Un veloce intermezzo.
di
passodalfiume
genere
incesti
Cristina se ne stava stesa sul letto a leggere una rivista di moda, era rientrata dall’università dopo una giornata stancante, aveva fatto una lunga doccia e poi si era fiondata in camera sua per cercare un po ' di relax.
Federico, suo fratello entrò nella stanza, sperando di trovare un pò di pace dopo aver passato tutta la giornata a spaccarsi la schiena in cantiere, pronto a tuffarsi nel suo letto accanto a quello della sorella, nella stanza che condividevano come quando erano solo bambini.
La sorella, incapace di comprendere il senso della parola decenza e pudore, se ne stava a seno nudo, indossava solo gli slip, slip ancora umidi, pregni ,dei suoi umori. Aveva passato il tempo che le era stato concesso a masturbarsi e ora i segni di quell'amplesso solitario erano palesi, come in un rito quotidiano di confort aveva sottoposto la sua passera grassoccia e glabra, a quel dolce supplizzio. La sua carne aveva gradito quella sua cura e ora aderiva al tessuto bagnato. Sul letto abbandonato dopo l’utilizzo, sul copriletto su cui si allargava scura ,una macchia umida, restava il dildo con cui aveva rincorso e ottenuto, il suo piacere. La stanza pregnava del profumo della sua fica e subito, quell’aroma cosi intenso andò a solleticare le narici del fratello.
“Cristo santo, Cri, apri almeno la finestra!” le disse lui.
“non rompere!” rispose lei mettendosi su un fianco e mostrandogli il generoso culo tra le cui natiche sode scivolava sottile una lingua di tessuto rosa di raso lucido.
Federico andò a sedersi sul suo letto, a meno di un metro da lei, perdendosi in quelle forme sinuose.
"sei ancora tutta bagnata" osservò spingendo un dito tra le labbra cedevoli della fica della sorella ,oltre il tessuto delle sue mutandine messo di lato.
"Dai piantala!" protestò lei scacciandogli la mano.
“non potevi aspettarmi?” le chiese.
“quando servi non ci sei mai” protestò lei, mentre il fratello si disfava dei pantaloni.
“Adesso sono qui” le disse, presentandogli il cazzo eretto tra le natiche sode.
“no, nel culo no, mi fa ancora male dall’ultima volta” lo pregò lei.
“Da quanto non prendi la pillola?” chiese lui esitando, strofinando il glande contro la fica, gia pronta ad accoglierlo. Cristina provò a fare mente locale, scoprendo di non poterne essere certa.
“beh, allora non ho scelta!” le disse, spostando appena di lato il perizoma della sorella e premendo la propria erezione contro l’ano plissettato e un pò scuro di lei.
“Usa il preservativo, scopami pure nella fica se credi, ma lasciami in pace il culo” lo supplicò.
“non ne ho con me, li ho consumati tutti ieri con la mamma ,sai che a lei non piace quando le vengo dentro” gli rispose lui, penetrandola con decisione.
"lo avete fatto ancora?" chiese la sorella.
"non abbiamo mai smesso da quando siamo tornati" le rispose.
"Sei gelosa?" le chiese notando una nota furiosa nei suoi occhi celesti che aveva imparato a leggere.
"no, sai quanto me ne fotte" disse lei mentendo.
"Tata non devi ,quello che do a lei, lo do anche a te" la rassicurò, facendo affondare la propria carne dentro.
“Che palle!” protestò veemente la sorella, arrendendosi.
“Faccio in fretta dai, porta pazienza” le disse il fratello ,ma ,come accadeva il più delle volte non fu cosi, ne lei riuscì a porre freno a quella frenesia, che ogni volta nasceva da lui e ,ogni volta, si diffondeva, come un incendio a lei.
Federico le scopò il culo due volte, farcendole il retto, poi rivolse la stessa attenzione alla bocca della sorella, e non pago, per tutto il pomeriggio fino all’ora di cena, riservò lo stesso trattamento alla passera colmandone l’utero a tal punto che, mentre erano a tavola a consumare la cena davanti ai genitori, la sborra di Fede le grondava dalla fica, incollandole il culo sopra alla seduta di plastica della sedia.
Fede non era l’unico godere del suo corpo, ne l’unico con cui condivideva i piaceri della carne, cosi quando davanti al lavello, a cui la madre l’aveva costretta, senti afferrarsi da dietro, capì di avere l’urgenza di un altro uomo da assecondare.
“Sei bellissima oggi piccola” le sussurrò all’orecchio il padre Luciano, afferrandole i seni, strizzandole i capezzoli, che erano rimasti nudi per tutta la sera.
“Mi domandavo quando saresti venuto” le sussurrò lei dopo essersi persa in un lungo focoso bacio, in cui lel loro lingue si consumarono a vicenda.
“ti ho pensato tutto il giorno” le rispose,"mi sono segato due volte ,venendo sulla tua foto che ho in ufficio sulla scrivania" le confesso.
"E ora non vedo l'ora di scoparti a dovere, come ho immaginato tutto il giorno" aggiunse, prendole una coscia, montandola sul lavello davanti a lei e poi, dopo aver trovato la via fino all’ingresso della sua fica, vi spinse dentro l’ardore che la figlia aveva suscitato in lui.
"Aye Papì" aveva sussurrato lei, mentre il padre la scopava.
"Anche Fede e la Mamma si danno da fare" disse l'uomo, tenendola per i fianchi e muovendosi a ritmo crescente. Cristina si voltò e vide la madre Elena, con il seno di fuori e il vestito di cotone leggero a fiori, ridotto ad una fascia attorno alla vita, accucciata tra le ginocchia del figlio, famelica gli divorava il cazzo.
Era cosi che funzionava, in casa Colombo lo era da quando, quell’estate, dopo un viaggio in un isola remota, dove andare in giro nudi era un obbligo, la famiglia aveva scoperto il piacere della carne e del sesso tra consenguinei.
Federico, suo fratello entrò nella stanza, sperando di trovare un pò di pace dopo aver passato tutta la giornata a spaccarsi la schiena in cantiere, pronto a tuffarsi nel suo letto accanto a quello della sorella, nella stanza che condividevano come quando erano solo bambini.
La sorella, incapace di comprendere il senso della parola decenza e pudore, se ne stava a seno nudo, indossava solo gli slip, slip ancora umidi, pregni ,dei suoi umori. Aveva passato il tempo che le era stato concesso a masturbarsi e ora i segni di quell'amplesso solitario erano palesi, come in un rito quotidiano di confort aveva sottoposto la sua passera grassoccia e glabra, a quel dolce supplizzio. La sua carne aveva gradito quella sua cura e ora aderiva al tessuto bagnato. Sul letto abbandonato dopo l’utilizzo, sul copriletto su cui si allargava scura ,una macchia umida, restava il dildo con cui aveva rincorso e ottenuto, il suo piacere. La stanza pregnava del profumo della sua fica e subito, quell’aroma cosi intenso andò a solleticare le narici del fratello.
“Cristo santo, Cri, apri almeno la finestra!” le disse lui.
“non rompere!” rispose lei mettendosi su un fianco e mostrandogli il generoso culo tra le cui natiche sode scivolava sottile una lingua di tessuto rosa di raso lucido.
Federico andò a sedersi sul suo letto, a meno di un metro da lei, perdendosi in quelle forme sinuose.
"sei ancora tutta bagnata" osservò spingendo un dito tra le labbra cedevoli della fica della sorella ,oltre il tessuto delle sue mutandine messo di lato.
"Dai piantala!" protestò lei scacciandogli la mano.
“non potevi aspettarmi?” le chiese.
“quando servi non ci sei mai” protestò lei, mentre il fratello si disfava dei pantaloni.
“Adesso sono qui” le disse, presentandogli il cazzo eretto tra le natiche sode.
“no, nel culo no, mi fa ancora male dall’ultima volta” lo pregò lei.
“Da quanto non prendi la pillola?” chiese lui esitando, strofinando il glande contro la fica, gia pronta ad accoglierlo. Cristina provò a fare mente locale, scoprendo di non poterne essere certa.
“beh, allora non ho scelta!” le disse, spostando appena di lato il perizoma della sorella e premendo la propria erezione contro l’ano plissettato e un pò scuro di lei.
“Usa il preservativo, scopami pure nella fica se credi, ma lasciami in pace il culo” lo supplicò.
“non ne ho con me, li ho consumati tutti ieri con la mamma ,sai che a lei non piace quando le vengo dentro” gli rispose lui, penetrandola con decisione.
"lo avete fatto ancora?" chiese la sorella.
"non abbiamo mai smesso da quando siamo tornati" le rispose.
"Sei gelosa?" le chiese notando una nota furiosa nei suoi occhi celesti che aveva imparato a leggere.
"no, sai quanto me ne fotte" disse lei mentendo.
"Tata non devi ,quello che do a lei, lo do anche a te" la rassicurò, facendo affondare la propria carne dentro.
“Che palle!” protestò veemente la sorella, arrendendosi.
“Faccio in fretta dai, porta pazienza” le disse il fratello ,ma ,come accadeva il più delle volte non fu cosi, ne lei riuscì a porre freno a quella frenesia, che ogni volta nasceva da lui e ,ogni volta, si diffondeva, come un incendio a lei.
Federico le scopò il culo due volte, farcendole il retto, poi rivolse la stessa attenzione alla bocca della sorella, e non pago, per tutto il pomeriggio fino all’ora di cena, riservò lo stesso trattamento alla passera colmandone l’utero a tal punto che, mentre erano a tavola a consumare la cena davanti ai genitori, la sborra di Fede le grondava dalla fica, incollandole il culo sopra alla seduta di plastica della sedia.
Fede non era l’unico godere del suo corpo, ne l’unico con cui condivideva i piaceri della carne, cosi quando davanti al lavello, a cui la madre l’aveva costretta, senti afferrarsi da dietro, capì di avere l’urgenza di un altro uomo da assecondare.
“Sei bellissima oggi piccola” le sussurrò all’orecchio il padre Luciano, afferrandole i seni, strizzandole i capezzoli, che erano rimasti nudi per tutta la sera.
“Mi domandavo quando saresti venuto” le sussurrò lei dopo essersi persa in un lungo focoso bacio, in cui lel loro lingue si consumarono a vicenda.
“ti ho pensato tutto il giorno” le rispose,"mi sono segato due volte ,venendo sulla tua foto che ho in ufficio sulla scrivania" le confesso.
"E ora non vedo l'ora di scoparti a dovere, come ho immaginato tutto il giorno" aggiunse, prendole una coscia, montandola sul lavello davanti a lei e poi, dopo aver trovato la via fino all’ingresso della sua fica, vi spinse dentro l’ardore che la figlia aveva suscitato in lui.
"Aye Papì" aveva sussurrato lei, mentre il padre la scopava.
"Anche Fede e la Mamma si danno da fare" disse l'uomo, tenendola per i fianchi e muovendosi a ritmo crescente. Cristina si voltò e vide la madre Elena, con il seno di fuori e il vestito di cotone leggero a fiori, ridotto ad una fascia attorno alla vita, accucciata tra le ginocchia del figlio, famelica gli divorava il cazzo.
Era cosi che funzionava, in casa Colombo lo era da quando, quell’estate, dopo un viaggio in un isola remota, dove andare in giro nudi era un obbligo, la famiglia aveva scoperto il piacere della carne e del sesso tra consenguinei.
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