Maria e Katia: La doppia morsa
di
Maria S. Fans
genere
orge
La notte nell'appartamento sopra l'officina si fa densa come l'olio bruciato dei motori. Luca è inchiodato al materasso, mentre Maria e Katia decidono di fargli capire cosa significa veramente essere "passati sotto le mani" delle donne di Arcavacata. Non c'è spazio per la dolcezza, solo per il sudore, l'odore di tabacco e la bava che cola.
Maria si toglie la vestaglia leopardata, restando con quel corpo da 75 chili che ha visto ogni piazzola della 107. Katia, con i suoi capelli corvini sciolti sulle spalle, le sta di fronte. Luca è il loro giocattolo, un pezzo di carne da sfasciare tra la bionda esperienza di una e la bruna cattiveria dell'altra.
Le due si avventano sul sesso di Luca con una fame animalesca. Maria, la "vecchia troia" di 67 anni, apre la gola fino all'inverosimile, accogliendo il ragazzo profondamente, mentre i suoi occhi sbarrati dal piacere malato fissano quelli di Katia. Katia risponde leccando via la saliva densa che Maria lascia sulla cappella, alternandosi in un ritmo frenetico. Il rumore è un susseguirsi di schiaffi umidi, di risucchi rauchi e grugniti, con l'odore del sesso che riempie la stanza.
Katia si mette a pecora sopra la faccia di Luca, soffocandolo con il suo odore selvaggio, mentre Maria si siede sopra di lui, guidandolo nella sua figa sfondata da decenni di statale. Luca è letteralmente sepolto dalla carne. Maria rimbalza con violenza, le tette pesanti che schiaffeggiano il petto del ragazzo, mentre Katia, dall'alto, si strofina contro la bocca di Luca, costringendolo a bere ogni suo umore vaginale. Le due si scambiano baci luridi, passandosi la bava di Luca da una bocca all'altra come se fosse un liquore pregiato.
Quando Luca sente che sborra, le due donne si staccano e si posizionano come due sacerdotesse del vizio. Maria afferra la base del sesso del ragazzo, strizzandolo con forza per far uscire ogni goccia. Lo sperma esplode violento, una pioggia bianca e calda che colpisce in pieno le lenti degli occhiali di Maria e si impiglia tra i capelli neri di Katia.
Le due non si puliscono. Maria usa le dita sporche di fumo per raccogliere il seme dal proprio mento e spalmarlo sulle labbra di Katia. Katia risponde leccando la faccia di Maria, mischiando lo sperma al trucco colato e al sudore acido. Sono una maschera di degradazione lucida e appiccicosa, l'immagine pura della lussuria di Arcavacata che ha appena consumato l'ennesima vittima.
La stanza sopra l'officina di Tonino è satura di un calore umido e dell'odore acre di chi ha appena finito di sfasciare un uomo. Ma per Maria e Katia, Luca era solo l'antipasto. La "Regina" e la sua erede si guardano negli occhi, ancora sporche del seme del ragazzo, e decidono di regolare i conti tra loro in un corpo a corpo tutto al femminile, viscido e senza esclusione di colpi.
Maria si passa la lingua sulle labbra, assaporando l'ultimo resto di Luca, poi afferra Katia per la nuca e la trascina verso di sé. La bionda veterana e la bruna selvaggia si fondono in un groviglio di carne che puzza di statale e desiderio represso.
Non ci sono preliminari dolci. Maria schiaccia la faccia di Katia contro il suo petto abbondante, soffocandola tra i seni pesanti ancora lucidi di sudore. Katia risponde con una ferocia animalesca, mordendo i capezzoli scuri di Maria e artigliando la sua pelle ambrata. Si baciano con una violenza che sa di sangue, passandosi i resti dello sperma di Luca da una bocca all'altra, finché le loro facce non diventano un'unica maschera di bava e trucco colato.
Maria si sdraia e tira Katia sopra di sé, guidandola tra le sue gambe spalancate. La "figa sfondata" di Arcavacata accoglie la lingua esperta della bruna, che scava con una fame disperata. Maria inarca la schiena, le dita nodose e sporche di tabacco che si conficcano nei glutei sodi di Katia, spingendola sempre più a fondo. Il rumore dei loro sessi che sbattono l'uno contro l'altro è un suono viscido, ritmato, che rimbomba tra le mura dell'officina.
Le due rotolano sul pavimento sporco, incuranti della polvere. Si leccano ogni centimetro di pelle, cercando le tracce degli uomini della statale per cancellarle con il proprio sapore. Katia monta Maria, strofinando il suo sesso bagnato contro quello della Regina in un tribadismo furioso. I liquidi vaginali colano copiosi, mischiandosi alla bava che Maria sputa sul petto di Katia per renderlo ancora più scivoloso.
Raggiungono l'apice insieme, urlando i loro nomi in un dialetto rauco che sa di sigarette e notti in bianco. Maria afferra Katia per i capelli corvini, costringendola a guardarla mentre entrambe sussultano in un orgasmo violento che le lascia tremanti e svuotate. Restano abbracciate nel fango e negli umori, due lupe che hanno appena marcato il territorio di Arcavacata con la propria lussuria.
Maria si toglie la vestaglia leopardata, restando con quel corpo da 75 chili che ha visto ogni piazzola della 107. Katia, con i suoi capelli corvini sciolti sulle spalle, le sta di fronte. Luca è il loro giocattolo, un pezzo di carne da sfasciare tra la bionda esperienza di una e la bruna cattiveria dell'altra.
Le due si avventano sul sesso di Luca con una fame animalesca. Maria, la "vecchia troia" di 67 anni, apre la gola fino all'inverosimile, accogliendo il ragazzo profondamente, mentre i suoi occhi sbarrati dal piacere malato fissano quelli di Katia. Katia risponde leccando via la saliva densa che Maria lascia sulla cappella, alternandosi in un ritmo frenetico. Il rumore è un susseguirsi di schiaffi umidi, di risucchi rauchi e grugniti, con l'odore del sesso che riempie la stanza.
Katia si mette a pecora sopra la faccia di Luca, soffocandolo con il suo odore selvaggio, mentre Maria si siede sopra di lui, guidandolo nella sua figa sfondata da decenni di statale. Luca è letteralmente sepolto dalla carne. Maria rimbalza con violenza, le tette pesanti che schiaffeggiano il petto del ragazzo, mentre Katia, dall'alto, si strofina contro la bocca di Luca, costringendolo a bere ogni suo umore vaginale. Le due si scambiano baci luridi, passandosi la bava di Luca da una bocca all'altra come se fosse un liquore pregiato.
Quando Luca sente che sborra, le due donne si staccano e si posizionano come due sacerdotesse del vizio. Maria afferra la base del sesso del ragazzo, strizzandolo con forza per far uscire ogni goccia. Lo sperma esplode violento, una pioggia bianca e calda che colpisce in pieno le lenti degli occhiali di Maria e si impiglia tra i capelli neri di Katia.
Le due non si puliscono. Maria usa le dita sporche di fumo per raccogliere il seme dal proprio mento e spalmarlo sulle labbra di Katia. Katia risponde leccando la faccia di Maria, mischiando lo sperma al trucco colato e al sudore acido. Sono una maschera di degradazione lucida e appiccicosa, l'immagine pura della lussuria di Arcavacata che ha appena consumato l'ennesima vittima.
La stanza sopra l'officina di Tonino è satura di un calore umido e dell'odore acre di chi ha appena finito di sfasciare un uomo. Ma per Maria e Katia, Luca era solo l'antipasto. La "Regina" e la sua erede si guardano negli occhi, ancora sporche del seme del ragazzo, e decidono di regolare i conti tra loro in un corpo a corpo tutto al femminile, viscido e senza esclusione di colpi.
Maria si passa la lingua sulle labbra, assaporando l'ultimo resto di Luca, poi afferra Katia per la nuca e la trascina verso di sé. La bionda veterana e la bruna selvaggia si fondono in un groviglio di carne che puzza di statale e desiderio represso.
Non ci sono preliminari dolci. Maria schiaccia la faccia di Katia contro il suo petto abbondante, soffocandola tra i seni pesanti ancora lucidi di sudore. Katia risponde con una ferocia animalesca, mordendo i capezzoli scuri di Maria e artigliando la sua pelle ambrata. Si baciano con una violenza che sa di sangue, passandosi i resti dello sperma di Luca da una bocca all'altra, finché le loro facce non diventano un'unica maschera di bava e trucco colato.
Maria si sdraia e tira Katia sopra di sé, guidandola tra le sue gambe spalancate. La "figa sfondata" di Arcavacata accoglie la lingua esperta della bruna, che scava con una fame disperata. Maria inarca la schiena, le dita nodose e sporche di tabacco che si conficcano nei glutei sodi di Katia, spingendola sempre più a fondo. Il rumore dei loro sessi che sbattono l'uno contro l'altro è un suono viscido, ritmato, che rimbomba tra le mura dell'officina.
Le due rotolano sul pavimento sporco, incuranti della polvere. Si leccano ogni centimetro di pelle, cercando le tracce degli uomini della statale per cancellarle con il proprio sapore. Katia monta Maria, strofinando il suo sesso bagnato contro quello della Regina in un tribadismo furioso. I liquidi vaginali colano copiosi, mischiandosi alla bava che Maria sputa sul petto di Katia per renderlo ancora più scivoloso.
Raggiungono l'apice insieme, urlando i loro nomi in un dialetto rauco che sa di sigarette e notti in bianco. Maria afferra Katia per i capelli corvini, costringendola a guardarla mentre entrambe sussultano in un orgasmo violento che le lascia tremanti e svuotate. Restano abbracciate nel fango e negli umori, due lupe che hanno appena marcato il territorio di Arcavacata con la propria lussuria.
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