Our time is running out
scritto il 2026-10-11 tempo di lettura 16 min
di
Mia1
genere
dominazione
cura
C
Appena arrivata a casa, ero scesa di nuovo: non potevo rientrare.
Andai al parco. E lì la vidi: c'era Marta.
Era da sola (e certo: ancora lui non aveva sviluppato il dono dell'ubiquità).
Mi sembrò così triste e sconsolata, che fui tentata di andare da lei e consolarla. Non potevo farlo, come non potevo continuare con Marco.
Restai un po' a guardare Marta, per imprimermi bene in mente quello che io stavo provocando. Decisi che dovevo almeno tentare di resistere a Marco.
Passò qualche giorno, in cui mi dedicai a me e a trascorrere alcuni momenti divertenti con gli amici. C'era anche Fabio, ma era freddo con me. Anche con lui volevo essere corretta e così decisi di rispettare il suo atteggiamento.
Eravamo andati alla sagra della frittella. Io camminavo a braccetto con Anna e le stavo raccontando quello che era successo. Ci fermavamo alle bancarelle e provavamo bracciali, anelli, senza mai deciderci.
Sarebbe stato bello, se fosse bastato fermarsi alla bancarella dei sentimenti e scegliere per chi provare cosa.
'Marco non cambierà mai: se lo fa con lei, lo farà con sua moglie, un giorno. A essere dall'altra parte, ti conviene. So che non puoi accettare questo discorso.'
'Mah. E il tuo lui?'
'Erano insieme stasera.'
Una stilettata.
'E come va?'
'Diciamo che facciamo coppia fissa.'
'Brava!'
'Arriverà qualcuno di speciale, vedrai!'
'A settembre me ne andrò. Chissà cosa succederà.'
Fu in quel frangente che mi arrivò un SMS.
'Ciao.'
Anna volle vedere.
'Sonda il terreno. Vuole rivederti, ma prima deve farti friggere un po'.'
'E quindi?'
'Rispondi tra venti minuti con un Ciao;)'
Lui rispose dopo più di mezz'ora con un
'Buona serata.'
'Rispondi tra un'ora Grazie, anche a te.'
'Un'ora?'
'Ora ti sta facendo friggere. Quindi, assolutamente sì. Sa che siamo in giro. Se rispondi, capirà che stai pensando a lui.'
Questa volta, la risposta arrivò dopo un quarto d'ora ed era una semplice faccina
:)
'Non rispondere più.'
'Ma così...'
'Se un ragazzo ti scrive dopo quella faccia, ti attira?'
'No. Perdo interesse subito.'
'Allora lo vedi? Ora godiamoci la serata. Perché non prendiamo un bel gelato?'
Dentro la gelateria, però trovammo Dario, Marco e tutto il loro gruppo.
Io mi agitai subito.
Marco mi scagliò un'occhiata penetrante, per poi ignorarmi bellamente.
Fabio si era avvicinato e mi aveva chiesto se fosse tutto ok, ma non volevo coinvolgerlo.
'Conosco quello sguardo: sei molto presa da lui.' Non riuscivo a negare l'evidenza. Così non dissi nulla.
Mentre compravamo il gelato, notai che Marta non c'era e i sensi di colpa crebbero esponenzialmente.
Al bancone, mentre ordinavo la mia coppetta, percepì invece la presenza di Marco dietro di me. C'era parecchia confusione e così nessuno si accorse della nostra vicinanza. La calca mi spingeva sul vetro e così, senza che io avessi il tempo per reagire, mi ritrovai il suo corpo adeso al mio culo. Sussultai di sorpresa e di eccitazione. Stava riuscendo a risucchiare la mia volontà, mi stava introiettando, di nuovo. Il respiro accelerò e percepì che la situazione lo aveva eccitato. Era come se avesse sentito che volevo distaccarmi e avesse fatto quel quid per riportarmi a lui. In natura esistono corpi celesti chiamati buchi neri. Sono corpi che, con la loro gravità, ingurgitano tutto ciò che si trova nel loro raggio d'azione. Si comportano come dei giganteschi aspirapolveri. Al giorno d'oggi esiste una canzone che ben descrive quello che fa un buco nero o quello che faceva Marco a me, ma nel 2000 no.
Our time is running out.
Mi sentivo schiacciata, pressata, compressa. Non potevo fuggire dalla sua gravità.
You will suck the life of me...
Con nonchalance, lui mise le mani in corrispondenza ai miei fianchi, completamente aperte sul vetro, imprigionandomi del tutto.
Cercai di pensare al male che stavo facendo a Marta, ma la presenza fisica di Marco mi risucchiò, come un buco nero.
Poi, come se non fosse successo nulla, lui si spostò. Né ciao, né arrivederci. Nessuno si era accorto di nulla, ma io ero turbata.
Alla fine, tornammo a casa.
Passarono i giorni e io stavo ricominciando a vivere, respirare. Continuavo a correre: lo facevo 6 giorni su 7.
Per quella sera, Anna aveva proposto un film, al cinema all'aperto.
Non conoscevo il titolo del film, ma accolsi volentieri l'idea. Ci sedemmo in fondo. Non eravamo in tanti.
Quando iniziò il film, dal titolo Le relazioni pericolose, non conoscevo minimamente Laclos. In breve fui catturata dalla sensualità di John Malkovich. Passo passo negoziava con una delle due protagoniste, la malvagia Marchesa, una notte d'amore- o meglio di passione selvaggia. In cambio la Marchesa voleva la seduzione totale dell'altra protagonista, la povera Madame de Tourvelle, una facile preda, all'apparenza. Gradualmente lui si era cimentato nell'impresa: ne aveva smontato le certezze, portandola a un punto di non ritorno, perché, come insegnava il maestro Machiavelli, il fine giustifica i mezzi.
A un certo punto si materializzò Dario e Anna si dissociò completamente. Facevano i piccioncini. Io invece ero completamente rapita da quel film, dai costumi, dalla scenografia.
Quando finì il film, Anna mi disse che quella sera sarebbe andata con Dario.
'Vai a mettere in pratica quello che faceva John Malkovich?'
Anna si mise a ridere e mi raccomandò di tornare a casa, dritta dritta, senza smarrire il sentiero.
'Stai attenta, che, se abbandoni il sentiero, incontri il lupo.'
'Quella è Cappuccetto rosso. Io sono più furba.'
E, al solito, giù a ridere.
Arrivata alla macchina, qualcuno mi chiuse occhi e bocca e mi spinse contro la portiera. Tentai di urlare e di divincolarmi, ma non riuscivo a liberarmi.
Aveva detto bene Anna di tornare a casa dritta dritta.
Mi vidi passare tutta la vita davanti.
Poi sentì che la presa si allentava.
'Apri la macchina e fammi salire.'
Non potevo rispondere, perché la mia bocca era chiusa.
La voce...era bassa e familiare.
'Tieni gli occhi chiusi.'
Era lui.
Ma da dove era sbucato?
Lo avrei ucciso con le mie mani.
Con dita tremanti, aprì la macchina e salì. Lui fece il giro e si sedette nel posto del passeggero.
Io rimasi ferma. Non riuscivo a calmarmi, men che meno a guidare.
Avevo gli occhi chiusi, come mi aveva ordinato.
'Posso aprire o dobbiamo giocare a mosca cieca guidatrice?'
'Silenzio.'
Mi ricordai che non voleva che io fossi sarcastica.
'Ora tu con calma aprirai gli occhi e mi porterai dritta dritta...alla tana del lupo.'
Possibile che avesse sentito me e Anna?
'Anche tu con Cappucce...'
Senza che me ne rendessi conto, mi chiuse la bocca con un bavaglio. Sapevo ovviamente che non potevo toglierlo. O meglio sapevo di poterlo togliere, ma non avevo il coraggio di sfidarlo.
Quando il respiro tornò normale, Marco mi disse di aprire gli occhi.
Avrei voluto togliere quel maledetto bavaglio per dirgli che doveva andare a fanculo. Mi aveva fatto prendere un colpo. Quindi.... mi aveva imbavagliata per evitarlo. Facile, no?
Avrei voluto essere decisa, come nei giorni precedenti, quando non mi trovavo faccia a faccia con lui, con il suo odore.
Ci guardammo.
'Bene, ora che sei calma, ti dico cosa succederà. Andremo a casa mia. Ah, ovviamente scusa per il piccolo inconveniente iniziale. Ho visto che ti stava venendo un infarto e in effetti non è stato molto carino da parte mia.'
E mi rise in faccia.
Avrei voluto prenderlo a schiaffi.
'Non sto neanche a chiederti se ti va. Do per scontato che, dopo il film che abbiamo visto, ti vada. Ho visto che eri molto concentrata.'
Ma allora...lui era lì. E aveva visto quel film!
'Forza, partiamo.'
Dovevo guidare davanti a lui.
All'inizio ero titubante, poi guidai come se fossi sola. Marco mi dava le indicazioni stradali che ci condussero da lui. Mentre guidavo, mi resi conto che mi osservava attentamente: guardava come tenevo la strada, come gestivo i 'Dare la precedenza', come mi immettevo in strada. Mi metteva in soggezione.
Avrei potuto dirgli di scendere e di smettere di comportarsi come un esaminatore di scuola guida, ma non volevo.
Era riuscito di nuovo a fottermi- e ancora non aveva neanche cominciato.
'Allora, hai visto che cattivo quel Visconte? Quella povera Madame! All'inizio era tutta d'un pezzo, impettita, poi....basta.'
E mi scoccò un'occhiata eloquente.
'La cosa divertente è che inizialmente è molto sostenuta, dopo... inizia a vacillare e infine...si arrende del tutto. Ti chiederei cosa ne pensi, ma....vedo che non puoi parlare.'
Feci per togliere la benda e mandarlo a fanculo, ma lui si zittì e mi bloccò la mano. Lo sguardo era freddo, distaccato.
Per un attimo i nostri sguardi si incrociarono,come in una partita di scherma, poi tolsi la mano, come se mi fossi scottata.
'Se hai finito di recalcitrare, entriamo.'
Mi guardò, finché io non aprì la portiera e scesi.
Marco mi fece entrare e si sedette sul sofà. Io feci per imitarlo, ma lui mi bloccò.
'No, tu resti in piedi. Puoi togliere il bavaglio.'
Lui accavallò le gambe, si mise comodo e cominciò a pormi delle domande.
'Allora, quale personaggio ti è piaciuto di più? Una donna e un uomo.'
'Non posso sedermi, nel mentre?'
'Rispondi.'
Molto imbarazzante.
'Tra le due protagoniste non so scegliere.'
'Interessante. Spiegami.'
'Di una mi è piaciuta la furbizia, quella capacità di ingannare tutti e la sensualità, la sfida con Valmont, quel suo dissimulare, forzare i suoi sentimenti, al fine di essere inarrivabile; dell'altra mi è piaciuto che dall'inizio alla fine lotti con le unghie e con i denti per resistere a un uomo che in fondo sapeva come rigirarla. Di lei mi piace il fatto che è costante, tenace, molto pudica, ovviamente lontana dallo stile di vita di lui. Mi piace il fatto che fin da principio si capisce che lei... non ha scampo con lui, perché ne è terribilmente attratta.'
'E di lui cosa ti piace?'
Tutto.
'Mmm...non è il mio tipo.'
'Hai rifatto quello che ti avevo vietato.'
Non risposi, ma sostenni lo sguardo, fino in fondo.
Marco mi richiamò, con un gesto dell'indice, che mi indicava di avvicinarmi a lui. Ora ero vicinissima, tesa come una corda di violino.
Di colpo Marco mi tirò giù sul divano e mi si sdraiò addosso. Ero di spalle, rispetto a lui. Mi soffiò sul collo. Il suo corpo era a contatto con il mio, adeso. I polsi bloccati, accanto alla testa.
'Allora, oggi ho deciso di provare...qualcosa di diverso dal solito.'
'Cosa vuoi fare?'- chiesi in allarme.
'Dato che ti piace scherzare e non rispondi alle domande, neanche io lo farò.'
'Non ci ho fatto caso...'
'Eh, lo so.'
Con una mano iniziò a toccarmi il culo.
'Ma dai, non l'ho fatto apposta!'
Ora mi toccava con entrambe le mani. Iniziai a sentirmi a disagio. Non volevo che lui lo facesse.
'Marco...ne abbiamo già parlato. Non voglio!!'
Mi strizzò il culo con violenza.
Iniziò a togliermi i vestiti, lentamente, molto lentamente. Io non sapevo cosa avesse in mente ed ero rigida. Mi feci spogliare, ma rimasi costantemente in tensione.
Alla fine ero nuda, sul divano. Marco mi girò verso di lui. Adesso eravamo faccia a faccia. Lui si spogliò, guardandomi in ogni cm quadrato di pelle e pretendendo di essere guardato.
Mi aprì le cosce, incuneandosi con le sue, e si strusciò con il cazzo, che si andava indurendo e crescendo in dimensioni.
Non avevo molti termini di paragone, se non per sentito dire, ma avevo la sensazione che lui fosse abbastanza dotato, più in larghezza che in lunghezza.
I polsi erano di nuovo bloccati, accanto alla testa, il mio petto esposto. Poi lui lo fece. Mi leccò il collo e scese, fino ai capezzoli. Soffiò, procurandomi brividi di freddo e di piacere.
Poi con la lingua ridisegnò i seni, saggiandone la consistenza.
'Non ne ho molto....'
'Eh, ma quello che hai è sufficiente.'
Poi con la lingua si avvicinò alle areole e lì mi irrigidì. Il solo avvivinarsi ai capezzoli, mi faceva impressione. Non era doloroso, ma quello era un punto molto sensibile e non volevo che lo toccasse. Cercai di divincolarmi, ma lui mi bloccò con il bacino e con le mani, ancorando i miei polsi sul morbido tessuto.
'Mi fa... male...'
'Controlliamo se ti piace o no. Sarà la tua fica a parlare.'
Lasciò un polso per andare a toccare le labbra, la fessura e sfiorare il clitoride.
'Sai cosa mi piacerebbe farti? Non dico ora, perché è fin troppo evidente...ma in generale.'
Le dita lavoravano e io mi resi conto di essere bagnata. Forse al mio corpo piaceva essere un po' violata, non del Tutto, però. Non volevo che lui andasse davvero oltre, ma che superasse i miei limiti, quel tanto che bastava a cucinarmi il cervello. Quindi una sorta di violenza controllata. Mi domandavo cosa sarebbe accaduto, se invece lui avesse tirato dritto.
'Sono tutta orecchi.'
'Mi piacerebbe portarti fuori, parlare con te di tempo atmosferico, lavoro, attualità, politica, insomma di cazzate, e poi improvvisamente fare un'osservazione casuale sul tuo culo o domandarti qualcosa di molto imbarazzante e iniziare a sussurrarti cose che ti diano alla testa, fino a quando sarebbe fin troppo evidente che sei bagnata, per causa mia. Poi... Trascinarti in anfratto lievemente defilato, ma sempre accessibile alla gente, e lì sfiorarti la figa, solo per constatare che i miei sospetti sono fondati e poi continuare la nostra serata in mezzo alle persone, fino a quando... '
Micidiale...con quelle anticipazioni mi scopava letteralmente il cervello, guardandomi negli occhi. Con le dita, invece aveva iniziato a farlo veramente. Non avevo scampo, come Madame de Tourvelle.
Sentirmi così mi fece bagnare a dismisura.
'Fino a quando, cosa?'
'Fino a quando non sia tu a implorarmi di fotterti.'
Le dita facevano entra ed esci: toccavano dentro e sfioravano fuori, portandomi sull'orlo dell'orgasmo.
Mi sarebbe piaciuto che lui realizzasse quella situazione, ma avrei dovuto chiederla e... Ovviamente non riuscivo, come in quel momento, quando non sarei mai riuscita a chiedere di farmi godere.
Marco si bloccò di colpo e ricominciò a leccarmi le tette, tornando sulle areole e finendo sui capezzoli. Ricominciai a dibattermi e lui mi bloccò.
'Mi fa...male.'
'Prima ho toccato e ti ho trovata molto bagnata. Sei una piccola bugiarda.'
Con la bocca mi succhiò leggermente prima uno e poi l'altro capezzolo. Era troppo forte. Volevo che si interrompesse, ma lui era di altro avviso. Lavorava di labbra e di lingua. Succhiava e degustava.
Era fastidioso, come il solletico.
Certo, essere obbligata a subire quel trattamento era sì fastidioso, ma anche conturbante. Il non poter bloccare quella pratica mi metteva in uno stato di vulnerabilità che mi eccitava.
Infatti lui cominciò a toccarmi nuovamente e constatò:
'Ti rendi conto di quanto sei bagnata, solo perché ti obbligo a subire qualcosa? Immagina se ora ti obbligassi a metterti in ginocchio, davanti a me, mani dietro la schiena....'
'No....'
'E invece sì. Non sfidarmi.'
Marco riprese a mangiarmi e io mi rassegnai. Notai che se mi rilassavo un po', era meno importuno, quasi piacevole.
Avrei voluto tirare fuori il coraggio di chiedere, ma non riuscivo. Vidi che Marco mi sorrideva. Il dito continuava a toccarmi dentro e fuori, sempre più rapido, ma poco pressante.
Voleva che lo implorassi. Era davvero imbarazzante.
Quando lui percepì che volevo venire, rallentò il ritmo, senza smettere mai del tutto e mi guardò. Aveva smesso di succhiarmi i capezzoli, si era messo accanto a me sul sofà e mi toccava apertamente.
'Guarda anche tu cosa ti sto facendo... guarda come ti piace e come me lo permetti. Dimmi perché ti piaceva quel film'
'Perchè.... Lui la seduceva... giorno... Per giorno. Fingeva...di offendersi se....lei si difendeva...'
'Interessante...ora voglio sentirtelo chiedere. Ma coi giusti modi.'
Il lavorio delle dita era incessante e poi lento, veloce, lento.
Ormai ansimavo, ma quando stavo per venire...lui si fermava e mi sorrideva, stronzo.
'Perchè non lo chiedi?'
'Ti prego...'
'Cosa?'
'Fammi venire.'
'E se non lo facessi?'
'Se non lo fai... neanche io ti faccio entrare.'
Marco si fermò e, con fare irruento, prepotente, mi penetrò con il cazzo. Mi sentivo riempita, fottuta. Una sensazione divina.
'Ah, sì? Pensi che io permetta a te di decidere certe cose?'
Mi dava colpi vigorosi, impietosi, ai quali mi contraevo subito. Mi fece alzare, quindi mi sbatté al muro e mi penetrò di spalle, faccia al muro. Mi bloccò anche la testa contro il cemento. A ogni spinta, mi schiacciava al muro. E quel contatto faceva male, non troppo, ma doleva e per questo mi faceva impazzire.
'Voglio sentirti dire che effetto ti fa! Tira fuori il coraggio!'
Era feroce.
'Mi piace questa posizione!'
'Perchè?'
'Perchè sono nelle tue mani...'
Un colpo, una contrazione, colpo, contrazione, finché non percepì che il momento stava arrivando. Marco fuoriuscí e mi inondò tutta, fatti salvi i capelli.
Poi intinse il dito nel suo sperma, mi attirò a lui, con possesso, incurante di imbrattarsi anche lui, e lo avvicinò alla mia bocca. Ovviamente la chiusi, senza neanche rifletterci.
'Apri.'
Non volevo farlo, ma volevo essere costretta a farlo.
'Apri.'
Marco mi pulí alla meno peggio con un panno gettato a terra, mi spinse sul pavimento e mi bloccò sedendosi su di me. Serrai la bocca con fare sfidante e Marco mi Infilò il dito a forza. A quel punto presi il dito io stessa e cominciai a leccarlo, guardandolo negli occhi. Lo stavo provocando. Volevo che lui fosse duro con me.
Infatti...mi fermò subito e mi intimò
'Non mi sfidare.'
'E se lo faccio?'
'Puoi dimenticarti di venire, anzi...per oggi....non te lo permetto.'
La punizione era più dura del previsto. Avrei voluto che....
'Lo so che pensavi di cavartela con quattro sculacciate, ma non è così.'
Mi si riempirono gli occhi di lacrime, anche se ero stata io a provocare. Lui mi guardò e io guardai lui. Sembrava quasi che io fossi in cerca di punizioni, più che di piacere o meglio che il mio piacere mentale passasse per un massacro emotivo.
Restammo così a guardarci.
Poi il momento passò e io tornai padrona di me.
Marco mi baciò con la bocca e la lingua. Non volevo altri contatti o avrei rischiato di cedere davanti a lui.
'Basta....'
'Sarebbe bastato chiedere...in un certo modo, ma tu...mi hai voluto sfidare.'
Non risposi.
'Tu mi provochi, ma...dentro di te stai morendo, ora, davanti a me.'
Distolsi lo sguardo, incapace di spiegare quella che altro non era che la verità.
'Ti chiedo di lasciarmi andare a casa...'
Mi guardò, come se stesse decidendo cosa fare.
Poi mi aiutò a rialzarmi e vestirmi. Mi baciava il collo. Era come se temesse di aver esagerato, pur sapendo che l'esagerazione e l'esasperazione erano ciò che gli stavo chiedendo.
'Ti accompagno alla macchina.'
Arrivati lì, mi violentò la bocca, tenendomi la nuca e mi disse
'Scrivimi un messaggio, quando sei a casa, intesi?'
'Sí, ok.'
Ci salutammo, consapevoli che il tempo a nostra disposizione non era tanto.
Our time is running out.
Continua...
Andai al parco. E lì la vidi: c'era Marta.
Era da sola (e certo: ancora lui non aveva sviluppato il dono dell'ubiquità).
Mi sembrò così triste e sconsolata, che fui tentata di andare da lei e consolarla. Non potevo farlo, come non potevo continuare con Marco.
Restai un po' a guardare Marta, per imprimermi bene in mente quello che io stavo provocando. Decisi che dovevo almeno tentare di resistere a Marco.
Passò qualche giorno, in cui mi dedicai a me e a trascorrere alcuni momenti divertenti con gli amici. C'era anche Fabio, ma era freddo con me. Anche con lui volevo essere corretta e così decisi di rispettare il suo atteggiamento.
Eravamo andati alla sagra della frittella. Io camminavo a braccetto con Anna e le stavo raccontando quello che era successo. Ci fermavamo alle bancarelle e provavamo bracciali, anelli, senza mai deciderci.
Sarebbe stato bello, se fosse bastato fermarsi alla bancarella dei sentimenti e scegliere per chi provare cosa.
'Marco non cambierà mai: se lo fa con lei, lo farà con sua moglie, un giorno. A essere dall'altra parte, ti conviene. So che non puoi accettare questo discorso.'
'Mah. E il tuo lui?'
'Erano insieme stasera.'
Una stilettata.
'E come va?'
'Diciamo che facciamo coppia fissa.'
'Brava!'
'Arriverà qualcuno di speciale, vedrai!'
'A settembre me ne andrò. Chissà cosa succederà.'
Fu in quel frangente che mi arrivò un SMS.
'Ciao.'
Anna volle vedere.
'Sonda il terreno. Vuole rivederti, ma prima deve farti friggere un po'.'
'E quindi?'
'Rispondi tra venti minuti con un Ciao;)'
Lui rispose dopo più di mezz'ora con un
'Buona serata.'
'Rispondi tra un'ora Grazie, anche a te.'
'Un'ora?'
'Ora ti sta facendo friggere. Quindi, assolutamente sì. Sa che siamo in giro. Se rispondi, capirà che stai pensando a lui.'
Questa volta, la risposta arrivò dopo un quarto d'ora ed era una semplice faccina
:)
'Non rispondere più.'
'Ma così...'
'Se un ragazzo ti scrive dopo quella faccia, ti attira?'
'No. Perdo interesse subito.'
'Allora lo vedi? Ora godiamoci la serata. Perché non prendiamo un bel gelato?'
Dentro la gelateria, però trovammo Dario, Marco e tutto il loro gruppo.
Io mi agitai subito.
Marco mi scagliò un'occhiata penetrante, per poi ignorarmi bellamente.
Fabio si era avvicinato e mi aveva chiesto se fosse tutto ok, ma non volevo coinvolgerlo.
'Conosco quello sguardo: sei molto presa da lui.' Non riuscivo a negare l'evidenza. Così non dissi nulla.
Mentre compravamo il gelato, notai che Marta non c'era e i sensi di colpa crebbero esponenzialmente.
Al bancone, mentre ordinavo la mia coppetta, percepì invece la presenza di Marco dietro di me. C'era parecchia confusione e così nessuno si accorse della nostra vicinanza. La calca mi spingeva sul vetro e così, senza che io avessi il tempo per reagire, mi ritrovai il suo corpo adeso al mio culo. Sussultai di sorpresa e di eccitazione. Stava riuscendo a risucchiare la mia volontà, mi stava introiettando, di nuovo. Il respiro accelerò e percepì che la situazione lo aveva eccitato. Era come se avesse sentito che volevo distaccarmi e avesse fatto quel quid per riportarmi a lui. In natura esistono corpi celesti chiamati buchi neri. Sono corpi che, con la loro gravità, ingurgitano tutto ciò che si trova nel loro raggio d'azione. Si comportano come dei giganteschi aspirapolveri. Al giorno d'oggi esiste una canzone che ben descrive quello che fa un buco nero o quello che faceva Marco a me, ma nel 2000 no.
Our time is running out.
Mi sentivo schiacciata, pressata, compressa. Non potevo fuggire dalla sua gravità.
You will suck the life of me...
Con nonchalance, lui mise le mani in corrispondenza ai miei fianchi, completamente aperte sul vetro, imprigionandomi del tutto.
Cercai di pensare al male che stavo facendo a Marta, ma la presenza fisica di Marco mi risucchiò, come un buco nero.
Poi, come se non fosse successo nulla, lui si spostò. Né ciao, né arrivederci. Nessuno si era accorto di nulla, ma io ero turbata.
Alla fine, tornammo a casa.
Passarono i giorni e io stavo ricominciando a vivere, respirare. Continuavo a correre: lo facevo 6 giorni su 7.
Per quella sera, Anna aveva proposto un film, al cinema all'aperto.
Non conoscevo il titolo del film, ma accolsi volentieri l'idea. Ci sedemmo in fondo. Non eravamo in tanti.
Quando iniziò il film, dal titolo Le relazioni pericolose, non conoscevo minimamente Laclos. In breve fui catturata dalla sensualità di John Malkovich. Passo passo negoziava con una delle due protagoniste, la malvagia Marchesa, una notte d'amore- o meglio di passione selvaggia. In cambio la Marchesa voleva la seduzione totale dell'altra protagonista, la povera Madame de Tourvelle, una facile preda, all'apparenza. Gradualmente lui si era cimentato nell'impresa: ne aveva smontato le certezze, portandola a un punto di non ritorno, perché, come insegnava il maestro Machiavelli, il fine giustifica i mezzi.
A un certo punto si materializzò Dario e Anna si dissociò completamente. Facevano i piccioncini. Io invece ero completamente rapita da quel film, dai costumi, dalla scenografia.
Quando finì il film, Anna mi disse che quella sera sarebbe andata con Dario.
'Vai a mettere in pratica quello che faceva John Malkovich?'
Anna si mise a ridere e mi raccomandò di tornare a casa, dritta dritta, senza smarrire il sentiero.
'Stai attenta, che, se abbandoni il sentiero, incontri il lupo.'
'Quella è Cappuccetto rosso. Io sono più furba.'
E, al solito, giù a ridere.
Arrivata alla macchina, qualcuno mi chiuse occhi e bocca e mi spinse contro la portiera. Tentai di urlare e di divincolarmi, ma non riuscivo a liberarmi.
Aveva detto bene Anna di tornare a casa dritta dritta.
Mi vidi passare tutta la vita davanti.
Poi sentì che la presa si allentava.
'Apri la macchina e fammi salire.'
Non potevo rispondere, perché la mia bocca era chiusa.
La voce...era bassa e familiare.
'Tieni gli occhi chiusi.'
Era lui.
Ma da dove era sbucato?
Lo avrei ucciso con le mie mani.
Con dita tremanti, aprì la macchina e salì. Lui fece il giro e si sedette nel posto del passeggero.
Io rimasi ferma. Non riuscivo a calmarmi, men che meno a guidare.
Avevo gli occhi chiusi, come mi aveva ordinato.
'Posso aprire o dobbiamo giocare a mosca cieca guidatrice?'
'Silenzio.'
Mi ricordai che non voleva che io fossi sarcastica.
'Ora tu con calma aprirai gli occhi e mi porterai dritta dritta...alla tana del lupo.'
Possibile che avesse sentito me e Anna?
'Anche tu con Cappucce...'
Senza che me ne rendessi conto, mi chiuse la bocca con un bavaglio. Sapevo ovviamente che non potevo toglierlo. O meglio sapevo di poterlo togliere, ma non avevo il coraggio di sfidarlo.
Quando il respiro tornò normale, Marco mi disse di aprire gli occhi.
Avrei voluto togliere quel maledetto bavaglio per dirgli che doveva andare a fanculo. Mi aveva fatto prendere un colpo. Quindi.... mi aveva imbavagliata per evitarlo. Facile, no?
Avrei voluto essere decisa, come nei giorni precedenti, quando non mi trovavo faccia a faccia con lui, con il suo odore.
Ci guardammo.
'Bene, ora che sei calma, ti dico cosa succederà. Andremo a casa mia. Ah, ovviamente scusa per il piccolo inconveniente iniziale. Ho visto che ti stava venendo un infarto e in effetti non è stato molto carino da parte mia.'
E mi rise in faccia.
Avrei voluto prenderlo a schiaffi.
'Non sto neanche a chiederti se ti va. Do per scontato che, dopo il film che abbiamo visto, ti vada. Ho visto che eri molto concentrata.'
Ma allora...lui era lì. E aveva visto quel film!
'Forza, partiamo.'
Dovevo guidare davanti a lui.
All'inizio ero titubante, poi guidai come se fossi sola. Marco mi dava le indicazioni stradali che ci condussero da lui. Mentre guidavo, mi resi conto che mi osservava attentamente: guardava come tenevo la strada, come gestivo i 'Dare la precedenza', come mi immettevo in strada. Mi metteva in soggezione.
Avrei potuto dirgli di scendere e di smettere di comportarsi come un esaminatore di scuola guida, ma non volevo.
Era riuscito di nuovo a fottermi- e ancora non aveva neanche cominciato.
'Allora, hai visto che cattivo quel Visconte? Quella povera Madame! All'inizio era tutta d'un pezzo, impettita, poi....basta.'
E mi scoccò un'occhiata eloquente.
'La cosa divertente è che inizialmente è molto sostenuta, dopo... inizia a vacillare e infine...si arrende del tutto. Ti chiederei cosa ne pensi, ma....vedo che non puoi parlare.'
Feci per togliere la benda e mandarlo a fanculo, ma lui si zittì e mi bloccò la mano. Lo sguardo era freddo, distaccato.
Per un attimo i nostri sguardi si incrociarono,come in una partita di scherma, poi tolsi la mano, come se mi fossi scottata.
'Se hai finito di recalcitrare, entriamo.'
Mi guardò, finché io non aprì la portiera e scesi.
Marco mi fece entrare e si sedette sul sofà. Io feci per imitarlo, ma lui mi bloccò.
'No, tu resti in piedi. Puoi togliere il bavaglio.'
Lui accavallò le gambe, si mise comodo e cominciò a pormi delle domande.
'Allora, quale personaggio ti è piaciuto di più? Una donna e un uomo.'
'Non posso sedermi, nel mentre?'
'Rispondi.'
Molto imbarazzante.
'Tra le due protagoniste non so scegliere.'
'Interessante. Spiegami.'
'Di una mi è piaciuta la furbizia, quella capacità di ingannare tutti e la sensualità, la sfida con Valmont, quel suo dissimulare, forzare i suoi sentimenti, al fine di essere inarrivabile; dell'altra mi è piaciuto che dall'inizio alla fine lotti con le unghie e con i denti per resistere a un uomo che in fondo sapeva come rigirarla. Di lei mi piace il fatto che è costante, tenace, molto pudica, ovviamente lontana dallo stile di vita di lui. Mi piace il fatto che fin da principio si capisce che lei... non ha scampo con lui, perché ne è terribilmente attratta.'
'E di lui cosa ti piace?'
Tutto.
'Mmm...non è il mio tipo.'
'Hai rifatto quello che ti avevo vietato.'
Non risposi, ma sostenni lo sguardo, fino in fondo.
Marco mi richiamò, con un gesto dell'indice, che mi indicava di avvicinarmi a lui. Ora ero vicinissima, tesa come una corda di violino.
Di colpo Marco mi tirò giù sul divano e mi si sdraiò addosso. Ero di spalle, rispetto a lui. Mi soffiò sul collo. Il suo corpo era a contatto con il mio, adeso. I polsi bloccati, accanto alla testa.
'Allora, oggi ho deciso di provare...qualcosa di diverso dal solito.'
'Cosa vuoi fare?'- chiesi in allarme.
'Dato che ti piace scherzare e non rispondi alle domande, neanche io lo farò.'
'Non ci ho fatto caso...'
'Eh, lo so.'
Con una mano iniziò a toccarmi il culo.
'Ma dai, non l'ho fatto apposta!'
Ora mi toccava con entrambe le mani. Iniziai a sentirmi a disagio. Non volevo che lui lo facesse.
'Marco...ne abbiamo già parlato. Non voglio!!'
Mi strizzò il culo con violenza.
Iniziò a togliermi i vestiti, lentamente, molto lentamente. Io non sapevo cosa avesse in mente ed ero rigida. Mi feci spogliare, ma rimasi costantemente in tensione.
Alla fine ero nuda, sul divano. Marco mi girò verso di lui. Adesso eravamo faccia a faccia. Lui si spogliò, guardandomi in ogni cm quadrato di pelle e pretendendo di essere guardato.
Mi aprì le cosce, incuneandosi con le sue, e si strusciò con il cazzo, che si andava indurendo e crescendo in dimensioni.
Non avevo molti termini di paragone, se non per sentito dire, ma avevo la sensazione che lui fosse abbastanza dotato, più in larghezza che in lunghezza.
I polsi erano di nuovo bloccati, accanto alla testa, il mio petto esposto. Poi lui lo fece. Mi leccò il collo e scese, fino ai capezzoli. Soffiò, procurandomi brividi di freddo e di piacere.
Poi con la lingua ridisegnò i seni, saggiandone la consistenza.
'Non ne ho molto....'
'Eh, ma quello che hai è sufficiente.'
Poi con la lingua si avvicinò alle areole e lì mi irrigidì. Il solo avvivinarsi ai capezzoli, mi faceva impressione. Non era doloroso, ma quello era un punto molto sensibile e non volevo che lo toccasse. Cercai di divincolarmi, ma lui mi bloccò con il bacino e con le mani, ancorando i miei polsi sul morbido tessuto.
'Mi fa... male...'
'Controlliamo se ti piace o no. Sarà la tua fica a parlare.'
Lasciò un polso per andare a toccare le labbra, la fessura e sfiorare il clitoride.
'Sai cosa mi piacerebbe farti? Non dico ora, perché è fin troppo evidente...ma in generale.'
Le dita lavoravano e io mi resi conto di essere bagnata. Forse al mio corpo piaceva essere un po' violata, non del Tutto, però. Non volevo che lui andasse davvero oltre, ma che superasse i miei limiti, quel tanto che bastava a cucinarmi il cervello. Quindi una sorta di violenza controllata. Mi domandavo cosa sarebbe accaduto, se invece lui avesse tirato dritto.
'Sono tutta orecchi.'
'Mi piacerebbe portarti fuori, parlare con te di tempo atmosferico, lavoro, attualità, politica, insomma di cazzate, e poi improvvisamente fare un'osservazione casuale sul tuo culo o domandarti qualcosa di molto imbarazzante e iniziare a sussurrarti cose che ti diano alla testa, fino a quando sarebbe fin troppo evidente che sei bagnata, per causa mia. Poi... Trascinarti in anfratto lievemente defilato, ma sempre accessibile alla gente, e lì sfiorarti la figa, solo per constatare che i miei sospetti sono fondati e poi continuare la nostra serata in mezzo alle persone, fino a quando... '
Micidiale...con quelle anticipazioni mi scopava letteralmente il cervello, guardandomi negli occhi. Con le dita, invece aveva iniziato a farlo veramente. Non avevo scampo, come Madame de Tourvelle.
Sentirmi così mi fece bagnare a dismisura.
'Fino a quando, cosa?'
'Fino a quando non sia tu a implorarmi di fotterti.'
Le dita facevano entra ed esci: toccavano dentro e sfioravano fuori, portandomi sull'orlo dell'orgasmo.
Mi sarebbe piaciuto che lui realizzasse quella situazione, ma avrei dovuto chiederla e... Ovviamente non riuscivo, come in quel momento, quando non sarei mai riuscita a chiedere di farmi godere.
Marco si bloccò di colpo e ricominciò a leccarmi le tette, tornando sulle areole e finendo sui capezzoli. Ricominciai a dibattermi e lui mi bloccò.
'Mi fa...male.'
'Prima ho toccato e ti ho trovata molto bagnata. Sei una piccola bugiarda.'
Con la bocca mi succhiò leggermente prima uno e poi l'altro capezzolo. Era troppo forte. Volevo che si interrompesse, ma lui era di altro avviso. Lavorava di labbra e di lingua. Succhiava e degustava.
Era fastidioso, come il solletico.
Certo, essere obbligata a subire quel trattamento era sì fastidioso, ma anche conturbante. Il non poter bloccare quella pratica mi metteva in uno stato di vulnerabilità che mi eccitava.
Infatti lui cominciò a toccarmi nuovamente e constatò:
'Ti rendi conto di quanto sei bagnata, solo perché ti obbligo a subire qualcosa? Immagina se ora ti obbligassi a metterti in ginocchio, davanti a me, mani dietro la schiena....'
'No....'
'E invece sì. Non sfidarmi.'
Marco riprese a mangiarmi e io mi rassegnai. Notai che se mi rilassavo un po', era meno importuno, quasi piacevole.
Avrei voluto tirare fuori il coraggio di chiedere, ma non riuscivo. Vidi che Marco mi sorrideva. Il dito continuava a toccarmi dentro e fuori, sempre più rapido, ma poco pressante.
Voleva che lo implorassi. Era davvero imbarazzante.
Quando lui percepì che volevo venire, rallentò il ritmo, senza smettere mai del tutto e mi guardò. Aveva smesso di succhiarmi i capezzoli, si era messo accanto a me sul sofà e mi toccava apertamente.
'Guarda anche tu cosa ti sto facendo... guarda come ti piace e come me lo permetti. Dimmi perché ti piaceva quel film'
'Perchè.... Lui la seduceva... giorno... Per giorno. Fingeva...di offendersi se....lei si difendeva...'
'Interessante...ora voglio sentirtelo chiedere. Ma coi giusti modi.'
Il lavorio delle dita era incessante e poi lento, veloce, lento.
Ormai ansimavo, ma quando stavo per venire...lui si fermava e mi sorrideva, stronzo.
'Perchè non lo chiedi?'
'Ti prego...'
'Cosa?'
'Fammi venire.'
'E se non lo facessi?'
'Se non lo fai... neanche io ti faccio entrare.'
Marco si fermò e, con fare irruento, prepotente, mi penetrò con il cazzo. Mi sentivo riempita, fottuta. Una sensazione divina.
'Ah, sì? Pensi che io permetta a te di decidere certe cose?'
Mi dava colpi vigorosi, impietosi, ai quali mi contraevo subito. Mi fece alzare, quindi mi sbatté al muro e mi penetrò di spalle, faccia al muro. Mi bloccò anche la testa contro il cemento. A ogni spinta, mi schiacciava al muro. E quel contatto faceva male, non troppo, ma doleva e per questo mi faceva impazzire.
'Voglio sentirti dire che effetto ti fa! Tira fuori il coraggio!'
Era feroce.
'Mi piace questa posizione!'
'Perchè?'
'Perchè sono nelle tue mani...'
Un colpo, una contrazione, colpo, contrazione, finché non percepì che il momento stava arrivando. Marco fuoriuscí e mi inondò tutta, fatti salvi i capelli.
Poi intinse il dito nel suo sperma, mi attirò a lui, con possesso, incurante di imbrattarsi anche lui, e lo avvicinò alla mia bocca. Ovviamente la chiusi, senza neanche rifletterci.
'Apri.'
Non volevo farlo, ma volevo essere costretta a farlo.
'Apri.'
Marco mi pulí alla meno peggio con un panno gettato a terra, mi spinse sul pavimento e mi bloccò sedendosi su di me. Serrai la bocca con fare sfidante e Marco mi Infilò il dito a forza. A quel punto presi il dito io stessa e cominciai a leccarlo, guardandolo negli occhi. Lo stavo provocando. Volevo che lui fosse duro con me.
Infatti...mi fermò subito e mi intimò
'Non mi sfidare.'
'E se lo faccio?'
'Puoi dimenticarti di venire, anzi...per oggi....non te lo permetto.'
La punizione era più dura del previsto. Avrei voluto che....
'Lo so che pensavi di cavartela con quattro sculacciate, ma non è così.'
Mi si riempirono gli occhi di lacrime, anche se ero stata io a provocare. Lui mi guardò e io guardai lui. Sembrava quasi che io fossi in cerca di punizioni, più che di piacere o meglio che il mio piacere mentale passasse per un massacro emotivo.
Restammo così a guardarci.
Poi il momento passò e io tornai padrona di me.
Marco mi baciò con la bocca e la lingua. Non volevo altri contatti o avrei rischiato di cedere davanti a lui.
'Basta....'
'Sarebbe bastato chiedere...in un certo modo, ma tu...mi hai voluto sfidare.'
Non risposi.
'Tu mi provochi, ma...dentro di te stai morendo, ora, davanti a me.'
Distolsi lo sguardo, incapace di spiegare quella che altro non era che la verità.
'Ti chiedo di lasciarmi andare a casa...'
Mi guardò, come se stesse decidendo cosa fare.
Poi mi aiutò a rialzarmi e vestirmi. Mi baciava il collo. Era come se temesse di aver esagerato, pur sapendo che l'esagerazione e l'esasperazione erano ciò che gli stavo chiedendo.
'Ti accompagno alla macchina.'
Arrivati lì, mi violentò la bocca, tenendomi la nuca e mi disse
'Scrivimi un messaggio, quando sei a casa, intesi?'
'Sí, ok.'
Ci salutammo, consapevoli che il tempo a nostra disposizione non era tanto.
Our time is running out.
Continua...
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