Il prelievo - seconda parte
di
Ricominciodame
genere
confessioni
Già scendendo le scale riflettevo sulla frase che Giulia mi aveva detto, mannaggia la mia pessima memoria per nomi e facce, d’altronde vedo migliaia di persone, come posso ricordare tutti, eppure…poco male.
In auto poi, mentre tornavo verso casa, ecco che la fantasia iniziava a galoppare a briglie sciolte, senza freni, sfacciata, a parte questo e che non era neppure questa grande novità, avevo la netta impressione che Giulia ci stesse provando, ma probabilmente anche questo era semplicemente frutto della mia fervida fantasia, quella che me le faceva scopare tutte, salvo poi scontrarmi con la realtà ma soprattutto con la coscienza sotto forma di malefica vocina che mi ricordava sempre che ero impegnato, di non fare cazzate e menate del genere.
Un bel respiro profondo ed eccomi tornare coi piedi per terra, un'altra giornata torrida, un’altra battaglia, mille altri volti e nomi che avrei dimenticato in fretta, certamente altre fantasie su occhi, labbra, tette e culi, e ancora la solita voce della coscienza, poi finalmente il viale alberato che porta verso casa, la stradina sterrata, la polvere che si alza al passaggio dell’auto, l’ennesimo albero caduto e per fortuna questa volta non in mezzo alla strada, un paio di colleghi che a passo spedito vanno verso il lavoro, un saluto distratto, veloce, e Giulia che mi appariva ad occhi aperti mentre parcheggiavo l’auto.
Dopo un paio di giorni erano disponibili gli esiti degli esami, ero tentato di andare a prenderli di persona, ma cazzo, l’idea di prendere l’auto e andare verso il centro mi aveva fatto desistere, così presi i codici e scaricai gli esiti via internet, un paio di valori avevano l’asterisco, uno in particolare era molto sballato, avvisai la mia dottoressa via mail e, cosa più unica che rara, dopo una decina di minuti mi telefonò, male Emme, molto male, ti devi dare una regolata e tra due settimane li ripetiamo, ti ho già mandato l’impegnativa.
Se da una parte non ero per nulla contento, dall’altra non mi dispiaceva tornare a farmi fare un bel prelievo dall’infermiera Giulia, che continuava a tornarmi in mente anche nei giorni successivi, almeno fino a quando finalmente venne a trovarmi la mia compagna con la quale passai tre giorni spensierati e all’insegna di un buon sesso che mi ha prosciugato le ormai poche energie che mi erano rimaste, ormai il traguardo era vicino e anche quella stagione stava per concludersi, ancora poche settimane e finalmente mi godevo un meritato riposo.
Con Effe, la mia compagna, mi trovavo molto bene, c’erano degli equilibri tra di noi che facevano sì di vivere serenamente il nostro rapporto, c’era amore? Si c’era, per me non era solo la compagna, ma anche l’amica, la confidente, insomma mi e ci trovavamo molto bene entrambi, restava fuori quella parte, inconfessabile, dove una parte di me, di ciò che ero un tempo, emergeva ma senza mai trovare concretamente quell’affondo, anche se a volte, lo devo confessare, la voglia o il desiderio di “assaggiare” qualcun altra c’era eccome, ma poi finivo sempre per ascoltare quella saggia voce che era la coscienza, e così una mia conquista ipotetica, terminava nella ceramica del lavandino in bagno, o nel doppio strato velato di una carta ruvida stesa nel letto, e certamente era molto meglio così.
Una decina di giorni dopo che Effe era andata via, un giorno infrasettimanale come altri, a parte il tempo che non prometteva niente di buono, il cielo era plumbeo, grigio, e un vento da est teso e fresco annunciava che anche la stagione estiva ormai era verso la sua conclusione, e così ci organizzammo a lavoro su chi avrebbe fatto il pranzo e chi la cena, io scelsi la cena, così mi sarei goduto quella giornata dal tempo incerto ma che a me piaceva molto, anche perché in spiaggia non ci sarebbe stata molta gente ed ero giunto al punto che tutto, o quasi mi dava fastidio.
Alla sera quando arrivai al lavoro diedi una rapida occhiata ai prenotati, pochi in realtà, lo sguardo si fermò su tale GIULIA F. prenotazione per 2, non nego che ebbi un leggero sussulto e subito dopo un sorriso ebete stampato sul viso, e che non passò inosservato alle due colleghe con le quali avrei lavorato quella sera, colleghe, manco a dirlo sulle quali la fantasia lavorava intensamente da inizio stagione.
L’orario della prenotazione diceva 20,30, nel frattempo un paio di tavoli erano già arrivati e andati, si vedeva proprio che eravamo a fine stagione, quella confusione di pochi giorni prima iniziava, fortunatamente, ad essere un ricordo ed ora iniziava quella specie di conto alla rovescia anche pieno di una certa noia e difficoltà a farsi passare il tempo, soprattutto alla sera dove il sole tramonta presto e il buio faceva sì che le serate sembravano molto più lunghe di prima, ma intanto l’orologio segnava le 20 e 20, ed ecco che Giulia mi appare proprio mentre rientro con dei piatti verso la cucina, sorride, dietro a lei un uomo sulla sessantina, stempiato, una folta barba bianca, poco più alto di lei, ci salutiamo e Giulia guardandomi con uno sguardo che voleva penetrare fin dentro, nell’animo o giù di lì, < allora questa sera dove me lo dai……il tavolo >!
Quella pausa prolungata tra me lo dai e tavolo, unito al suo sguardo che continuava a penetrarmi dentro e il tono della voce, risvegliò improvvisamente qualcosa, sembravo un adolescente al primo appuntamento, il bello è che molto probabilmente tutto era solo frutto della fantasia, o forse no, visto che per tutta la durata della cena Giulia mi guardava e io guardavo lei, il modo come avvicinava la forchetta alla bocca, o come masticava, e quel suo sguardo così carico di malizia, inutile dire che in alcuni momenti l’idea che al posto della forchetta ci fosse qualcos’altro, giunse prepotentemente a più riprese nel corso della serata.
Ormai s’erano fatte le dieci, l’aria era diventata ancor più fresca, il vento si era ulteriormente alzato, e ormai, a parte loro due, erano rimaste poche altre persone a chiacchierare tra gli ultimi caffè e amari a concludere la serata, invece avevo a più riprese notato che Giulia e l’uomo con il quale era, non avevano quasi mai parlato, lui concentrato a guardare il cellulare, lei a guardare me, e io a sperare che quella serata terminasse in fretta, iniziavo anche ad avere freddo nonostante la felpa che ad un certo punto mi ero dovuto mettere.
S. e A. le colleghe erano intente a sistemare, io in sala facevo presenza, fissando gli ultimi avventori nella speranza di un loro cenno per avere il conto, il tempo sembrava sospeso, come se non volesse passare, anche se da una parte questo non mi dispiaceva, Giulia ad un certo punto si alzò nella totale indifferenza dell’uomo che continuava a fissare quel cazzo di telefono che teneva tra le mani, credo che la donna avrebbe potuto fare un pompino a qualcuno e lui avrebbe imperterrito continuato a smanettare quel fottuto telefono, certe cose faccio sempre molta fatica a comprenderle, poco male, nel passarmi di fianco ecco che mi omaggia di un ennesimo sguardo, accattivante, malizioso, pieno di provocazione con il suo movimento d’anca e la gonna che le cadeva poco sopra al ginocchio, le avrei chiesto se non avesse freddo, le avrei chiesto molte altre cose, in realtà invece ne ne stetti in silenzio, limitandomi a darle uno sguardo sfuggevole al suo fondoschiena che ondeggiava come un mare in tempesta, girò l’angolo per andare in bagno, nel farlo mi diede un’altra occhiata facendomi l’occhiolino.
La situazione iniziava a diventare pericolosa, sotto tanti aspetti, uno su tutti era che la mia compagna la conoscevano tutti e qualsiasi cosa avrei dovuto stare attento, a volte anche il niente può diventare pericoloso, però cazzo, questa mi stava provocando, poi mi venne in mente che tempo pochi giorni e sarei dovuto andare a farmi il prelievo, restai fermo, immobile, fino a quando dopo una manciata di minuti, Giulia tornò, questa volta si fermò, lasciò cadere a terra un pezzo di carta, mi guardò con sguardo ammiccante, sorrise, < ci porti il conto per piacere > e via sculettando verso il tavolo dove l’uomo probabilmente mano si era reso conto di essere rimasto solo per alcuni minuti.
Prima di farle il conto e portarlo, raccolsi quel pezzo di carta, era un piccolo foglietto strappato anche male e piegato in otto, iniziai ad aprirlo, fino a quando mi apparve una scritta, ahahhaha…………, sorrisi mentre mi accorsi che anche Giulia, che nel frattempo mi stava guardano, fece altrettanto.
Che stronza, pensai tra me e me intanto che continuavo a sorridere.
Continua….
In auto poi, mentre tornavo verso casa, ecco che la fantasia iniziava a galoppare a briglie sciolte, senza freni, sfacciata, a parte questo e che non era neppure questa grande novità, avevo la netta impressione che Giulia ci stesse provando, ma probabilmente anche questo era semplicemente frutto della mia fervida fantasia, quella che me le faceva scopare tutte, salvo poi scontrarmi con la realtà ma soprattutto con la coscienza sotto forma di malefica vocina che mi ricordava sempre che ero impegnato, di non fare cazzate e menate del genere.
Un bel respiro profondo ed eccomi tornare coi piedi per terra, un'altra giornata torrida, un’altra battaglia, mille altri volti e nomi che avrei dimenticato in fretta, certamente altre fantasie su occhi, labbra, tette e culi, e ancora la solita voce della coscienza, poi finalmente il viale alberato che porta verso casa, la stradina sterrata, la polvere che si alza al passaggio dell’auto, l’ennesimo albero caduto e per fortuna questa volta non in mezzo alla strada, un paio di colleghi che a passo spedito vanno verso il lavoro, un saluto distratto, veloce, e Giulia che mi appariva ad occhi aperti mentre parcheggiavo l’auto.
Dopo un paio di giorni erano disponibili gli esiti degli esami, ero tentato di andare a prenderli di persona, ma cazzo, l’idea di prendere l’auto e andare verso il centro mi aveva fatto desistere, così presi i codici e scaricai gli esiti via internet, un paio di valori avevano l’asterisco, uno in particolare era molto sballato, avvisai la mia dottoressa via mail e, cosa più unica che rara, dopo una decina di minuti mi telefonò, male Emme, molto male, ti devi dare una regolata e tra due settimane li ripetiamo, ti ho già mandato l’impegnativa.
Se da una parte non ero per nulla contento, dall’altra non mi dispiaceva tornare a farmi fare un bel prelievo dall’infermiera Giulia, che continuava a tornarmi in mente anche nei giorni successivi, almeno fino a quando finalmente venne a trovarmi la mia compagna con la quale passai tre giorni spensierati e all’insegna di un buon sesso che mi ha prosciugato le ormai poche energie che mi erano rimaste, ormai il traguardo era vicino e anche quella stagione stava per concludersi, ancora poche settimane e finalmente mi godevo un meritato riposo.
Con Effe, la mia compagna, mi trovavo molto bene, c’erano degli equilibri tra di noi che facevano sì di vivere serenamente il nostro rapporto, c’era amore? Si c’era, per me non era solo la compagna, ma anche l’amica, la confidente, insomma mi e ci trovavamo molto bene entrambi, restava fuori quella parte, inconfessabile, dove una parte di me, di ciò che ero un tempo, emergeva ma senza mai trovare concretamente quell’affondo, anche se a volte, lo devo confessare, la voglia o il desiderio di “assaggiare” qualcun altra c’era eccome, ma poi finivo sempre per ascoltare quella saggia voce che era la coscienza, e così una mia conquista ipotetica, terminava nella ceramica del lavandino in bagno, o nel doppio strato velato di una carta ruvida stesa nel letto, e certamente era molto meglio così.
Una decina di giorni dopo che Effe era andata via, un giorno infrasettimanale come altri, a parte il tempo che non prometteva niente di buono, il cielo era plumbeo, grigio, e un vento da est teso e fresco annunciava che anche la stagione estiva ormai era verso la sua conclusione, e così ci organizzammo a lavoro su chi avrebbe fatto il pranzo e chi la cena, io scelsi la cena, così mi sarei goduto quella giornata dal tempo incerto ma che a me piaceva molto, anche perché in spiaggia non ci sarebbe stata molta gente ed ero giunto al punto che tutto, o quasi mi dava fastidio.
Alla sera quando arrivai al lavoro diedi una rapida occhiata ai prenotati, pochi in realtà, lo sguardo si fermò su tale GIULIA F. prenotazione per 2, non nego che ebbi un leggero sussulto e subito dopo un sorriso ebete stampato sul viso, e che non passò inosservato alle due colleghe con le quali avrei lavorato quella sera, colleghe, manco a dirlo sulle quali la fantasia lavorava intensamente da inizio stagione.
L’orario della prenotazione diceva 20,30, nel frattempo un paio di tavoli erano già arrivati e andati, si vedeva proprio che eravamo a fine stagione, quella confusione di pochi giorni prima iniziava, fortunatamente, ad essere un ricordo ed ora iniziava quella specie di conto alla rovescia anche pieno di una certa noia e difficoltà a farsi passare il tempo, soprattutto alla sera dove il sole tramonta presto e il buio faceva sì che le serate sembravano molto più lunghe di prima, ma intanto l’orologio segnava le 20 e 20, ed ecco che Giulia mi appare proprio mentre rientro con dei piatti verso la cucina, sorride, dietro a lei un uomo sulla sessantina, stempiato, una folta barba bianca, poco più alto di lei, ci salutiamo e Giulia guardandomi con uno sguardo che voleva penetrare fin dentro, nell’animo o giù di lì, < allora questa sera dove me lo dai……il tavolo >!
Quella pausa prolungata tra me lo dai e tavolo, unito al suo sguardo che continuava a penetrarmi dentro e il tono della voce, risvegliò improvvisamente qualcosa, sembravo un adolescente al primo appuntamento, il bello è che molto probabilmente tutto era solo frutto della fantasia, o forse no, visto che per tutta la durata della cena Giulia mi guardava e io guardavo lei, il modo come avvicinava la forchetta alla bocca, o come masticava, e quel suo sguardo così carico di malizia, inutile dire che in alcuni momenti l’idea che al posto della forchetta ci fosse qualcos’altro, giunse prepotentemente a più riprese nel corso della serata.
Ormai s’erano fatte le dieci, l’aria era diventata ancor più fresca, il vento si era ulteriormente alzato, e ormai, a parte loro due, erano rimaste poche altre persone a chiacchierare tra gli ultimi caffè e amari a concludere la serata, invece avevo a più riprese notato che Giulia e l’uomo con il quale era, non avevano quasi mai parlato, lui concentrato a guardare il cellulare, lei a guardare me, e io a sperare che quella serata terminasse in fretta, iniziavo anche ad avere freddo nonostante la felpa che ad un certo punto mi ero dovuto mettere.
S. e A. le colleghe erano intente a sistemare, io in sala facevo presenza, fissando gli ultimi avventori nella speranza di un loro cenno per avere il conto, il tempo sembrava sospeso, come se non volesse passare, anche se da una parte questo non mi dispiaceva, Giulia ad un certo punto si alzò nella totale indifferenza dell’uomo che continuava a fissare quel cazzo di telefono che teneva tra le mani, credo che la donna avrebbe potuto fare un pompino a qualcuno e lui avrebbe imperterrito continuato a smanettare quel fottuto telefono, certe cose faccio sempre molta fatica a comprenderle, poco male, nel passarmi di fianco ecco che mi omaggia di un ennesimo sguardo, accattivante, malizioso, pieno di provocazione con il suo movimento d’anca e la gonna che le cadeva poco sopra al ginocchio, le avrei chiesto se non avesse freddo, le avrei chiesto molte altre cose, in realtà invece ne ne stetti in silenzio, limitandomi a darle uno sguardo sfuggevole al suo fondoschiena che ondeggiava come un mare in tempesta, girò l’angolo per andare in bagno, nel farlo mi diede un’altra occhiata facendomi l’occhiolino.
La situazione iniziava a diventare pericolosa, sotto tanti aspetti, uno su tutti era che la mia compagna la conoscevano tutti e qualsiasi cosa avrei dovuto stare attento, a volte anche il niente può diventare pericoloso, però cazzo, questa mi stava provocando, poi mi venne in mente che tempo pochi giorni e sarei dovuto andare a farmi il prelievo, restai fermo, immobile, fino a quando dopo una manciata di minuti, Giulia tornò, questa volta si fermò, lasciò cadere a terra un pezzo di carta, mi guardò con sguardo ammiccante, sorrise, < ci porti il conto per piacere > e via sculettando verso il tavolo dove l’uomo probabilmente mano si era reso conto di essere rimasto solo per alcuni minuti.
Prima di farle il conto e portarlo, raccolsi quel pezzo di carta, era un piccolo foglietto strappato anche male e piegato in otto, iniziai ad aprirlo, fino a quando mi apparve una scritta, ahahhaha…………, sorrisi mentre mi accorsi che anche Giulia, che nel frattempo mi stava guardano, fece altrettanto.
Che stronza, pensai tra me e me intanto che continuavo a sorridere.
Continua….
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