Lezioni di sesso!
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Valentina e Francesco non erano semplicemente cugini; erano anime gemelle, cresciute all’ombra della grande cascina della nonna, nella provincia lombarda. Lì, tra la nebbia fitta dell'inverno, l'afa estiva e le zanzare dei campi, si articolava la vita di una famiglia enorme, dove zii e cugini condividevano ogni cosa. Ma tra loro due il legame era diverso, così profondo da sfiorare la co-dipendenza, tanto che la madre di Valentina, Luciana, ne era turbata e considerava quel rapporto quasi morboso per la sua esclusività.
Nati a pochi mesi di distanza, avevano condiviso tutto: l'infanzia in parrocchia, le scuole, i segreti. Crescendo, però, tra i due si era scavato un solco invisibile ma profondo. Valentina era sbocciata presto in una giovane donna magnetica e sicura di sé, dotata di un fascino naturale che ammaliava chiunque. Francesco, nonostante entrambi avessero compiuti i diciotto anni, al contrario, sembrava rimasto indietro, intrappolato in una fase più infantile, sia nell'aspetto sia nelle esperienze di vita.
Consapevole del proprio impatto sugli altri, Valentina aveva imparato presto a usare la propria presenza come una chiave per aprirsi le porte del mondo. Le bastava un sorriso per ottenere piccole attenzioni e favori, dall’attenzione di uno sconosciuto sulla corriera che li riportava a casa, fino a agevolazioni nei locali della zona. Questa necessità di condividere il tempo e le attenzioni di lei con il resto del mondo iniziò a consumare Francesco. Anche se Valentina continuava , ogni volta che poteva, a passare il tempo libero con lui, il ragazzo la sentiva scivolare via verso un ambiente sociale che non gli apparteneva.
Valentina voleva vivere appieno ogni opportunità che la vita le offriva, e ben presto, tra il disaccordo e i sussurri della famiglia, si era lasciata alle spalle la facciata da brava ragazza di parrocchia per abbracciare uno stile di vita mondano, indipendente e audace, finendo per essere molto chiacchierata tra i vicini e gli altri paesani.
Per Francesco, assistere a quella metamorfosi fu difficile. Giorno dopo giorno, il risentimento e il senso di esclusione si mischiarono a una forte gelosia, trasformando quel legame d'infanzia, un tempo semplice e lineare, in un sentimento tormentato e complesso, cosi, senza quasi accorgersene, era passato ad amarla in modo platonico quasi idealizzato, a sentir crescere dentro di se un desiderio carnale crescente.
Le attenzione del ragazzo erano diventate morbose, sguardi torbidi che cercavano di indagare i segreti del corpo della ragazza, il modo di toccarla pretendendo anche per se, ciò che i ragazzi in paese si vantavano di aver preso o che lei ,secondo i loro racconti, era disposta a concedere.
Valentina, in parte ignara dei sentimenti del cugino, ed essendo abituata ad un intimità senza particolari vincoli o barriere, non si negava a quelle attenzioni, almeno in proporzione a quello che lei riteneva lecito, come i continui tentativi, portati, per una sua complicità ,a buon fine, di spingere lo sguardo sotto l’orlo di una mini troppo corta, o nella scollatura generosa di una blusa, o lo scopriva a fissarle il culo stretto dentro i leggings.
Capitava spessissimo, che passassero pomeriggi pigri, sul divano o nel letto di lei, a coccolarsi ascoltando musica, chiacchierando o a dormicchiare abbracciati l’una tra le braccia dell’altro. in quelle occasioni, Francesco , quando pensava che la cugina fosse più esposta, più indifesa, si faceva audace e Valentina, sentiva le sue mani, correrle lungo il corpo, cercando con le dita i dettagli più morbidi, caldi, turgidi, più intimi e umidi.
Valentina non si era negata, sapeva, come ogni maschio, che il cugino aveva delle curiosità e ,li dove aveva ritenuto possibile farlo, lo aveva lasciato fare.
Poi un giorno le cose cambiarono, Francesco aveva trovato una fidanzata, almeno cosi diceva, si erano conosciuti sulla corriera, la ragazza si chiamava Giovanna, c’era stato subito tantissimo feeling, dopo un paio di incontri, e alcune uscite in comitiva, una notte dopo una serata in discoteca, i due ragazzi si erano amati a casa di lei, mentre i suoi genitori dormivano nella camera affianco.
Valentina era felice per il cugino, era contenta che finalmente avesse trovato una fidanzata che lo accettasse, che lo amasse, ma qualcosa pesava sul cuore del cugino.
Francesco, come lei si era aspettata, le confessò la sua insicurezza, Giovanna, come molte ragazze della sua età, si dimostrava molto più esperta di lui a letto e lui sentiva di non darle abbastanza, sopratutto, in qualcosa, che lei sembrava apprezzare molto nei preliminari, il sesso orale.
Valentina, spinta da un senso di protezione quasi materno nei confronti del ragazzo, si era subito resa disponibile a fargli da mentore, e a dargli qualche indicazione dal punto di vista femminile.
Cosi, i loro incontri si erano trasformati in breve, in vere e proprie lezioni di anatomia e sessualità, in cui ,come materiale didattico, il cugino portava della pornografia, riviste patinate e DVD che i due guardavano assieme.
Raramente le cose che Valentina vedeva con il cugino, erano di qualche utilità a garantire a lui e alla sua nuova fidanzata il piacere che Francesco voleva garantire ad entrambi, cosi cominciò a dagli ,autentici consigli molto diretti:
“Non andare subito al punto: Il clitoride è ultrasensibile, se ci vai diretto a freddo rischi solo di darle fastidio. Parti con calma. Baci, collo, interno coscia... fai salire la tensione e aspetta che sia bella pronta.”
“Usa bene la lingua: All'inizio usa la lingua "piatta" per movimenti ampi e morbidi. Quando vedi che risponde bene, puoi usare la punta per essere più mirato sul clitoride o intorno. La regola fondamentale però è una: quando trovi il ritmo che la fa impazzire, NON cambiarlo! Resta fisso su quel ritmo finché non viene.”
“Sfrutta le mani: Non startene immobile con il resto del corpo. Usa le dita per accarezzarla, per scostare delicatamente le labbra o, se le piace, per penetrarla mentre usi la bocca. Ah, mettiti comodo: lei sul bordo del letto o tu tra le sue gambe con dei cuscini. Se ti viene il torcicollo dopo due minuti, perdi focus.”
“Ricorda: Ogni donna è un mondo a sé. Guarda come si muove, se inarca la schiena o se respira più forte. E non farti problemi a chiederle "così ti piace?" o "più piano o più forte?". Alle donne piace da morire vedere se ti interessa davvero farle provare piacere”.
Francesco ogni volta ascoltava rapito, mentre la cugina si proferiva in quei consigli, ascoltarla ,mentre sullo schermo del suo laptop andavano le immagini esplicite di un porno e sul letto erano aperte le pagine di dozzine di riviste ,si trasformava in un supplizio, che portava il ragazzo ad uno stato di necessità profonda, ad un urgenza impellente.
“cosa c’è?” gli aveva chiesto un giorno la cugina, vedendo sul suo volto un espressione di sofferenza.
“niente!” si era negato all’inizio Francesco.
“Su idiota, che cazzo hai?” lo aveva sollecitato lei, intuendo il problema del cugino.
“e che parlare con te di queste cose, in camera tua sul tuo letto, davanti a questa roba, mentre tu indossi solo gli slip e una maglietta…” disse lui lasciando la frase in sospeso.
Valentina si guardò per un attimo, certo la maglietta bianca dei looney toons di quando era bambina, era corta a scoprire l’ombellico su cui brillava il piercing, molto attillata, tanto da premere sul suo seno, una terza piena, sollevandolo e mettere in mostra i capezzoli.
Le mutandine, un tanga di taglio brasiliano di color verde acqua, con i bordi arricciati, una simpatica stampa a cuoricini su tutto il tessuto e vita decisamente bassa tanto da, mostrare il colore fulvo dei peletti sul pube, le labbra carnose e la linea della sua fica pienotta sotto di esse.
“ma mi hai visto mille volte cosi!” protestò lei.
“si ma adesso è diverso” le rispose lui portandosi una mano sul cavallo dei jeans che sembrava troppo stretto.
“ho capito… su dai togliti i pantaloni” le suggerì lei.
“sei seria?”,
“si dai Fra, non fare l’idiota”,
Francesco non se lo fece ripetere due volte rimanendo solo con le mutande.
“Va meglio?” gli chiese lei, non era la prima volta che si trovava cosi vicino al cugino in quelle condizioni tutti e due mezzi nudi, ma qualcosa che deformava gli slip del ragazzo ,di dimensioni tali da destarne la curiosità.
“Tutto bene?” le chiese lui, notando dove lo sguardo di lei andava a cadere.
“a me lo domandi?” disse lei arrossendo. “tu ,invece tutto bene?” gli chiese di rimando.
“no…non proprio” le rispose, tenendosi le mani all'inguine.
“vuoi fermarti? ne possiamo parlare un altra volta” gli disse Valentina.
“no… stasera devo vedere Giovanna, casa sua è libera e vorrei..sai, devo solo, scaricare un pò di tensione” disse il ragazzo.
Valentina sembrò non capire subito, poi il rossore del viso pieno di lentiggini, si accese quando realizzò.
“oh.. vai in bagno e, liberati!”
“ci sono i tuoi di la, zia non sarebbe contenta di vedermi uscire ,in queste condizioni dalla tua camera”.
“Gia, è vero, darebbe di matto” rise lei. poi notando l’espressione sofferente del cugino, mise da parte l’imbarazzo e abbatté uno dei ultimi confini che aveva posto nella loro rapporto.
Consapevole che la cugina lo stava guardando, Francesco aveva preso a massaggiarsi l’asta del cazzo duro attraverso il cotone degli slip.
“Fallo qui” disse senza trovare il coraggio di guardarlo.
“cosa?” chiese Francesco sorpreso.
“ma si dai, il tizio nel video l’avrà gia fatto mille volte”. indicando lo schermo del laptop su cui un tizio corpulento veniva sul viso di una biondina inginocchiata davanti a lui.
“ ma non ti da fastidio?”.
“ti ho gia visto nudo tante volte, non farà molta differenza” sorrise lei, mantenendo lo sguardo in basso tra le sue cosce dove qualcosa cominciava a vibrare e a scaldarle l’inguine.
“sei sicura?” chiese ancora lui.
“oh Fra dai, tiralo fuori e fatti una sega!”, le disse lei un pò seccata.
Francesco, esitò un attimo, poi seguì in consiglio della cugina, mettendo da un lato gli slip ed esponendo l’erezione, li sdraiato al suo fianco, fissando il soffitto sopra di loro, prese a muovere la mano lungo l’asta.
“Cazzo se è grosso” pensò la ragazza fissando l’uccello di francesco mentre la sua mano correva lungo la verga rigida.
“non ci sei ancora?!” le chiese lei, era passato un secolo ,ma la domanda fu fatta più che per fretta, per l’esigenza che anche lei stava provando e che non poteva appagare, quanto meno, non in presenza del cugino.
Cercando di non essere notata, aveva passato le dita sul cavallo delle sue mutandine, scoprendo il tassello tra le sue cosce completamente umido, mentre sotto la maglietta leggera i capezzoli ormai premevano pieni, irti e feroci.
“mi servirebbe un… aiutino” rispose rivolgendosi verso di lei.
“del tipo?”chiese lei perplessa.
“Fammi vedere le tette” pretese Francesco.
“ma non se ne parla proprio” gli rispose lei divertita.
“allora girati…” la supplicò.
“mi devo girare?” chiese lei.
“si… hai un gran bel culo, uno dei più belli che ho mai visto, poterlo ammirare adesso…aiuterebbe molto” disse.
“uff… ok ma sbrigati” disse Valentina voltandosi su un fianco dando la schiena al cugino. “ma non toccarmi, è chiaro?” le intimò lei.
“no, no, chi ti tocca!” promise il cugino.
Valentina non poteva vederlo, ma sentiva il ragazzo agitarsi sul letto ,ansimare, sobbalzò quando sentì il glande di lui appoggiarsi tra le natiche, e strofinarsi tra ano e la passerina.
“ti avevo detto di non toccarmi!” lo rimproverò, senza però fermarlo.
“Scusa sono scivolato” le rispose spostandosi quel tanto da lasciarle il suo spazio ma non troppo dall’allontanarsi.
Valentina, non solo sentiva il fiato caldo del cugino sul collo, ma poteva percepire, il calore che il suo corpo emanava fino a scaldarle la pelle.
“Non hai ancora finito?!” le chiese sentendo ormai, l’eccitazione per quella situazione salire e travolgerla.
“Ci sono quasi” ansimò francesco “puoi, puoi solo spostare un po di lato gli slip?” chiese lui.
“Cosa?” chiese rossa in viso.
“si dai vale, solo un pò” la supplicò.
“Uff..” si lamentò lei ma dopo aver afferrato il tessuto tra le natiche lo spostò di lato, mostrando ciò che fino ad allora era rimasto celato.
“oh… ecco, ecco” gemette il cugino riconoscente aumentando il ritmo della mano, solo allora Valentina si rese conto di quello che sarebbe accaduto di li a pochi istanti.
“Non osare sborrarmi addosso!” gli intimò, ma fu troppo tardi.
Francesco scaricò tutta la frustrazione accumulata da anni di silenziose attesa, sulla schiena, sulle natiche, nel solco dei suoi glutei, annaffiandole l’ano e la passerina, dalle labbra glabre ,gonfie, paffute e umide.
“hai finito?” gli chiese Valentina sbuffando, dopo aver passivamente subito ognuna di quelle scariche.
“si cazzo…. ne avevo proprio bisogno” sospirò lui, Valentina fece per alzarsi.
“No aspetta!” le chiese Francesco
“cosa vuoi?”
“Resta cosi, sul fianco, un attimo solo” le disse , prendendo lo smartphone dalla tasca dei pantaloni.
“Cosa fai?” chiese allarmata Valentina,
“Ti faccio una foto, non ti preoccupare ,non si vede la faccia” la rassicurò, per poi scattare alcuni immagini del culo della cugina ricoperto dal suo sperma.
“Hai finito?” chiese Valentina.
“si grazie!” rispose.
Dopo essersi alzata e data una pulita con dei kleenex, tornò da lui, che se ne stava beato steso sul suo letto con le mani dietro la testa.
Era la prima volta che Valentina guardava ,il cugino, o almeno , era la prima volta che lo vedeva in quel modo, mezzo nudo, invitante nella sua erezione non del tutto scemata, Francesco era un bel ragazzo a cui però non sarebbe guastato cambiare dieta, fare un pò di attività fisica, cosi da perdere qualche chilo.
Ciò che più la turbava non era tanto le emozioni che la nudità di lui le suscitava, ma ciò che si era spinta a concedergli.
“Guarda che casino , sei tutto appiccicoso” gli disse la ragazza “do una sistemata oppure quella roba si appicicherà dappertutto." aggiunse sedendosi sul bordo del letto.
“cosa fai?” chiese lui, con un sorriso ad allargargli la faccia, per l’iniziativa della cugina.
“Ti pulisco” gli rispose lei, armata di kleenex e con pazienza prese a nettare lo sperma dall’addome del ragazzo, dall’asta, i testicoli e dalla punta del suo cazzo.
“Vale…” gemette lui, con l’uccello tornato in tiro.
“di nuovo? uff…che casino” disse la ragazza afferrando l’asta alla base e facendo oscillarla nella sua pienezza.
“non puoi lasciarmi cosi” le disse lui.
“e cosa vuoi che faccia?” chiese Valentina.
“Fammi un altra sega”.
“Gesu, Fra!”.
“Ti prego, Vale, sto morendo!”.
“ok…va bene.. ma facciamo in fretta” rispose lei.
“non ci sei ancora?” chiese la ragazza, senza rompere il ritmo della sua mano sul cazzo di lui.
“Togliti la maglietta fammi vedere le tette!” le rispose francesco gemendo.
“Cazzo ma sei fissato con le tette!”
“Dai, ti prego!” la supplicò.
“Va bene!” disse seccata, in un gesto rapido, sfilò la maglietta e mostrando il seno al cugino. “sei contento ora?”
“ si, ma continua ca segarmi” la invitò lui.
“ se non togli la mano” le fece notare lei.
“si ,si, certo, ti prego va avanti”
Valentina, riprese l’opera dove l’aveva lasciata.
“Posso succhiarti le tette?” chiese lui. “Cosi imparo pure per Giovanna”
“Veloce dai, spostati” le rispose lei, si sistemò al fianco del cugino portò il seno alla sua bocca, gemette quando le labbra del ragazzo si serrarono , sui suoi capezzoli, leccandoli e succhiandoli avido come un bambino durante la sua poppata, mentre la sua mano continuava a correre sul cazzo, ormai umido e ricoperto di bava pre-sperma.
“non ci sei ancora?” chiese lei, il polso cominciava a farle male.
“no… forse dovresti farmi un pompino” suggerì Francesco
“Sei fuori di testa non ti succhierò il cazzo!” rispose lei, pur tentata.
“Allora staremo qui ancora per un pò” l’avvertì lui.
“Che palle Fra” protestò Valentina. “Ma solo questa volta, e non lo dirai a nessuno” si fece promettere.
“Giuro”.
“Cristo!” disse lei, incredula a cosa si accingeva a fare.
Valentina , si spostò tra le gambe del cugino, si chinò sul suo cazzo lo osservò per un breve momento.
“è davvero grosso” si ritrovò a dire con un tono di voce che non poteva essere ignorato.
“Succhiamelo dai” la incalzò il ragazzo e lei, dopo avergli lanciato un occhiataccia, fece come si era prefissata di fare.
Era esperta nell’arte del sesso orale, il pompino era la cosa che concedeva più spesso , non solo perchè era il metodo più veloce per arrivare all’orgasmo per gli uomini che frequentava, ma perche le dava una sensazione di controllo e potere, che poche altre pratiche le garantivano, e quella sensazione si trasformava il un piacere intenso.
Prestava attenzione al ritmo del suo respiro, ai piccoli movimenti del bacino o ai suoni che il partner di turno emetteva. mentre il cazzo gli scorreva nella bocca, osservava la reazione, se si irrigidiva o, al contrario, si abbandonava, adattava i suoi movimenti di conseguenza.
Aveva imparato che la ripetizione costante dello stesso movimento può, alla lunga, desensibilizzare la zona. Cosi ogni volta, cercava di variare la velocità e l'intensità, alternando movimenti più lenti e profondi a stimolazioni più rapide e concentrate sulla punta. Sapeva che non doveva fare tutto solo con la bocca, anche se a volte le piaceva, usare solo quella e ingoiare il cazzo fino in fondo alla gola, ma usare una mano o entrambe le mani, quando come nel caso del cugino, le dimensioni lo permettevano, per stimolare la base del pene , i testicoli (con molta delicatezza).
Quello le permetteva sia di ridurre l'affaticamento della mascella, sia di creare una stimolazione combinata molto intensa.
“Ti piace?” chiese Valentina con la bocca piena di saliva. “Sei una gran pompinara, cugina, quello che dicono in paese è vero” le rispose lui. lo era, Valentina non aveva alcuna vergogna per essere una ragazza che viveva la propria sessualità, e badava ben poco al giudizio degli altri, spesso si divertiva camminando per strada a tenere il conto ,tra i passanti, di chi avesse o meno goduto della sua bocca.
“Questo ti farà impazzire” gli disse muovendo la lingua.
Prese ad esplorare i punti più sensibili: Il frenulo (la parte inferiore del pene, subito sotto la punta) è estremamente ricco di terminazioni nervose. Dedicare particolare attenzione a questa zona con la lingua alternandola con una leggera suzione, per poi riprendere il cazzo nella sua bocca e ingoiarlo fino alla radice, poteva fare una grande differenza.
Fu proprio in quel momento ,quando il cazzo del cugino, era imprigionato tra le sue labbra che dal glande, eruppe lo sperma, riempiendole in palato, scivolando lungo la lingua ,giu nella gola, e in fine nell’esofago.
“Cazzo fra!” si lamentò Valentina, accorgendosi, che il cugino aveva ripreso tutto con il suo maledettissimo smartphone.
“non lo mostro a nessuno , giuro!” disse lui, cercando di difendersi dal tentativo della cugina di sottrargli il suo iphone per cancellare il video.
“Ti ammazzo se lo fai”, lo avvisò lei.
“No, giuro” rispose Francesco “Giuro ripetè” per rassicurarla.
“adesso vattene” gli disse la cugina, fremendo, un senso di colpa e di pericolo prese ad agitarle lo stomaco, l’eccitazione in lei non aveva trovato sfogo.
“Aspetta…”
“cosa voi ancora, cazzo?”
“si mi hai spiegato le cose, e la base l’ho capita… ma…” disse senza trovare il coraggio di concludere la frase.
“ma cosa?” chiese Valentina sapendo benissimo dove lui volesse andare a parare.
“non ho la pratica!” disse accennando un sorriso nervoso.
“ah si?” chiese lei tenendo le mani su fianchi. “e lasciami indovinare, vorresti fare pratica su di me?”, gli chiese in tono ironico.
“be…si sei stata cosi brava a insegnarmi, chi meglio di te.. può darmi un giudizio?”
“D’accordo!” disse lei secca, facendo trasalire il cugino.
“Sei daccordo, sul serio?” chiese sgranando gli occhi.
“Certo, anzi su diamoci una mossa!” gli disse.
"perfetto sei la migliore! sei grande Vale!” le disse lui.
“forza ,lecca!!” gli disse, porgendogli il palmo della mano.
“Cosa?!” domandò perplesso Francesco.
“Vuoi fare pratica no? allora su, leccami la mano!” disse lei mettendogliela sotto al mento.
“la mano?”.
“certo, è uguale, se devo valutare la tue tecnica” gli disse ,”la mano va benissimo” nello sguardo di Valentina c’era un misto tra irritazione e innegabile eccitazione.
“ma io pensavo…”.
“lo so cosa pensavi, demente, ma, no, non ci penso proprio” disse chiarendo il punto “su forza, e vediamo cosa hai imparato”
Francesco , guardò la cugina, poi la mano che gli era tesa, messe da parte l’imbarazzo, avvicinò la bocca al palmo di lei e tratta fuori la lingua prese a leccargliela.
“cosa ti ho detto prima?... parti con i baci, aspetta che lei sia pronta” lo guidò Valentina.
“usa bene la lingua, la parte piatta, movimenti ampli e morbidi” gli disse.
Era solo la mano eppure, sentiva che quel contatto riusciva ad accendere il fuoco nelle sue vene.
“mantieni questo ritmo, usa le dita per stimolare le labbra”.
“ma è la tua mano non ci sono labbra”.
“usa l'immaginazione idiota!” lo riprese lei.
“ok non ti arrabbiare!” disse per poi assoggettarsi ai comandi della cugina.
“lecca i polpastrelli, e l’incavo tra le dita, fai finta che siano le labbra della mia fica!” gli disse in un sussurro carico di eros.
“di quella di Giovanna, volevo dire!” arrossì correggendosi.
Francesco non aveva molta esperienza con le donne, ma qualcosa nel suo istinto, qualcosa negli occhi ,lucidi, quasi liquidi della cugina, sull’espressione che si andava dipingendo sul suo viso, sulla postura del suo corpo, gli disse che si, stava facendo bene e quella consapevolezza lo rese audace.
“Però” disse sornione “forse dovrei stare almeno tra le tue gambe, per simulare le condizioni reali” propose.
Valentina, sapeva dove il cugino voleva portarla, e decise di assecondarlo nel suo gioco.
“va bene fammi spazio ,testa di cazzo!” gli disse spostandolo dal suo letto e salendoci sopra, poi una volta sistemato i cuscini dietro la schiena ,sollevato il busto e le ginocchia , schiuse le gambe.
“su forza, datti una mossa!” gli disse.
“non ci posso credere!” borbottò entusiasta il ragazzo, tuffandosi di testa tra le cosce della cugina, vedendosi però negato l’accesso al suo inguine coperto dalle mani di lei.
“Sulle mani, testa di cazzo, sul serio credevi che ti avrei fatto leccare la mia fica?” disse lei con un sorriso maligno.
“ma Vale!” si lamentò lui.
“Vuoi il mio aiuto o no?” le disse lei divertita da quel gioco e dai ruoli che andavano delineandosi sempre di più, in cui lei stava prendendo il potere, Francesco annuì.
“allora su forza, diamoci da fare!” gli disse afferrandogli i capelli tra le dita e portandogli la faccia ad un soffio dalla sua fica, appena nascosta dietro l’intimo umido e le mani affusolate.
“Lecca!” gli ordinò.
Non era li dove avrebbe voluto essere, ma molto vicino, tanto da sentirne il calore e impercettibile, eppure presente, l’odore della sua fica.
“su lecca bene, fammi sentire la lingua, bravo cosi!” lo condusse lei “ora qui solo la punta” gli disse indicandogli l’incavo tra le dita, “fingi che li ci sia il clitoride”
Francesco devoto e paziente, seguiva i suoi comandi.
“ora usa un dito, fallo scivolare lungo la fessura e poi spingilo dentro, piano” continuò lei.
Mentre procedeva come gli era stato indicato, il ragazzo si rese conto che superato il margine delle dita della cugina, ciò che sentiva sui polpastrelli celato appena da un sottile strato di tessuto, non era la semplice carne della ragazza, ma la sua fica.
Valentina, non sembrava badarci, mentre le sue dita, mosse dalla curiosità di sapere fin dove poteva spingersi, si muovevano sulla sua passera, inzuppando all’interno delle labbra il tessuto madido di umori.
“Bravo continua cosi!” sussurrò lei, con l’animo acceso Francesco mise da parte ogni esitazione, afferro con entrambe le mani le mutandine della cugina e deciso le fece scivolare via lungo le cosce, Valentina, rossa in viso, con il fiato corto a grattargli la gola, non oppose alcuna resistenza.
“è…bellissima” disse lui ammirando il sesso della cugina offerta tra le cosce spalancate.
Le labbra erano un pò scure, umide, appena schiuse, sormontate dal un cespuglio di peli rossi come suoi capelli, il tatuaggio di un piccolo geco ne decorava l’inguine.
“la tua fica è bellissima!” gli disse posando una mano sopra e saggiando il calore umido sotto il palmo.
“e la tua ragazza?” chiese Valentina. mentre il cugino, con il cazzo duro si trovava spazio tra le sue cosce e si avvicinava sempre di più.
“Tu sei meglio!” le disse baciandola con passione e spingendo deciso il suo uccello dentro di lei, facendola fremere a quella invasione, a cui, ormai non sapeva più opporsi.
Il cazzo di Francesco scorreva nella fica umida della cugina, con un ritmò selvaggio.
Valentina, se ne stava sotto di lui le gambe aperte e sollevate a formare una amplia V, con il volto in fiamme, gli occhi lucidi, e con entrambe le mani sulla bocca , cercando di non gemere, mentre il cugino puntellandosi al materasso sotto di loro con movimenti energici del bacino, si spingeva dentro la sua passerina bagnata.
“Cazzo fra, non fermarti!” lo supplicò lei.
“E chi si ferma!” la rassicurò il ragazzo, aumentando il ritmo, fino a far vibrare il letto sotto di loro, la testata cominciò a battere contro la parete.
Qualcuno bussò alla porta, facendoli trasalire.
“ma che state facendo li dentro?” era Luciana , la mamma di Valentina e Zia di Francesco.
“Niente!” risposero all’unisono i due ragazzi, immobili l’uno dentro l’altra.
“non fate casino che la nonna poi e a me che viene a rompere le scatole”.
Nella grande cascina dove vivevano tutti in famiglia, La povera nonna Rachele ,aveva la camera da letto, proprio dietro il muro della stanza della ragazza, e capitava ,troppo spesso, che quando la nipote invitava dei suoi amici a casa, dei rumori molesti arrivassero da oltre la sottile parete in carton gesso, che li divideva, facendo assumere un aria perplessa a Nonno Egidio, suo marito.
“no mamma” rispose Valentina.
“no zia, stai tranquilla!” Aggiunse il cugino.
“Va bene, io vado al supermercato, volete qualcosa?” l’avevano rassicurata Luciana era più tranquilla.
“I Sofficini” dissero all’unisono i due cugini, testimoniando ancora una volta il loro legame ,che si esprimeva anche nel manifestare gli stessi gusti sul cibo.
“Sempre co sti cazzo di sofficini” si lamentò la donna “Va bene prendo i sofficini” aggiunse rassegnata, scendendo le scale.
Quando furono sicuri di essere di nuovo soli, ripresero a scopare.
“voglio provare una cosa che ho visto su internet!”
“Chi sa che porcheria sarà, passi pià tempo sui siti porno a sborrare, che a studiare” lo prese in giro lei.
“ah! ah! girati dai troia e solleva il culo” .
Valentina si sorprese per il modo diretto con cui il ragazzo si era rivolta a lei, ma assunse comunque la postura richiesta.
“il culo però no!” gli disse li, ponendo l’ostacolo della mano, tra le natiche sopra il fiore plissettato e roseo del suo ano, mai concesso ,anche se in molti glielo avevano richiesto.
“Voglio scoparti la fica, come fanno i cani, sta tranquilla” le rispose lui.
“allora va bene” aveva già fatto qualcosa del genere il classico doggy style con una piccola variazione sul tema, che un pò la sorprese, Francesco si stava rivelando uno scopatore, tutt’altro che privo di iniziativa.
Valentina si ritrovò, inginocchiata, piegata in avanti, fino a poggiare il viso sul letto e lui la teneva costretta sotto il suo peso, tirandole con decisione le braccia dietro la schiena.
La sovrastava, restando a gambe larghe dietro di lei in bilico sul suo culo formoso e ,come promesso, infilato il cazzo nella fica, abbandonando ormai, ogni riguardo, ogni tipo di rispetto o vincolo familiare, prese a spingerlo con durezza.
“ti piace Troia?” le chiese prendendola per i capelli.
“Smettila di chiamarmi cosi, coglione!” lo invitò lei.
“è quello che sei, una grandissima Troia!” disse lui aumentando l'intensità.
“cosi mi rompi!” si lamentò lei, pur essendo incapace di negare il piacere che stava provando.
“sei una sporca lurida troia” le disse “questa camera è un casino, a terra ci sono ancora le mutandine in cui mi sono segato ,l’altro giorno, mentre eri in bagno”,
“è colpa della mamma che ancora non ha fatto la lavatrice”.
“Ti guardavo dal riflesso dello specchio, mentre a porta aperta, ti rasavi la fica”.
“Che bastardo mi spiavi”.
“sono venuto cosi tanto nel tuo tanga che mi sono preoccupato che te ne saresti accorta, e invece niente”.
“Guarda che lo so” gli confessò lei, “So che mi rubi le mutandine usate che lascio in giro per la mia camera, che guardi le foto con le mie amiche, che prendi la spugna con cui mi lavo ,o l'asciugamano con cui mi asciugo, il cuscino su cui appoggio la faccia e ci sborri sopra” aggiunse.
“e perchè non dici niente?” le chiese lui,”Te lo dico io, perchè sei una troia” l’accuso lui fermandosi un attimo e avvicinando il viso a quello della cugina. Valentina non rispose, preferì mantenere la posizione in cui era costretta, affondare il viso nel cuscino e lasciare che il cugino facesse ciò che ormai, urgeva ad entrambi.
“O dio!, o Dio!” cominciò a gemere forte il ragazzo ormai vicino al suo limite.
“non venirmi dentro” gli chiese lei.
“Sta zitta ci sono quasi” poi la schiena di lui si estese, il ritmo del suo bacino rallentò ma aumentando l’intensità dei suoi colpi afferrandole con decisione le natiche di lei
“Ecco prendilo tutto” esultò mentre il suo sperma le riempiva la fica fino all’orlo, restituendole in cambio un orgasmo, che lento ma inesorabile, roteando gli occhi verso l’alto, la colse tra spasmi e lamenti trattenuti a stento mordendo il cuscino.
“devo andare!!” disse il Francesco dieci minuti dopo, pulendosi il cazzo con le mutandine prese dal letto della cugina, vestendosi e recuperando lo smartphone, che posizionato sulla cassettiera di fianco al letto aveva ripreso tutto.
“ho l’appuntamento con Giovanna” si congedò uscendo dalla stanza, lasciandola sola, accaldata, esausta, confusa, eppure appagata.
“Coglione” sussurrò tra un sospiro e l’altro, a cosce aperte sul letto, mentre denso e costante la sborra di Francesco le colava dalla fica pulsante, dilatata e gonfia.
Nati a pochi mesi di distanza, avevano condiviso tutto: l'infanzia in parrocchia, le scuole, i segreti. Crescendo, però, tra i due si era scavato un solco invisibile ma profondo. Valentina era sbocciata presto in una giovane donna magnetica e sicura di sé, dotata di un fascino naturale che ammaliava chiunque. Francesco, nonostante entrambi avessero compiuti i diciotto anni, al contrario, sembrava rimasto indietro, intrappolato in una fase più infantile, sia nell'aspetto sia nelle esperienze di vita.
Consapevole del proprio impatto sugli altri, Valentina aveva imparato presto a usare la propria presenza come una chiave per aprirsi le porte del mondo. Le bastava un sorriso per ottenere piccole attenzioni e favori, dall’attenzione di uno sconosciuto sulla corriera che li riportava a casa, fino a agevolazioni nei locali della zona. Questa necessità di condividere il tempo e le attenzioni di lei con il resto del mondo iniziò a consumare Francesco. Anche se Valentina continuava , ogni volta che poteva, a passare il tempo libero con lui, il ragazzo la sentiva scivolare via verso un ambiente sociale che non gli apparteneva.
Valentina voleva vivere appieno ogni opportunità che la vita le offriva, e ben presto, tra il disaccordo e i sussurri della famiglia, si era lasciata alle spalle la facciata da brava ragazza di parrocchia per abbracciare uno stile di vita mondano, indipendente e audace, finendo per essere molto chiacchierata tra i vicini e gli altri paesani.
Per Francesco, assistere a quella metamorfosi fu difficile. Giorno dopo giorno, il risentimento e il senso di esclusione si mischiarono a una forte gelosia, trasformando quel legame d'infanzia, un tempo semplice e lineare, in un sentimento tormentato e complesso, cosi, senza quasi accorgersene, era passato ad amarla in modo platonico quasi idealizzato, a sentir crescere dentro di se un desiderio carnale crescente.
Le attenzione del ragazzo erano diventate morbose, sguardi torbidi che cercavano di indagare i segreti del corpo della ragazza, il modo di toccarla pretendendo anche per se, ciò che i ragazzi in paese si vantavano di aver preso o che lei ,secondo i loro racconti, era disposta a concedere.
Valentina, in parte ignara dei sentimenti del cugino, ed essendo abituata ad un intimità senza particolari vincoli o barriere, non si negava a quelle attenzioni, almeno in proporzione a quello che lei riteneva lecito, come i continui tentativi, portati, per una sua complicità ,a buon fine, di spingere lo sguardo sotto l’orlo di una mini troppo corta, o nella scollatura generosa di una blusa, o lo scopriva a fissarle il culo stretto dentro i leggings.
Capitava spessissimo, che passassero pomeriggi pigri, sul divano o nel letto di lei, a coccolarsi ascoltando musica, chiacchierando o a dormicchiare abbracciati l’una tra le braccia dell’altro. in quelle occasioni, Francesco , quando pensava che la cugina fosse più esposta, più indifesa, si faceva audace e Valentina, sentiva le sue mani, correrle lungo il corpo, cercando con le dita i dettagli più morbidi, caldi, turgidi, più intimi e umidi.
Valentina non si era negata, sapeva, come ogni maschio, che il cugino aveva delle curiosità e ,li dove aveva ritenuto possibile farlo, lo aveva lasciato fare.
Poi un giorno le cose cambiarono, Francesco aveva trovato una fidanzata, almeno cosi diceva, si erano conosciuti sulla corriera, la ragazza si chiamava Giovanna, c’era stato subito tantissimo feeling, dopo un paio di incontri, e alcune uscite in comitiva, una notte dopo una serata in discoteca, i due ragazzi si erano amati a casa di lei, mentre i suoi genitori dormivano nella camera affianco.
Valentina era felice per il cugino, era contenta che finalmente avesse trovato una fidanzata che lo accettasse, che lo amasse, ma qualcosa pesava sul cuore del cugino.
Francesco, come lei si era aspettata, le confessò la sua insicurezza, Giovanna, come molte ragazze della sua età, si dimostrava molto più esperta di lui a letto e lui sentiva di non darle abbastanza, sopratutto, in qualcosa, che lei sembrava apprezzare molto nei preliminari, il sesso orale.
Valentina, spinta da un senso di protezione quasi materno nei confronti del ragazzo, si era subito resa disponibile a fargli da mentore, e a dargli qualche indicazione dal punto di vista femminile.
Cosi, i loro incontri si erano trasformati in breve, in vere e proprie lezioni di anatomia e sessualità, in cui ,come materiale didattico, il cugino portava della pornografia, riviste patinate e DVD che i due guardavano assieme.
Raramente le cose che Valentina vedeva con il cugino, erano di qualche utilità a garantire a lui e alla sua nuova fidanzata il piacere che Francesco voleva garantire ad entrambi, cosi cominciò a dagli ,autentici consigli molto diretti:
“Non andare subito al punto: Il clitoride è ultrasensibile, se ci vai diretto a freddo rischi solo di darle fastidio. Parti con calma. Baci, collo, interno coscia... fai salire la tensione e aspetta che sia bella pronta.”
“Usa bene la lingua: All'inizio usa la lingua "piatta" per movimenti ampi e morbidi. Quando vedi che risponde bene, puoi usare la punta per essere più mirato sul clitoride o intorno. La regola fondamentale però è una: quando trovi il ritmo che la fa impazzire, NON cambiarlo! Resta fisso su quel ritmo finché non viene.”
“Sfrutta le mani: Non startene immobile con il resto del corpo. Usa le dita per accarezzarla, per scostare delicatamente le labbra o, se le piace, per penetrarla mentre usi la bocca. Ah, mettiti comodo: lei sul bordo del letto o tu tra le sue gambe con dei cuscini. Se ti viene il torcicollo dopo due minuti, perdi focus.”
“Ricorda: Ogni donna è un mondo a sé. Guarda come si muove, se inarca la schiena o se respira più forte. E non farti problemi a chiederle "così ti piace?" o "più piano o più forte?". Alle donne piace da morire vedere se ti interessa davvero farle provare piacere”.
Francesco ogni volta ascoltava rapito, mentre la cugina si proferiva in quei consigli, ascoltarla ,mentre sullo schermo del suo laptop andavano le immagini esplicite di un porno e sul letto erano aperte le pagine di dozzine di riviste ,si trasformava in un supplizio, che portava il ragazzo ad uno stato di necessità profonda, ad un urgenza impellente.
“cosa c’è?” gli aveva chiesto un giorno la cugina, vedendo sul suo volto un espressione di sofferenza.
“niente!” si era negato all’inizio Francesco.
“Su idiota, che cazzo hai?” lo aveva sollecitato lei, intuendo il problema del cugino.
“e che parlare con te di queste cose, in camera tua sul tuo letto, davanti a questa roba, mentre tu indossi solo gli slip e una maglietta…” disse lui lasciando la frase in sospeso.
Valentina si guardò per un attimo, certo la maglietta bianca dei looney toons di quando era bambina, era corta a scoprire l’ombellico su cui brillava il piercing, molto attillata, tanto da premere sul suo seno, una terza piena, sollevandolo e mettere in mostra i capezzoli.
Le mutandine, un tanga di taglio brasiliano di color verde acqua, con i bordi arricciati, una simpatica stampa a cuoricini su tutto il tessuto e vita decisamente bassa tanto da, mostrare il colore fulvo dei peletti sul pube, le labbra carnose e la linea della sua fica pienotta sotto di esse.
“ma mi hai visto mille volte cosi!” protestò lei.
“si ma adesso è diverso” le rispose lui portandosi una mano sul cavallo dei jeans che sembrava troppo stretto.
“ho capito… su dai togliti i pantaloni” le suggerì lei.
“sei seria?”,
“si dai Fra, non fare l’idiota”,
Francesco non se lo fece ripetere due volte rimanendo solo con le mutande.
“Va meglio?” gli chiese lei, non era la prima volta che si trovava cosi vicino al cugino in quelle condizioni tutti e due mezzi nudi, ma qualcosa che deformava gli slip del ragazzo ,di dimensioni tali da destarne la curiosità.
“Tutto bene?” le chiese lui, notando dove lo sguardo di lei andava a cadere.
“a me lo domandi?” disse lei arrossendo. “tu ,invece tutto bene?” gli chiese di rimando.
“no…non proprio” le rispose, tenendosi le mani all'inguine.
“vuoi fermarti? ne possiamo parlare un altra volta” gli disse Valentina.
“no… stasera devo vedere Giovanna, casa sua è libera e vorrei..sai, devo solo, scaricare un pò di tensione” disse il ragazzo.
Valentina sembrò non capire subito, poi il rossore del viso pieno di lentiggini, si accese quando realizzò.
“oh.. vai in bagno e, liberati!”
“ci sono i tuoi di la, zia non sarebbe contenta di vedermi uscire ,in queste condizioni dalla tua camera”.
“Gia, è vero, darebbe di matto” rise lei. poi notando l’espressione sofferente del cugino, mise da parte l’imbarazzo e abbatté uno dei ultimi confini che aveva posto nella loro rapporto.
Consapevole che la cugina lo stava guardando, Francesco aveva preso a massaggiarsi l’asta del cazzo duro attraverso il cotone degli slip.
“Fallo qui” disse senza trovare il coraggio di guardarlo.
“cosa?” chiese Francesco sorpreso.
“ma si dai, il tizio nel video l’avrà gia fatto mille volte”. indicando lo schermo del laptop su cui un tizio corpulento veniva sul viso di una biondina inginocchiata davanti a lui.
“ ma non ti da fastidio?”.
“ti ho gia visto nudo tante volte, non farà molta differenza” sorrise lei, mantenendo lo sguardo in basso tra le sue cosce dove qualcosa cominciava a vibrare e a scaldarle l’inguine.
“sei sicura?” chiese ancora lui.
“oh Fra dai, tiralo fuori e fatti una sega!”, le disse lei un pò seccata.
Francesco, esitò un attimo, poi seguì in consiglio della cugina, mettendo da un lato gli slip ed esponendo l’erezione, li sdraiato al suo fianco, fissando il soffitto sopra di loro, prese a muovere la mano lungo l’asta.
“Cazzo se è grosso” pensò la ragazza fissando l’uccello di francesco mentre la sua mano correva lungo la verga rigida.
“non ci sei ancora?!” le chiese lei, era passato un secolo ,ma la domanda fu fatta più che per fretta, per l’esigenza che anche lei stava provando e che non poteva appagare, quanto meno, non in presenza del cugino.
Cercando di non essere notata, aveva passato le dita sul cavallo delle sue mutandine, scoprendo il tassello tra le sue cosce completamente umido, mentre sotto la maglietta leggera i capezzoli ormai premevano pieni, irti e feroci.
“mi servirebbe un… aiutino” rispose rivolgendosi verso di lei.
“del tipo?”chiese lei perplessa.
“Fammi vedere le tette” pretese Francesco.
“ma non se ne parla proprio” gli rispose lei divertita.
“allora girati…” la supplicò.
“mi devo girare?” chiese lei.
“si… hai un gran bel culo, uno dei più belli che ho mai visto, poterlo ammirare adesso…aiuterebbe molto” disse.
“uff… ok ma sbrigati” disse Valentina voltandosi su un fianco dando la schiena al cugino. “ma non toccarmi, è chiaro?” le intimò lei.
“no, no, chi ti tocca!” promise il cugino.
Valentina non poteva vederlo, ma sentiva il ragazzo agitarsi sul letto ,ansimare, sobbalzò quando sentì il glande di lui appoggiarsi tra le natiche, e strofinarsi tra ano e la passerina.
“ti avevo detto di non toccarmi!” lo rimproverò, senza però fermarlo.
“Scusa sono scivolato” le rispose spostandosi quel tanto da lasciarle il suo spazio ma non troppo dall’allontanarsi.
Valentina, non solo sentiva il fiato caldo del cugino sul collo, ma poteva percepire, il calore che il suo corpo emanava fino a scaldarle la pelle.
“Non hai ancora finito?!” le chiese sentendo ormai, l’eccitazione per quella situazione salire e travolgerla.
“Ci sono quasi” ansimò francesco “puoi, puoi solo spostare un po di lato gli slip?” chiese lui.
“Cosa?” chiese rossa in viso.
“si dai vale, solo un pò” la supplicò.
“Uff..” si lamentò lei ma dopo aver afferrato il tessuto tra le natiche lo spostò di lato, mostrando ciò che fino ad allora era rimasto celato.
“oh… ecco, ecco” gemette il cugino riconoscente aumentando il ritmo della mano, solo allora Valentina si rese conto di quello che sarebbe accaduto di li a pochi istanti.
“Non osare sborrarmi addosso!” gli intimò, ma fu troppo tardi.
Francesco scaricò tutta la frustrazione accumulata da anni di silenziose attesa, sulla schiena, sulle natiche, nel solco dei suoi glutei, annaffiandole l’ano e la passerina, dalle labbra glabre ,gonfie, paffute e umide.
“hai finito?” gli chiese Valentina sbuffando, dopo aver passivamente subito ognuna di quelle scariche.
“si cazzo…. ne avevo proprio bisogno” sospirò lui, Valentina fece per alzarsi.
“No aspetta!” le chiese Francesco
“cosa vuoi?”
“Resta cosi, sul fianco, un attimo solo” le disse , prendendo lo smartphone dalla tasca dei pantaloni.
“Cosa fai?” chiese allarmata Valentina,
“Ti faccio una foto, non ti preoccupare ,non si vede la faccia” la rassicurò, per poi scattare alcuni immagini del culo della cugina ricoperto dal suo sperma.
“Hai finito?” chiese Valentina.
“si grazie!” rispose.
Dopo essersi alzata e data una pulita con dei kleenex, tornò da lui, che se ne stava beato steso sul suo letto con le mani dietro la testa.
Era la prima volta che Valentina guardava ,il cugino, o almeno , era la prima volta che lo vedeva in quel modo, mezzo nudo, invitante nella sua erezione non del tutto scemata, Francesco era un bel ragazzo a cui però non sarebbe guastato cambiare dieta, fare un pò di attività fisica, cosi da perdere qualche chilo.
Ciò che più la turbava non era tanto le emozioni che la nudità di lui le suscitava, ma ciò che si era spinta a concedergli.
“Guarda che casino , sei tutto appiccicoso” gli disse la ragazza “do una sistemata oppure quella roba si appicicherà dappertutto." aggiunse sedendosi sul bordo del letto.
“cosa fai?” chiese lui, con un sorriso ad allargargli la faccia, per l’iniziativa della cugina.
“Ti pulisco” gli rispose lei, armata di kleenex e con pazienza prese a nettare lo sperma dall’addome del ragazzo, dall’asta, i testicoli e dalla punta del suo cazzo.
“Vale…” gemette lui, con l’uccello tornato in tiro.
“di nuovo? uff…che casino” disse la ragazza afferrando l’asta alla base e facendo oscillarla nella sua pienezza.
“non puoi lasciarmi cosi” le disse lui.
“e cosa vuoi che faccia?” chiese Valentina.
“Fammi un altra sega”.
“Gesu, Fra!”.
“Ti prego, Vale, sto morendo!”.
“ok…va bene.. ma facciamo in fretta” rispose lei.
“non ci sei ancora?” chiese la ragazza, senza rompere il ritmo della sua mano sul cazzo di lui.
“Togliti la maglietta fammi vedere le tette!” le rispose francesco gemendo.
“Cazzo ma sei fissato con le tette!”
“Dai, ti prego!” la supplicò.
“Va bene!” disse seccata, in un gesto rapido, sfilò la maglietta e mostrando il seno al cugino. “sei contento ora?”
“ si, ma continua ca segarmi” la invitò lui.
“ se non togli la mano” le fece notare lei.
“si ,si, certo, ti prego va avanti”
Valentina, riprese l’opera dove l’aveva lasciata.
“Posso succhiarti le tette?” chiese lui. “Cosi imparo pure per Giovanna”
“Veloce dai, spostati” le rispose lei, si sistemò al fianco del cugino portò il seno alla sua bocca, gemette quando le labbra del ragazzo si serrarono , sui suoi capezzoli, leccandoli e succhiandoli avido come un bambino durante la sua poppata, mentre la sua mano continuava a correre sul cazzo, ormai umido e ricoperto di bava pre-sperma.
“non ci sei ancora?” chiese lei, il polso cominciava a farle male.
“no… forse dovresti farmi un pompino” suggerì Francesco
“Sei fuori di testa non ti succhierò il cazzo!” rispose lei, pur tentata.
“Allora staremo qui ancora per un pò” l’avvertì lui.
“Che palle Fra” protestò Valentina. “Ma solo questa volta, e non lo dirai a nessuno” si fece promettere.
“Giuro”.
“Cristo!” disse lei, incredula a cosa si accingeva a fare.
Valentina , si spostò tra le gambe del cugino, si chinò sul suo cazzo lo osservò per un breve momento.
“è davvero grosso” si ritrovò a dire con un tono di voce che non poteva essere ignorato.
“Succhiamelo dai” la incalzò il ragazzo e lei, dopo avergli lanciato un occhiataccia, fece come si era prefissata di fare.
Era esperta nell’arte del sesso orale, il pompino era la cosa che concedeva più spesso , non solo perchè era il metodo più veloce per arrivare all’orgasmo per gli uomini che frequentava, ma perche le dava una sensazione di controllo e potere, che poche altre pratiche le garantivano, e quella sensazione si trasformava il un piacere intenso.
Prestava attenzione al ritmo del suo respiro, ai piccoli movimenti del bacino o ai suoni che il partner di turno emetteva. mentre il cazzo gli scorreva nella bocca, osservava la reazione, se si irrigidiva o, al contrario, si abbandonava, adattava i suoi movimenti di conseguenza.
Aveva imparato che la ripetizione costante dello stesso movimento può, alla lunga, desensibilizzare la zona. Cosi ogni volta, cercava di variare la velocità e l'intensità, alternando movimenti più lenti e profondi a stimolazioni più rapide e concentrate sulla punta. Sapeva che non doveva fare tutto solo con la bocca, anche se a volte le piaceva, usare solo quella e ingoiare il cazzo fino in fondo alla gola, ma usare una mano o entrambe le mani, quando come nel caso del cugino, le dimensioni lo permettevano, per stimolare la base del pene , i testicoli (con molta delicatezza).
Quello le permetteva sia di ridurre l'affaticamento della mascella, sia di creare una stimolazione combinata molto intensa.
“Ti piace?” chiese Valentina con la bocca piena di saliva. “Sei una gran pompinara, cugina, quello che dicono in paese è vero” le rispose lui. lo era, Valentina non aveva alcuna vergogna per essere una ragazza che viveva la propria sessualità, e badava ben poco al giudizio degli altri, spesso si divertiva camminando per strada a tenere il conto ,tra i passanti, di chi avesse o meno goduto della sua bocca.
“Questo ti farà impazzire” gli disse muovendo la lingua.
Prese ad esplorare i punti più sensibili: Il frenulo (la parte inferiore del pene, subito sotto la punta) è estremamente ricco di terminazioni nervose. Dedicare particolare attenzione a questa zona con la lingua alternandola con una leggera suzione, per poi riprendere il cazzo nella sua bocca e ingoiarlo fino alla radice, poteva fare una grande differenza.
Fu proprio in quel momento ,quando il cazzo del cugino, era imprigionato tra le sue labbra che dal glande, eruppe lo sperma, riempiendole in palato, scivolando lungo la lingua ,giu nella gola, e in fine nell’esofago.
“Cazzo fra!” si lamentò Valentina, accorgendosi, che il cugino aveva ripreso tutto con il suo maledettissimo smartphone.
“non lo mostro a nessuno , giuro!” disse lui, cercando di difendersi dal tentativo della cugina di sottrargli il suo iphone per cancellare il video.
“Ti ammazzo se lo fai”, lo avvisò lei.
“No, giuro” rispose Francesco “Giuro ripetè” per rassicurarla.
“adesso vattene” gli disse la cugina, fremendo, un senso di colpa e di pericolo prese ad agitarle lo stomaco, l’eccitazione in lei non aveva trovato sfogo.
“Aspetta…”
“cosa voi ancora, cazzo?”
“si mi hai spiegato le cose, e la base l’ho capita… ma…” disse senza trovare il coraggio di concludere la frase.
“ma cosa?” chiese Valentina sapendo benissimo dove lui volesse andare a parare.
“non ho la pratica!” disse accennando un sorriso nervoso.
“ah si?” chiese lei tenendo le mani su fianchi. “e lasciami indovinare, vorresti fare pratica su di me?”, gli chiese in tono ironico.
“be…si sei stata cosi brava a insegnarmi, chi meglio di te.. può darmi un giudizio?”
“D’accordo!” disse lei secca, facendo trasalire il cugino.
“Sei daccordo, sul serio?” chiese sgranando gli occhi.
“Certo, anzi su diamoci una mossa!” gli disse.
"perfetto sei la migliore! sei grande Vale!” le disse lui.
“forza ,lecca!!” gli disse, porgendogli il palmo della mano.
“Cosa?!” domandò perplesso Francesco.
“Vuoi fare pratica no? allora su, leccami la mano!” disse lei mettendogliela sotto al mento.
“la mano?”.
“certo, è uguale, se devo valutare la tue tecnica” gli disse ,”la mano va benissimo” nello sguardo di Valentina c’era un misto tra irritazione e innegabile eccitazione.
“ma io pensavo…”.
“lo so cosa pensavi, demente, ma, no, non ci penso proprio” disse chiarendo il punto “su forza, e vediamo cosa hai imparato”
Francesco , guardò la cugina, poi la mano che gli era tesa, messe da parte l’imbarazzo, avvicinò la bocca al palmo di lei e tratta fuori la lingua prese a leccargliela.
“cosa ti ho detto prima?... parti con i baci, aspetta che lei sia pronta” lo guidò Valentina.
“usa bene la lingua, la parte piatta, movimenti ampli e morbidi” gli disse.
Era solo la mano eppure, sentiva che quel contatto riusciva ad accendere il fuoco nelle sue vene.
“mantieni questo ritmo, usa le dita per stimolare le labbra”.
“ma è la tua mano non ci sono labbra”.
“usa l'immaginazione idiota!” lo riprese lei.
“ok non ti arrabbiare!” disse per poi assoggettarsi ai comandi della cugina.
“lecca i polpastrelli, e l’incavo tra le dita, fai finta che siano le labbra della mia fica!” gli disse in un sussurro carico di eros.
“di quella di Giovanna, volevo dire!” arrossì correggendosi.
Francesco non aveva molta esperienza con le donne, ma qualcosa nel suo istinto, qualcosa negli occhi ,lucidi, quasi liquidi della cugina, sull’espressione che si andava dipingendo sul suo viso, sulla postura del suo corpo, gli disse che si, stava facendo bene e quella consapevolezza lo rese audace.
“Però” disse sornione “forse dovrei stare almeno tra le tue gambe, per simulare le condizioni reali” propose.
Valentina, sapeva dove il cugino voleva portarla, e decise di assecondarlo nel suo gioco.
“va bene fammi spazio ,testa di cazzo!” gli disse spostandolo dal suo letto e salendoci sopra, poi una volta sistemato i cuscini dietro la schiena ,sollevato il busto e le ginocchia , schiuse le gambe.
“su forza, datti una mossa!” gli disse.
“non ci posso credere!” borbottò entusiasta il ragazzo, tuffandosi di testa tra le cosce della cugina, vedendosi però negato l’accesso al suo inguine coperto dalle mani di lei.
“Sulle mani, testa di cazzo, sul serio credevi che ti avrei fatto leccare la mia fica?” disse lei con un sorriso maligno.
“ma Vale!” si lamentò lui.
“Vuoi il mio aiuto o no?” le disse lei divertita da quel gioco e dai ruoli che andavano delineandosi sempre di più, in cui lei stava prendendo il potere, Francesco annuì.
“allora su forza, diamoci da fare!” gli disse afferrandogli i capelli tra le dita e portandogli la faccia ad un soffio dalla sua fica, appena nascosta dietro l’intimo umido e le mani affusolate.
“Lecca!” gli ordinò.
Non era li dove avrebbe voluto essere, ma molto vicino, tanto da sentirne il calore e impercettibile, eppure presente, l’odore della sua fica.
“su lecca bene, fammi sentire la lingua, bravo cosi!” lo condusse lei “ora qui solo la punta” gli disse indicandogli l’incavo tra le dita, “fingi che li ci sia il clitoride”
Francesco devoto e paziente, seguiva i suoi comandi.
“ora usa un dito, fallo scivolare lungo la fessura e poi spingilo dentro, piano” continuò lei.
Mentre procedeva come gli era stato indicato, il ragazzo si rese conto che superato il margine delle dita della cugina, ciò che sentiva sui polpastrelli celato appena da un sottile strato di tessuto, non era la semplice carne della ragazza, ma la sua fica.
Valentina, non sembrava badarci, mentre le sue dita, mosse dalla curiosità di sapere fin dove poteva spingersi, si muovevano sulla sua passera, inzuppando all’interno delle labbra il tessuto madido di umori.
“Bravo continua cosi!” sussurrò lei, con l’animo acceso Francesco mise da parte ogni esitazione, afferro con entrambe le mani le mutandine della cugina e deciso le fece scivolare via lungo le cosce, Valentina, rossa in viso, con il fiato corto a grattargli la gola, non oppose alcuna resistenza.
“è…bellissima” disse lui ammirando il sesso della cugina offerta tra le cosce spalancate.
Le labbra erano un pò scure, umide, appena schiuse, sormontate dal un cespuglio di peli rossi come suoi capelli, il tatuaggio di un piccolo geco ne decorava l’inguine.
“la tua fica è bellissima!” gli disse posando una mano sopra e saggiando il calore umido sotto il palmo.
“e la tua ragazza?” chiese Valentina. mentre il cugino, con il cazzo duro si trovava spazio tra le sue cosce e si avvicinava sempre di più.
“Tu sei meglio!” le disse baciandola con passione e spingendo deciso il suo uccello dentro di lei, facendola fremere a quella invasione, a cui, ormai non sapeva più opporsi.
Il cazzo di Francesco scorreva nella fica umida della cugina, con un ritmò selvaggio.
Valentina, se ne stava sotto di lui le gambe aperte e sollevate a formare una amplia V, con il volto in fiamme, gli occhi lucidi, e con entrambe le mani sulla bocca , cercando di non gemere, mentre il cugino puntellandosi al materasso sotto di loro con movimenti energici del bacino, si spingeva dentro la sua passerina bagnata.
“Cazzo fra, non fermarti!” lo supplicò lei.
“E chi si ferma!” la rassicurò il ragazzo, aumentando il ritmo, fino a far vibrare il letto sotto di loro, la testata cominciò a battere contro la parete.
Qualcuno bussò alla porta, facendoli trasalire.
“ma che state facendo li dentro?” era Luciana , la mamma di Valentina e Zia di Francesco.
“Niente!” risposero all’unisono i due ragazzi, immobili l’uno dentro l’altra.
“non fate casino che la nonna poi e a me che viene a rompere le scatole”.
Nella grande cascina dove vivevano tutti in famiglia, La povera nonna Rachele ,aveva la camera da letto, proprio dietro il muro della stanza della ragazza, e capitava ,troppo spesso, che quando la nipote invitava dei suoi amici a casa, dei rumori molesti arrivassero da oltre la sottile parete in carton gesso, che li divideva, facendo assumere un aria perplessa a Nonno Egidio, suo marito.
“no mamma” rispose Valentina.
“no zia, stai tranquilla!” Aggiunse il cugino.
“Va bene, io vado al supermercato, volete qualcosa?” l’avevano rassicurata Luciana era più tranquilla.
“I Sofficini” dissero all’unisono i due cugini, testimoniando ancora una volta il loro legame ,che si esprimeva anche nel manifestare gli stessi gusti sul cibo.
“Sempre co sti cazzo di sofficini” si lamentò la donna “Va bene prendo i sofficini” aggiunse rassegnata, scendendo le scale.
Quando furono sicuri di essere di nuovo soli, ripresero a scopare.
“voglio provare una cosa che ho visto su internet!”
“Chi sa che porcheria sarà, passi pià tempo sui siti porno a sborrare, che a studiare” lo prese in giro lei.
“ah! ah! girati dai troia e solleva il culo” .
Valentina si sorprese per il modo diretto con cui il ragazzo si era rivolta a lei, ma assunse comunque la postura richiesta.
“il culo però no!” gli disse li, ponendo l’ostacolo della mano, tra le natiche sopra il fiore plissettato e roseo del suo ano, mai concesso ,anche se in molti glielo avevano richiesto.
“Voglio scoparti la fica, come fanno i cani, sta tranquilla” le rispose lui.
“allora va bene” aveva già fatto qualcosa del genere il classico doggy style con una piccola variazione sul tema, che un pò la sorprese, Francesco si stava rivelando uno scopatore, tutt’altro che privo di iniziativa.
Valentina si ritrovò, inginocchiata, piegata in avanti, fino a poggiare il viso sul letto e lui la teneva costretta sotto il suo peso, tirandole con decisione le braccia dietro la schiena.
La sovrastava, restando a gambe larghe dietro di lei in bilico sul suo culo formoso e ,come promesso, infilato il cazzo nella fica, abbandonando ormai, ogni riguardo, ogni tipo di rispetto o vincolo familiare, prese a spingerlo con durezza.
“ti piace Troia?” le chiese prendendola per i capelli.
“Smettila di chiamarmi cosi, coglione!” lo invitò lei.
“è quello che sei, una grandissima Troia!” disse lui aumentando l'intensità.
“cosi mi rompi!” si lamentò lei, pur essendo incapace di negare il piacere che stava provando.
“sei una sporca lurida troia” le disse “questa camera è un casino, a terra ci sono ancora le mutandine in cui mi sono segato ,l’altro giorno, mentre eri in bagno”,
“è colpa della mamma che ancora non ha fatto la lavatrice”.
“Ti guardavo dal riflesso dello specchio, mentre a porta aperta, ti rasavi la fica”.
“Che bastardo mi spiavi”.
“sono venuto cosi tanto nel tuo tanga che mi sono preoccupato che te ne saresti accorta, e invece niente”.
“Guarda che lo so” gli confessò lei, “So che mi rubi le mutandine usate che lascio in giro per la mia camera, che guardi le foto con le mie amiche, che prendi la spugna con cui mi lavo ,o l'asciugamano con cui mi asciugo, il cuscino su cui appoggio la faccia e ci sborri sopra” aggiunse.
“e perchè non dici niente?” le chiese lui,”Te lo dico io, perchè sei una troia” l’accuso lui fermandosi un attimo e avvicinando il viso a quello della cugina. Valentina non rispose, preferì mantenere la posizione in cui era costretta, affondare il viso nel cuscino e lasciare che il cugino facesse ciò che ormai, urgeva ad entrambi.
“O dio!, o Dio!” cominciò a gemere forte il ragazzo ormai vicino al suo limite.
“non venirmi dentro” gli chiese lei.
“Sta zitta ci sono quasi” poi la schiena di lui si estese, il ritmo del suo bacino rallentò ma aumentando l’intensità dei suoi colpi afferrandole con decisione le natiche di lei
“Ecco prendilo tutto” esultò mentre il suo sperma le riempiva la fica fino all’orlo, restituendole in cambio un orgasmo, che lento ma inesorabile, roteando gli occhi verso l’alto, la colse tra spasmi e lamenti trattenuti a stento mordendo il cuscino.
“devo andare!!” disse il Francesco dieci minuti dopo, pulendosi il cazzo con le mutandine prese dal letto della cugina, vestendosi e recuperando lo smartphone, che posizionato sulla cassettiera di fianco al letto aveva ripreso tutto.
“ho l’appuntamento con Giovanna” si congedò uscendo dalla stanza, lasciandola sola, accaldata, esausta, confusa, eppure appagata.
“Coglione” sussurrò tra un sospiro e l’altro, a cosce aperte sul letto, mentre denso e costante la sborra di Francesco le colava dalla fica pulsante, dilatata e gonfia.
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