Delusa

scritto il 2026-11-03 tempo di lettura 13 min

di
genere
Dominazione
cura
A−

Avevo poco tempo per sistemarmi. Era la prima volta che Marco mi dava un appuntamento. Mi venne un'idea geniale. Avevo una minigonna estiva svasata a quadretti neri, grigi e bianchi e un paio di bretelle, di quelle che usavo da bambina. Volevo apparire come una scolaretta ribelle. Trovai anche una maglietta semplice bianca e infine un tanga di pizzo nero, che mi aveva regalato mia madre per un'occasione speciale.

Lui mi aveva detto di non indossare nulla sotto, ma la gonna era troppo corta. Se lo avessi sfidato di nuovo, si sarebbe incazzato.

Fui colta dallo stesso dubbio amletico della protagonista del Film 'Mutande pazze': Le metto o non le metto?

Lo squillo del cellulare mi riportò alla realtà e decisi di fare esattamente quello che mi era stato ordinato (per una volta). Calzai un'infradito a schiava e raccolsi i capelli con un mini chignon.

Mi specchiai un attimo prima di uscire e stentai a riconoscermi: solitamente ero acqua e sapone. Quella sera ero invece una ragazzina impertinente.

Il pensiero di farmi vedere così mi creò non poco imbarazzo, ma ormai non potevo più cambiarmi.

Marco mi stava aspettando davanti al portone e così ebbi modo di notare la sorpresa che gli procurò vedermi così agghindata.

Il suo sguardo, spiazzato solo per un istante, ridivenne lo sguardo predatorio di sempre. Mi conosceva e sapeva quanto mi costava essere vestita (o meglio svestita) così.

'Guarda, guarda.'
Mi schiacciò al portone, bloccandomi il passaggio con un braccio.

Abbassai lo sguardo.

'Mi metti in imbarazzo.'
'Meglio. E ora guardami negli occhi e dimmi perché ti sei vestita così.'
'Cosí come?'
'Da ragazzina impudente.'
'Ti dispiace? Mi volevi più morigerata?'
'Rispondi o ti strappo quella gonna invisibile che indossi.'
'Voglio...'
provocarti.
'Voglio?'
Lo guardai, in silenzio.
'Provocarmi?'
'Sí.'
'E ma questo potrebbe avere delle conseguenze.'
Marco mi sfiorò i fianchi. Una stretta allo stomaco: quello che mi diceva mi arrivava direttamente là.
'Reversibili, spero.'
'Questa sera hai alzato i toni. Non sarò da meno. Ricorda che se tu provochi, io sono autorizzato a fare quello che voglio. Immagina di essere con me in un luogo isolato. Io ti blocco e tu, come pensi di opporti a ciò che voglio?'
Cazzo.
Uno sguardo carico di paura. Avevo sbagliato a esagerare.
'Non voglio provocare per divertimento, ma perché mi piace sapere che mi guardi.'
'Provocare è un rischio.'
'Non voglio farlo per vanità.'
Panico.
Marco infilò le dita sotto l'orlo della gonna e risalì, lungo l'interno coscia, dal ginocchio fino all'inguine.
Mi mancò il respiro. Restò lì, a solleticare la mia eccitazione. Tutto questo mentre mi guardava negli occhi. Smisi di respirare, mentre lui beveva la mia 'paura'.
'Hai paura?'
'No, è che riesci a mettermi in soggezione, sempre.'
'Allora posso continuare. Se volessi salire ancora, non mi fermeresti.'
Fallo, ti prego.
Risposi, chiudendo gli occhi e sospirando.
Marco rimase fermo. Percepivo il calore della sua mano sulla mia intimità esposta. Una sensazione piena, che alimentava il mio cieco desiderio.
'Sali.'
'Prima voglio sapere se ti faccio perdere la testa.'
Non risposi. Non volevo cedere al suo ricatto e dargli soddisfazione.
Lo guardai sospirando.
Lui sorrise e ritirò la mano, che prese a tormentarmi i fianchi.

Marco mi si avvicinò e mi sussurrò all'orecchio
'Ora ti porto in un posto e ti metti in ginocchio, davanti a me.'
Io registrai l'informazione e rimasi zitta.
Poi mi tirò per un braccio e mi fece entrare al volo in macchina.

Appena saliti a bordo, partí. Mentre guidava, mi chiese di reclinare il sedile e di aprire le gambe. Gambe che io istintivamente coprí con le mani.

'Togli quelle mani o te le lego a doppia mandata.'

Mi trovai a obbedire. Avrei voluto obiettare, ma lui non era in vena di discutere. Voleva fare a modo suo.

Accese la radio e partí Delusa, di Vasco.

'Sei tu che quando balli così mi vuoi provocare
E lo sai cos'è che scateni tu dentro di me.'

Un brivido di freddo mi percorse la schiena.

'Stacca.'
'Perchè? Non sei d'accordo con lui?'
Rimasi in silenzio e lo guardai.

Mi sentivo come una ragazzina, rimproverata per aver rubato la marmellata. La canzone continuava a sbattermi in faccia la realtà di ciò che ero: una provocatrice.

Non ce la facevo.
'E sì che il gioco è bello così, solo guardare.'

'Ma non è veroooo! Non ti faccio solo guardare.'

Lui si mise a ridere e io arrossì. Era come dire ad alta voce che scopavamo.

'Ehi, tu delusa
Attenta che chi troppo abusa
Rischia poi di più.'

'Hai visto cosa succede a provocare?'
E mi sfiorò la coscia, l'interno coscia. Un fremito mi attraversò. Le dita si fermarono sull'inguine e lo tormentarono.

'Secondo te, di chi è la colpa se ora ti sto toccando e tra poco ti scoperò?'

Risposi respirando in modo affannoso. Non riuscivo a parlare.

'Eh sì, che se ti muovi così, mi vuoi far morire
E lo vuoi, che io ti guardi così, altroché.
Ehi, tu delusa
Attenta che chi troppo abusa
Rischia un po', un po' di più
E se c'è il lupo rischi tu.'
'Toccami'

Nel frattempo eravamo arrivati a destinazione e Marco spense la macchina.

'Chiudi gli occhi. Le mani le voglio alte e soprattutto ferme.'

Io respiravo a fatica. Il desiderio mi aveva completamente bagnata.

'Marco....toccami.'

Con le dita, mi sfiorò il clitoride, lentamente, e io aprí le gambe. Consapevole di non poter far nulla, mi lasciai toccare.

'Vedo che...hai fatto come ti ho chiesto.'
'Sí.'
Faticavo ad articolare suoni. L'eccitazione era alle stelle e stavo per venire.
'Ricordati che non puoi muovere i muscoli, perciò rilassa: sei troppo contratta.'
Lui rallentò, impedendomi di venire.
Come poteva essere così sadico?
'Marco... è da uscire pazzi....'
Si sdraiò su di me e mi bloccò i polsi.
'Cosa?'
'Il modo in cui mi tocchi. Farei qualsiasi cosa pur di...'
Lo avevo detto! Era quello che lui voleva. Voleva il permesso di fare di me quello che la sua mente gli suggeriva. Lento, sublime, come una tortura quasi impercettibile. Ma mi si piantava nel cervello, nella carne.
'Qualsiasi?'
'Tutto quello che so fare.'
'Vedo che hai obbedito alla mia richiesta di non indossare nulla sotto.'
Riprese a sfiorarmi l'inguine e poi mi scivolò accanto e portò le sue dita dentro. Poi mi sfiorò di nuovo il clitoride, riportandomi vicina all'orgasmo, fermandosi all'ultimo.
'Marco...'
'Devi lasciarti fare, senza importi.'
Lo guardai in silenzio, capendo che non avevo controllo su nulla. Cercai di lasciarmi violare nella volontà, fare la mia volontà la sua. Era dannatamente difficile.
Di colpo, lui aumentò il ritmo e rese leggermente più forte il contatto, finché non raggiunsi l'orgasmo. Fu talmente forte che urlai e lo morsi, senza denti, sulla spalla.
Lui sorrise diabolico. Era pienamente soddisfatto di vedermi così sconvolta.
'Sei stato...sei stato micidiale. Ho ancora voglia...'

Quando il mio respiro tornò normale, gli dissi:
'Devo confessarti un'altra cosa. È capitato qualcosa al lavoro e la mia partenza è rimandata a Natale.'
'Quando pensavi di dirmelo?'
'Non ti incazzare.'
Sentivo che invece già lo era.
'Quando lo hai saputo?'
'Oggi.'- mentí io.
Marco mi guardò torvo. Stava per scoprirmi.
'Se io scopro che lo sapevi già, puoi attaccarti all'ultimo pelo del mio cazzo.'
'Nooo.'
'Devi essere sincera con me.'
'Lo sono. 100%. Non riesco a mentirti.'
Marco riprese a sfiorarmi, ma si fermò di nuovo. Ero talmente eccitata che avrei davvero fatto tutto, o quasi, quello che voleva. C'era qualcosa che mi metteva a disagio, era un tarlo che mi lavorava dentro. E se dietro quella rabbia si fosse nascosto il fastidio dato dal dover gestire una situazione ambigua con me?

Di colpo sul suo viso riapparve l'ombra del cinismo. Aveva in mente qualcosa.


Marco scese, mi apri la portiera e mi fece scendere. Si piazzò addosso alla macchina, a braccia incrociate, e mi disse:

'Vediamo: camminami davanti.'
Io cercai di essere fluida, ma avevo troppa voglia.
'No, no. Cammina lentamente. Voglio vedere fino a che punto sai essere provocante, dato che... ti sei vestita per provocare.'

Camminai per un po' e poi mi fermai, davanti a lui.

'Ti ho dato il permesso di fermarti?'
Ovviamente no.
'Ricomincia.'
Cercai di camminare in modo provocante, ma non era facile sostenere il suo sguardo. Quando gli fui nuovamente davanti, Marco mi fece segno di avvicinarmi.

'Gira su te stessa. Voglio vedere il culo.'

Fu a quel punto che mi alzò la gonna e me lo palpò, con forza, rudezza. Poi le sue dita mi scivolarono dentro e io mi adagiai a lui, sospirando.

Sapevo che da quella posizione avrebbe potuto forzarmi, ma che non lo avrebbe fatto.

'Marco....fammi godere...'
'E come vuoi che lo faccia?'
'Voglio che mi tocchi di nuovo qui..'
e guidai la sua mano sul clitoride.


Mi mise per terra, sdraiata accanto a lui.
Le dita ricominciarono a sfiorarmi l'interno coscia. Lente, da infarto. Poi lì, nel clitoride.


'Voglio che tu mi dica per filo e per segno come ti sei sentita per telefono, alla richiesta di toccarti per me.'
'Non ce l'avrei fatta.'
La voce era malferma e l'eccitazione alle stelle.
'Perchè? Era così terribile?'
'Imbarazzo.'
'Fallo ora. Davanti a me.'
Avrei voluto dire di no, ma avevamo un patto.
Lo guardai negli occhi, sperando cambiasse idea, ma non lo fece.
'Prima voglio che ti spogli. Togli tutto.'

Prima tolsi le bretelle, poi il resto. Ora ero nuda, completamente. Anche lui si spogliò e mi sbattè al muro.
'Vuoi essere violentata, stasera? Dimmi perché ti sei vestita in quel modo.'
Sei stato tu a chiedere di non indossare nulla sotto. Poi io ho aggiunto quelle bretelle da scolaretta.
'Perchè, cosa ho fatto?'
Faccia da schiaffi, tono sommesso. Mi piaceva eccitare il suo lato crudo e mi piaceva farlo nel modo più apparentemente innocente possibile.
Di innocente non c'era nulla in quelle bretelle, in me e nel mio atteggiamento. Ero come in quella canzone.

Marco mi leccò il collo.

'Ora toccati, ma non hai il permesso di godere.'
'Non lo farei mai, senza il tuo permesso.'
Durissima, ma non volevo dargliela vinta. Avrei resistito.
Feci scivolare le dita sull'inguine, poi mi lubrificai e infine mi toccai il clitoride. Lo feci molto delicatamente e lentamente. Ci guardavamo negli occhi.
'Come ti farebbe sentire toccarti per telefono?'
'Non voglio farlo, perché voglio le tue mani su di me e dentro di me.'
'Finora ci sono andato piano, ma non sarà così.'
'Che vuoi dire?'
Continuavo a toccarmi, ma fui costretta a ridurre a zero il movimento.
Lui nel frattempo aveva iniziato a succhiarmi le tette.
Sospirai.
'Voglio dire che da questo momento tutto quello che ti ordino di fare, lo fai.'
'Ci sono cose che....'
'So quello che faccio. In ginocchio.'
Marco mi accarezzò le guance con il cazzo, già in tiro.
'Voglio sentire di persona che effetto ti fa sapere che ho fatto l'amore con Marika.'
Mi limitai a guardarlo. Non riuscivo a rispondere.
'Ti sei innamorato di lei?'
'Rispondi.'
Mi sbatté il cazzo sulla guancia, a mo' di 'schiaffo'.
'Vorrei essere al suo posto.'
'Come? Ora non sei nuda davanti a me?'
'Sí, ma non è la stessa cosa. Tu mi prendi, mi sbatti, mi costringi, anche se...io voglio che tu lo faccia. Con lei.... fai l'amore.'
Il cazzo mi sfiorava i capezzoli, il collo.
'Preferiresti fare l'amore o essere fottuta? Ma voglio una risposta sincera.' Marco mi sollevò da terra e mi sbatté al muro. Ricominciò lui a sfiorarmi il clitoride e poi dentro e fuori, incurante del fatto che il mio livello di eccitazione fosse alle stelle. Era lento. Lui mi guardava dentro. Non potevo rispondere, perché se avessi detto che volevo fare l'amore, lui mi avrebbe preso in un altro modo, più soft, che non era quello che volevo. E poi...se avessi detto che volevo fare l'amore, avrei dovuto ammettere che... No, non lo sentivo davvero. Cercavo di autoconvincermi.
Volevo la violenza, pura. Volevo essere privata della mia libertà decisionale.
'Voglio che continui come stai facendo.'
Le dita rallentarono, fin quasi a fermarsi.
'No, non smettere. Toccami.'
'Questo non è fare l'amore.'
'Ah, no? E che cos'è?'
'Questo è scoparti. E ora voglio sentirtelo dire.'
Le dita avevano riacquistato velocità.
Lo guardai completamente drogata. Volevo che mi penetrasse con forza, rudezza. Forse davvero non cercavo romanticismo.
'Voglio che tu mi fotta. Non voglio ... che tu faccia l'amore con Marika.'
'Perchè ti dà fastidio?'
Ero sul punto di venire, ma lui aveva di nuovo rallentato.
'Perchè mi piaci.'
'Non è la risposta sincera. Lo voglio sentire. Ammetti quello che senti dentro.'
'Voglio essere la tua proprietà.'
'Non vuoi solo questo. Con Marika ho un altro approccio.'
'Non voglio che me lo racconti!!! Cazzo!'
Avevo gli occhi completamente bagnati. Non volevo sentire.
'Perchè? Cosa c'è di male?'
'Perchè mi fa.... impazzire saperti con lei o un'altra. Basta ora... Non voglio sentire.'
'Se Fosse solo sesso per te, sarebbe indifferente.'
'Perchè dobbiamo parlarne ora?'
Le dita erano soffi, che mi tenevano in bilico.
'Perchè voglio sapere a che livello tu stai scopando con me.'
'Fammi venire e io ti rispondo... rispondo a qualsiasi domanda.'
'No... '
'Mi hai fatto perdere la testa...Non è solo testa, ma....' La voce era incrinata e non solo di eccitazione.

Volevo essere forzata, anche in questa confessione. Lui voleva sentirsi dire quella cosa, ma io non ci riuscivo, ovviamente.

Marco accelerò e mi fece venire. Fu talmente forte che urlai. Di nuovo. Il battito era impazzito, fuori controllo. Aveva preso la mia testa e io non potevo impedirlo. Voleva sentirselo dire! Stavo per cadere per terra, ma lui mi voltò e mi fece mettere mani e faccia al muro e mi penetrò. Mi dava colpi che mi sbattevano il bacino al muro, che mi entravano fin dentro il cervello.
'Dimmelo ora...'
Cambiai argomento.
'Voglio mettermi in ginocchio, davanti a te.'
Mi tirò i capelli fino ad avvicinare la testa e mi baciò. Non era un bacio, ma un'invasione. Poi mi spinse giù. Mi sbatté il cazzo in faccia e mi carezzò le guance, il collo.
Glielo afferrai e lo leccai, con devozione, partendo dal glande e scendendo fino alle palle. Le succhiai, mentre lo stimolavo con le mani.
A Marco sfuggì un gemito profondo. Mi lasciò libera di fare. Stimolavo con la bocca, con le mani. Quando vidi che lui era vicino a godere, gli impugnai nuovamente il cazzo e lo leccai, lo succhiai, agendo soprattutto sul glande. Ogni volta che lo leccavo o succhiavo, percepivo che il suo piacere cresceva. Quando stava per godere, lui mi guardò, una domanda di consenso implicita. Non mi spostai e mi venne in bocca.

Marco mi crollò addosso, esausto, e finimmo per terra, uno sull'altra.
Quando si riprese, mi disse:
'So benissimo quello che hai fatto. Hai eluso una mia domanda. Ti sei messa in ginocchio e te lo sei preso, fino in fondo, ma non hai risposto.'
'Non voglio che mi racconti quelle cose.'
'E io voglio sentirti ammettere che sei gelosa, che ti sei innamorata di me.'

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