Dominato da mia moglie. La storia di Karen e Mike Ventunesimo episodio

di
genere
dominazione

Era trascorso un altro mese, e la situazione tra me e Karen sembrava essersi stabilizzata. I nostri rispettivi ruoli si erano ormai ben delineati, e sembrava che lei avesse trovato la quadratura del cerchio. Mi aveva voluto così, un marito schiavo al suo servizio, un uomo da usare come domestico, come semplice pedina per darle piacere, ma anche una persona più debole da proteggere, da mantenere e da educare. E io ero diventato tutto quello. Ma, soprattutto, io amavo essere tutto quello. Mi piaceva servire la donna che amavo, prepararle la cena e servirla come una regina, mi piaceva donarle piacere in ogni modo possibile, sia quando mi legava, cosa che ormai avveniva con una certa regolarità, che quando mi lasciava libero, mi piaceva obbedirle, scattando come una molla a ogni suo ordine, mi piacevano tantissimo i gesti di pura sottomissione, come ad esempio accenderle le sigarette, quelle sigarette che lei poteva fumare e io no, oppure servirle la cena sempre interamente nudo. Non mancavano naturalmente le dimostrazioni della sua superiorità fisica. Avevo ormai la netta sensazione che fosse diventata notevolmente più forte rispetto a quando tutto era iniziato. Un po’ perché mi aveva messo al corrente di aver potenziato i suoi allenamenti, dedicando a loro maggior tempo rispetto a prima, e un po’ perché amavo toccare i suoi muscoli, e mi rendevo conto che non era un modo di dire il fatto di definirli d’acciaio. Ancora una volta notai però che non aveva intenzione di massacrarmi di botte, ma le bastava dimostrarsi nettamente più forte di me. Le piaceva soprattutto bloccarmi e darmi qualche sganassone quando facevo qualcosa di sbagliato. Era una situazione assurda, di totale impotenza nei confronti di un’altra persona, e quella sensazione era psicologicamente ancor più forte perché di fronte a me non c’era un colosso alto due metri, ma una giovane donna bellissima, vestita spesso in modo sensuale. Queste percosse che erano dolorose e umilianti, non mi procuravano però grossi danni fisici, a parte alcuni tagli alle labbra e a occhi quasi perennemente chiusi. La conseguenza era comunque che stavo attentissimo a ogni piccola cosa che facevo per non darle modo di mettermi le mani addosso, cosa non semplicissima perché bastava anche un piccolo errore, persino una sigaretta accesa male, per darle la scusa di punirmi. Malgrado ciò, o forse proprio per questo, pendevo letteralmente dalle sue labbra. Quando tornava a casa mi mettevo a sua completa disposizione. Le facevo lunghi massaggi ai piedi, stanchi dopo tante ore sui tacchi alti e dopo almeno un paio d’ore di duri allenamenti, la stavo ad ascoltare quasi in estasi contemplativa quando mi raccontava la sua giornata lavorativa, i suoi nuovi compiti che svolgeva grazie alla sua promozione. E non mancavo mai di dirle che era la più bella e la più forte delle mogli, e che io ero pazzamente innamorato di lei, ringraziandola devotamente per prendersi cura di me e per non farmi mancare nulla. Ma c’erano un paio di sensazioni che stavo cominciando a trovare meravigliose. La prima era quella di sentirmi incredibilmente felice e realizzato di poterle essere utile. Quando lei mi accarezzava e mi baciava dicendomi che ero stato bravo, mi sentivo al settimo cielo. La seconda era più strana. Almeno apparentemente, mentre in realtà era semplicemente la prosecuzione dei nostri cambiamenti. Quando io stavo con Karen, mi sentivo al sicuro, protetto dal mondo esterno, consapevole che niente e nessuno potesse farmi del male, e ciò naturalmente aumentava quelle mie sensazioni che potevano essere a prima vista etichettate come femminili, mentre invece, come mi aveva ben spiegato Andrea, erano semplicemente sensazioni dell’elemento più debole della coppia. E se anche fossero state femminili, non me ne importava nulla. Mi sentivo maschio, mi piacevano le donne e non avevo problemi nel sentirmi talmente inferiore a mia moglie da anelare la sua protezione. A dir la verità, potevo però dire che le altre donne nemmeno mi piacevano più. Io avevo quella che ritenevo fosse la ragazza più bella del pianeta, e desideravo ardentemente solo lei: mia moglie. E questo era un ulteriore cambiamento della mia mentalità in quanto prima della sua ascesa al potere assoluto all’interno della nostra relazione, malgrado Karen mi fosse sempre piaciuta moltissimo, se capitava, qualche sbirciatina alle altre donne la davo volentieri. E non mi succedeva più. Qualunque ragazza incrociavo, la paragonavo a Karen e non c’era nessuna, nemmeno la più bella, che potesse stare, non dico al suo pari, ma nemmeno avvicinarsi alla sua perfezione. E comunque, giuste o sbagliate che fossero quelle sensazioni, ce le avevo e per me Karen era diventata semplicemente una dea da adorare, da servire e alla quale obbedire.
Pensavo quindi che la sua evoluzione fosse terminata. Io vivevo per lei e ciò ci rendeva entrambi felici. Avevamo scoperto la nostra reale dimensione e sembrava che Karen non fosse propensa a sottomettermi in altri modi. Lei godeva del mio timore nei suoi confronti e del fatto che ormai la vedessi come una dea scesa in terra. Dal canto suo, lei alternava durezza e dolcezza. Mi faceva tremare con uno sguardo, ma amava abbracciarmi dopo il sesso o mentre guardavamo la tv, e io, in quei momenti, mi sentivo in paradiso, amato e protetto, facendo uscire sempre più quel mio lato femminile di cui tanto avevo parlato con Andrea. Certo, non ero del tutto tranquillo. Avevo paura di Karen e spesso tremavo letteralmente di fronte a lei. Ma la mia paura più grossa rimaneva quella di perderla. Era uscita un paio di sere con i suoi colleghi e, naturalmente, non avevo osato chiederle di raccontarmi la serata. Una volta lo aveva fatto lei stessa, mentre la seconda volta era rimasta stranamente in silenzio. Ed era troppo bella e troppo sexy per non far provare interesse negli altri uomini. Anche in questo caso mi resi conto che Andrea aveva perfettamente ragione. Quando tutto era iniziato, avevo messo come paletto un eventuale tradimento. Ma la situazione era cambiata. Io non potevo più fare a meno di mia moglie e se lei… Se lei mi avesse detto in faccia che andava a letto con altri uomini, io avrei chinato la testa, pregandola di non lasciarmi. Ma una sera, la mia devozione nei suoi confronti fu messa a dura prova. A durissima prova.

Sembrava una sera come tante altre. L’avevo accolta pieno d’amore e di eccitazione, ovviamente nudo come al solito, le avevo acceso la sigaretta e mi ero inginocchiato ai suoi piedi per massaggiarglieli e baciarglieli. Dio, quanto era bella! Le servii la cena e, dopo averle portato il solito caffè, mi misi a pulire. Dopo pochi minuti però la sentii dietro di me che mi abbracciava. Sentivo le sue forti braccia sul mio petto e mi voltai per cercare quelle meravigliose labbra che mi facevano impazzire.
Karen mi baciò e poi mi sorrise. “Vieni, Mike, andiamo in camera. Proseguirai le pulizie in seguito.”
Capii subito che c’era qualcosa che non andava. Di solito, usava un tono più duro, un tono da padrona che non ammetteva repliche, mentre invece aveva usato un tono dolcissimo, quasi protettivo. La seguii comunque in camera da letto e vidi che iniziava a spogliarsi. Il suo corpo era perfetto, adornato da quei piccoli muscoli. Piccoli ma incredibilmente forti che, ben lontano dal deturpare il suo corpo, contribuivano a renderla ancora più bella. Lei sentiva il mio sguardo su di sé e mi sorrise di nuovo. La mia erezione, ben visibile considerando la mia nudità, le dava la consapevolezza di essere irresistibile ai miei occhi. Poi però prese una scatola e l’aprì, tra lo stupore dei miei occhi. Si trattava di un dildo, un pene finto di almeno 15 centimetri. Mia moglie lo prese in mano mentre il mio sgomento e la mia paura arrivarono al culmine.
“Co… Cosa pensi di fare con quello?” balbettai.
“Quello che pensi, amore. Stasera ho intenzione di sverginare il tuo bel culone.”
Scossi la testa sempre più impaurito. “Karen, stai scherzando vero? Non puoi usare quell’affare su di me.”
Lei sospirò e mi accarezzò. “Sdraiati, Mike, dobbiamo parlare,” Le obbedii e lei salì sulla mia pancia. Era una posizione che amava e non era certo una novità. In quella posizione, era padrona di tutto il mio corpo. Avrebbe potuto bloccarmi con le sue cosce, e prendermi le braccia con facilità. Mi indicò le sue sigarette sul comodino e ne presi una per accendergliela. Aspirò il fumo tranquillamente. “Ora cerca di calmarti e rilassati. Tu fino a ora sei stato semplicemente delizioso. Sei la mia serva domestica, l’oggetto per donarmi piacere sessuale, mi fai da cuscino quando ne ho voglia e fai tutto ciò che desidero, non è così?”
Annuii. “Sì, mi sono abituato.”
Lei mi gettò in faccia il fumo della sigaretta. “Sbagliato, ciccio. Ti ho abituato io a forza di botte. Perché io posso fare qualsiasi cosa con te. Sono troppo forte e tu sai benissimo che contro di me non hai alcuna possibilità di cavartela. Giusto?”
Annuii di nuovo. “ Sì, è così.”
Mia moglie scoppiò a ridere. “Ma certo che è così. Quindi, siccome l’unica legge che esiste in questa casa è la mia legge, ho deciso di incularti. Posso farlo con dolcezza, o dopo averti riempito di botte. Ti lascio la scelta.”
Ero letteralmente sconvolto. “Karen, ti prego, ti scongiuro. Farò tutto quello che vuoi ma non farmi questo.”
“Tu fai già tutto quello che voglio. Anche perché se non obbedisci ti riduco male. E non credo che tu voglia farmi arrabbiare.”
Il mio respiro si stava facendo sempre più affannato. Cosa avrei potuto fare? Me lo avrebbe imposto con la forza. Stavo tremando di paura.
“Finirai per uccidermi”, le dissi con la voce che faticava a uscire.
“Oh, non essere melodrammatico. Vedi, ciccio, la nostra relazione è diventata particolare e tu lo sai perfettamente. Sono io che porto i pantaloni. Te la ricordi quella frase? La dicesti tu e io replicai che era antiquata. Ma, in questo caso, dobbiamo ritirarla fuori perché è particolarmente adatta a ciò che ho deciso di fare. Pertanto, cosa fa chi ha i pantaloni? Diventa attivo anche nel sesso, mentre l’altro elemento diventa passivo. Ora, siccome ho una vagina e non un pene, anche se sono io a comandare, ho bisogno di essere penetrata per provare piacere, ma ho pensato che avremmo potuto anche trovare un modo per far sì che, una volta ogni tanto, io possa diventare attiva e tu passivo nel sesso. L’ideale per la nostra relazione.”
"Ho paura, Karen. Ti prego.”
“Sei un disco rotto. E’ inutile perché tanto ho deciso, e non ci sarà niente e nessuno che potrà impedirmelo. Quanto a te, è meglio che ti rilassi e ti agiti il meno possibile se non vuoi che ti faccia male. Sono sicura che la cosa finirà anche per piacerti. Adesso io mi alzo e tu potrai andare al cesso a lavarti, ti dai una calmata e aspetti buono, buono che io venga a prenderti, Ok?”
“Con quel coso mi aprirai in due. Karen, riflettici, ti prego. La tua dominazione su di me è ormai completa, mi usi come vuoi, mi leghi, mi schiaffeggi in continuazione, non c’è bisogno che tu mi faccia anche questo.”
“E invece ce n’è bisogno. Ho voglia di farlo, ciccioMike. E se tu ragionassi, potresti anche comprendere meglio le motivazioni. Comunque, ho deciso e tu non puoi opporti alla mia decisione,” mi disse brutalmente mentre si alzava e poi, afferrandomi per una mano, mi aiutava a rialzarmi dal letto per appiopparmi poi una sonora sculacciata, “Ma quanto mi piace questo tuo culone che adesso farò mio. Dai, tesoro, non perdiamo altro tempo. Vai in bagno.”
Mentre mi dirigevo in bagno, iniziai a piangere sommessamente, mentre Karen si era messa seduta sul letto, continuando tranquillamente a fumare, Mi guardai allo specchio. Non volevo essere inculato. Non poteva chiedermi anche questo. Io già l’adoravo, ammiravo la sua superiorità, ma il mio culo no, non poteva pretenderlo. Ma che possibilità avevo? Avrei potuto prendere la strada e andarmene, ma io non volevo farlo, nemmeno per tutto l’oro del mondo. Io senza Karen ero perso ma, nello stesso tempo, non volevo essere penetrato, e cercavo una soluzione. Ma mi rendevo conto che era quasi impossibile trovarla.
scritto il
2026-02-28
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