Petra Croft - Il deserto del Taklamakan

di
genere
orge

*** Dichiarazione liberatoria ***
Il presente racconto costituisce un’opera di fantasia. Eventuali riferimenti a persone, fatti, luoghi o circostanze reali sono da ritenersi puramente casuali e non intenzionali.
Tutti i personaggi ivi rappresentati sono da considerarsi maggiorenni e consenzienti in relazione a ogni azione o situazione descritta.
Qualsiasi interpretazione che attribuisca ai contenuti natura fattuale o rispondenza alla realtà è esclusa.
Ogni racconto derivante dalle fantasie è esclusivamente dedicato ad un pubblico adulto.
Questa dichiarazione ha valore per tutti i miei racconti precedenti e futuri.
Inoltre per qualsiasi commento relativo al racconto e fornirmi spunti per nuovi racconti vi prego di scrivere a:
petulka-cz@hotmail.com
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Il deserto del Taklamakan era una fornace, un oceano di dorate onde di sabbia che si estendeva all'infinito sotto un sole implacabile. Petra Croft si sentiva a casa. Indossava un top corto e pantaloni da safari beige, traspiranti, ma ancora incapaci di domare il calore che emanava dal suo stesso corpo. Il suo veicolo, un fuoristrada blindato e customizzato, era seppellito fino ai mozzi in una duna, la sua trasmissione distrutta da una tempesta di sabbia improvvisa.

"Merda," sussurrò, sferrazzando contro il motore. Niente da fare. Era bloccata. Con un sospiro di frustrazione, si appoggiò al caldo metallico del cofano, sentendo la sudore scorrerele lungo la schiena e a inumidire il solco tra i suoi seni generosi. Era sola, a chilometri da qualsiasi cosa, e la situazione la faceva sentire stranamente, pericolosamente, eccitata.

Fu allora che li vide. Si materializzarono tra le onde di calore tremolanti dell'orizzonte, non un veicolo, ma un gruppo di cavalieri. Erano alti e selvaggi, avvolti in turbanti e vesti che nascondevano tutto tranne i loro occhi scuri e penetranti. Montavano cavalli robusti che sembravano respirare la sabbia stessa. I predoni del deserto, i Figli della Sabbia, una leggenda che si raccontava tra i contrabbandieri. Erano noti per la loro brutalità e per il fatto di prendere tutto ciò che volevano.

Petra non scappò. Non era nelle sue corde. Si raddrizzò, spingendo indietro i capelli bagnati di sudore e mettendo le mani sui fianchi, un gesto di sfida che faceva risaltare il suo culo perfetto e i suoi seni pieni contro il tessuto del top.

I cavalieri la circondarono, i loro cavalli che nervosamente battevano un piede sulla sabbia rovente. Il loro capo scese da cavallo. Era un uomo impressionante, con una barba nera e intrecciata e occhi che sembravano volerla divorare. Si avvicinò a lei, la sua ombra che la copriva, e le passò un dito lungo il solco del suo seno, raccogliendo una goccia di sudore. La portò alle sue labbra, l'assaggiò.

"Tu non sei di qua," disse, la sua voce un sussurro roco come la sabbia che sfrega contro la roccia.

"E tu non sei un gentiluomo," replicò Petra con un sorriso smaliziato. "Cosa volete? Il mio veicolo? È tutto vostro. Fatemi solo un passaggio fino al prossimo avamposto."

Il capo rise, un suono basso e gutturale. "Oh, ti daremo un passaggio. Ma non sei tu quello che vogliamo, straniera. Siamo noi che vogliamo te."

Senza altro preavviso, le afferrò il top e lo strappò via, rivelando i suoi seni al sole cocente. I capezzoli si indurirono istantaneamente, non dal freddo, ma dalla pura shock dell'eccitazione. Gli altri predoni scesero da cavallo, circondandola, i loro occhi bruciavano di avidità. Uno di loro le afferrò i pantaloni e li sfilò con un solo movimento, lasciandola nuda, la sua figa già bagnata e lucida sotto la luce del deserto.

"Questa è una puttana selvaggia," rise uno di loro, e Petra sentì un'ondata di caldo la pervadere. Amava essere chiamata così.

La spinarono a terra, sulla sabbia calda che le scottava la pelle. Il capo si inginocchiò tra le sue cosce, non con delicatezza, ma con la forza bruta di un predatore. Aprì le sue labbra con le dita e la sua lingua le leccò la figa con lunghe, lente passate. Petra gemme, le anche che si sollevavano per incontrarlo. Era volgare, era disumano, e lei l'amava. La sua lingua la possedeva, la leccava, la succhiava, facendola gemire come una cagna in calore.

Mentre il capo si concentrava sulla sua figa, altri due predoni si inginocchiarono accanto alla sua testa. Sfilavano i loro cazzo duri dai loro pantaloni. Petra li guardò, erano grandi, sporchi di polvere e prezzemolo. Li prese nelle sue mani, iniziando a masturbarli, poi si rivolse a uno, aprendo la bocca per accoglierlo. Lo succhiò avidamente, la testa che si muoveva avanti e indietro, sentendolo riempirle la bocca, il suo sapore salato e maschile che le pervadeva i sensi. Mentre faceva questo, l'altro la masturbarva, le sue dita rozze che le strofinavano il clitoride con una forza che la faceva tremare.

La scena si trasformò in un'orgia caotica e volgare. Petra era al centro, un giocattolo per i loro desideri bestiali. Un altro predone si mise dietro di lei, e Petra sentì la pressione del suo cazzo contro il suo culo. Si rilassò, ansimando intorno al cazzo che aveva in bocca, mentre lui la penetrava, un gemito di dolore e piacere che le sfuggì. Era piena, un cazzo nel culo, uno nella bocca, una lingua sulla sua figa.

Poi la misero a quattro zampe. Il capo, dopo averla bagnata per bene, la prese da dietro, il suo cazzo enorme che la riempì con un solo, potente thrust. "Sì, stronza! Prendilo tutto!" urlò lei, mentre lui la martellava con una furia animalesca, le sue palle che sbattevano contro il suo clitoride. Un altro si mise davanti a lei, e lei lo prese di nuovo in bocca, le sue mani che si aggrappavano alle sue cosce per l'equilibrio.

Erano dappertutto. Le sue mani, la sua bocca, la sua figa, il suo culo, tutto era occupato. La usavano, la passavano da uno all'altro come un oggetto. Un predone si sdraiò sotto di lei e la fece scendere sul suo cazzo, mentre un altro le si infilò nel culo dall'alto. Petra urlò, un suono di pura estasi mentre si sentiva riempire in entrambi i buchi, i loro corpi che la schiacciavano, i loro cazzi che la scopravano senza pietà. "Ancora! Sì, così! Scopami questa puttana!" gridava, incoraggiandoli, umiliandosi, godendo di ogni secondo.

Sentiva gli orgasmi montare, uno dopo l'altro, come onde che si infrangevano sulla riva. Ogni spinta, ogni leccata, ogni schiaffo sul suo culo la spingeva più in alto nel vortice del piacere. Perso la cognizione di dove fosse e chi fosse, era solo un cumulo di carne e desiderio, una troia del deserto che veniva consumata dal suo fuoco.

Finalmente, sentì i loro movimenti accelerare. Il capo esplose per primo, riempiendola di un getto caldo e copioso che le fece gemere. Poi gli altri, uno dopo l'altro. Le inondarono il viso, il seno, la schiena. La coprirono del loro sperma, un caldo e appiccicoso sigillo di possesso. Petra li leccò, li inghiottì, si massaggiò il viso con il loro seme, un sorriso di pura soddisfazione sul viso.

Quando finirono, la lasciarono lì, nuda e sporca sulla sabbia. Si vestirono e risalirono a cavallo. Il capo si voltò a guardarla. "Hai uno spirito forte, straniera. Forse ti lasceremo vivere." Poi, con una risata, si allontanarono, svanendo nel deserto come erano apparsi.

Petra rimase sdraiata, il corpo indolenzito, la figa e il culo che le dolevano in un modo delizioso. Sentiva la sabbia appiccicosa contro la sua pelle e il sapore dei loro cazzo ancora in bocca. Con un debole sorriso, si alzò, raccolsei suoi vestiti strappati e si asciugò il viso con la mano. Non era finita. L'adrenalina e il sperma ancora caldo che le colava lungo le cosce l'avevano resa insaziabile. I predoni se n'erano andati, ma avevano acceso un fuoco in lei che ora richiedeva più carburante.

Si rialzò, barcollando leggermente, e iniziò a camminare nella direzione da cui erano venuti. Sapeva che era una pazzia, ma il suo istinto animale la spingeva in avanti. Non era più Petra Croft, l'avventuriera; era una cagna in calore alla ricerca della muta.

Dopo circa un'ora, vide il loro accampamento. Era un insediamento temporaneo di tende e animali, nascosto in una depressione tra le dune. L'odore di carne arrosto, sudore e bestime la colpì come un pugno. Si avvicinò silenziosamente, il suo corpo nudo e sporco che si muoveva con grazia furtiva.

Vide una tenda più grande, probabilmente quella del capo. Si avvicinò e diede un'occhiata all'interno. Lì c'era lui, il capo dei predoni, seduto su un tappeto. Stava parlando con altri due uomini, ma i suoi occhi si fissarono su di lei non appena la vide. Non sembrava sorpreso. Anzi, sorrise.

"Sapevo che saresti tornata, puttana," disse, la sua voce un ruggito basso. "Sei venuta a chiedere altro?"

Petra entrò nella tenda senza esitazione. "Sono venuta a prenderlo," rispose, la sua voce rocca dal desiderio.

Gli altri due uomini la guardarono con avidità. Erano diversi dal capo, più giovani, con occhi famelici. Il capo fece un cenno. "Allora dovete soddisfare la nostra ospite. Mostratele cosa significa essere accolta dai Figli della Sabbia."

I due giovani uomini si alzarono e la circondarono. Uno di loro la spinse a terra, spalancandole le gambe. Non perse tempo. Si infilò dentro di lei con un movimento brutale, facendola gemere. Era grande e grosso, e la scopava con un ritmo forsennato, come se volesse romperla in due. L'altro si inginocchiò vicino alla sua testa e le infilò il suo cazzo in bocca. Petra lo prese avidamente, la sua testa che dondolava avanti e indietro al ritmo della scopata.

Ma non erano soli. Altri uomini, attratti dal rumore, entrarono nella tenda. Presto, Petra fu circondata da un cerchio di corpi desiderosi. Le sue mani erano occupate, la sua bocca era piena, la sua figa e il suo culo venivano presi a turno. Era un'orgia volgare e disordinata, un vortice di carne e sudore. Un uomo la stava scopando mentre un altro le leccava il culo, un terzo le succhiava i seni, un quarto le masturba il clitoride.

"Questa è una vera troia!" gridò uno di loro, e Petra sentì un'ondata di eccitazione la travolgere. Amava essere umiliata, amava essere usata.

La misero in tutte le posizioni immaginabili. A quattro zampe, con un cazzo in figa e uno in bocca. Sdraiata sulla schiena, con le gambe alzate sulle spalle di un uomo che la scoprava mentre un altro le sborrava in faccia. In piedi, piegata in due, mentre un uomo la prendeva da dietro e lei leccava la figa di una delle poche donne del campo, una vecchia arrugginita che la teneva per i capelli.

Petra perse ogni cognizione del tempo. Era solo un cumulo di piacere, un recipiente per il loro sperma. Sentiva gli orgasmi montare, uno dopo l'altro, ognuno più intenso del precedente. Gridava, gemeva, bestemmiava, incoraggiandoli a usare il suo corpo ancora più duramente.

"Scopami! Sì, usatemi! Sono una puttana! Sono la vostra cagna!" gridava, la sua voce rotta dal piacere.

La scoparono per ore, fino a quando il suo corpo non fu più in grado di reggersi. Era coperta di sperma, sudore e sabbia. La sua figa e il suo culo dolevano, ma era un dolce dolore, il ricordo di un piacere indimenticabile.

Quando finalmente finirono, la lasciarono in un mucchio sul tappeto. Svenne, esausta e soddisfatta.

Si svegliò più tardi, sola nella tenda. Il capo era lì, a guardarla. "Hai uno spirito indomabile, straniera," disse. "Sei la donna più troia che io abbia mai incontrato."

Le portò un guscio d'acqua e un pezzo di carne arrostita. Petra mangiò e bevve avidamente, sentendo le forze tornare nel suo corpo. "E adesso?" chiese, la sua voce un sussurro.

"Adesso," disse il capo, "tu sei nostra. Sei la puttana del campo. Ogni uomo qui potrà usarti come vuole. E tu lo accetterai, perché lo desideri."

Petra sorrise. Era esattamente ciò che voleva. Non era più un'avventuriera in cerca di tesori. Era una troia in cerca di piacere, e aveva trovato il suo paradiso. I giorni successivi furono un turbine di scopate volgari e pornografiche. Ogni mattina, si svegliava con un uomo tra le gambe. Ogni pomeriggio, era al centro di un'orgia. Ogni sera, crollava esausta, il suo corpo coperto dei segni del loro desiderio.

Scopava con uomini di ogni età e aspetto. Con vecchi decrepiti il cui sperma aveva il sapore del ruggine, con ragazzi giovani e inesperti che venivano in pochi secondi, con guerrieri muscolosi che la trattavano come un sacco da boxe. Li prendeva tutti, con una fame che sembrava non avere mai fine.

Una sera, il capo la portò nella sua tenda. "C'è un'ultima prova per te," disse. La fece sdraiare su un letto di pelli e le legò le mani e i piedi a quattro pali del letto, lasciandola completamente immobile e a sua mercé. Poi chiamò tutti gli uomini del campo. Uno dopo l'altro, entrarono nella tenda e la usarono. Petra era impotente, incapace di muoversi, mentre decine di uomini la scopavano, le sborravano addosso, la usavano come il loro buco del piacere.

Fu l'esperienza più umiliante e più eccitante della sua vita. Quando l'ultimo uomo ebbe finito, il capo la slegò. "Ora sei davvero una di noi," disse. "Sei la nostra regina delle puttane."

Petra rise, un suono libero e selvaggio. Aveva trovato il suo vero tesoro, non in un'antica tomba, ma nella depravazione più totale. Aveva abbandonato la sua vecchia vita e aveva abbracciato la sua vera natura: una troia insaziabile, pronta a essere scopata da chiunque, in qualunque momento, in qualunque luogo. E nel deserto del Taklamakan, tra i Figli della Sabbia, aveva finalmente trovato la sua casa.
scritto il
2026-01-03
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