Dominato da mia moglie La storia di Karen e Mike Quindicesimo episodio
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
Quando Karen fece il suo ingresso a casa, mi salutò in modo normalissimo. Si sedette su una poltrona nel salone e si accese una sigaretta. Io mi ero fatto trovare ovviamente nudo, e mi misi dinanzi a lei. Ma, se il suo comportamento poteva considerarsi normale, e per normalità intendevo ciò che si era ormai instaurato tra di noi negli ultimi giorni, io invece stavo quasi tremando per la tensione.
“Karen, devo parlarti”, esordii.
“Non ho voglia di stare a sentire le tue lamentele. Ti ho dato alcune regole e pretendo che siano rispettate.”
“No, Karen, non sono lamentele.”
Mi guardò aggrottando la fronte. “Cosa c’è allora?”
“Ecco io… Ti ho mentito,”
Il suo volto si fece duro. “Cosa hai fatto tu?”
“No, mi sono espresso male. Non ti ho mentito. Ho omesso una cosa.”
“Avanti, Mike, non girarci intorno. Dimmi di cosa si tratta.”
“Mi picchierai?” le chiesi. Era inutile girarci intorno. Avevo una poaura fottuta di lei. Mi aveva dimostrato di essere nettamente più forte di me, e avevo capito che, se lei mi avesse messo di nuovo le mani addosso, avrei trascorso dei brutti momenti.
Scoppiò a ridere, probabilmente godendosi la mia paura, ma poi tornò seria. “Sì, Mike, qualunque cosa tu abbia fatto, meriterai di essere punito. E se la cosa sarà grave, sarò costretta a spingermi ancora più in là.”
“Ecco io… Insomma… " Non riuscivo a spiccicare parola. In quel momento avevo un turbinio di sensazioni, ma la paura nei confronti di mia moglie era quella che più mi creava problemi.
“Mike, sto perdendo la pazienza. Dimmi che cazzo hai combinato?”
Deglutii nervosamente. Per me si stava mettendo molto male. “Ce… Ce l’hai presente Andrea?” riuscii infine a dire.
“Il tuo amico psicologo? Certo che ce l’ho presente.”
“Sono due volte che ci incontriamo. Gli ho confessato quello che mi hai fatto,” Vidi che spense la sigaretta per poi alzarsi, e io, istintivamente, indietreggiai timoroso. “Ti prego, Karen, avevo bisogno di sfogarmi. Quello che sto vivendo mi sta destabilizzando, e lui è un affermato professionista. Mi sta aiutando a comprendermi meglio, a capire.”
“E cosa ti ha fatto capire?”
“Mi ha detto che io sto imparando ad accettare la tua superiorità, ad esempio.”
Si avvicinò sempre di più. Avrei voluto scomparire dalla faccia della terra. Non riuscivo a sostenere il suo sguardo e, nello stesso tempo, le mie palpitazioni erano aumentate considerevolmente. Dulcis in fundo, ce lo avevo di nuovo dritto come un palo, malgrado me la stessi facendo sotto dalla paura. Andrea aveva pienamente ragione. Paura ed eccitazione andavano di pari passo.
Karen intanto fece una risatina ironica. “Andrea ha scoperto l’acqua calda. Senza avere una laurea in psicologia, io l’ho capito la prima volta che ti ho messo le mani addosso. Guardati, Mike, sei eccitato senza che io ti abbia sfiorato. L’altra volta hai messo la scusa che ero mezza nuda. E adesso?”
La guardai. Era semplicemente meravigliosa. Il tailleur da donna in carriera, la gonna corta, le calze velate, le scarpe col tacco alto, la camicetta con le trasparenze giuste, la sua bocca dipinta di rosso.
“Sei bellissima.”
“Sono felice che tu mi veda bellissima, ma non credo che, pur essendo bella, io abbia il potere di far eccitare un uomo in questo modo. Tu ti ecciti per tutto il resto. Ma hai fatto qualcosa che va punita in modo tu comprenda definitivamente chi comanda in questa casa.”
Indietreggiai impaurito. “ Ti… Ti prego, Karen.”
“Devi imparare. Le regole in questa casa le faccio io. Se tu non le rispetti, avrai la punizione che meriti,” Avanzò verso di me. Sapevo che si stava mettendo male, ma non potevo fare niente. Era calma, seria, quasi distaccata, e io ormai avevo il muro dietro di me. Mi afferrò il polso destro con la sua mano sinistra. Non provai nemmeno a liberarmi, e attesi con rassegnazione l’inevitabile che arrivò sotto forma di un potente sganassone “Questo per aver fatto le cose di nascosto.”
“Scusami, Karen”, balbettai, mentre i miei occhi si riempivano di lacrime.
Malgrado le mie scuse arrivò anche il secondo ceffone, puntuale come un treno svizzero
“E questo per ricordarti che comando io e che tu non puoi fare quello che cazzo ti pare. Devi chiedere il mio permesso per qualunque cosa, Mike. Ti è chiara la cosa.”
Il pianto era diventato più intenso. Non era per l’ennesima umiliazione, ma perché sentivo di non averle portato il giusto rispetto. Mi lasciò il polso, ma mi afferrò per il mento spingendomi ancor di più addosso al muro. “Lo farai più, Mike?”
Scossi la testa. “No, Karen, te lo giuro. Per qualunque cosa chiederò il tuo permesso.”
“Uno sbaglio te lo concedo. La prossima volta che farai una cosa senza il mio consenso, non sarò così buona.”
“Sì, Karen. Gli telefono subito e disdico l’appuntamento.”
“Non ho detto questo. Gli sganassoni te li sei presi per aver fatto una cosa senza il mio permesso.”
“Allora… Potrò incontrarlo di nuovo?”
“Quando dovresti rivederlo?”
“ Eravamo rimasti d’accordo una volta a settimana.”
Uno splendido sorriso si manifestò sul suo volto. “D’accordo, ti do il permesso di vederlo e di stare in terapia.” Mi lasciò. Il suo sorriso era la dimostrazione lampante della sua vittoria.
“Ti ringrazio, Karen”, le dissi a testa china. E le ero veramente grato per quella concessione. Era assurdo ma pensavo persino di essermi meritato i due schiaffi.
Lei però non era soddisfatta. "Le scuse si fanno in ginocchio."
Non ci pensai due volte. Mi inginocchiai dinanzi a lei, chinai la testa e le baciai i piedi. O, per meglio dire, quelle scarpe col tacco a spillo che erano il simbolo del suo cambiamento.
Mi fece rialzare e osservò sorridendo il mio cazzo eretto. Quella era la dimostrazione lampante che mi eccitavo a stare agli ordini di mia moglie. C'era qualcosa che io ancora non comprendevo del tutto, ma che lui, il mio cazzo, aveva capito fin dalla prima volta.
“Impressionante", disse nel vedere la mia erezione.
"Io... Non riesco a capire. Non voglio prendere le botte, Eppure..."
"Fattelo spiegare dal tuo amico psicologo. Ma a me sembra tutto ovvio. Hai paura di me, ed è logico, ma, nello stesso tempo, trovi piacevole obbedirmi. Prima accetterai completamente la situazione, e prima scoprirai il piacere della sottomissione."
"C-Credo che tu abbia ragione, Karen. Anche se è dura accettare tutte queste novità", le dissi quasi balbettando.
"Ficcati in testa che io ho sempre ragione. Non è così, Mike?"
Chinai la testa. "Sì, Karen. Tu hai sempre ragiione", ammisi. Sentivo il volto infuocato, segno della grossa emozione che stavo provando. Mi piaceva. Adoravo la dominazione di mia moglie. Foorse perché la reputavo giusta, doverosa.
Lei sorrise di nuovo. "E’ pronta la cena?” la sua voce, calma e profonda durante la dominazione, era diventata improvvisamente più squillante
“Si amore. Spero…Spero che tu gradisca.”
“Lo vedremo, ciccio. Altrimenti il tuo bel faccino avrà di nuovo a che fare con i miei schiaffi. Avanti, fila a prepararmela.”
“Subito, Karen. Ah, io volevo dirti… Grazie.”
“Mi hai già ringraziata per averti dato il permesso di vedere Andrea.”
“Non parlavo di quello. Devo ringraziarti anche per avermi fatto scoprire questo stile di vita. E per non avermi punito troppo duramente. Ho sbagliato e la punizione che mi hai inflitto è giusta e meritata.”
La vidi sorridere di nuovo. Sì, le ero grato di avermi fatto scoprire la sottomissione e di essere stata clemente con me. Mi ritenevo fortunato di essermela cavata con due soli schiaffi, sia pure due schiaffi che mi avevano fatto girare la testa. Ma allora non sapevo che alcuni desideri di mia moglie avrebbero messo a dura prova i miei nuovi istinti sottomessi.
“Karen, devo parlarti”, esordii.
“Non ho voglia di stare a sentire le tue lamentele. Ti ho dato alcune regole e pretendo che siano rispettate.”
“No, Karen, non sono lamentele.”
Mi guardò aggrottando la fronte. “Cosa c’è allora?”
“Ecco io… Ti ho mentito,”
Il suo volto si fece duro. “Cosa hai fatto tu?”
“No, mi sono espresso male. Non ti ho mentito. Ho omesso una cosa.”
“Avanti, Mike, non girarci intorno. Dimmi di cosa si tratta.”
“Mi picchierai?” le chiesi. Era inutile girarci intorno. Avevo una poaura fottuta di lei. Mi aveva dimostrato di essere nettamente più forte di me, e avevo capito che, se lei mi avesse messo di nuovo le mani addosso, avrei trascorso dei brutti momenti.
Scoppiò a ridere, probabilmente godendosi la mia paura, ma poi tornò seria. “Sì, Mike, qualunque cosa tu abbia fatto, meriterai di essere punito. E se la cosa sarà grave, sarò costretta a spingermi ancora più in là.”
“Ecco io… Insomma… " Non riuscivo a spiccicare parola. In quel momento avevo un turbinio di sensazioni, ma la paura nei confronti di mia moglie era quella che più mi creava problemi.
“Mike, sto perdendo la pazienza. Dimmi che cazzo hai combinato?”
Deglutii nervosamente. Per me si stava mettendo molto male. “Ce… Ce l’hai presente Andrea?” riuscii infine a dire.
“Il tuo amico psicologo? Certo che ce l’ho presente.”
“Sono due volte che ci incontriamo. Gli ho confessato quello che mi hai fatto,” Vidi che spense la sigaretta per poi alzarsi, e io, istintivamente, indietreggiai timoroso. “Ti prego, Karen, avevo bisogno di sfogarmi. Quello che sto vivendo mi sta destabilizzando, e lui è un affermato professionista. Mi sta aiutando a comprendermi meglio, a capire.”
“E cosa ti ha fatto capire?”
“Mi ha detto che io sto imparando ad accettare la tua superiorità, ad esempio.”
Si avvicinò sempre di più. Avrei voluto scomparire dalla faccia della terra. Non riuscivo a sostenere il suo sguardo e, nello stesso tempo, le mie palpitazioni erano aumentate considerevolmente. Dulcis in fundo, ce lo avevo di nuovo dritto come un palo, malgrado me la stessi facendo sotto dalla paura. Andrea aveva pienamente ragione. Paura ed eccitazione andavano di pari passo.
Karen intanto fece una risatina ironica. “Andrea ha scoperto l’acqua calda. Senza avere una laurea in psicologia, io l’ho capito la prima volta che ti ho messo le mani addosso. Guardati, Mike, sei eccitato senza che io ti abbia sfiorato. L’altra volta hai messo la scusa che ero mezza nuda. E adesso?”
La guardai. Era semplicemente meravigliosa. Il tailleur da donna in carriera, la gonna corta, le calze velate, le scarpe col tacco alto, la camicetta con le trasparenze giuste, la sua bocca dipinta di rosso.
“Sei bellissima.”
“Sono felice che tu mi veda bellissima, ma non credo che, pur essendo bella, io abbia il potere di far eccitare un uomo in questo modo. Tu ti ecciti per tutto il resto. Ma hai fatto qualcosa che va punita in modo tu comprenda definitivamente chi comanda in questa casa.”
Indietreggiai impaurito. “ Ti… Ti prego, Karen.”
“Devi imparare. Le regole in questa casa le faccio io. Se tu non le rispetti, avrai la punizione che meriti,” Avanzò verso di me. Sapevo che si stava mettendo male, ma non potevo fare niente. Era calma, seria, quasi distaccata, e io ormai avevo il muro dietro di me. Mi afferrò il polso destro con la sua mano sinistra. Non provai nemmeno a liberarmi, e attesi con rassegnazione l’inevitabile che arrivò sotto forma di un potente sganassone “Questo per aver fatto le cose di nascosto.”
“Scusami, Karen”, balbettai, mentre i miei occhi si riempivano di lacrime.
Malgrado le mie scuse arrivò anche il secondo ceffone, puntuale come un treno svizzero
“E questo per ricordarti che comando io e che tu non puoi fare quello che cazzo ti pare. Devi chiedere il mio permesso per qualunque cosa, Mike. Ti è chiara la cosa.”
Il pianto era diventato più intenso. Non era per l’ennesima umiliazione, ma perché sentivo di non averle portato il giusto rispetto. Mi lasciò il polso, ma mi afferrò per il mento spingendomi ancor di più addosso al muro. “Lo farai più, Mike?”
Scossi la testa. “No, Karen, te lo giuro. Per qualunque cosa chiederò il tuo permesso.”
“Uno sbaglio te lo concedo. La prossima volta che farai una cosa senza il mio consenso, non sarò così buona.”
“Sì, Karen. Gli telefono subito e disdico l’appuntamento.”
“Non ho detto questo. Gli sganassoni te li sei presi per aver fatto una cosa senza il mio permesso.”
“Allora… Potrò incontrarlo di nuovo?”
“Quando dovresti rivederlo?”
“ Eravamo rimasti d’accordo una volta a settimana.”
Uno splendido sorriso si manifestò sul suo volto. “D’accordo, ti do il permesso di vederlo e di stare in terapia.” Mi lasciò. Il suo sorriso era la dimostrazione lampante della sua vittoria.
“Ti ringrazio, Karen”, le dissi a testa china. E le ero veramente grato per quella concessione. Era assurdo ma pensavo persino di essermi meritato i due schiaffi.
Lei però non era soddisfatta. "Le scuse si fanno in ginocchio."
Non ci pensai due volte. Mi inginocchiai dinanzi a lei, chinai la testa e le baciai i piedi. O, per meglio dire, quelle scarpe col tacco a spillo che erano il simbolo del suo cambiamento.
Mi fece rialzare e osservò sorridendo il mio cazzo eretto. Quella era la dimostrazione lampante che mi eccitavo a stare agli ordini di mia moglie. C'era qualcosa che io ancora non comprendevo del tutto, ma che lui, il mio cazzo, aveva capito fin dalla prima volta.
“Impressionante", disse nel vedere la mia erezione.
"Io... Non riesco a capire. Non voglio prendere le botte, Eppure..."
"Fattelo spiegare dal tuo amico psicologo. Ma a me sembra tutto ovvio. Hai paura di me, ed è logico, ma, nello stesso tempo, trovi piacevole obbedirmi. Prima accetterai completamente la situazione, e prima scoprirai il piacere della sottomissione."
"C-Credo che tu abbia ragione, Karen. Anche se è dura accettare tutte queste novità", le dissi quasi balbettando.
"Ficcati in testa che io ho sempre ragione. Non è così, Mike?"
Chinai la testa. "Sì, Karen. Tu hai sempre ragiione", ammisi. Sentivo il volto infuocato, segno della grossa emozione che stavo provando. Mi piaceva. Adoravo la dominazione di mia moglie. Foorse perché la reputavo giusta, doverosa.
Lei sorrise di nuovo. "E’ pronta la cena?” la sua voce, calma e profonda durante la dominazione, era diventata improvvisamente più squillante
“Si amore. Spero…Spero che tu gradisca.”
“Lo vedremo, ciccio. Altrimenti il tuo bel faccino avrà di nuovo a che fare con i miei schiaffi. Avanti, fila a prepararmela.”
“Subito, Karen. Ah, io volevo dirti… Grazie.”
“Mi hai già ringraziata per averti dato il permesso di vedere Andrea.”
“Non parlavo di quello. Devo ringraziarti anche per avermi fatto scoprire questo stile di vita. E per non avermi punito troppo duramente. Ho sbagliato e la punizione che mi hai inflitto è giusta e meritata.”
La vidi sorridere di nuovo. Sì, le ero grato di avermi fatto scoprire la sottomissione e di essere stata clemente con me. Mi ritenevo fortunato di essermela cavata con due soli schiaffi, sia pure due schiaffi che mi avevano fatto girare la testa. Ma allora non sapevo che alcuni desideri di mia moglie avrebbero messo a dura prova i miei nuovi istinti sottomessi.
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