Trapani a percussione

Scritto da , il 2021-01-05, genere orge

[prosecuzione di 'Jap story - Eyes wide open' di Runningriot]

Ad occhi chiusi ansimo, mentre l'eco del piacere del primo orgasmo si dissolve nelle volute di vapore che si condensano dalla mia bocca.
Sebastiano alle mie spalle continua a spingere che sembra una locomotiva a carbone. Sbattuta dentro l'auto attraverso il finestrino abbassato, non sono esattamente comoda; tocco appena coi piedi per terra, fuori dal SUV, ma il resto del corpo è accasciato sul sedile posteriore.
Non sento neanche più il male del finestrino che a metà pancia cercava di tranciarmi in due. Ad ogni botta il manzo quasi mi solleva e con l'attrezzatura che si ritrova ho preso a gemere concentrando tutte le mie afferenze sensitive tra le cosce. Non lo sento neanche più ansimare. Spero solo che non gli si chiuda una qualche coronaria e mi tocchi lavorare per fargli un by-pass in urgenza. So che il cuore, ad una certa età, non è in grado di reggere certi test da sforzo e Seba non sembra proprio più un ragazzino.
Ma che gli ha fatto Annalisa in quel teatro? Gli ha risucchiato anche l'anima. Questo martella come un fabbro e non viene mai, mi sta spolpando la pelvi; sono appena venuta, ma mi sa che questo è il primo di una lunga serie, se non svengo prima.
“Ti faccio uscire il sangue mestruale dal naso!” sento alle mie spalle, la voce rotta dallo sforzo.
Ma dove l'ha trovato questo Lord, Leone?
Ha fatto un giro a Camelot all'ultimo 'master di comunicazione al paziente'?
“Zitto e spingi, vecchietto! Tieni le forze e pompa, mi stai facendo appena il solletico con quel cantuccino che porti fra le gambe!” mento, ma mi piace tenerlo sul chi vive.
“Ah si, eh?”
Quello mi allarga ancora di più le cosce, sono quasi in spaccata e il finestrino mi si infila nel diaframma bloccandomi il respiro. Se mi vedesse Carla Fracci rimarrebbe meravigliata, se non fosse che ho il culo per aria ed un cotechino che sembra non trovare più la strada di casa.
Mi solleva di peso e mi fa gemere così forte che copro i cigolii delle sospensioni del SUV.
Di colpo si spalanca l'altra portiera ed entra una meteora. Per un attimo temo di essere travolta da un insolito destino, ma non ho neanche la forza di spostarmi per evitare un impatto che sembra ineluttabile. Sto sbavando sui sedili in pelle e non ho neanche un punto di appoggio, ribaltata come sono attraverso il finestrino.
Sento Annalisa che si lamenta e capisco che, se tutto è andato bene, Leone l'ha portata a vomitare da qualche parte. Che romantici.
Solo pochi secondi di assestamento ed Annalisa parte con un ululato peggio di un licantropo, e dire che non c'è neanche la Luna stasera.
“Cazzo, Leone, lasciamela intera, non ho neanche portato i fili di sutura!”
Sussurro, ma la frase si spezza in tanti sussulti interrotti da cigolii; il grande tosco, dietro di me, deve aver deciso di entrarmi nell'utero e rivivere una seconda gravidanza. Penso già alle smagliature che mi toccheranno questo parto al rovescio.
Leone non ha uno stantuffo fra le gambe, direi piuttosto un detonatore.
Un tipo molto espansivo.
Guardo Annalisa di fronte a me, faticando a socchiudere gli occhi. Non vedo un bel niente con questo buio, ho i capelli appiccicati alla fronte e cementati da litri di sudore; non oso pensare a quanti litri ho perso da dietro, ma è una fortuna che abbia liquidi da vendere, altrimenti Sebastiano avrebbe già acceso il fuoco, alla maniera dell'uomo preistorico.
Mi sollevo dal finestrino, ho bisogno di espandere il petto, di aria fresca.
Annaspo e nell'oscurità quasi completa afferro una tetta di Annalisa e me la tiro addosso. Le nostre bocche si cercano e fra le botte che prende lei e quelle che ricevo io, cerchiamo di darci di lingua, senza spaccarci un labbro o il setto nasale.
La cosa riesce maluccio e più che baciarci ci concediamo fugaci scambi di saliva.
Lei ansima ed io gemo, lei miagola ed io cigolo, ed alla fine decido che è meglio appoggiarle la fronte sul collo e dedicarmi a quel tampax ricoperto di vene che mi sta piallando la mucosa vaginale. Come un pelapatate, in effetti, anche il nome coincide.
Mi eccito ascoltando i suo gemiti ed io l'assordo con le mie urla, il secondo orgasmo si sta avvicinando come una bomba che ti esplode dal di dentro.
Come al rallentatore la intravedo scossa dalle spinte ritmiche del felino che, alle sue spalle, la sta sbattendo senza troppo riguardo. Più che vederla, in effetti, la sento, che sbatte sul mio corpo, che divincola la testa cercando il contatto con la mia.
Alla bionda piace così e la posso ascoltare proprio nel momento in cui le si strozza il respiro e rimane sospesa in quell'attimo eterno tra il culmine del piacere e l'esplosione dell'orgasmo.
È solo un attimo e la gola mi si serra. Finalmente mi trovo inondata da un mare caldo che si fa strada dentro di me. Alle mie spalle un rozzo rantolare di soddisfazione riproduttiva.
Accompagno lo tsunami di besciamella con un urlo che deve aver trapanato Annalisa dal timpano fino al perineo perchè sento che mi stringe a lei soffocando le mie manifestazioni canore fra i suoi capelli. Mi ansima ancora nell'orecchio, ritmata sui tempi dello stantuffo che alle sue spalle la sta montando come un mobile dell'Ikea.
Dietro di me Sebastiano sta scalando le marce e ricuperando ossigeno per le coronarie. Sono io a spingermi ancora contro di lui per prolungare il mio orgasmo e finalmente mi afferra per i fianchi e mi solleva da terra con un ultimo roco gorgoglio ed una finale iniezione di crema.
Mi distendo in un sospiro infinito che sembra svuotarmi anche l'anima. Mi dedico quindi alla bocca di Annalisa, riuscendo a scovare la sua lingua che cerca di dipanarsi nel groviglio dei suoi capelli.
Le lecco il collo e le labbra prima di aprire la bocca ed accoglierne i gemiti dentro di me.
Fuori dall'auto i due toscani si stanno parlando come se fossero al bar, ma solo per poco. Leone interrompe di colpo il futile eloquio e concentra tutta la sua potenza nel randello che sta perforando la romana, riempiendola come un insaccato. Annalisa ulula e mi sembra addirittura di percepire l'eco di un'ondata tra gli scogli, ma so che è solo suggestione.
Scossa come un'epilettica continua a piangermi in bocca mentre Leone manifesta tutta la sua soddisfazione con un campionario di apprezzamenti buoni per il seminario.
“Sti azzi!” si sente qualcuno borbottare.
“Me hoglioni!”
Non sono una che la dà via facilmente, ma devo dire che la serata ha avuto un seguito del tutto inaspettato.
Finalmente io e Annalisa possiamo baciarci come si deve. La bionda ha la lingua secca che sembra una raspa, è come se mi stesse facendo l'igiene orale. Questa notte l'ho fatta lavorare.
Ma alle nostre spalle qualcuno ha disposto diversamente.
Lì dietro, Sebastiano ha deciso, dopo il primo piatto, di proseguire col secondo.
Così, senza nemmeno chiedere il permesso. 'Toc toc... posso entrare? C'è nessuno?'
Sento che armeggia attorno al mio sfintere anale.
“Aho! Spe! Lascia che mi metta un attimo a mio agio, per queste cose bisogna fare con grazia.”
Mi districo dalla posizione malconcia in cui sono stata buttata, rialzandomi in posizione eretta dopo così tanto tempo. Un'aggiustata ai capelli. Apro la portiera con eleganza, come se fossi Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena a Versailles di fronte alla carrozza; io, così, tutta nuda all'aria aperta, poi sento la mano di Sebastiano che, impietosa, mi piega la nuca e mi sbatte dentro sul sedile. Mi prende i fianchi quasi sollevandomi e mi sistema a pecora. Ha anche l'accortezza di allargarmi le ginocchia, per non far fatica a centrare il bersaglio. D'altronde con questo buio.
Mi palpeggia un po' le tette, vista la posizione particolarmente favorevole, poi ritorna ad impugnare il microfono.
Ringrazio il cielo perchè si fa strada delicatamente, quasi con rispetto, e non è una cosa scontata.
Ma dopo l'eccitazione del momento di estasi, almeno il secondo se si escludono alcuni orgasmetti preliminari, posso ritenermi fortunata se la natura mi ha dotato di un buon apparato ghiandolare che rende l'entrata nel culo molto più agevole e gradevole sin quasi da subito.
Certo che il primo momento è sempre quello più critico.
Esce. Mi sputa sul culo. 'Wow! Che suspence, e che buone maniere!'
“Bello stretto 'sto buo di hulo!” sento dire alle spalle di Annalisa.
Capisco che Leone sta intraprendendo la stessa carriera.
Mi stringo alla mia compagna di sedile posteriore. So che la metratura di Leone non le lascia molte chances ed il rischio di una bella fistola retto-vaginale è più che concreto.
Annalisa è in attesa, quasi terrorizzata, sembra un agnello pronto per un olocausto, rassegnato.
“Leone, se le fai male giuro che te lo stacco a mo... Uuuuuuhhh!”
Sento una presenza dentro di me, Sebastiano si è accomodato ed ora aspetta giusto il tempo di dilatarmi un po' con quel crick con cui mi ha penetrata.
“Yuho, te tu sta bbonina che alla tu amiha ora le faccio la tubiera. Annalisa, te garba la fava?”
“Vedi di non sfondarmi... troppo” risponde pronta la bionda e, a volte un gesto vale più di mille parole, con le mani si allarga le chiappe in modo inequivocabile.
“私をファック、無力な豚 (Watashi o fakku, muryokuna buta)” sussurro al mio cavaliere con voce gentile e suadente. Lui ovviamente non coglie la sottile velatura ironica della mia voce e lentamente inizia il 'ciuf-ciuf' del trenino.
Vedo che Leone entra nell'abitacolo, armeggia sotto il cruscotto e ne estrae un flaconcino della Durex. Per fortuna, penso. Il pirata è conscio delle dimensioni della sua bestiola e di quelle del culo di una donna, non esattamente corrispondenti.
Pochi colpi delicati e, passato il bruciore iniziale posso iniziare ad assaporarmi la nuova condizione di 'diversamente penetrata'.
Sento le unghie di Annalisa sulla schiena, ora tocca a lei. Stringe i denti. Non è così scontato che una donna goda o che lo faccia subito, quando si entra 'dall'ingresso fornitori', tenetelo bene a mente, voi maschietti, amanti del lato B delle donne.
Ma Leone è delicato, oppure Annalisa è veramente sfondata.
La bionda si contrae e geme, ma penso sia più di dolore che di gioia, sento la sua schiena irrigidita, ma anche lei, dopo pochi giri si rilassa.
Forse il gel è un potente anestetico alla Lidocaina, ma spero che la bionda senta qualcosa e che, cioè, con cotanta supposta di carne, possa unite l'utile al dilettevole.
“Ora ti faccio un clistere di sperma!”
Cazzo, ma alle mie spalle c'è un conte di Buckingham palace, mica un rozzo di Firenze! E io che stavo per non notarlo!
Ora Annalisa inizia ad ansimare, riconosco la sfumatura tipica della femmina posseduta, che si concede al piacere. Sospiri lunghi per una penetrazione lenta, ma profonda.
Possiamo ricominciare a baciarci, appoggiate così, una all'altra.
Allungo una mano sotto il suo collo, una rapida carezza ai capezzoli e poi mi spingo fino a lambirne il ventre. Trovo la giusta entrata, al momento disoccupata e un po' triste ed inutile, e mi dedico al suo clitoride. Subito mi trovo la mano piena di un caldo stillicidio che denota che, lì dietro, la festa sta proseguendo bene per tutti e due. La romana gradisce la cortesia e ricambia prendendomi una tetta in mano. Approfondiamo la materia con esercizi di lingua adeguati alla circostanza e ci dedichiamo ai rispettivi culetti.
È diversa la penetrazione anale. Piacevole, ma così strana e diversa da quella vaginale. Bisogna farci un po' di esercizio, ne? Subito subito alla prima volta può dar fastidio o anche essere molto dolorosa. È tutto un po' più rude, ma quando inizi a secernere muco, può diventare veramente uno sballo. C'è tutto un diverso coinvolgimento psichico, l'idea di essere posseduta, sottomessa, violata.
Ma se si è consenzienti è tutta un'altra cosa, un dono speciale per il maschio, una concessione particolare. E poi, non ci sono cazzi, è bello.
Mi sento riempire, gemo, sussurro qualcosa in bocca ad Annalisa, e raccolgo il suo piacere nella mia. Tutto il mondo si ovatta, non sento più le cazzate che vengono largite generosamente, a piene mani, alle mie spalle. Annalisa mi tocca il petto, mi sfiora i capezzoli mentre è tutto un ballottar di tette. Io affondo le mie dita dentro di lei, mentre il suo corpo è scosso dalle decise botte che, ritmicamente, le entrano in culo.
È bello accogliere il piacere sessuale di una donna mentre è posseduta da un uomo, sentirne i sospiri nell'orecchio, i gemiti, ed ammortizzare i colpi di chi, poco distante, cerca il proprio godimento per sé e per la donna che sta possedendo.
Io sbatto contro di lei e lei contro di me, i suoi miagolii si mescolano con i miei urletti, sempre più frequenti, sempre più acuti. I due direttori d'orchestra si scambiano opinioni da sopra il tettuccio dell'auto, ma a noi non ce ne può fregar de meno, avvolte in un'aura di piacere condito di occasionali sfumature di dolore.
Il ritmo aumenta.
“Toccami, Annalisa...”
“Baciami Yuko...”
Sento le mani di Seba che mi stringono ai fianchi, che spostano tutto il mio corpo, per entrarmi nel culo fino in fondo, per arrivarmi in gola. Le palle che mi sbattono sulle chiappe e sfiorano la topa, la potenza virile che mi attraversa, spegnendosi nella bocca di Annalisa ed i colpi di Leone che giungono fino a me attraverso la mia compagna, come grossi cavalloni ondosi che si infrangono sulla spiaggia dopo essere esplosi di selvaggia potenza, spumeggiante bellezza, tra la battigia e le ultime onde in reflusso.
Sto per venire, gemo ed ululo.
“Annalisa...”
“Dimmi, Yuko”
“Vengo...”
“Vieni, amore, vienimi in bocca, ti prego”
Mi irrigidisco ed esplodo in un urlo, soffocato nella bocca di Annalisa. Il toro se ne accorge ed aumenta il ritmo, vuole godere insieme alla sua porca giapponese. Le mie scosse e le mie urla lo eccitano, mi spinge dentro, mi entra nel culo con tutto sé stesso. Benedetta la sensazione di riempimento che può provare una donna, e goderne fino a perdere la ragione.
Sebastiano alza la voce, gorgoglia, impreca, mi schiaffeggia il culo e poi finalmente mi infila due dita in figa, mi trapassa e mi inchioda al suo uccello che si è piantato irreversibilmente dentro di me.
Urlo il mio piacere, mi divincolo dalla bocca di Annalisa e sventro gli interni in pelle del SUV con un lacerante grido di femmina posseduta, animale selvaggio penetrato, inculato da un toro, da tutta la virilità dell'universo, da tutto il genere maschile del mondo animato.
Agito la testa, posseduta da un demone, ancora scossa da quei colpi che da dietro, nel culo, mi vogliono squartare in due, e ancora grido, mi dimeno mentre ancora Sebastiano mi inocula il suo seme, litri di sperma caldo, enteroclisi duodenale.
Annalisa mi tira i capelli, cerca di trattenermi mentre sento che le forze mi abbandonano. Sta venendo lei, adesso, ed allora mi rizzo, storco la schiena, ancora impalata in quella prodigiosa canna da pesca, mi sposto i capelli dalla bocca e le spingo la lingua in bocca. Lo spettacolo della jap che esplode con una bomba nel culo deve averla eccitata accelerandone l'orgasmo e spegnendone le ultime memorie di dolore.
Si abbandona al piacere, senza vergogna, senza remore e senza inibizioni.
“Scopami, porco, scopami più forte!”
Leone ci dà dentro, non è il tipo che necessita di incoraggiamenti.
“Prendilo, troia, prendilo tutto, ecco, tieni e tieni!”
Spinge e picchia e Annalisa rimbalza sulla mia spalla.
Io mi accascio sul sedile, mi liquefo girandomi sulla schiena. Accolgo Annalisa sul mio seno, il suo capo tra le tette. Sembra una bambina, geme e piange, stizza gli occhi, la bocca è spalancata. Urla strozzate, mentre le accarezzo il volto e la bacio delicatamente. Lì, adagiata sui miei seni, la testa si scuote sotto le ultime spinte, la avvolgo con le braccia, come un delicato gioiello sulla bambagia delle mie tette.
Sebastiano, lì fuori, si inginocchia aprendomi le cosce, inizia a leccarmela, come se stesse assaporando un sapore raro, esotico, con lentezza, come a non voler perdersi neanche una goccia della mia vagina. Me la lecca e mi regala ancora un sottile piacere, delicato e cotonoso.
Con lievi sospiri alternati a piccoli baci sulle labbra e sul collo della bionda di Roma, raccolgo il duplice orgasmo suo e di Leone, in un'estasi in cui i suoni si dileguano e, come in un sogno ad occhi aperti, vedo lentamente esplodere di piacere e poi lentamente ricomporsi i lineamenti della ragazza, spegnersi le violente contrazioni che mi giungono sul seno, dalle spinte di Leone, lontano nel tempo e nello spazio.
Poi la bionda viene infine adagiata sul sedile, i nostri corpi nudi, madidi di sudore, la prima sensazione dell'aria fresca sulla nostra pelle mentre riprendiamo a baciarci, con amore, con vero affetto. Poco distante dal nostro guscio di sentimenti, i due tori, fiere domate e docili, ci leccano affondando i musi appagati fra le nostre cosce, assetati dell'umore di donna.
“Ora ce le scambiano, ok, Sebastiano?”
“Vi scambiate sto cazzo!” intervengo io, distolta a malincuore dai baci della dama dell'urbe.
“La biondina adesso è solo mia. Ho ancora un paio di ideuzze, ma se volete, potete guardare.”
Registro lo sguardo di delusione dei due mastini, che spuntano tra le nostre cosce, in prospettiva, direttamente sotto i nostri rispettivi monti di Venere.
“Dimmi solo dove possiamo trovare un letto comodo. Ah sì, anche delle corde!”

CONTINUA

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