Una amante per mia moglie

di
genere
confessioni

Un giorno sbirciando nel computer di mia moglie – spesso lavoravamo uno di fronte all’altra, da casa, lei in quel momento era andata in bagno – scoprii un racconto lesbico. Anche se non era firmato ho capito da alcune cose (le parole usate, l’ambientazione) che lo aveva scritto lei. Del resto, era un semplice word, o era suo o di qualcuno che glielo aveva mandato. Ma un rapido controllo mi ha tolto ogni dubbio.
Ero stupito. Anna non mi aveva mai detto di essere attratta da altre donne.
Riuscii a trattenermi fino al mattino dopo quando, come facevamo spesso, ho cominciato ad accarezzarla mentre usciva dal sonno, e poi a masturbarla delicatamente, solo con due dita. Lei sospirava piano per non svegliare nostro figlio. Dopo averla fatta venire, le ho detto quello che avevo fatto.
- Scusa se ho spiato nei tuoi segreti – ho aggiunto, perché sapevo di avere fatto una cosa non bella.
Lei però non se l’è sentita di rimproverarmi. Anzi, era in imbarazzo. Ma dovevamo alzarci, per cui abbiamo rimandato ogni altra discussione alla sera.
E la sera è arrivata, troppo lentamente per entrambi, credo. Una volta spedito a letto Andrea – aveva sei anni, ancora ci obbediva – ci siamo guardati. Il discorso era lì, nell’aria, ci avevamo pensato tutto il giorno, non potevamo metterci semplicemente a guardare la tv.
- Non mi sembrava che fossi lesbica – le ho detto, con un tono che voleva essere un po’ ironico.
- Infatti non lo sono.
- Ma l’hai scritto tu, no, quel racconto? Era anche bello.
- Sì, ma era una fantasia…
- Per essere una fantasia era ben dettagliata.
- Solo perché ho letto qualche altro racconto così.

Credevo di sapere tutto sul passato di mia moglie, anche cose un po’ difficili da mandare giù, tipo che al liceo era stata sedotta da un suo professore, uno di cinquant’anni che l’aveva presa per la prima volta. Ma non sapevo di precedenti con donne.
Alla fine venne fuori che a quindici anni era andata al mare con una cugina un po’ più grande, le due famiglie erano amiche. Fra loro era nata una grande confidenza. Si erano messe a parlare di sesso, di ragazzi, e erano anche uscite con dei ragazzi, alla fine, lei era ancora vergine, comunque, avevano solo pomiciato un po’.
Beh, durante queste chiacchierate-fiume, con la cugina che si metteva in cattedra perché lei aveva già esperienza, avevano iniziato a toccarsi, o meglio, era stata la cugina a iniziare a toccarla, “per spiegarle”, le aveva detto. In pratica mia moglie aveva conosciuto l’orgasmo grazie alla mano della cugina. La cugina le aveva anche fatto provare il suo vibratore, un aggeggio che si portava dietro nascondendolo ai suoi genitori.

Comunque, poi la cosa non si era ripetuta. La cugina, quando l’aveva rivista, due anni dopo, perché intanto mia moglie si era trasferita con i suoi in un’altra città, l’aveva tenuta a distanza, tant’è che c’era rimasta male. E poi l’occasione non si era più manifestata con nessun’altra donna. Nel frattempo era arrivato il professore marpione eccetera.
Io non avevo mai desiderato andare con un uomo. Ma sapevo che per le donne è più frequente, o per lo meno, questo era quello che avevo letto. Glielo dissi. Le dissi che se voleva togliersi la curiosità per me andava bene. Che trovavo giusto cercasse di esplorare quel lato della sua sessualità. Però le ponendo una condizione: non volevo essere escluso. In pratica, le proposi una cosa a tre.
Cominciai a pensare chi avremmo potuto coinvolgere. Entrambi pensammo quasi subito a Elisabetta. Era una mia collega di lavoro, avevamo sviluppato nel tempo una bella amicizia.
Elisabetta era bella, era single, e aveva già dormito un paio di volte a casa nostra, ma non era mai successo niente, aveva dormito sul divano.
Pima di provare a coinvolgerla, però, volevo fare un regalo a mia moglie. Una cosa veloce, e sicura.
Una breve ricerca in internet mi fece scoprire diversi massaggiatori e massaggiatrici tantra nella nostra città. Alcuni di questi annunci non lasciavano dubbi su quello che offrivano, cioè un happy ending, come lo chiamavano.
Contattai una massaggiatrice, dal nome mi sembrava dell’Est. Mi mandò alcune sue foto. Aveva un bel sorriso, un’aria non troppo provocante, due mani dalle dita lunghe e apparentemente era senza tatuaggi. Mi sembrava perfetta. Le spiegai via mail che era un regalo per mia moglie, che io sarei stato presente ma senza partecipare.
Ad Anna glielo dissi solo all’ultimo momento. Gli parlai genericamente di un massaggio, ma lei aveva capito. Prima disse che non se la sentiva assolutamente, con una sconosciuta. Poi si chiuse in bagno a depilarsi.
Quel pomeriggio ci prendemmo libero dal lavoro entrambi. Facemmo la doccia, a turno. Lei scelse biancheria fine anche se a me sembrava inutile visto che si sarebbe dovuta spogliare. Mentre quidavo le misi una mano fra le cosce, dentro gli slip. Era già molto eccitata, nonostante l’ansia. Trovato parcheggio, prima di scendere, mi ha dato un baio. _ Grazie – ha detto. E ha aggiunto: - Sono contenta che vieni anche tu, mi sento più sicura.

Il posto era un appartamento in un condominio della prima periferia, con una stanza riservata all’attività dei massaggi. Silvia, si faceva chiamare così, era altrettanto gradevole dal vivo rispetto alla foto. Bionda, non troppo alta, sui 25 anni, vestita da vera massaggiatrice, t-shirt (senza reggiseno sotto) e pantaloni bianchi. Nella stanza c’erano un lettino, un divano addossato alla parete (non ero l’unico a cui piaceva guardare, disse lei, sorridendo), abat jour con luci basse, musica orientale, fiori, una mensola con gli unguenti.
Fece accomodare Anna in bagno, dove si spogliò e si mise addosso un asciugamano.
Quando uscì la fece sdraiare di pancia sul lettino, e all’inizio le lasciò scoperta solo la schiena e le gambe. Le versò addosso l’olio e cominciò a massaggiarla partendo dalla schiena. Era un bel contrasto vederle assieme. Mia moglie mora, con i capelli medio-corti, il fisico asciutto, tonico, da donna che frequentava la palestra, l’altra un po’ più morbida, con seni grandi e fianchi ben disegnati.
Dopo averle massaggiato la schiena, le massaggiò le gambe e i piedi. Prima tutta una gamba, con entrambe le mani, poi tutta l’altra, dalla coscia alla pianta del piede, luccicante di olio come tutto il resto. In questo modo spinse Anna ad aprire le gambe per facilitarle il lavoro. Quindi, dopo avermi guardato, con un’espressione complice, le tirò un po’ più giù l’asciugamano e iniziò a massaggiarle la parte superiore dei glutei. Anna finalmente diede segni di vita, gemendo piano. Alla fine Silvia tolse l’asciugamano del tutto e le massaggiò il sedere con un movimento ampio, circolare, che ad ogni passaggio le allargava il buco del culo e le labbra della vagina.
Ero affascinato da quello spettacolo. Lentamente le mani di Silvia hanno iniziato a sfiorare le grandi labbra di mia moglie, che adesso gemeva apertamente. Quindi l’hanno accarezzata direttamente, a volte spingendosi sotto il suo bacino alla ricerca del clitoride.
Prima di penetrarla, l’ha fatta girare.
- Può avvicinarsi se vuole – mi ha detto.
Io, sentendomi imbranato, sono andato a mettermi accanto a Anna e le ho preso la mano, come se stesse per partorire, anziché godere. Silvia l’ha accarezzata di nuovo in tutto il corpo, partendo dai seni, e solo dopo un bel po’ è tornata a dedicarsi alla figa, nonostante Anna, gli occhi chiusi, la bocca semiaperta, spingesse il bacino in alto come a cercare un contatto che le desse sollievo.
Alla fine l’ha accarezzata direttamente sul monte di venere e quindi l’ha penetrata con due dita. Fra l’olio e quanto doveva essere eccitata le dita sono sparite subito dentro di lei. Dopo un po’ ho sentito il famoso “aaah” che contraddistingueva l’orgasmo di Anna.
Dopodiché Silvia ha continuato ad accarezzarla, piano. Mi ha scoccato uno sgutrdo in tralice. Io stavo stringendo ancora la mano sudata di mia moglie. Silvia mi ha chiesto se adesso poteva fare qualcosa anche per me, visto che c’era ancora un po’ di tempo. Ma anche se avevo il sesso durissimo l’ho ringraziata le ho detto che andava bene così.

Anna è andata in bagno a rimettersi in ordine. Poi ha salutato Silvia, baciandola sulle guance come se fosse una parente. Intuendo come ero messo me lo ha preso in bocca mentre guidavo di ritorno verso casa, facendomi venire all’altezza della pescheria Rio Mare.

A detta di entrambi era stata un’esperienza fortissima.
- Che cosa ti è piaciuto di più? – le ho chiesto.
- Tutto. Lei, come mi accarezzava. Ma anche che ci fossi lì tu a guardare. Però non voglio ripeterla. Cioè, non voglio che diventiamo dipendenti dal sesso a pagamento.
Condividevo la sua posizione, e comunque soldi ne avevamo troppo pochi, non c’era pericolo.
Così, sono tornato alla carica con Elisabetta.
La mia collega era sempre contenta se la invitavamo, tanto era single senza figli. Poi le piaceva casa nostra, una vecchia villetta singola ristrutturata di fresco (un debito infinito). Combinammo per una domenica quando nostro figlio era in gita con gli scouts e non sarebbe tornato prima di sera.
L’invitammo a pranzo, ma un pranzo leggero. Elisabetta era alta più o meno come mia moglie, e il suo punto di forza erano i capelli rossi, ricci. L’altro punto di forza era il culo, per quanto si poteva capire dai pantaloni attillati che portava.
Al suo arrivo furono come sempre baci e abbracci. Dopo avere mangiato, e bevuto, visto che per fortuna il tempo fuori era brutto, e escludeva la possibilità di una passeggiata, Anna ha proposto di andare a sdraiarci un po’ a letto, tutti assieme. E fin qui, di nuovo, niente di strano, era già capitato.
Ma questa volta Anna si è tolta i pantaloni. – Voglio stare comoda – ha detto, e poi si è infilata sotto la trapunta.
- Si, mettiamoci un po’ il libertà – ho detto a mia volta, togliendomi felpa e pantaloni.
Elisabetta aveva un vestito di maglia e se fosse venuta a letto così se lo sarebbe stropicciato. Così, anche se un po’ sorpresa, si è spogliata a sua volta (io le ho tirato giù la lampo dietro, mentre lei ridacchiava imbarazzata). È rimasta in canottiera, mutandine e collant. Uno spettacolo.

Eccoci tutti sotto il copriletto, Elisabetta in mezzo, fra noi. Già un buon passo avanti, secondo me, che allungai un piede fino ad incontrare quello di Elisabetta.
Lei è rimasta ferma, non lo ha tolto. Ma dopo qualche secondo si è girata verso Anna, abbracciandola. Poteva essere un gesto di puro affetto, pura amicizia. Io sono rimasto immobile. Poi mi sono girato verso la schiena di Elisabetta e mi sono stretto a lei, a cucchiaio.
- Dai, datevi un bacino – ho sussurrato.
Come se avessero atteso proprio chiesto, ho visto che le teste si allungavano e le loro labbra si incontravano. Un bacio a fior di labbra, intanto. Io ho cominciato a baciare Elisabetta allo stesso modo, corti, dolci bacini alla base del collo e sopra il bordo della canottiera, poi il punto appena sotto il suo orecchio.
Si è sentito il suo “mhh”.

Subito dopo – mi tirai un po’ su e mi sporsi per guardarle – vidi che avevano spalancato le bocche, e che avevano iniziato a limonare.
Un momento magico. Mia moglie aveva appoggiato una mano sul seno di Elisabetta, ancora protetto sia dalla canottiera che dal reggiseno. Ma ci pensai io a slacciarle il reggiseno, da dietro, e dopo un po' a sfilarle anche la canotta da sopra la testa.
Una gamba di Anna si infilò fra le cosce di Elisabetta, e iniziò un moto sussultorio, dei due corpi così allacciati. Andarono avanti ad accarezzarsi i seni e i capelli per un tempo infinito, sospirando e ogni tanto gemendo. Io dietro mi limitavo a baciare la schiena di Eli, in parte coperta di efelidi, e premere il bacino contro il suo sedere.
Alla fine fu Anna a prendere per prima l’iniziativa di togliere i collanti e le mutande alla sua partner. Poi passò un altro tempo infinito ad accarezzarla fra le gambe. Elisabetta sospirava, gemeva, tutta la gamma dei suoni dell’amore. Allungava la mano ad accarezzare Anna sui capelli, sui seni, poi si abbandonava al piacere. Io adesso anche avevo iniziato a baciarla sulla bocca, e ad accarezzarle i seni, rotondi, perfetti. Era come se io e mia moglie ci fossimo dati come missione quella di dare piacere a quel corpo bianco, spruzzato di efelidi, che si contorceva e si inarcava al tocco delle nostre mani, dita, bocche, lingua.
Finalmente l’abbiamo scoperta , togliendo di mezzo il copriletto. Anna è scesa fra le sue gambe. Gliele ha spalancate con le mani e ha iniziato a leccarla. Per essere senza esperienza mi sembrava se la cavasse benissimo, ma un po’ in effetti forse stava replicando quello che facevo sempre io a lei, un po’ imitava dei video che aveva visto. A quel punto mi misi in ginocchio accanto alla testa di Elisabetta e le proposi il mio cazzo. Lei capì e un po’ lo prese in bocca, anche se a un certo punto lo tolse per godersi pienamente l’orgasmo che mia moglie le stava procurando.

Non voglio descrivere nel dettaglio quello che successe nel corso di quel lungo pomeriggio. Loro erano instancabili. Si diedero piacere molte volte con le bocche e con le dita, ad un certo punto si combinarono perfino in un 69 e fu solo in quel momento che indossai un preservativo, mi misi in ginocchio fra le cosce di Elisabetta e la penetrai, lei stata sotto e mentre la scopavo Anna le accarezzava o leccava il clitoride, a volte guardandomi con occhi annebbiati dal piacere perché l’ha dietro, dove il mio sguardo non arrivava, anche Elisabetta la stava leccando e accarezzando. Avrei voluto togliermi il preservativo prima di venire ma non ci riuscii, e godetti dentro Elisabetta, che si lamentava: Oddio, oh…dio…
Più tardi, dopo che avevamo brevemente riposato, Anna si è seduta sopra di me e si è impalata, mentre Elisabetta, in ginocchio a fianco dei nostri corpi, la baciava e l’accarezzava sui seni e sul monte di venere, sfiorando il mio sesso (questa volta senza preservativo, ovviamente, Anna prendeva la pillola) con la punta delle dita. Il suo andare su e giù gemendo, la schiena inarcata all’indietro, la lingua infilata nella bocca di Elisabetta, era come una danza. E io mi resi conto dopo tanto tempo di quanto bella era mia moglie.

Saremmo andati avanti anche tutta la sera ma doveva tornare Andrea. Perciò ad un certo punto Anna andò sotto la doccia mentre Elisabetta disse che se la sarebbe fatta a casa, tanto non l’aspettava nessuno. Mentre Anna si lavava abbracciai Elisabetta da dietro, in cucina, le aveva preso un attacco di fame e si era messa a frugare in frigo. Lei si girò e me lo prese in bocca. Poi fece una cosa imprevista. Si mise un dito in bocca, se lo succhiò e poi cercò il mio ingresso posteriore. Anna non l’aveva mai fatto, e neanche le altre con cui ero stato. Era strano ma riuscì comunque ad entrare quasi subito, e mi resi conto che non era spiacevole. Così la lasciai fare fin quando non le venni in bocca, i muscoli dell’ano che si contraevano sul suo dito medio. Chissà dove aveva imparato. Mi attraversò la testa il pensiero che il giorno dopo ci saremmo visti in ufficio. Che era necessario ci dessimo una regola, o forse avremmo deciso di comune accordo che la storia finiva lì. Bisognava vedere cosa ne pensava Anna.

Quella sera, dopo che Andrea fu andato a letto, io e mia moglie ci sdraiammo su quel letto che aveva ancora l’odore di Elisabetta. Anna era al settimo cielo, ma voleva essere rassicurata sul fatto che lo fossi anch’io.
Per toglierle ogni dubbio, la presi teneramente, cercando di durare il più possibile. Fu un intenso momento di comunione, fra me e lei. Uno dei maggiori che raggiungemmo, durante tutto il nostro rapporto.
Peccato solo che le cose col tempo cambino.

Vogliamo chiacchierare? preferibilmente sono con donne , grazie. coltranejohn39@gmail.com
scritto il
2026-09-01
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