Bagnetto alla pupa

Scritto da , il 2022-01-24, genere etero

Le alzate di ingegno sono ok, ma lasciatele a chi l'ingegno ce l'ha davvero. Se al contrario siete delle dementi come la sottoscritta, lasciate perdere. Sono duecento metri che me lo ripeto. E lo farò, a occhio per i prossimi quattro-cinque minuti. Il tempo di arrivare a casa. E con parole analoghe e molto meno lusinghiere. Direte: cosa c'è di meno lusinghiero che darsi della demente? Lasciate fare, so io.

Avevo finito di lavorare presto, molto prima del solito. Avrei potuto fare qualsiasi cosa. Che ne so, leggere, ascoltare musica, rompere il cazzo per telefono a qualche amica. No. Tanto si è aperto, vado a correre. Già quando sono uscita dal parco ricominciava a fare qualche goccia. L'ultimo chilometro, Geostorm.

Apro la porta di casa e mi accorgo che Luca è tornato. Grondo dalla cima dei capelli in giù. Mi tolgo le ultraboost per non fare casino dentro casa, ma è inutile. Mi casca talmente tanta acqua da tutte le parti che sto inzuppando lo zerbino. E comincio pure ad avere freddo. Ah già, dimenticavo: visto che si "era aperto" non mi sono messa nemmeno l'antipioggia.

Luca, che mi ha sentita aprire la porta ma non mi vede, chiama: "Dove sei?". "Nel salone dei ricevimenti". Ma dove cazzo vuoi che sia? Non è che la casa sia così grande, no? Si affaccia dal bagno asciugandosi le mani e fa "oh, cazzo". "Fai qualcosa", gli dico. "Spogliati e fatti una doccia calda, asciugo io". "No, apri l'acqua, voglio un bagno... caldo, eh?".

Immersa sotto la coltre soffice, riscaldata fino a un attimo prima che diventi ustione, valuto se farmi lo shampoo. Ma sì, tanto i capelli dovrò comunque asciugarmeli. Luca entra in bagno con due bicchieri di negroni, gli sorrido. Mi fa piacere che sia venuto a farmi compagnia. Ok, lasciamo perdere lo shampoo. Si siede sull'angolo della vasca, mi porge il bicchiere. "Dove l'hai preso il gin? Al supermercato era finito". "E' un segreto riservato a pochi eletti, non posso rivelarlo". "Dovrei cominciare a punirti ogni volta che fai lo stronzetto...". "Tipo?". "Tipo bucarti le gomme". "E poi chi ti porta in giro?". "La mia macchina...". "Avvisa la Protezione civile, prima". "Stronzo". "Ma perché sei andata a correre con questo tempo?". "Ma perché prima non faceva sto cazzo di tempo, si era aperto... e poi volevo fare il circuito".

C'è un attimo di silenzio che ci fa capire che, fuori, l'unica cosa aperta in questo momento sono le cataratte del cielo. Mi domanda "minchia, il circuito completo?" nello stesso momento in cui esclamo "cazzo, mi sono dimenticata di prendere il tempo!". Ride, per la pura e sadica soddisfazione di prendermi per il culo. Il negroni, però, è buono. Solo l'acqua non è più così calda. Gli lancio un sorriso e uno sguardo da Mille e una notte.

- Schiavo, ancora acqua calda e ancora bagno schiuma...

- Famo er bagnetto a'a pupa.. - ridacchia.

Cazzeggiamo per un po'. Lo guardo. Rispetto a quando sono tornata si è solo tolto la giacca e le scarpe, ha ancora camicia e cravatta. Cazzo come ci sta bene. E poi c'è una cosa che non gli ho mai detto ma che prima o poi gli dirò. Lo trovo irresistibilmente sexy quando beve. Non in generale, solo quando beve il negroni con questi bicchieri qui. Se siamo, che cazzo ne so, al ristorante o al bar oppure lui si beve un vodka lemon non mi fa né caldo né freddo. Con questi bicchieri qui, e con il rosso del negroni, invece sì. Perché sono quadrati e lui si porta alla bocca uno degli angoli smussati e manda giù così, con la scorza di arancio e il ghiaccio che gli sbattono sulle labbra. E quelle mani bellissime che reggono il bicchiere. A voi non capita mai di andare fuori di testa per un dettaglio? A me sì, spesso. Pure troppo. E pure per troppi dettagli, ma questa è un'altra storia.

La storia di questo momento invece - e potrei dire in modo sostanzialmente inconsapevole - è che al riparo del manto bianco della schiuma mi porto una mano in mezzo alle gambe. Ora non mettetevi a pensare a una sditalinata furiosa, eh? E' tutto molto ma molto soft, come la schiuma, appunto. E inoltre non saprei nemmeno dire se mi eccito perché mi sfioro il grilletto o se piuttosto mi sfioro il grilletto perché sono eccitata. Diciamo che è uno di quei momenti un po' così, di transizione. Però, cazzo, lo guardo e mi dico che dovrei rendermi conto più spesso di quanto è bello. Cazzo.

Finisco il negroni e allungo la mano tipo "mi aiuti ad alzarmi?". Un piccolo sforzo dei suoi bicipiti, un piccolo lavoro dei miei addominali... et voilà! Venere che emerge dalla spuma del mare!

Mi guarda con un'espressione che: a) conosco benissimo e mi gratifica; b) non so decodificare fino in fondo; c) ogni volta mi domando "davvero? davvero?".

Lo so che gli piaccio, lo so bene. Sono fregna. Sono oggettivamente fregna. Magari del tipo slim-blonde, ok, ma ho bisogno di conferme. Ogni volta è come la prima volta. Ti piaccio? Davvero ti piaccio? E come è possibile che ti piaccio? Mi vuoi sempre come quando non avevi nemmeno il coraggio di baciarmi? Mi vuoi anche se hai capito che tipo sono? Che a volte è difficile? Sei sicuro-sicuro che non mi vorresti diversa? Non mi vorresti, che ne so, con le tette a pera e i capezzoli grossi e scuri? Più carne dove affondare le dita? Occhi neri? Pancino tondo, cosce un po' più cosce? Riccia, rossa? Sguardo tipo "so' tutta 'n foco" invece di questo sorrisetto del cazzo che finge ironia e distacco ogni volta che avrei voglia di essere stuprata sul pavimento?

"Mi aiuti a togliere la schiuma?", gli dico. Avrei voluto fare la voce da ochetta ma, peccato, non mi è venuta bene. Lui fa per prendere il doccino, lo fermo con un "ma no...". Devi usare le mani, voglio le tue mani addosso, è chiaro il concetto? Faccio un disegnino?

Lo capisce e lo fa. Un po' troppo stile-autolavaggio, ma lo fa. Una nuvoletta dispettosa si è intestardita sul capezzolo sinistro, la fa volare via con un soffio. Brividino. Risatina. Esco dalla vasca e l'acqua precipita sul tappetino. Ci guardiamo negli occhi, sono certa che ha capito. Ora non mettetevi a chiedere come e perché lo so, sono cose che si avvertono e non si spiegano. Gli prendo le mani e gli sorrido.

- Scopiamo?

Mannaggia, avrei dovuto dirgli “mi scopi?”. Dichiararmi oggetto e non soggetto, passiva e non attiva, pronta a essere sottomessa in ogni modo. E’ una cosa che gli fa partire più velocemente l’ormone. A lui come a un sacco di ragazzi, del resto. Invece mi è uscita così, pazienza, recupererò.

Nei secondi di silenzio che seguono ci guardiamo negli occhi come se fosse una sfida a due. Lui tenta di reprimere inutilmente un sorrisino stringendo le labbra a culo di gallina. Risponde che aveva in mente un'altra cosa. No, attenzione, non è che non gli va di scoparmi ora. E' che deve fare lo stronzo, date retta a me. In un certo senso ci sta pure che faccia lo stronzo. Abbiamo cominciato in modo troppo soft per precipitarci a chiavare contro le piastrelle, per dirne una. E quindi alla mia domanda - in puro stile mandato-esplorativo - su cosa avesse in mente, risponde con quella faccia di cazzo che si ritrova che avrebbe potuto fare un altro paio di negroni e molestarmi sessualmente mentre cucinavo.

Questa fantasia, è chiaro, se l'è inventata adesso. Per prendere tempo, menare il can per l'aia, provocarmi. Nonostante tutto, però, un crampetto me lo regala. Sapete, è bravo a leccare. E se davvero volesse inginocchiarsi dietro di me e leccarmela mentre cucino, beh… wow! Tuttavia, con un vero e proprio flash, mi compare improvvisamente davanti agli occhi la road map: so come inizia, so come va avanti, so come finirà. Oddio, per come mi conosco non posso proprio essere certa di come finirà, c'è sempre un momento in cui perdo il controllo. Però vabbè, intanto incominciamo.

Per meglio dire: intanto comincio. Non è che devo aspettare il permesso di qualcuno. Gli slaccio la cintura dei pantaloni e gli dico che pensavo di ordinare su Glovo, che non mi va di cucinare. Non reagisce, mi guarda con sufficienza e mi fa "mi stai bagnando". "Sapessi io...". Per convincerlo di più gli apro i pantaloni e gli confesso che sennò potrei fargli la carbonara. Partono domande tipo se ho comprato le uova, il guanciale e il parmigiano. Per convincerlo proprio meglio-meglio gli infilo una mano sotto l'elastico delle mutande e rispondo che il parmigiano già c'era e che - per chi cazzo mi hai presa, per una che fa la carbonara con la pancetta? - certo che ho preso le uova e il guanciale. Quello che non ci diciamo, ma che sappiamo entrambi, è che il cazzo non mente, Luca. Non dico che sia duro come un sasso ma di certo non è a riposo. Sarebbe anche l'ora di piantarla, no?

- Ti asciugo e andiamo di là?

No, non mi asciughi e non andiamo di là. Qui. "Qui?". Sì, qui, sul lavandino e non chiedere perché. Nulla da fare, lui deve chiedere, deve sapere. Deve fare l’homo sapiens sapiens quando invece io vorrei un bisonte infuriato. "Perché qui?", mi fa venendomi alle spalle. Lo perdono solo perché mi prende le tette tra le mani. "Perché sì", rispondo. E’ l’unica risposta possibile.

Perché c'è il motivo, mi è perfettamente presente il motivo. Ma dirglielo è troppo lungo. E no, mi dispiace, non c'è nessun rimando a scopate clandestine nelle toilette dei locali, nessuna nostalgia per quelle cose affrettate fatte di "che sorca che sei, che cazzo che c'hai, com'è che ti chiami?, dai che sto venendo". Niente di tutto questo. Ho solo voglia di guardarmi allo specchio. E sì, certo, lo sa pure lui che mi piace guardarmi allo specchio, mi è sempre piaciuto. Ma anche "di là" c'è uno specchio, accanto al letto. Peccato che io, che cazzo ci volete fare, non voglio quello specchio, voglio questo. Voglio guardarmi bene in faccia. Ecco, se adesso dovessi spiegare a lui o a qualcun altro perché voglio guardarmi in faccia, beh lo ammetto, non saprei proprio. Come si dice in questi casi, chissà che mi è preso. Però posso spiegare cosa voglio vedere. Voglio vedere la mia faccia che cambia, si deforma, le smorfie che faccio. Voglio vedere il vetro che si appanna del mio ansimare, del fiato che esce quando strillo. Le labbra morse dai denti o la bocca spalancata. Anzi, meglio, facciamola più difficile. Gli direi di bendarmi e di essere LUI a descrivere con esattezza la mia trasfigurazione. Luca, tesoro, fottimi e dimmi ciò che vedi sul mio viso. Ne sarebbe capace? No, non credo. Nemmeno io lo sarei. E in ogni caso, davvero, come cazzo pensate che possa spiegargli tutto questo, in questo momento?

Avete capito, adesso, perché l'unica risposta possibile era "perché sì"?

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