Una fantasia insieme Parte2
di
Mr. Him
genere
scambio di coppia
Parte 2 – Il mattino dopo e la seconda ronda
Il sole di luglio filtrava già dalle persiane rotte quando Diana si svegliò per prima. Era sdraiata di traverso sul letto king-size, con una gamba buttata sopra il petto di Kledi e il culo ancora appiccicoso del suo sperma secco. L’aria nella stanza puzzava di sudore, figa, culo e sigarette spente. Mimoza russava piano dall’altro lato, nuda, con i capelli appiccicati alla fronte e una mano infilata tra le cosce come se nel sonno continuasse a toccarsi.
Arber era già in piedi, in mutande, appoggiato allo stipite della porta con una sigaretta in bocca. Guardava Diana con quel sorriso da predatore che le faceva stringere la figa solo a vederlo.
«Buongiorno, troia» le disse piano, buttando il fumo verso il soffitto.
Diana si stiracchiò, fece scivolare la mano sul cazzo di Kledi che, anche mezzo addormentato, reagì subito indurendosi sotto le mutande.
«’Giorno, stallone. Hai dormito bene dopo avermi sfondata?»
Arber rise basso. «Non abbastanza. Ho ancora voglia di quel culo stretto.»
Si avvicinò al letto, afferrò Diana per una caviglia e la tirò verso di sé. Lei si lasciò trascinare ridendo, finendo con il culo sul bordo del materasso. Arber le spalancò le gambe senza delicatezza, le infilò due dita nella figa ancora gonfia e umida di ieri sera.
«Cazzo, sei ancora piena del mio sperma. Senti come scivola?» Le dita entrarono ed uscirono con un rumore osceno, schiaffeggiando il clito gonfio.
Diana inarcò la schiena. «Sì… mescola tutto dentro, dai… fammi sentire quanto sono puttana.»
Kledi aprì gli occhi proprio in quel momento. Vide la scena e invece di arrabbiarsi gli si drizzò di più. Si mise seduto, prese Mimoza per i capelli e la svegliò con un bacio rude, infilandole la lingua in gola mentre le strizzava una tetta.
Mimoza mugolò, ancora intontita dal sonno. «Che cazzo… già?»
«Già» rispose lui, spingendola giù verso il suo cazzo duro. «Succhiamelo mentre guardiamo loro.»
Mimoza obbedì, prese in bocca il marito con avidità, succhiando forte come se volesse punirlo per averla svegliata. Intanto guardava di traverso Arber che ora aveva tirato fuori il cazzo e lo stava strofinando tra le grandi labbra di Diana, senza entrare, solo per torturarla.
«Dimmi cosa vuoi, puttana» le ringhiò Arber.
Diana gemette, spingendo il bacino in avanti. «Voglio quel cazzo grosso che mi spacca la figa… poi il culo… voglio sentirmi riempita da tutti e due fino a non camminare più.»
Arber non se lo fece dire due volte. Le infilò il cazzo dentro con un colpo secco, fino in fondo, facendola urlare. Diana afferrò le lenzuola, le unghie che graffiavano la stoffa.
«Cazzo sì! Più forte! Sfonda questa figa schifosa!»
Arber la scopava con ritmo brutale, le palle che sbattevano contro il culo, ogni spinta che le faceva rimbalzare le tette. Diana si masturbava il clito con due dita, venendo già dopo pochi minuti, schizzando un po’ di umori sul lenzuolo.
Mimoza, intanto, aveva smesso di succhiare Kledi e si era messa a quattro zampe accanto a Diana.
«Fammi vedere come la scopi» disse ad Arber, leccandosi le labbra. «E poi tocca a me.»
Arber uscì dalla figa di Diana con un pop bagnato, il cazzo lucido e pulsante. Lo puntò verso Mimoza e glielo infilò in bocca senza preavviso. Lei lo prese fino in gola, conati, saliva che colava sul mento, occhi lacrimanti ma eccitati.
Kledi approfittò del momento: si mise dietro la moglie, le sputò sul buco del culo e glielo infilò dentro lentamente, godendosi ogni centimetro che entrava.
Mimoza urlò sul cazzo di Arber, ma non si fermò: succhiava più forte, come se il dolore nel culo la facesse impazzire di più.
Ora la scena era simmetrica e oscena: Diana sdraiata sulla schiena, gambe spalancate, si masturbava guardando il marito che inculava la moglie mentre Arber le scopava la gola.
«Guardate che troie siamo» sussurrò Diana, la voce rotta dal piacere. «Due puttane albanesi che si fanno sfondare da due cazzi estranei… e ci piace da morire.»
Arber tirò fuori dalla bocca di Mimoza, si spostò e lo infilò nella figa di Diana di nuovo, mentre Kledi continuava a pompare nel culo della moglie. Le due donne erano vicinissime, i visi a pochi centimetri. Si baciarono, lingue che si intrecciavano, saliva che si scambiavano, gemiti che si mescolavano.
«Vieni con me» sussurrò Mimoza a Diana. «Vieni mentre mi sfondano il culo.»
Diana annuì, si strofinò il clito più forte. Entrambe vennero quasi insieme: Mimoza tremando violentemente con il cazzo di Kledi piantato fino in fondo nel culo, Diana schizzando di nuovo mentre Arber la martellava nella figa.
Dopo l’orgasmo si fermarono un attimo, ansimanti.
Arber propose: «Doccia? O volete continuare sporchi?»
Diana rise. «Sporchi. Sempre sporchi.»
Andarono tutti in bagno – un bagno piccolo, piastrelle vecchie, box doccia mezzo rotto. L’acqua calda uscì a fatica, ma bastò. Si infilarono in quattro sotto il getto, corpi che si sfregavano, mani ovunque.
Kledi prese il sapone e insaponò il culo di Diana, infilandoci un dito, poi due.
«Ti piace averlo sporco, eh?»
«Mi piace averlo pieno» rispose lei, piegandosi in avanti e appoggiando le mani alle piastrelle.
Kledi non aspettò: le infilò il cazzo nel culo bagnato, scivolando dentro facilmente grazie al sapone. Diana gemette forte, l’eco che rimbalzava sulle pareti.
Arber fece lo stesso con Mimoza: la mise in ginocchio sotto l’acqua, le infilò il cazzo in bocca mentre le strizzava le tette. Poi la girò, la piegò e le entrò nel culo senza preavviso. Mimoza urlò, ma spinse indietro.
«Cazzo sì… inculami… fammi male…»
Le due donne erano una di fianco all’altra, piegate, inculate contemporaneamente sotto l’acqua che scorreva sui corpi sudati. Si tenevano per mano, stringendo forte mentre i cazzi le aprivano senza pietà.
«Senti come mi riempie» gemeva Diana.
«Sento… è grosso… mi spacca…» rispondeva Mimoza.
Dopo qualche minuto Arber e Kledi si guardarono.
«Scambiamoci?» propose Kledi.
Arber annuì. Uscirono, si spostarono e rientrarono nelle donne opposte. Ora Kledi inculava Diana, Arber inculava Mimoza. Le sensazioni cambiavano: cazzi diversi, ritmi diversi, puzza di sesso mischiata al sapone.
Le donne impazzirono. Diana venne di nuovo solo per il cambio, il contrasto la fece esplodere. Mimoza seguì a ruota, tremando e urlando improperi.
Uscirono dalla doccia gocciolanti, ancora duri.
Tornarono in camera. Arber prese Diana e la mise a cavalcioni su di sé, facendola scendere sul cazzo con il culo. Kledi fece lo stesso con Mimoza sul letto accanto. Le due puttane cavalcavano i cazzi nei culi, rimbalzando, tette che saltavano, mani che si toccavano a vicenda.
«Voglio venire nel culo di entrambe» disse Arber.
«Anch’io» rispose Kledi.
Accelerarono. Le donne si masturbavano freneticamente mentre venivano inculate.
Prima venne Mimoza, urlando e stringendo il cazzo di Kledi con il culo spasmodico. Lui non resistette: le scaricò dentro, schizzi caldi che le riempirono l’intestino.
Arber seguì subito dopo, piantando tutto nel culo di Diana e venendo con un grugnito animale, riempiendola fino a far colare sperma bianco lungo le cosce.
Caddero tutti esausti.
Il silenzio durò qualche minuto, solo respiri pesanti.
Poi Diana rise, con la voce distrutta: «La prossima volta… vi facciamo venire tutti e due dentro di me… uno per buco… e Mimoza guarda e si masturba.»
Mimoza sorrise, le dita ancora tra le gambe. «Oppure tutti e due dentro di me… e tu guardi.»
Arber accese un’altra sigaretta. «Facciamo entrambe le cose. Abbiamo tempo.»
Kledi annuì. «Molto tempo.»
Fuori, Tirana continuava a vivere, ignara del tanfo di sesso che usciva dalle finestre aperte. Dentro, quattro corpi nudi, sudati, pieni di sperma e promesse sporche, sapevano già che quella non era la fine. Era solo l’inizio di un’estate lunga e senza regole.
Il sole di luglio filtrava già dalle persiane rotte quando Diana si svegliò per prima. Era sdraiata di traverso sul letto king-size, con una gamba buttata sopra il petto di Kledi e il culo ancora appiccicoso del suo sperma secco. L’aria nella stanza puzzava di sudore, figa, culo e sigarette spente. Mimoza russava piano dall’altro lato, nuda, con i capelli appiccicati alla fronte e una mano infilata tra le cosce come se nel sonno continuasse a toccarsi.
Arber era già in piedi, in mutande, appoggiato allo stipite della porta con una sigaretta in bocca. Guardava Diana con quel sorriso da predatore che le faceva stringere la figa solo a vederlo.
«Buongiorno, troia» le disse piano, buttando il fumo verso il soffitto.
Diana si stiracchiò, fece scivolare la mano sul cazzo di Kledi che, anche mezzo addormentato, reagì subito indurendosi sotto le mutande.
«’Giorno, stallone. Hai dormito bene dopo avermi sfondata?»
Arber rise basso. «Non abbastanza. Ho ancora voglia di quel culo stretto.»
Si avvicinò al letto, afferrò Diana per una caviglia e la tirò verso di sé. Lei si lasciò trascinare ridendo, finendo con il culo sul bordo del materasso. Arber le spalancò le gambe senza delicatezza, le infilò due dita nella figa ancora gonfia e umida di ieri sera.
«Cazzo, sei ancora piena del mio sperma. Senti come scivola?» Le dita entrarono ed uscirono con un rumore osceno, schiaffeggiando il clito gonfio.
Diana inarcò la schiena. «Sì… mescola tutto dentro, dai… fammi sentire quanto sono puttana.»
Kledi aprì gli occhi proprio in quel momento. Vide la scena e invece di arrabbiarsi gli si drizzò di più. Si mise seduto, prese Mimoza per i capelli e la svegliò con un bacio rude, infilandole la lingua in gola mentre le strizzava una tetta.
Mimoza mugolò, ancora intontita dal sonno. «Che cazzo… già?»
«Già» rispose lui, spingendola giù verso il suo cazzo duro. «Succhiamelo mentre guardiamo loro.»
Mimoza obbedì, prese in bocca il marito con avidità, succhiando forte come se volesse punirlo per averla svegliata. Intanto guardava di traverso Arber che ora aveva tirato fuori il cazzo e lo stava strofinando tra le grandi labbra di Diana, senza entrare, solo per torturarla.
«Dimmi cosa vuoi, puttana» le ringhiò Arber.
Diana gemette, spingendo il bacino in avanti. «Voglio quel cazzo grosso che mi spacca la figa… poi il culo… voglio sentirmi riempita da tutti e due fino a non camminare più.»
Arber non se lo fece dire due volte. Le infilò il cazzo dentro con un colpo secco, fino in fondo, facendola urlare. Diana afferrò le lenzuola, le unghie che graffiavano la stoffa.
«Cazzo sì! Più forte! Sfonda questa figa schifosa!»
Arber la scopava con ritmo brutale, le palle che sbattevano contro il culo, ogni spinta che le faceva rimbalzare le tette. Diana si masturbava il clito con due dita, venendo già dopo pochi minuti, schizzando un po’ di umori sul lenzuolo.
Mimoza, intanto, aveva smesso di succhiare Kledi e si era messa a quattro zampe accanto a Diana.
«Fammi vedere come la scopi» disse ad Arber, leccandosi le labbra. «E poi tocca a me.»
Arber uscì dalla figa di Diana con un pop bagnato, il cazzo lucido e pulsante. Lo puntò verso Mimoza e glielo infilò in bocca senza preavviso. Lei lo prese fino in gola, conati, saliva che colava sul mento, occhi lacrimanti ma eccitati.
Kledi approfittò del momento: si mise dietro la moglie, le sputò sul buco del culo e glielo infilò dentro lentamente, godendosi ogni centimetro che entrava.
Mimoza urlò sul cazzo di Arber, ma non si fermò: succhiava più forte, come se il dolore nel culo la facesse impazzire di più.
Ora la scena era simmetrica e oscena: Diana sdraiata sulla schiena, gambe spalancate, si masturbava guardando il marito che inculava la moglie mentre Arber le scopava la gola.
«Guardate che troie siamo» sussurrò Diana, la voce rotta dal piacere. «Due puttane albanesi che si fanno sfondare da due cazzi estranei… e ci piace da morire.»
Arber tirò fuori dalla bocca di Mimoza, si spostò e lo infilò nella figa di Diana di nuovo, mentre Kledi continuava a pompare nel culo della moglie. Le due donne erano vicinissime, i visi a pochi centimetri. Si baciarono, lingue che si intrecciavano, saliva che si scambiavano, gemiti che si mescolavano.
«Vieni con me» sussurrò Mimoza a Diana. «Vieni mentre mi sfondano il culo.»
Diana annuì, si strofinò il clito più forte. Entrambe vennero quasi insieme: Mimoza tremando violentemente con il cazzo di Kledi piantato fino in fondo nel culo, Diana schizzando di nuovo mentre Arber la martellava nella figa.
Dopo l’orgasmo si fermarono un attimo, ansimanti.
Arber propose: «Doccia? O volete continuare sporchi?»
Diana rise. «Sporchi. Sempre sporchi.»
Andarono tutti in bagno – un bagno piccolo, piastrelle vecchie, box doccia mezzo rotto. L’acqua calda uscì a fatica, ma bastò. Si infilarono in quattro sotto il getto, corpi che si sfregavano, mani ovunque.
Kledi prese il sapone e insaponò il culo di Diana, infilandoci un dito, poi due.
«Ti piace averlo sporco, eh?»
«Mi piace averlo pieno» rispose lei, piegandosi in avanti e appoggiando le mani alle piastrelle.
Kledi non aspettò: le infilò il cazzo nel culo bagnato, scivolando dentro facilmente grazie al sapone. Diana gemette forte, l’eco che rimbalzava sulle pareti.
Arber fece lo stesso con Mimoza: la mise in ginocchio sotto l’acqua, le infilò il cazzo in bocca mentre le strizzava le tette. Poi la girò, la piegò e le entrò nel culo senza preavviso. Mimoza urlò, ma spinse indietro.
«Cazzo sì… inculami… fammi male…»
Le due donne erano una di fianco all’altra, piegate, inculate contemporaneamente sotto l’acqua che scorreva sui corpi sudati. Si tenevano per mano, stringendo forte mentre i cazzi le aprivano senza pietà.
«Senti come mi riempie» gemeva Diana.
«Sento… è grosso… mi spacca…» rispondeva Mimoza.
Dopo qualche minuto Arber e Kledi si guardarono.
«Scambiamoci?» propose Kledi.
Arber annuì. Uscirono, si spostarono e rientrarono nelle donne opposte. Ora Kledi inculava Diana, Arber inculava Mimoza. Le sensazioni cambiavano: cazzi diversi, ritmi diversi, puzza di sesso mischiata al sapone.
Le donne impazzirono. Diana venne di nuovo solo per il cambio, il contrasto la fece esplodere. Mimoza seguì a ruota, tremando e urlando improperi.
Uscirono dalla doccia gocciolanti, ancora duri.
Tornarono in camera. Arber prese Diana e la mise a cavalcioni su di sé, facendola scendere sul cazzo con il culo. Kledi fece lo stesso con Mimoza sul letto accanto. Le due puttane cavalcavano i cazzi nei culi, rimbalzando, tette che saltavano, mani che si toccavano a vicenda.
«Voglio venire nel culo di entrambe» disse Arber.
«Anch’io» rispose Kledi.
Accelerarono. Le donne si masturbavano freneticamente mentre venivano inculate.
Prima venne Mimoza, urlando e stringendo il cazzo di Kledi con il culo spasmodico. Lui non resistette: le scaricò dentro, schizzi caldi che le riempirono l’intestino.
Arber seguì subito dopo, piantando tutto nel culo di Diana e venendo con un grugnito animale, riempiendola fino a far colare sperma bianco lungo le cosce.
Caddero tutti esausti.
Il silenzio durò qualche minuto, solo respiri pesanti.
Poi Diana rise, con la voce distrutta: «La prossima volta… vi facciamo venire tutti e due dentro di me… uno per buco… e Mimoza guarda e si masturba.»
Mimoza sorrise, le dita ancora tra le gambe. «Oppure tutti e due dentro di me… e tu guardi.»
Arber accese un’altra sigaretta. «Facciamo entrambe le cose. Abbiamo tempo.»
Kledi annuì. «Molto tempo.»
Fuori, Tirana continuava a vivere, ignara del tanfo di sesso che usciva dalle finestre aperte. Dentro, quattro corpi nudi, sudati, pieni di sperma e promesse sporche, sapevano già che quella non era la fine. Era solo l’inizio di un’estate lunga e senza regole.
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