Una donna in attesa
di
Yuko
genere
sentimentali
Una donna osserva il bosco attraverso il vetro di una finestra.
Un'anima assetata in cerca di una risposta.
Vette lontane emergono a fatica da nuvole minacciose che sembrano volerle divorare.
Come naufraghi che compaiono per pochi secondi tra i flutti di un mare in tempesta che di nuovo, subito, vuole inghiottirli.
Il temporale impazza rigando il vetro di spesse gocce d'acqua.
Le immagini del bosco appaiono distorte agli occhi della donna, attraverso le bolle liquide sul vetro che alterano la realtà.
Tutto sembra irreale, un sogno rispecchiato in un vetro antico.
La realtà, spesso, non è quella che appare; difficilmente è brutta e incompleta come sembra.
Ogni lacrima è la culla di un sorriso.
Pupille dilatate dalla disperazione cercano di focalizzare dettagli attraverso lacrime che, tracimate dagli occhi, rigano un volto bisognoso di una certezza, almeno una speranza.
Sotto la pioggia impietosa e insistente un abete resta avvinto a uno stanco larice.
Passata è l'estate, quando le radici e le fronde del larice sostenevano il fragile abete, perché non cedesse alle tempeste estive.
Nel languido incanto autunnale il larice ingiallisce il suo vestito e si abbandona al riposo sotto gli occhi sgomenti del compagno con cui ha condiviso il sole.
Nessun addio è per sempre, sono falsi e ingannatori i saluti definitivi.
Dopo ogni inverno per quanto freddo e buio, rinascono nuovi germogli, perché i due tronchi continuino a sorreggersi nel lento ondulare, cullati dal vento, per crescere più forti e più alti verso il cielo.
Ma l'abete, a ogni autunno, perde le sue certezze, come la donna dietro al vetro, in cerca di una conferma, una speranza.
E con dolore rinneghiamo i nostri sogni, in attesa di una primavera che puntualmente ci sorride.
Nuvole rosa percorrono il mio cielo, anche stanotte veleranno il palpitare delle stelle e la cima del Cimon della Pala affoga tra i cumuli nembo.
Solo per questa notte.
Nulla può deludermi, perchè aver paura?
È ostile la perfezione, adoro le imperfezioni della tua anima, mi aiutano a tollerare le mie.
Una donna orientale volge la schiena al vento, i capelli le incorniciano il volto, nascondendo l'espressione dei suoi occhi, la seta del kimono aderisce al suo corpo, scolpendone i profili.
Una donna in attesa. Fino a quando? Non posso non pensare a te, impossibile dimenticarti.
Coltivo il tuo fragile germoglio tra le mani, ne ho cura come una fiammella nella tempesta che nulla può vincere.
Le fiamme tremano e si consumano: per bruciare occorre consumarsi e la sofferenza buona eleva gli affetti più sinceri. Non c'è vero amore senza un alito di sofferenza.
Tra il suono segreto dei flauti e le luci lontane della collina, io da sempre ti ho aspettata per prenderti per la mano e cantarti una dolce canzone; sempre, ancora, io ti aspetterò, in ogni luogo.
La donna dietro al vetro apre la finestra e respira l'aria frizzante di odori e umidità; la nebbia ancora lotta contro un vento nuovo, ma già ora può vedere i contorni più distinti.
Il sole sorgerà di nuovo su Higashiyama.
Un'anima assetata in cerca di una risposta.
Vette lontane emergono a fatica da nuvole minacciose che sembrano volerle divorare.
Come naufraghi che compaiono per pochi secondi tra i flutti di un mare in tempesta che di nuovo, subito, vuole inghiottirli.
Il temporale impazza rigando il vetro di spesse gocce d'acqua.
Le immagini del bosco appaiono distorte agli occhi della donna, attraverso le bolle liquide sul vetro che alterano la realtà.
Tutto sembra irreale, un sogno rispecchiato in un vetro antico.
La realtà, spesso, non è quella che appare; difficilmente è brutta e incompleta come sembra.
Ogni lacrima è la culla di un sorriso.
Pupille dilatate dalla disperazione cercano di focalizzare dettagli attraverso lacrime che, tracimate dagli occhi, rigano un volto bisognoso di una certezza, almeno una speranza.
Sotto la pioggia impietosa e insistente un abete resta avvinto a uno stanco larice.
Passata è l'estate, quando le radici e le fronde del larice sostenevano il fragile abete, perché non cedesse alle tempeste estive.
Nel languido incanto autunnale il larice ingiallisce il suo vestito e si abbandona al riposo sotto gli occhi sgomenti del compagno con cui ha condiviso il sole.
Nessun addio è per sempre, sono falsi e ingannatori i saluti definitivi.
Dopo ogni inverno per quanto freddo e buio, rinascono nuovi germogli, perché i due tronchi continuino a sorreggersi nel lento ondulare, cullati dal vento, per crescere più forti e più alti verso il cielo.
Ma l'abete, a ogni autunno, perde le sue certezze, come la donna dietro al vetro, in cerca di una conferma, una speranza.
E con dolore rinneghiamo i nostri sogni, in attesa di una primavera che puntualmente ci sorride.
Nuvole rosa percorrono il mio cielo, anche stanotte veleranno il palpitare delle stelle e la cima del Cimon della Pala affoga tra i cumuli nembo.
Solo per questa notte.
Nulla può deludermi, perchè aver paura?
È ostile la perfezione, adoro le imperfezioni della tua anima, mi aiutano a tollerare le mie.
Una donna orientale volge la schiena al vento, i capelli le incorniciano il volto, nascondendo l'espressione dei suoi occhi, la seta del kimono aderisce al suo corpo, scolpendone i profili.
Una donna in attesa. Fino a quando? Non posso non pensare a te, impossibile dimenticarti.
Coltivo il tuo fragile germoglio tra le mani, ne ho cura come una fiammella nella tempesta che nulla può vincere.
Le fiamme tremano e si consumano: per bruciare occorre consumarsi e la sofferenza buona eleva gli affetti più sinceri. Non c'è vero amore senza un alito di sofferenza.
Tra il suono segreto dei flauti e le luci lontane della collina, io da sempre ti ho aspettata per prenderti per la mano e cantarti una dolce canzone; sempre, ancora, io ti aspetterò, in ogni luogo.
La donna dietro al vetro apre la finestra e respira l'aria frizzante di odori e umidità; la nebbia ancora lotta contro un vento nuovo, ma già ora può vedere i contorni più distinti.
Il sole sorgerà di nuovo su Higashiyama.
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