Minuetto
scritto il 2026-10-20 tempo di lettura 14 min
di
Mia1
genere
dominazione
cura
B
Arrivata a casa, scrissi un messaggio a Marco.
Solo Arrivata.
Ero stravolta e mi addormentai, senza aspettare risposta.
La mattina dopo, mi sedetti davanti alla specchiera e mi guardai in faccia.
Cazzo di persona sto diventando?
Rovesciai tutto ciò che si trovava sul tavolino per terra e diedi un pugno alla parete, con il risultato di farmi male alle nocche.
Mia madre bussò alla porta e si affacciò: 'Tutto ok?'
'Sí, a meraviglia. Ho fatto cadere tutto!'
'Non mi convinci.'
Guardai mia madre e recitai la mia parte. Non potevo parlare con lei.
Sistemato tutto quel casino, decisi di andare a correre.
Passarono i giorni e la mia partenza si avvicinava. Mancavano 10 giorni, ormai.
Mi chiamò Anna e parlammo della situazione. Decidemmo di vederci quella sera, in un pub molto carino, all'aperto.
Durante la serata, arrivò la chiamata di Dario: avvisava che si sarebbe unito a noi.
Cazzo! Dario mi aveva sgamata. Avrei fatto qualche gaffe e Marco mi avrebbe poi uccisa.
'Anna, non posso restare. Dario mi guarda sempre con una risata in punta di bocca. Finirò per dire qualche minchiata!'
'Non gli permetterò di imboccare certi discorsi.'
'Ma no, state voi. Io vado a casa, dai.'
'Dai! Resta con me. Tra poco andrai via!'
Non volevo restare, ma decisi di farlo per lei.
Poco dopo, vidi i fari dell'auto di Dario imboccare il vialetto, da cui si accedeva al locale.
Si aprì la portiera, ma, di colpo mi resi conto che dal posto passeggero stava emergendo qualcuno.
Mi sentí mancare. Era lui.
Guardai Anna, in preda al panico. Lei mi fece segno di smetterla, perché avrei semplicemente dato conferma ai sospetti che aleggiavano su di me.
'Come se Dario non lo sapesse!'
Con la gioia di un condannato a morte, mi sedetti pesantemente sulla sedia.
Vedere Marco faccia a faccia mi procurò una scarica di adrenalina.
Dario, dopo aver salutato Anna con un bacio, mi guardò in modo penetrante. E poi guardava Marco.
'Oh, qual buon vento, ragazzi!'
Marco mi guardò torvo. Non voleva che io fossi sarcastica. Bene, tanto non poteva fare nulla. E così, preda di adrenalina e imbarazzo, caddi spesso nella battuta. Solo che, ogni volta che dicevo qualcosa di esilarante, mi ritrovavo lo sguardo di Marco piantato negli occhi.
Decisi di non dargliela vinta e iniziai a guardarlo, anche io, sfidante.
Mi arrivò un SMS
'Non mi fare incazzare.'
Un vuoto d'aria, una stretta allo stomaco.
Il desiderio di lui mi rese ostinata, sfrontata. Sapevo che se avessi continuato, lui si sarebbe incazzato e poi... Avrebbe fatto qualcosa e per me questo era irresistibile. Anche se le sue punizioni non mi piacevano, mi piaceva riceverle. L'idea di essere giudicata una ragazzina indisciplinata mi fece bagnare all'istante.
Così mentre mi arrotolavo i capelli e gli scoccavo occhiate da cerbiatta innocente, mi morsi la bocca.
La temperatura al tavolo stava salendo alle stelle, tra Anna e Dario che non scopavano solo per non farsi arrestare per oltraggio al pubblico pudore e me che ero invece disposta a farmi trarre in 'arresto', pur di essere scopata.
Guardai Marco in silenzio, mi morsi le labbra, passandovi sopra la lingua. Poi mi mordicchiai le unghie. Continuavo a guardarlo, sfrontata, eccitata, persa, completamente, per lui.
Lui capì al volo e rincarò la dose.
'Ti avevo avvisata.'
In tutta risposta, mi venne da ridere e lo guardai, quasi strafottente. Era come se gli stessi chiedendo: 'Cosa aspetti a fottermi?'
Per poco non mi venne un infarto, quando lui si alzò, guardandomi perentorio, un cenno impercettibile del capo.
Mi passò tutta la voglia di fare la figa e mi si bloccò il respiro in gola.
Mi alzai e comunicai che avevo dimenticato una cosa in macchina.
'Io vado con lei, così voi nel mentre potete parlare della collezione di farfalle.'
Dario si mise a ridere e mi guardò esplicitamente.
Non appena fummo lontani dalle loro orecchie e occhi, Marco mi agguantò la nuca da dietro. Cercò un posto dove sbattermi al muro, con discrezione.
Braccia bloccate, gambe aperte dalle sue e occhi negli occhi.
'Allora, oggi hai voglia di farmi incazzare.'
'Ma perché? Cosa ho fatto?'
Invece di avere paura, ero completamente fradicia, eccitata dalla prospettiva che la sua incazzatura equivalesse a una qualche punizione feroce. La voglia di essere presa mi rese coraggiosa, sfrontata. Volevo essere cazziata e poi presa, in modo animale.
Marco mi strinse il mento e poi la fica.
'Cosa stai cercando di fare? Ti ho imposto un certo atteggiamento, ma vedo che stasera sei...su di giri?'
'Sí, molto.'
'Allora sai cosa devi fare.'
'Voglio che tu...mi faccia il culo'
Marco mise una mano dentro i pantaloncini, lato culo, e con il dito si diresse all'ano. Lo stimolò, ma io mi ritrassi e strinsi subito, con un lampo di terrore negli occhi.
'Cosa intendi?'
Respirai a fondo e, a fiato corto, chiesi:
'Voglio che tu mi prenda, però normale.'
Il dito mi diede una piccola spinta dentro. Era atroce.
La cosa mi eccitò ancora di più, anche se non volevo quel tipo di sesso.
'No, non il culo.'
'E allora cosa?'
Il dito era avanzato ancora. Si trattava di pochi mm, ma li percepivo tutti.
'Non riesco a dire cosa voglio. Credevo di sì, ma non riesco...ti prego...'
'Noooo.'
Mi soffiò sulla bocca, fermandosi a pochi mm dalla mia.
'Se non parli, continuo.'
Molto eccitante, forse perché sapevo che lui non sarebbe mai davvero andato fino in fondo per quella strada. Lo guardavo con tanto desiderio, che cambiò tattica. Invece di forzarmi, prese a massaggiarmi dentro il culo. Una cosa che toglieva il fiato. Aprì la bocca per dire qualcosa, ma non ci riuscivo. Era troppo difficile parlare, dire apertamente cosa volessi. Sarebbe andata come il giorno prima.
'Non voglio che sia come ieri...'
Volevo venire, ma evitando l'imbarazzo di chiederlo, di dire apertamente che desideravo essere schiaffeggiata nel culo e poi scopata, contro quel muro. Avrei voluto chiedere di godere in mille modi: con le dita, dentro e fuori, ma l'imbarazzo superava i miei desideri.
Lui ovviamente non mi aiutava, ma anzi. Aveva perfettamente capito cosa volevo, ma non aveva intenzione di concedermi nascondigli. O passione o niente, come diceva quel personaggio che interpretava Giannini. Trascende dal mio controllo, come diceva John Malkovich ne Le relazioni pericolose. E io? In quale film stavo vivendo?
'Perchè non fai un'eccezione? E io.... saprò ripagarti come vorrai tu...'
'Mi stai dando... carta bianca?'
'No...'
'E allora...'
Le dita si staccarono dal culo e si impossessarono del mio clitoride. Iniziò a sfiorarlo lento, quasi come un soffio. Era da infarto.
Cercai di velocizzare quel contatto, ma lui mi costrinse a rallentare.
'Non abbiamo fretta, vero Mia?'
Gli ansimai nell'orecchio.
'Sí, lo voglio. Voglio questo!'
'Devi avere il coraggio di dire quella parolina.'
'Toccami! Fammi perdere la testa.'
Ma lui continuava ad andare lento, lento. Il piacere mi stava uccidendo.
Si assaggiò le dita, intrise del mio piacere. Era un'allusione a ben altro tipo di contatto.
'Toccami la fica.'
'Sei una brava porca. Non sai cosa ti farei.'
Le dita lavoravano ora sempre come soffi, ma più veloci. In pochi secondi, il piacere mi inondò e urlai.
Lui mi chiuse la bocca stuprandomela con la lungua. Non c'era bavaglio più sensuale di quello.
'Mi piace ... come mi baci. Non avevo mai provato nulla del genere... '
'Non avevi provato nulla, prima di me. Eri vergine.'
Diventai rossa per quella parola tanto brutale.
'Mettiti di spalle e abbassa tutto. Sei stata molto indisciplinata con me.'
Stava per sculacciarmi.
Prima di fare qualsiasi cosa, mi prese con entrambe le mani i seni e tirò leggermente i capezzoli, quel tanto che bastava a farmi 'male'. Non era insopportabile e mi venne spontaneo arrendermi e adagiarmi su di lui. Volevo essere sua, di sua proprietà. Perché non poteva essere così?
Chiusi gli occhi e il mio respiro accelerò.
'Io so cosa vorresti. Tu pensi di risolvere tutto con le sculacciate.'
Era come se parlasse al mio stomaco e lo stringesse, era come se mi scopasse la mente.
Non risposi.
'Se tu vuoi che io ti schiaffeggi il culo, lo chiedi.'
'Sei uno str'
Mi morse la bocca.
Rimise il dito nel culo e massaggiò dentro. Con l'altro dito, mi toccava il clitoride. Volevo...
'Voglio godere... essere presa con forza, con le dita, con il cazzo.'
'Solo questo?'
'E per finire voglio che tu...mi colpisca il culo.'
L'imbarazzo mi rese ancora più eccitata.
'Sei stata brava, ma... con me devi usare... un altro tono.'
Doveva rendere sempre difficile ciò che già difficile era.
'Ti prego....'
La velocità delle dita crebbe, finché non ebbi un orgasmo. Credo che urlai e infatti lui dovette baciarmi da dietro per non farmi sentire da tutto il locale.
'Vedo che se sei costretta, abbassi le ali e diventi più umile. Con me .. non devi essere presuntuosa. Ora, mettiti in ginocchio, davanti a me, e ringraziami.'
Non volevo fare quello che chiedeva. Sarei stata a un passo da ben altro.
Così restai ferma.
'Ho detto SCENDI.'
Mi girai.
'Marco, io...non ho problemi a scendere, ma...'
Marco mi tirò giù, davanti a lui. Ci guardammo negli occhi.
Sapevamo entrambi che tra poco più di una settimana io sarei andata via. Ormai ignoravamo ogni scrupolo di coscienza.
Marco mi sfiorò il collo.
'Tu mi dici troppi no. Questa volta, decido io.'
'No, Marco.'
Lui mi tenne giù, stringendomi le spalle. Infilò una mano nel reggiseno e mi toccò le tette.
Io non volevo fare quello che lui chiedeva.
'Esiste una via di mezzo. Perché non accetti?'
'Perchè oggi voglio che tu apra la bocca e mi faccia un pompino.'
Cazzo.
In un momento di distrazione, mi alzai, mi vestí e scappai verso Anna e Dario. Io volevo Marco, ma ora... quella folle determinazione che gli brillava negli occhi mi faceva paura. Quello che lui chiedeva poteva andare bene per la sua ragazza, ma non per me.
Ero quasi arrivata, ma Marco mi raggiunse e mi prese di peso, portandomi alla macchina. Mi sbatté lì dentro e partí.
Mi resi conto che nessuno sapeva dove fossi. Che testa di cazzo ero stata a fidarmi.
Ero rigida come un blocco di pietra e mi tenevo alla portiera. Mi misi la cintura e attesi la mia fine.
Lui era molto nervoso, perché stava andando contro la mia volontà. Io avevo detto di no e lui aveva perso la testa.
Cosa potevo fare per tornare indietro?
Arrivammo in una piazzola di sosta isolata e Marco spense la macchina.
Si passò una mano sulla fronte e rimase così. Era consapevole di aver fatto una cazzata, con l'aggravante che ora avevo paura di lui.
'Non torniamo là, se tu non ti sottometti.'
Io scappai dalla macchina e lui mi raggiunse rapido, sbattendomi alla portiera. Mi bloccò anche le mani.
'Marco... torniamo dai..'
'No. Oggi non deciderai tu. Puoi urlare quanto ti pare.'
Lo sguardo era beffardo. Scuoteva la testa.
Il mio respiro era corto.
'Marco, deve essere una mia scelta. Non tua...'
Marco tirò fuori il cazzo e mi aprì i jeans, operazione non semplice, perché continuavo a dimenarmi.
'Inginocchiati.'
Mi spinse di nuovo a terra, in ginocchio. Io serrai la bocca. Ero terrorizzata, però una piccola parte di me si era eccitata all'idea di sentirsi totalmente impotente.
Qualcosa nel mio sguardo cambiò e lui si avvicinò.
Rimasi ferma e lo guardai.
'Apri la bocca.'
Era così umiliante, ma anche... torbido. Questo sentirmi obbligata a fare qualcosa che forse mi incuriosiva provare. Per lui doveva essere molto appagante vedermi in ginocchio, domarmi, 'costringermi'.
Marco mi spinse il cazzo davanti alla faccia e mi sfiorò il collo e le guance.
'Prima voglio sentire con le mie orecchie che lo vuoi fare. E che ti piace farlo.'
Restai in silenzio, incapace di vincere il mio imbarazzo.
Così decisi di aprire la bocca e leccare il glande, tutto il cazzo.
Marco mi bloccò il collo con le mani. Mi sollevò, mi voltò di spalle, mi abbassò i jeans e mi sfiorò il culo.
'Hai detto che ti piace essere colpita nel culo. È vero?'
'Sí.'
'Guarda che ti faccio male stasera.'
Per tutta risposta, il mio respiro si spezzò. Era così tiranneggiante, schiacciante, antidemocratico. Anni e anni di lotte femministe annullate dalla mia eccitazione.
Mi tirò i capelli e mi morse il collo, facendomi cadere su di lui.
'Fallo....'
Mi diede una serie di schiaffi sul culo, pieni, dolorosi. La pelle non poteva sopportare quel bruciore, ma io bruciavo dal desiderio di essere trattata come una ragazzina in punizione.
'Ora voglio sentire il resto.'
Mi spinse nuovamente in ginocchio.
Lo odiavo! Eppure, nonostante mi costringesse a dire ciò che non volevo, desideravo dire cose per me impronunciabili. Era una violenza mentale, che mi incendiava. Lo guardai, cercando di evitare di parlare, ma lui rimase fermo. Mi strinse il collo ancor di più, fino a farmi male e a farmi piegare.
'Lo voglio.'
La stretta non diminuiva, ma anzi.
'Voglio farti un pompino.'
Stronzo.
Finalmente fui libera. Non ero del tutto convinta che fosse la cosa giusta, ma ora volevo arrendermi.
Lui mi guardò vittorioso.
Aprì la bocca per accogliere il suo cazzo. Era duro, ricco di vene e pieghe. Aveva un sapore molto maschio, sapeva di lui, di sudore, di sperma. Non volevo andare fino in fondo e mi batteva il cuore. Marco mi tenne la testa e dettò il ritmo. Io inizialmente lasciai fare a lui, ma poi ci misi un po' di lingua e di bocca. Ero molto nervosa, perché non era giusto. Eppure era quello che volevo.
Quando lui arrivò al culmine, io mi divincolai. Lui mi guardò cinico, ma, all'ultimo, mi lasciò andare e mi venne addosso.
Rimasi affascinata dalla quantità di sperma da cui ero ricoperta. Alla fine mi accasciai per terra. Avevo un nodo in gola, eppure c'erano cose su cui non volevo averla vinta con lui. Il mio corpo litigava con il cervello e mi scoprí terribilmente eccitata.
Possibile che anche questa volta io desiderassi essere catturata e costretta, addirittura?
Lui mi tirò dentro la macchina e si sdraiò su di me, un contatto intimo. Accese la radio e partí Wicked game di Chris Isaak.
Ci guardammo negli occhi. Perché non poteva essere diverso tra noi?
Non devi innamorarti. Non devi innamorarti.
Pensieri pericolosi, che ricacciai più in fondo possibile.
'Dimmi la verità: volevi andare fino in fondo?'
Marco mi sfiorava i fianchi, regalandomi nuovi brividi.
'Sí.'
'E perché non lo hai fatto?'
'Perchè ho percepito che la tua paura superava la voglia.'
Una stretta allo stomaco.
'No, invece essere catturata è stata una passeggiata.'
'Non dirmi cazzate. Ho percepito eccitazione da parte tua.'
Non volevo dirlo.
'Non voglio chiedere tutto quello che desidero ricevere da te. Non è giusto!'
Lui mi guardò strafottente, a labbra socchiuse, scuotendo la testa.
'Eh, be', questi sono cazzi tuoi. Ti avevo avvisato!'- sfiorandomi il collo.
Cercai di colpirlo, ma lui mi bloccò le braccia.
'Ma lo fai apposta?'
'Mi piace vederti annaspare nel tuo imbarazzo. Si vede che ti piace, però.'
E mi Infilò un dito nella figa.
'E vorresti negare che ti piace come ti tratto?'
'Come mi tratti?'
'Da troietta.'
Ancora quello sguardo strafottente.
Chiusi gli occhi. Avevo voglia di continuare.
Lui mi tirò su la testa fino a baciarmi. Non era un bacio, ma un fottermi dentro.
'Me lo sono imposta!'
'Cosa?'
Era divertito.
'No... nulla.' Stavo per tradirmi..
Anche se avevo di nuovo voglia, avevo necessità di ritirarmi per riprendermi.
'Mi hai fatto paura.'
'Paura vera o... qualcosa di diverso?'
'Forse... qualcosa di diverso.'
'E ti è piaciuto farmi una pompa?'
Ogni volta che si abbandonava al turpiloquio, io mi eccitavo.
'Sei stronzo.'
'Dillo.'
'Sí. Ma non voglio dire altro....'
Mi abbandonai nuovamente a lui e ci prendemmo del tempo: non potevamo certo tornare dai ragazzi in quello stato.
Quando arrivammo, Dario sorrideva, io ero molto in imbarazzo e Anna mi guardava interrogativa.
Scanbiammo ancora due chiacchiere. Poi Marco insistette per accompagnarmi a casa.
Fu un viaggio silenzioso, denso di un'atmosfera pesante.
Arrivati a casa, Marco disse che sarebbe tornato a piedi. Mi guardò entrare nel portone, ma quando stavo per andarmene, tornai da lui, che mi prese in braccio, a cavalcioni.
'La notte a casa mia, sono tua...'
'Dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
Tutta me, se ti andrà per una notte.'
'Troppe volte vorrei dirti, "No"
E poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho
Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no.'
'Le mani tue, strumenti su di me
Che dirigi da maestro esperto quale sei'
A fatica, ci separammo, ma questa volta me ne andai davvero.
Continua....
Solo Arrivata.
Ero stravolta e mi addormentai, senza aspettare risposta.
La mattina dopo, mi sedetti davanti alla specchiera e mi guardai in faccia.
Cazzo di persona sto diventando?
Rovesciai tutto ciò che si trovava sul tavolino per terra e diedi un pugno alla parete, con il risultato di farmi male alle nocche.
Mia madre bussò alla porta e si affacciò: 'Tutto ok?'
'Sí, a meraviglia. Ho fatto cadere tutto!'
'Non mi convinci.'
Guardai mia madre e recitai la mia parte. Non potevo parlare con lei.
Sistemato tutto quel casino, decisi di andare a correre.
Passarono i giorni e la mia partenza si avvicinava. Mancavano 10 giorni, ormai.
Mi chiamò Anna e parlammo della situazione. Decidemmo di vederci quella sera, in un pub molto carino, all'aperto.
Durante la serata, arrivò la chiamata di Dario: avvisava che si sarebbe unito a noi.
Cazzo! Dario mi aveva sgamata. Avrei fatto qualche gaffe e Marco mi avrebbe poi uccisa.
'Anna, non posso restare. Dario mi guarda sempre con una risata in punta di bocca. Finirò per dire qualche minchiata!'
'Non gli permetterò di imboccare certi discorsi.'
'Ma no, state voi. Io vado a casa, dai.'
'Dai! Resta con me. Tra poco andrai via!'
Non volevo restare, ma decisi di farlo per lei.
Poco dopo, vidi i fari dell'auto di Dario imboccare il vialetto, da cui si accedeva al locale.
Si aprì la portiera, ma, di colpo mi resi conto che dal posto passeggero stava emergendo qualcuno.
Mi sentí mancare. Era lui.
Guardai Anna, in preda al panico. Lei mi fece segno di smetterla, perché avrei semplicemente dato conferma ai sospetti che aleggiavano su di me.
'Come se Dario non lo sapesse!'
Con la gioia di un condannato a morte, mi sedetti pesantemente sulla sedia.
Vedere Marco faccia a faccia mi procurò una scarica di adrenalina.
Dario, dopo aver salutato Anna con un bacio, mi guardò in modo penetrante. E poi guardava Marco.
'Oh, qual buon vento, ragazzi!'
Marco mi guardò torvo. Non voleva che io fossi sarcastica. Bene, tanto non poteva fare nulla. E così, preda di adrenalina e imbarazzo, caddi spesso nella battuta. Solo che, ogni volta che dicevo qualcosa di esilarante, mi ritrovavo lo sguardo di Marco piantato negli occhi.
Decisi di non dargliela vinta e iniziai a guardarlo, anche io, sfidante.
Mi arrivò un SMS
'Non mi fare incazzare.'
Un vuoto d'aria, una stretta allo stomaco.
Il desiderio di lui mi rese ostinata, sfrontata. Sapevo che se avessi continuato, lui si sarebbe incazzato e poi... Avrebbe fatto qualcosa e per me questo era irresistibile. Anche se le sue punizioni non mi piacevano, mi piaceva riceverle. L'idea di essere giudicata una ragazzina indisciplinata mi fece bagnare all'istante.
Così mentre mi arrotolavo i capelli e gli scoccavo occhiate da cerbiatta innocente, mi morsi la bocca.
La temperatura al tavolo stava salendo alle stelle, tra Anna e Dario che non scopavano solo per non farsi arrestare per oltraggio al pubblico pudore e me che ero invece disposta a farmi trarre in 'arresto', pur di essere scopata.
Guardai Marco in silenzio, mi morsi le labbra, passandovi sopra la lingua. Poi mi mordicchiai le unghie. Continuavo a guardarlo, sfrontata, eccitata, persa, completamente, per lui.
Lui capì al volo e rincarò la dose.
'Ti avevo avvisata.'
In tutta risposta, mi venne da ridere e lo guardai, quasi strafottente. Era come se gli stessi chiedendo: 'Cosa aspetti a fottermi?'
Per poco non mi venne un infarto, quando lui si alzò, guardandomi perentorio, un cenno impercettibile del capo.
Mi passò tutta la voglia di fare la figa e mi si bloccò il respiro in gola.
Mi alzai e comunicai che avevo dimenticato una cosa in macchina.
'Io vado con lei, così voi nel mentre potete parlare della collezione di farfalle.'
Dario si mise a ridere e mi guardò esplicitamente.
Non appena fummo lontani dalle loro orecchie e occhi, Marco mi agguantò la nuca da dietro. Cercò un posto dove sbattermi al muro, con discrezione.
Braccia bloccate, gambe aperte dalle sue e occhi negli occhi.
'Allora, oggi hai voglia di farmi incazzare.'
'Ma perché? Cosa ho fatto?'
Invece di avere paura, ero completamente fradicia, eccitata dalla prospettiva che la sua incazzatura equivalesse a una qualche punizione feroce. La voglia di essere presa mi rese coraggiosa, sfrontata. Volevo essere cazziata e poi presa, in modo animale.
Marco mi strinse il mento e poi la fica.
'Cosa stai cercando di fare? Ti ho imposto un certo atteggiamento, ma vedo che stasera sei...su di giri?'
'Sí, molto.'
'Allora sai cosa devi fare.'
'Voglio che tu...mi faccia il culo'
Marco mise una mano dentro i pantaloncini, lato culo, e con il dito si diresse all'ano. Lo stimolò, ma io mi ritrassi e strinsi subito, con un lampo di terrore negli occhi.
'Cosa intendi?'
Respirai a fondo e, a fiato corto, chiesi:
'Voglio che tu mi prenda, però normale.'
Il dito mi diede una piccola spinta dentro. Era atroce.
La cosa mi eccitò ancora di più, anche se non volevo quel tipo di sesso.
'No, non il culo.'
'E allora cosa?'
Il dito era avanzato ancora. Si trattava di pochi mm, ma li percepivo tutti.
'Non riesco a dire cosa voglio. Credevo di sì, ma non riesco...ti prego...'
'Noooo.'
Mi soffiò sulla bocca, fermandosi a pochi mm dalla mia.
'Se non parli, continuo.'
Molto eccitante, forse perché sapevo che lui non sarebbe mai davvero andato fino in fondo per quella strada. Lo guardavo con tanto desiderio, che cambiò tattica. Invece di forzarmi, prese a massaggiarmi dentro il culo. Una cosa che toglieva il fiato. Aprì la bocca per dire qualcosa, ma non ci riuscivo. Era troppo difficile parlare, dire apertamente cosa volessi. Sarebbe andata come il giorno prima.
'Non voglio che sia come ieri...'
Volevo venire, ma evitando l'imbarazzo di chiederlo, di dire apertamente che desideravo essere schiaffeggiata nel culo e poi scopata, contro quel muro. Avrei voluto chiedere di godere in mille modi: con le dita, dentro e fuori, ma l'imbarazzo superava i miei desideri.
Lui ovviamente non mi aiutava, ma anzi. Aveva perfettamente capito cosa volevo, ma non aveva intenzione di concedermi nascondigli. O passione o niente, come diceva quel personaggio che interpretava Giannini. Trascende dal mio controllo, come diceva John Malkovich ne Le relazioni pericolose. E io? In quale film stavo vivendo?
'Perchè non fai un'eccezione? E io.... saprò ripagarti come vorrai tu...'
'Mi stai dando... carta bianca?'
'No...'
'E allora...'
Le dita si staccarono dal culo e si impossessarono del mio clitoride. Iniziò a sfiorarlo lento, quasi come un soffio. Era da infarto.
Cercai di velocizzare quel contatto, ma lui mi costrinse a rallentare.
'Non abbiamo fretta, vero Mia?'
Gli ansimai nell'orecchio.
'Sí, lo voglio. Voglio questo!'
'Devi avere il coraggio di dire quella parolina.'
'Toccami! Fammi perdere la testa.'
Ma lui continuava ad andare lento, lento. Il piacere mi stava uccidendo.
Si assaggiò le dita, intrise del mio piacere. Era un'allusione a ben altro tipo di contatto.
'Toccami la fica.'
'Sei una brava porca. Non sai cosa ti farei.'
Le dita lavoravano ora sempre come soffi, ma più veloci. In pochi secondi, il piacere mi inondò e urlai.
Lui mi chiuse la bocca stuprandomela con la lungua. Non c'era bavaglio più sensuale di quello.
'Mi piace ... come mi baci. Non avevo mai provato nulla del genere... '
'Non avevi provato nulla, prima di me. Eri vergine.'
Diventai rossa per quella parola tanto brutale.
'Mettiti di spalle e abbassa tutto. Sei stata molto indisciplinata con me.'
Stava per sculacciarmi.
Prima di fare qualsiasi cosa, mi prese con entrambe le mani i seni e tirò leggermente i capezzoli, quel tanto che bastava a farmi 'male'. Non era insopportabile e mi venne spontaneo arrendermi e adagiarmi su di lui. Volevo essere sua, di sua proprietà. Perché non poteva essere così?
Chiusi gli occhi e il mio respiro accelerò.
'Io so cosa vorresti. Tu pensi di risolvere tutto con le sculacciate.'
Era come se parlasse al mio stomaco e lo stringesse, era come se mi scopasse la mente.
Non risposi.
'Se tu vuoi che io ti schiaffeggi il culo, lo chiedi.'
'Sei uno str'
Mi morse la bocca.
Rimise il dito nel culo e massaggiò dentro. Con l'altro dito, mi toccava il clitoride. Volevo...
'Voglio godere... essere presa con forza, con le dita, con il cazzo.'
'Solo questo?'
'E per finire voglio che tu...mi colpisca il culo.'
L'imbarazzo mi rese ancora più eccitata.
'Sei stata brava, ma... con me devi usare... un altro tono.'
Doveva rendere sempre difficile ciò che già difficile era.
'Ti prego....'
La velocità delle dita crebbe, finché non ebbi un orgasmo. Credo che urlai e infatti lui dovette baciarmi da dietro per non farmi sentire da tutto il locale.
'Vedo che se sei costretta, abbassi le ali e diventi più umile. Con me .. non devi essere presuntuosa. Ora, mettiti in ginocchio, davanti a me, e ringraziami.'
Non volevo fare quello che chiedeva. Sarei stata a un passo da ben altro.
Così restai ferma.
'Ho detto SCENDI.'
Mi girai.
'Marco, io...non ho problemi a scendere, ma...'
Marco mi tirò giù, davanti a lui. Ci guardammo negli occhi.
Sapevamo entrambi che tra poco più di una settimana io sarei andata via. Ormai ignoravamo ogni scrupolo di coscienza.
Marco mi sfiorò il collo.
'Tu mi dici troppi no. Questa volta, decido io.'
'No, Marco.'
Lui mi tenne giù, stringendomi le spalle. Infilò una mano nel reggiseno e mi toccò le tette.
Io non volevo fare quello che lui chiedeva.
'Esiste una via di mezzo. Perché non accetti?'
'Perchè oggi voglio che tu apra la bocca e mi faccia un pompino.'
Cazzo.
In un momento di distrazione, mi alzai, mi vestí e scappai verso Anna e Dario. Io volevo Marco, ma ora... quella folle determinazione che gli brillava negli occhi mi faceva paura. Quello che lui chiedeva poteva andare bene per la sua ragazza, ma non per me.
Ero quasi arrivata, ma Marco mi raggiunse e mi prese di peso, portandomi alla macchina. Mi sbatté lì dentro e partí.
Mi resi conto che nessuno sapeva dove fossi. Che testa di cazzo ero stata a fidarmi.
Ero rigida come un blocco di pietra e mi tenevo alla portiera. Mi misi la cintura e attesi la mia fine.
Lui era molto nervoso, perché stava andando contro la mia volontà. Io avevo detto di no e lui aveva perso la testa.
Cosa potevo fare per tornare indietro?
Arrivammo in una piazzola di sosta isolata e Marco spense la macchina.
Si passò una mano sulla fronte e rimase così. Era consapevole di aver fatto una cazzata, con l'aggravante che ora avevo paura di lui.
'Non torniamo là, se tu non ti sottometti.'
Io scappai dalla macchina e lui mi raggiunse rapido, sbattendomi alla portiera. Mi bloccò anche le mani.
'Marco... torniamo dai..'
'No. Oggi non deciderai tu. Puoi urlare quanto ti pare.'
Lo sguardo era beffardo. Scuoteva la testa.
Il mio respiro era corto.
'Marco, deve essere una mia scelta. Non tua...'
Marco tirò fuori il cazzo e mi aprì i jeans, operazione non semplice, perché continuavo a dimenarmi.
'Inginocchiati.'
Mi spinse di nuovo a terra, in ginocchio. Io serrai la bocca. Ero terrorizzata, però una piccola parte di me si era eccitata all'idea di sentirsi totalmente impotente.
Qualcosa nel mio sguardo cambiò e lui si avvicinò.
Rimasi ferma e lo guardai.
'Apri la bocca.'
Era così umiliante, ma anche... torbido. Questo sentirmi obbligata a fare qualcosa che forse mi incuriosiva provare. Per lui doveva essere molto appagante vedermi in ginocchio, domarmi, 'costringermi'.
Marco mi spinse il cazzo davanti alla faccia e mi sfiorò il collo e le guance.
'Prima voglio sentire con le mie orecchie che lo vuoi fare. E che ti piace farlo.'
Restai in silenzio, incapace di vincere il mio imbarazzo.
Così decisi di aprire la bocca e leccare il glande, tutto il cazzo.
Marco mi bloccò il collo con le mani. Mi sollevò, mi voltò di spalle, mi abbassò i jeans e mi sfiorò il culo.
'Hai detto che ti piace essere colpita nel culo. È vero?'
'Sí.'
'Guarda che ti faccio male stasera.'
Per tutta risposta, il mio respiro si spezzò. Era così tiranneggiante, schiacciante, antidemocratico. Anni e anni di lotte femministe annullate dalla mia eccitazione.
Mi tirò i capelli e mi morse il collo, facendomi cadere su di lui.
'Fallo....'
Mi diede una serie di schiaffi sul culo, pieni, dolorosi. La pelle non poteva sopportare quel bruciore, ma io bruciavo dal desiderio di essere trattata come una ragazzina in punizione.
'Ora voglio sentire il resto.'
Mi spinse nuovamente in ginocchio.
Lo odiavo! Eppure, nonostante mi costringesse a dire ciò che non volevo, desideravo dire cose per me impronunciabili. Era una violenza mentale, che mi incendiava. Lo guardai, cercando di evitare di parlare, ma lui rimase fermo. Mi strinse il collo ancor di più, fino a farmi male e a farmi piegare.
'Lo voglio.'
La stretta non diminuiva, ma anzi.
'Voglio farti un pompino.'
Stronzo.
Finalmente fui libera. Non ero del tutto convinta che fosse la cosa giusta, ma ora volevo arrendermi.
Lui mi guardò vittorioso.
Aprì la bocca per accogliere il suo cazzo. Era duro, ricco di vene e pieghe. Aveva un sapore molto maschio, sapeva di lui, di sudore, di sperma. Non volevo andare fino in fondo e mi batteva il cuore. Marco mi tenne la testa e dettò il ritmo. Io inizialmente lasciai fare a lui, ma poi ci misi un po' di lingua e di bocca. Ero molto nervosa, perché non era giusto. Eppure era quello che volevo.
Quando lui arrivò al culmine, io mi divincolai. Lui mi guardò cinico, ma, all'ultimo, mi lasciò andare e mi venne addosso.
Rimasi affascinata dalla quantità di sperma da cui ero ricoperta. Alla fine mi accasciai per terra. Avevo un nodo in gola, eppure c'erano cose su cui non volevo averla vinta con lui. Il mio corpo litigava con il cervello e mi scoprí terribilmente eccitata.
Possibile che anche questa volta io desiderassi essere catturata e costretta, addirittura?
Lui mi tirò dentro la macchina e si sdraiò su di me, un contatto intimo. Accese la radio e partí Wicked game di Chris Isaak.
Ci guardammo negli occhi. Perché non poteva essere diverso tra noi?
Non devi innamorarti. Non devi innamorarti.
Pensieri pericolosi, che ricacciai più in fondo possibile.
'Dimmi la verità: volevi andare fino in fondo?'
Marco mi sfiorava i fianchi, regalandomi nuovi brividi.
'Sí.'
'E perché non lo hai fatto?'
'Perchè ho percepito che la tua paura superava la voglia.'
Una stretta allo stomaco.
'No, invece essere catturata è stata una passeggiata.'
'Non dirmi cazzate. Ho percepito eccitazione da parte tua.'
Non volevo dirlo.
'Non voglio chiedere tutto quello che desidero ricevere da te. Non è giusto!'
Lui mi guardò strafottente, a labbra socchiuse, scuotendo la testa.
'Eh, be', questi sono cazzi tuoi. Ti avevo avvisato!'- sfiorandomi il collo.
Cercai di colpirlo, ma lui mi bloccò le braccia.
'Ma lo fai apposta?'
'Mi piace vederti annaspare nel tuo imbarazzo. Si vede che ti piace, però.'
E mi Infilò un dito nella figa.
'E vorresti negare che ti piace come ti tratto?'
'Come mi tratti?'
'Da troietta.'
Ancora quello sguardo strafottente.
Chiusi gli occhi. Avevo voglia di continuare.
Lui mi tirò su la testa fino a baciarmi. Non era un bacio, ma un fottermi dentro.
'Me lo sono imposta!'
'Cosa?'
Era divertito.
'No... nulla.' Stavo per tradirmi..
Anche se avevo di nuovo voglia, avevo necessità di ritirarmi per riprendermi.
'Mi hai fatto paura.'
'Paura vera o... qualcosa di diverso?'
'Forse... qualcosa di diverso.'
'E ti è piaciuto farmi una pompa?'
Ogni volta che si abbandonava al turpiloquio, io mi eccitavo.
'Sei stronzo.'
'Dillo.'
'Sí. Ma non voglio dire altro....'
Mi abbandonai nuovamente a lui e ci prendemmo del tempo: non potevamo certo tornare dai ragazzi in quello stato.
Quando arrivammo, Dario sorrideva, io ero molto in imbarazzo e Anna mi guardava interrogativa.
Scanbiammo ancora due chiacchiere. Poi Marco insistette per accompagnarmi a casa.
Fu un viaggio silenzioso, denso di un'atmosfera pesante.
Arrivati a casa, Marco disse che sarebbe tornato a piedi. Mi guardò entrare nel portone, ma quando stavo per andarmene, tornai da lui, che mi prese in braccio, a cavalcioni.
'La notte a casa mia, sono tua...'
'Dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
Tutta me, se ti andrà per una notte.'
'Troppe volte vorrei dirti, "No"
E poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho
Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no.'
'Le mani tue, strumenti su di me
Che dirigi da maestro esperto quale sei'
A fatica, ci separammo, ma questa volta me ne andai davvero.
Continua....
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