Ma guarda te

di
genere
gay

MA GUARDA TE
Eravamo amici da tanti anni, veramente da molto. Più o meno felicemente sposati. Etero convinti, o almeno così ci pareva. Parlavamo di tante cose. Di politica e di sport, mai nemmeno un'allusione all'argomento sesso. Frequentavamo la stessa palestra su per giù negli stessi orari e ci si ritrovava anche nelle docce a fare i finti tonti. Gli vedevo spesso il culo. Ce l'aveva proprio bello e non so perché mi piaceva, non dico che mi faceva voglia, mi piaceva guardarglielo e basta. Lui certamente si era accorto di questo mio strano e davvero distratto interesse per il suo fondoschiena e io mi ero accorto come di tanto in tanto mi sbirciava il pube. Eh va be! Mica ci avevamo dato peso. Ogni tanto giocavamo a carte al bar o a casa mia o sua. Mai successo niente.
Una sera che avevamo litigato con le nostre mogli ci siamo ritrovati insieme davanti a una birra e ci siamo sfogati a vicenda.
-”Non ce la faccio più”.
-”Fra noi uomini ci si capisce meglio”.
Dopo la seconda birra eravamo gasati. Stavamo passeggiando ai giardini, ridendo come due allocchi. Io gli mettevo una mano sul culo dandogli qualche sberletta così per scherzo. Lui mi toccava il pacco con una certa insistenza e giù a sganasciarci. Finché sono stato io a rompere il ghiaccio.
-”Sembriamo due froci”.
-”A quest'ora ne girano molti qui”.
-”Credo che ci si arrangia bene anche fra maschi”.
-”Basta combinare bene”.
-”Hai un bel sedere sai”.
-”Ti invidio per come sei dotato”.
-”Ci proviamo?”
-”È da fare sì”.
Siamo andati in albergo. Inesperto io, inesperto lui. Ma è stata la cosa più naturale del mondo. Ci siamo fiondati insieme in doccia. Ho avuto una grossa erezione. Ne siamo usciti. L'ho piegato davanti al lavandino. L'ho preso per i fianchi e me lo sono fatto. Ci è piaciuto anche troppo.
Poi di là ne abbiamo parlato.
-”Ti era mai capitato prima?”
-”Mai e a te?”
-”Manco per sbaglio”.
-”Mi sembra che ne avevi voglia”.
-”Quanta ne avevi tu. Che bravo che sei stato”.
Tra una battuta e l'altra ci siamo rivestiti incamminandoci verso casa. Al momento del congedo Lui non ha resistito a dirmi.
-”Dobbiamo riprovarci”.
-”Lo penso anch'io. Vediamo come butta”
-”Ciao”.
-”Ciao”.
Da quel giorno c'è stato un motivo in più per farci compagnia, sempre di nascosto, sempre in percussione, a far danzare bene le sue ottime natiche da sforzo, lontano dai casini e dalle miserie della vita.
scritto il
2026-03-05
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