Mi telefoni o no
scritto il 2026-10-05 tempo di lettura 28 min
di
Mia1
genere
dominazione
cura
B
'Ti telefono o no, ti telefono o no, ho l'umore in cantina, mi telefoni o no, mi telefono o no, chissà chi vincerà.'
La mattina dopo avevo acceso lo stereo a palla per ascoltare Gianna Nannini. Avevo una miscellanea nella audiocassetta, che racchiudeva tutti i più grandi successi di Gianna.
Subito dopo però partí Profumo.
'Dammi tutto il tuo sapore
No, ti prego, no, non ti asciugare
Se nella notte hai ancora un brivido animale'
Staccai lo stereo, indossai un paio di calzoncini e una t-shirt e uscì a correre. Avevo deciso che la corsa doveva diventare un'abitudine. Mi sarei abituata allo sforzo, che mi massacrava i polpacci, i quadricipiti, il fiato, ma non volevo cedere. La corsa mi impediva di pensare.
Il mio ritmo era inizialmente lento, poi più rapido. Non volevo esagerare, perché, per essere costanti, il trucco sicuramente stava nel lasciare che quei movimenti diventassero poco a poco automatici. Quindi calma e gesso.
Al ritorno, mi fermai al parco a prendere il sole.
Avevo ovviamente lasciato il telefono a casa, per non pensare. Così quando rincasai due ore dopo, avevo il cuore in gola. Nessun nuovo messaggio per me.
Che stronzo!
Chiamai Anna, sapendo che voleva sapere qualcosa. Ci demmo appuntamento alle 4.
'Allora?'
Anna era ansiosa e preoccupata.
Mi limitai a guardarla. Non sapevo se ridere o piangere.
'Lo avete fatto? Ma cazzzzo! E me lo dici così?'
Mi abbracciò.
Le raccontai a grandi linee.
'Si è fatto sentire?'
'Ovviamente no.'
'E tu? Non mi dire che lo hai cercato.'
'Ma manco per il cazzo.'
'Ormai anche tu lo conosci.'
E scoppiammo a ridere.
'Allora: non devi per nessun motivo scrivergli, pensarci. Devi evitarlo.'
'E come faccio?'
'Semplice: come facevi prima, devi fare ora.'
'E così non si scorda di me?'
'Cosí gli rode il culo e guarda come torna. Deve capire che sei impegnata e felicissima. Anzi inizia a ridere che stasera ti organizzo una serata in cui lo facciamo schiattare. Chiamo Dario.'
'Lo fai per nobili cause, no?'
Anche qui giù a ridere.
'Allora, questa sera siamo tutti a casa di Dario a vedere un film'
'Tutti? Ma ci sarà anche lei?'
'Dario mi ha lasciato intendere questo. Sì. Per questo ti devi preparare psicologicamente e fisicamente. Devi essere splendida e soprattutto devi farglielo diventare duro solo a guardarti.'
'Ma io non sono capace di....'
'Lo vuoi? Te lo devi conquistare. E un uomo si conquista scappando.'
'Non dicendogli che mi piace?'
'Nooo. Mai, mai, mai. Tu semplicemente non sai cosa provi, se te lo chiede. Questa cosa però la devi sentire dentro di te. A te non deve interessare. Ora Dario gli starà dicendo che stasera sarà beato tra le donne e lui sarà convinto che tu sarai triste. Sorprendilo. Sveglia! A sistemarti! Piastra, trucco. Poi andiamo da te e ti dico come devi vestirti.'
'Ma io non ce la faccio!'
'Alzati! Ti faccio dire io che non ce la fai a 19 anni. Ricordati che gli piaci. Ma se vuoi che lui ti desideri, devi sfuggire. All'uomo piace andare a caccia!'
Passammo così il pomeriggio a sistemarci. Anche lei doveva farsi bella.
Alle 9 arrivammo da Dario. Era presente però solo il gruppo di Dario e Marco. Non c'erano gli altri amici nostri. Quindi... Eravamo in difetto. Io soprattutto. Mi sentivo come nella tana del lupo. Anna faceva quasi coppia fissa con Dario. Mentre io...ero una mina vagante.
'Anna... Come faccio?'
'Guarda il film e siediti con me.'
'Che devi andare a limonare con Dario.'
Appena arrivate, mi accorsi che Marco non era ancora arrivato. Sperai per un attimo che venisse solo.
Suonò il citofono. Nel frattempo, mi intrattenni con i suoi amici. Non mi sentivo a mio agio, ma decisi di mascherare il modo in cui mi sentivo dentro.
Sentì dei passi e il campanello. Era il momento della verità. Si aprì la porta e...fece il suo ingresso Marta, seguita da Marco.
Mi venne un infarto.
Guardai Anna di sottecchi, la quale mi fece segno di fare finta di niente.
Così sorrisi e salutai.
Lui sgranò un attimo gli occhi, per ricomporsi subito. Anche io cercai di essere neutrale, ma dentro bollivo. Vederlo mi riportò subito al giorno prima. Lo rividi su di me, nudo, con il cazzo dentro di me. A possedermi completamente. Colpi forti, vigorosi. Mi morsi la bocca per fermare l'eccitazione che era partita prepotente. Allo stomaco una morsa di ghiaccio mi dava brividi inarrestabili. Mi accorsi di desiderarlo ancor di più, perché logicamente ai miei occhi lui rappresentava l'impossibile, l'imprendibile e...il ricordo di loro due su quel tavolo... Avrei dato non so cosa per essere al posto di Marta.
Ci accomodammo e partí il film. Dario, da amico stronzo di Marco, aveva scelto un film dal titolo 'Travolti da un insolito destino, nell'azzurro mare d'agosto'
Protagonisti Giancarlo Giannini e Mariangela Melato. I due erano finiti su un'isola deserta. Lei era la moglie snob di un ricco industriale, lui il mozzo (bono) di bordo. Inizialmente lei lo trattava da servo, ma, non appena si erano trovati sull'isola, le parti si erano invertite. Vedere sullo schermo determinate situazioni e alcune scene esplicite di sesso mi misero in imbarazzo. Con la coda dell'occhio vidi che lui era bello stravaccato sul divano con lei. Ogni tanto commentava all'orecchio della sua donna le scene che eravamo costretti a vedere. Sentivo che ridacchiavano e io friggevo.
Di colpo, mi squillò il telefono. Mia madre.
Mi alzai rossa in viso e mi precipitai in bagno per rispondere, lontana da orecchie indiscrete.
'Ciaooooo....come stai?' cercai di urlare il più forte possibile.
'Ti senti bene?'
'Benissimo. Qui ci stiamo rilassando. Dici dopo? Vuoi passare a prendermi?'
'Ho capito. A questo punto...devi spiegarmi che stai combinando.'
'Possiamo vederci da me verso le 11,30. Ora sono con amici.'
'Torni alle 11,30? Mi raccomando, puntuale! Oppure la tua macchina si trasformerà in zucca.'
Uscì ancora rossa dal bagno e mi trovai Marco davanti. Per poco non mi spiaccicai addosso al suo petto.
'Ah! Scusa, Marco.'
Mi strinse il polso e mi sbatté al muro, allargandomi le cosce, con un gesto deliberatamente antidemocratico.
'Chi cazzo era? Chi devi vedere alle 11,30?'
Repressi un sorriso e mantenni la calma.
'Mi ha chiamata ... Un amico di un mio intimo cugino. Sai siamo cresciuti insieme e dato che si trova in paese, vuole veder...'
Mi strizzò la figa, prendendone possesso sopra i vestiti. Indossavo un paio di shorts corti di jeans e una maglietta incollata, senza maniche, aderente, che metteva in risalto il ventre piatto, senza farmi apparire volgare, dal momento che nascondeva un seno inesistente e che accresceva il desiderio di scoprire ciò che era celato agli occhi.
Io mi abbandonai impotente.
Mi ficcò le dita dentro e mi solleticò il pube. Io saltai per aria, ancora dolorante per il giorno prima. Marco capì che doveva andarci piano.
'Chi cazzo è questo?'
'Un po' sfacciato da parte tua, considerando... che la tua donna è di là.'
Non riuscivo bene ad articolare le parole perché sentivo un lieve bruciore e perché stava iniziando a montare un'eccitazione incontrollabile.
Avevo cambiato registro. Prima ragionavo da ragazza, ora..usavo la parola Donna. Lo avevo fatto involontariamente.
Aveva ragione Vasco: 'Con le mie mani tra le gambe, diventerai più grande. E non ci sarà più Dio, perché ci sono io.'
'Stai zitta. Non hai diritto di parola.'
Così lo guardai. Mi veniva da sorridere, perché avevo vinto io, ma non potevo sottolinearlo.
Prese a sfiorarmi il pube, molto delicatamente, dato che saltavo per aria.
'Ti brucia?'
Sembrava una domanda fatta per ricordarmi dove era stato lui il giorno prima e che il piacere è sempre accompagnato da dolore.
Lo guardai senza parlare: aveva detto di tacere.
'Rispondi.'
E strinse un po', ma superficialmente.
'Sí.'
E sussultai. Dirlo ad alta voce mi faceva sentire marchiata.
'Come ti fa sentire essere di fronte a me oggi? Dopo che ieri ti ho aperto in due?'
Iniziò a sfiorare lentamente il clitoride e io a respirare in modo affannoso.
Fottuta, avrei voluto dire, ma non potevo.
'Non sono riuscita a dirti no.'
'Come sempre.'- disse in tono arrogante.
'Giá.'
'E il film? Ti piaceva?'
'Mi piaceva Giannini.'
Mi morse la bocca.
'Ti piace quel tipo di situazione? All'inizio era lei a comandare, poi...- nel mentre la velocità del suo ditalino stava aumentando- cosa succede?'
'Poi...prende il comando lui'
'Sei d'accordo?'
'Sí.... è molto eccitante....'
Da dove veniva fuori quella parola? Arrossì.
'Quindi... vuoi che anche io ti comandi?'
Era una trappola...ma una astutissima, bellissima trappola. Non riuscivo a dirlo, ovviamente.
Ero a un passo dall'orgasmo. Due incoscienti, a rischio di essere scoperti.
'E cosa vuoi... ordinarmi...ora?'
'Alle 11,30 dai buca al tuo amico.'
Se accettavo, gliela davo vinta e poi si sarebbe stancato. Ricordai le parole di Anna: vuoi che lui perda la testa? Allora devi farlo correre e tu devi scappare.
Non mi aveva cercato quel giorno. Se avessi accettato, avrebbe capito che la mia era una messinscena. Invece dovevo dire no.
'Questo...non posso farlo... Siamo cresciuti insieme.'
Sentimmo dei passi. Il levarmi le mani di dosso, l'allontanarmi e il cambiare traiettoria, fingendo di essere al telefono fu un tutt'uno con il mio fingere di uscire dal bagno in quel frangente.
Marta mi guardò torva.
'Tutto questo tempo in bagno?'
'Eh sì. Mi ha chiamato un mio amico!'
Dissi sorridendo, ma con una tachicardia da infarto, in realtà. Sostenni lo sguardo. Lei pure. Alla fine si diresse da Marco.
Avevo guadagnato tempo e modo per dire no. Marco mi aveva dato un ordine, ma io non avevo intenzione di diventare scontata. Volevo che lui perdesse la testa, quanto me.
Tornai in salotto. Il film era in pausa.
Ripartí. Eravamo arrivati alla scena clou: quella in cui il signor Carunchio dice alla signora Lanzetti: 'Ti devi innamorare! Ti deve prendere un amore nero che ti torce le budella, passione disperata peggio d'una malattia.'
Mi faceva pensare che la mia mente era completamente preda di Marco. Saperlo con Marta mi faceva rodere. Non potevo mostrare i miei sentimenti, né in pubblico, né a lui, perché volevo conquistarlo. Avrei voluto che lui mi sbattesse al muro, che mi frugasse ovunque e che mi fottesse in piedi, faccia al muro. Senza riguardo.
Ma... dovevo pensare ad altro, sorridere e mostrare una maschera, finché ero lì.
Non potevo farcela ancora a lungo. Con la coda dell'occhio vidi che Marco mi osservava agitarmi sulla sedia. E anche Dario mi guardava.
Quello stronzo lo aveva fatto di proposito.
Appena il film finì, io dissi ad Anna che mi aspettava quel mio amico. Lei mi disse che sarebbe rimasta con Dario.
'Mi raccomando, Anna, occhi aperti.'
'Ma che è successo di là?'
'No, nulla, abbiamo fatto una sveltina.'
Ci guardammo e scoppiammo a ridere.
Salutai tutti e mi diressi alla porta.
Marco mi scoccò un'occhiata furiosa. Sapevo cosa significava, ma non potevo dargliela vinta.
Scesi, mi precipitai alla macchina e tornai a casa.
Mentre guidavo, mi arrivò un SMS.
Decisi di tirare dritto.
'Hai fatto una scelta. Buona serata.'- lessi appena arrivai sotto casa.
Risposi, dopo dieci minuti
'Grazie, Marco, anche a te ;)'
Poi mi misi ad ascoltare la musica, sapendo che l'avrei pagata.
Mi svegliai di soprassalto, rendendomi conto di essermi addormentai vestita.
Nel telefono avevo un messaggio di Anna che mi diceva di dovermi parlare.
'Anna? Che succede?'
'Marco era molto nervoso ieri. Ha litigato davanti a tutti con lei. Ma che gli hai detto?'
'Che dovevo vedere l'amico di un mio cugino intimo, alle 11,30.'
'Brava! Devi mostrarti tranquilla con lui. È lui che ha tutto da perdere. Tu no.'
'E Dario? Come mai ha scelto proprio quel film?'
'Lui dice che adora la regista. Ma io ho capito che voleva divertirsi un po'. Mi ha chiesto cosa c'è tra te e Marco.'
'Allora è di dominio pubblico! E Marta?'
'Mi ha guardata tutto il tempo. Voleva vedere se ti scrivevo. Stai attenta, Mia. Quella è incazzata e....ha le sue ragioni.'
La voce della verità bruciava.
'Be', tanto a breve me ne vado.'
'Se vuoi, ci vediamo più tardi. Solito posto.'
Mi preparai per andare a correre. Ormai ci stavo prendendo gusto.
Arrivata in centro, mi imbattei in Marco.
Mi fermai davanti a lui. Lui mi squadrò e proseguí senza salutarmi.
Restai inchiodata, però solo qualche secondo.
'Marco!'
Lui non si girò.
Allora lo rincorsi e mi piazzai davanti a lui.
Decisi di giocare un po'.
Gli sfiorai i bicipiti e i pettorali con un dito.
'Dai, Marco, non hai voglia di...salutarmi?'
Lui rimase fermo, ma non mi allontanò.
'Solo 5 minutini del tuo tempo...'
Lui rimase fermo a guardarmi. I suoi occhi emettevano lampi, ma non si spostò.
'Quando ti ho visto solo soletto...non ho resistito.'
Di colpo, mi bloccò un braccio dietro la schiena e mi tirò a sé. Ora eravamo occhi negli occhi, a contatto stretto, petto contro petto, il suo cazzo nel mio pube.
Deglutì lentamente. Ora non avevo nulla da dire.
'Ieri avevi fretta di andare.'
La presa era salda e non potevo sfuggire.
Mi tirò anche l'altro braccio.
In quel momento, avrei voluto baciarlo, ma ovviamente non potevo. Sia perché qualcuno poteva vederci, sia perché non potevo dargli soddisfazione.
'Il mio amico mi aspettava...'- dissi in un filo di voce, convinta che potesse capire che il mio era un bluff.
'E cosa avete fatto? Dove siete stati?'
Marco voleva scoprire la verità o forse era solo un banale terzo grado?
'Siamo stati nel giardino sotto casa.'
'Ah, avete conversato?'
La stretta sulle braccia iniziava a farmi male.
'Sí. Solo una chiacchierata.'
'Non mi pare che io ti abbia autorizzata.'
Fremetti di rabbia. Parlava bene lui, che nel frattempo continuava a stare con lei.
'Mia mamma però sì. Mi ha detto che potevo trattenermi sotto casa.'
Il mio sguardo era fermo, inarrestabile.
'E allora....esci con tua mamma.'
E mi liberò.
Lo seguì ancora e cercai di fermarlo, tirandogli un polso.
'Aspetta.'
Lui si fermò, dinanzi a me, e incrociò le braccia.
'Se vuoi la mia attenzione, dovrai darmi....- sfiorandomi il fianco - qualcosa di diverso.'
'Per parlare con te 5 minuti? Manco i politici sono così pretenziosi.'
'Qua le condizioni le stabilisco io. Prendere o... lasciare.'
Abbandonai le braccia lungo i fianchi. Avevo perso, di nuovo.
Lui sorrise, cinico.
Cinque minuti dopo, eravamo diretti alla sua macchina. Lui camminava a testa alta, io con la faccia incazzata di chi ha perso la sua battaglia.
'Arrivati alla macchina, salimmo. Marco mi chiese di chiudere gli occhi.
Un'altra volta.
'No, dai.. Dove mi stai portando?'
'Chiudi.'
'Non voglio salire senza sapere cosa succederà....'
'Certo, sei padrona di scendere, ma...non ci sarà un seguito.'
Scacco matto.
Rimasi in silenzio a riflettere su cosa potevo fare. Da un lato sentivo Anna che mi ricordava di impormi e scappare, dall'altro sentivo il desiderio puro, che bruciava le viscere, come in quel film, che mi torceva le budella.
'E...cosa significa che vuoi di più?'
'Non ci sono molte interpretazioni.'
Mentre lui era bello comodo, io ero tesissima. Avevo un nodo in gola. Dovevo scegliere tra me stessa e il mio desiderio. Mi sentivo riarsa dal mio stesso corpo, che bruciava per autocombustione.
'Qualcosa...in particolare?'
'Tutto. Se tu vieni con me ora, facciamo tutto quello che voglio io. Sei adulta e vaccinata. Pensaci un attimo.'
Avrei voluto chiamare qualcuno per chiedere cosa era giusto fare, ma ovviamente non potevo.
Non ero felice, questo era certo, ma mi sentivo ribollire di desiderio.
Chiusi gli occhi e mi rivolsi a lui.
Sperai di cavarmela così, senza dirlo.
'Non ho sentito cosa vuoi.'
'Accetto le tue condizioni.'
'Ah.'
Mi sfiorò le guance e mi diede un bacio vicino alle labbra, che mi fece sussultare. Il mio corpo stava già tremando, di voglia, di paura.
Ovviamente lui si guardò bene dal chiedere.
Prese invece la solita benda e sigillò la mia vista. Misi la cintura e partimmo. Non sapevo dove andavamo.
'Posso avvisare mia madre che torno più tardi? Si preoccuperà.'
'Non occorre.'
Quel pensiero mi mise molto in agitazione.
'E se mi chiama?'
'Non faremo così tardi. Ora... voglio solo sentire il tuo respiro... perché sento che è molto accelerato.'
Mi sfiorò la coscia risalendo fino ai pantaloncini.
Io smisi di respirare. Sentivo una morsa nella pancia.
Non riuscivo a rilassarmi. Non sapevo cosa voleva fare, cosa avrei dovuto fare, se mi sarebbe piaciuto.
Il mio respiro era iperventilato.
'Shhhh.....devi sentire il tuo corpo.' Mi sfiorò i fianchi e mi partirono mille brividi. Il cuore mi batteva all'impazzata. Sentivo che stavo per commettere una minchiata, eppure ero lì, pronta ad andare con lui.
Non avevo il permesso di parlare. Quindi non potevo neanche fare domande. E forse questo era peggio che essere ciechi. Avrei voluto sapere cosa aveva in mente.
'Tra te e quel tuo amico che rapporto intercorre?'
'Solo amicizia.'
'Non avete mai avuto nulla?'
'No.'
'Quindi neanche ieri.'
'Abbiamo parlato.'
'Ora parto. Saremo nei paraggi e torneremo qui tra un paio d'ore. Tanto ti deve bastare. Non voglio domande, frasi, parole, a meno che non sia io a interpellarti.'
Mentre guidava, la mano si incuneò dentro i pantaloncini, appena sotto l'elastico. Mi solleticò leggermente sotto l'ombelico e scese lenta, lambendo gli slip. Indossavo un paio di pantaloncini e una canotta per correre. Avevo anche le scarpe da tennis. Quel contatto mi fece fremere e vibrare, al punto da aprire le gambe.
'Di più. Spalancale.'
Diventai rossa. Certe cose- secondo il mio modo di fare- dovevano restare tacite. Invece lui non solo mi costringeva ad ascoltare determinate parole, frasi o espressioni, ma pretendeva anche che io le dicessi.
Mi ritrovai a gambe totalmente aperte. Mi adagiai alla spalliera e lasciai andare le braccia.
Marco scese dentro gli slip e a me sfuggì un sospiro. Le dita iniziarono a frugarmi la figa, lente, in modo esasperante.
'Ti brucia?'
'Oggi va meglio.'
'Quindi...ti ho abraso.... marchiato a tutti gli effetti.'
Non volevo rispondere. Ma in realtà questo violare la mia pudicizia mi eccitava oltremodo. Costringermi a rispondere a determinate domande era più afrodisiaco di qualsiasi contatto fisico.
'Sí, lo hai fatto.'
'E tu...me lo hai lasciato fare. Questo come si chiama?'
'Fare sesso?'
'Non fare la sarcastica con me. Potrei essere davvero impietoso, se solo volessi.'
'Si chiama desiderio...'
'Ah...- le dita ora giocavano con il mio clitoride, attingendo lubrificante dalla mia fessura.
'Quindi mi desideri?'
Avrei dato una risposta ironica, ma a quanto pare non era ben accetta.
'Da morire.'
Dovevo essere sincera. Così avevo capito, ma non troppo. Era difficile riuscire a essere parca nelle confessioni, mentre mi masturbava.
La velocità delle dita crebbe. Finché non mi toccarono la vagina. E lì si fermarono quasi del tutto. Io avevo sussultato. Non mi bruciava più, ma non ero ancora al top. Sentendo le mie reazioni, mi Infilò un dito dentro. Dapprima il dito era lento e in superficie, poi scese più in profondità. Sentì che mi esplorava dentro, mm per mm. Ero bagnatissima, ma mi contrassi contro il suo dito, come a volerlo bloccare.
'Sbloccati. Non stringere.'
Quel comando ebbe però l'effetto di irrigidirmi ancor di più. Era come se volesse giocare con me, vedendo se rispondevo ai suoi comandi all'istante. Nella figa non ci sono bugie. È il corpo a parlare e il corpo non mente. Questa cosa mi fece sentire esposta.
'Come vuoi tu. Siamo quasi arrivati. Aspetta che ti prenda fuori da questa macchina...'
Un brivido di paura ed eccitazione mi strinse lo stomaco e dilatò la figa, al punto che il dito mi scivolò dentro, fino in fondo.
'Guarda che puttanella. Ho capito da come mi guardavi che vuoi che usi le maniere forti. È vero?'
Non risposi. Mi imbarazzava ammetterlo. Era il mio piccolo segreto.
Il dito si mosse roteando, toccandomi dentro. Poi cominciò a salire e scendere, facendo pressione su una zona molto sensibile che mi dava i brividi. Individuata questa zona, Marco iniziò a stimolarla. Su e giù, sempre più rapido. In breve fui sull'orlo del baratro. Quando ero lì lì per godere, Marco mi chiese di nuovo
'Vuoi che sia violento con te?'
Il dito aveva rallentato la sua corsa e questo mi mandava dolorosi spasmi che si irradiavano dalla figa al pube.
'Voglio una confessione, oppure ti lascerò insoddisfatta.'
E riprese a titillarmi.
'Lo sai come si chiama questo punto che ti sto toccando?'
'Forse è il famoso punto G?'
'Te lo sfiori?'
'No, non abbastanza.'
'Quindi solo orgasmi clitoridei...mi stai dicendo...'
La velocità era di nuovo sostenuta. Sentivo il piacere montare.
'Si, solo quelli....'
'Dovrei metterti a 90 e sculacciarti fino a domani. Il corpo è tuo e tuo l'interesse di conoscerlo.... E ora abbi il coraggio di confessare come ti piace che ti prenda.'
'Voglio che tu sia brutale.'
Era così maledettamente difficile essere sincera.
Il dito continuava a lavorare. Io ero ormai in bilico, stavo per venire. Lui accelerò il ritmo per agevolarmi e io venni, con spasmi intensissimi, che mi fecero pulsare per qualche minuto. Alla fine mi abbandonai sul cambio e sulle sue gambe, respirando affannosamente. Non avevo mai provato a toccarmi internamente e in effetti sconoscevo il punto G. L'orgasmo vaginale era molto potente, anche se quello clitorideo più immediato e fruibile.
'A cosa stai pensando?'
Non volevo dirlo.
'Abbiamo iniziato bene. Ora che si fa? Andiamo a passeggio?'
Mi strinse la nuca, dalla sua posizione.
'Ti ho detto di non fare sarcasmo con me. Voglio sapere se ti è piaciuto godere così.'
'Sí.'
'Ora ti sistemo io.... Scendiamo. Siamo arrivati.'
Mi aprì la portiera e mi aiutò a scendere. Mi tirava e io cercavo di non cadere, ma non riuscivo a camminare.
'Cosa c'è?'
'Non riesco.'
'Aspetta.'
Si piazzò alle mie spalle, adeso al mio culo. Potevo sentirne l'erezione e mi irrigidì un attimo.
'Cosa succede? Ti ha turbato sentire il mio cazzo sul tuo culo?'
Anche in questo caso, non volevo rispondere. Avrei evitato, rifugiandomi dietro una battuta, ma...non potevo.
'Un po'.'
Mi fece camminare con lui, abbracciandomi da dietro, o meglio imprigionandomi a sé. Una sensazione idilliaca, già di per sé preludio di piacere, possesso. Per fargli capire che la cosa mi piaceva, chinai la testa sulla sua spalla.
Avrei voluto sapere dove eravamo.
'Scommetto che vorresti sapere dove siamo. Ma....non te lo dirò.'
Non risposi.
Avrei anche voluto vedere, ma non era previsto che disponessi della vista.
Marco si fermò e mi adagiò a un sofà. Rimasi disorientata. Avrei tanto voluto vedere.
Di colpo, Marco mi tirò giù e si sdraiò su di me. Mi aprì le gambe con le sue e mi bloccò le mani sopra la testa.
Il mio respiro accelerò, ma sentivo che anche il suo non era a ritmo normale.
'Hai accettato di venire qui e ora....- mi mordicchiò e succhiò la bocca- mi prendo quello che mi pare.'
Una morsa mi chiuse lo stomaco. L'eccitazione che quelle frasi mi procuravano era dolorosa. Ma non sapevo come fare, come la volta scorsa.
Marco aveva iniziato a baciarmi, a strusciarsi. La sua lingua mi riempiva la bocca e mi esplorava. Dura, prepotente. Il cazzo mi premeva sulla coscia e sulla figa, come a volermi penetrare di netto.
'Lo senti? Oggi ho deciso che ti fotto. Sei stata tu a chiederlo. Però ora.... voglio sentirlo di nuovo.'
'Voglio che tu mi prenda.'
'E come?'
Marco mi stuzzicava l'orecchio e si strusciava su di me.
'Voglio dimenticare come mi chiamo...'
Mi tirò su e mi levò la benda dagli occhi. Ora vedevo. L'impatto fu forte. Mi baciò, trascinandomi a una parete e si sedette per terra.
'Ora...spogliati. Davanti a me.'
Vedere era persino peggio, in effetti.
Mi sentivo in soggezione, con lui seduto, come fosse uno spettacolo da vedere.
Cercai, senza guardarlo, di levarmi i vestiti il più velocemente possibile, ma lui mi fermò
'No, no. Devi farlo lentamente e soprattutto voglio che mi guardi ad ogni capo che levi.'
Lo guardai, cercando una scappatoia, che non mi venne concessa.
Feci scivolare lentamente le spalline della canotta lateralmente e poi la sfilai lungo le gambe. Poi mi dedicai ai pantaloncini, che feci scivolare lentamente.
Ora ero rimasta in intimo, un intimo sportivo.
'Posso andare a rinfrescarmi un attimo?'
'Certo, lo faccio io.'
Sgranai gli occhi.
'Ok, grazie Marco.'
Andammo in bagno. Il posto era pulito. Eravamo in una casa, credo singola. Considerando che lui non sapeva che sarei andata....ah, però in effetti forse lì lui portava anche lei...
Sapevo che non dovevo pensarci in quel momento.
'Ora...leva l'intimo'
Non mi levava gli occhi di dosso e così fui costretta a spogliarmi completamente davanti a lui. Ora ero in piedi, completamente nuda, davanti a lui.
'Guardami e poi guardati. Guarda la tua nuditá.'
Si avvicinò, mentre le mie guance si imporporavano e l'eccitazione era sempre più forte.
'Ora levami i vestiti.'
'Perchè?'
'Non fare domande e fatti condurre...'
Mi toccò il culo, stringendo entrambi i glutei.
Lo spogliai, lasciandolo nudo. Una potente erezione puntava verso di me.
Marco mi guidò dentro la doccia e mi spinse contro la parete, faccia al muro. Mi baciò e leccò il collo, in modo leggero. Mi sfuggì un gemito.
Aprì l'acqua e un getto caldo bagnò la nostra pelle.
Mi chiedevo fin dove volesse spingersi.
Le sue mani mi toccavano i fianchi e lui si appoggiò su di me. Mi irrigidì subito. Un braccio mi tirò a sé, mi morse il collo, facendomi piegare, per quanto possibile in quello spazio.
'Apri le gambe: voglio sentire come ti fa sentire sapere che sto per scoparti.'
Un'altra volta quella parola, penetrante, forte. Mi entrava nel cervello, prima ancora che nello stomaco e mi lavorava, aprendomi essa stessa.
Mi sfiorò il clitoride e poi affondò un dito dentro di me. Lento, burroso. Ero liquefatta. Spinsi il pube contro di lui e cercai di muovermi per creare attrito. Volevo godere di nuovo così. Ma lui mi fermò e spostò il dito lungo i fianchi. Mi palpò il culo con entrambe le mani, mentre un dito scivolava lungo il solco che separava chiappe da cosce. Scivolava lentamente, mentre io mi stavo irrigidendo. Il dito scendeva inesorabile, come anche un secondo dito lungo l'altro lato.
'Hai capito che voglio conoscere il tuo culo... voglio prendermi tutto. E tu sotto, bloccata.'
Io cercai di divincolarmi, ma lui mi spinse contro la parete. Con un dito iniziò a lavorarsi il clitoride e la figa, uscendo e poi entrando. Ero di nuovo sul punto di venire, ma sentivo che l'altro dito si avvicinava sempre più all'ano.
Non volevo.
'Marco...'
'Silenzio.'
'Non voglio che tu...'
Il suo dito scendeva inesorabile, mentre l'altro continuava a toccarmi dentro e fuori. Dentro e fuori, dentro e fuori, fino a quando venni di nuovo contro la sua mano. L'altro dito, quello che si dirigeva verso il culo, si era effettivamente fermato, ma ora aveva ripreso. Io mi divincolai, ma lui mi teneva saldamente ferma contro la parete della doccia. Alla fine il dito lambì l'ano e lo sfiorò in modo quasi impercettibile.
'Marco...'- urlai, agitata.
Ormai ero in preda a un attacco di panico. Non volevo che lui mi penetrasse il culo, né con il dito, né con il cazzo.
'Mia...se ancora parli, te lo faccio diventare rosso quel culo che ti ritrovi.'
E mi piantò una sculacciata, che con il getto d'acqua percepì più forte. Il dito continuava a sfiorare l'ano e le pieghette. Era molto eccitante, ma non volevo che andasse oltre.
'Guarda come ti contrai... Lo sento che ti piace come ti tocco, come ti prendo.'
'Sí, mi piace quello che dici, come mi prendi, come mi sbatti al muro, ma....non voglio che tu vada oltre....'
'Silenzio. So io cosa devo fare...tu puoi stare qui a opporti e farti più male o rilassarti e prendermi più morbida.'
Sentivo che stava per violarmi e cercai di oppormi, ma quando ormai il panico mi aveva invasa, lui mi entrò dentro la figa con un colpo secco. A quanto pare quel giochetto mi aveva eccitata non poco. Quel sentirmi impotente e in bilico. Sospirai di sollievo e di piacere.
'Sei uno s..'
'Stai attenta a quello che dici'
Mi tirò la testa all'indietro, mi bloccò le mani in alto, sulla parete, e iniziò a spingere, forte, in un movimento di entra ed esci prepotente, prendendosi quello che la volta scorsa non si era potuto prendere.
'Guarda come sei aperta. Quanto ti piaccio?'
'Sei porco, sei prepotente, sei.. '
'Dillo'
'Sei stronzo, sei convinto, anche prima.... per strada.'
'Ehhhh tu fai sempre quello che dico io. Non riesci a opporti.'- appena sussurrato, come un nostro segreto succulento.
'Non perdi mai il controllo di te?'
'Al tuo compleanno, sì.'
A quel punto, Marco mi tirò fuori dalla doccia, ci asciugammo al volo e mi prese di peso, per lanciarmi praticamente sul sofà. Si fiondò su di me e mi penetrò, sempre guardandomi negli occhi.
'Perchè prima hai fatto così con il culo? Contro la mia volontà....'
'Perchè so che ti piace se ti forzo un po'...non è vero?'
'Sí, ma non sul culo...'
Marco mi rimise il dito dietro e mi toccò l'ano, mentre con il cazzo mi dava spinte, a cui io iniziai a rispondere andandogli incontro. Dietro mi contrassi.
'Lascia andare...morbida'
'No....'
'Dillo ancora, che faccio davvero il cazzo che voglio'
'Ma...non voglio che tu...'
Il dito era entrato, poco ma era dentro.
Mi bloccai subito e lo guardai. Trovavo infinitamente erotico guardarci negli occhi, mentre i nostri corpi erano una cosa sola. Cercai di rilassare il culo e lui smise.
'Non sono uno stupratore. Ma ci sono cose su cui tu vuoi essere forzata.'
Marco uscì, si mise accanto a me e iniziò a toccarmi il clitoride, sempre guardandomi negli occhi.
Non riuscivo neanche a respirare. Così aprí le gambe il più possibile e gli toccai i bicipiti. Avevamo smesso di parlare. Ma il mio respiro era accelerato. Lui si mordeva la bocca e scuoteva la testa, come per dire che tanto non avevo scampo. I suoi occhi erano di brace, ipnotici. Le sue mani mi mandavano in estasi. Il suo possesso, il suo controllo su di me erano pieni, totali. Avrei voluto che... Quel contatto, quella penetrazione oculare e mentale non finissero mai. Avrei voluto essere la sua ragazza.
Mentre i pensieri e il cervello si intromettevano nel mio orgasmo, venni in modo fortissimo.
'Ora voglio essere ossequiato, cara la mia porca. A 90.'
Marco mi fece voltare e poggiare sullo schienale del sofà e mi penetrò di netto. Lui non mi sovrastava tanto in altezza, quanto in stazza, in presenza fisica, che mi bloccava sotto di sé e mi rovistava anche con le mani. I suoi colpi erano micidiali e mi sollevavano leggermente da terra. A ogni colpo, mi alzavo.
'Ti senti ossequiato?'
Mi morse il collo, la spalla. Poi anche lui venne, inondandomi la schiena.
Dopo i rituali di pulizia, ci sdraiammo sul divano, insieme. Molto pericoloso, per me.
Quelli erano i momenti in cui lui voleva stare in quiete e non parlava. Chiuse gli occhi e si rilassò.
Io invece non ci riuscivo. L'occhio mi cadde sulla stanza e sulle foto lì presenti. Non riuscivo a mettere bene a fuoco, ma ne intravidi una che ritraeva Marco e Marta. La cosa mi colpì come un pugno nello stomaco. Cosa mi aspettavo? Loro erano una coppia. Lui era venuto da me. Non ero stata certo io a cominciare, però... Avevo le mie responsabilità.
Non avrei dovuto pensare a queste cose.
Cercai di distarmi.
Maledetto desiderio, che mi impediva di essere lucida, determinata e mi aveva condotto a soddisfare le mie voglie, senza indagare se il concupito avesse il cuore libero oppure una moglie.
De Andrè non mi conosolava.
'A cosa pensi?'
'Niente.'
'Mi pare che....ti sia piaciuto.'
E rotolò su di me, bloccandomi le mani.
I suoi occhi erano una droga per me. Impossibile resistergli.
'Sí.'
'Tanto lo so che...- leccandomi il collo- ti piace che ti metto in riga, che ti fotto senza darti respiro, che ti fotto il cervello..'
Sospirai, dinanzi alla verità.
'Lo so....ora.. è meglio andare.'- con gli occhi non proprio asciutti.
Non volevo che mi vedesse in quel modo...
Ci rivestimmo e mi accompagnò a casa. Lì mi diede un bacio e ci salutammo...
Io invece salì, mi cambiai e uscì di nuovo...
Continua...
La mattina dopo avevo acceso lo stereo a palla per ascoltare Gianna Nannini. Avevo una miscellanea nella audiocassetta, che racchiudeva tutti i più grandi successi di Gianna.
Subito dopo però partí Profumo.
'Dammi tutto il tuo sapore
No, ti prego, no, non ti asciugare
Se nella notte hai ancora un brivido animale'
Staccai lo stereo, indossai un paio di calzoncini e una t-shirt e uscì a correre. Avevo deciso che la corsa doveva diventare un'abitudine. Mi sarei abituata allo sforzo, che mi massacrava i polpacci, i quadricipiti, il fiato, ma non volevo cedere. La corsa mi impediva di pensare.
Il mio ritmo era inizialmente lento, poi più rapido. Non volevo esagerare, perché, per essere costanti, il trucco sicuramente stava nel lasciare che quei movimenti diventassero poco a poco automatici. Quindi calma e gesso.
Al ritorno, mi fermai al parco a prendere il sole.
Avevo ovviamente lasciato il telefono a casa, per non pensare. Così quando rincasai due ore dopo, avevo il cuore in gola. Nessun nuovo messaggio per me.
Che stronzo!
Chiamai Anna, sapendo che voleva sapere qualcosa. Ci demmo appuntamento alle 4.
'Allora?'
Anna era ansiosa e preoccupata.
Mi limitai a guardarla. Non sapevo se ridere o piangere.
'Lo avete fatto? Ma cazzzzo! E me lo dici così?'
Mi abbracciò.
Le raccontai a grandi linee.
'Si è fatto sentire?'
'Ovviamente no.'
'E tu? Non mi dire che lo hai cercato.'
'Ma manco per il cazzo.'
'Ormai anche tu lo conosci.'
E scoppiammo a ridere.
'Allora: non devi per nessun motivo scrivergli, pensarci. Devi evitarlo.'
'E come faccio?'
'Semplice: come facevi prima, devi fare ora.'
'E così non si scorda di me?'
'Cosí gli rode il culo e guarda come torna. Deve capire che sei impegnata e felicissima. Anzi inizia a ridere che stasera ti organizzo una serata in cui lo facciamo schiattare. Chiamo Dario.'
'Lo fai per nobili cause, no?'
Anche qui giù a ridere.
'Allora, questa sera siamo tutti a casa di Dario a vedere un film'
'Tutti? Ma ci sarà anche lei?'
'Dario mi ha lasciato intendere questo. Sì. Per questo ti devi preparare psicologicamente e fisicamente. Devi essere splendida e soprattutto devi farglielo diventare duro solo a guardarti.'
'Ma io non sono capace di....'
'Lo vuoi? Te lo devi conquistare. E un uomo si conquista scappando.'
'Non dicendogli che mi piace?'
'Nooo. Mai, mai, mai. Tu semplicemente non sai cosa provi, se te lo chiede. Questa cosa però la devi sentire dentro di te. A te non deve interessare. Ora Dario gli starà dicendo che stasera sarà beato tra le donne e lui sarà convinto che tu sarai triste. Sorprendilo. Sveglia! A sistemarti! Piastra, trucco. Poi andiamo da te e ti dico come devi vestirti.'
'Ma io non ce la faccio!'
'Alzati! Ti faccio dire io che non ce la fai a 19 anni. Ricordati che gli piaci. Ma se vuoi che lui ti desideri, devi sfuggire. All'uomo piace andare a caccia!'
Passammo così il pomeriggio a sistemarci. Anche lei doveva farsi bella.
Alle 9 arrivammo da Dario. Era presente però solo il gruppo di Dario e Marco. Non c'erano gli altri amici nostri. Quindi... Eravamo in difetto. Io soprattutto. Mi sentivo come nella tana del lupo. Anna faceva quasi coppia fissa con Dario. Mentre io...ero una mina vagante.
'Anna... Come faccio?'
'Guarda il film e siediti con me.'
'Che devi andare a limonare con Dario.'
Appena arrivate, mi accorsi che Marco non era ancora arrivato. Sperai per un attimo che venisse solo.
Suonò il citofono. Nel frattempo, mi intrattenni con i suoi amici. Non mi sentivo a mio agio, ma decisi di mascherare il modo in cui mi sentivo dentro.
Sentì dei passi e il campanello. Era il momento della verità. Si aprì la porta e...fece il suo ingresso Marta, seguita da Marco.
Mi venne un infarto.
Guardai Anna di sottecchi, la quale mi fece segno di fare finta di niente.
Così sorrisi e salutai.
Lui sgranò un attimo gli occhi, per ricomporsi subito. Anche io cercai di essere neutrale, ma dentro bollivo. Vederlo mi riportò subito al giorno prima. Lo rividi su di me, nudo, con il cazzo dentro di me. A possedermi completamente. Colpi forti, vigorosi. Mi morsi la bocca per fermare l'eccitazione che era partita prepotente. Allo stomaco una morsa di ghiaccio mi dava brividi inarrestabili. Mi accorsi di desiderarlo ancor di più, perché logicamente ai miei occhi lui rappresentava l'impossibile, l'imprendibile e...il ricordo di loro due su quel tavolo... Avrei dato non so cosa per essere al posto di Marta.
Ci accomodammo e partí il film. Dario, da amico stronzo di Marco, aveva scelto un film dal titolo 'Travolti da un insolito destino, nell'azzurro mare d'agosto'
Protagonisti Giancarlo Giannini e Mariangela Melato. I due erano finiti su un'isola deserta. Lei era la moglie snob di un ricco industriale, lui il mozzo (bono) di bordo. Inizialmente lei lo trattava da servo, ma, non appena si erano trovati sull'isola, le parti si erano invertite. Vedere sullo schermo determinate situazioni e alcune scene esplicite di sesso mi misero in imbarazzo. Con la coda dell'occhio vidi che lui era bello stravaccato sul divano con lei. Ogni tanto commentava all'orecchio della sua donna le scene che eravamo costretti a vedere. Sentivo che ridacchiavano e io friggevo.
Di colpo, mi squillò il telefono. Mia madre.
Mi alzai rossa in viso e mi precipitai in bagno per rispondere, lontana da orecchie indiscrete.
'Ciaooooo....come stai?' cercai di urlare il più forte possibile.
'Ti senti bene?'
'Benissimo. Qui ci stiamo rilassando. Dici dopo? Vuoi passare a prendermi?'
'Ho capito. A questo punto...devi spiegarmi che stai combinando.'
'Possiamo vederci da me verso le 11,30. Ora sono con amici.'
'Torni alle 11,30? Mi raccomando, puntuale! Oppure la tua macchina si trasformerà in zucca.'
Uscì ancora rossa dal bagno e mi trovai Marco davanti. Per poco non mi spiaccicai addosso al suo petto.
'Ah! Scusa, Marco.'
Mi strinse il polso e mi sbatté al muro, allargandomi le cosce, con un gesto deliberatamente antidemocratico.
'Chi cazzo era? Chi devi vedere alle 11,30?'
Repressi un sorriso e mantenni la calma.
'Mi ha chiamata ... Un amico di un mio intimo cugino. Sai siamo cresciuti insieme e dato che si trova in paese, vuole veder...'
Mi strizzò la figa, prendendone possesso sopra i vestiti. Indossavo un paio di shorts corti di jeans e una maglietta incollata, senza maniche, aderente, che metteva in risalto il ventre piatto, senza farmi apparire volgare, dal momento che nascondeva un seno inesistente e che accresceva il desiderio di scoprire ciò che era celato agli occhi.
Io mi abbandonai impotente.
Mi ficcò le dita dentro e mi solleticò il pube. Io saltai per aria, ancora dolorante per il giorno prima. Marco capì che doveva andarci piano.
'Chi cazzo è questo?'
'Un po' sfacciato da parte tua, considerando... che la tua donna è di là.'
Non riuscivo bene ad articolare le parole perché sentivo un lieve bruciore e perché stava iniziando a montare un'eccitazione incontrollabile.
Avevo cambiato registro. Prima ragionavo da ragazza, ora..usavo la parola Donna. Lo avevo fatto involontariamente.
Aveva ragione Vasco: 'Con le mie mani tra le gambe, diventerai più grande. E non ci sarà più Dio, perché ci sono io.'
'Stai zitta. Non hai diritto di parola.'
Così lo guardai. Mi veniva da sorridere, perché avevo vinto io, ma non potevo sottolinearlo.
Prese a sfiorarmi il pube, molto delicatamente, dato che saltavo per aria.
'Ti brucia?'
Sembrava una domanda fatta per ricordarmi dove era stato lui il giorno prima e che il piacere è sempre accompagnato da dolore.
Lo guardai senza parlare: aveva detto di tacere.
'Rispondi.'
E strinse un po', ma superficialmente.
'Sí.'
E sussultai. Dirlo ad alta voce mi faceva sentire marchiata.
'Come ti fa sentire essere di fronte a me oggi? Dopo che ieri ti ho aperto in due?'
Iniziò a sfiorare lentamente il clitoride e io a respirare in modo affannoso.
Fottuta, avrei voluto dire, ma non potevo.
'Non sono riuscita a dirti no.'
'Come sempre.'- disse in tono arrogante.
'Giá.'
'E il film? Ti piaceva?'
'Mi piaceva Giannini.'
Mi morse la bocca.
'Ti piace quel tipo di situazione? All'inizio era lei a comandare, poi...- nel mentre la velocità del suo ditalino stava aumentando- cosa succede?'
'Poi...prende il comando lui'
'Sei d'accordo?'
'Sí.... è molto eccitante....'
Da dove veniva fuori quella parola? Arrossì.
'Quindi... vuoi che anche io ti comandi?'
Era una trappola...ma una astutissima, bellissima trappola. Non riuscivo a dirlo, ovviamente.
Ero a un passo dall'orgasmo. Due incoscienti, a rischio di essere scoperti.
'E cosa vuoi... ordinarmi...ora?'
'Alle 11,30 dai buca al tuo amico.'
Se accettavo, gliela davo vinta e poi si sarebbe stancato. Ricordai le parole di Anna: vuoi che lui perda la testa? Allora devi farlo correre e tu devi scappare.
Non mi aveva cercato quel giorno. Se avessi accettato, avrebbe capito che la mia era una messinscena. Invece dovevo dire no.
'Questo...non posso farlo... Siamo cresciuti insieme.'
Sentimmo dei passi. Il levarmi le mani di dosso, l'allontanarmi e il cambiare traiettoria, fingendo di essere al telefono fu un tutt'uno con il mio fingere di uscire dal bagno in quel frangente.
Marta mi guardò torva.
'Tutto questo tempo in bagno?'
'Eh sì. Mi ha chiamato un mio amico!'
Dissi sorridendo, ma con una tachicardia da infarto, in realtà. Sostenni lo sguardo. Lei pure. Alla fine si diresse da Marco.
Avevo guadagnato tempo e modo per dire no. Marco mi aveva dato un ordine, ma io non avevo intenzione di diventare scontata. Volevo che lui perdesse la testa, quanto me.
Tornai in salotto. Il film era in pausa.
Ripartí. Eravamo arrivati alla scena clou: quella in cui il signor Carunchio dice alla signora Lanzetti: 'Ti devi innamorare! Ti deve prendere un amore nero che ti torce le budella, passione disperata peggio d'una malattia.'
Mi faceva pensare che la mia mente era completamente preda di Marco. Saperlo con Marta mi faceva rodere. Non potevo mostrare i miei sentimenti, né in pubblico, né a lui, perché volevo conquistarlo. Avrei voluto che lui mi sbattesse al muro, che mi frugasse ovunque e che mi fottesse in piedi, faccia al muro. Senza riguardo.
Ma... dovevo pensare ad altro, sorridere e mostrare una maschera, finché ero lì.
Non potevo farcela ancora a lungo. Con la coda dell'occhio vidi che Marco mi osservava agitarmi sulla sedia. E anche Dario mi guardava.
Quello stronzo lo aveva fatto di proposito.
Appena il film finì, io dissi ad Anna che mi aspettava quel mio amico. Lei mi disse che sarebbe rimasta con Dario.
'Mi raccomando, Anna, occhi aperti.'
'Ma che è successo di là?'
'No, nulla, abbiamo fatto una sveltina.'
Ci guardammo e scoppiammo a ridere.
Salutai tutti e mi diressi alla porta.
Marco mi scoccò un'occhiata furiosa. Sapevo cosa significava, ma non potevo dargliela vinta.
Scesi, mi precipitai alla macchina e tornai a casa.
Mentre guidavo, mi arrivò un SMS.
Decisi di tirare dritto.
'Hai fatto una scelta. Buona serata.'- lessi appena arrivai sotto casa.
Risposi, dopo dieci minuti
'Grazie, Marco, anche a te ;)'
Poi mi misi ad ascoltare la musica, sapendo che l'avrei pagata.
Mi svegliai di soprassalto, rendendomi conto di essermi addormentai vestita.
Nel telefono avevo un messaggio di Anna che mi diceva di dovermi parlare.
'Anna? Che succede?'
'Marco era molto nervoso ieri. Ha litigato davanti a tutti con lei. Ma che gli hai detto?'
'Che dovevo vedere l'amico di un mio cugino intimo, alle 11,30.'
'Brava! Devi mostrarti tranquilla con lui. È lui che ha tutto da perdere. Tu no.'
'E Dario? Come mai ha scelto proprio quel film?'
'Lui dice che adora la regista. Ma io ho capito che voleva divertirsi un po'. Mi ha chiesto cosa c'è tra te e Marco.'
'Allora è di dominio pubblico! E Marta?'
'Mi ha guardata tutto il tempo. Voleva vedere se ti scrivevo. Stai attenta, Mia. Quella è incazzata e....ha le sue ragioni.'
La voce della verità bruciava.
'Be', tanto a breve me ne vado.'
'Se vuoi, ci vediamo più tardi. Solito posto.'
Mi preparai per andare a correre. Ormai ci stavo prendendo gusto.
Arrivata in centro, mi imbattei in Marco.
Mi fermai davanti a lui. Lui mi squadrò e proseguí senza salutarmi.
Restai inchiodata, però solo qualche secondo.
'Marco!'
Lui non si girò.
Allora lo rincorsi e mi piazzai davanti a lui.
Decisi di giocare un po'.
Gli sfiorai i bicipiti e i pettorali con un dito.
'Dai, Marco, non hai voglia di...salutarmi?'
Lui rimase fermo, ma non mi allontanò.
'Solo 5 minutini del tuo tempo...'
Lui rimase fermo a guardarmi. I suoi occhi emettevano lampi, ma non si spostò.
'Quando ti ho visto solo soletto...non ho resistito.'
Di colpo, mi bloccò un braccio dietro la schiena e mi tirò a sé. Ora eravamo occhi negli occhi, a contatto stretto, petto contro petto, il suo cazzo nel mio pube.
Deglutì lentamente. Ora non avevo nulla da dire.
'Ieri avevi fretta di andare.'
La presa era salda e non potevo sfuggire.
Mi tirò anche l'altro braccio.
In quel momento, avrei voluto baciarlo, ma ovviamente non potevo. Sia perché qualcuno poteva vederci, sia perché non potevo dargli soddisfazione.
'Il mio amico mi aspettava...'- dissi in un filo di voce, convinta che potesse capire che il mio era un bluff.
'E cosa avete fatto? Dove siete stati?'
Marco voleva scoprire la verità o forse era solo un banale terzo grado?
'Siamo stati nel giardino sotto casa.'
'Ah, avete conversato?'
La stretta sulle braccia iniziava a farmi male.
'Sí. Solo una chiacchierata.'
'Non mi pare che io ti abbia autorizzata.'
Fremetti di rabbia. Parlava bene lui, che nel frattempo continuava a stare con lei.
'Mia mamma però sì. Mi ha detto che potevo trattenermi sotto casa.'
Il mio sguardo era fermo, inarrestabile.
'E allora....esci con tua mamma.'
E mi liberò.
Lo seguì ancora e cercai di fermarlo, tirandogli un polso.
'Aspetta.'
Lui si fermò, dinanzi a me, e incrociò le braccia.
'Se vuoi la mia attenzione, dovrai darmi....- sfiorandomi il fianco - qualcosa di diverso.'
'Per parlare con te 5 minuti? Manco i politici sono così pretenziosi.'
'Qua le condizioni le stabilisco io. Prendere o... lasciare.'
Abbandonai le braccia lungo i fianchi. Avevo perso, di nuovo.
Lui sorrise, cinico.
Cinque minuti dopo, eravamo diretti alla sua macchina. Lui camminava a testa alta, io con la faccia incazzata di chi ha perso la sua battaglia.
'Arrivati alla macchina, salimmo. Marco mi chiese di chiudere gli occhi.
Un'altra volta.
'No, dai.. Dove mi stai portando?'
'Chiudi.'
'Non voglio salire senza sapere cosa succederà....'
'Certo, sei padrona di scendere, ma...non ci sarà un seguito.'
Scacco matto.
Rimasi in silenzio a riflettere su cosa potevo fare. Da un lato sentivo Anna che mi ricordava di impormi e scappare, dall'altro sentivo il desiderio puro, che bruciava le viscere, come in quel film, che mi torceva le budella.
'E...cosa significa che vuoi di più?'
'Non ci sono molte interpretazioni.'
Mentre lui era bello comodo, io ero tesissima. Avevo un nodo in gola. Dovevo scegliere tra me stessa e il mio desiderio. Mi sentivo riarsa dal mio stesso corpo, che bruciava per autocombustione.
'Qualcosa...in particolare?'
'Tutto. Se tu vieni con me ora, facciamo tutto quello che voglio io. Sei adulta e vaccinata. Pensaci un attimo.'
Avrei voluto chiamare qualcuno per chiedere cosa era giusto fare, ma ovviamente non potevo.
Non ero felice, questo era certo, ma mi sentivo ribollire di desiderio.
Chiusi gli occhi e mi rivolsi a lui.
Sperai di cavarmela così, senza dirlo.
'Non ho sentito cosa vuoi.'
'Accetto le tue condizioni.'
'Ah.'
Mi sfiorò le guance e mi diede un bacio vicino alle labbra, che mi fece sussultare. Il mio corpo stava già tremando, di voglia, di paura.
Ovviamente lui si guardò bene dal chiedere.
Prese invece la solita benda e sigillò la mia vista. Misi la cintura e partimmo. Non sapevo dove andavamo.
'Posso avvisare mia madre che torno più tardi? Si preoccuperà.'
'Non occorre.'
Quel pensiero mi mise molto in agitazione.
'E se mi chiama?'
'Non faremo così tardi. Ora... voglio solo sentire il tuo respiro... perché sento che è molto accelerato.'
Mi sfiorò la coscia risalendo fino ai pantaloncini.
Io smisi di respirare. Sentivo una morsa nella pancia.
Non riuscivo a rilassarmi. Non sapevo cosa voleva fare, cosa avrei dovuto fare, se mi sarebbe piaciuto.
Il mio respiro era iperventilato.
'Shhhh.....devi sentire il tuo corpo.' Mi sfiorò i fianchi e mi partirono mille brividi. Il cuore mi batteva all'impazzata. Sentivo che stavo per commettere una minchiata, eppure ero lì, pronta ad andare con lui.
Non avevo il permesso di parlare. Quindi non potevo neanche fare domande. E forse questo era peggio che essere ciechi. Avrei voluto sapere cosa aveva in mente.
'Tra te e quel tuo amico che rapporto intercorre?'
'Solo amicizia.'
'Non avete mai avuto nulla?'
'No.'
'Quindi neanche ieri.'
'Abbiamo parlato.'
'Ora parto. Saremo nei paraggi e torneremo qui tra un paio d'ore. Tanto ti deve bastare. Non voglio domande, frasi, parole, a meno che non sia io a interpellarti.'
Mentre guidava, la mano si incuneò dentro i pantaloncini, appena sotto l'elastico. Mi solleticò leggermente sotto l'ombelico e scese lenta, lambendo gli slip. Indossavo un paio di pantaloncini e una canotta per correre. Avevo anche le scarpe da tennis. Quel contatto mi fece fremere e vibrare, al punto da aprire le gambe.
'Di più. Spalancale.'
Diventai rossa. Certe cose- secondo il mio modo di fare- dovevano restare tacite. Invece lui non solo mi costringeva ad ascoltare determinate parole, frasi o espressioni, ma pretendeva anche che io le dicessi.
Mi ritrovai a gambe totalmente aperte. Mi adagiai alla spalliera e lasciai andare le braccia.
Marco scese dentro gli slip e a me sfuggì un sospiro. Le dita iniziarono a frugarmi la figa, lente, in modo esasperante.
'Ti brucia?'
'Oggi va meglio.'
'Quindi...ti ho abraso.... marchiato a tutti gli effetti.'
Non volevo rispondere. Ma in realtà questo violare la mia pudicizia mi eccitava oltremodo. Costringermi a rispondere a determinate domande era più afrodisiaco di qualsiasi contatto fisico.
'Sí, lo hai fatto.'
'E tu...me lo hai lasciato fare. Questo come si chiama?'
'Fare sesso?'
'Non fare la sarcastica con me. Potrei essere davvero impietoso, se solo volessi.'
'Si chiama desiderio...'
'Ah...- le dita ora giocavano con il mio clitoride, attingendo lubrificante dalla mia fessura.
'Quindi mi desideri?'
Avrei dato una risposta ironica, ma a quanto pare non era ben accetta.
'Da morire.'
Dovevo essere sincera. Così avevo capito, ma non troppo. Era difficile riuscire a essere parca nelle confessioni, mentre mi masturbava.
La velocità delle dita crebbe. Finché non mi toccarono la vagina. E lì si fermarono quasi del tutto. Io avevo sussultato. Non mi bruciava più, ma non ero ancora al top. Sentendo le mie reazioni, mi Infilò un dito dentro. Dapprima il dito era lento e in superficie, poi scese più in profondità. Sentì che mi esplorava dentro, mm per mm. Ero bagnatissima, ma mi contrassi contro il suo dito, come a volerlo bloccare.
'Sbloccati. Non stringere.'
Quel comando ebbe però l'effetto di irrigidirmi ancor di più. Era come se volesse giocare con me, vedendo se rispondevo ai suoi comandi all'istante. Nella figa non ci sono bugie. È il corpo a parlare e il corpo non mente. Questa cosa mi fece sentire esposta.
'Come vuoi tu. Siamo quasi arrivati. Aspetta che ti prenda fuori da questa macchina...'
Un brivido di paura ed eccitazione mi strinse lo stomaco e dilatò la figa, al punto che il dito mi scivolò dentro, fino in fondo.
'Guarda che puttanella. Ho capito da come mi guardavi che vuoi che usi le maniere forti. È vero?'
Non risposi. Mi imbarazzava ammetterlo. Era il mio piccolo segreto.
Il dito si mosse roteando, toccandomi dentro. Poi cominciò a salire e scendere, facendo pressione su una zona molto sensibile che mi dava i brividi. Individuata questa zona, Marco iniziò a stimolarla. Su e giù, sempre più rapido. In breve fui sull'orlo del baratro. Quando ero lì lì per godere, Marco mi chiese di nuovo
'Vuoi che sia violento con te?'
Il dito aveva rallentato la sua corsa e questo mi mandava dolorosi spasmi che si irradiavano dalla figa al pube.
'Voglio una confessione, oppure ti lascerò insoddisfatta.'
E riprese a titillarmi.
'Lo sai come si chiama questo punto che ti sto toccando?'
'Forse è il famoso punto G?'
'Te lo sfiori?'
'No, non abbastanza.'
'Quindi solo orgasmi clitoridei...mi stai dicendo...'
La velocità era di nuovo sostenuta. Sentivo il piacere montare.
'Si, solo quelli....'
'Dovrei metterti a 90 e sculacciarti fino a domani. Il corpo è tuo e tuo l'interesse di conoscerlo.... E ora abbi il coraggio di confessare come ti piace che ti prenda.'
'Voglio che tu sia brutale.'
Era così maledettamente difficile essere sincera.
Il dito continuava a lavorare. Io ero ormai in bilico, stavo per venire. Lui accelerò il ritmo per agevolarmi e io venni, con spasmi intensissimi, che mi fecero pulsare per qualche minuto. Alla fine mi abbandonai sul cambio e sulle sue gambe, respirando affannosamente. Non avevo mai provato a toccarmi internamente e in effetti sconoscevo il punto G. L'orgasmo vaginale era molto potente, anche se quello clitorideo più immediato e fruibile.
'A cosa stai pensando?'
Non volevo dirlo.
'Abbiamo iniziato bene. Ora che si fa? Andiamo a passeggio?'
Mi strinse la nuca, dalla sua posizione.
'Ti ho detto di non fare sarcasmo con me. Voglio sapere se ti è piaciuto godere così.'
'Sí.'
'Ora ti sistemo io.... Scendiamo. Siamo arrivati.'
Mi aprì la portiera e mi aiutò a scendere. Mi tirava e io cercavo di non cadere, ma non riuscivo a camminare.
'Cosa c'è?'
'Non riesco.'
'Aspetta.'
Si piazzò alle mie spalle, adeso al mio culo. Potevo sentirne l'erezione e mi irrigidì un attimo.
'Cosa succede? Ti ha turbato sentire il mio cazzo sul tuo culo?'
Anche in questo caso, non volevo rispondere. Avrei evitato, rifugiandomi dietro una battuta, ma...non potevo.
'Un po'.'
Mi fece camminare con lui, abbracciandomi da dietro, o meglio imprigionandomi a sé. Una sensazione idilliaca, già di per sé preludio di piacere, possesso. Per fargli capire che la cosa mi piaceva, chinai la testa sulla sua spalla.
Avrei voluto sapere dove eravamo.
'Scommetto che vorresti sapere dove siamo. Ma....non te lo dirò.'
Non risposi.
Avrei anche voluto vedere, ma non era previsto che disponessi della vista.
Marco si fermò e mi adagiò a un sofà. Rimasi disorientata. Avrei tanto voluto vedere.
Di colpo, Marco mi tirò giù e si sdraiò su di me. Mi aprì le gambe con le sue e mi bloccò le mani sopra la testa.
Il mio respiro accelerò, ma sentivo che anche il suo non era a ritmo normale.
'Hai accettato di venire qui e ora....- mi mordicchiò e succhiò la bocca- mi prendo quello che mi pare.'
Una morsa mi chiuse lo stomaco. L'eccitazione che quelle frasi mi procuravano era dolorosa. Ma non sapevo come fare, come la volta scorsa.
Marco aveva iniziato a baciarmi, a strusciarsi. La sua lingua mi riempiva la bocca e mi esplorava. Dura, prepotente. Il cazzo mi premeva sulla coscia e sulla figa, come a volermi penetrare di netto.
'Lo senti? Oggi ho deciso che ti fotto. Sei stata tu a chiederlo. Però ora.... voglio sentirlo di nuovo.'
'Voglio che tu mi prenda.'
'E come?'
Marco mi stuzzicava l'orecchio e si strusciava su di me.
'Voglio dimenticare come mi chiamo...'
Mi tirò su e mi levò la benda dagli occhi. Ora vedevo. L'impatto fu forte. Mi baciò, trascinandomi a una parete e si sedette per terra.
'Ora...spogliati. Davanti a me.'
Vedere era persino peggio, in effetti.
Mi sentivo in soggezione, con lui seduto, come fosse uno spettacolo da vedere.
Cercai, senza guardarlo, di levarmi i vestiti il più velocemente possibile, ma lui mi fermò
'No, no. Devi farlo lentamente e soprattutto voglio che mi guardi ad ogni capo che levi.'
Lo guardai, cercando una scappatoia, che non mi venne concessa.
Feci scivolare lentamente le spalline della canotta lateralmente e poi la sfilai lungo le gambe. Poi mi dedicai ai pantaloncini, che feci scivolare lentamente.
Ora ero rimasta in intimo, un intimo sportivo.
'Posso andare a rinfrescarmi un attimo?'
'Certo, lo faccio io.'
Sgranai gli occhi.
'Ok, grazie Marco.'
Andammo in bagno. Il posto era pulito. Eravamo in una casa, credo singola. Considerando che lui non sapeva che sarei andata....ah, però in effetti forse lì lui portava anche lei...
Sapevo che non dovevo pensarci in quel momento.
'Ora...leva l'intimo'
Non mi levava gli occhi di dosso e così fui costretta a spogliarmi completamente davanti a lui. Ora ero in piedi, completamente nuda, davanti a lui.
'Guardami e poi guardati. Guarda la tua nuditá.'
Si avvicinò, mentre le mie guance si imporporavano e l'eccitazione era sempre più forte.
'Ora levami i vestiti.'
'Perchè?'
'Non fare domande e fatti condurre...'
Mi toccò il culo, stringendo entrambi i glutei.
Lo spogliai, lasciandolo nudo. Una potente erezione puntava verso di me.
Marco mi guidò dentro la doccia e mi spinse contro la parete, faccia al muro. Mi baciò e leccò il collo, in modo leggero. Mi sfuggì un gemito.
Aprì l'acqua e un getto caldo bagnò la nostra pelle.
Mi chiedevo fin dove volesse spingersi.
Le sue mani mi toccavano i fianchi e lui si appoggiò su di me. Mi irrigidì subito. Un braccio mi tirò a sé, mi morse il collo, facendomi piegare, per quanto possibile in quello spazio.
'Apri le gambe: voglio sentire come ti fa sentire sapere che sto per scoparti.'
Un'altra volta quella parola, penetrante, forte. Mi entrava nel cervello, prima ancora che nello stomaco e mi lavorava, aprendomi essa stessa.
Mi sfiorò il clitoride e poi affondò un dito dentro di me. Lento, burroso. Ero liquefatta. Spinsi il pube contro di lui e cercai di muovermi per creare attrito. Volevo godere di nuovo così. Ma lui mi fermò e spostò il dito lungo i fianchi. Mi palpò il culo con entrambe le mani, mentre un dito scivolava lungo il solco che separava chiappe da cosce. Scivolava lentamente, mentre io mi stavo irrigidendo. Il dito scendeva inesorabile, come anche un secondo dito lungo l'altro lato.
'Hai capito che voglio conoscere il tuo culo... voglio prendermi tutto. E tu sotto, bloccata.'
Io cercai di divincolarmi, ma lui mi spinse contro la parete. Con un dito iniziò a lavorarsi il clitoride e la figa, uscendo e poi entrando. Ero di nuovo sul punto di venire, ma sentivo che l'altro dito si avvicinava sempre più all'ano.
Non volevo.
'Marco...'
'Silenzio.'
'Non voglio che tu...'
Il suo dito scendeva inesorabile, mentre l'altro continuava a toccarmi dentro e fuori. Dentro e fuori, dentro e fuori, fino a quando venni di nuovo contro la sua mano. L'altro dito, quello che si dirigeva verso il culo, si era effettivamente fermato, ma ora aveva ripreso. Io mi divincolai, ma lui mi teneva saldamente ferma contro la parete della doccia. Alla fine il dito lambì l'ano e lo sfiorò in modo quasi impercettibile.
'Marco...'- urlai, agitata.
Ormai ero in preda a un attacco di panico. Non volevo che lui mi penetrasse il culo, né con il dito, né con il cazzo.
'Mia...se ancora parli, te lo faccio diventare rosso quel culo che ti ritrovi.'
E mi piantò una sculacciata, che con il getto d'acqua percepì più forte. Il dito continuava a sfiorare l'ano e le pieghette. Era molto eccitante, ma non volevo che andasse oltre.
'Guarda come ti contrai... Lo sento che ti piace come ti tocco, come ti prendo.'
'Sí, mi piace quello che dici, come mi prendi, come mi sbatti al muro, ma....non voglio che tu vada oltre....'
'Silenzio. So io cosa devo fare...tu puoi stare qui a opporti e farti più male o rilassarti e prendermi più morbida.'
Sentivo che stava per violarmi e cercai di oppormi, ma quando ormai il panico mi aveva invasa, lui mi entrò dentro la figa con un colpo secco. A quanto pare quel giochetto mi aveva eccitata non poco. Quel sentirmi impotente e in bilico. Sospirai di sollievo e di piacere.
'Sei uno s..'
'Stai attenta a quello che dici'
Mi tirò la testa all'indietro, mi bloccò le mani in alto, sulla parete, e iniziò a spingere, forte, in un movimento di entra ed esci prepotente, prendendosi quello che la volta scorsa non si era potuto prendere.
'Guarda come sei aperta. Quanto ti piaccio?'
'Sei porco, sei prepotente, sei.. '
'Dillo'
'Sei stronzo, sei convinto, anche prima.... per strada.'
'Ehhhh tu fai sempre quello che dico io. Non riesci a opporti.'- appena sussurrato, come un nostro segreto succulento.
'Non perdi mai il controllo di te?'
'Al tuo compleanno, sì.'
A quel punto, Marco mi tirò fuori dalla doccia, ci asciugammo al volo e mi prese di peso, per lanciarmi praticamente sul sofà. Si fiondò su di me e mi penetrò, sempre guardandomi negli occhi.
'Perchè prima hai fatto così con il culo? Contro la mia volontà....'
'Perchè so che ti piace se ti forzo un po'...non è vero?'
'Sí, ma non sul culo...'
Marco mi rimise il dito dietro e mi toccò l'ano, mentre con il cazzo mi dava spinte, a cui io iniziai a rispondere andandogli incontro. Dietro mi contrassi.
'Lascia andare...morbida'
'No....'
'Dillo ancora, che faccio davvero il cazzo che voglio'
'Ma...non voglio che tu...'
Il dito era entrato, poco ma era dentro.
Mi bloccai subito e lo guardai. Trovavo infinitamente erotico guardarci negli occhi, mentre i nostri corpi erano una cosa sola. Cercai di rilassare il culo e lui smise.
'Non sono uno stupratore. Ma ci sono cose su cui tu vuoi essere forzata.'
Marco uscì, si mise accanto a me e iniziò a toccarmi il clitoride, sempre guardandomi negli occhi.
Non riuscivo neanche a respirare. Così aprí le gambe il più possibile e gli toccai i bicipiti. Avevamo smesso di parlare. Ma il mio respiro era accelerato. Lui si mordeva la bocca e scuoteva la testa, come per dire che tanto non avevo scampo. I suoi occhi erano di brace, ipnotici. Le sue mani mi mandavano in estasi. Il suo possesso, il suo controllo su di me erano pieni, totali. Avrei voluto che... Quel contatto, quella penetrazione oculare e mentale non finissero mai. Avrei voluto essere la sua ragazza.
Mentre i pensieri e il cervello si intromettevano nel mio orgasmo, venni in modo fortissimo.
'Ora voglio essere ossequiato, cara la mia porca. A 90.'
Marco mi fece voltare e poggiare sullo schienale del sofà e mi penetrò di netto. Lui non mi sovrastava tanto in altezza, quanto in stazza, in presenza fisica, che mi bloccava sotto di sé e mi rovistava anche con le mani. I suoi colpi erano micidiali e mi sollevavano leggermente da terra. A ogni colpo, mi alzavo.
'Ti senti ossequiato?'
Mi morse il collo, la spalla. Poi anche lui venne, inondandomi la schiena.
Dopo i rituali di pulizia, ci sdraiammo sul divano, insieme. Molto pericoloso, per me.
Quelli erano i momenti in cui lui voleva stare in quiete e non parlava. Chiuse gli occhi e si rilassò.
Io invece non ci riuscivo. L'occhio mi cadde sulla stanza e sulle foto lì presenti. Non riuscivo a mettere bene a fuoco, ma ne intravidi una che ritraeva Marco e Marta. La cosa mi colpì come un pugno nello stomaco. Cosa mi aspettavo? Loro erano una coppia. Lui era venuto da me. Non ero stata certo io a cominciare, però... Avevo le mie responsabilità.
Non avrei dovuto pensare a queste cose.
Cercai di distarmi.
Maledetto desiderio, che mi impediva di essere lucida, determinata e mi aveva condotto a soddisfare le mie voglie, senza indagare se il concupito avesse il cuore libero oppure una moglie.
De Andrè non mi conosolava.
'A cosa pensi?'
'Niente.'
'Mi pare che....ti sia piaciuto.'
E rotolò su di me, bloccandomi le mani.
I suoi occhi erano una droga per me. Impossibile resistergli.
'Sí.'
'Tanto lo so che...- leccandomi il collo- ti piace che ti metto in riga, che ti fotto senza darti respiro, che ti fotto il cervello..'
Sospirai, dinanzi alla verità.
'Lo so....ora.. è meglio andare.'- con gli occhi non proprio asciutti.
Non volevo che mi vedesse in quel modo...
Ci rivestimmo e mi accompagnò a casa. Lì mi diede un bacio e ci salutammo...
Io invece salì, mi cambiai e uscì di nuovo...
Continua...
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Mia1
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