Il corto circuito di Winnie the Pooh - 2 Lo scannatoio

Scritto da , il 2020-03-04, genere etero

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***** 29 SETTEMBRE *****

Luca è inorridito quando, la prima volta, l'ho chiamato "lo scannatoio", sia pure ridendo. Volevo dimostrargli che non ero per nulla imbarazzata, invece un po’ lo ero. Ero divertita e eccitata dall’idea, ma non me lo aspettavo. In realtà è un appartamentino rifatto e ammobiliato con la roba dell’Ikea ma nuova di zecca, che il padre non riesce ad affittare. Non so quanto clandestinamente e quanto no Luca ha fatto una copia delle chiavi. Non è stata mica una cosa semplice. Avete presente quelle chiavi che hanno un codice, un tesserino? Beh, io no, non avevo idea che fosse così complicato.

“Non so quanto durerà, ma abbiamo un posto tutto per noi...”, mi ha detto dopo un paio di settimane che stavamo insieme. Me lo ha detto dopo avere fatto il misterioso, dopo avere aperto il portone di un condominio che non era il suo e essere scesi nel seminterrato dove sta l’appartamento. “Hai rimediato uno scannatoio?”, gli ho fatto ridendo. E lui ci è rimasto un po’ male. Ma poi mi sono fatta perdonare, cavolo se quella sera mi sono fatta perdonare.

E poi c’è una cosa che ricordo benissimo. Eravamo sul letto, stavo fumando una sigaretta. Lui si è alzato e dopo un po’ è tornato con una seconda copia delle chiavi. Me l’ha data come, che ne so, come si dà un anello. Avrei potuto metterla nel taschino della borsa. E invece no. Sono andata a prendere il mio portachiavi, un pupazzetto di Winnie The Pooh che è sempre stato il mio portachiavi. Le ho messe lì, insieme a quelle di casa mia. Ho guardato Luca e gli ho sorriso. Non so se lui l’abbia capito, ma volevo fare qualcosa di simbolico.

Me lo regalò Stefania, quel portachiavi, quasi all’inizio della nostra amicizia. Erano i primi mesi del quarto ginnasio, i primissimi. Lo ricordo perché faceva ancora caldo e lei indossava una t-shirt che mi piaceva. Era molto corta e c’era scritto “quando dormo sono simpatica”. Potrebbe essere stato ottobre. Lei era venuta a studiare a casa mia e, in una pausa, chissà perché ci eravamo confidate una comune passione infantile per i cartoni di Winnie The Pooh. Mi misi anche a cercare i dvd che avevamo in casa, senza trovarli. Solo quando rientrò mia madre appresi, costernata, che quei dvd non c’erano più da almeno un paio di anni. “Non li guardavi più, Anna, e prendevano un sacco di posto”. Ecco, a proposito di passaggi simbolici: molto più che in altre occasioni in quel momento capii, con tristezza di essere uscita dall’infanzia.

Stefania forse capì anche lei, oppure fu mossa a compassione dalla mia faccia delusa. Sta di fatto che qualche giorno dopo, passando davanti alla vetrina di un tabaccaio, mi disse “aspetta un attimo”. Entrò e tornò qualche minuto dopo con quel pupazzetto-portachiavi. C’era ancora attaccato il tabellino di carta del prezzo.



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***** 5 DICEMBRE *****

- Amore!

- Tesoro...

- Come stai?

- Mah, un po’ stanca.

- Sei pronta? Stai andando?

- Uh... sì. No, cioè, no. Prima passo per casa a cambiarmi...

- Non mi sembri contenta di andare...

- Eccome no! Hai da véde... sai che du’ palle, la festa di Natale dell’azienda!

- Ti divertirai...

- Ma non conosco nessuno! E quelli che conosco sono tutti nerd...

- Tu parli di nerd? Ahahahah... Com’è che ancora non conosci nessuno? Dopo un mese che sei lì?

- Non ti rendi conto... tu non ti rendi conto...

- I primi tempi in cui si lavora è così...

- Ma che cazzo ne sai che non hai mai lavorato in vita tua? Tu prima laureati poi me lo dici...

- Vedrai, non mi manca tanto...

- No, eh?

- E’ colpa mia se sono stato un anno in ospedale?

Beh, insomma, un po’ è colpa tua se non ti sei fermato allo stop... E poi non era un anno, dai, esageri come al solito. E un po’ ti autocompatisci pure. Ma è chiaro che non te lo dico.

Dovrei dirti invece che il problema non è solo quello, magari. Che quando ti ho conosciuto mi eri piaciuto, mi avevi affascinata. E che il tuo racconto... beh, sì, mi aveva impietosita. In fondo, chi non fa mai errori? E tu stavi pure per rimetterci la pelle... Cazzo di schifo è l’istinto materno? Non me lo sono mai sentito addosso ma mi sa che esiste proprio.

Invece chissà, magari ero anche io che cercavo qualcosa.

A dirlo così lo so che sembra brutto, ma non lo è.

Potevo cercare in te il sesso, perché sei davvero un bel ragazzo e, una volta testato, debbo dire che da quel punto di vista non sei mica male. Non proprio un luna park, d’accordo, ma niente male.

Potevo cercare in te l’amore, perché, sì cioè, qualche tranvata l’ho presa anche io da questo punto di vista e darti amore e ricevere amore sembrava così facile. Ma non era nemmeno questo che mi attirava di te. Non ti sei mai accorto che in tutto questo tempo non ti ho mai chiamato “amore”, non ti ho mai detto che ti amo?

Quello che cercavo, ecco, lo vedo con chiarezza solo adesso, forse, quello che cercavo era stabilità. Ne avevo bisogno, ne ho bisogno. E tu me l’hai data. Meglio di niente, no? Stabilità non è mica una parolaccia. Però, sai Luca, mi piaci davvero, eh? Ma certe volte proprio non ti sopporto.



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- Sbaglio o non ti ho mai vista?

Chissà se si sarebbe fatto avanti lo stesso, o se è merito delle due occhiate che gli ho lanciato. La seconda sono certa che l’abbia intercettata, la prima... boh, non saprei. Stava ridendo con quella tettona. Ma come fai a scherzare con quella? Cazzo, ha il doppio mento... Dio, speriamo che sto stronzo di Giampiero si tolga dalle palle. Già mi è stato sul cazzo il primo giorno, figurati dopo un mese...

- Beh, sono qui da un mese....

Dove? In che senso dove? Al mio posto, no? Cazzo, non mi scollo mai da lì. Ah, ok, che scema.

- Nell’area virtual pro... sai, hpc, quelle cose lì....

- Oddio, una smanettona!

Eh? Cioè, in che senso smanettona, scusa? Mica siamo subumani.

- Io non è che smanetto, preparo modelli probabilistici, matematici... modelli eh? non problemi... quelli si fanno a scuola ahahahah.

Sì Annalisa, perfetto. Fai la pignola e prendilo pure per il culo, mi raccomando, risatina compresa. “Oh, ho conosciuto quella nuova, simpaticissima, eh? Simpatica come un cactus dentro le mutande”. Ecco la prima cosa che racconterà appena si allontana. E secondo me si allontana presto, devo già avergli sfracassato i coglioni.

- Ah, ok, scusa... e come ti trovi?.

- Bene! No, bene-bene, grazie... cioè, ci mettono un po’ sotto maaaa... beh, immagino che sia il lavoro, no?.

Dai, dai che vai forte. Adesso digli che non ci sono più le mezze stagioni e che la frutta al supermercato non è più quella di una volta.

- Ma è la prima volta?

- Eh? S-sì... sì, non credo che ci siamo mai visti prima... piacere, Annalisa.

Nooo, vabbè, ma questo è un capolavoro, Annalì. Pure la mano tesa. Peccato che non si usano più i biglietti da visita, sennò gliene potevi passare uno. Però potresti dargli un curriculum.

- No, scusa, volevo dire se è il tuo primo lavoro, questo. Se sei fresca di università. Io comunque mi chiamo Stefano.

- Ah... sì, sì-sì, fresca fresca di università... eeee...

- Mi fa piacere, e che ne pensi? Ti piace?

Che ne penso? Penso che hai degli occhi magnifici, la fede al dito e una faccia da assassino. Hai presente quegli assassini che gli dici ehi, sono qui, fammi secca?

- Mi trovo bene! Sì-sì, mi trovo bene, eee.. beh, poi almeno mi pagano, ahahahah.

- E quanto... scusa non vorrei essere indiscreto, quanto prendi?

- Uh... ma sui settecento, forse sette e cinquanta...

- Sette e cinquanta?



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***** 8 DICEMBRE *****

Mi piace dormire qui sotto il piumone, al calduccio, la domenica pomeriggio o nei giorni di festa, nello scannatoio. Dormire o dormicchiare su un lato mentre Luca mi abbraccia stando dietro di me. Mi ci rannicchio, mi ci accuccio. Mi piace pigrolare dopo avere scopato. Mi fa sentire così coppia, anche di più che stare a cosce aperte sotto di lui. Però, e beh... però mi piace anche quando la sua voglia si ridesta, quando mi dice cose tipo “non ne ho mai abbastanza di te”, quando mi sfiora il sedere con la mano aperta, quando mi pizzica i capezzoli per annunciarmi le sue intenzioni. Quando mi tormenta con una o due dita dentro la fica ancora bagnata dei nostri liquidi che si sono mescolati. Mi piace anche quando si fa audace e con quel dito viscido risale tra le natiche, quando me lo infila nel culo. Mi piace, mi fa miagolare di piacere.

La prima volta che l’ha fatto l’ho fermato. Non lo so perché, a me è sempre piaciuto, ma proprio sempre sempre. Forse era ritegno. Quasi volessi dirgli “guarda che sono la tua ragazza, non la zoccola di una sera”. Proprio io che sono stata la zoccola di una sera di così tanti maschi che non tengo nemmeno più il conto. Con la bocca, con la fica, qualche volta anche con il culo. One shot. Spingi-spingi, godi e fammi godere. E poi chi s’è visto s’è visto.

Ma adesso, quando Luca me lo fa, che cazzo vi devo dire, non solo mi piace. Mi fa sentire coppia anche quello. Per meglio dire, mi fa sentire sua. Ma davvero, anche più di quando mi scopa. Mi fa gemere e contorcere, mi fa portare la mano all’indietro, scorrere alla cieca sul suo fianco, sulle sue natiche. Fino a cercare il suo cazzo. E a trovarlo, già pronto e inorgoglito per me. E non so nemmeno se mi piace di più stringere la sua voglia dura o il suo dito che mi fruga nell’ano, o il dolore che la sua mano mi provoca torcendomi i capezzoli. Di certo, ciò che mi fa impazzire è la sensazione di essere completamente sua.

- Ti piace?

- Mio Dio, da morire... scopami... scopami... scopami dai, per favore... ti voglio tanto... dai... sì... Ah! IIIIIIH! Oddio siiiiì... oddio sì Luca, tutto dentro! Mi fai impazzire! Mi fai venire così!

E mi piace anche quando mi grida “godi amore, godi!”.

Mi piace dormire con Luca al calduccio nello scannatoio, la domenica pomeriggio o nei giorni di festa. Ma mi piace anche quando mi possiede a cucchiaio, magari svegliandomi così, oppure mi ribalta a pancia in sotto e fa il porco. Quando mi monta e mi dice con la voce rotta “fammi sentire quanto sei maleducata”. Quando mi fa implorare e diventare sconcia, quando mi fa dire cose che, dopo, nemmeno ricordo. Mi piace quando gli dico “voglio che mi vieni in bocca” e lui lo fa. Anche quella cosa lì mi fa sentire sua. E, anche se forse non proprio allo stesso modo, lui mio.

Tutto sommato ci abbiamo messo poco a far diventare il sesso tra noi una roba libera da paure e da ipocrisie. E’ una delle cose migliori del nostro rapporto. Piacere puro, gioia pura. Siamo stati bravi. Magari un po’ troppo rispettosi l’uno dell’altra. A me piacerebbe che ogni tanto fosse un po’ più... che cazzo ne so, nulla di speciale. Un po’ più. Ma va bene lo stesso.

CONTINUA

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