Sei pregata di...
scritto il 2026-11-03 tempo di lettura 12 min
di
Mia1
genere
Dominazione
cura
A−
Nei giorni seguenti, io e Anna cercammo di trascorrere il maggior tempo possibile insieme. Lei era del parere che Marco avesse perso la testa, perché sarei partita.
'Avrebbe avuto mille occasioni per fermarmi. Invece è ancora impegnato e non mi ha mai mostrato alcun coinvolgimento.'
'Hai visto Marta, ultimamente?'
'Veramente no.'
'Dario non la nomina più.'
'È perché devo partire: fai passare questa settimana e vedrai che tornano a fare i fidanzatini.'
'Non lo so, sai? Ma se tu potessi scegliere, partiresti ancora?'
'Prossima domanda?'
Quella sera, a cena, mia mamma ci comunicò che si era aperta la possibilità di fare avanti e indietro per il primo anno.
'Mia, se tu non te la senti di partire, potresti seguire le lezioni di fisica sia qui che a Palermo. Mi sono informata e si può fare. Puoi scegliere dove sostenere gli esami e seguire i corsi sia qui che lì.'
Era un complotto!
Avendo la possibilità di scegliere, era ovvio che avrei scelto di restare il più a lungo possibile.
'Ma quando dovrei partire?'
'Dopo Natale e staremmo giù fino a maggio. Poi di nuovo qui. E infine a giugno scenderemmo definitivamente. Te ne sto parlando, perché devo dare risposta al mio capo.'
Seguì una diatriba familiare.
Cosa dovevo fare? Se fossi rimasta, la situazione con Marco rischiava di diventare definitiva. Sentivo di essere intrappolata.
Chiamai Anna.
'Allora resta ancora, no?!'
'E cosa faccio? Divento la signora amante a tutti gli effetti? E poi secondo me, una volta che lui scopre che io resto, perderà interesse. Sei stata tu a dirmi che l'uomo va a caccia.'
'Ma è una situazione particolare. Io vorrei che restassi, ma la scelta è tua.'
Ero fottuta.
Nel momento stesso in cui mia mamma mi aveva dato quella scelta, nella mia testa non ce n'era stata. Sapevo che avrei deciso di fare avanti e indietro.
Per tutto quel tempo, lui non aveva fatto nulla e ora io dovevo rinunciare a una stabilità e alla possibilità di incontrare qualcuno di normale.
Lo volevo?
Sì, che lo volevo.
Ma come avrei fatto a dirglielo?
Si sarebbe stancato di me, della mia debolezza.
Decisi di uscire a fare un giro in piazza. Parcheggiai e scesi. Avevo portato anche un libro, così mi sedetti e iniziai a sfogliarlo.
A un certo punto, sentì ridere. Guardai e vidi Marco con... un'altra.
Mi cadde letteralmente il mento.
Erano a braccetto e chiacchieravano fitto fitto. Avevano preso anche un gelato. Sembravano molto presi uno dall'altra.
Dovevo sparire.
Mi sedetti da un'altra parte. Da lì, non potevo sentire i loro discorsi, ma sicuramente sentivo il modo in cui lei rideva. Non volevo origliare, ma non volevo andare neanche via.
A un certo punto, mi stufai. Mi alzai, passai loro davanti per recuperare la macchina e stavo per andarmene, quando lui mi chiamò.
'Mia! Cosa fai qui?'
'Leggevo. Voi?'
'Niente. Prendevamo un po' di fresco.'
Sembravano molto complici.
Vuoi vedere che Marco non stava più con Marta, ma con....?
'Bene. Io allora vado.'
'Aspetta: Mia, lei è Marika. Marika, Mia.'
Sembrava quella canzone Mambo n. 5
A little bit of Marika in my life, a little bit of Erika by my side, Rina, Gina, ecc.
Io e Marika ci guardammo e ci stringemmo le mani.
Dopo di che, alzai i tacchi e me ne andai.
La colpa era mia. Lui era fatto così.
Arrivata a casa, comunicai ad Anna che Marco aveva una nuova fiamma: Marika.
'Aspetta che mi informo.'
Poco dopo Anna mi richiamò per dirmi che erano solo amici.
Mi arrivò un SMS
'Le notizie corrono in fretta. Chi ti autorizza a mettere in giro voci sul mio conto?'
Un brivido freddo mi percorse la schiena.
'Quali notizie? Io sono a casa.'
'Neghi di aver mandato Anna avanti con Dario?'
'Chi è Marika?'
Mmmmmm. Bollivo dentro. Avrei voluto spaccargli la faccia.
'1. sei gelosa. Molto.
2. non sono affari tuoi.'
Ah, ora non erano cazzi miei!
'Rispondi o per te saranno cazzi: hai mandato avanti Anna?'
'Posso chiamarti?'
'Sono fuori. No.'
Dovevo pensare a che scusa inventarmi.
'Stavo parlando con Anna di una cosa importante, di cui vorrei parlarti. Poi le ho detto di averti incontrato e lei forse ha chiamato Dario. Vorrei parlare con te.'
'Io no. Buonanotte.'
Preda della disperazione, sapevo benissimo che il suo era un trucco per cambiare argomento.
Non avevo altra scelta. Dovevo aspettare e soprattutto non potevo insistere.
Chi era quella?
Scrissi ad Anna e lei mi disse che avrebbe cercato di scoprire qualcosa.
Dopo una lunga attesa, Anna mi comunicò che Marco e Marta si erano lasciati, ma di questa Marika non si sapeva nulla, se non che erano amici.
Ci sentimmo.
'Non cercarlo. Fai finta di nulla, come se fosse normale che lui se ne vada in giro con un'altra. Mostra freddezza. Lui ti ha già accusato di essere gelosa. Dio non voglia che ti reputi invadente.'
'Come faccio a fingere?'
'Te lo vuoi tenere? Sì? Allora devi fare il contrario di quello che l'istinto ti porta a fare. Devi lavorare di testa, non di pancia.'
'Fingere. Ok. Quindi non devo chiedere nulla.'
'Però ti devi vendicare. Tra 1 settimana, 10 giorni, fatti chiamare da un maschio mentre sei con lui e fingi imbarazzo, come se lui non dovesse sapere chi è. Sii misteriosa e non dirgli cosa fai.'
Sembrava di parlare con il medico, un medico dei rapporti con uomini imprendibili.
Ma sì! Marco sapeva che sarei partita e quindi sarebbe tornato. Io avevo fatto abbastanza.
Dopo tre giorni di silenzio stampa, iniziavo a perdere le speranze. Ma non avevo scelta: dovevo aspettare.
Tortura. Resistenza.
Dopo altri 3 giorni, mi scrisse
'Ciao.'
'Ciao Marco, come stai?'
'Benissimo.'
'Bene, mi fa piacere saperti in salute.'
'Buona giornata.'
Questa era vecchia.
'Grazie, a te :))'
'Cosa fai?'
Chiamai Anna
'Cosa devo fare?'
'Rispondi vaga, non chiedere di vedervi. Non rinfacciare nulla.'
'Vado a correre.'
Mi vestí e andai. Però portai il telefono. Ero in fibrillazione e aspettavo, senza poter fare altro. Marco non mi rispose.
Era una prova di forza mentale. Ci volevano nervi d'acciaio. E se si aveva voglia di scopare, quei nervi vacillavano. Ma non dovevo cedere.
Forse voleva vedere fin dove avrei resistito e mi torturava, sapendo quanto desideravo vederlo, baciarlo, farmi toccare.
Non avrebbe vinto. Così corsi talmente forte, che alla fine ero scolata. Ora la mia mente era svuotata. Se lui non fosse venuto da me, avrei rinunciato. Lo accettavo. Accettavo il suo volere.
Durante il pomeriggio mi chiamò Marco e il cuore mancò un battito.
'Ciao. Come va?'
La voce era malferma.
'Bene. E tu? Sei andata a correre?'
'Sí.'
'Guarda che brava. Fai lavorare i glutei.'
Il respiro si accorciò.
'Anche i polmoni, i polpacci. Non voglio avere il fiatone a 20 anni.'
'Come ti sei vestita per correre?'
'Niente di che.'
'Rispondi.'
Una stretta allo stomaco.
'Pantaloncini e maglietta. Mi hai già vista.'
'Eh sì. Quel giorno ti ho vista, soprattutto sotto.'
In tutti i sensi.
Non riuscivo a rispondere. Scacco matto.
'Non dici nulla? Perché non mi dici che effetto ti fa pensarci ora?'
'Sempre diretto tu, eh.'
'Rispondi.'
'Posso non farlo?'
'No.'
Mi presi il mio tempo. Marco mi sentiva respirare. Mi mancava l'aria.
'È stato bello.'
'E?'
'Eccitante.'
'Ci pensi mai, mentre corri oppure sotto la doccia oppure... prima di addormentarti?'
Marco stava giocando. Gatto e topo.
Sapevo di non poter eludere la domanda. Lui aspettava e io non ero una bambina.
'Non voglio parlarne per telefono.'
'Si possono fare tante cose per telefono.'
Un brivido di paura mi percorse la schiena. Non risposi.
'Va bene, mi risponderai dopo. Ora voglio sapere una cosa da te.'
Sapevo che stava per chiedere qualcosa di peggio.
'Dimmi.'
'Che effetto ti farebbe sapere... che ieri sera io e Marika abbiamo fatto l'amore?'
Che stronzo!
'E Marta?'- la mia voce un filo.
'Ti ho detto che qui le domande le faccio io. E tu puoi rispondere oppure possiamo chiudere il telefono.'
Sapevo che non ero obbligata a continuare quella conversazione. Anzi avrei dovuto chiudere. Ma non ci riuscivo.
'Se sentivi prurito al cazzo, hai fatto bene a sciacquartelo con quella ragazza. È davvero bella! Colgo l'occasione per farti gli auguri.'
'Quindi a te sta bene che faccio l'amore con lei?'
Ancora quella cazzo di espressione!
'Sei libero di uscire con chi decidi tu. Non sono la tua ragazza. Ovviamente lo stesso vale per me.'
'Esci con qualcuno?'
'Non stavamo parlando di Marika?'
'No, voglio tornare su questo nuovo punto.'
'Certo. Chiedi che io rispondo. Guai a disobbedirti.'
'Con chi sei uscita in questi giorni?'
'Mah...un po' con gli amici. Li conosci. Una battuta, un gelato, una pizza. Le cose che facciamo tutti noi ragazzi. Dobbiamo approfittare ora: poi quando diventiamo adulti, non avremo tutto questo te...'
'Sei stata con Fabio.'
'Dipende cosa intendi. Solo in amicizia, Vostro Onore, non biblicamente.'
Percepivo il suo nervosismo.
Aveva detto di aver fatto l'amore con quella. Un'estranea. Mentre io mi struggevo per lui.
'Ascolta bene, ragazzina. Ti ho detto di non nasconderti dietro il sarcasmo. Cazzo vuol dire con Biblicamente no?'
'Che io ho tanti amici maschi. Non penserai che sto con loro a fare sesso? Perché ne sarei addolorata!'
La voglia di rivalsa mi stava ispirando questa nuova parte teatrale.
'Non dirmi cazzate! Tu hai scopato.'
'Marco, come devo fare per farmi credere? Devo giurare o firmare una dichiarazione scritta?'
'Basta con queste cazzate. Se hai detto no, è no.'
Marco era molto incazzato.
'Certo. La fiducia è alla base del nostro rapporto. Ti devi fidare, come io mi fido di te.'
La questione era solo in sospeso.
'Allora, non mi hai risposto. Che effetto ti fa sapermi in un letto con Marika? Pensaci: io che la spoglio lentamente, le sfilo il reggiseno e le mutandine, fino a lasciarla nuda. Lei che si abbassa, me lo prende in bocca. E poi io che la prendo, contro il muro, di spalle.'
Il respiro era di nuovo corto. Un nodo mi stringeva la gola, lo stomaco. Non riuscivo ad articolare suono. Perché doveva raccontarmi quei dettagli?
'Hai sentito cosa ho detto?'
'Sí.'
'Marika è più grande di te ed è già navigata. Quindi mi scuserai se non ti ho chiamata in questi giorni, ma ho avuto da fare. Sai, devo dirti che è straordinaria la sua abilità a letto. Sa fare tutto e soprattutto si lascia fare tutto.'
'Sei fortunato: la compatibilità a letto è fondamentale. Avete fatto bene, Marco!'
Ero riuscita a recuperare l'uso della parola. Ma dentro stavo morendo. Non potevo ammettere che mi stava uccidendo. Non aspettava altro.
'Però vedi, il punto è che mi annoio così.'
'Mi perplimi. Dici che con lei hai una sintonia perfetta.'
'Eh sì. Però con lei è troppo facile. Le dici di mettersi in ginocchio e lei lo fa. Le dici di mettersi a 90 e lei lo fa. Subito. Pronta per me.'
Sapevo che era un trucco, ma faceva male. Avrei voluto chiudere quel maledetto telefono.
'Mi piacerebbe fartela conoscere più da vicino...'
'Ah.'
Voleva coinvolgermi in questo gioco.
Ci fu un silenzio carico di tensione. Non riuscivo a parlare, a proseguire quella conversazione, ma non volevo dargli la soddisfazione di ammetterlo. Il mio respiro era molto accelerato, agitato. Io ero agitata. Per me era troppo. Mi sentivo stritolata in una morsa, da cui sarebbe bastato uscire, dicendo basta. Ovviamente non volevo che allentasse la morsa.
Marco tacque, aspettando che mi riprendessi. Sentiva che la mia voce era assente, incrinata, spezzata.
'Non mi hai detto se ripensi a quella serata quando sei da sola...tipo adesso.'
'Sí. Marco, io dovrei andare...'
L'ultima parola non voleva uscire. Avevo capito che lui non voleva salutarmi.
'Non mi hai risposto. Ci pensi?'
'Sí. Ci penso.'
'E ora?'
'Anche ora.'
'Che effetto ti fa?'
'Non voglio rispondere.'
'Lo sai che non funziona così.'
'Ti desidero.'
'Fino a che punto?'
'Voglio che tu mi prenda.'
'Prima devi fare una cosa.'
'Cosa?'
'Voglio che ti tocchi per me. Lo sento che sei eccitata, che non riesci a parlare. Non hai idea di cosa non ti farei.'
Il mio respiro era irregolare. Avevo una voglia infinita, ma mi imbarazzava il solo pensiero di fare una cosa del genere. Eppure le sue parole si erano incuneate nelle mie orecchie.
'Non voglio farlo.'
La mia voce era piagnucolante e non sicura. Gli stavo chiedendo il permesso. Il tono non era da vaffanculo, ma da Ti prego.
'E allora...non ci vediamo.'
'Non puoi ricattarmi così.'
'Aspetto una risposta.'
Evidentemente non volevo vincere.
'Sei stronzo.'
'Voglio sapere se, quando pensi a quello che ti faccio, ti ecciti.'
Domanda diretta.
'Sí.'
'E cosa vorresti che ti facessi?'
'Marco... non voglio dirlo per telefono.'
'Allora chiudi.'
Non ci riuscivo.
'Perchè non me lo chiedi di persona?'
'Se non vuoi, chiudi.'
'Vorrei che mi spogliassi e che mi guardassi a lungo, dappertutto. E alla fine vorrei che mi toccassi ovunque, ma esigendo prima..... che io te lo chieda.'
'Sei eccitata?'
'E tu?'
'Oh, sì, io sì.'
Ovviamente lui riusciva a parlare chiaro.
Mi stava facendo impazzire.
'Perchè me lo dici?'
'Voglio che ti tocchi per me.'
'Dai, Marco....'
'Se non vuoi farlo, chiudi, ma se non chiudi, sei pregata di fare quello che ti chiedo.'
Ci fu silenzio. Sentivo che il suo respiro era accelerato. Mi sentivo in trappola.
'Abbassati gli slip e toccati.'
'Sei stronzo! Vediamoci, dai.... farò quello che...'
'Tutto?'
Non potevo mentire: si sarebbe incazzato.
'Quello che riesco a fare. Voglio che sia tu a toccarmi, a guardarmi, a farmi godere.'
'E quanto desideri vedermi?'
'Tanto.'
La voce era incrinata
'Che effetto ti fa sapere che ieri sono stato a letto con Marika?'
'Ti odio....'
'Stai sbagliando tono.'
'Ti prego....'
'Fatti trovare pronta tra un quarto d'ora. Sta volta però ti vesti con la gonna. Niente sotto.'
'Avrebbe avuto mille occasioni per fermarmi. Invece è ancora impegnato e non mi ha mai mostrato alcun coinvolgimento.'
'Hai visto Marta, ultimamente?'
'Veramente no.'
'Dario non la nomina più.'
'È perché devo partire: fai passare questa settimana e vedrai che tornano a fare i fidanzatini.'
'Non lo so, sai? Ma se tu potessi scegliere, partiresti ancora?'
'Prossima domanda?'
Quella sera, a cena, mia mamma ci comunicò che si era aperta la possibilità di fare avanti e indietro per il primo anno.
'Mia, se tu non te la senti di partire, potresti seguire le lezioni di fisica sia qui che a Palermo. Mi sono informata e si può fare. Puoi scegliere dove sostenere gli esami e seguire i corsi sia qui che lì.'
Era un complotto!
Avendo la possibilità di scegliere, era ovvio che avrei scelto di restare il più a lungo possibile.
'Ma quando dovrei partire?'
'Dopo Natale e staremmo giù fino a maggio. Poi di nuovo qui. E infine a giugno scenderemmo definitivamente. Te ne sto parlando, perché devo dare risposta al mio capo.'
Seguì una diatriba familiare.
Cosa dovevo fare? Se fossi rimasta, la situazione con Marco rischiava di diventare definitiva. Sentivo di essere intrappolata.
Chiamai Anna.
'Allora resta ancora, no?!'
'E cosa faccio? Divento la signora amante a tutti gli effetti? E poi secondo me, una volta che lui scopre che io resto, perderà interesse. Sei stata tu a dirmi che l'uomo va a caccia.'
'Ma è una situazione particolare. Io vorrei che restassi, ma la scelta è tua.'
Ero fottuta.
Nel momento stesso in cui mia mamma mi aveva dato quella scelta, nella mia testa non ce n'era stata. Sapevo che avrei deciso di fare avanti e indietro.
Per tutto quel tempo, lui non aveva fatto nulla e ora io dovevo rinunciare a una stabilità e alla possibilità di incontrare qualcuno di normale.
Lo volevo?
Sì, che lo volevo.
Ma come avrei fatto a dirglielo?
Si sarebbe stancato di me, della mia debolezza.
Decisi di uscire a fare un giro in piazza. Parcheggiai e scesi. Avevo portato anche un libro, così mi sedetti e iniziai a sfogliarlo.
A un certo punto, sentì ridere. Guardai e vidi Marco con... un'altra.
Mi cadde letteralmente il mento.
Erano a braccetto e chiacchieravano fitto fitto. Avevano preso anche un gelato. Sembravano molto presi uno dall'altra.
Dovevo sparire.
Mi sedetti da un'altra parte. Da lì, non potevo sentire i loro discorsi, ma sicuramente sentivo il modo in cui lei rideva. Non volevo origliare, ma non volevo andare neanche via.
A un certo punto, mi stufai. Mi alzai, passai loro davanti per recuperare la macchina e stavo per andarmene, quando lui mi chiamò.
'Mia! Cosa fai qui?'
'Leggevo. Voi?'
'Niente. Prendevamo un po' di fresco.'
Sembravano molto complici.
Vuoi vedere che Marco non stava più con Marta, ma con....?
'Bene. Io allora vado.'
'Aspetta: Mia, lei è Marika. Marika, Mia.'
Sembrava quella canzone Mambo n. 5
A little bit of Marika in my life, a little bit of Erika by my side, Rina, Gina, ecc.
Io e Marika ci guardammo e ci stringemmo le mani.
Dopo di che, alzai i tacchi e me ne andai.
La colpa era mia. Lui era fatto così.
Arrivata a casa, comunicai ad Anna che Marco aveva una nuova fiamma: Marika.
'Aspetta che mi informo.'
Poco dopo Anna mi richiamò per dirmi che erano solo amici.
Mi arrivò un SMS
'Le notizie corrono in fretta. Chi ti autorizza a mettere in giro voci sul mio conto?'
Un brivido freddo mi percorse la schiena.
'Quali notizie? Io sono a casa.'
'Neghi di aver mandato Anna avanti con Dario?'
'Chi è Marika?'
Mmmmmm. Bollivo dentro. Avrei voluto spaccargli la faccia.
'1. sei gelosa. Molto.
2. non sono affari tuoi.'
Ah, ora non erano cazzi miei!
'Rispondi o per te saranno cazzi: hai mandato avanti Anna?'
'Posso chiamarti?'
'Sono fuori. No.'
Dovevo pensare a che scusa inventarmi.
'Stavo parlando con Anna di una cosa importante, di cui vorrei parlarti. Poi le ho detto di averti incontrato e lei forse ha chiamato Dario. Vorrei parlare con te.'
'Io no. Buonanotte.'
Preda della disperazione, sapevo benissimo che il suo era un trucco per cambiare argomento.
Non avevo altra scelta. Dovevo aspettare e soprattutto non potevo insistere.
Chi era quella?
Scrissi ad Anna e lei mi disse che avrebbe cercato di scoprire qualcosa.
Dopo una lunga attesa, Anna mi comunicò che Marco e Marta si erano lasciati, ma di questa Marika non si sapeva nulla, se non che erano amici.
Ci sentimmo.
'Non cercarlo. Fai finta di nulla, come se fosse normale che lui se ne vada in giro con un'altra. Mostra freddezza. Lui ti ha già accusato di essere gelosa. Dio non voglia che ti reputi invadente.'
'Come faccio a fingere?'
'Te lo vuoi tenere? Sì? Allora devi fare il contrario di quello che l'istinto ti porta a fare. Devi lavorare di testa, non di pancia.'
'Fingere. Ok. Quindi non devo chiedere nulla.'
'Però ti devi vendicare. Tra 1 settimana, 10 giorni, fatti chiamare da un maschio mentre sei con lui e fingi imbarazzo, come se lui non dovesse sapere chi è. Sii misteriosa e non dirgli cosa fai.'
Sembrava di parlare con il medico, un medico dei rapporti con uomini imprendibili.
Ma sì! Marco sapeva che sarei partita e quindi sarebbe tornato. Io avevo fatto abbastanza.
Dopo tre giorni di silenzio stampa, iniziavo a perdere le speranze. Ma non avevo scelta: dovevo aspettare.
Tortura. Resistenza.
Dopo altri 3 giorni, mi scrisse
'Ciao.'
'Ciao Marco, come stai?'
'Benissimo.'
'Bene, mi fa piacere saperti in salute.'
'Buona giornata.'
Questa era vecchia.
'Grazie, a te :))'
'Cosa fai?'
Chiamai Anna
'Cosa devo fare?'
'Rispondi vaga, non chiedere di vedervi. Non rinfacciare nulla.'
'Vado a correre.'
Mi vestí e andai. Però portai il telefono. Ero in fibrillazione e aspettavo, senza poter fare altro. Marco non mi rispose.
Era una prova di forza mentale. Ci volevano nervi d'acciaio. E se si aveva voglia di scopare, quei nervi vacillavano. Ma non dovevo cedere.
Forse voleva vedere fin dove avrei resistito e mi torturava, sapendo quanto desideravo vederlo, baciarlo, farmi toccare.
Non avrebbe vinto. Così corsi talmente forte, che alla fine ero scolata. Ora la mia mente era svuotata. Se lui non fosse venuto da me, avrei rinunciato. Lo accettavo. Accettavo il suo volere.
Durante il pomeriggio mi chiamò Marco e il cuore mancò un battito.
'Ciao. Come va?'
La voce era malferma.
'Bene. E tu? Sei andata a correre?'
'Sí.'
'Guarda che brava. Fai lavorare i glutei.'
Il respiro si accorciò.
'Anche i polmoni, i polpacci. Non voglio avere il fiatone a 20 anni.'
'Come ti sei vestita per correre?'
'Niente di che.'
'Rispondi.'
Una stretta allo stomaco.
'Pantaloncini e maglietta. Mi hai già vista.'
'Eh sì. Quel giorno ti ho vista, soprattutto sotto.'
In tutti i sensi.
Non riuscivo a rispondere. Scacco matto.
'Non dici nulla? Perché non mi dici che effetto ti fa pensarci ora?'
'Sempre diretto tu, eh.'
'Rispondi.'
'Posso non farlo?'
'No.'
Mi presi il mio tempo. Marco mi sentiva respirare. Mi mancava l'aria.
'È stato bello.'
'E?'
'Eccitante.'
'Ci pensi mai, mentre corri oppure sotto la doccia oppure... prima di addormentarti?'
Marco stava giocando. Gatto e topo.
Sapevo di non poter eludere la domanda. Lui aspettava e io non ero una bambina.
'Non voglio parlarne per telefono.'
'Si possono fare tante cose per telefono.'
Un brivido di paura mi percorse la schiena. Non risposi.
'Va bene, mi risponderai dopo. Ora voglio sapere una cosa da te.'
Sapevo che stava per chiedere qualcosa di peggio.
'Dimmi.'
'Che effetto ti farebbe sapere... che ieri sera io e Marika abbiamo fatto l'amore?'
Che stronzo!
'E Marta?'- la mia voce un filo.
'Ti ho detto che qui le domande le faccio io. E tu puoi rispondere oppure possiamo chiudere il telefono.'
Sapevo che non ero obbligata a continuare quella conversazione. Anzi avrei dovuto chiudere. Ma non ci riuscivo.
'Se sentivi prurito al cazzo, hai fatto bene a sciacquartelo con quella ragazza. È davvero bella! Colgo l'occasione per farti gli auguri.'
'Quindi a te sta bene che faccio l'amore con lei?'
Ancora quella cazzo di espressione!
'Sei libero di uscire con chi decidi tu. Non sono la tua ragazza. Ovviamente lo stesso vale per me.'
'Esci con qualcuno?'
'Non stavamo parlando di Marika?'
'No, voglio tornare su questo nuovo punto.'
'Certo. Chiedi che io rispondo. Guai a disobbedirti.'
'Con chi sei uscita in questi giorni?'
'Mah...un po' con gli amici. Li conosci. Una battuta, un gelato, una pizza. Le cose che facciamo tutti noi ragazzi. Dobbiamo approfittare ora: poi quando diventiamo adulti, non avremo tutto questo te...'
'Sei stata con Fabio.'
'Dipende cosa intendi. Solo in amicizia, Vostro Onore, non biblicamente.'
Percepivo il suo nervosismo.
Aveva detto di aver fatto l'amore con quella. Un'estranea. Mentre io mi struggevo per lui.
'Ascolta bene, ragazzina. Ti ho detto di non nasconderti dietro il sarcasmo. Cazzo vuol dire con Biblicamente no?'
'Che io ho tanti amici maschi. Non penserai che sto con loro a fare sesso? Perché ne sarei addolorata!'
La voglia di rivalsa mi stava ispirando questa nuova parte teatrale.
'Non dirmi cazzate! Tu hai scopato.'
'Marco, come devo fare per farmi credere? Devo giurare o firmare una dichiarazione scritta?'
'Basta con queste cazzate. Se hai detto no, è no.'
Marco era molto incazzato.
'Certo. La fiducia è alla base del nostro rapporto. Ti devi fidare, come io mi fido di te.'
La questione era solo in sospeso.
'Allora, non mi hai risposto. Che effetto ti fa sapermi in un letto con Marika? Pensaci: io che la spoglio lentamente, le sfilo il reggiseno e le mutandine, fino a lasciarla nuda. Lei che si abbassa, me lo prende in bocca. E poi io che la prendo, contro il muro, di spalle.'
Il respiro era di nuovo corto. Un nodo mi stringeva la gola, lo stomaco. Non riuscivo ad articolare suono. Perché doveva raccontarmi quei dettagli?
'Hai sentito cosa ho detto?'
'Sí.'
'Marika è più grande di te ed è già navigata. Quindi mi scuserai se non ti ho chiamata in questi giorni, ma ho avuto da fare. Sai, devo dirti che è straordinaria la sua abilità a letto. Sa fare tutto e soprattutto si lascia fare tutto.'
'Sei fortunato: la compatibilità a letto è fondamentale. Avete fatto bene, Marco!'
Ero riuscita a recuperare l'uso della parola. Ma dentro stavo morendo. Non potevo ammettere che mi stava uccidendo. Non aspettava altro.
'Però vedi, il punto è che mi annoio così.'
'Mi perplimi. Dici che con lei hai una sintonia perfetta.'
'Eh sì. Però con lei è troppo facile. Le dici di mettersi in ginocchio e lei lo fa. Le dici di mettersi a 90 e lei lo fa. Subito. Pronta per me.'
Sapevo che era un trucco, ma faceva male. Avrei voluto chiudere quel maledetto telefono.
'Mi piacerebbe fartela conoscere più da vicino...'
'Ah.'
Voleva coinvolgermi in questo gioco.
Ci fu un silenzio carico di tensione. Non riuscivo a parlare, a proseguire quella conversazione, ma non volevo dargli la soddisfazione di ammetterlo. Il mio respiro era molto accelerato, agitato. Io ero agitata. Per me era troppo. Mi sentivo stritolata in una morsa, da cui sarebbe bastato uscire, dicendo basta. Ovviamente non volevo che allentasse la morsa.
Marco tacque, aspettando che mi riprendessi. Sentiva che la mia voce era assente, incrinata, spezzata.
'Non mi hai detto se ripensi a quella serata quando sei da sola...tipo adesso.'
'Sí. Marco, io dovrei andare...'
L'ultima parola non voleva uscire. Avevo capito che lui non voleva salutarmi.
'Non mi hai risposto. Ci pensi?'
'Sí. Ci penso.'
'E ora?'
'Anche ora.'
'Che effetto ti fa?'
'Non voglio rispondere.'
'Lo sai che non funziona così.'
'Ti desidero.'
'Fino a che punto?'
'Voglio che tu mi prenda.'
'Prima devi fare una cosa.'
'Cosa?'
'Voglio che ti tocchi per me. Lo sento che sei eccitata, che non riesci a parlare. Non hai idea di cosa non ti farei.'
Il mio respiro era irregolare. Avevo una voglia infinita, ma mi imbarazzava il solo pensiero di fare una cosa del genere. Eppure le sue parole si erano incuneate nelle mie orecchie.
'Non voglio farlo.'
La mia voce era piagnucolante e non sicura. Gli stavo chiedendo il permesso. Il tono non era da vaffanculo, ma da Ti prego.
'E allora...non ci vediamo.'
'Non puoi ricattarmi così.'
'Aspetto una risposta.'
Evidentemente non volevo vincere.
'Sei stronzo.'
'Voglio sapere se, quando pensi a quello che ti faccio, ti ecciti.'
Domanda diretta.
'Sí.'
'E cosa vorresti che ti facessi?'
'Marco... non voglio dirlo per telefono.'
'Allora chiudi.'
Non ci riuscivo.
'Perchè non me lo chiedi di persona?'
'Se non vuoi, chiudi.'
'Vorrei che mi spogliassi e che mi guardassi a lungo, dappertutto. E alla fine vorrei che mi toccassi ovunque, ma esigendo prima..... che io te lo chieda.'
'Sei eccitata?'
'E tu?'
'Oh, sì, io sì.'
Ovviamente lui riusciva a parlare chiaro.
Mi stava facendo impazzire.
'Perchè me lo dici?'
'Voglio che ti tocchi per me.'
'Dai, Marco....'
'Se non vuoi farlo, chiudi, ma se non chiudi, sei pregata di fare quello che ti chiedo.'
Ci fu silenzio. Sentivo che il suo respiro era accelerato. Mi sentivo in trappola.
'Abbassati gli slip e toccati.'
'Sei stronzo! Vediamoci, dai.... farò quello che...'
'Tutto?'
Non potevo mentire: si sarebbe incazzato.
'Quello che riesco a fare. Voglio che sia tu a toccarmi, a guardarmi, a farmi godere.'
'E quanto desideri vedermi?'
'Tanto.'
La voce era incrinata
'Che effetto ti fa sapere che ieri sono stato a letto con Marika?'
'Ti odio....'
'Stai sbagliando tono.'
'Ti prego....'
'Fatti trovare pronta tra un quarto d'ora. Sta volta però ti vesti con la gonna. Niente sotto.'
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Mia1
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