Stefania e Lorenzo

di
genere
incesti

Stefania aveva lavorato un anno, concedendo “favori” a destra e a manca in tutta Milano, per riuscire a farsi invitare alla cena di gala più importante dell’anno, in una delle ville tra le più eleganti sul lago di Como.
“Villa Mimosa?” chiese perplesso l’agente di polizia locale che l’aveva fermata, dopo aver notato che uno degli stop della sua vecchia Lancia Lybra del 2002 non funzionava.
“si, sono invitata ad un evento, ma ho il telefono scarico e senza navigatore, mi sono persa” disse lei sorridendo nervosa.
I capelli biondi, raccolti sulla nuca in un'acconciatura ordinata ma ammorbidita dal caldo estivo, incorniciavano il viso delizioso, da cui facevano sfoggio di se, piccoli orecchini dorati. Un pendente d’oro, con al centro una pietra luccicante, le decorava il collo, richiamando i bracciali sottili ai polsi che tintinnavano ad ogni gesto. Sulle dita, gli anelli brillavano preziosi insieme a uno smalto rosso acceso, steso su unghie curate e non troppo lunghe: tutto, in lei, contribuiva a un'immagine di compostezza ricercata. L'agente, pur rimanendo ancorato al proprio dovere e alla compilazione del verbale per lo stop guasto, si concesse un secondo di silenzio, constatando mentalmente lo strano contrasto tra la sobria solennità di quella donna e la decadenza dell'auto in cui si trovava.
“Stefania Nobile?” aveva chiesto lui con aria indagatrice.
“si, omonimia, nessuna relazione o parentela!” aveva precisato lei, stringendosi nelle spalle, sorridendo.
“una volta ho fermato un Paolo Rossi” le disse lui.
“Chi..scusi?” le chiese lei. facendolo sentire più vecchio di quanto era.
“niente..” le rispose.
L’agente, mentre il collega restava nell’auto pattuglia per controllare la targa del veicolo dal suo terminale, pur se imbarazzato per il suo esordio, mantenne una postura formale, professionale, come aveva sempre fatto in tutti i 35 anni di servizio.
Poi chinando appena il capo verso il finestrino abbassato per verificare i documenti che la donna gli aveva passato.
“che gran gnocca!” aveva pensato, dopo un turno di servizio di dodici ore, tra turisti capricciosi e autisti indisciplinati, vedere Stefania fu una gioia per gli occhi, nel passaggio dei documenti le loro mani si erano sfiorate, il suo sguardo sempre attento registrò inevitabilmente l’eleganza e la bellezza della figura seduta al volante di quella vecchia e malconcia, Lancia Lybra, che dal libretto, risultava immatricolata nel 2002.
“tra tre settimane dovrà fare la revisione” le disse.
“si, grazie, lo so” rispose la donna.
“le gomme sembrano un pò lisce”.
“sul serio? le ho appena fatte cambiare!” mentì lei.
Stefania appariva visibilmente nervosa, un dettaglio tradito dal tamburellare leggero delle dita sul cruscotto, ma ciò che catturò l'attenzione del pubblico ufficiale fu la sofisticata fattura del suo vestito. Indossava un abito nero dal taglio a portafoglio, tenuto chiuso da una cintura di stoffa in vita, realizzato in un tessuto leggero, satinato quasi lucido, che rifletteva la luce dorata del tramonto lariano con una lucentezza liquida e discreta. Le maniche lunghe e asciutte le fasciavano le braccia con rigore, terminando in polsini lineari, mentre le spalline leggermente imbottite, strutturate, davano stabilità e importanza alla figura, sollevandone la postura nonostante lo spazio ristretto dell'abitacolo.
Nel controllare la corrispondenza dei dati sul libretto di circolazione e della patente di guida, puntando la piccola torcia in dotazione nell’abitacolo, lo sguardo dell'agente colse il gioco di sovrapposizioni del tessuto. La profonda scollatura si incrociava sul davanti in modo fermo ma audace, svelando la linea del collo e del décolleté, dove la pelle , su una quarta abbondante che pretendeva attenzione sotto il vestito, appariva imperlata di sudore per via dell'afa opprimente di quella sera, e dal fatto che probabilmente su quel veicolo, nemmeno l’aria condizionata funzionava più.
“Viene da Milano”, disse l’agente.
“Si ,è stata una faticaccia, in autostrada c’era un traffico pazzesco” rispose lei, incapace di dissimulare, una colpa che l’agente non riusciva a capire, ma che lo insospettiva.
Continuò ad osservarla ,spostando la luce della torcia su di lei, cercando di svelare, il crimine che la donna aveva commesso o stava commettendo.
C 'era un calcolato equilibrio tra ciò che l'abito copriva e ciò che mostrava, equilibrio che però era andato perduto guidando nel traffico caotico del fine settimana.
Seduta all'interno dell'auto, infatti, il viaggio aveva modificato la naturale caduta della gonna. Con le gambe flesse verso i pedali, i lembi sovrapposti del vestito si erano parzialmente separati, lungo la linea dello spacco, mostrando le mutandine di pizzo rosso che la donna indossava, il pannello anteriore era completamente trasparente, e mostrava che per quanto curato, Stefania manteneva un aspetto naturale del pelo sul suo pube.
“Già, deve essere stata una faticaccia” disse, deglutendo emozionato dalla visione. La penombra sotto il cruscotto nascondeva e rivelava al tempo stesso la linea delle gambe, lunghe e affusolate celate appena dalle autoreggenti nere.
“Calze con questo caldo?” le chiese in uno slancio di confidenza.
“si..è un tocco di eleganza” sorrise lei.
Il profilo netto di una décolleté lucida portate ai piedi completava la visione che emanava una sensualità dirompente.
“mamma” una voce infantile venne dal posto del passeggero accanto alla donna, l’agente si era completamente dimenticato del giovanotto ,anche lui messo in tiro, in un completo nero, che accompagnava la donna.
“Fai il bravo Amore ,il signore adesso ci lascia andare subito”, disse accarezzando il volto del ragazzo.
“Mamma?” chiese l’agente, sorpreso, la donna era molto giovane, dalla patente aveva scoperto che aveva 40 anni e il ragazzo, sembrava troppo grande per essere suo figlio.
“Si lui è Lorenzo, il mio bambino ” disse la donna con affetto.
“non sono bambino, sono un uomo grande io” protesto il ragazzo muovendosi nervosamente sul suo posto.
“è vero, sei un ometto” le disse lei carezzandogli la coscia sopra al tessuto dei pantaloni.
“Tra una settimana compie 26 anni” aggiunse rivolgendosi all’agente.
Lui fuori dall’auto fece due calcoli, se la donna aveva 40 anni, dai dati anagrafici a settembre ne avrebbe compiuti 41, e il ragazzo al suo fianco ne aveva 26, voleva dire che lei lo aveva avuto a 14 anni, pensò.
Non fu quello a colpirlo di più, era chiaro che Lorenzo, pur restando un bel ragazzo, biondo come la madre, doveva avere qualche problema, forse un ritardo mentale, ma non stava a lui giudicare ne la donna, ne la difficoltà del figlio.
“Dovrò farle la multa per lo stop” le disse.
“ah…e quanto sarebbe?”.
“119,90 euro se paga entro tre giorni”.
«Centoventi euro?», chiese allarmata la donna. «Cazzo!» esclamò. Si bloccò per una frazione di secondo, portandosi la mano sulla bocca, rendendosi conto di aver esagerato. «Scusi... non era rivolto a lei,» si affrettò a giustificarsi.
A quel punto, Stefania sapeva di essere con le spalle al muro. Capì che doveva giocare l'unica carta rimasta, la seduzione ,che già altre volte l'aveva cavata da impicci simili, in passato. Si sporse leggermente in avanti verso il finestrino in una posa seducente, riducendo la distanza tra loro, inumidendosi le labbra carnose e ammorbidì lo sguardo, mentre accennava a un sorriso malizioso.
«...Agente, non potrebbe chiudere un occhio? Non c’è modo per evitarlo?» chiese lei, con una voce che aveva perso la rigidità iniziale per farsi più bassa, quasi confidenziale.
Fu a quel punto che, nella mente dell'agente, il tempo sembrò dilatarsi, e la realtà lasciò il posto a una fantasia fugace, vivida e spietata.
Sentendo quel tono e vedendola così vulnerabile all'interno di quel rottame malandato, l'uomo avvertì una scarica improvvisa di calore sotto l'uniforme. Sapeva di avere il coltello dalla parte del manico; lo stop guasto e quel tentativo di negoziazione mettevano la donna completamente alla sua mercé. Nella sua testa non ci fu spazio per il romanticismo, ma solo per un istintivo senso di dominazione alimentato dal potere della divisa, e dalla frustrazione accumulata.
Era sposato da venticinque anni , tre figli ormai grandi e una moglie inacidita, che lo faceva sempre sentire in colpa, che aveva spento ogni passione nel loro rapporto, ma la sua fantasia, quella no, non era riuscita a soffocarla.
Si immaginò a risponderle con studiata severità: «Signora, con quei tacchi non potrebbe nemmeno stare alla guida, non ha il controllo dei pedali. Dovrei farle un'altra multa e sequestrarle il mezzo!!», Avrebbe mentito.
«Oh no, la prego agente, farò tutto quello che vuole, ma la prego non mi tolga l’auto!!», avrebbe supplicato lei, dichiarando la sua sottomissione.
“ora scenda dall’auto!!!” le avrebbe ordinato.
Nella sua mente la vide obbedire. La portiera si aprì e Stefania scivolò fuori dall'abitacolo, costretta a camminare sull’asfalto della provinciale con quelle décolleté dal tacco vertiginoso. Immaginò il movimento ondulatorio dei suoi fianchi e la gonna dell'abito a portafoglio che, investita dalla brezza della sera, si spalancò completamente lungo la linea dello spacco, offrendo ai suoi occhi la visione totale delle gambe slanciate dalle autoreggenti nere e di quel pannello di pizzo rosso trasparente. Immaginò il sudore che, reso ancora più lucido per la tensione e per i fari delle auto che passavano a illuminarla, le bagnava il seno prosperoso pressato contro la profonda scollatura a V.
Erano mesi che la moglie non gli concedeva il calore del suo corpo.
La fantasia, carica di frustrazione, si fece ancora più cruda. «Vediamo come porre rimedio al suo crimine», le avrebbe detto, mentre la spingeva con decisione contro la carrozzeria impolverata, le avrebbe strappato le mutandine, per consumare quella tensione erotica accumulata, li, nel traffico in un atto rapido, carnale e un po' forzato, proprio lì, a bordo strada, con i fari delle auto di passaggio che tagliavano il buio.
«Collega, ma perché ci metti tanto?»
La voce dell’altro agente, venuto a controllare, lo riportò bruscamente alla realtà. Lui, sbatté le palpebre, interrompendo il flusso di quei pensieri torbidi.
Fu come risvegliarsi da un sogno lucido, davanti a lui c'era ancora la donna al volante, suo figlio che nervoso smaniava per andare via, alla sua destra, l’altro agente.
«Ah… capisco,» aggiunse, notando la bionda mozzafiato alla guida.
«Paghi la multa entro tre giorni, o dovrà pagare anche la penale!» disse l’uomo, tra il confuso e l’imbarazzato, strappando il verbale dal blocchetto e porgendolo alla povera Stefania, che rimase in silenzio, rassegnata.
«Diego, Diego, Diego, mia sorella si incazzerà parecchio,» disse l’agente dopo averlo raggiunto nell’auto di pattuglia, in cui il primo si era rifugiato in tutta fretta.
«Smettila Piero, non rompere il cazzo, e poi non ho fatto niente di male,» protestò lui. «Ma tu non dirle niente, lo sai, Sonia è una tale rompicoglioni,» aggiunse.
«Non ti preoccupare, cognatino, sarò muto come una tomba!» gli sorrise complice. «Certo che era proprio una gran fica,» disse.
«Già… un gran bel pezzo di fica…» confermò Diego. mentre le immagini che si era creato nella mente faticavano a lasciarlo in pace.
“oh Cristo!!” esclamò all'improvviso.
«Che c’è, sei venuto nelle mutande?» chiese ironico il cognato.
«No…smettila…” gli disse, ma di sicuro avrebbe pensato a quella donna nell’auto, quando, tornato a casa, si sarebbe trovato da solo sotto la doccia.
“Mi aveva chiesto la direzione per Villa Mimosa,» lo informò, mettendo in moto l’auto. Poi, affiancandosi alla vettura di Stefania e abbassando il finestrino, disse: «Signora, mi segua. La porto vicino a Villa Mimosa.»
«Grazie…» disse lei, ancora ferita per non aver avuto successo nel suo tentativo di seduzione più che per la multa, la quale, comunque, viste le condizioni economiche della sua vita da precaria, sarebbe stato difficile pagare.
“Lorenzo, su smettila, mamma sta guidando” disse al figlio, mentre procedeva nel traffico di Como.
Senza che lei se ne accorgesse in tempo e potesse porvi rimedio o opporre resistenza, il figlio si era sporto verso di lei, aveva infilato una mano tra le cosce scoperte, e cominciato a muoverla sulla fica.
“Mamma è bella” le aveva risposto lui, infilando l’altra mano, dentro il vestito, mettendo a nudo prima uno poi l’altro, i suoi seni prosperosi e chinandosi su di essi per succhiarne i capezzoli carnosi.
Non era una novità, da quando il figlio aveva cominciato a mostrare certe pulsioni, e fatto di lei, unica donna della sua vita, l’oggetto dei suoi desideri, in una sorta di amore materno, malato, Stefania si era prestata, sempre di più ad assecondare quei suoi bisogni.
Infondo, la dottoressa Mariagrazia che li seguiva da quando Lorenzo aveva compiuto 5 anni e lei, si era ritrovata da sola, fuori di casa, appena diciannovenne, a badare a lui, quando le aveva parlato degli appetiti e delle fantasie del ragazzo, escludendo il fatto di farne parte ,con un ruolo ormai attivo, le aveva detto che era normale che il figlio, pur essendo disabile, come tutti gli uomini, avesse le sue necessità.
“ti prego, piccolo ,non ora!” le aveva chiesto incapace di sottrarsi alle sue attenzioni.
Lorenzo, assorbiva ogni attimo della sua vita, ogni energia, c’erano stati alcuni uomini nella sua vita negli ultimi 25 anni, ma nessuno di loro si era fermato abbastanza per dare un senso ad una relazione stabile, le avevano scaldato il letto, l'avevano usata, in modi spesso degradanti, e poi, quando si erano ritenuti soddisfatti, erano spariti ed, erano mesi che ,non sentiva il tocco di un uomo sulla sua pelle.
“mamma è bella” ripeteva Lorenzo. muovendo la lingua attorno all’areola scura del seno.
Senza rendersene conto, le ginocchia si erano sciolte e il figlio dopo averle spostato di lato lo slip, aveva preso a massaggiarle la fica, ormai umida direttamente con le dita.
“oh…si…” si ritrovò a gemere lei, mentre un dito di Lorenzo, trovato abbastanza spazio ,si faceva largo dentro la sua carne, mentre i suoi capezzoli venivano succhiati come se il ragazzo potesse ancora trarne del nutrimento.
“mamma è bella” aveva ripetuto mentre Il respiro della donna prese a farsi corto, il viso avvampò mentre l’eccitazione saliva e il tessuto consumato del sediolino sotto di lei si bagnava dell’umore liquido della sua fica.
“mamma è bella!” ripeté Lorenzo, afferrando il tessuto degli slip e tirandoli verso l’alto facendo in modo che fendesse le labbra della passera della madre e strofinasse contro la clitoride ormai esposta sotto al cappuccio.
“Cristo!” esclamò Stefania. l’auto della polizia locale si era fermata davanti a lei, se non fosse stato per il suo istinto che le aveva fatto premere il piede sul freno, il cofano della sua Lybra si sarebbe fracassato contro il baule della Panda bianca e verde davanti a se.
“Ti sei fatto male piccolo?” Lorenzo per la frenata brusca , si massaggiava la testa, era volato contro il cruscotto.
“Male mamma” aveva risposto lui tornando lentamente a sedersi al suo posto.
“Cazzo, cazzo ,cazzo” aveva esclamato di nuovo la donna, cercando di sistemare il vestito ,notando che l’agente della locale, era sceso dalla vettura e si stava avvicinando al suo finestrino.
“Allora signora” disse lui “prenda questa traversa, salga lungo il viale per 300 metri, poi svolti a destra la villa in fondo alla strada è villa Mimosa" le disse, “ci vorranno dieci minuti al massimo da qui” aggiunse, poi osservò la donna ,qualcosa attirava la sua attenzione.
Samantha era rossa in viso, le labbra lucide di saliva, gli occhi di un verde luminoso sgranati, il fiato corto, il sudore colava copioso sulla sua pelle esposta, i capezzoli che irti, irrorati dal sangue, premevano sotto il vestito, e un odore arrivava dall’abitacolo dell’auto, qualcosa che la memoria dell’uomo, ormai privato di una vita sessuale appagante, faticava a riconoscere, ma che solleticò le sue narici e, in un istinto primordiale, accese un campanello nella sua testa.
“Grazie agente….è stato molto gentile” sorrise lei nervosa.
“faccia allacciare la cintura a suo figlio, signora o dovrò farle un altra contravvenzione” le disse prima di congedarsi, sicuro ormai che quella sera, nel darsi il piacere solitario a cui si era abituato, avrebbe pensato a lei.
“si, mi scusi, grazie ancora!” disse lei per poi voltarsi verso il figlio e richiudergli la cintura di sicurezza da cui si era liberato poco prima.
L’auto della polizia locale fece una inversione ad U e si allontanò, sparendo dietro ad una curva.
“oh…Lorenzo!” aveva detto la donna.
Prima che lei potesse tornare a sedersi al posto di guida, il figlio aveva tirato giù la cerniera dei pantaloni e gli mostrava fiero il suo cazzo eretto.
“Mamma è bella!” disse scoprendole di nuovo i seni. Di certo non poteva arrivare alla villa con il figlio in quelle condizioni, cosi trovato un posto che potesse garantire un pò di privacy, accostato l’auto al ciglio di una strada che sembrava deserta ,spento il motore , era scesa, gia consapevole, di ciò che sarebbe stato necessario fare ,per porvi rimedio.
Aprì la portiera dal lato del figlio, lo fece girare verso di lei, fatto sporgere abbastanza perché fosse comodo e per lei, facile raggiungerlo, dopo avergli afferrato il cazzo eretto tra le pieghe del pantalone, prese a inginocchiarsi, sperando che i sassolini sotto di lei non le avessero rovinato le calze.
“Mamma è bella” disse Lorenzo, mentre la donna gli accoglieva l’erezione tra i senni che da bambino gli avevano dato il latte.
“Adesso stai buono, Amore” le disse lei, prendendo dal cruscotto dell’auto dell’olio per massaggi che di recente aveva preso l’abitudine di portarsi sempre dietro e cospargendo il contenuto sui seni voluminosi e sul cazzo eretto del ragazzo, stretto tra di essi, tenuti schiacciati l’uno contro l’altro per migliorare la presa.
“Spagoletta!” disse Lorenzo.
Cominciò a muoversi delicatamente su e giù lungo l'asta del pene.
“mamma è bella!” ripeté ancora una volta il figlio.
“Ssssh!” gli fece lei.
Stefania sapeva che la sola la stimolazione non sarebbe bastata per il raggiungimento dell'orgasmo. Integrò il movimento usando le mani per stimolare la base del pene , i testicoli, aggiungendo la propria saliva, facendola colare dalla sua lingua sulla punta del suo cazzo, quando l’olio da solo non bastava, continuando a muoversi sempre più in fretta.
“Mamma è bella!” gridò Lorenzo, venendo tra i seni prosperosi, sul collo, sul viso e nella bocca spalancata della madre, con fiotti caldi e densi.
“ho portato i kleenex?” si chiese Stefania, osservando lo scempio compiuto da lorenzo sul suo petto e sul suo viso, e deglutendo il seme del figlio.
“la bocca di mamma è bella!” disse Lorenzo, sorprendendola, impedendole che lei potesse allontanarsi da lui, mettendole una mano dietro la testa e spingendola con decisione verso il basso.
Prima ancora che potesse realizzarne l’intento Stefania, si ritrovò i ventotto centimetri, del cazzo del figlio in bocca.
Non avrebbe voluto spingersi cosi il la, ma Lorenzo con entrambe le mani , e una forza incredibile, la teneva ostaggio e le dettava il ritmo a cui lei non riusciva a sottrarsi.
“mamma è bella” ringhiò lorenzo, alzandosi di colpo.
Finalmente libera, potè tornare a respirare, ma non ebbe il tempo di riprendere fiato.
Lorenzo la trascinò sul cofano dell’auto, la fece piegare in avanti , tenedole un braccio dietro la schiena, le sollevò il vestito ,sfilate le mutandine fino alle ginocchia, una volta esposto il sesso, senza riguardo, ci infilò dentro il suo cazzo.
Lorenzo era più grande della madre, la superava in altezza e peso, fu facile avere la meglio su di lei.
La fica di Stefania, era dilatata, gonfia, ben lubrificata , per l’eccitazione che non poteva negare ne al mondo ne a se stessa.
“Fa piano amore, ti prego” gli chiese, ma non potè nulla mentre il figlio la violava, non era la prima volta che si spingevano oltre il limite, anzi ultimamente, sempre più spesso era diventata una consuetudine a cui lei si adeguava.
“mamma è bella”, disse con rabbia il ragazzo.
“Amore ,fa piano” si limitò a dirli, mentre stava schiacciata sul cofano caldo dell’auto, e lui tenendo le dita serrate sul suo culo, la scopava con una foga animalesca.
Il secondo carico di sperma arrivo , rovente, diritto nel suo utero, poi tocco al suo ano ricevere lo stesso trattamento dal figlio.
“ah! ti prego Amore, rallenta, la Mamma così si rompe!” si lamentò lei, pur travolta dai sensi.
Lorenzo, la ignorava, sapeva che non aveva limitazioni, divieti, sul corpo della madre.
Lei, avrebbe potuto liberarsi, ma, sapeva bene che non voleva farlo, quel ragazzo, riusciva ad eccitarla, ad accenderla, farla guaire come una cagna, a farle sentire femmina, mentre il suo cazzo pompava dentro il suo retto, e tra le sue cosce, mischiato con gli umori abbondanti della sua fica, lo sperma del figlio colava, denso, sul terreno sotto di loro.
“la mamma è bella!” grugnì lorenzo, dopo aver esploso un nuovo carico di sperma bollente dentro Stefania.
“oh..si, si, si..!” gridò lei , tendendo i muscoli delle gambe in uno spasmo violento.
“la mamma è bella” ripetè strofinando la punta contro le sue natiche lasciando che gli ultimi spruzzi di sborra andassero ad ricamarle la pelle sudata e il solco tra di esse.
“la mamma ti Ama, piccolo mio”, disse lei voltandosi e baciandolo.
“e Lorenzo ama la Mamma” le rispose lui.

…continua
scritto il
2026-10-03
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