Michi ha trovato il cazzo di un toro

di
genere
corna

Mi piacciono i racconti osceni. Cioè non quelli solo pornografici, del tipo che qualche volta mi hanno pure chiesto di scrivere. Certe volte nella mail mi trovo cose come: “Ciao, scriveresti da una mia idea?”
E io dico: “Certo, esponi l’idea.”
“Mamma ha 45 anni, voglio un racconto in cui mi dà un sacco di botte, ma poi io vinco e la inchiodo al pavimento e lei alla fine si prende un sacco di sborra in faccia...”
E io clicco e blocco l’individuo. Non perché non mi piaccia l’idea di una focosa lotta tra mamma e figlio o la sborra in faccia, non capite male, ma presentarle come fossero storie degne di essere narrate è difficile. C’è tanto bene Pornhub per queste cose...
Oggi mi è arrivato un altro tipo di mail. È da due mesi che un tale insiste e pretende di mandarmi una foto del suo cazzo.
Ho declinato in tutte le maniere, l’ho ignorato, ho cercato di psicanalizzarlo.
Gli ho chiesto: “Ma voi uomini quale dei sette cerchi del Paradiso toccate quando finalmente riuscite a mostrare il pistolino a una sconosciuta per e-mail?”
Cioè molti mi conoscono, sanno che sono femmina, ma per l’utente in questione potrei anche essere un pensionato milanese di 70 anni.
E invece lui niente.
Ha mandato una foto dei suoi pantaloni da ufficio grigi e ha scritto: “Tu devi guardarlo… Mettiti lì e non staccare gli occhi dallo schermo. Voglio mostrarti esattamente cosa c’è qui sotto, il mio cazzo è una cosa rara, e voglio che tu lo memorizzi e lo descriva. Tu te ne stai lì a guardare e basta, e sono sicuro che sarà la cosa più strepitosa che hai mai visto in vita tua.”
Un cazzo è un cazzo, anche se fosse un superdotato, cosa dovrebbe avere di così speciale? È un salsiciotto di carne, sì, è vero, può fare magie se gli fai piangere una lacrima di gioia. Ma rimane quello che è, un cilindro rosa. O nero. Be’, dipende.
Allora scrivo: “Qui stiamo insistendo troppo, no?”
E ricompare: “Guarda che ti sto facendo un favore, una cosa così tu non l’hai mai vista e non la vedrai mai da nessuna parte.”
Allora scrivo: “È lungo 40 cm?”
“No.”
“È sbucciato almeno?”
“Che?”
“Intendo dire se almeno sei circonciso.”
Dice: “No. Ma che è? Perché dovrebbe?”
Mi spiego: “Dalle mie parti si sbuccia la frutta e non mi piace mangiarla così.”
“So che ora stai cercando di immaginartelo, ma il mio cazzo non può essere descritto a parole. È una cosa speciale, unica. Quindi dimmi se vuoi vedere questa foto.”
“Non la voglio. Perché invece non mi fai vedere la tua faccia? Tanto potresti avere il cazzo migliore del mondo, ma se sei uno scorfano, scorfano resti.”
“Impossibile. Sono timido.”
“Ah, è per questo che ti levi le mutande, ti fai una foto e la mandi agli sconosciuti?”
“Sì.”
Silenzio.
Mi è arrivato un altro messaggio e stavolta è la mia migliore porcamica, Michela. Dice che ha bisogno del mio aiuto.
Un’altra mail. “Prima o poi lo vedrai, lo sai? Non gli scapperai in eterno.”
Roba da matti.
Adesso scrivo: “Tu di sicuro c’hai una faccia da cazzo, ecco perché il muso non lo mandi.”
Scrive: “Te lo faccio vedere dal vivo allora. Dove stai?”
“Io? In Abruzzo. Ma tu non mi fai vedere un cazzo proprio, che ti denuncio.”
“Tu non sai chi sono io.”
Scrivo: “Non so chi sei, ma so dove stai andando, dritto a fare in culo.”
Questa poi.
“Lo sai chi sei tu?”
Dico: “No. Chi sono?”
“Da voi in Abruzzo si dice: voccapè.”
Ok. Non parlo più.
“Io sono il proprietario del cazzo più piccolo della regione Lombardia!”
E con questo chiude.
Il campanello suona. Balzo all’indietro. Un raggio lucente sfiora la mia faccia appena apro la porta. C’è Michela e ha quell’espressione folle che le vedo tutte le volte che riesce a organizzare qualcosa che richiede la presenza di più di tre persone.
E ultimamente si è data a fare Mistress Michela, così non ci facciamo mancare niente. I suoi occhi brucianti mi fissano.
Entro e lei mi viene dietro, ma già mentre cammino a passi lunghi attraverso la mia sala dice: “Ho un collega al lavoro che vuole provare a fare il bisex.”
Prima che iniziasse a scrivermi quel matto che vuole mandarmi il pisello e che arrivasse lei, sentivo una pace.
E lei sta gesticolando: “Non sono mai stata una fanatica di queste cose, ma abbiamo provato lo strapon ultimamente e adesso lui dice che vuole un cazzo vero.”
Non ho capito a che servirei io: “Spiegati meglio.”
“C’è un doppio problema. Il primo è che convive, ma io l’ho convinto col tempo a dire la verità a casa perché era una tortura organizzarsi sempre senza farsi beccare dalla sua compagna. Il secondo è che lui vuole pure essere cornuto. Devo trovare un uomo che accetta di scoparsi prima la signora e poi lui.”

E io chiedo: “Ma perché devi farlo?”
“Come perché? Io sono la padrona, lui si affida a me, io sono tutto. Lui aspetta che io realizzi ogni cosa! Capisci o no?”
Boh, io so che nemmeno gli dèi realizzano ogni cosa, ma queste dee coi tacchi a spillo a volte si convincono di essere onnipotenti.
E lei va avanti, ha raggiunto la mia credenza. Si impadronisce della Nutella e ora una fetta biscottata è tutta cosparsa. Con quelle labbra impastate di cioccolata dice: “C’è anche il problema che lui ha paura di un cazzo grande. Per il suo culo in primis e poi perché dice: vuole essere cornuto ma non lasciato, se arriva uno col cazzo meglio del suo e la sua donna poi lo preferisce? Eh?”
Fino a dieci minuti fa il più grosso dei miei problemi era far smettere un utente fastidioso di implorarmi di guardargli il cazzo.
“Ma scusa, se la signora nemmeno lo sa, come la convincerai a darla a un perfetto sconosciuto?”
Michela dice: “Dobbiamo trovare il cazzo perfetto.”
Fino a un’ora fa il mio problema maggiore era decidere se mangiare cappelletti o spaghetti a pranzo.
Dico: “Potremmo proporgli il cazzo più piccolo della regione Lombardia.”
Lei indietreggia, verso il lavandino della mia cucina, posa la mia Nutella, lava il coltello, poi si piega in due dal ridere: “Che, hanno fatto il concorso?”
Le mostro i messaggi del tizio che millanta di aver il cazzo più piccolo della Lombardia e allora mi dice di fargli la proposta oscena.
Se ne va seguita da una scia di Black Opium e da un flusso di raccomandazioni.
Tutto questo accade perché io l’ho coinvolta a leggere le porcherie. Un tempo ci divertivamo facendo le imitazioni dei gabbiani al mare... e lanciando lo sgorgalavandini agli scorpioni, ma vabbè. Dopotutto, questo è il business di famiglia. Mica ho iniziato io, qui. Ma non è il momento di parlarne.
Scrivo:
“Devo vederti dal vivo. E non sono l’unica: ci sono almeno altre tre persone che vogliono vedere cosa hai lì sotto, ma devi venire qui da me.”
“Chi sono queste persone? Che cosa c’entrano?”
“Ho un’amica che fa la mistress e ha uno schiavo che vuole essere reso cornuto e bisex. Stiamo cercando il cazzo perfetto per questa impresa e pensiamo che possa essere il tuo. Ma devi essere qui, dal vivo.”
“Non dovresti chiedermi queste cose... io ho un cazzo minuscolo, ha vinto un primato.”
“Ho capito... per quello è perfetto, non è una minaccia. Dimmi, ma non ti è cresciuto per niente a sentire i progetti della mia amica?”
“È cresciuto, è cresciuto. Tranne per quella storia del bisex, non so mica se posso fare al mio povero amico una cosa del genere, infilarlo nel culo di un uomo, che schifo...”
“Allora sei d’accordo. A noi piace sempre esagerare.”
“Mh. Io a ’sti livelli non c’ero arrivato ancora. Ma guardalo prima, dimmi se ti piace...”
“No, no, mantieni la sorpresa. E non toccarlo, tienitelo pieno per quel giorno.”
Ci sono voluti due mesi per arrivare a quel giorno. Intanto perché lui non era più così ansioso di farci vedere sto cazzo più piccolo della regione Lombardia... dietro allo schermo so tutti veloci, poi digli portalo qua e tocca implorare. Poi perché nel frattempo il Fato ha deciso di sistemare da solo la questione della signora che non sapeva delle trovate del compagno.
Michela è venuta qui due settimane fa, e la signora li aveva beccati. Quindi ora lei stessa ha detto ok alle corna. Michela dice che secondo lei è per risentimento, perché per anni le ha nascosto che andava a farsi calpestare dai tacchi a spillo. Insomma, è un casino, dovresti vedere che cortocircuito: ora lei gli dice che è un verme, che si merita le corna, e il bello è che è proprio quello che voleva lui.
Ok, è arrivato il giorno. Siamo andate a prenderlo al binario 9 e, se quest’uomo ha il cazzo piccolo, Dio fa pure pena come progettista. Insomma, lui è enorme, come ha fatto a metterglielo microscopico?
Michela sta camminando dietro di me, gli dice: “Non vedevamo l’ora di vederti dal vivo, se è vero che il tuo è il cazzo più piccolo della Lombardia, me lo prenderò pure io. Lo sai che ho un vibratore minuscolo, che si usa per l’orecchio?”
Mi sembra che lui stia ascoltando molto interessato e concentrato. Mi sembra che abbia fatto il bagno in un litro d’acqua di Giò.
Prosegue la nostra passeggiata e anche Michela: “Io non mi sono mai fatta problemi: quando vado nei locali o esco la sera... sono una grande porca quando mi ci metto. Ma ormai trovare un uomo che ti scopa è raro, ormai vogliono essere tutti cornuti, inculati, spennati...”
E lui dice: “Io non ho freni. Quando ero giovane ho fatto cose di gruppo assurde, ma adesso ormai ho raggiunto il mezzo secolo.”
Mezzo secolo? E quindi?
Mi giro io e dico che sono i nuovi vent’anni.
Ora siamo a casa di Michi. Lui afferra la sua valigia, davanti al palazzo il sole risplende. La mia amica affonda la mano nella tasca interna del cappotto, ne estrae la chiave. Poco dopo arriva anche la sua coppia di amici.
Mi giro per dirigermi verso la mia macchina. Sto posando la mano sulla portiera quando sento Michela gridare: “Dove te ne vai?”

E poi una mano sulla spalla.
Mi volto. La compagna del suo schiavo, apparentemente non cosciente di quello che è venuta a fare, mi prende da parte per informarmi che ha portato il caffè anche per me. Ha quattro bicchierini di carta in mano. Mi chiede di fermarmi.
Entro anche io in casa di Michela, nella sua camera, e mi siedo sul bordo del letto. Il compagno di questa donna è piccolino, carino, effeminato. Ci dice: “Niente mi fermerà questa volta.”
E Michela risponde: “Lo spero davvero. E poi devi fare vedere alla tua ragazza come sei bravo. Sarà come quando succhi lo strapon. Non vorremo mica lasciare questo signore nello stato in cui si trova, vero?”
Sento che succederà qualcosa di terribile in questo appartamento.
Il nostro ospite, come mi rendo conto solo ora, non ci ha detto il suo nome perché nessuno glielo ha domandato (e io l’ho sempre chiamato col suo nickname del sito che era solo “Nick-name”), dice: “Prima le signore.”
E la signora spinge il compagno verso di lui, dice: “Allora prima questa bella signorina. Prega per avere le corna, non lo vedi? La padrona dice che lei ha il cazzo più piccolo della regione Lombardia, ma io scommetto che sarà comunque tre volte l’inutile cazzo di questo cornuto.”
Nick e Michela si guardano.
Prendono tutti e due per le spalle il ragazzo, lo spingono a terra, la signora si sistema accanto a loro.
Nick tira fuori dalla cintura una cosa mai vista e gliela appoggia sulle labbra.
Lo schiavo ha la faccia tutta bianca e io pure, Michela dice: “Su, fai vedere come sei bravo con la bocca.”
Quello, isterico, singhiozza: “Mi avevi detto che era un ragazzo bello, simpatico...”
Michela dice: “Cos’ha che non va? È un gigante.”
“Ma mi avevi detto che aveva un cazzo piccolissimo, minuscolo! Che aveva pure vinto un premio da quanto era piccolo! Credevo che tu non raccontassi balle.”
Be’, lo avevo creduto anche io. Dico: “Non è colpa di Michela, ma succede sempre così quando si ordina la roba su internet. La settimana scorsa ho ordinato su Amazon un rossetto: Rouge G. Satin e invece mi hanno recapitato un caricabatterie auto, pensa te. Ho dovuto fare il reso.”
L’aspirante cornuto prova a filarsela. “Non si può fare con ’sto coso, io sono una verginella...”
La sua fidanzata ride, fa un brusco movimento della testa che le solleva una massa di capelli così neri che sembrano blu, poi si mette le mani sui fianchi. Mi sembra proprio che sia l’odio a scuoterla, anzi, non ho alcun dubbio sul significato di questa terribile esibizione.
Lei continua a ridere: “Michi ha trovato il cazzo di un toro!”
Sento la voce cattiva nel mio cervello. Dice che è anche colpa mia... dovevamo fargli attraversare questa soglia per gioco, portandolo in braccio, con amore, guidandolo verso cazzi sempre più larghi, finché ci avrebbe ringraziato delle milioni di volte in cui l’avevano inculato...
E invece ora si sta strozzando, non riesce nemmeno a mettersi in bocca la punta, lui che è così mingherlino, miserabile. Michela lo incoraggia: “Bravo! Guarda come lo lecchi bene!”
Ha davvero il cuore di chiedergli l’impossibile.
E questa perversa stronza accanto a me starnazza: “Adesso voglio vedere se te lo fai mettere davvero nel culo, cornuto!”
Ma mentre gli parla così il suo compagno lecca sempre più veloce. Il disprezzo! Ecco cosa lo fa godere. E intanto la fidanzata si vendica di quella sera in cui ha scoperto che andava da Michela.
E adesso lei si alza e sposta il fidanzato. “Be’, si era detto prima le signore, quindi ora che il cornuto l’ha insalivato prendo prima io il cazzo del toro.”
Va all’armadio, si toglie l’abito rosa, poi gli va incontro e dà le spalle al marito.
“Fai qualcosa di buono, per una volta nella tua inutile vita, slacciami questo affare” dice indicando con il pollice i gancetti del reggiseno.
Il fidanzato fa come dice lei. Lei sfila l’intimo, lo appoggia sul comò e si pianta davanti al cazzo del toro completamente nuda. In mezzo alle cosce ha una fica rosa scura, con una striscia di peluria che le sale fino alla metà del monte di Venere. Nick fissa le sue tettone con i capezzoli minuscoli e rosa, come quelle piccole rose che ho comprato io la scorsa settimana.
Lei si sdraia sul tappeto davanti a lui, che chiude gli occhi davanti alle sue cosce aperte. L’aspirante cornuto se ne sta lì in piedi, con il cervello che gli fa scintille come il mio all’idea di quello che sta per succedere. Michela dice: “Datevi almeno un bacio.”
Lei lo bacia piano e Michela si sposta vicino allo schiavo.
“Dai, tu e io, andiamo a farci belli. Devi essere sexy per quando tocca a te.”
Michela va verso l’armadio, tira fuori le sue autoreggenti a rete, un paio di mutande che avevo comprato io, ma erano troppo aperte e Michela me le ha pagate e se le è tenute. E lui la guarda come uno scemo. Si fa vestire, e le gambe depilate di questo cucciolo sono così rosa. Si fa truccare, ma è completamente congelato e nonostante il mio fard glitterato color pesca appare bianco. Vorrebbe incazzarsi, credo, ma il suo cazzo è scomparso, non ha più nemmeno le palle. Tremola come una bambolina.
Intanto il toro e sua moglie sono finiti sul letto, mentre le infila le dita nella fica già bagnata in mezzo a quel pelo nero, lei si contorce, con sospiri profondi, spingendo il bacino contro la mano di lui. Si alza, si piega sul bordo del letto. Il compagno in calze resta lì a guardare, paralizzato. È proprio con lo sguardo fisso negli occhi di lui che lei, guidandosi con la mano, si fa penetrare da dietro in un colpo solo dall’altro uomo.
Comincia a farsi fottere di brutto, cacciando dei gemiti acuti che riempiono la stanza. Si fa sbattere godendo come una pazza per ogni spinta. Quando lui le viene dentro e si stacca, lei sta lì a riprendere fiato sul letto, tutta rossa in faccia.
Si alza e va in bagno a lavarsi. Ne esce poco dopo già vestita di tutto punto, con la faccia distesa e tranquilla. Cammina dritta verso la porta senza degnare il cornuto di uno sguardo. Michela ha cacciato un barattolo di lubrificante dall’armadio, ma Nick dice che si deve riposare.
Allora facciamo merenda, è una scena surreale con quel tipo cornuto che adesso ha il grembiulino che abbiamo comprato io e la mia amica un giorno al sexy shop e la cuffietta in testa. Michela gli ha pure messo il rossetto e ci porta i biscottini Crisbie ripieni al limone e la tisana ai frutti rossi.
È passata una mezz’ora e mi sembra che Nick ce l’abbia di nuovo duro. Michela e la donna di questo depravato si scambiano un’occhiata e poi lo fissano.
Sta sciacquando le tazzine nel lavandino a spalle voltate, Michela passa il lubrificante al nostro toro e quello gli va dietro. La signora si sforza di trattenersi per non farsi sentire a ridere. Ma lui ha sentito la presenza di Nick. Si gira di scatto: l’enorme stazza di quell’altro gli copre la luce. Gli fa vedere il lubrificante, grugnisce come un porco:
“Andiamo, piccolino, lo so che muori dalla voglia. Dicono che ti piace fare la puttana e che hai un buchino stretto che aspetta solo me. Facciamoci questa festa.”
Lui fa un passo indietro:
“Ti hanno raccontato balle su di me. Non sono così frocio, era solo... un’idea malsana, ma adesso mi è passata.”
L’altro l’ha ripreso per un polso.
“Sono venuto da Varese io, e la tua signora vuole vedere lo spettacolo. Quindi ora tu mi dai il culo.”
Quello ci guarda tutte e tre:
“Dai, non fare così… tanto hai già scopato la mia compagna. Che te ne fai del culo mio? Tu non sei mica finocchio.”
Michela accorre: “Se non gli dai il culo, i cazzi per la tua compagna non li cerco più.”
Nick gli afferra il collo con forza, stampandogli le dita sulla pelle, vedo da qui i puntini rossi. Con una spinta secca lo sbatte a faccia in avanti contro il lavandino bianco. L’aspirante troia è rimasto lì, schiacciato. Dal mio angolo vedo la sua schiena curvarsi sotto il peso del mio acquisto. La voce nella mia testa dice che in realtà è colpa mia perché sono stata io che non ho voluto verificare preventivamente le specifiche del prodotto e non ho visionato le foto prima di comprare.
È così esile che gli si contano le costole una a una, sembrano i tasti di uno xilofono intenzionato a farsi suonare.
“Cameriera, se non mi svuoto le palle con te non me ne vado da qui.”
Quello lo fissa, poi fissa Michela:
“Va bene… fai quello che vuoi.”
Comunque non ci riesce a sverginargli il culo, non subito. Dopo un po’ ha perso la pazienza, spinge come un dannato e alla fine ce la fa. E quell’altro che lo prende urla e freme come una casalinga repressa. Gli si è perfino alzato. Si è addirittura strappato da dosso il grembiule da cameriera. Sta dicendo: “Finalmente, finalmente sono cornuto e sono puttana!”
Farebbe di tutto ora...
“Sono una puttana! Sono una puttana!” continua con quel ritornello, e la sua compagna dice: “Sei proprio una puttana sì. Maledetto il giorno che t’ho incontrato. Non potevo farmi una serata in discoteca? Invece sono venuta a pigliarmi a te, che non aspettavi altro che farti riempire il culo. E hai fatto diventare puttana pure a me!”
Secondo me il discorso è più complicato di così, c’è anche l’indole di ognuna, ma non posso rovinare il momento rifulgente di liquido seminale con le mie elucubrazioni, e allora dico: “Signora, non è una tragedia.”
Lei non mi sembra convinta, ma comunque adesso sta zitta. Michela tutta felice guarda la sua cameriera che le dice: “Padrona, adesso sono una troia aperta, vero?”
Michela dice: “Sìììì! Apertissima, una troia bravissima.”
Il toro lo spinge via: “Non la spreco nel tuo culo la mia sborra.”
La riversa per terra, Michela dice: “Su, cornuto, raccoglila, una cameriera lascia sempre tutto pulito.”
Forse non per sempre, ma per ora si è davvero trasformato in una zoccola col rossetto che lecca le piastrelle. Michela gli dice che non poteva farci niente, che quella furia era dentro di lui, prima o poi sarebbe uscita ed è meglio che sia successo qua con noi.
Quello sta ancora leccando il pavimento per lasciarlo pulito.
La sua compagna si è rimessa il cappotto, apre, esita un secondo e poi si gira verso di lui.
“Ho visto abbastanza, me ne posso andare?” chiede.
“Non ti preoccupare per me. A casa ci torno” le risponde.
Resta sulla soglia a girare distrattamente la maniglia, studiandolo con uno sguardo intenso, come se volesse stamparsi in testa la sua faccia, come se fosse l’ultima volta che lo vedrà. La sento tirare un profondo sospiro.
Lui si riveste e poi ci sorride e dice: “Finalmente ora sono troia, cornuto e libero. Libero! Libero!”
scritto il
2026-09-18
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