Dominato da mia moglie. La storia di Karen e Mike Diciottesimo episodio

di
genere
dominazione

Quella mattina sembrava normalissima, una come tutte le altre. Erano trascorse un paio di settimane da quando avevo assaggiato sulla mia pelle il bondage. E mia moglie ci aveva preso gusto perché altre due volte mi aveva legato al letto. Ma ero stato molto più attento. Karen mi usava come se fossi un dildo, scopandomi a lungo senza che io avessi il permesso di venirmene se prima non le avessi regalato almeno un paio di orgasmi. Non era facile, ma stavo imparando a controllare il mio corpo come ben pochi uomini sarebbero stati in grado di fare, ed ero riuscito a cavarmela. Anche perché, quando poi lei mi dava il permesso, il mio godimento era eccezionale. Niente a che vedere con il classico sesso tra moglie e marito. Ero fiero quando lei alla fine mi diceva che ero stato bravo e che ero riuscito a soddisfarla. Stavo sempre sul filo del rasoio in ogni cosa che facevo perché mia moglie non mi faceva sconti. Lei era la padrona assoluta, e ogni cosa sbagliata l’avrei pagata cara con sonori sganassoni. Ancora una volta però, dimostrò che non aveva interesse nel dare sfoggio della sua superiorità nella lotta. Troppo impari la disputa. Ero giunto alla conclusione che la sua soddisfazione fosse quella di vedermi impaurito di fronte a lei, pronto a soddisfare ogni suo bisogno, ogni sua volontà, piuttosto che picchiarmi, come era ampiamente nelle sue capacità. La mia vita proseguiva quindi in una direzione ben precisa che, comunque, per qualche strano motivo, mi piaceva. Aspettavo con ansia il suo ritorno per dimostrarle il mio amore e la mia devozione, e per ripeterle che lei era perfetta, la più bella e la più forte delle mogli. La filastrocca ormai non la sbagliavo più, ed ero fiero e felice di inginocchiarmi di fronte a lei e di ripetergliela. Non a cantilena, e tanto meno per paura, ma perché lo pensavo veramente. Ormai mi sentivo veramente sottomesso nei suoi confronti, ma sostenere che la situazione fosse per me straziante non sarebbe stata la verità. Ero felice e addirittura mi sentivo realizzato ogni qualvolta io riuscivo a soddisfarla, sia sessualmente che nella vita quotidiana. Era quello il mio scopo e, quasi istintivamente, smisi di scrivere. Non mi interessava più raggiungere il successo come scrittore e cominciavo a pensare di non avere poi tutte queste capacità, visto che in due anni e mezzo ero stato capace di scrivere appena una cinquantina di pagine.
Quella mattina quindi, la salutai con la solita devozione. Lei bella come il sole, vestita come al solito da perfetta e conturbante donna in carriera quale era, uscì di casa con un sorriso che avrebbe illuminato gli inferi, e per me iniziava il conto alla rovescia. Soltanto dopo le venti, dopo aver terminato il suo lavoro e dopo essersi allenata in palestra, avrei avuto il piacere del suo rientro a casa. Iniziai quindi immediatamente a darmi da fare. Dovevo pulire, stirare, fare la lavatrice, stendere il bucato, andare a fare la spesa e infine prepararmi il pranzo. Ma non mi pesava più di tanto. Stavo diventando sempre più bravo e veloce. Un perfetto casalingo. Ogni tanto mi riposavo davanti al televisore fumandomi una sigaretta, ma poi riprendevo immediatamente. Nel pomeriggio invece, due volte alla settimana avevo il diversivo dei ragazzi ai quali facevo le ripetizioni. E ormai fissa era anche la visita settimanale che facevo ad Andrea. Lo mettevo al corrente di tutto ciò che facevo e di come Karen stava proseguendo la sua evoluzione, e il mio amico era stato chiaro nel dirmi che, secondo lui, quell’evoluzione non era affatto terminata.
Fu verso mezzogiorno che il mio telefonino mi avvertiva che avevo una videochiamata in corso proprio da parte di mia moglie. Era strano perché difficilmente mi chiamava di mattina, impegnata com’era. Risposi ovviamente subito, e il perfetto ovale di mia moglie che sorrideva felice apparve sullo schermo.
“Mike, stasera non preparare niente per cena. Ti porto fuori.” Rimasi per un attimo meravigliato. Non era mai stata nostra abitudine cenare fuori nei giorni feriali. Lo facevamo di sabato o, più raramente, di domenica, ma mai in mezzo alla settimana.
“Davvero? Grazie, Karen”, le dissi.
“Fatti trovare pronto”, aggiunse, e io le risposi che sarei stato prontissimo. Ero felice. Mia moglie mi avrebbe portato a cena fuori. Ormai, avevo smesso di ragionare come un uomo. Il maschio lo facevo per accontentare sessualmente mia moglie, ma i miei pensieri erano diventati tipicamente femminili. O forse, come sosteneva Andrea, non esistevano pensieri maschili e femminili, ma azioni e sensazioni dell’elemento dominante e di quello sottomesso. E, visto che per millenni l’elemento dominante era stato quello maschile, si tendeva a generalizzare le sensazioni attribuendo loro un sesso che, in realtà, non avevano. Le ore che mi separavano dal rientro di Karen furono lunghissime. Non vedevo l’ora di stare con lei, di uscire a cena con lei, di sentirmi invidiato per stare a fianco a una giovane donna bella come lei e, alla fine, sia pur molto lentamente, quelle ore trascorsero e mia moglie rientrò a casa. La accolsi come al solito, in ginocchio snocciolando la solita cantilena e, quando lei mi diede il permesso di rialzarmi, le chiesi il motivo per cui avesse deciso di cenare fuori. Non ebbi però risposta, e non avevo il potere di insistere, anche se la curiosità era tanta. Avevo la sensazione che ci fosse una motivazione, ma dovetti fare silenzio. Una sola parola avrebbe potuto darle lo spunto per uno sganassone, e non avevo nessuna intenzione di farla arrabbiare. Si cambiò abbandonando il suo look da donna in carriera per indossare un delizioso abitino nero corto con le spalline fine, sexy ma non scandaloso, adattissimo per una giovane e bellissima donna come lei. Ci abbinò un paio di décolleté col tacco altissimo che la facevano svettare nettamente sopra di me. Un altro tassello che lei aggiungeva e che contribuiva a farmi sentire inadeguato a lei. Aveva tirato su i capelli, cosa che faceva abitualmente quando uscivamo di sera, e che contribuiva a mettere in evidenza il suo volto meraviglioso. Un volto che aveva reso ancor più bello con un trucco adeguato e di classe.
Ancora una volta non fui io a guidare. Mi misi al suo fianco da bravo coniuge sottomesso ma felice di essere portato a cena fuori. Era evidente la sua felicità, ma pensavo che dipendesse dal fatto di aver raggiunto il suo obiettivo, quello di avere un marito completamente sottomesso alla sua volontà. Mi sbagliavo. O meglio, Karen era sicuramente felice di come era riuscita a sottomettermi, ma il motivo di quell’allegria era un altro. Me lo disse quando eravamo ormai seduti al tavolo, in un ristorante di lusso che probabilmente le sarebbe costato diversi soldi.
Mi ordinò di riempire i due calici col vino e mi prese le mani. “Dobbiamo festeggiare, Mike.”
“Che cosa dobbiamo festeggiare?” chiesi ansioso. Avevo ormai capito che c’era qualcosa che bolliva in pentola, ma non riuscivo a comprendere di cosa si trattasse.
“Hai di fronte a te una nuova socia dello studio”, mi rispose dopo alcuni secondi
“Davvero?” esultai, accostando il mio calice di vino al suo.
“Proprio così. Avevo avuto un’offerta più vantaggiosa da parte di un altro studio, e ho fatto presente questa situazione al proprietario del mio studio attuale, e lui, pur di non perdermi, mi ha proposto di diventare socia.”
“E’ incredibile. In poco più di due anni ti sei fatta valere e li hai messi tutti in fila.”
“Già. E pensare che all’inizio mi hanno guardata con sospetto. Una ragazza giovane e di bell’aspetto non poteva essere anche molto brava. Li ho fatti ricredere.”
“Non avevo dubbi. Anche se non sono d’accordo con te su una cosa.”
Mi osservò stupita. Era da tempo che non mi azzardavo a contrariarla, ed era quindi anomalo che lo facessi.
“Non sei d’accordo con me?” mi domandò infatti, incredula del mio ardire.
“Beh, quando hai detto che sei semplicemente di bell’aspetto. Tu sei meravigliosa, bellissima. Come ti dico sempre ogni volta che torni a casa, sei la moglie più bella e più forte del mondo. Ma anche la più capace.”
Scoppiò a ridere. “Anche perché se non me lo dici nel modo giusto, te ne faccio pentire. Stavo già pensando che avresti meritato una dura lezione.”
“Oh no, non ce n’è bisogno.”
“Uhm, vedremo. Sono io che decido. Ad ogni modo, questo comporterà un aumento sostanziale del mio guadagno che, alla fine, è ciò che conta maggiormente.”
La guardavo pieno di ammirazione. Ero fiero di essere suo marito. E di essere il suo schiavo. Lo consideravo un onore. “ Hai quantificato quest’aumento?” le chiesi infine.
“Ovvio. Andrò a guadagnare almeno il doppio di quello che prendo adesso. Praticamente, potremo permetterci una vita completamente diversa.”
“Io non ho parole. E’ meraviglioso. Sei una ragazza incredibile.”
“Già!” ammise. “Ho delle doti notevoli, e devo dire che è anche merito tuo.”
“Mio?”
“Sì, tuo. Da quando è iniziata… Chiamiamola la nostra nuova vita matrimoniale, ho abbandonato tutte le remore. Prima era come se avessi timore di mostrare le mie vere capacità. Con te, nel mio aspetto, e nel lavoro. Ho preso il comando tra noi due e, automaticamente, è arrivato il desiderio di sentirmi più bella senza dover nascondere il mio aspetto, cercando invece di metterlo in risalto, e quello di farmi valere nel lavoro. Il mio nuovo approccio non è passato inosservato, ed ecco che è arrivata quest’occasione.”
“Insomma, se io quella sera non avessi fatto quel discorso idiota, tu non saresti diventata socia dello studio.”
“Per quanto possa sembrare assurdo, è proprio così. Ho sempre saputo di avere delle doti non comuni, ma quella sera ho capito che non avrei più dovuto tenerle nascoste. Sono bella? E allora mi vesto e mi trucco per mettere in evidenza la mia bellezza come fanno milioni di donne. Sono più forte di te? E allora comando io. Sono capace nel lavoro? E allora tiro fuori gli artigli e dimostro a tutti chi è Karen. Tutto molto semplice.”
Molto semplice, anche se poi non sempre le capacità, soprattutto nel lavoro, venivano riconosciute. Mia moglie c’era riuscita e, probabilmente, sarebbe arrivata ancora più in alto, considerando la sua giovane età. Ero pazzamente orgoglioso di lei e sempre più innamorato. Non c’era bisogno del mio amico psicologo per farmi comprendere che il mio amore aumentava di pari passo con i suoi cambiamenti. Più lei mi dimostrava le sue capacità, e maggiore diventava la mia ammirazione, la mia adorazione, e il mio amore. Ad ogni modo, la serata fu meravigliosa. L’incantevole compagnia di mia moglie mi regalava un miliardo di sensazioni eccezionali. Non vedevo l’ora però di tornare a casa, spogliarmi completamente dei miei abiti e aspettare poi i suoi ordini sperando che, tra questi, ci fosse anche quello di soddisfarla sessualmente.
Anche durante il ritorno continuammo a parlare di ciò che avrebbe comportato il suo ingresso come socia nello studio. Da un punto di vista lavorativo, per strano che potesse sembrare, avrebbe lavorato meno ore, anche se con maggiori responsabilità, mentre per quanto riguardava il vil denaro, la differenza sarebbe stata sostanziale. Non che ci mancasse qualcosa, ma sarebbe davvero cambiato molto. Karen agiunse infatti che la prossima estate avremmo finalmente fatto una vacanza a cinque stelle. Dopo il viaggio di nozze in effetti, era stato proprio sulle vacanze che avevamo dovuto risparmiare un po’, e ascoltavo felice mia moglie proporre in continuazione mete esotiche che, fino a quel momento, non avevamo mai potuto permetterci considerando anche il mutuo da pagare ma che, con il nuovo ruolo e il guadagno più che raddoppiato, sarebbero state ampiamente alla nostra portata. O, per meglio dire, alla portata del capo famiglia, della persona che portava a casa i soldi, ovvero Karen. Per quanto riguardava invece le ore di lavoro, disse chiaramente che avrebbe aumentato ancor di più il tempo dedicato alla palestra.
“Ma perché? Sei già fortissima”, le feci notare facendola sorridere.
“Sai qual è la differenza tra uno come te che deve stare zitto e obbedire, e una come me che invece comanda a testa alta?” Non faceva giri di parole, e comunque era la verità.
Io chinai la testa“ No, amore.”
“La differenza sta che io non mi accontento. Sono molto più forte di te, sono esperta di arti marziali, potrei mandarti all’ospedale con tutte le ossa rotte. Potrei persino...ucciderti a mani nude, Mike. Ne ho le capacità. Ma, malgrado questa mia netta superiorità, voglio sempre migliorarmi. Sapere che adesso posseggo il doppio della tua forza non mi soddisfa perché voglio averne il triplo, e poi il quadruplo. Ovviamente, non ci riuscirò perché anche io ho dei limiti, ma ce la metterò tutta per avvicinarmi al massimo delle mie potenzialità. Mike, tu sei il mio schiavo non per un gioco, ma perché io lo merito, perché sono nettamente superiore a te in tutto, e voglio meritarlo sempre di più.”
Era stata spietata, ma non aveva aggiunto niente che non sapessi già. Era tutto vero. Lei comandava perché era superiore e lo meritava, mentre io dovevo obbedire per meritarmi una come lei e, ogni giorno che passava, mi riusciva sempre più semplice e più soddisfacente. Ma il rientro a casa avrebbe portato l’ennesima novità nel nostro ménage. E io avrei compreso, forse in modo definitiva, cosa significava essere un marito sottomesso.

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scritto il
2026-02-17
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