Undercover Lady: Il Caso di Simona F.

di
genere
trans

Capitolo 1. Il Mirò.

L'agenzia investigativa Lazzaroni & Galbani era attiva da ben quindici anni nel settore privato. Linda e sua moglie Alice si erano fatte un nome rispettabile nel mondo delle investigazioni. Prediligevano le storie in cui erano coinvolte le donne, sia che vestissero i panni delle vittime sia quelli delle carnefici. Attraverso quelle indagini, Linda esplorava il mondo femminile, che trovava decisamente più affascinante. Gli uomini, nel commettere crimini, sembravano spinti da pochi istinti basici; le donne, invece, avevano motivazioni personali molto più complesse, ed lei era catturata da quella complessità.
Da quattro mesi Linda stava indagando sulla misteriosa scomparsa di Simona F., figlia di un noto industriale senese. La scia di indizi l'aveva portata fino all'hinterland milanese, sulle tracce di un piccolo spacciatore di nome Tony Splendido. Non era stato facile convincerlo a parlare, ma Linda sapeva come usare il suo fascino femminile. E se quello non funzionava, ricorreva a metodi alternativi richiamando la sua indole maschile: alla fine, lo aveva costretto a collaborare.
Ebbene sì, anche a un occhio molto attento sarebbe sfuggito. Trovandoti davanti a lei, una mora di un metro e settantacinque, solo in esclusivi momenti intimi , solo se fosse stata nuda, avresti scoperto che Linda Galbani, in un suo lontano passato, rispondeva al nome di Filippo. Linda era una donna bellissima, il tipo che non passa inosservato, dotata di un fascino con cui manipolava gli altri, soprattutto gli uomini, portandoli a fare ciò che le serviva.
Era figlia di Antonio, un brigadiere dei carabinieri in pensione. L’uomo l'aveva cresciuta da solo, da quando il cancro gli aveva portato via la moglie, quando Linda era solo una bambina. Antonio l'aveva cresciuta come Filippo ma, davanti alla transizione del ragazzo, non si era arreso: l’aveva semplicemente accettata. Linda riviveva molti degli aspetti emotivi del padre: l’intelligenza, il coraggio e, soprattutto, l’amore per la giustizia.
Così, non potendo intraprendere una carriera nelle forze dell’ordine ,visto che la burocrazia dell'epoca riteneva la sua una condizione troppo particolare , era entrata nel mondo dell’investigazione privata. Aveva conseguito due Lauree Magistrali frequentando la Federico II a Napoli, una in Giurisprudenza e l’altra in Criminologia. Con passione, determinazione e gli insegnamenti del padre, aveva costruito una carriera ricca di soddisfazioni. Successi che, anche se lei preferiva tutelare la propria privacy, l’avevano portata persino agli onori della cronaca.
Un giornalista di Roma, forse in modo poco elegante, l’aveva ribattezzata per via della sua storia personale "Lady Undercover". Linda non si era offesa; anzi, aveva usato quel marchio, nato per dileggio, come simbolo della sua natura e della sua azienda.
Quindi, sotto la scritta sulla porta d'ingresso, "Agenzia investigativa Lazzaroni & Galbani", si leggeva: Lady Undercover.
Tony le aveva confessato l'esistenza di un fitto giro di prostituzione minorile: ragazzine provenienti da tutta Europa venivano introdotte all'interno di club privati. Le aveva anche rivelato che una giovane molto simile alla descrizione di Simona era stata reclutata di recente in un locale clandestino fuori Milano, il Mirò.
«Non funzionerà», disse Tony, stringendo nervoso il volante della sua coupé.
«Certo che funzionerà», lo tranquillizzò Linda, seduta al suo fianco.
«Non se la berranno mai», incalzò lui, scuotendo la testa.
«Cosa vorresti dire?»
«Beh, senza offesa... ma di solito io vado in giro con donne molto più giovani!»
Linda non si scompose. Si limitò a fissarlo negli occhi, appoggiandogli una mano sulla coscia. La strinse con una forza tale da trasmettergli tutta la sua inflessibile determinazione.
«Allora farai in modo che funzioni», gli sussurrò, prima di aprire la portiera.
Quando scese dall'auto, Linda era una visione: indossava un mini abito aderente color argento e tacchi altissimi. Non sfigurava affatto accanto alle ragazzine che si aggiravano nel parcheggio tra le vetture. Alla soglia dei quarant'anni, emanava il fascino magnetico di un fisico scolpito dalla disciplina atletica e dai sacrifici personali. Era una donna decisamente splendida, capace di catturare gli sguardi degli uomini e di manipolare la volontà con le parole.
Nonostante fosse dichiaratamente lesbica ,sapeva benissimo che i maschi avevano un debole per lei e aveva sempre fatto di tutto per sfruttare questo vantaggio sia nella vita privata, tanto nel percorso accademico, che in quella professionale.
Prendendo Tony sottobraccio, vivendo a pieno il ruolo della “fidanzatina” avanzò con passo sicuro verso l'ingresso del locale, dove si era accalcata una fila lunghissima. Il piano, in fondo, era semplice: fingersi la donna dell’ uomo, superare la sicurezza , dare un occhiata in giro e raccogliere informazioni per ritrovare Simona.
Linda avanzava con aria spensierata insiema al suo ospite, dall’aria invece un pò preoccupata, il ticchettio dei suoi passi tamburellava sull’asfalto rovinato ,tra auto e persone, il chiacchiericcio , la musica alta e le lcui, che arrivavano dall’edificio davanti a loro, chiunque avesse incrociato il suo sguardo si sarebbe fermato, senza nemmeno capire il perché.
La donna aveva eseguito pochi interventi nel corso della sua transizione: solo il seno era stato riempito con il silicone per darle una naturale seconda misura. Al resto ci aveva pensato madre natura , con labbra invitanti, con una vita sottile, fianchi morbidi e linee sinuose che parlavano di una femminilità autentica, mai forzata da un bisturi.
Linda era il tipo di donna che ridefiniva lo spazio intorno a sé. Alta un metro e settantacinque di fiera eleganza, si muoveva con la grazia fluida e guardinga di chi era abituato a osservare senza mai farsi sorprendere. Il viso, dai lineamenti netti e dalle labbra piene, era incorniciato da una frangia geometrica, color corvino, scura e lucida come l'inchiostro, che tagliava la fronte in maniera netta appena sopra le sottili sopracciglie sempre curate e metteva in risalto due occhi color cioccolata capaci di leggere dentro chiunque con una sola occhiata distratta.
Quella sera, sotto una vezzosa giacca corta di peluche rossa, indossava un abito d'argento laminato che sembrava colato direttamente sulla pelle, liquida e metallica, e catturava ogni minimo riflesso della luce notturna ,si snodava attorno a uno scollo all'americana, lasciando scoperte, sotto la giacca, le spalle toniche e le braccia scattanti.
Sulla coscia destra, appena sotto l’orlo cortissimo del vestito e celata dietro il sottile strato dei collant aperti tra le cosce, spiccava una magnifica farfalla tatuata, l'emblema della sua transizione. E non era l’unico segno sulla sua pelle. Linda aveva decorato ampie sezioni del proprio corpo con cura e talento, affidandosi a veri maestri tatuatori; quei disegni non deturpavano affatto le sue forme snelle e seducenti, anzi le rendevano ancora più intriganti. Immagini che la rappresentavano e che la raccontavano a fondo.
Quei tatuaggi erano stati l’unico vero terreno di scontro con il padre. Antonio, uomo comprensivo ma ancora molto legato a certi valori tradizionali, proprio non riusciva ad apprezzarli. Smise di protestare solo il giorno in cui, durante un pranzo davanti alla TV, Linda appena maggiorenne, si presentò davanti a lui nuda, con indosso solo gli slip , mostrandogli orgogliosa, sulla spalla sinistra l’ultimo capolavoro della sua collezione, il volto suo e quello di sua moglie Eleonora, nel giorno delle loro nozze, fedelmente riprodotto da una fotografia dell’epoca. Solo allora il vecchio carabiniere aveva ceduto, comprendendo che quello era il modo in cui sua figlia aveva scelto di custodire i suoi affetti e di raccontarsi e presentarsi al mondo.
“ci siamo quasi, si va in scena!” disse più a se stessa, che al tizio nervosetto al suo fianco.
La donna sentiva gli sguardi su di se, ci era abituata, era bellissima, letale e splendidamente complessa. Davanti a una creatura del genere, al modo in cui riempiva l'aria con la sua sola presenza, la mente di chiunque si svuotava, quello era sempre accaduto da quando aveva smesso i panni di Filippo ed era entrata nella pelle di Linda: ogni dettaglio del suo passato sbiadiva, fino a cancellarsi. Non importava da dove fosse partita o quale nome avesse gridato il medico il giorno della sua nascita. L'unica realtà che contava, l'unica che aveva il diritto di esistere, era la donna magnetica che si muoveva tra luce e ombra.
«Non funzionerà mai», ripeté Tony per l'ennesima volta, con la voce che gli tremava per la tensione.
«Certo che funzionerà. Basterà dare un po' di spettacolo», lo rassicurò lei, mantenendo un tono calmo e disinvolto.
Poi, senza dargli il tempo di replicare o di capire cosa avesse in mente, Linda agì. Non appena si trovarono a portata di sguardo dei massicci buttafuori che presidiavano l'ingresso, afferrò l'uomo per il bavero della camicia, lo tirò a sé e gli infilò con decisione la lingua in bocca. Fu un bacio profondo, passionale e sfacciato, recitato alla perfezione davanti a tutti.
Tony rimase pietrificato dalla sorpresa. In quell'occasione scoprì che Linda portava un piercing a punzonarle la lingua e, di lì a poco, avrebbe compreso che quello non era l’unico pezzo di metallo con cui la donna aveva scelto di decorare le parti più intime e nascoste del suo corpo.
Quando si staccò, lasciando Tony senza fiato e visibilmente stordito, un filo di saliva si tese tra le loro bocche ancora spalancate, poi Linda gli sussurrò con un sorriso malizioso: «Visto? Adesso nessuno potrà mai sospettare che non sono la tua ragazza.»
«Tony, brutto figlio di una gran cagna! Dov'eri sparito?» li interruppe con voce roca uno dei buttafuori, un omone di due metri per cento chili di muscoli, dalla pelle scura e lo sguardo cattivo, che evidentemente lo conosceva da tempo.
«Sai come si dice... in giro a fare affari», rispose lui, cercando di mantenere un tono disinvolto nonostante il batticuore.
Si salutarono con un gesto rapido e naturale: nel palmo della mano Tony nascose un microscopico sacchetto di plastica contenente una sostanza azzurra, che l’altro accettò volentieri facendolo sparire in tasca.
L'armadio in giacca nera squadrò Linda da capo a piedi, con gli occhi pieni di fame. «E questa bella signora che è con te? Chi è?»

«È la mia nuova troia», rispose Tony. Per rendere credibile la messinscena, le posò una mano pesante sulla natica soda, stringendola per dimostrare il suo possesso.
“piacere Linda!” si presentò lei con un tono di voce, da tipica svampita.
Linda non si scompose minimamente mentre la mano di Tony era intenta a saggiare la consistenza e l'elasticità del suo fondoschiena. Rimase perfettamente nel personaggio, continuando a sorridere con aria languida e sfrontata.
«Carina...», commentò il buttafuori, passandosi la lingua sulle labbra e pregustando già il momento di appartarsi con lei. «Mi farai fare un giro, amico mio?»
«Certo, Walter. Quello che è mio è tuo, lo sai bene. A cosa servono gli amici, altrimenti?», rispose Tony, allargando le braccia con un sorriso complice.
Walter ricambiò, visibilmente soddisfatto.
«Forza, entrate e divertitevi. Ci vediamo dopo!», disse, allacciando al polso di entrambi due braccialetti rossi. «Questi sono per l’area VIP», li informò.
«Grazie, amico mio!», disse Tony.
«Sì, grazie Walter, sei dolcissimo», aggiunse lei.
«Oh, piccola, non sai quanto…», sorrise feroce l’uomo, preannunciando chi sa quale supplizio avesse in mente di sottoporla. Non era affatto facile mettere a disagio Linda, ma quel tizio, per un secondo, ci era riuscito.
«Forza, falli entrare», ordinò Walter all’altro uomo alla porta, scostandosi per far passare la coppia prima di tutti gli altri.
«Ehi, ma noi siamo qui da più di un'ora!», protestò un ragazzo nell'ordinata fila.
«E ora te ne vai a fanculo in fondo alla coda!», gli sbraitò contro Walter, afferrandolo per il gomito e strattonandolo via.
Non appena varcarono la soglia e si lasciarono alle spalle l'ingresso, il tono di Linda cambiò radicalmente. «Toccami ancora il culo senza il mio consenso, e ti spezzo due dita della mano», lo avvisò a bassa voce, continuando a sfoggiare un sorriso radioso a favore di chiunque la guardasse nel corridoio.
«Hai detto tu che dovevamo sembrare credibili!», si giustificò Tony, allontanando subito la mano e aumentando le distanze, visibilmente spaventato dalla freddezza di quella minaccia.
L'interno del locale non era altro che un vecchio e immenso magazzino abbandonato, riadattato alla buona con luci stroboscopiche, divanetti e un bancone del bar ricavato accatastando vecchi bancali di legno e pianali logori per farlo somigliare a una discoteca. Non c’era neanche un DJ: la musica veniva sparata a palla dalle casse sparse in giro, direttamente da chissà quale computer portatile. L'aria era densa e irrespirabile. Lo spazio era stipato di persone ben oltre i limiti consentiti, il che avrebbe reso impossibile qualsiasi via di fuga in caso di emergenza, ragionò Linda. L’atmosfera era carica, satura di ragazzi che consumavano alcol e sostanze di ogni tipo.
Ma Linda non era lì per fare festa: il suo unico obiettivo era trovare Simona, o almeno raccogliere un indizio utile che la portasse da lei.
Si sedettero su un divanetto, cercando di sembrare una coppietta come le altre. Ordinarono due drink a una tizia palesemente sconvolta che passava con un vassoio e, mentre la guardavano barcollare verso il bar, si domandarono se sarebbe mai tornata.
Aspettarono in vano.
Con crescente disagio di Linda, Tony era entrato fin troppo nella parte.
«Cristo, Tony, datti una calmata», gli disse lei a bassa voce, cercando di tenergli le mani a posto.
«Non posso, qua sono uno conosciuto. Se mi vedono fare il bravo ragazzo si insospettiscono», si giustificò lui, mentre con fare irrispettoso faceva scivolare le mani tra le cosce di lei, sotto l'orlo del vestito.
«Tony, ricordi la promessa che ti ho fatto poco fa?», gli chiese lei, bloccandogli il polso con una presa d'acciaio. L'uomo avvertì la pressione delle sue dita e si acquietò immediatamente, ritirando la mano.
La copertura funzionava alla perfezione. Calati nella parte, passavano del tutto inosservati tra la folla.
«Prendi questa», le disse Tony, allungandole la misteriosa sostanza azzurra che poco prima aveva ceduto a Walter, dosata sulla punta del tappo di una penna biro.
«Non prendo la tua merda!», sibilò lei a denti stretti.
«Ci stanno guardando tutti e lo vedi da te: non c’è nessuno qui dentro che non si sia calato qualcosa.»
Lei ragionò rapidamente e ammise a se stessa che lo spacciatore aveva ragione. L’uso di stupefacenti era il passaporto principale per confondersi in quel buco infernale; non adeguarsi alla massa avrebbe attirato sospetti immediati.
«Che cosa è?», domandò prima di procedere.
«Qualcosa che scioglie i nervi», si limitò a rispondere.
Linda, piantò gli occhi in quelli di lui, silenziosa gli promise che se l’effetto di quella roba non le fosse stato gradito, le conseguenze su di lui sarebbero state dolorose. si abbasso per sniffarla ma Tony la fermò.
“la devi mettere sotto la lingua, fa effetto piu presto” e lei cosi fece.
Sotto la lingua, la polvere azzurra si sciolse con una scossa metallica che le fece vibrare il piercing.
Linda prese il bicchiere sul tavolino davanti a lei intenta a diluire quel sapore alieno nella sua bocca, ma Tony le fermò la mano.
“no lascia che si sciolga da sola” le disse e Linda deglutì, e la sostanza non le diede il tempo di combattere: scese rapida mescolandosi al suo flusso sanguigno manifestando gli effetti in modo quasi immediato.
“Cazzo” ammise lei, la realtà si accese all'improvviso, violentemente amplificata ed esasperata.
“non combatterla, lasciale fare il suo lavoro” le disse Tony ammirandola, prendendo per se un altra dose di quella polvere fatata.
Se da un lato il tempo sembrava essere rallentato, tutto intorno a lei era percepito più vivido, più reale. la musica arrivava ovattata, le frequenze alte le graffiavano i timpani e i bassi le entravano sottopelle, sgranati, pesantissimi e rallentati. Linda cercò di aggrapparsi alla propria volontà, di fare appello alla propria forza interiore, ma quella roba agiva dritta sui recettori, alterando le distanze e sfumando i confini dei pensieri in un'euforia forzata.
«Quelle scale. Credo che di lì si arrivi all’area VIP», nei pochi istanti di lucidità, Linda dopo aver ispezionato il locale con lo sguardo, mentre simulava in maniera controllata alcune effusioni con il suo partner.
«Rilassati, siamo appena arrivati!», protestò Tony, visibilmente travolto dalle attenzioni che la donna gli stava regalando per dovere di copione e per effetto alterato della propria coscienza.
«Non sono qui per perdere tempo.» disse lei afferrandogli la faccia tra le mani.
Incredibile, Linda, sembrava star gia smaltendo gli effetti della chimica che le scorreva nel sangue.
«Beh... io adesso non posso proprio muovermi», protestò lui, allargando le gambe e mostrando senza alcuna vergogna l’effetto che quelle carezze, per quanto simulate, avevano avuto su di lui.
«Cristo, Tony.»
«Che ci posso fare? Sei una stronza prepotente, manesca, ma sei anche una bellissima donna», disse lui per giustificarsi. «E io sono un uomo decisamente sensibile alla bellezza femminile», concluse con un sorriso viscido, liberando il proprio membro eretto dalla stoffa dei pantaloni.
«Su, piccola stronza, fai la carina per il tuo paparino», pretese.
Linda non amava i maschi. Ci aveva provato in passato, all’inizio della sua transizione, ma aveva capito presto di preferire le linee morbide e accoglienti di un corpo femminile a quelle rigide e sgraziate degli uomini. In qualsiasi altra circostanza avrebbe contuso i genitali di quel viscido con un pugno ben piazzato, ma un gesto simile avrebbe fatto saltare la copertura, vanificando i quattro mesi di ricerche e il tentativo di scoprire che fine avesse fatto la povera Simona. Doveva mettere da parte i gusti personali, ingoiare il disgusto e andare avanti con quella logorante sciarada.
«Ok… ti farò una sega, ma niente di più», lo avvisò , sorprendendosi da sola per quella concessione. Forse era la polvere a parlare per lei.
«Una sega? Che cosa hai, tredici anni?», protestò Tony. «Tesoro, sono venuto qui gratis. Merito almeno una ricompensa, e una ricompensa seria. Perché invece non usi questa magnifica bocca? Non vedo l’ora di sentire quel piercing che hai sulla lingua sul mio grosso e nodoso cazzo», le disse con violenta volgarità, consapevole che, con l’assunzione della droga, il carattere deciso di Linda, sarebbe stato più accomodante.
La donna si trovò a fissare il membro del suo ospite. Le dimensioni erano ragguardevoli, al punto da spingerla a chiedersi se quella non fosse una percezione alterata e ingigantita dalla sostanza azzurra. Anche lei ne aveva uno. Non aveva mai completato la transizione; non ne aveva mai sentito il bisogno, anzi, la forma dei suoi genitali faceva parte della sua natura più autentica , oltretutto, le permetteva di amare le donne. E, sopra ogni altra donna, la sua adorata Alice.
Lei e quella che poi sarebbe diventata sua moglie si erano incontrate anni prima in un'aula della Federico II di Napoli, durante il corso di contrasto ai crimini informatici. Si erano innamorate perdutamente. Alice aveva accettato la sua natura e le sue passioni; per quanto diverse nell'aspetto fisico e nel carattere, erano l’una la perfetta controparte dell’altra, e proprio per questo avevano deciso di unire il resto della loro vita, sia privata che professionale.
«Ok, diamoci una mossa!», disse Linda, abbassandosi sull’inguine dell’uomo.
Era chiaro che il suo stato fosse profondamente alterato, ed era solo così che riusciva a spiegarsi quella improvvisa disponibilità. Ma c’era dell’altro. Sotto l'effetto di quella polvere azzurra stava nascendo un desiderio viscerale, un appetito improvviso e prepotente suscitato da un uomo, una sensazione che non avvertiva più da anni, da decenni.
“Fantastico!” esclamò Tony, pronto a vivere l’esperienza che aveva immaginato fin dal loro primo incontro.
Quando le sue labbra toccarono la pelle calda e umida dell'uomo, il mondo intorno a lei sembrò sparire.
Il contatto fisico, quel gesto cosi intimo, amplificato dalla sostanza, si alterò trasformandosi in un corto circuito sensoriale che le azzerò i pensieri.
Linda smise di essere la donna che manteneva sempre il controllo su tutto, in quel momento divenne puro istinto, guidata da un appetito, spinto dalla chimica che le scorreva nel sangue come elettricità.
“non fermarti piccola!” la esortò Tony tenendole la testa tra le mani e guidandone il ritmo.
La barretta d’acciaio del suo piercing divenne un conduttore termico, un punto di freddo assoluto che si scontrava con il calore febbrile di Tony, creando un contrasto che strappò allo spacciatore un gemito soffocato.
Non c'era delicatezza in quel gesto, ma una determinazione feroce. Linda usò la propria bocca come uno strumento di piacere.
Rapita dai sensi, non si accorse immediatamente che Tony, approfittando della sua postura, le aveva sollevato l’orlo del vestito per spingere una mano tra le sue natiche. Una volta trovata la sottile barriera del perizoma bianco e sfrontato, che la donna indossava, l'uomo prese a forzarle l’ano con un dito.
Guidata dal ritmo ossessivo e frenetico dei bassi che picchiavano nelle orecchie e facevano tremare il pavimento, Linda avvolse l'uomo in un calore umido e avido, spingendolo rapidamente oltre il limite del controllo. Tony le afferrò i capelli neri, stringendo le dita contro la frangia geometrica, mentre con l'altra mano continuava a violarle il retto.
Erano completamente in balia l’uno dell’altra. In quel momento di apparente resa reciproca, ognuno cercava disperatamente di mantenere il controllo assoluto del gioco. Il piacere che entrambi stavano infliggendo all’altro era così intenso e totalizzante da rasentare il dolore, una marea montante che stava per travolgerli, lasciandoli entrambi, e in modo speculare, del tutto vulnerabili.
Mentre il seme di Tony farcì il palato di Linda ,che disperata non si negò il piacere di ingoiarlo, il proprio raggiungeva i cuscini del divanetto sotto di lei.
L’atto era appena concluso, ma nessuno dei due era completamente appagato.
Fu Linda a prendere l’iniziativa, spinta dall’urgenza di qualcosa che la strappava ad ogni principio morale o scelta personale, senza esitare oltre salì cavalcioni su di lui pronta ad accoglierlo dentro di se.
“Aspetta!” disse Tony, notando il pene eretto di lei appena fuori dagli slip.
“Ti crea un problema?” chiese lei.
“ a questo punto…no nessuno!” rispose.
scritto il
2026-09-13
105
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Lucrezia, l'addio al celibato.

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.