La lezione di seno e coseno

di
genere
masturbazione

Entrai con il cuore che già batteva forte, le allungai i soldi della lezione.
Benedetta sorrise, li prese e, come sempre, si voltò per metterli nel cofanetto sul mobile basso. Si chinò lentamente: la gonna a matita nera le si tese sul sedere, il perizoma nero fece capolino per un secondo. Io deglutii, già mezzo duro.
«Accomodati pure, Mario», disse tornando al tavolo.
Mi sedetti sulla solita sedia. Lei rimase in piedi dall’altro lato, appoggiò il libro di matematica e si chinò in avanti per mostrarmi il grafico.
La camicetta bianca era aperta di quattro bottoni, forse uno in più del solito. Il reggiseno di pizzo nero conteneva a stento una terza abbondante, pelle chiarissima, un accenno di capezzoli. Le sue tette erano a venti centimetri dalla mia faccia. Non sentii più una parola di quello che diceva.
«Allora, Mario… dove troviamo il seno?» chiese a un certo punto, con la voce calma.
Alzai gli occhi di scatto, rosso come un pomodoro.
«…non lo so», balbettai.
Lei sorrise appena, un sorriso rapido che le increspò le labbra, poi riprese a spiegare come se niente fosse.
Ogni volta che pronunciava la parola “seno” alzava lo sguardo e mi guardava per una frazione di secondo in più del normale. Io ero perso.
La mano scivolò in tasca da sola. Spostai le mutande, abbassai piano la zip (pregando che non facesse rumore) e tirai fuori il cazzo. Era duro da far male.
Cominciai a toccarmi lentamente, sotto il tavolo, cercando di non muovere troppo il braccio.
Il piacere era assurdo, ma la paura ancora di più: se mi scopriva ero finito.
Ogni tanto mi fermavo, guardavo il quaderno, poi ricominciavo.
A un certo punto la cappella sfiorò il tessuto interno dei jeans: un brivido violento mi fece sussultare.
«Tutto ok, Mario?» chiese lei, alzando gli occhi.
«S-sì… solo un brivido di freddo», mentii, la voce che tremava.
Lei annuì, un altro piccolo sorriso, e continuò.
Io ripresi, sempre più veloce. Ero al limite, dovevo venire, ma dove? Non avevo niente.
Girai lo sguardo: sul bordo del tavolo c’era un pacchetto di fazzoletti.
«Benedetta… scusa, puoi passarmi un fazzoletto?»
Lei fece sì con la testa, ne prese uno e me lo porse.
Lo afferrai con la mano destra e lo portai subito sotto il tavolo.
«Ma… non ti soffi il naso?» chiese lei, con un tono tra il divertito e l’imbarazzato.
Sudai freddo.
«Mi… mi stava cadendo per terra», dissi, la voce strozzata. La scusa più stupida del mondo, ma funzionò.
Finsi di soffiarmi il naso due volte, poi riabbassai la mano.
Lei riprese a spiegare, ma ora aveva le guance leggermente rosse e ogni tanto si mordeva il labbro per non ridere.
Io non ce la facevo più. Tre, quattro movimenti veloci e venni.
Venni tantissimo, riempiendo il fazzoletto, cercando di non ansimare, di non fare rumore.
Il corpo mi tremava tutto.
E poi arrivò l’odore.
L’odore di sperma era fortissimo, impossibile non sentirlo.
Lei si fermò a metà frase. Alzò lo sguardo, mi fissò per un secondo.
I suoi occhi si spalancarono appena, poi le scappò un sorrisetto imbarazzato. Arrossì anche lei, visibilmente.
Riprese a parlare, ma la voce le uscì più acuta del normale e ogni tanto le scappava una risatina nervosa.
«…e quindi il seno raggiunge il massimo qui… scusate, qui…» disse, correggendosi da sola e diventando ancora più rossa.
Io ero paonazzo, mi pulivo di fretta, infilai il fazzoletto bagnato in tasca pregando che non si vedesse niente.
L’ora finì.
Misi via i libri con le mani che ancora tremavano.
Lei si schiarì la voce, si sistemò la camicetta (riabbottonò un bottone, ma ne lasciò comunque tre aperti) e mi guardò dritto negli occhi.
«Bene, Mario… oggi abbiamo fatto seno e coseno. Spero che giovedì vada un po’ meglio, eh? Dobbiamo prepararti per l’interrogazione.»
Lo disse con un sorriso dolce, ma le guance ancora rosse e un lampo divertito negli occhi.
Annuii, incapace di parlare, e uscii.
Il fazzoletto bagnato in tasca mi umidiva il pantalone infatti pensavo solo a buttarlo il prima possibile.

Ringrazio tutti i lettori che continuano a scriverci, facendoci complimenti e critiche costruttive sui nostri racconti.
Scusate se rispondo lentamente alle e-mail, ma solo oggi ne sono arrivate tantissime : tra saluti, racconti delle vostre esperienze e richieste di pubblicarle qui.
Vi ringrazio davvero tanto per chi voglia scrivermi: lascio qui la mia e-mail.
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2026-01-07
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