Secondo i patti

di
genere
etero

Monza è una bella città, si canta, si balla, l'amore si fa.

Il Pario per qualche motivo aveva quella filastrocca in testa, mentre dalla finestra guardava il ponte dei Leoni, e le luci colorate del Dive sull'altra sponda del Lambro.
E si chiedeva quanti anni fossero dall'ultima volta che aveva visto della neve su quella solita scena.

Tornò nel buio della camera e finì di spogliarsi, freddo, ma quando lunedì è il ponte dell'epifania, e la figlia più grande è in casa a guardare i piccoli, non si può buttare via l'occasione.

E il freddo è solo di pochi attimi, il piumone è il confine di un altro mondo, fatto solo di tatto, calore, le curve soffici e il profumo familiare della moglie, anche lei nuda.

Nell'abbraccio i sessi si strofinarono appena, non aveva fretta di entrare, non aveva fretta di baciarla, preferiva appoggiare le labbra sotto il suo orecchio, farle scorrere sulla linea della mascella. Poi avrebbe morso il collo.
Lei naturalmente scelse quel momento per rovinare tutto, con una sola frase sottovoce.

“ Ho una cosa da dirti. Devo ancora chiamare i patti. “

“ Chi è questa volta ? “
La voce del Pario era la tranquillità rassegnata.

“ Un bel manzo che hanno assunto nella logistica, secondo me ha una mazza nelle mutande. Più del tuo cosino. “
Nel dire questo glielo aveva preso in mano, lo menava lentamente spingendo col medio sotto la radice. Lui le strizzò un capezzolo per farle male.

“ Tradimento doppio, zoccola. Chi mi fai scopare tu ? “

“ La mia collega preferita, la Gisella. “

“ La tua collega preferita è una bosmona con le gambe corte. I patti dicono pari qualità. “

Per quanto in quel momento desiderasse farle male, la sentì sorridere. Erano al buio, non vedeva, ma sentì che sorrideva.

“ Piva, conosco il mio pollo. Ti piacciono le ciccione con un bel faccino. Specie se hanno la tuta elasticizzata. Sai quei body di rete nera con lo spacco sotto ? “

“ Ma va ? Ne ha uno ?”

“ Si. Ha anche altre cose. “

La minchia tesa era una confessione che non poteva nascondere. Scostò le gambe e glielo piantò dentro.

“ Ziocane. Più sembran suore e peggio è. Come l'hai convinta ? “

“ Facile. Una volta che eravamo sull'argomento e mi ha detto dei suoi giocattolini, l'ho guardata in faccia e le ho detto che avrei voluto farla montare da te. Neanche scopare, montata come la vacca che è. “

Il marito aumentò le spinte, tenendola per le maniglie.

“ Lo dici come se non ti fosse indifferente. Se è una cosa per legare tra voi, potreste anche scoparmi in due senza passare per tradimenti. “

“ Piva numero due. Se tu scopi, anche io scopo. Sono sicura che ce l'ha enorme, non voglio sapere, voglio solo immaginare cosa starai facendo alla Gisa, mentre quello mi apre in due... “

Lui lo morse quel capezzolo, per punirla, ma ormai era partita e continuava.

“ … e devi promettermi che la sbatterai come uno straccio.. nessuna pietà... nessun riguardo.. “

Mentre la scopava era passato a tenerla ferma per i polsi, poi le aveva messo le mani sul collo.

“ Troia rotta nel culo, e poi ? Ti farai spiegare da lei poi ? Ti racconterà tutto mentre scartoffiate in ufficio ? “

Non arrivò risposta, solo contrazioni, schizzi, due mani sulla nuca che lo spinsero a tappare la bocca della moglie con la sua, per non gridare.
scritto il
2026-01-04
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