Pigmei - commercio di schiave (parte 6)

di
genere
sadomaso

Avevano dato un acconto per ciascuna delle due, ma volevano misurare anche la loro sottomissione. Il saldo sarebbe stato dato dopo l’ulteriore prova.
Prima di portarle via e di farle stendere, nude, sui sedili della carrozza usate come cuscini, i rispettivi padri si avvicinarono loro per parlare all’orecchio.
Dallo sguardo minaccioso, le Padrone intuirono che avevano raccomandato alle figlie di non farsi più rivedere a casa e di accontentare le Signore.
Il viaggio fu comodo, almeno per le due socie, sedute sul ventre dei due nuovi quasi acquisti.
Benchè forti, il viaggio non fu breve ed ogni tanto accennarono ad una lamentela, soprattutto quando la carrozza prendeva una delle molteplici buche lungo quelle strade poco mantenute e più avvezze a far passare carri merci e cavalli.
“Zitte!”.
La terza pronuncia di quell’invito venne accompagnato da uno schiaffo molto forte e, dopo di quello, le schiave ricevettero solo il colpo della mano sul viso senza nemmeno più l’invito al silenzio.
“Sessualmente avremo tanto da insegnare a questi animali”.
“Non so Chanel, sono un po’ preoccupata, non sanno fare nulla. A quanto pare non hanno proprio mai visto dei cazzi”.
“A volte qualche acquirente aveva richiesto delle vergini, magari da regalare al figlio che si sposa”.
“Vero, ma queste sono anche grezze, non hanno portamento, non si sanno muovere”.
“Già…”.
Anche Chanel aveva gli stessi pensieri.
Avrebbero dovuto investire tanto tempo ed energie per ammaestrare quegli animali.
Infastidita dall’ennesima lamentela, si alzò e, preso un capezzolo, lo torse fortemente fino a sentire urla di dolore.
Smise solo quando il sedile umano iniziò a piangere con quell’effetto eccitante che i singhiozzi le hanno sempre procurato.
Provò piacere.
Quella nuova attività le aveva fatto scoprire un lato sadico che era latente quando era nobile alla villa di famiglia, nelle occasioni di divertimento con le serve, ma che adesso, quale Padrona, aveva potuto elaborare e sviluppare meglio.
Quel corpo tutto segnato dalla frusta la eccitò.
Si alzò la gonna e si sedette sulla faccia della ragazza dopo averle fatto girare il viso ed appoggiare una guancia sul sedile.
Purtroppo in quella posizione non poteva essere leccata, ma le procurava piacere sapere della sua sofferenza e fatica nel respiro con lei sopra.
Nel silenzio del viaggio, con il solo rumore della carrozza e della frusta ai cavalli, mentre osservava i filari di alberi in quella giornata coi profumi della primavera, Chanel lasciò vagare i suoi pensieri e si soffermò sugli ultimi acquisti, quelli precedenti alle due bestie che stavano portando a casa.
Le ultime vendite erano andate bene. Le ragazze prese, schiavizzate e vendute erano di ex buona famiglia, ridotte al lastrico dalla rivoluzione e rapite.
Avevano anche preso qualche popolana ma si era rivelato un pessimo affare. Avevano lasciato qualche traccia e avevano rischiato di essere prese.
Così si era lasciata convincere a tentare quella nuova strada, acquistando le figlie dei contadini in altra nazione. Costavano poco ma le sembravano troppo grezze.
Tuttavia, prima di rinunciare, avrebbero dovuto quantomeno provarci, addestrarle, schiavizzarle fortemente e vedere cosa sarebbero riuscite ad ottenere.
Purtroppo, se una ragazza è grezza a 20 anni, è difficile farle acquisire quella classe che, se posseduta, viene pagata profumatamente dagli acquirenti.
Era anche difficile ottenere quella completa schiavitù alla quale erano abituate loro che erano state schiave dei pigmei.
Almeno, stando seduta sulla faccia della schiava, erano attutiti i lamenti.
di
scritto il
2024-05-24
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