e attendere il permesso di potermi sedere al suo fianco e, se non me lo concedeva, dovevo andare a mangiare da solo in cucina. E poi c’era il sesso. Se la sottomissione era diventata per me fonte quasi perenne di eccitazione, non da meno la dominazione aveva avuto lo stesso effetto su mia moglie. Avevamo ripreso a fare sesso penetrativo, ed era diventata una cosa speciale, unica, meravigliosa. Era lei a scopare me, e lo faceva in modo sempre più dominante. Io dovevo soddisfare le sue esigenze e le mie dovevano essere, semmai, la conseguenza. La prima volta che rifacemmo sesso fu comunque difficile per me. Stavo pulendo la cucina dopo la cena e, naturalmente, ero nudo. Ed eccitato. Ormai avevo compreso come la dominazione di Karen avesse su di me un effetto straordinariamente erotico, e non mi ponevo domande. Quella sera sentii il ticchettare dei suoi tacchi avvicinarsi, e immaginavo che venisse a controllare il mio operato. Ero sempre molto attento perché bastava un bicchiere non pulitissimo come lei pretendeva, per farmi passare un brutto momento. Vidi quindi che si avvicinava. Era incantevole come al solito. Era vestita come lo era stata al lavoro, ovvero con un abito azzurro a maniche lunghe. Non era scandaloso perché, bene o male, era un vestito da indossare nei momenti di lavoro, e quindi quell’abito arrivava poco prima del ginocchio, ma con quelle gambe lunghissime era difficile non fermarsi ad ammirarla con la bocca aperta. Per di più, gli ormai immancabili tacchi a spillo la slanciavano ulteriormente. Mi dissi che quella donna bellissima che, a mio parere, non aveva nulla da invidiare alle modelle più famose, era proprio mia moglie, e ne fui naturalmente orgoglioso alla massima potenza. Avanzò verso di me, che naturalmente attendevo sempre con trepidazione e con molta ansia il suo controllo quotidiano. Invece mi afferrò per il collo.
“Giù!” mi ordinò.
Mi inginocchiai immediatamente. Anche un piccolo tentennamento, e mi avrebbe dimostrato una volta di più che a casa comandava lei. Vidi che si toglieva il suo abitino delizioso e fece scendere il minuscolo tanga che indossava. Sapevo cosa dovevo fare, e iniziai a leccare con la mia lingua il suo clitoride che era uscito prepotentemente fuori, dimostrando così la sua eccitazione. Lo succhiai e lo leccai con passione, fino a provocarle un orgasmo. E anche dopo proseguii a leccare e a succhiare, fino a quando Karen si allontanò. La sentivo respirare affannosamente a causa dell’orgasmo e, come al solito in quelle circostanze, aspettavo timoroso un suo riscontro.
“Hai… Hai gradito Karen?” le chiesi, quasi tremando. Soddisfarla oralmente era uno dei miei compiti primari. La sentii ridere di gusto. Più io le dimostravo il mio timore nei suoi confronti, e più a lei piaceva.
“Non male. Ma stasera non mi fermerò alla lingua. E’ ora di ricominciare col sesso vero e proprio.”
Finalmente! Attendevo con ansia quel momento. Erano diversi giorni ormai che non avevo un’eiaculazione, ed ero ormai al limite. Soprattutto considerando che, per motivi ancora per me in parte inspiegabili, ero sempre eccitato. Mi prese per mano ma senza tenerezza, quasi come se fossi un oggetto che le apparteneva e, dopo avermi fatto rialzare, mi trascinò nella nostra camera. Mi aspettavo che ci baciassimo come eravamo abituati a fare prima del sesso, che ci dedicassimo ognuno all’altra, e invece mi spinse sul letto.
“Karen, io vorrei…” Volevo dirle che avrei voluto appunto iniziare con i soliti preliminari, ma lei si mise il dito indice sulla bocca.
“Tu zitto. Non mi frega un cazzo di quello che vuoi tu, Conta solo quello che voglio io, E io voglio scoparti.”
Ovviamente, tacqui. Ma quel modo di fare così dominante, anziché scoraggiare la mia erezione, la fortificò. Mi piaceva dunque quel modo di fare di mia moglie? Pareva proprio di sì. Si mise ovviamente sopra di me e, quando lei si impalò sul mio membro turgido come un palo, cominciai subito a sentire il piacere salirmi, avvamparmi e avvolgere tutto il mio corpo. Per di più, lei iniziò a muoversi come una forsennata sopra di me. La sentivo gemere e, in breve, giunse ad avere un nuovo orgasmo. Il piacere che Karen provava nel dominarmi era anche dimostrato da questi suoi orgasmi velocissimi, molto più veloci rispetto allo standard che aveva prima che lei prendesse il potere tra di noi. Si fermò, e questo contribuì a ricacciare dentro di me la voglia di eiaculare ma, appena ricominciò a muoversi, il desiderio divenne insostenibile.
“Karen, sto per venire”, le sussurrai.
Vidi i suoi occhi diventare quasi due fessure e quello sguardo mi fece gelare il sangue nelle vene.
“Se te ne vieni senza il mio consenso, ti ammazzo di botte. E non per modo di dire. Tu te ne vieni se e quando io ti do il permesso.”
Rimasi a bocca aperta. Quella era un’altra donna. E a quella donna dovevo obbedire. Feci ricorso a tutta la mia esperienza, pensai a tutto tranne che stavo facendo sesso con la donna che, ai miei occhi, era la più bella, la più sexy, la più desiderabile del mondo intero. Mi isolai dall’atto che stavo facendo e ci riuscii perché Karen ebbe il suo nuovo orgasmo, un orgasmo esplosivo che la fece comportare come negli stereotipi delle scene dei film hard, a dimostrazione di quanto incidesse nella sua sfera erotica la sua dominazione nei miei confronti. Si alzò e si sdraiò sul letto accanto a me
“Non male, ciccio. Sei stato bravo a non venire, e ti sei risparmiato anche una bella lezione. Puoi anche andarti a lavare.”
La guardai sbarrando gli occhi. “Ma io… Io ancora non sono… Karen, sono giorni che non vengo e non ce la faccio più.”
Si girò verso di me afferrandomi per il mento. “Tu non vieni. Perché? Non c’è un perché. Ho deciso che ancora non meriti di godere. E ti conviene stare zitto perché non sono disposta a sentire le tue lamentele. Il discorso è chiuso.”
Mi abbandonai allo sconforto. Sentivo un dolore alla pancia che mi faceva piegare in due ma, ancora una volta, non potevo fare niente. Quella notte fu una tortura perché non riuscivo a prendere sonno a causa dei dolori alla pancia e, appena riuscii a chiudere gli occhi, ebbi una polluzione inevitabile, cosa che non mi accadeva da quando ero adolescente. Ma il problema fu che ebbi una paura tremenda che mia moglie potesse non accettare che me ne fossi venuto, sia pure durante il sonno e in modo del tutto involontario. Mi andai a lavare cercando di non fare il minimo rumore e mi rimisi accanto a Karen che, dal canto suo, dormiva beatamente tutta nuda. Ed era uno splendore. Come avrei fatto a resistere a quelle curve perfette, a quei seni meravigliosi, a quel viso dai lineamenti a volte dolcissimi e a volte perfidi, a quella donna che a volte si tramutava in una perfetta antieroina apparentemente senza cuore? Per mia fortuna però, già dalla volta seguente, mi diede il permesso di potermene venire. E, in fondo, ho sempre creduto che a lei piacesse la mia eccitazione e anche il mio piacere, che testimoniavano la sua irresistibilità nei miei confronti. Più di quanto le facesse piacere una punizione e la privazione dell’orgasmo che, comunque, non abbandonò del tutto. Sempre a proposito del sesso, naturalmente la mia lingua doveva essere sempre a sua disposizione. Non c’era giorno che lei non lo pretendesse, e cominciavo a pensare di essere diventato anche abbastanza bravo perché, quando terminavo, vedevo mia moglie molto soddisfatta. Questo mi dava una gioia incredibile. Devo aggiungere che lei lo pretendeva sia davanti che dietro. Se, leccare la sua meravigliosa fichetta era diventata una consuetudine, un po’ più difficoltoso per me fu abituarmi a leccarle il culo. Per alcuni giorni non me lo aveva ordinato, ma una sera, quando vidi Karen sedersi sulla mia faccia dandomi la schiena, ebbi un attimo di esitazione che lei colse.
“Metti immediatamente quella cazzo di lingua dentro il mio buchetto. Sai che lo farai. O lo farai con tutto il tuo amore, o lo farai come quella volta in cui ti ho costretto a leccarlo.”
Non avevo scelta. Mia moglie mi avrebbe picchiato e poi costretto. Pertanto, non mi feci ripetere l’ordine, e anche in quello, in seguito, trovai un certo piacere. Dovevo considerare che avere il suo splendido culo sulla mia faccia fosse un privilegio. La mia lingua entrò quindi nel suo buchetto quella volta e ogni volta che lei me lo ordinava. Anzi, non aveva bisogno nemmeno di parlare e, quando lei lo desiderava, si sedeva sulla mia faccia e io sapevo cosa dovevo fare. Ero diventato uno schiavo. Epopure, mi sentivo felice come mai nella mia vita.

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scritto il
2026-02-09
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