Massaggio da Lin

di
genere
masturbazione

Mi chiamo Luca, ho vent’anni e non avrei mai pensato di finire in un centro massaggi cinese. Gli amici, ridendo sotto i baffi, mi avevano detto: «Vai lì, ti rilassi e… ti diverti». Io, che non avevo mai messo piede in posti del genere, immaginavo una ragazza giovane, magari con un sorriso malizioso e mani esperte. Invece, quando entrai, dietro il bancone c’era Lin: cinquantasei anni, capelli neri raccolti in una crocchia ordinata, qualche ruga leggera intorno agli occhi che però le davano un’aria calda, quasi materna. Indossava un pantalone di lino bianco e una maglia con il colletto alla cinese, di un azzurro tenue. Sorrise, prese i miei soldi e mi indicò una porta. «Doccia, poi ti aspettiamo.»
La doccia fu rapida, l’acqua calda che scivolava via l’ansia. Mi avvolsi l’asciugamano intorno ai fianchi, entrai nella stanza illuminata solo da una lampada a luce soffusa e mi sdraiai a pancia in giù. Il lettino era morbido, profumava di incenso. Sentii i passi di Lin. «Le altre ragazze sono andate via presto,» disse con voce calma, «faccio io. Tranquillo.» Il mio stomaco si strinse. Speravo in una ventenne, non in una donna che poteva avere l’età di mia madre.
Iniziò dal collo. Le sue mani erano forti, calde, unte d’olio. Scendevano lente lungo la schiena, sciogliendo nodi che non sapevo di avere. Quando arrivò al bordo dell’asciugamano, esitai. Lo tolse con un gesto naturale, come se fosse la cosa più ovvia del mondo. Io strinsi i glutei per l’agitazione; sentivo il sangue pulsarmi nelle orecchie. «Rilassati, Luca,» mormorò. Le sue dita scivolarono sulle cosce, poi sui glutei, premendo piano, insistendo finché non mollai la tensione. Mi vergognavo da morire: ero nudo, davanti a una donna che conoscevo da dieci minuti, e il mio corpo tradiva ogni pensiero.
Si sciacquò le mani, tornò. «Girati.» La voce era dolce, ma ferma. «Posso tenere l’asciugamano?» balbettai. Lei sorrise, un sorriso piccolo, paziente. «Con questa luce non si vede niente. E poi sono professionista, fidati.» Mi girai, le guance in fiamme, le mani che istintivamente coprivano l’inguine. Lei versò un altro olio – più denso, con un profumo di sandalo – e ricominciò: spalle, petto, addome. Arrivò al cespuglio di peli neri, lì dove la pelle è più sensibile. Il mio pene, strano a dirsi, rimase quieto. Ero troppo imbarazzato per eccitarmi.
Poi si fermò. «Nel prezzo c’è un massaggio per la pace interiore,» disse, guardandomi negli occhi. «Vuoi?» La voce mi uscì in un filo: «S-sì.» Non sapevo cosa aspettarmi.
Le sue mani scivolarono lente, prima sfiorando, poi avvolgendo. Il contatto fu elettrico. Sentii il calore salire, il respiro farsi corto. «Ti piace?» chiese piano. Annuii, incapace di parlare. «Hai mai fatto qualcosa di simile?» Scossi la testa. «Ti masturbi, di solito?» arrossii fino alle orecchie. «S-sì…» «E cosa ti piace?» La voce era curiosa, non giudicante. Balbettai qualcosa su film, fantasie, il buio della mia stanza. Lei ascoltava, le dita che si muovevano con una dolcezza infinita, lente, ritmate.
Poi, senza preavviso: «Mettiti a quattro zampe, testa sul lettino.» Obbedii, il cuore che scoppiava. Sentii il freddo del lubrificante, poi un dito – uno solo – che entrava piano, con delicatezza. «Rilassati,» sussurrò. L’altra mano scivolò sotto, riprese a segarmi. Il piacere era ovunque: dentro, fuori, un’onda che montava senza fretta. Gemetti, la voce rotta dall’imbarazzo e dal desiderio. Lei non parlava più, solo il suono del respiro, delle mani, dell’olio. Quando venni, fu come crollare: schizzi caldi sul lettino, sul mio stomaco, un tremito che mi lasciò senza forze.
Lin mi pulì con un asciugamano caldo, mi aiutò a rivestirmi. Camminavo come in trance. Alla cassa, pagai. Lei sorrise, quella ruga leggera agli occhi. «Se hai altro stress, passa pure. Magari capita qualcos’altro.» Non risposi. Uscii nella luce del pomeriggio, le gambe molli, il cuore ancora che batteva forte. Non sapevo se ci sarei tornato. Ma qualcosa, dentro, già lo desiderava.

Ringrazio tutti i lettori che continuano a scriverci, facendoci complimenti e critiche costruttive sui nostri racconti.
Scusate se rispondo lentamente alle e-mail, ma solo oggi ne sono arrivate tantissime : tra saluti, racconti delle vostre esperienze e richieste di pubblicarle qui.
Vi ringrazio davvero tanto per chi voglia scrivermi: lascio qui la mia e-mail.
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2026-01-02
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