Dammi una mano!

di
genere
incesti

Valentina e Francesco non erano semplicemente cugini; erano anime gemelle, cresciute all’ombra della grande cascina della nonna, nella provincia lombarda. Lì, tra la nebbia fitta dell'inverno, l'afa estiva e le zanzare dei campi, si articolava la vita di una famiglia enorme, dove zii e cugini condividevano ogni cosa. Ma tra loro due il legame era diverso, così profondo da sfiorare la co-dipendenza, tanto che la madre di Valentina, Luciana, ne era turbata e considerava quel rapporto quasi morboso per la sua esclusività.
Nati a pochi mesi di distanza, avevano condiviso tutto: l'infanzia in parrocchia, le scuole, i segreti. Crescendo, però, tra i due si era scavato un solco invisibile ma profondo. Valentina era sbocciata presto in una giovane donna magnetica e sicura di sé, dotata di un fascino naturale che ammaliava chiunque. Francesco, nonostante entrambi avessero compiuti i diciotto anni, al contrario, sembrava rimasto indietro, intrappolato in una fase più infantile, sia nell'aspetto sia nelle esperienze di vita.
Consapevole del proprio impatto sugli altri, Valentina aveva imparato presto a usare la propria presenza come una chiave per aprirsi le porte del mondo. Le bastava un sorriso per ottenere piccole attenzioni e favori, dall’attenzione di uno sconosciuto sulla corriera che li riportava a casa, fino a agevolazioni nei locali della zona. Questa necessità di condividere il tempo e le attenzioni di lei con il resto del mondo iniziò a consumare Francesco. Anche se Valentina continuava , ogni volta che poteva, a passare il tempo libero con lui, il ragazzo la sentiva scivolare via verso un ambiente sociale che non gli apparteneva.
Valentina voleva vivere appieno ogni opportunità che la vita le offriva, e ben presto, tra il disaccordo e i sussurri della famiglia, si era lasciata alle spalle la facciata da brava ragazza di parrocchia per abbracciare uno stile di vita mondano, indipendente e audace, finendo per essere molto chiacchierata tra i vicini e gli altri paesani.
Per Francesco, assistere a quella metamorfosi fu difficile. Giorno dopo giorno, il risentimento e il senso di esclusione si mischiarono a una forte gelosia, trasformando quel legame d'infanzia, un tempo semplice e lineare, in un sentimento tormentato e complesso, cosi, senza quasi accorgersene, era passato ad amarla in modo platonico quasi idealizzato, a sentir crescere dentro di se un desiderio carnale crescente.
Le attenzione del ragazzo erano diventate morbose, sguardi torbidi che cercavano di indagare i segreti del corpo della ragazza, il modo di toccarla pretendendo anche per se, ciò che i ragazzi in paese si vantavano di aver preso o che lei ,secondo i loro racconti, era disposta a concedere.
Valentina, in parte ignara dei sentimenti del cugino, ed essendo abituata ad un intimità senza particolari vincoli o barriere, non si negava a quelle attenzioni, almeno in proporzione a quello che lei riteneva lecito, come i continui tentativi, portati, per una sua complicità ,a buon fine, di spingere lo sguardo sotto l’orlo di una mini troppo corta, o nella scollatura generosa di una blusa.
Capitava spessissimo, che passassero pomeriggi pigri, sul divano o nel letto di lei, a coccolarsi ascoltando musica, chiacchierando o a dormicchiare abbracciati l’una tra le braccia dell’altro. in quelle occasioni, Francesco , quando pensava che la cugina fosse più esposta, più indifesa, si faceva audace e Valentina, sentiva le sue mani, correrle lungo in corpo, cercando con le dita i dettagli più morbidi, caldi, turgidi, più intimi e umidi.
Valentina non si era negata, sapeva, come ogni maschio, che il cugino aveva delle curiosità e ,li dove aveva ritenuto possibile farlo, lo aveva lasciato fare.
Poi un giorno le cose cambiarono, Francesco aveva trovato una fidanzata, almeno cosi diceva, si erano conosciuti sulla corriera, la ragazza si chiamava Giovanna, c’era stato subito tantissimo feeling, dopo un paio di incontri, e alcune uscite in comitiva, una notte dopo una serata in discoteca, i due ragazzi si erano amati a casa di lei, mentre i suoi genitori dormivano nella camera affianco.
Valentina era felice per il cugino, era contenta che finalmente avesse trovato una ragazza che lo accettasse, che lo amasse, ma qualcosa pesava sul cuore del ragazzo.
Francesco, come lei si era aspettata, le confessò la sua insicurezza, Giovanna, come molte ragazze della sua età, si dimostrava molto più esperta di lui a letto e lui sentiva di non darle abbastanza, sopratutto, in qualcosa, che lei sembrava apprezzare molto nei preliminari, il sesso orale.
Valentina, spinta da un senso di protezione quasi materno nei confronti del cugino, si era subito resa disponibile a fargli da mentore, e a dargli qualche indicazione dal punto di vista femminile.
Cosi, i loro incontri si erano trasformati in breve, in vere e proprie lezioni di anatomia e sessualità, in cui ,come materiale didattico, il cugino portava della pornografia, riviste patinate e DVD che i due guardavano assieme.
Raramente le cose che Valentina vedeva con il cugino, erano di qualche utilità a garantire a lui e alla sua nuova fidanzata il piacere che Francesco voleva garantire ad entrambi, cosi cominciò a dagli ,autentici consigli molto diretti:

“Non andare subito al punto: Il clitoride è ultrasensibile, se ci vai diretto a freddo rischi solo di darle fastidio. Parti con calma. Baci, collo, interno coscia... fai salire la tensione e aspetta che sia bella pronta.”
“Usa bene la lingua: All'inizio usa la lingua "piatta" per movimenti ampi e morbidi. Quando vedi che risponde bene, puoi usare la punta per essere più mirato sul clitoride o intorno. La regola fondamentale però è una: quando trovi il ritmo che la fa impazzire, NON cambiarlo! Resta fisso su quel ritmo finché non viene.”
“Sfrutta le mani: Non startene immobile con il resto del corpo. Usa le dita per accarezzarla, per scostare delicatamente le labbra o, se le piace, per penetrarla mentre usi la bocca. Ah, mettiti comodo: lei sul bordo del letto o tu tra le sue gambe con dei cuscini. Se ti viene il torcicollo dopo due minuti, perdi focus.”
“Ricorda: Ogni donna è un mondo a sé. Guarda come si muove, se inarca la schiena o se respira più forte. E non farti problemi a chiederle "così ti piace?" o "più piano o più forte?". Alle donne piace da morire vedere se ti interessa davvero farle provare piacere”.
Francesco ogni volta ascoltava rapito, mentre la cugina si proferiva in quei consigli, ascoltarla ,mentre sullo schermo del suo laptop andavano le immagini esplicite di un porno e sul letto erano aperte le pagine di dozzine di riviste ,era però un supplizio, che portava il ragazzo ad uno stato di necessità profonda, ad un urgenza impellente.
“cosa c’è?” gli aveva chiesto un giorno la cugina, vedendo sul suo volto un espressione di sofferenza.
“niente!” si era negato all’inizio Francesco.
“Su idiota, che cazzo hai?” lo aveva sollecitato lei, intuendo il problema del cugino.
“e che parlare con te di queste cose, in camera tua sul tuo letto, davanti a questa roba, mentre tu indossi solo gli slip e una maglietta” disse lui lasciando la frase in sospeso.
Valentina si guardò per un attimo, certo la maglietta bianca dei looney toons, era corta a scoprire l’ombellico su cui brillava il piercing, molto attillata, tanto da premere sul suo seno, una terza piena, sollevandolo e mettere in mostra i capezzoli.
Le mutandine, un tanga di taglio brasiliano di color verde acqua, con i bordi arricciati, una simpatica stampa a cuoricini su tutto il tessuto e vita decisamente bassa tanto da, mostrare il colore fulvo dei peletti sul pube, le labbra carnose e la linea della sua fica pienotta sotto di esse.
“ma mi hai visto mille volte cosi!” protestò lei.
“si ma adesso è diverso” le rispose lui portandosi una mano sul cavallo dei jeans che sembrava troppo stretto.
“ho capito… su dai togliti i pantaloni” le suggerì lei.
Francesco non se lo fece ripetere due volte rimanendo solo con le mutande.
“Va meglio?” gli chiese lei, non era la prima volta che si trovava cosi vicino al cugino in quelle condizioni tutti e due mezzi nudi, ma qualcosa che deformava gli slip il lycra del ragazzo ,di dimensioni tali da destare la curiosità della ragazza.
“Tutto bene?” le chiese lui, notando dove lo sguardo di lei andava a cadere.
“a me lo domandi?” disse lei arrossendo. “tu ,invece tutto bene?” gli chiese di rimando.
“no…non proprio” le rispose, tenendosi le mani all'inguine.
“vuoi fermarti? ne possiamo parlare un altra volta” gli disse Valentina.
“no… domani sera devo vedere Giovanna, casa sua è libera e vorrei..sai, devo solo, scaricare un pò di tensione” disse il ragazzo.
Valentina sembrò non capire subito, poi il rossore del viso pieno di lentiggini, si accese quando realizzò.
“oh.. vai in bagno e, liberati!”
“ci sono i tuoi di la, zia non sarebbe contenta di vedermi uscire ,in queste condizioni dalla tua camera”
“Gia, è vero, darebbe di matto” rise lei. poi notando l’espressione sofferente del cugino, mise da parte l’imbarazzo e abbatté uno dei ultimi confini che aveva posto nella loro rapporto.
“Fallo qui” disse senza trovare il coraggio di guardarlo.
“cosa?” chiese Francesco sorpreso.
“ma si dai, il tizio nel video l’avrà gia fatto mille volte”.
“ ma non ti da fastidio?”.
“ti ho gia visto nudo tante volte, non farà molta differenza” sorrise lei, mantenendo lo sguardo in basso tra le sue cosce dove qualcosa cominciava a vibrare e a scaldarle l’inguine.
“sei sicura?” chiese ancora lui.
“oh Fra dai, tiralo fuori e fatti una sega!”, le disse lei un pò seccata.
Francesco, esitò un attimo, poi seguì in consiglio della cugina, mettendo da un lato gli slip ed esponendo l’erezione, li sdraiato al suo fianco, fissando il soffitto sopra di loro, prese a muovere la mano lungo l’asta.
“non ci sei ancora?!” le chiese lei, era passato un secolo ,ma la domanda fu fatta più che per fretta, per l’esigenza che anche lei stava provando e che non poteva appagare, quanto meno, non in presenza del cugino.
“mi servirebbe un aiutino” rispose rivolgendosi verso di lei.
“del tipo?”.
“Fammi vedere le tette” pretese Francesco.
“ma non se ne parla proprio” gli rispose lei divertita.
“allora girati…” la supplicò.
“mi devo girare?” chiese lei.
“si… hai un gran bel culo, uno dei più belli che ho mai visto, poterlo ammirare adesso…aiuterebbe molto” disse
“uff… ok ma sbrigati” disse Valentina voltandosi su un fianco dando la schiena al cugino. “ma non toccarmi, è chiaro?” le intimò lei.
“no, no, chi ti tocca!” promise il cugino.
Valentina non poteva vederlo, ma sentiva il ragazzo agitarsi sul letto ,ansimare, sobbalzò quando sentì il glande di lui appoggiarsi tra le natiche.
“ti avevo detto di non toccarmi!” lo rimproverò.
“Scusa sono scivolato” le rispose spostandosi quel tanto da lasciarle il suo spazio ma non troppo dall’allontanarsi.
Valentina, non solo sentiva il fiato caldo del cugino sul collo, ma poteva percepire, il calore che il suo corpo emanava scaldarle la pelle.
“Non hai ancora finito?!” le chiese sentendo ormai, l’eccitazione per quella situazione salire e travolgerla.
“Ci sono quasi” ansimò francesco “puoi, puoi solo spostare un po di lato gli slip?” chiese lui.
“Cosa?”
“si dai vale, solo un pò” la supplicò.
“Uff..” si lamentò lei ma dopo aver afferrato il tessuto tra le natiche lo spostò di lato, mostrando ciò che fino ad allora era rimasto celato.
“oh… ecco ecco” gemette il cugino, solo allora Valentina si rese conto di quello che sarebbe accaduto di li a pochi istanti.
“Non osarmi sborrarmi addosso!” gli intimò, ma fu troppo tardi.
Francesco scaricò tutta la frustrazione accumulata da anni, nel solco dei suoi glutei, annaffiandole l’ano e la passerina, dalle labbra glabre ,gonfie, paffute e umide.
“hai finito?” gli chiese Valentina sbuffando.
“si grazie…. ne avevo proprio bisogno” sospirò lui.
Dopo essersi alzata e data una pulita con dei kleenex, tornò dal cugino, che se ne stava beato steso sul suo letto con le mani dietro la testa.
Era la prima volta che Valentina guardava ,il cugino, o almeno , era la prima volta che lo vedeva in quel modo, mezzo nudo, invitante nella sua erezione non del tutto scemata, Francesco era un bel ragazzo a cui però non sarebbe guastato cambiare dieta, fare un pò di attività fisica, cosi da perdere qualche chilo.
ma ciò che più la turbava non era tanto le emozioni che la nudità di lui le suscitava, ma ciò che si era spinta a concedergli.
“be.. adesso vattene, no?” gli chiese, fremendo, un senso di colpa e di pericolo prese ad agitarle lo stomaco.
“Aspetta…”
“cosa?”
“si mi hai spiegato le cose, e la base l’ho capita… ma…” disse senza trovare il coraggio di concludere la frase.
“ma cosa?” chiese Valentina sapendo benissimo dove lui volesse andare a parare.
“non ho la pratica!” disse accennando un sorriso nervoso.
“ah si?” chiese lei tenendo le mani su fianchi. “e lasciami indovinare, vorresti fare pratica su di me?”, gli chiese in tono di sfida.
“be…si sei stata cosi brava a insegnarmi, chi meglio di te.. può darmi un giudizio?”
“D’accordo!” disse lei secca, facendo trasalire il cugino.
“Sei daccordo, sul serio?” chiese sgranando gli occhi.
“Certo, anzi su diamoci una mossa!” gli disse
"perfetto sei la migliore! sei grande Vale!” le disse lui.
“forza ,lecca!!” gli disse, porgendogli il palmo della mano.
“Cosa?!” domandò perplesso Francesco.
“Vuoi fare pratica no? allora su, leccami la mano!” disse lei mettendogliela sotto al mento.
“la mano?”
“certo, è uguale, se devo valutare la tue tecnica” gli disse ,”la mano va benissimo” nello sguardo di Valentina c’era un misto tra irritazione e innegabile eccitazione.
“ma io pensavo…”.
“lo so cosa pensavi, demente, ma, no, non ci penso proprio” disse chiarendo il punto “su forza, e vediamo cosa hai imparato”
Francesco , guardò la cugina, poi la mano che gli era tesa, messe da parte l’imbarazzo, avvicinò la bocca al palmo di lei e tratta fuori la lingua prese a leccargliela.
“cosa ti ho detto prima?... parti con i baci, aspetta che lei sia pronta” lo guidò Valentina.
“usa bene la lingua, la parte piatta, movimenti ampli e morbidi” gli disse.
Era solo la mano eppure, sentiva che quel contatto riusciva ad accendere il fuoco nelle sue vene.
“mantieni questo ritmo, usa le dita per stimolare le labbra”.
“ma è la tua mano non ci sono labbra”.
“usa l'immaginazione idiota!” lo riprese lei.
“ok non ti arrabbiare!” disse per poi assoggettarsi ai comandi della cugina.
“lecca i polpastrelli, e l’incavo tra le dita, fai finta che siano le labbra della mia fica!” gli disse in un sussurro carico di eros.
“di quella di Giovanna, volevo dire!” arrossi correggendosi.
Francesco non aveva molta esperienza con le donne, ma qualcosa nel suo istinto, qualcosa negli occhi ,lucidi, quasi liquidi della cugina, sull’espressione che si andava dipingendo sul suo viso, sulla postura del suo corpo, gli disse che si, stava facendo bene e quella consapevolezza lo rese audace.
“Però” disse sornione “forse dovrei stare almeno tra le tue gambe, per simulare le condizioni reali” propose.
Valentina, sapeva dove il cugino voleva portarla, e decise di assecondarlo nel suo gioco.
“va bene fammi spazio ,testa di cazzo!” gli disse spostandolo dal suo letto e salendoci sopra, poi una volta sistemato i cuscini dietro la schiena ,sollevato il busto e le ginocchia , schiuse le gambe.
“su forza, datti una mossa!” gli disse.
“non ci posso credere!” borbottò entusiasta il ragazzo, tuffandosi di testa tra le cosce della cugina, vedendosi però negato l’accesso al suo inguine coperto dalle mani di lei.
“Sulle mani, stronzetto, sul serio credevi che ti avrei fatto leccare la mia fica?” disse lei con un sorriso maligno.
“ma Vale!” si lamentò lui.
“Vuoi il mio aiuto o no?” le disse lei divertita da quel gioco e dai ruoli che andavano delineandosi sempre di più, Francesco annuì.
“allora su forza, diamoci da fare!” gli disse afferrandogli i capelli tra le dita e portandogli la faccia ad un soffio dalla sua fica, appena nascosta dietro l’intimo umido e le mani affusolate.
“Lecca!” gli ordinò.
Non era li dove avrebbe voluto essere, ma molto vicino, tanto da sentirne il calore e impercettibile eppure presente, l’odore.
“su lecca bene, fammi sentire la lingua, bravo cosi!” lo condusse lei “ora qui solo la punta” gli disse indicandogli l’incavo tra le dita, “fingi che li ci sia il clitoride”
Francesco devoto e paziente, seguiva i suoi comandi.
“ora usa un dito, fallo scivolare lungo la fessura e poi spingilo dentro, piano” continuò lei.
Mentre procedeva come gli era stato indicato, il ragazzo si rese conto che superato il margine delle dita della cugina, ciò che sentiva sui polpastrelli celato appena da un sottile strato di tessuto, non era la semplice carne della ragazza, ma la sua fica.
Valentina, non sembrava badarci, mentre le sue dita, mosse dalla curiosità di sapere fin dove poteva spingersi, si muovevano sulla sua passera, spingendo all’interno delle labbra il tessuto madido di umori.
“Bravo continua cosi!” sussurrò lei, con l’animo acceso Francesco mise da parte ogni esitazione, afferro con entrambe le mani le mutandine della cucina e deciso le fece scivolare via lungo le cosce, Valentina, rossa in viso, con il fiato corto a grattargli la gola, non oppose alcuna resistenza.
“è…bellissima” disse lui ammirando il sesso della cugina offerta tra le cosce spalancate.
Le labbra erano un pò scure, umide, appena schiuse, sormontate dal un cespuglio di peli rossi come suoi capelli, il tatuaggio di un piccolo geco ne decorava l’inguine.
“la tua fica è bellissima!” gli disse posando una mano sopra e saggiando il calore sotto il palmo.
“e la tua ragazza?” chiese Valentina. mentre il cugino, con il cazzo duro si trovava spazio tra le sue cosce e si avvicinava sempre di più.
“Tu sei meglio!” le disse baciandola con passione e spingendo deciso il suo uccello dentro di lei, facendola fremere a quella invasione, a cui, ormai non sapeva più opporsi.
scritto il
2026-09-28
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