China meets Japan. 中國 vs 日本国

Scritto da , il 2021-09-26, genere saffico

China meets Japan
中國 vs 日本国

La nuova infermiera armeggia nella preparazione dei farmaci per la terapia nel reparto di Medicina Interna.
La incrocio in corridoio e il suo volto magnetizza il mio sguardo.
Inequivocabilmente di origini cinesi.
Lei subito mi nota, mi riconosce e mi saluta; sono stata sua docente in uno dei corsi che ha seguito per laurearsi.
Soddisfazione e il piacere di rivedersi, di lavorare insieme, ma una luce diversa illumina il suo sguardo e io ricambio scrutandola con interesse.
Chiacchierina la fanciulla!
Ma è un piacere vedere i suoi occhi sorridenti, che mi saettano di sguardi al di sopra della mascherina. In effetti al corso di infermieristica non c'è mai stato il tempo di scambiare due chiacchiere lasciando sublimare la nostra comune origine orientale.
Sembra che mi mangi con gli occhi e mi lascio intenerire da questo volto giovane, da questa parlantina e dai continui e gratuiti complimenti che questa bella ragazza continua a farmi.
Un gioco di sguardi prende il posto sulla scena e si impone sui discorsi, che di colpo perdono significato scemando in un brusio di sottofondo.

E così, a fine turno le chiedo se può farmi lei il prelievo di sangue per il dosaggio degli anticorpi anti SARS-CoV2.
Sorride entusiasta e lusingata per la mia preferenza e nel piccolo studio mi siedo di fronte a lei.
Le porgo il braccio nudo e lei me lo avvolge nel suo laccio emostatico.
Mi fa notare che quel laccio non lo usa mai, se non per circostanze particolari, utilizzando per i pazienti quello del reparto.
Le sorrido, ora sono io a essere lusingata.
Mi tasta delicatamente la piega del gomito, valutando il mio patrimonio venoso.
Una vena qui, un'altra poco distante, un'altra più piccola si sta gonfiando piena di sangue, sulla parte laterale.
Sento il tocco leggero delle sue dita sulla mia pelle.
Carnagione giallastra su carnagione giallastra; ora la fine discrepanza dei colori legati alle differenti razze svaniscono, e, qui in Italia, si ritrovano in stretto contatto caratteri somatici trasmigrati da mondi lontani.
La osservo da vicino, il suo volto attento, i suoi capelli lunghi, raccolti sulla nuca, biondeggiano avvicinandosi all'estremità della coda sfumando dal nero corvino.
Le sue dita continuano a indugiare sfiorandomi delicatamente il braccio e io mi lascio indagare, percependo il tocco dei suoi polpastrelli come velate carezze.
Guardo il suo collo dalla pelle chiara che scompare celato dalla divisa e immagino le sue forme, al di sotto della casacca blu da infermiera.
Improvvisamente scorgo una spallina del suo reggiseno che le è scivolata dalla spalla e si palesa timidamente poco oltre il confine della manica corta della sua divisa.
Un'immagine di una sensualità travolgente sotto i miei occhi rapiti.
Un semplice lembo grigio chiaro è sufficiente per scatenare una galassia di fantasie nella mia mente che avvampa di desiderio.
Il suo giovane seno, la spalla nuda che immagino sotto la casacchina, e quella spallina ribelle che scivola e viene catturata dal mio sguardo; sento crescere il calore alla base del collo e percepisco una piacevole contrazione ai capezzoli, figurandomi la giovane cinesina sotto i suoi vestiti.
Lei continua a tastarmi le vene, indugiando con i suoi polpastrelli in quelle che ormai sono palesi carezze camuffate da consuetudini lavorative.
A malincuore abbandono la visione della spallina del reggiseno, sfioro con lo sguardo il petto della ragazza, ma nessun dettaglio trapela oltre il tessuto di cotone.
Risalgo lungo il collo, supero la mascherina e incrocio i suoi occhi.
La giovane non sta più guardando il mio braccio in cerca di vene ed è come se mi tuffassi nella sua mente, sperando in un suo turbamento.
I suoi occhi scuri si perdono nei miei, mentre la sua mano destra mi lambisce ancora il polso per tenermi il braccio in posizione, e le dita della sinistra palpeggiano le mie vene senza più preoccuparsi di cercare il sito per il prelievo.
Solo poco meno che carezze sulla superficie del mio braccio, e ricomincia un intrigante gioco di sguardi.
Nessuna parola turba un silenzio che si approfondisce come un abisso.
Il tempo si dilata e perde significato mentre le nostre fantasie si incrociano e aleggiano per mano in un vortice di brezza nella culla del Celeste Impero, nei coni calcarei dello Yunnan, lungo le rive dello Yangtze Kiang, o meglio il Chang Jiang, il Fiume Azzurro.
Le sue dita accarezzano il mio braccio, incapaci di prendere una decisione, timorose di scalfire la magia di quel momento.
E la spallina del reggiseno occhieggia dalla manica della casacca blu, invitandomi a violare una soglia che mi condurrà lungo un sentiero alla scoperta del suo giovane corpo.

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