Rape me

di
genere
dominazione

La mattina dopo, mi svegliai in subbuglio. Quella sera sarebbe accaduto qualcosa, qualcosa di forte. Chiamai Anna e le chiesi di vederci urgentemente.

'Ma di cosa devi parlare alle 9 del mattino?'
'È urgente. Devi darmi un consiglio.'
'Ma.... Ora?'
'No, anche pomeriggio. Ora vado a farmi una corsa.'
'Tu? Vai a correre?'
'Sí, inizio da oggi. Allora ci vediamo in piazza alle 4.'

Mentre camminavo velocemente e tentavo di correre, la mente andò alle promesse di Marco: se ci vediamo nessuno mi impedirà di legarti, di bendarti.
Sei da scopare.

Erano parole pesantissime. Erano pensieri pesantissimi. Il problema è che io lo volevo e che lo volevo, perché ne ero terrorizzata. Come fare a farsi legare? Come fare a concedersi? Come sarei stata dopo? Non era mio e dopo sarebbe stato tanto terribile, quanto ora era eccitante.

Tornai a casa, controllai il cellulare e vidi che era arrivato un SMS:
'Cambio programma: questa sera ti vengo a prendere io alle 21. Ti porto in un altro posto.'

Manco Buongiorno, Buonasera.

No, dritto al punto, come se fosse scontato che io avrei detto sì.

La gola mi si seccò e una morsa violentissima attanagliò il mio stomaco.

Sapevamo entrambi che io volevo stare con lui, starci fino in fondo. Non riuscivo neanche a dirmelo.

'Ok.'

Persino il messaggio tradiva il mio nervosismo, la mia paura, la mia eccitazione.

'Preparati, mentalmente.'

'Ah.'

'A più tardi, Mia.'

Ero in trappola: se ci fossimo visti al centro, io avrei potuto andarmene in qualunque momento, ma così...

Ogni fibra del mio essere desiderava quel ragazzo, desiderava sentirsi così esposta.

Alle 4, Anna mi stava aspettando in piazza.

'Allora? Cosa è successo?'
'Anna.. mi devi dire come si fa.'
'Ma cosa?'
La guardai in modo eloquente
'Hai capito'
Anna si alzò in piedi e letteralmente urlò:
'Ti ha chiesto di fare sesso?'

'No, non è così semplice. Abbiamo impostato un rapporto strano. Non è che lui mi dà ordini, è che io voglio che lui lo faccia e lui... Si è calato nel personaggio. Ha aspettato finora i miei tempi, ma credo che il senso sia: se la cosa non va in porto, io non posso continuare a trattenermi e dobbiamo prendere strade diverse.'
'È e resta comunque un ricatto.'
'Sono io a volere che lui faccia così. Non so come spiegartelo. Eppure mi piace che lui sia così.'
'Però stai uno straccio, no?'
Anna aveva alzato le sopracciglia, con fare ironico.
'Una favola.'
E scoppiammo a ridere.
'Sei nervosa?'
'Tu com'eri la prima volta?'
'Nervosa, ma poi ho vissuto quel momento con naturalezza. Le cose vengono da sé. Ascoltami bene: Marco non è uno stupratore. Ok, si è calato nel personaggio, ma non lo è. Quindi se tu non vuoi, puoi dirglielo. Ovviamente non quando il suo cazzo è a 3 cm dalla tua patatina.'
Scoppiai a ridere per quel contrasto.
'Tu dici?'
'Certo. Se senti che non vuoi, devi dirlo. All'inizio. Magari poi dopo ti senti pronta e la cosa può evolversi diversamente, ma... Se non ti senti pronta, metti un paletto.'
'Ok.'
Prendemmo un gelato e ridemmo a più non posso, ripercorrendo la nostra vacanza.

Alla fine, mi abbracciò.

Andai a casa e mi preparai. Come dovevo vestirmi? Se indossavo una gonna o un vestitino, indicava che ero pronta. Quindi scelsi un paio di pantaloncini di jeans, a metà coscia, e una magliettina colorata, aderente, ma non troppo scollata. Infine mi feci una coda laterale.

Alle 9 in punto, Marco suonò il citofono di casa. La cosa mi colpì. Mi precipitai a rispondere e scesi.

'Dove vai?'
Mi chiese, curiosa, mia madre.
'Sono con gli altri.'
Mi guardò poco convinta, ma si accorse che sorridevo, senza poterne fare a meno.

Avevo il cuore a mille. Non sapevo come fare, cosa fare.

Appena arrivai sotto, mi sentí definitivamente persa. Lui era lì, nella sua macchina. Lo trovai particolarmente attraente. Camicia, che risaltava i pettorali, Jeans e capelli appena sistemati dal barbiere. La sua vista mi mozzò il fiato.
Salì in macchina e restai in silenzio. Lui idem. Ci guardammo in silenzio, per qualche istante.

Mi guardò dritta negli occhi, ma rimase in silenzio. Possibile che fosse nervoso anche lui?

'Sei tornata, quindi.'
'Sí.'- risposi torcendomi le dita.
'Guardami negli occhi.'
Restai in silenzio, talmente tesa da non riuscire a pronunciare una parola.
'Voglio sapere come ti ha fatto sentire.'
'Cosa?'
'Sapere che questa sera nessuno potrà impedirmi di legarti...bendarti.'- mi disse guardandomi negli occhi.
Diretto, come sempre. Non voleva certamente smorzare la tensione, ma accrescerla.
'Sempre dritto al punto, eh.'
Sorrisi, sardonica.
'Lo prendo come un sì.'
Non risposi e cambiai argomento.
'Marco, io devo dirti qualcosa....'
'Sono tutto orecchi.'- si stravaccò, in modo da guardarmi bene.
'No, niente...'

Marco prese a baciarmi il collo e io abbandonai le braccia e mi lasciai cadere sul sedile della macchina. Avrei parlato al momento giusto.

'Ora ti porto in un posto.'
Mi irrigidì subito. Non sapere nulla mi metteva in uno stato di timore, ma anche di eccitazione. Lui era.. da prendere a morsi. Mi sfuggì un gemito.

'Vedo che ti piaccio...'
'Perspicace... Da cosa lo intuisci?'
Senza avvisarmi, mi ficcò la mano nei jeans e mi toccò la fica.
'Ma, che caz...io protesto!'
Marco strinse la figa, chiudendola nella mano.
'Ma no, sei il benvenuto, mio caro.'
Marco scoppiò a ridere, ma solo con la bocca. Gli occhi erano glaciali.
'Da dove ti viene tutta questa ironia?'
'Mi diletto nel tempo libero a fare cabaret.'
Marco mi guardò e mi sfiorò il clitoride. Con grande imbarazzo, mi accorsi di essere fradicia.
'Guarda, guarda. Non ho ancora fatto nulla e tu sei già così.'
Quel gesto mi lasciò senza parole. Il respiro si fece profondo. Lo guardai in silenzio, a corto di battute. Speravo che lui volesse fermarsi, o forse no. Volevo essere messa spalle al muro. Costretta a fare ciò che non avevo nemmeno il coraggio di Immaginare. Odiavo e amavo la sua sicurezza, la verità che riusciva a strapparmi di bocca o con il corpo.

Le dita ripresero a sfiorarmi in modo mirato, nonostante le difficoltà di movimento.
'Perchè hai indossato i jeans? Voglio la verità.'
Era severo, ma le dita continuavano a toccarmi.
'Perchè... Mi piacevano molto.'
Mi graffiò leggermente e mi artigliò le grandi labbra.'
'Voglio la verità oppure... Questa sera ti faccio il culo.'- e strinse.

Lo aveva detto per dire, ma a me si inaridí la bocca

'Una gonnellina mi fa sentire nuda e io non voglio... Provocarti.'
'Perchè non puoi?'
'Perchè poi...devo andare fino in fondo. Tu hai vissuto le tue esperienze con i tuoi tempi...io sento che è tutto troppo veloce per me.'
Mi sorrise e si avvicinò all'orecchio.
'Non sono qui per obbligarti a fare nulla che tu..non muoia dalla voglia di fare..- continuò a sfiorarmi- e io sento che mi desideri'
Mi sentí in balia di desiderio e paura. Gli artigliai il braccio e dissi
'Se non me la sento, voglio poter smettere, senza che tu ti incazzi...'
'Non sono uno stupratore.'

Partimmo con la macchina. Lui accese la radio e partí Rape me, dei Nirvana.
Ah! Cadeva proprio a fagiuolo. Stuprami, recitava, fino allo sfinimento (sebbene fosse canzone di protesta).

'Lo fai apposta.'
Lui mi strizzò la coscia e mi disse
'Non mi accusare di cose senza senso oppure....mi fermo qui e ti faccio mettere in pratica quello che dice Kurt Cobain.'

Rimasi ferma e zitta, sperando di passare inosservata.

'Ti piace questa canzone?'
'Molto.'

Amavo quella canzone e amavo il titolo, solo che in quel contesto mi metteva in difficoltà. Quel ripetere: 'Fallo, fallo ancora. Sprecami, Stuprami' mi mise in uno stato confusionale di eccitazione e paura.

Arrivammo in un parcheggio panoramico, un po' isolato.

'Vieni con me.' Scendemmo dalla macchina e ci piazzammo accanto a un muretto, da cui si godeva della vista.

'Lo conosci?'
'No, non l'avevo mai visto.'
Mi voltai a guardare lui.

Lui mi sfiorò la nuca, in un gesto provocante e di possesso. Lasciai andare le mani lungo i fianchi. Quando iniziava, mi veniva spontaneo arrendermi.

Chiusi gli occhi e sospirai.
Lui si avvicinò all'orecchio e mi sussurrò.

'Che effetto ti fa ascoltare una canzone che si intitola Stuprami?'
Dentro lo stomaco, qualcosa strinse.
'Potresti scoprirlo tu.'
E sorrisi innocente, mentre tra le gambe mi sentivo liquefatta.
Lui mi sfiorò il mento e mi sollevò il viso
'Voglio sentirlo da te.'
'Lo hai fatto apposta?'
'Non controllo i programmi radiofonici.'
'Mi ha messo in imbarazzo.'
Marco si sedette davanti al muretto, in modo da guardare il panorama, e mi fece mettere davanti a lui, tra le sue gambe. Mi tirò sul suo petto. Ora lui mi era alle spalle e io non sapevo cosa facesse.
'Non voltarti. E chiudi gli occhi.'
No.
Avrei voluto dirlo, ma sapevo che l'avrei pagata, perciò non parlai.
Non volevo chiuderli.
'Chiudi.'
Riluttante, eseguì quello che mi era stato chiesto.
Percepì un fruscio e poi qualcosa di morbido mi sfiorò gli zigomi. Era una stoffa, imbevuta di un profumo maschile, forte, virile. E quella stoffa era sui miei occhi. Percepì un nodo dietro la testa.
'Ora apri.'
Non vedevo nulla. Il vuoto. Tutto buio.
Rimasi in silenzio, mentre il panico e qualcos'altro si impadronivano di me. Mi morsi la bocca e mi torsi le mani.
Cosa sarebbe accaduto? Di colpo mi sfiorò il collo con la lingua, percorrendolo tutto da un lobo all'altro. Le dita si insinuarono sotto la maglietta, lungo la vita, soffermandosi sull'ombelico.

Credevo me lo avrebbe annunciato, mentre ora mi trovavo privata della vista, senza poter obiettare. Le dita mi sfioravano ovunque, percorrevano lentamente ogni piega della pancia fino ad arrivare ai seni. Marco mi slacciò il reggiseno e insinuò le dita e la mano direttamente a contatto con i capezzoli. Li solleticò in modo quasi impercettibile. Io inarcai la schiena e sospirai di piacere.

'Voglio vedere che effetto ti ha fatto la canzone.'
Decisi di non parlare, a meno che non fosse lui a interpellarmi.
Le dita ora si muovevano sempre più lungo il mio corpo, percorrendolo in lungo e in largo. Mi slacciò i jeans, che dovevano fungere da barriera, ma che altro non facevano se non accrescere l'urgenza, la voglia. Gli bloccai il braccio, con il respiro smorzato dalla tensione.
'Marco... Non andare oltre ciò che conosco...'
Lui mi tirò i capelli e mi disse 'Io so già tutto.. tieni le mani al loro posto.' Poi mi morse l'orecchio delicatamente, facendomi cadere su di lui. Mi leccò il collo, portandomi a uno stato di pura eccitazione. Gli sfiorai il collo e feci per alzarmi e girarmi per leccarglielo, ma lui mi riportò giù, ringhiandomi all'orecchio
'Dammi i polsi. Davanti a te.'
'Perchè?'
Il panico stava iniziando ad appannare le mie capacità razionali.
'I polsi.'
Rimasi ferma, mettendo i polsi davanti a me. Anche questa volta percepì sulla pelle una stoffa e poi la pressione che mi imprigionava.
'Forse non ti è chiaro che non decidi tu. Ora ti è rimasta solo una cosa che ti concedo di usare: la bocca. Vedi di farne buon uso.'
Cosa voleva dire?
Non risposi. Cercai di aprire i polsi o di sbirciare, ma con scarsi risultati.


Rimasi ferma, mentre lui aveva ripreso a toccarmi, e al suo tocco mi aprì come un fiore che sboccia. Decisi di non parlare. Il fatto di essere priva della vista e delle mani acuiva il mio stato di vulnerabilità, acuiva la mia paura, ma anche la mia eccitazione. Desideravo sentirmi esposta, in sua balia, anche se non poter vedere e non poter fare nulla mi metteva in difficoltà.

Marco mi sdraiò per terra. Fu su di me in un attimo, bloccando le mie braccia sopra la testa. Il peso del suo corpo muscoloso mi faceva sentire inerme. Aprì le gambe e rimasi così. Ora quel ritornello Stuprami tornava a fare risonanza in me. Marco mi baciò con la lingua profondamente. Era prepotente. Senti la bocca pervasa da lui. Io ero bloccata e non potevo agire, né vedere. Marco mi sfilò i jeans.
Rape me....
Se avessi potuto, gli avrei bloccato la mano di nuovo. Sentivo che lui stava per cedere.
Restai in slip: ne vevo scelto uno semplice, sempre per non provocare.
'Quindi non hai indossato la gonna per non provocare?'- mi chiese, scostando di lato glu slip. Prese a toccarmi la fica in modo lieve e continuo, concentrandosi sul clitoride.
'No.'
'Ahh, invece farti toccare la fica non mi provoca.'
'Eh, ma come vedi... Non posso... Impedirtelo...'
Dissi faticosamente.
'Come non puoi impedirmi di prenderti. Farti mia.'

Sprecami, sprecami, sprecami....

'Non farlo...'


Marco mi abbassò gli slip, li tolse e li conservò nella tasca. Poi mi sollevò la maglietta. Restai praticamente nuda. Non vedermi mi impediva di irrigidirmi. Marco mi aprì le gambe e soffiò sul mio interno coscia e poi sulla fica. Mi sentivo esposta.
Iniziai ad ansimare.
'Cosa vorresti, ora?'
'Toccami.'
'E tu, cosa mi dai in cambio?'
'Io... Farò la stessa cosa a te.'
'Chi ti dice- leccandomi il collo e succhiandomi la boccca- che mi basta?'
Una sensazione di terrore si diffuse in me. Marco aveva itirato fuori il cazzo e si strusciava sulla mia coscia, avvicinandosi pericolosamente alla mia intimità. Con le braccia mi bloccava a terra, impedendomi di muovermi.
Mi morsi la bocca per non andare in panico. Iniziai a respirare in modo accelerato e Marco mi toccò la figa con le mani.
'Allora... Ti sto toccando. Dovrebbe bastare, no?'
'No...'
Il cazzo si fece di nuovo strada verso me.
'Ah, no? Io però non faccio mai niente per niente... Tu dai una cosa a me- e mi toccò i capezzoli, provocandomi altri brividi di dolore e piacere- e io ne do una a te.'
'Abbiamo un patto...'
'No, abbiamo un limite, ma.. non abbiamo detto nulla in merito a ciò che tu avresti avuto da me.'
Marco iniziò a toccarmi il clitoride in modo molto lieve. La cosa mi procurava brividi di eccitazione incredibili. In breve fui prossima all'orgasmo. Lui continuò finché non percepì che stavo per venire. Allora si fermò e mi bloccò le gambe, mettendosi in mezzo. Il cazzo puntava sta volta dritto dritto dentro me. Ne percepivo l'erezione.
'Fatti fottere e io... Ti faccio godere... Tutte le volte che vuoi.'
Fisicamente non potevo muovermi, ma sapevo che lui non si sarebbe mosso e non mi avrebbe mai penetrata senza il mio consenso. Il suo vile ricatto mi gettò nel panico, al punto che cercai di dibattermi, ma mi cucinò il cervello, portandomi a uno stato di desiderio tale da voler cedere. Ero io adesso a volere... Volevo e avevo paura di vivere questa esperienza, di varcare le colonne d'Ercole, da cui non sarei più potuta tornare indietro.
'Non è leale...'
'Non ho mai detto che lo sarei stato, come non era nei patti farti godere. Dico bene?'
Il cazzo ora mi accarezzava l'inguine, a destra e a sinistra. Cercavo di strusciare il pube contro di lui per darmi piacere da sola, ma ... Lui mi bloccò ancora di più.
'Eh no. Se tu vuoi godere.... Devi farti prendere. Ma... Vedi io non ho tutta la sera. L'offerta sta per scadere... '
'E poi? Cosa mi succede?'
'Ci rivestiamo e torniamo a casa.'- mi disse con un tono da funzionario pubblico, dispiaciuto per un piccolo disguido burocratico.
'Non è giusto!'
Cercai di oppormi spingendo con le braccia, che comunque erano legate, ma non ci fu verso. Il profumo della benda mi ubriacava, il suo tono mi faceva morire. Avrei tanto voluto insultarlo, ma non potevo.
Aveva iniziato a stimolarmi il clitoride con il cazzo stesso e io ero di nuovo a un passo dall'orgasmo.
'Ti prego...'
Quel tipo di masturbazione era soft, per cui lui dovette semplicemente rallentare il ritmo.
'La mia pazienza è quasi esaurita.'
Mi strappò la benda e mi costrinse a guardarlo negli occhi. Quasi quasi era meglio non vedere. Mi sentivo ancora più nuda e non potevo ignorare di esserlo.
'Vedi, Marco, ho sentito subito sulla pelle che stasera hai un'erezione troppo potente... È questo a bloccarmi.... Magari la prossima vol...'
Marco mi liberò all'istante i polsi.
'In piedi. Contro il muro.'
Nuda com'ero, mi voltai, consapevole che mi avrebbe guardata.
'Mani al muro. E ora... Conta con me.'
Ma cos..?
Mi arrivò una sculacciata fortissima sul culo. Seguita da un massaggio a mano piena. Le dita avevano indugiato sull'ano. Poi di nuovo una sculacciata.
Mi costrinsi a riprendere il controllo di me. 'Tre, quattro...'
Le sculacciate si susseguivano forti, seguite da palpeggiamenti spinti del culo e del perineo. Le dita risalivano lente, intervallando piacere e dolore. Arrivati a venti, ormai le dita lambivano il clitoride.
'Voltati.'
Mentre mi guardava, mi spinse al muro e ricominciò a masturbarmi, il cazzo sempre sulla coscia. Era una tortura, volta a farmi perdere la testa e a dire sì.
Il cazzo era sempre più vicino alla figa e io sempre meno lucida. Ormai la distanza con la figa era ridotta a zero, al punto che iniziò a sfregarmi il cazzo sulle piccole labbra, fino al cliroride.
Ormai ansimavo e stavo per venire, ma lui rallentò.
'Voglio sentire sì. Lo senti che sei completamente aperta a me?'
Risposi ansimando.
'Se non ho il tuo permesso, non lo farò...'
Mi disse con un sorriso implacabile.
'Voglio sentire che mi desideri, che vuoi essere scopata da me.'
'Cosa devo fare? Dimmelo... Che lo faccio'
'Voglio sentire che lo vuoi, ma con le parole.'
'Voglio farlo...'
Marco si mise a sorridere
'No... Troppo facile.- mi baciò con una violenza e una foga che tradivano il suo desiderio- voglio qualcosa di forte, di vero... Che ti faccia arrossire di imbarazzo'

'Voglio sentirmi di tua proprietà. Voglio sentirti dentro. Che ti muovi, che mi apri, per la prima volta... Aprimi in due...'
'Spogliami, dalla testa ai piedi.'
Cercai di togliergli maglietta, jeans, scarpe, boxer, nel più breve tempo possibile.
Lui mi prese, mi mise per terra e si sdraiò accanto a me. Mi sfiorò il fianco e risalì fino ai seni, baciandomi. Poi si mise sopra e io aprí le gambe. Mi guardò dritto negli occhi: nei suoi c'era una follia cieca, un bieco desiderio che lo aveva portato a studiare una strategia per indurmi a cedere. E io stavo cedendo e lo volevo.
'Lo vuoi?'
Mi chiese per essere certo di non violare la mia volontà.
'Sí, però... Fai piano...' e gli morsi piano la spalla.
Si sputò sul cazzo e poi ricominciò a muoversi lungo la mia fica, avanti e indietro. Questa volta non si fermò, finché non venni. Il godimento mi fece rilassare quel tanto che bastava per aprire un varco. E lì il suo cazzo si incuneò, dapprima dentro il varco, poi sempre più dentro, fino a scendere in profondità. Avanzava cm per cm. Lentissimo. Io assaporai ogni movimento, ogni mm percorso e gemetti. Soprattutto quando sentì qualcosa spezzarsi definitivamente: la mia barriera ormai infranta. Ci guardavamo negli occhi e pareva che i suoi dovessero penetrarmi anch'essi. Il cazzo continuava il suo viaggio dentro di me. Sembrava fosse sceso molto, mentre lo sentivo ancora alto. Pian piano, si fermò: era arrivato a fine corsa. Lo spazio interno era esaurito, io finita, lui era dentro e io mi sentí inghiottita da lui, mi sentí di sua proprietà.
'Mi hai fatto prigioniera...'
Le pareti interne pulsavano. Sentivo un bruciore intenso, ma anche un piacere crescente. Brividi interni fecero percepire al suo cazzo che era il benvenuto e che poteva accomodarsi. Perciò iniziò a muoversi, lento dapprima, poi più rapido, fino ad acquistare il ritmo che capì essere quello consueto.

'Hai una resistenza bestiale... Cosa mi fai alla testa?'
'Ti sto prendendo... Ti faccio mia.'
Mi baciò, ma non dolcemente. Era rude, passionale, non lasciava scampo.
'Ti piaccio?'- chiesi io
'Mi fai sangue.'
Il movimento era sempre più rapido.
'Da quanto?'
'Da quando abbiamo parlato dei tuoi... Orari, quella volta.'
Faticava a parlare
'Ma è stato.... Un anno fa.. sei così impossibile. Riesci sempre a farmi fare quello che vuoi... tutto.'
Percepivo che stava per venire
'Non sempre... Sei dura a cedere.... Anche tu mi fai stirare... il collo'- tutto questo mentre si muoveva dentro me.
'Quando?'
'Anche stasera... La prossima volta, ti do 30 sculacciate... E ora dimmi come ti fa sentire essere mia.'
'Mi fai perdere la testa, cazzo... Ti ho regalato... Quello che ...'
Mi tirò i capelli
'Dillo. Chiaro..'
'Ti ho dato me, la mia prima volta e mi fai impazzire..non so dirti no'
A quel punto, lui uscì e venne in modo esplosivo. Mi inondò completamente pancia, tette, naso, occhi, cosce. Ovunque.
Poi crollò a terra. Sfinito.

Sapevo che nel post coito, i ragazzi amavano il silenzio (antartico). Per cui rimasi in silenzio a sfiorargli il petto. Restammo sdraiati per terra, abbracciati.

Non volevo che quel momento finisse. Sentivo che l'adrenalina iniziava ad accompagnarsi a un gusto un po' amaro. Un nodo mi strinse la gola. E rimasi così, cercando di nascondere il modo in cui mi sentivo. Era il post anche per me. E lo sentivo tutto.

Ora... Eravamo pronti per rincasare, separati. Pronti a tornare alle nostre vite. Ma io no. Non lo ero.

Lui volle guardarmi negli occhi. Io non riuscivo a sostenerlo. Iniziai a respirare in modo veloce. Quindi cercai di non respirare. Ogni movimento rischiava di rompere gli argini. Lo guardai, ma fui sul punto di non resistere.
'Per questo....ti avevo detto no.'

'Vuoi andare a bere dell'acqua? Ce l'ho in macchina...'
Mi aveva guardata, in modo penetrante, anche ora, quando cercavo la mia privacy.
'Sí. Ho molta sete.'
Cercai di respirare e riprendermi.

Passato il momento, tornai e ci baciammo di nuovo. Questa volta c'era nuova passione. Non più spazio ad altro.

'Sei già pronta a rifarlo? Wow...'
Iniziai a ridere a crepapelle, forse per non pensare a nulla.

'No, andiamo. Ormai è tardi.'

Marco mi aiutò a rivestirmi. Nel mentre, mi dava baci sul collo o sulla schiena.

Quindi gli piacevo... Da sempre. E allora perché?

Se me lo avesse detto prima, magari non sarei mai partita... Ma in realtà non potevo che partire, perché si trattava del mio sogno.

Ero pronta. Pronta a vivere l'ultimo mese nei miei luoghi di infanzia. Poi... Sarei partita.
Continua...
di
scritto il
2026-09-27
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