Serata trasteverina
di
Marcolino63
genere
etero
Vi ringrazio per il successo del mio primo e secondo racconto erotico e mi accingo a raccontarvi come ho conosciuto Barbie (la chiamo così per la sua somiglianza alla nota bambolina) la protagonista delle mie precedenti storie.
Stavo recandomi a Roma in una mattina estiva con il frecciarossa per un incontro di lavoro ed essendo salito in ritardo cerco il posto corrispondente alla mia prenotazione, trovandolo, noto che una bionda signora, più giovane di me, sta prendendo posto difronte al mio, mentre tenta di sollevare una pesante valigia. Faccio il galande e mi offro per metterla io sull’apposita rastrelliera in alto, cosa che faccio con non poco sforzo.
Una volta seduti lei sorrise e dandomi del tu mi disse “non ti ricordi di me” aggiungendo “pensavo che mi avessi notato nell’incontro dal Direttore dove hai illustrato l’andamento infortunistico dello scorso anno, comunque ritieniti perdonato perchè ho cambiato colore e taglio dei capelli”.
Ricordavo della affollata riunione di alcuni di mesi prima e osservando i suoi occhi verdacqua, mi ricordai della nuova assunta dottoressa che fu presentata dal Direttore in quella occasione.
Mi feci perdonare dicendogli “ora ricordo avevi i capelli a caschetto castanei e ti eri tenuta in disparte probabilmente perchè conoscevi poca gente, e comunque non ho scusanti... quindi devo offrirti un caffè”.
Nel frattempo il treno era partito e stavamo attraversanto un tratto di linea con molte curve per cui più volte la tenni per un braccio per evitare che perdesse l’equilibrio, cosa che lei gradì molto. Arrivati al bar, posto due vetture dalla nostra, ci sedemmo ad un tavolino dove bevemmo i caffè iniziando una piacevole conversazione, che continuò anche tornando ai nostri posti, per tutto il viaggio.
Lei mi disse che stava andando a Chiusi per un corso e che sperava di trovare qualcuno altrettanto simpatico che evitasse di trascorrere le serate annoiandosi.
Eravamo entrati in sintonia, ammiravo estasiato i suoi occhi chiari e la scollatura abbondante della sua camicetta, raccondandoci anche storie piccanti che riguardavano i nostri comuni colleghi infine, e con la scusa di mandargli delle foto di Roma e di riceverne da Chiusi, ci scambiammo i numeri del cellulare.
Arrivati a Roma Termini, l’accompagnai al binario di partenza del treno, camminandole dietro in modo da ammirare il suo bel culetto evidenziato dal pantacollant molto aderente, che l’avrebbe portata a Chiusi. Ci salutammo calorosamente promettendoci che saremmo rimasti in contatto.
Dopo qualche giorno ero in stanza e mi arrivò una sua telefonata: “ciao Marco quì è una noia tremenda, il corso finisce oggi ad ora di pranzo, che dici se invece di dormire quì, vengo a Roma e parto la mattina seguente?”
Le risposi “ne sarei felice, sono in una camera doppia con lettini singoli e se vuoi....”
mi interruppe dicendomi “sarebbe bello, ma scordi che sono una donna sposata, dai prova a trovami una camera nel tuo hotel”
Io “non ti fidi e forse ai ragione, rimani in linea che telefono alla reception” dopo poco “mi hanno detto che c’è una camera nello stesso piano, l’ho già bloccata”.
Lei “bene alle 17,30 arrivo a Roma con l’IC da Firenze, ti secca se mi vieni incontro, sai non conosco bene la città e avrei difficoltà a trovare l’hotel”.
Io “certo ci vediamo all’uscita lato dx, organizzerò anche qualcosa per la serata, me lo devi”.
Con il solito ritardo vedo dal tabellone che il treno era arrivato e dopo poco la vedo fra la folla venirmi incontro sorridente scusandosi per il disturbo.
Durante il breve percorso le spiego di aver prenotato per la cena un locale a Trastevere consigliato da un caro amico, e che mi ha anche detto che nel mese di Luglio si può passeggiare sul lungotevere lì vicino, pieno di interessanti bancarelle e localini.
Arrivati all’hotel, dopo essersi registrata mi dice “dai vieni con me in camera così continuiamo ad organizzare la serata e, vedendomi un pò sorpreso dall’invito, aggiunge sorridendomi, non ti mangio mica”.
Entrati in camera mi invitò a sedermi sul letto matrimoniale, mentre lei aprendo la valigia e prendendo il beauty case, entrò in bagno lasciando la porta socchiusa e dicendomi “faccio subito, intando dimmi come andremo a Trastevere, se ben ricordo è abbastanza lontano..”
Mentre le spiego che dopo aver visto il colosseo e piazza Venezia, avemmo preso un taxi per arrivarci, sentii distintamente lo sgocciolio della sua pipì nel water, vedenda poi, dalla porta socchiusa, togliersi la camicetta per sciaquarsi le ascelle. Subito dopo uscì in reggiseno nero che essendo a balconcino, evidenziava le sue toniche tette (una seconda abbondante) continuando discutere, per nulla imbarazzata, chiedendomi se fosse il caso di vestirsi più casual, vista la serata molto afosa. Mentre spiegavo che non era poi un locale molto elegante, lei scelse una gonna abbastanza corta, una polo e delle scarpe con il tacco non molto alto coordinate di colore verde pastello.
Quidi, mettendosi di spalle e sedendosi sul letto, si sfilò il pantacollant mostrando il suo splendido culetto, coperto da un piccolo perizoma nero, dicendomi “spero che tu sia voltato, come un vero gentiluomo”.
Naturalmente non mi voltai restando ipnotizzato da quella visione stupenda posta a meno di un metro da me, provocandomi una forte eccitazione e non poco imbarazzo.
Terminato di vestirsi torno nel bagno e dopo essersi pruzzata del profumo, che riconobbi immediatamente come chanel n.5, mi disse “che facciamo andiamo” riprendendo padronanza della situazione gli sussurrai “io preferirei di no, ma mi hai già fatto notare che siamo entrambi sposati e quindi ... facciamo i turisti”.
La passeggiata fu molto gradevole e trovando libero un taxi arrivammo al ristorante dove il cammeriere molto galante ci consigliò un tavolo esterno un pò appartato.
La cena fu gradevole ed aiutato da un “amarone” scelto accuratamente dalla carta dei vini, la confidenza fra noi crebbe molto, sfociando anche in racconti delle nostre esperienze sessuali.
Finito il pranzo, naturalmente offerto da me con qualche sua resistenza, andammo sul lungotevere in direzione isola Tiberina, la serata era splendida e mettendosi sottobraccio, anche per l’effetto del vino e del grappino, mi disse a bassa voce “vorrei che questa sera non finisse mai”.
Proseguimmo abbracciati fino al ponte Garibaldi ed attraversandolo in direzione piazza Cairoli uscimmo dalla zona affollata.
Attraversando una stradina poco illuminata, sentendola stringersi sempre di più a me, la condussi in un angolo appartato e la baciai. Lei non solo ricambiò con molto ardore, ma prendendomi la mano la infilò sotto la sua maglietta fino al seno. Le abbassai il reggiseno e raccogliendo la sua tetta in una mano iniziai a massaggiarla e stringerla facendola gemere dal piacere. La cosa che mi sorprese ed eccitò molto era la consistenza dei suoi capezzoli che divennero duri e molto pronunciati e che strizzai con delicatezza.
La situazione divenne rovente quando sbottonandomi i pantaloni infilò la mano sotto il boxer, trovando il mio uccello già duro, e iniziandolo a massaggiare mi sussurrò “però un bel uccellone”. Il ghiaccio era rotto e le mie mani da sotto la maglietta andarono sotto la corta gonnellina per massaggiarle con una le chiappe sode e con l’altra passando sotto il ridottissimo perizoma, la sua fichetta trovandola completamente depilata, bagnata e con il clitoride molto pronunciato.
Mentre continuevamo a baciarci, la sua mano cominciò a masturbarmi coinvolgendo anche le mie palle, mentre la mia scivolando con il dito fra le sue labbra, entrò con facilità nella sua vagina provocandole uno spasmo di piacere.
L’avvicinarsi di un gruppo di persone ci riportò alla realtà e ricomponendoci in fretta mi sussurrò invitante “torniamo in hotel”. Senza dire null’altro, ma tenendoci per mano prendemmo un taxi alla vicina piazza Cairoli.
Scesi dal taxi ed entrando nell’hotel la guardai nei suoi splendidi occhi chiari e gli dissi “non crederai di potermi lasciare così” e lei salendo le scale sussurrò “dammi un quarto d’ora per una doccia e raggiungimi in camera”.
Ero al settimo cielo ed entrando in camera, dopo una veloce telefonata a mia moglie, andai subito a farmi anch’io una doccia e dopo essermi asciugato i capelli ed improfumato dappertutto, mi infilai il mio elegante accappatoio e, non sentendo rumori nel corridoio, raggiunsi la sua stanza poco lontana dalla mia.
Sentii che anche lei stava parlando a telefonino con qualcuno e bussando lievemente, mi aprì la porta facendomi il gesto di stare zitto.
Il suo tono non era conciliante anzi la telefonata si concluse abbastanza bruscamente. Era in accappatoio anche lei e voltandosi notai una lacrima suo visino e mi disse “sai fra di noi le cose non vanno affatto bene” entrando poi in bagno per finire di asciugarsi i capelli.
Stette un pò, ma uscendo il suo volto era tornato sereno e venendomi incontro con l’accappatoio slacciato, mi baciò appassionamente.
La situazione era tornata infuocata e lei lasciando cadere l’accappatoio e prendendomi per le mani mi trascinò verso il letto dove si sedette slacciando il mio.
Mi disse “vedo che sei pronto, ma o bisogno di rilassarmi, ti andrebbe di coccolare la mia micetta” portandosi indietro sul letto sdraiandosi ed aprendo leggermente le gambe.
Lo spettacolo era magnifico la sua fichetta piccolina rispetto ad altre ammirate, era completamente depilata lasciando su di essa solo una stretta striscia di pelo chiaro molto corto. Inoltre il suo clitoride e le piccole labbra, erano ben pronunciate e visibili come pure il suo piccolo e roseo buchino del culetto.
Molte mie patner mi riconoscono una particolare bravura nel soddisfarle in questo modo e confortato da questo, misi in pratica la mia esperienza iniziando a sfiorare e baciare l’interno delle cosce, cosa che provocò gemiti di piacere e la completa apertura delle stesse. Nonostante il palese invito iniziai a salire leccando e baciando le gambe evitando la sua fichetta e concentrandomi sul suo pancino e salendo fino alle tette dove i suoi capezzoli, profumati di chanel, erano tornati duri e molto sporgenti.
Sentii le sue mani spingermi verso il basso, mentre con voce sensuale mi disse “non ce la faccio più...fammi godere”. Cominciai a ridiscendere soffermandomi sul suo ombelico per poi leccargli i peletti sentendola fremere per il desiderio. La sua passerina era un lago e dopo avegliela leccata a lungo iniziai a mordicchiandogli clitoride e subito ebbe un forte orgasmo sollevando ritmicamente il bacino e gemendo rumorosamente. Finiti i sussulti rimase nella stessa posizione capendo che avrebbe gradito che continuassi.
Così feci, sollevandole le gambe ed aprendogliele per bene, la sua fichetta si aprì ulteriormente, dandomi modo di poter inserire la punta della lingua nella fessura spingendola ritmicamente nel suo interno, provocandole nuovamente dei gemiti e dicendomi di non smettere. Alla lingua sostituii prima uno e poi due dita stimolando il suo interno, mentre con la lingua scesi lentamente fino a raggiungere il suo stretto ano che percepii sessualmente poco usato.
La combinazione delle stimolazioni gli provocò un nuovo orgasmo, superiore al precedente, che mi sorprese per la sua intensità, provocandogli anche un vistoso tremolio delle gambe. Rimase per alcuni secondi come paralizzata a gambe aperte e io rimasi in piedi lasciando cadere il mio accappatoio e pensando cosa fare.
Fu allora che rimettendosi a sedere mi disse “vedrai che anche io sono altrettanto brava” e iniziò a leccarmi con la punta della lingua la cappella per poi scendere lungo l’asta fino alle palle succhiandole e mordicchiandole con delicatezza per poi risalire e tenendomi per i fianchi iniziò a prenderlo in bocca su e giù ed ogni volta sempre più a fondo, a volte soffocandosi e riempiendosi la bocca di saliva filante. Poi tenendomi per le natiche riusci a prenderlo tutto fino alle palle succhiandolo avidamente.
Non ero alle prime esperienze, ma era la prima volta che sentivo la mia cappella entrare così a fondo nella gola con lei che mi guardava con i suoi occhioni per capirne gli effetti.
Il colmo dell’eccitazione arrivò quando allargandomi le natiche infilò la punta del suo dito nel mio buchino che provocò immediatamente un mio forte orgarsmo riempiendogli la bocca e continuando poi sul suo dolce visino riempiendolo di sborra calda e bianca che colò abbondante anche sulle sue tette.
Lei rimase sorpresa dal numero dei fiotti ricevuti, ma ingoiando tutta quella che aveva in bocca, lo riprese nuovamente succhiando le ultime gocce mentre io gli massaggiavo le tette spalmandogli quella colata.
Gli dissi “sei stata magnifica” e lei rispose leccandosi le labbra “anche per me è stato bello .... e aggiunse scherzando proprio buona, sapeva di amarone” scoppiammo a ridere e poi mi disse “credo proprio che dovrò rifare una doccia, ci vediamo domani mattina nella sala colazione alle 7,30 così poi mi accompagni in stazione” alzandosi e andando lentamente verso il bagno lasciandomi ammirare il suo splendido culetto.
Le risposi “ok, buonanotte” e rimettendomi l’accappatoio ritornai un pò a malinguore nella mia camera, rimpiangendo di non averla seguita nel bagno per tentare di scoparla, cosa che sapete successe nelle altre storie....
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