Buon anno in gola
di
Panny
genere
etero
Era la sera del 31 dicembre, e la casa finalmente silenziosa dopo che i miei figli erano usciti con i loro amici e fidanzati per festeggiare l’anno nuovo in giro. Io, Sara, mamma single cinquantaduenne che si tiene in forma come se ne andasse della vita, avevo deciso di organizzare una cenetta intima a casa mia. Niente grandi feste in piazza, niente freddo polare: solo qualche amico della palestra, quelli con cui condivido sudore e chiacchiere tre volte a settimana.
Avevo invitato tre ragazze del mio corso di yoga e tre ragazzi del gruppo di pesi, tra cui Luca, il mio personal trainer di 30 anni, quello che da mesi mi segue con programmi personalizzati e sguardi che… beh, non sono mai stati esattamente professionali.
L’outfit me l’ero scelto (o meglio, me l’avevano scelto i miei follower su Instagram dopo un sondaggio spinto): minigonna nera cortissima di mia figlia, tessuto leggero e svolazzante che si alza al minimo movimento, calze autoreggenti nere fino a mezza coscia, tanga rosso minuscolo e camicia bianca di cotone leggera, sbottonata quel tanto che basta, senza reggiseno. Sotto, una canotta intima super scollata di Intimissimi che dovrebbe “tenere fermo” il seno, ma in realtà lo solleva e lo mette in mostra ancora di più. Quando mi sono guardata allo specchio prima che arrivassero, ho pensato: “Ok, stasera rischio grosso… ma è Capodanno, cavolo”.
La cena è partita tranquilla: prosecco, antipasti, risate, discorsi su allenamenti, macro, carboidrati festivi che “tanto domani si ricomincia”. Ma io lo sentivo: gli occhi di Luca. Sempre lì, a scivolare sulle mie gambe, sul bordo della gonna che saliva ogni volta che mi muovevo per prendere qualcosa, sul modo in cui la camicia si tendeva quando mi chinavo.
A un certo punto, mentre sparecchiavo, lui ha buttato lì con quel sorrisetto da stronzo sicuro di sé: «Vedo che l’allenamento di gambe sta dando i suoi frutti, Sara.» Io, ridendo e voltandomi apposta per fargli vedere il profilo del culo: «Non solo le gambe… i glutei sono belli sodi ormai, no?» Lui, senza battere ciglio: «Questo lo vedremo al prossimo fit check. Tanto con questi giorni di festa e cenoni…» Ci siamo guardati e siamo scoppiati a ridere, ma sotto quella risata c’era già elettricità, lo sapevamo entrambi.
Più tardi Lucia, una delle mie amiche yoga, mi ha chiesto di accompagnarla in bagno. Appena chiuse la porta: «Sara, Luca ti sta letteralmente mangiando con gli occhi.» «Lo fa sempre in palestra…» «Stasera è diverso. Quando ti sei piegata per prendere i piatti nella credenza bassa… tesoro, si vedeva tutto. Il tanga rosso, l’attaccatura delle calze, il sedere intero. E lui non ha perso un secondo, si è girato di scatto.» Io sono diventata paonazza: «Ma dai… davvero?» «Si vedeva proprio tutto. Quella gonna è indecentemente corta. Stai attenta… o non stare attenta, dipende da cosa vuoi.» Siamo tornate di là ridendo sotto i baffi.
Intanto sul divano la situazione degenerava: la mia amica Martina si era già avvinghiata a Carlo, un altro del gruppo palestra. Limone pesante, lingue, mani ovunque, poi lei a cavalcioni sopra di lui che si strusciava senza ritegno. Tutti abbiamo fatto finta di niente e ci siamo spostati in cucina/terrazzo.
Luca mi ha fermata con una scusa: «Sara, hai un’aspirina? Mi sta venendo mal di testa.» «Certo, vieni, le tengo di sopra.» L’ho detto senza pensarci troppo. Lui ha capito l’antifona e mi ha seguita su per le scale fino in camera mia.
Sono rimasta sulla soglia, mi sono chinata per aprire il cassetto del comodino. Sentivo il suo sguardo bruciarmi il sedere. «Puoi anche finirla di guardarmi le gambe, sai?» ho detto senza girarmi. «Deformazione professionale. Non riesco a non ammirare un corpo che risponde così bene agli allenamenti.» Mi sono rialzata con la compressa in mano, ridendo: «Quindi guardare sotto la gonna si chiama deformazione professionale adesso?» «Colpa tua che la gonna è così corta… e la camicia non aiuta.» «Per fortuna c’è la canotta…» «Come se facesse tanto.»
Abbiamo riso insieme, ma la risata si è spenta quando lui ha varcato la soglia. Mi ha appoggiato una mano sulla coscia, proprio come fa in palestra quando controlla la tensione muscolare. Solo che stavolta la mano è salita lenta, ha sfiorato il bordo della calza, poi il gluteo, infilando le dita sotto l’orlo della gonna, sfiorando il filo del tanga. «Riconfermo… massa perfetta. Continua così.» Il cuore mi batteva nelle orecchie. Gli ho dato l’aspirina, siamo scesi, gli ho passato un bicchiere d’acqua. Tutto normale, tranne il calore che mi pulsava tra le gambe.
Fuori sul terrazzo tutti contavano alla rovescia, vestiti pesanti, bicchieri in mano, pronti per i fuochi. Dentro, Martina e Carlo continuavano imperterriti sul divano. Io e Luca eravamo seduti a tavola, lui a capotavola, io accanto. Parlavamo del più e del meno, ma sotto il tavolo… il suo piede che accarezzava il mio polpaccio, poi saliva. La sua mano che scivolava tra le mie cosce, dita che sfioravano il tanga già bagnato. Io non mi sono tirata indietro. Anzi, ho aperto un po’ di più le gambe.
Mancavano 40 secondi. Tutti urlavano il conto alla rovescia. Martina mi ha guardata da lontano, ammiccante, come a dire “divertiti”. Le ho mandato un bacio volante… e sono scivolata sotto il tavolo.
Venti secondi. Gli ho slacciato il bottone, abbassato la zip. Era già duro, teso contro i boxer. L’odore mi ha colpita subito: caldo, pungente, di maschio eccitato da ore. Mi ha fatto venire l’acquolina.
L’ho preso in mano, l’ho liberato completamente. Cappella grossa, rosa scuro, già lucida di pre-eiaculazione. Ho dato una leccata lenta, poi ho avvolto solo la punta con le labbra, tenendola al caldo, bagnandola con tanta saliva. Lo scappellavo con la bocca, senza mani, e sentivo i suoi respiri spezzarsi.
Dieci secondi. Urla di “Buon anno!” da fuori, botti che esplodevano, Martina che gemeva forte sul divano mentre Carlo la scopava senza ritegno. E Luca che ansimava piano, una mano che mi teneva la nuca.
Ho accelerato. L’ho preso più a fondo, fino in gola, sentendolo pulsare. Con una mano gli massaggiavo i testicoli, con l’altra mi reggevo alla sua coscia. Lui ha iniziato a spingermi giù, deciso. Mi ha scopato la bocca con calma ma fermezza.
Il sapore è cambiato: salato, denso. Pre-sperma. Ho capito che era vicino. Ho dato tutto: lingua che girava sul glande, testa che andava su e giù veloce, gola che si apriva per prenderlo tutto.
È venuto con un gemito strozzato, spingendomi la testa in basso. Tre, quattro schizzi potenti, lenti, che mi hanno riempito la gola. Pulsava fortissimo, io quasi soffocavo ma ho ingoiato tutto d’istinto. Quando ha mollato la presa ho tossito piano, mi sono pulita le labbra con il dorso della mano.
Sono riemersa da sotto il tavolo proprio mentre la gente rientrava ridendo. Mi sono sistemata la camicia in fretta, il seno che ancora usciva dalla canotta. Luca si stava chiudendo i pantaloni con un sorriso soddisfatto.
Tutti ridevano di Martina e Carlo, mezzi nudi, che cercavano di pulire macchie sospette dai vestiti. Nessuno aveva visto noi. Tranne forse Lucia, che da fuori mi ha lanciato uno sguardo complice e malizioso.
La serata è finita lì. Tutti via, casa vuota. Io mi sono buttata sul letto ancora vestita, le cosce che tremavano, l’intimo fradicio. Ho infilato una mano sotto la gonna, ho chiuso gli occhi e ho ripensato a tutto: le sue mani, il suo odore, il suo cazzo che mi riempiva la gola a Capodanno.
Mi sono masturbata forte, venendo in silenzio con il pensiero di lui che mi prometteva “il prossimo fit check sarà molto più approfondito”.
Buon anno nuovo, Sara. Che sia sporco e bellissimo come questa notte.
Ringrazio tutti i lettori che continuano a scriverci, facendoci complimenti e critiche costruttive sui nostri racconti.
Scusate se rispondo lentamente alle e-mail, ma solo oggi ne sono arrivate tantissime : tra saluti, racconti delle vostre esperienze e richieste di pubblicarle qui.
Vi ringrazio davvero tanto per chi voglia scrivermi: lascio qui la mia e-mail.
u6753739252@gmail.com
Instagram: sara_gubbioracconti
https://t.me/+Kq8SjuDj_UY2MWZk
Avevo invitato tre ragazze del mio corso di yoga e tre ragazzi del gruppo di pesi, tra cui Luca, il mio personal trainer di 30 anni, quello che da mesi mi segue con programmi personalizzati e sguardi che… beh, non sono mai stati esattamente professionali.
L’outfit me l’ero scelto (o meglio, me l’avevano scelto i miei follower su Instagram dopo un sondaggio spinto): minigonna nera cortissima di mia figlia, tessuto leggero e svolazzante che si alza al minimo movimento, calze autoreggenti nere fino a mezza coscia, tanga rosso minuscolo e camicia bianca di cotone leggera, sbottonata quel tanto che basta, senza reggiseno. Sotto, una canotta intima super scollata di Intimissimi che dovrebbe “tenere fermo” il seno, ma in realtà lo solleva e lo mette in mostra ancora di più. Quando mi sono guardata allo specchio prima che arrivassero, ho pensato: “Ok, stasera rischio grosso… ma è Capodanno, cavolo”.
La cena è partita tranquilla: prosecco, antipasti, risate, discorsi su allenamenti, macro, carboidrati festivi che “tanto domani si ricomincia”. Ma io lo sentivo: gli occhi di Luca. Sempre lì, a scivolare sulle mie gambe, sul bordo della gonna che saliva ogni volta che mi muovevo per prendere qualcosa, sul modo in cui la camicia si tendeva quando mi chinavo.
A un certo punto, mentre sparecchiavo, lui ha buttato lì con quel sorrisetto da stronzo sicuro di sé: «Vedo che l’allenamento di gambe sta dando i suoi frutti, Sara.» Io, ridendo e voltandomi apposta per fargli vedere il profilo del culo: «Non solo le gambe… i glutei sono belli sodi ormai, no?» Lui, senza battere ciglio: «Questo lo vedremo al prossimo fit check. Tanto con questi giorni di festa e cenoni…» Ci siamo guardati e siamo scoppiati a ridere, ma sotto quella risata c’era già elettricità, lo sapevamo entrambi.
Più tardi Lucia, una delle mie amiche yoga, mi ha chiesto di accompagnarla in bagno. Appena chiuse la porta: «Sara, Luca ti sta letteralmente mangiando con gli occhi.» «Lo fa sempre in palestra…» «Stasera è diverso. Quando ti sei piegata per prendere i piatti nella credenza bassa… tesoro, si vedeva tutto. Il tanga rosso, l’attaccatura delle calze, il sedere intero. E lui non ha perso un secondo, si è girato di scatto.» Io sono diventata paonazza: «Ma dai… davvero?» «Si vedeva proprio tutto. Quella gonna è indecentemente corta. Stai attenta… o non stare attenta, dipende da cosa vuoi.» Siamo tornate di là ridendo sotto i baffi.
Intanto sul divano la situazione degenerava: la mia amica Martina si era già avvinghiata a Carlo, un altro del gruppo palestra. Limone pesante, lingue, mani ovunque, poi lei a cavalcioni sopra di lui che si strusciava senza ritegno. Tutti abbiamo fatto finta di niente e ci siamo spostati in cucina/terrazzo.
Luca mi ha fermata con una scusa: «Sara, hai un’aspirina? Mi sta venendo mal di testa.» «Certo, vieni, le tengo di sopra.» L’ho detto senza pensarci troppo. Lui ha capito l’antifona e mi ha seguita su per le scale fino in camera mia.
Sono rimasta sulla soglia, mi sono chinata per aprire il cassetto del comodino. Sentivo il suo sguardo bruciarmi il sedere. «Puoi anche finirla di guardarmi le gambe, sai?» ho detto senza girarmi. «Deformazione professionale. Non riesco a non ammirare un corpo che risponde così bene agli allenamenti.» Mi sono rialzata con la compressa in mano, ridendo: «Quindi guardare sotto la gonna si chiama deformazione professionale adesso?» «Colpa tua che la gonna è così corta… e la camicia non aiuta.» «Per fortuna c’è la canotta…» «Come se facesse tanto.»
Abbiamo riso insieme, ma la risata si è spenta quando lui ha varcato la soglia. Mi ha appoggiato una mano sulla coscia, proprio come fa in palestra quando controlla la tensione muscolare. Solo che stavolta la mano è salita lenta, ha sfiorato il bordo della calza, poi il gluteo, infilando le dita sotto l’orlo della gonna, sfiorando il filo del tanga. «Riconfermo… massa perfetta. Continua così.» Il cuore mi batteva nelle orecchie. Gli ho dato l’aspirina, siamo scesi, gli ho passato un bicchiere d’acqua. Tutto normale, tranne il calore che mi pulsava tra le gambe.
Fuori sul terrazzo tutti contavano alla rovescia, vestiti pesanti, bicchieri in mano, pronti per i fuochi. Dentro, Martina e Carlo continuavano imperterriti sul divano. Io e Luca eravamo seduti a tavola, lui a capotavola, io accanto. Parlavamo del più e del meno, ma sotto il tavolo… il suo piede che accarezzava il mio polpaccio, poi saliva. La sua mano che scivolava tra le mie cosce, dita che sfioravano il tanga già bagnato. Io non mi sono tirata indietro. Anzi, ho aperto un po’ di più le gambe.
Mancavano 40 secondi. Tutti urlavano il conto alla rovescia. Martina mi ha guardata da lontano, ammiccante, come a dire “divertiti”. Le ho mandato un bacio volante… e sono scivolata sotto il tavolo.
Venti secondi. Gli ho slacciato il bottone, abbassato la zip. Era già duro, teso contro i boxer. L’odore mi ha colpita subito: caldo, pungente, di maschio eccitato da ore. Mi ha fatto venire l’acquolina.
L’ho preso in mano, l’ho liberato completamente. Cappella grossa, rosa scuro, già lucida di pre-eiaculazione. Ho dato una leccata lenta, poi ho avvolto solo la punta con le labbra, tenendola al caldo, bagnandola con tanta saliva. Lo scappellavo con la bocca, senza mani, e sentivo i suoi respiri spezzarsi.
Dieci secondi. Urla di “Buon anno!” da fuori, botti che esplodevano, Martina che gemeva forte sul divano mentre Carlo la scopava senza ritegno. E Luca che ansimava piano, una mano che mi teneva la nuca.
Ho accelerato. L’ho preso più a fondo, fino in gola, sentendolo pulsare. Con una mano gli massaggiavo i testicoli, con l’altra mi reggevo alla sua coscia. Lui ha iniziato a spingermi giù, deciso. Mi ha scopato la bocca con calma ma fermezza.
Il sapore è cambiato: salato, denso. Pre-sperma. Ho capito che era vicino. Ho dato tutto: lingua che girava sul glande, testa che andava su e giù veloce, gola che si apriva per prenderlo tutto.
È venuto con un gemito strozzato, spingendomi la testa in basso. Tre, quattro schizzi potenti, lenti, che mi hanno riempito la gola. Pulsava fortissimo, io quasi soffocavo ma ho ingoiato tutto d’istinto. Quando ha mollato la presa ho tossito piano, mi sono pulita le labbra con il dorso della mano.
Sono riemersa da sotto il tavolo proprio mentre la gente rientrava ridendo. Mi sono sistemata la camicia in fretta, il seno che ancora usciva dalla canotta. Luca si stava chiudendo i pantaloni con un sorriso soddisfatto.
Tutti ridevano di Martina e Carlo, mezzi nudi, che cercavano di pulire macchie sospette dai vestiti. Nessuno aveva visto noi. Tranne forse Lucia, che da fuori mi ha lanciato uno sguardo complice e malizioso.
La serata è finita lì. Tutti via, casa vuota. Io mi sono buttata sul letto ancora vestita, le cosce che tremavano, l’intimo fradicio. Ho infilato una mano sotto la gonna, ho chiuso gli occhi e ho ripensato a tutto: le sue mani, il suo odore, il suo cazzo che mi riempiva la gola a Capodanno.
Mi sono masturbata forte, venendo in silenzio con il pensiero di lui che mi prometteva “il prossimo fit check sarà molto più approfondito”.
Buon anno nuovo, Sara. Che sia sporco e bellissimo come questa notte.
Ringrazio tutti i lettori che continuano a scriverci, facendoci complimenti e critiche costruttive sui nostri racconti.
Scusate se rispondo lentamente alle e-mail, ma solo oggi ne sono arrivate tantissime : tra saluti, racconti delle vostre esperienze e richieste di pubblicarle qui.
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