Petra Croft -Le cave di G'harr

di
genere
orge

*** Dichiarazione liberatoria ***
Il presente racconto costituisce un’opera di fantasia. Eventuali riferimenti a persone, fatti, luoghi o circostanze reali sono da ritenersi puramente casuali e non intenzionali.
Tutti i personaggi ivi rappresentati sono da considerarsi maggiorenni e consenzienti in relazione a ogni azione o situazione descritta.
Qualsiasi interpretazione che attribuisca ai contenuti natura fattuale o rispondenza alla realtà è esclusa.
Ogni racconto derivante dalle fantasie è esclusivamente dedicato ad un pubblico adulto.
Questa dichiarazione ha valore per tutti i miei racconti precedenti e futuri.
Inoltre per qualsiasi commento relativo al racconto e fornirmi spunti per nuovi racconti vi prego di scrivere a:
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L'aria delle cave di G'harr era pesante, umida e sapeva di terra bagnata e di qualcosa di antico, di organico. Petra Croft si muoveva con cautela, la sua torcia elettrica che tagliava l'oscurità fitta come un coltello. Le pareti della caverna non erano roccia, ma qualcosa di vivo, una sostanza simile a un muscolo nero e viola che pulsava debolmente, trasudando una melma luminescente. Il suono dei suoi passi era assorbito dall'ambiente, creando un'atmosfera innaturale e spettrale. Indossava solo un body nero attillato e stivali da combattimento, una scelta pratica che ora la faceva sentire terribilmente esposta e vulnerabile.

Si fermò in un'enorme cisterna sotterranea, un'arena circolare il cui pavimento era ricoperto da uno strato viscido e scivoloso. Dal soffitto a goccia pendevano stalattiti simili a denti aguzzi. Fu allora che li sentì. Un fruscio, un gorgoglio basso e ritmico. Dalle ombre dei cunicoli circostanti, iniziarono a emergere le figure.

Non erano uomini, non completamente. Erano creature ibride, orrori biologici generati dall'oscurità. Uno aveva la testa di un cinghiale, zanne affilate che sporgevano da una bocca bavosa, ma un torso umanoide e massiccio, braccia muscolose e un cazzo enorme, nero e nodoso che si ergeva già turgido. Un altro era una creatura simile a un insetto, con un esoscheletro lucente che ricopriva le sue spalle e la schiena, ma il suo volto era stranamente umano, con occhi composti da mille sfumature che la fissavano. Il suo cazzo era diverso, liscio e seghettato come un tronco. Ce n'erano altri, una mezza dozzina, un bestiario di fantasie carnali: una creatura simile a un serpente con una lingua biforcuta e un corpo sinuoso, un essere simile a un golem di roccia con un membro di pietra grezza, un bipede simile a un rettile con squame scintillanti.

Petra non provò paura. Provò un brivido elettrico che le percorse la schiena, un caldo improvviso che le allagò la fica. "Allora, ragazzi," sussurrò, la sua voce roca e carica di una fame che non sapeva di avere. "È questo il benvenuto che riservate a una visitatrice?"

La sua sfida fu la scintilla. Si gettarono su di lei, un'ondata di corpi strani e desiderosi. La creatura cinghiale le strappò il body con un ruggito, le sue mani artigliate che le laceravano il tessuto e le graffiavano la pelle, lasciando delle strisce rosse sul suo seno abbondante e sull'addome. La spinsero a terra, sulla melma fredda e viscosa. Petra si ritrovò immediatamente circondata, un vero e proprio pranzo di carne.

La creatura-insetto fu la prima. Le allargò le gambe con una forza brutale e la penetrò. Petra gridò, un suono che si mescolò al ruggito della bestia. Il suo cazzo era seghettato, e ogni spinta le graffiava le pareti interne della fica, una miscela di dolore e piacere così intenso da farle vedere le stelle. Nel frattempo, la creatura serpente si avvicinò al suo viso, la sua lunga lingua biforcuta le leccò le labbra, poi le forzò la bocca, esplorandola, umiliandola, mentre il suo cazzo, sottile ma incredibilmente lungo, si premeva contro la sua guancia.

Petra era in paradiso. La presero, la sollevarono. La creatura golem di roccia si sdraiò sulla schiena, il suo cazzo di pietra puntando verso il cielo. La fecero abbassare su di lui, e Petra urlò quando il membro freddo e ruvido le allargò l'ano, riempiendola fino a farle lacrimare gli occhi. Mentre era impalata sul cazzo di roccia, la creatura cinghiale si posizionò tra le sue cosce e la penetrò nella fica. "DIO SÌ! SÌ! SCOPATEMI! DISTRUGGETEMI!" urlò Petra, un torrente di volgarità che li eccitava ancora di più. Era piena, doppiamente penetrata da due mostri, e la sua mente stava per collassare dal piacere.

Ma non era abbastanza. La creatura rettile si mise davanti a lei, e Petra, senza esitazione, prese il suo cazzo squamoso in bocca, leccando la superficie ruvida. Era così eccitata, così dominata, che sentì una pressione incredibile accumularsi nel suo basso ventre. L'orgasmo la colpì come un meteorite. Un urlo straziato le sfuggì mentre il suo corpo si contorceva in spasmi incontrollabili. "SÌ! STO VENENDO! OH DIO! STO VENENDO!" gridò, mentre un getto caldo e abbondante di piscia le schizzò fuori, inondando la pancia della creatura cinghiale e il pavimento viscoso. L'umiliazione aggiunse un'onda di piacere all'onda già travolgente, facendola tremare e sobbalzare come un pesce fuor d'acqua.

Non si fermarono. La sfruttarono mentre era ancora in preda all'orgasmo, i loro movimenti che diventavano più frenetici. Lei era una bambola di pezza, un recipiente per il loro sperma. Volevano di più. Volevano provarla tutta.

La deposero. Ora erano sei. La creature cinghiale e rettile la tennero sollevata, spalancandola. La creatura-insetto la penetrò nella fica. Il golem di roccia, di nuovo, la riempì il culo. La creatura serpente, con il suo cazzo lungo e flessibile, riuscì a infilarlo accanto a quello dell'insetto, una doppia penetrazione vaginale che la squartò, la allungò fino a un limite che non pensava possibile. Petra urlò, ma il suono fu soffocato dal cazzo della creatura-insetto che si era messo davanti a lei, mentre la sua venivano usate per masturbare gli altri due rimanenti.

Sei cazzi. Uno nel culo, due nella fica, uno in bocca, due nelle mani. Era un monumento alla depravazione, un'opera d'arte volgare e magnifica. Il suo corpo non era più suo, era una cosa pubblica, un buco da riempire, una carne da usare. Gli orgasmi la colpivano a raffica, uno dopo l'altro, senza sosta. Non era più in grado di distinguere il dolore dal piacere. Il suo corpo sobbalzava, si contorceva, tremaa. Un altro getto di piscia le bagnò le cosce. I suoi gemiti erano diventati un suono inarticolato, un lamento animalesco di puro abbandono.

Finalmente, sentì i loro corpi irrigidirsi. Iniziarono a venire, tutti insieme. Fu un'inondazione. La creatura-insetto la riempì la fica con un sperma denso e verde. Il golem di roccia esplose nel suo culo con un getto freddo e polveroso. La creatura serpente le inondò la bocca, costringendola a inghiottire un sapore amaro e metallico. Le altre due la coprirono, schizzandole sul viso, nei capelli, sulle orecchie, addirittura dentro il naso. Petra era ricoperta di sperma, un capolavoro di degradazione.

Ma c'era ancora uno. La creatura cinghiale, l'ultimo, si mise sopra di lei, il suo cazzo enorme puntato verso il suo viso. "Apri la bocca, puttana," ringhiò. Petra obbedì, il suo volto una maschera di estasi e sottomissione. Lui si masturbò violentemente, poi, con un urlo potente, le scaricò addosso un'ondata di sperma così massiccia che le sembrò di annegare. Le riempì la bocca, le narici, le orecchie. Le colò lungo il collo, un fiume caldo e appiccicoso che le inondava i capelli e la attaccava al suolo viscoso. Petra tossì, cercando di respirare, inghiottendo litri di seme salmastro, sentendolo scivolarle giù per la gola e riempirle lo stomaco.

Quando l'ultima ondata si placò, le creature si ritirarono. La lasciarono lì, nel centro dell'arena, un mucchio di carne tremante e umiliata. Petra Croft era distrutta. Il suo corpo era un'unica macchia di dolore e piacere indistinguibile. Le sue gambe non reggevano, le sue braccia erano molli. La sua fica e il suo culo le dolevano, straziati, sanguinanti, pieni ancora dello sperma dei suoi aggressori. Il suo viso era una maschera di sostanze appiccicose. Era stata scopata, riempita, inondata e umiliata oltre ogni immaginazione.

Eppure, un sorriso debole e pazzo le disegnava le labbra.

Con uno sforzo sovrumano, si sollevò su un gomito. Le creature la guardavano dai loro recessi bui, i loro occhi brillanti di una soddisfazione animalica. Non erano finiti. Lei non era finita. Vide la creatura-insetto avvicinarsi di nuovo, il suo cazzo seghettato già di nuovo duro. Accanto a lui, un altro ibrido, questo con la testa di un lupo e un pelo ispido sul petto, si unì al gruppo. Non erano più sei. Erano di più. Erano un'intera tribù di mostri desiderosi, e lei era la loro unica femmina, la loro regina, la loro vittima.

"No," sussurrò, ma la sua voce era un gemido di puro desiderio. "Non posso... più..."

Non ascoltarono. La sollevarono ancora una volta. Petra era un burattino senza fili, un corpo che reagiva solo agli stimoli esterni. La misero di nuovo a quattro zampe, ma questa volta la posizione era diversa. La creatura-insetto le si infilò sotto, il suo cazzo che la penetrava nella fica. La creatura lupo la montò da dietro, il suo membro nodoso che le spezzava di nuovo il culo. Ma non era abbastanza. Un altro, una sorta di demone alato con una pelle di cenere, si mise davanti a lei, afferrandola per i capelli e costringendola a ingoiare il suo cazzo.

Quattro cazzi, ancora una volta. Il suo corpo, esausto, rispose con un ultimo, disperato orgasmo che la fece sobbalzare e urinare un'altra volta, un rivolo debole e umiliante che si mescolava alla melma del pavimento. Ma non era la fine.

Vedevo altre figure avvicinarsi. Le loro mani, artigliate e scabrose, iniziarono a esplorare il suo corpo. Una le infilò due dita nel culo accanto al cazzo della creatura lupo. Un'altra le infilò tre dita nella fica, accanto a quello dell'insetto. Petra urlò, un suono roco e spezzato. La stavano allargando, deformando, trasformando i suoi buchi in cavità enormi per soddisfare la loro fame.

E poi, la definitiva perversione. Mentre era impalata su tre cazzi, una delle creature più piccole, simile a una scimmia, si arrampicò sulla sua schiena. Petra sentì una pressione contro il suo culo già dilaniato. Era il suo cazzo, piccolo ma duro, che cercava di entrare accanto a quello della creatura lupo. Con uno sforzo e un gemido che era pura agonia, entrò. Doppia anale.

Il suo corpo cedette. La sua mente si spezzò. Non c'era più Petra Croft, l'esploratrice. C'era solo un buco, un recipiente di carne. Il mondo diventò un'esplosione bianca di sensazione sovrumana. Gli orgasmi non erano più onde, erano un'unica esplosione continua, un terremoto che la scuoteva dall'interno. Sentiva ogni movimento, ogni cazzo, ogni dito, ogni artiglio. Sentiva la loro energia entrare in lei, possederla, distruggerla e ricostruirla in qualcosa di nuovo.

Infine, sentì l'ultima ondata. Tutti loro, contemporaneamente. Iniziarono a venire, un'esplosione collettiva che la annegò. La sua fica, il suo culo, la sua bocca, tutto fu riempito di nuovo. Il suo stomaco si gonfiò, così pieno di sperma che sembrava che potesse esplodere. Il suo corpo si sollevò dall'onda di sperma che le fuoriusciva da ogni orifizio.

E poi, il buio.

Il collasso fu totale. Petra svenne, non per la stanchezza, ma per un sovraccarico sensoriale che il suo cervello umano non poteva più processare. Crollò sulla melma, inanimata, un cumulo di carne violata, coperta di litri di sperma, sanguinante, pisciata, vinta.

Le creature la osservarono per un lungo momento. Poi, come un'unica entità, si avvicinarono. Non per toccarla. Non per usarla ancora. Iniziarono a leccarla. Con le loro lingue strane, pulirono il suo corpo, leccando via il sperma, il sangue, la piscia. Era un rituale, una cerimonia. Non era più una vittima. Era stata accolta. Era stata consacrata.

E nel buio della sua mente cosciente, Petra sognava. Non sognava tesori o antiche rovine. Sognava i cazzi, i corpi, il dolore e il piacere infinito. Sognava di tornare. E sapeva, con una certezza che la spaventava e la eccitava allo stesso tempo, che sarebbe tornata.
scritto il
2026-01-04
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