Una tragica battuta di pesca
di
Marcolino63
genere
pulp
Una tragica battuta di pesca
Questo racconto è liberamente tratto da un fatto di cronaca che lessi alcuni anni fa successo nel centro Italia, raccontandola immaginando di esserne il protagonista.
La pesca è una passione che mi rilassa molto portandomi a contatto con la natura e con gli animali e spesso la domenica organizzo uscite con gli amici lungo torrenti e fiumi poco frequentati, per dedicarmi ad essa.
Erano settimane che cercando di trasformate la mia amicizia con Giulia, una mia collega, in un legame più stretto e nel vedere il film "sul lago dorato" insieme a degli amici una sera, lei mi disse che era già stata a pesca con il padre alcune volte e che gli sarebbe piaciuto riprovare l'emozione.
Cogliendo l'occasione le proposi, per la domenica successiva, una battuta di pesca in un tratto di fiume poco frequentato, dove si potevano catturare carpe di grosse dimensioni, che accettò con entusiasmo.
Giulia era una bella donna di circa trent'anni, mora, esile, ma con due tettone ed un culetto decisamente provocanti, con un carattere però poco socievole per il quale non aveva ancora incontrato l'anima gemella.
Era una splendida mattina primaverile e passai a prendere Giulia abbastanza presto e dopo aver fatto colazione in un bar, attraversammo una strada sterrata che, attraverso un boschetto, portava al fiume dove la pace regnava sovrana, interrotta solo dal cinquettare degli uccelli.
Lasciammo l'auto in uno spiazzo fra gli alberi e attraverso un breve sentiero raggiungemmo un'ansa del fiume e dopo aver montato l'attrezzatura iniziammo a pescare facendo le prime catture e ironizzando sul fatto che riusciva a prendere pesci più grandi.
Spesso mi soffermavo a guardare il suo bel culetto ben evidenziato da una tuta aderente e quando il caldo cominciò a farsi sentire ,togliendosi la giacca della tuta, rimase con una canottiera che evidenziava le sue tettone che abbassandosi erano ben visibili dalla scollatura.
Volevo tentare di sedurla e le proposi di ripararci sotto un albero per ripararci dal sole e sedendoci sul prato e dicendogli che mi piaceva molto, iniziai ad abbracciarla e baciarla.
Sentimmo il rumore di un fuoristrada avvicinarsi e subito dopo abbaiare un cane e sapendo che la zona era battuta anche da cacciatori non ci allarmammo.
Improvvisamente comparvero dalla boscaglia due uomini che con il volto coperto e i fucili in mano dissero "mica vorrai divertirti solo tu con questa puttanella".
Tentai di prendere per mano Giulia per tentare di scappare, ma una terza persona comparve da dietro colpendomi alla testa con il calcio del fucile facendomi svenire.
Quando ripresi i sensi sentii i polsi legati dietro intorno ad un albero con un setter che ringhiava vicino sbavando e poco lontano cinque persone, di cui una donna ed uno molto grande, vestiti da cacciatori con il volto coperto, circondavano Giulia nuda con dei lividi sul volto, spingendola e palpandola, mentre lei terrorizzata non riusciva neanche a gridare.
Quello che sembrava il capo disse "se fai la brava non vi uccideremo" ed avuto un gesto assenso da lei, la spinse in ginocchio ed abbassandosi i pantaloni disse "inizierai a prenderlo in bocca a tutti cercando di soddisfarci, altrimenti torneremo a picchiare te ed il tuo ganzo" e vedendo che mi ero ripreso disse alla donna "occupati di lui".
Mentre i quattro uomini circondavano Giulia con gli uccelli fuori aspettando il loro turno per farselo succhiare, la donna, una quarantenne sovrappeso, venne verso di me dicendomi "spero che la tua donna sappia fare i pompini altrimenti saranno guai" e togliendosi il pantalone e le mutande disse "ora me la lecchi per bene altrimenti ti piscio in faccia" spingendo la sua fica pelosa e maleodorante sulla mia bocca.
Capii che solo stando al loro gioco saremmo sopravvissuti e facendomi largo con la lingua nel suo folto pelo, raggiunsi la sua grossa fica iniziandola a leccarla, sentendo intanto Giulia più volte tossire ricevendo i cazzi fino in fondo alla gola.
La donna aveva un grosso clitoride che mi strofinava violentemente sul viso tenendomi la testa fra le mani, finché la sentii fremere dicendomi "te la sei cavata ora vediamo con il culo" e voltandosi, tenendosi le chiappe aperte, si avvicinò al mio volto.
Apparve uno sfintere dilatato cosparso di peli, segno che ne faceva largo uso, e avvicinandolo disse "senti che bel profumino, ora dovrai leccarlo e se sarai bravo poi mi farò inculare".
Dominando il voltastomaco per il sapore disgustoso continuai a leccarla cercando di evitare che la lingua entrasse dentro, mentre lei spingendomi la testa contro l'albero affondò il mio naso dentro il suo ano, deridendomi.
Intanto sentivo il capo dire "ora che hai la bocca piena di sborra sarà più facile prendere il grosso cazzo di Big Jon", l'uomo più grosso, provocando l'ilarità degli altri.
La donna visibilmente eccitata mi tirò fuori l'uccello segandolo e dicendo "il mio culo è abituato a ben altri calibri" e mettendosi di spalle posizionò la cappella sul suo sfintere e calandosi di colpo lo prese tutto dentro iniziandosi a muovere con grande maestria.
Vedevo l'uomo grande tenere Giulia per la testa affondandogli il grosso uccello incurante dei suoi conati e della sborra che veniva fuori dalla bocca spalancata.
Non ci volle molto che la donna con i suoi sapienti movimenti, mi facesse riempire il suo intestino di sborra, che poi sfilandolo e tornando sul mio volto, mi spruzzò in faccia ridendo.
Poi torno al gruppo dove Giulia sputava cercando anche di vomitare tutta la sborra che aveva dovuto ingoiare e la donna poggiando il culo sul suo volto disse "ora lecca anche la sborra del tuo ganzo" provocando le risate del gruppo.
Incrociai lo sguardo di Giulia che mi fece una gran pena, mentre piangendo supplicava di lasciarla andare, ma la donna mettendosi difronte stesa e tenendogli le braccia la face mettere a pecora dicendo"ora mentre me la faccio leccare datevi da fare".
Giulia tentò di svincolarsi, ma fu presto sopraffatta arrendendosi, sentendo la sua fica penetrata e sborrata a turno da tutti gli uomini, mentre era costretta a leccare la fica della donna.
Poi la fece voltare di culo verso di me dicendomi "vedi come è ridotta la sua fica, ora si che è soddisfatta" vedendo la sua fica completamente aperta e grondante di sperma, mentre piangeva disperatamente.
Speravo fosse finita, ma la donna infilandogli un dito profondamente nel culo, facendola urlare disse "nessuno la vuole inculare? secondo me è ancora vergine in culo".
Decisero che sarebbe stato big Jon con il suo grosso uccello a deflorarle il culo, ma prima la donna andò a prendere una grossa bottiglia di birra dalla loro auto e tornando disse "ora ve la preparo io altrimenti questa vi sporca l'uccello di merda".
La fecero mettere stesa a pancia sotto reggendogli braccia e gambe, poi stappata la bottiglia dopo averla agitata gliela infilò profondamente nell'ano continuando ad agitarla e vedendo la sua pancia gonfiarsi.
Giulia si contorceva per il dolore che la birra espandendosi nell'intestino gli procurava e solo dopo alcuni minuti gliela tolse provocando la fuoriuscita di forti spruzzi di birra schiumosa mista a pezzi di cacca che continuavano ad uscire scorreggiando e disseminandosi tutt'intorno.
Poi il capo condusse il cane che incitato iniziò a leccargli la birra che continuava ad uscire dal culo, dopo che la donna, dopo avergli nuovamente infilato sempre più a fondo la bottiglia, gliela versò completamente dentro.
Big Jon aiutato dalla bocca della donna, era di nuovo in tiro e mentre la donna gli teneva le chiappe aperte montò sopra immobilizzandola, iniziando a penetrargli l'ano oramai dilatato dalla bottiglia.
Fu la parte più pietosa del ricordo dove, sentendosi bruciare l'intestino e penetrata da quel grosso uccello, dopo aver urlato e supplicato di smettere la vidi perdere i sensi, mentre l'uomo incurante continuava a penetrarla con brutalità, incitato dagli altri venendogli dentro con un ringhio animalesco.
Poi la donna propose di buttarla in acqua per farla rinvenire, mentre un altro di pisciarci addosso ad entrambi, ma sentendo gli spari ed i cani di altri cacciatori che si avvicinavano decisero frettolosamente di andare via, minacciandoci di morte e di non parlarne con nessuno, lasciandoci finalmente soli.
Nello scappare lasciarono la bottiglia e sebbene in lontananza vidi il modello e parte della targa del loro fuoristrada.
Sbucciandomi i polsi riuscii a rompere la corda che mi legava sfregandola contro la corteccia dell'albero e una volta liberato corsi ad accertarmi dello stato di salute di Giulia, temendo fosse morta, ma che sebbene fosse in uno stato pietoso essendo piena di sperma, notando che dai suoi buchi dilatati continuava a venir fuori di tutto, per fortuna iniziava a riprendere coscienza anche se visibilmente sotto shock e tremante come una foglia.
L'abbracciai stretta e poi prendendola in braccio la portai sulla riva del fiume iniziando a sciacquare il volto e le tette imbrattate di sperma, per poi aiutarla ad immergersi fino la bacino per lavarsi il resto del corpo cercando di dominare i tremiti che di tanto in tanto la scuotevano ancora.
Poi temendo che potessero tornare, ci rivestimmo in fretta e lasciando l'attrezzatura, ma raccogliendo solo la bottiglia con una busta per conservare le impronte, ci allontanammo.
Raggiungemmo il pronto soccorso più vicino dove ci medicarono e dove effettuammo anche la denuncia raccontando ogni dettaglio dell'accaduto.
La cronaca che lessi riportò che grazie al racconto delle vittime e alla testimonianza di un altro cacciatore che li aveva visti fuggire, tutti i delinquenti furono catturati e incriminati con varie imputazioni, ma posso facilmente immaginare che gli attimi vissuti dalle vittime resteranno a lungo impresse nelle loro menti, per chissà quanto tempo, tormentandoli.
Questo racconto è liberamente tratto da un fatto di cronaca che lessi alcuni anni fa successo nel centro Italia, raccontandola immaginando di esserne il protagonista.
La pesca è una passione che mi rilassa molto portandomi a contatto con la natura e con gli animali e spesso la domenica organizzo uscite con gli amici lungo torrenti e fiumi poco frequentati, per dedicarmi ad essa.
Erano settimane che cercando di trasformate la mia amicizia con Giulia, una mia collega, in un legame più stretto e nel vedere il film "sul lago dorato" insieme a degli amici una sera, lei mi disse che era già stata a pesca con il padre alcune volte e che gli sarebbe piaciuto riprovare l'emozione.
Cogliendo l'occasione le proposi, per la domenica successiva, una battuta di pesca in un tratto di fiume poco frequentato, dove si potevano catturare carpe di grosse dimensioni, che accettò con entusiasmo.
Giulia era una bella donna di circa trent'anni, mora, esile, ma con due tettone ed un culetto decisamente provocanti, con un carattere però poco socievole per il quale non aveva ancora incontrato l'anima gemella.
Era una splendida mattina primaverile e passai a prendere Giulia abbastanza presto e dopo aver fatto colazione in un bar, attraversammo una strada sterrata che, attraverso un boschetto, portava al fiume dove la pace regnava sovrana, interrotta solo dal cinquettare degli uccelli.
Lasciammo l'auto in uno spiazzo fra gli alberi e attraverso un breve sentiero raggiungemmo un'ansa del fiume e dopo aver montato l'attrezzatura iniziammo a pescare facendo le prime catture e ironizzando sul fatto che riusciva a prendere pesci più grandi.
Spesso mi soffermavo a guardare il suo bel culetto ben evidenziato da una tuta aderente e quando il caldo cominciò a farsi sentire ,togliendosi la giacca della tuta, rimase con una canottiera che evidenziava le sue tettone che abbassandosi erano ben visibili dalla scollatura.
Volevo tentare di sedurla e le proposi di ripararci sotto un albero per ripararci dal sole e sedendoci sul prato e dicendogli che mi piaceva molto, iniziai ad abbracciarla e baciarla.
Sentimmo il rumore di un fuoristrada avvicinarsi e subito dopo abbaiare un cane e sapendo che la zona era battuta anche da cacciatori non ci allarmammo.
Improvvisamente comparvero dalla boscaglia due uomini che con il volto coperto e i fucili in mano dissero "mica vorrai divertirti solo tu con questa puttanella".
Tentai di prendere per mano Giulia per tentare di scappare, ma una terza persona comparve da dietro colpendomi alla testa con il calcio del fucile facendomi svenire.
Quando ripresi i sensi sentii i polsi legati dietro intorno ad un albero con un setter che ringhiava vicino sbavando e poco lontano cinque persone, di cui una donna ed uno molto grande, vestiti da cacciatori con il volto coperto, circondavano Giulia nuda con dei lividi sul volto, spingendola e palpandola, mentre lei terrorizzata non riusciva neanche a gridare.
Quello che sembrava il capo disse "se fai la brava non vi uccideremo" ed avuto un gesto assenso da lei, la spinse in ginocchio ed abbassandosi i pantaloni disse "inizierai a prenderlo in bocca a tutti cercando di soddisfarci, altrimenti torneremo a picchiare te ed il tuo ganzo" e vedendo che mi ero ripreso disse alla donna "occupati di lui".
Mentre i quattro uomini circondavano Giulia con gli uccelli fuori aspettando il loro turno per farselo succhiare, la donna, una quarantenne sovrappeso, venne verso di me dicendomi "spero che la tua donna sappia fare i pompini altrimenti saranno guai" e togliendosi il pantalone e le mutande disse "ora me la lecchi per bene altrimenti ti piscio in faccia" spingendo la sua fica pelosa e maleodorante sulla mia bocca.
Capii che solo stando al loro gioco saremmo sopravvissuti e facendomi largo con la lingua nel suo folto pelo, raggiunsi la sua grossa fica iniziandola a leccarla, sentendo intanto Giulia più volte tossire ricevendo i cazzi fino in fondo alla gola.
La donna aveva un grosso clitoride che mi strofinava violentemente sul viso tenendomi la testa fra le mani, finché la sentii fremere dicendomi "te la sei cavata ora vediamo con il culo" e voltandosi, tenendosi le chiappe aperte, si avvicinò al mio volto.
Apparve uno sfintere dilatato cosparso di peli, segno che ne faceva largo uso, e avvicinandolo disse "senti che bel profumino, ora dovrai leccarlo e se sarai bravo poi mi farò inculare".
Dominando il voltastomaco per il sapore disgustoso continuai a leccarla cercando di evitare che la lingua entrasse dentro, mentre lei spingendomi la testa contro l'albero affondò il mio naso dentro il suo ano, deridendomi.
Intanto sentivo il capo dire "ora che hai la bocca piena di sborra sarà più facile prendere il grosso cazzo di Big Jon", l'uomo più grosso, provocando l'ilarità degli altri.
La donna visibilmente eccitata mi tirò fuori l'uccello segandolo e dicendo "il mio culo è abituato a ben altri calibri" e mettendosi di spalle posizionò la cappella sul suo sfintere e calandosi di colpo lo prese tutto dentro iniziandosi a muovere con grande maestria.
Vedevo l'uomo grande tenere Giulia per la testa affondandogli il grosso uccello incurante dei suoi conati e della sborra che veniva fuori dalla bocca spalancata.
Non ci volle molto che la donna con i suoi sapienti movimenti, mi facesse riempire il suo intestino di sborra, che poi sfilandolo e tornando sul mio volto, mi spruzzò in faccia ridendo.
Poi torno al gruppo dove Giulia sputava cercando anche di vomitare tutta la sborra che aveva dovuto ingoiare e la donna poggiando il culo sul suo volto disse "ora lecca anche la sborra del tuo ganzo" provocando le risate del gruppo.
Incrociai lo sguardo di Giulia che mi fece una gran pena, mentre piangendo supplicava di lasciarla andare, ma la donna mettendosi difronte stesa e tenendogli le braccia la face mettere a pecora dicendo"ora mentre me la faccio leccare datevi da fare".
Giulia tentò di svincolarsi, ma fu presto sopraffatta arrendendosi, sentendo la sua fica penetrata e sborrata a turno da tutti gli uomini, mentre era costretta a leccare la fica della donna.
Poi la fece voltare di culo verso di me dicendomi "vedi come è ridotta la sua fica, ora si che è soddisfatta" vedendo la sua fica completamente aperta e grondante di sperma, mentre piangeva disperatamente.
Speravo fosse finita, ma la donna infilandogli un dito profondamente nel culo, facendola urlare disse "nessuno la vuole inculare? secondo me è ancora vergine in culo".
Decisero che sarebbe stato big Jon con il suo grosso uccello a deflorarle il culo, ma prima la donna andò a prendere una grossa bottiglia di birra dalla loro auto e tornando disse "ora ve la preparo io altrimenti questa vi sporca l'uccello di merda".
La fecero mettere stesa a pancia sotto reggendogli braccia e gambe, poi stappata la bottiglia dopo averla agitata gliela infilò profondamente nell'ano continuando ad agitarla e vedendo la sua pancia gonfiarsi.
Giulia si contorceva per il dolore che la birra espandendosi nell'intestino gli procurava e solo dopo alcuni minuti gliela tolse provocando la fuoriuscita di forti spruzzi di birra schiumosa mista a pezzi di cacca che continuavano ad uscire scorreggiando e disseminandosi tutt'intorno.
Poi il capo condusse il cane che incitato iniziò a leccargli la birra che continuava ad uscire dal culo, dopo che la donna, dopo avergli nuovamente infilato sempre più a fondo la bottiglia, gliela versò completamente dentro.
Big Jon aiutato dalla bocca della donna, era di nuovo in tiro e mentre la donna gli teneva le chiappe aperte montò sopra immobilizzandola, iniziando a penetrargli l'ano oramai dilatato dalla bottiglia.
Fu la parte più pietosa del ricordo dove, sentendosi bruciare l'intestino e penetrata da quel grosso uccello, dopo aver urlato e supplicato di smettere la vidi perdere i sensi, mentre l'uomo incurante continuava a penetrarla con brutalità, incitato dagli altri venendogli dentro con un ringhio animalesco.
Poi la donna propose di buttarla in acqua per farla rinvenire, mentre un altro di pisciarci addosso ad entrambi, ma sentendo gli spari ed i cani di altri cacciatori che si avvicinavano decisero frettolosamente di andare via, minacciandoci di morte e di non parlarne con nessuno, lasciandoci finalmente soli.
Nello scappare lasciarono la bottiglia e sebbene in lontananza vidi il modello e parte della targa del loro fuoristrada.
Sbucciandomi i polsi riuscii a rompere la corda che mi legava sfregandola contro la corteccia dell'albero e una volta liberato corsi ad accertarmi dello stato di salute di Giulia, temendo fosse morta, ma che sebbene fosse in uno stato pietoso essendo piena di sperma, notando che dai suoi buchi dilatati continuava a venir fuori di tutto, per fortuna iniziava a riprendere coscienza anche se visibilmente sotto shock e tremante come una foglia.
L'abbracciai stretta e poi prendendola in braccio la portai sulla riva del fiume iniziando a sciacquare il volto e le tette imbrattate di sperma, per poi aiutarla ad immergersi fino la bacino per lavarsi il resto del corpo cercando di dominare i tremiti che di tanto in tanto la scuotevano ancora.
Poi temendo che potessero tornare, ci rivestimmo in fretta e lasciando l'attrezzatura, ma raccogliendo solo la bottiglia con una busta per conservare le impronte, ci allontanammo.
Raggiungemmo il pronto soccorso più vicino dove ci medicarono e dove effettuammo anche la denuncia raccontando ogni dettaglio dell'accaduto.
La cronaca che lessi riportò che grazie al racconto delle vittime e alla testimonianza di un altro cacciatore che li aveva visti fuggire, tutti i delinquenti furono catturati e incriminati con varie imputazioni, ma posso facilmente immaginare che gli attimi vissuti dalle vittime resteranno a lungo impresse nelle loro menti, per chissà quanto tempo, tormentandoli.
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