Il Segreto tra le Mura di Casa

di
genere
incesti

Mi chiamo Giulia. In casa siamo in tre: mio marito Luca, spesso fuori città per affari, e mio figlio Mattia, al suo primo anno di ingegneria. La nostra è sempre stata una famiglia basata sul pudore e sul rispetto degli spazi; non ci siamo mai cambiati davanti agli altri e le porte dei bagni restano rigorosamente chiuse. Io lavoro da casa, gestisco un e-commerce di estetica, il che mi permette di essere la tipica madre premurosa: vestiti stirati, colazione pronta e tutto in ordine.
Quella mattina, però, l'ordine si è spezzato.
Dopo aver salutato Luca con un bacio carico di promesse per il suo ritorno, sono andata a svegliare Mattia. Ho aperto la porta della sua camera senza bussare. Un errore fatale. Lo trovai lì, i pantaloni del pigiama e i boxer abbassati alle caviglie, la mano stretta attorno a se stesso. Ci guardammo per un istante eterno. Lui lanciò un grido soffocato dalla vergogna, tirando su la coperta in preda al panico.
"Scusami... pensavo dormissi," mormorai con il viso in fiamme, chiudendo subito la porta.
Il cuore mi batteva all'impazzata. Per tutto il giorno ho cercato di recitare la parte della madre forte, quella che non si è scomposta, per evitare che lui morisse di imbarazzo. Ma il destino aveva altri piani. Nel pomeriggio, mentre rifacevo il suo letto, trovai la prova tangibile del suo piacere mattutino sulle lenzuola. Invece di provare disgusto, mi ritrovai a pormi domande che non avrei dovuto farmi. È diventato un uomo sotto i miei occhi e non me ne sono accorta?
La tensione è esplosa poco prima di cena. Complice la casa vuota, decisi di concedermi una doccia rilassante. Mi ero appena depilata con cura, lasciando solo una sottile striscia di peli sulle labbra, e stavo massaggiando con cura una crema idratante. Ero nuda, con una gamba sollevata sul bordo del bidet per raggiungere meglio le pieghe più intime, quando la porta si aprì.
Era Mattia. Il silenzio che seguì fu elettrico. Non mi coprii subito; restai lì, con le dita ancora lucide di crema che sfioravano la pelle turgida. Lui non distolse lo sguardo. I suoi occhi correvano lungo le mie curve, indugiando sul mio seno scoperto e sulla mia zona intima esposta.
"Ti... ti porto l'asciugamano," disse con voce roca, chinandosi a raccoglierlo ma continuando a fissarmi.
Quella sera, a cena, il silenzio era così denso da potersi tagliare con un coltello. Decisi di rompere il ghiaccio parlando delle lenzuola lavate, cercando di normalizzare la cosa. Ma Mattia, con una schiettezza che mi lasciò senza fiato, mi chiese: "Anche tu in bagno stavi facendo quello che facevo io stamattina?"
"Sì," risposi, la voce che tremava leggermente. "Capita, Mattia. Gli stimoli sono tanti."
Poco dopo, passai in camera sua per la buonanotte. Di nuovo, lo sorpresi a toccarsi. Ma questa volta nessuno dei due scappò. Lui restò con il pene in mano, orgoglioso e turgido, mentre io, spinta da una curiosità proibita, entrai e mi sedetti sul letto.
"Fammi spazio," sussurrai.
Mi tolsi la maglia, liberando i seni pesanti e i capezzoli già duri per l'eccitazione. Quando mi sfilai il perizoma nero e glielo lanciai addosso, vidi Mattia trasformarsi. Prese il pizzo, lo premette contro il viso e aspirò il mio odore con una bramosia che mi fece sussultare le viscere. Ero bagnata, così bagnata che infilai tre dita dentro di me con una facilità estrema, gemendo davanti a lui.
"Mamma... sono così belle," ansimò lui, guardando le mie labbra carnose aprirsi sotto le mie stesse dita.
Estrassi le dita sature dei miei umori e gliele porsi. Mattia le accolse in bocca, succhiandole con una devozione quasi infantile eppure profondamente erotica, assaporando ogni goccia del mio desiderio. Lo presi per la nuca e lo guidai tra le mie gambe. Il suo calore, il suo respiro affannato sulla mia pelle umida mi fecero perdere il controllo. Quando la sua lingua iniziò a esplorarmi, prima con esitazione e poi con una voracità selvaggia, inarcai la schiena contro il materasso. La sua lingua entrava e usciva, rincorrendo il ritmo del mio piacere finché non esplosi in un orgasmo violento, gridando il suo nome nel silenzio della stanza.
Lui sollevò il viso, la bocca lucida e sporca di me. Era bellissimo nella sua eccitazione. Mi misi in ginocchio davanti a lui mentre lui continuava a segarsi con foga. Pochi istanti dopo, un fiotto caldo e denso mi colpì il petto e il collo. Lo sperma di mio figlio era lì, sulla mia pelle, a suggellare un patto indicibile.
"Che resti tra noi," dissi con un tono che cercava di tornare autoritario, nonostante fossi coperta dal suo seme. "Se farai il bravo, potrebbe succedere ancora."
Tornata in camera mia, il calore non mi aveva abbandonata. Prima di entrare in doccia, sfiorai con un dito quella sostanza densa sul mio seno. La portai alla bocca. Il sapore era forte, salato, primordiale. Mi eccitò più di ogni altra cosa avessi mai provato. Sotto il getto del doccino, conclusi la serata lasciando che l'acqua completasse quello che avevamo iniziato, sapendo che da domani nulla sarebbe più stato lo stesso.

Ringrazio tutti i lettori che continuano a scriverci, facendoci complimenti e critiche costruttive sui nostri racconti.
Scusate se rispondo lentamente alle e-mail, ma solo oggi ne sono arrivate tantissime : tra saluti, racconti delle vostre esperienze e richieste di pubblicarle qui.
Vi ringrazio davvero tanto per chi voglia scrivermi: lascio qui la mia e-mail.
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2026-02-10
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